domenica 29 giugno 2014

Ti ho sognato

Io stanotte l'ho sognato e non riesco a non pensarci.

Ho sognato che eravamo alla festa di qualcuno, lui era con la sua ragazza: Sara M., la sua cotta di ragazzino e io pensavo "Và che colpaccio dopo tutti questi anni", io ero con uno di quei cavalieri inutili che nel sonno son comparse di cui nome e viso non ci si prende nemmeno la noia di inventarli.

Ad un certo punto iniziavamo a a parlare, non con quel misto di conoscenza reciproca forse scaduta e formalità di oggi: c'erano l'agio di una volta, la confidenza di chi si sa ancora, il disarmo di quando non si ha intenzione di attaccare.
Tre frasi e un abbraccio, mettevamo a posto tutto e lui se ne andava con la Sara che aveva una gonna ampia e un gran sorriso, come lui.

Mi sono svegliata e ho ricordato come mi manchi, di quel pezzo di anni, vederlo contento perché quando parla con me non lo è più.
Quando parla con me ora il suo viso è un misto di contenuti che mi fanno sentire sola e la coppia del piano di sopra ha messo su una canzone che sembra fatta apposta per farmelo sentire di più, mentre scrivo stupidaggini.

Pensavo che nonostante il tempo e il brutto che ci siamo tirati addosso, la cosa che una volta ci aveva uniti avrebbe lasciato una traccia che non si cancella, che anche lui mi avrebbe sempre ascoltata come io ascolterei sempre lui, che non avrei mai perso davvero tutto di quel sentimento là.

Pensavo di, quando sarebbe venuto il momento, poter ritrovare sotto la polvere e le carcasse, un pezzo di quello che avevamo.
Il pezzo capace di resistere senza arrugginire, il pezzo buono, da ricordare sorridendo e da usare per capirsi ancora una volta.

Invece no.
Non è rimasto niente, solo un suo fastidio senza nome, emerso alla prima occasione, di una plastica luccicante che sbattuto sulle ossa fa male e lanciato sui ricordi li manda in frantumi.

Non so se sia colpa dei libri che ho letto, delle convinzioni che ho sempre avuto, delle speranze che poi per sbaglio diventano certezze, di quello che è successo negli anni tra ieri e oggi.
Non so perché io abbia pensato tutto questo e lui no, vorrei chiederglielo e non posso più.

Però questa volta, quello che penso non è una colpa di cui dover chiedere scusa.

venerdì 13 giugno 2014

L'italiano è un animale regionale - Il maschio emiliano

Se come popolo rispecchiamo in toto l'impietoso stereotipo che gli stranieri usano per buggerarci, l'essere tutti figli della stessa confusa patria non impedisce al maschio italico di presentare caratteristiche regione-specifiche.
A volte addirittura provincia specifiche, per non dire di comune o frazione specifiche e a volte conta anche la via.


Contingenze regionali mi rendono discreta conoscitrice del maschio emiliano (Homo Bipolaris), di quello del basso Veneto (Homo Nebbiosis), incontri di varia natura mi hanno permesso uno sguardo su alcuni esemplari di specie del sud accomunati dalla loro condizione di migranti (Homo Trasferitis) che si differenziano a seconda della loro provenienza (Homo Trasferitis Romanis, Homo Trasferitis Pugliesis ecc.).
Quando si parla di Homo Trasferitis serve prendere coscienza del fatto che la migrazione permette al maschio italico di mantenere le peggio caratteristiche della propria regione sommandole alle peggio caratteristiche della regione di domicilio, auguri insomma.

Per diritto di nascita devo dire la mia per prima sul corregionale uomo dalle sfaccettature moleste:

Homo Bipolaris

Si tratta di una specie variegata sia nell'aspetto che nel carattere, accomunata da un tratto distintivo innegabile: il maschio emiliano è chiaramente bipolare, lo dice anche il nome.
Il maschio Emiliano è valido: in gamba, aperto, simpatico, non troppo sessista, sembra un tipo che vive a culo col mondo e in grande tranquillità.
Sbagliato.
Dal più scanzonato musicista riccio e arruffato all'ordinato impiegato di banca, l'emiliano combatte.

Combatte tra quello che desidera e quello che sa di dover fare, combatte con l'idea di doversi accasare a 'na certa e il non voler legami, combatte perché non riesce mai a sentirsi sereno quanto vorrebbe, combatte tra due parti che ancora non riescono a convivere e quindi si danno mazzate, generando agli occhi dello spettatore uno show di mediocre livello, combatte perché accumula passato di cui essere nostalgico senza lo stesso trasporto verso l'idea di futuro.
Va da sé: generalmente tutto 'sto combattimento lo perde e quando si è fatti di parti in lotta ci saranno  sempre vittime collaterali, psicodrammi, addii, silenzi ecc.
Uscire con un tipico emiliano immaturo può essere impegnativo.

Il maschio emiliano alterna storie lunghe a periodi di insulse frequentazioni, periodi di gaiezza a mesi cupi, routine protratte e colpi di testa.
L'emiliano è come la sua pianura che d'estate è bella ma insopportabile, in inverno brutta e inquietante: bisogna apprezzarlo per autunni e primavere, senza badare troppo ai suoi estremi.
Ad un certo punto le energie si esauriscono, i timori si placano e solitamente a quel punto arriva una donna cazzuta che a suon di mattarellate - reali o metaforiche - gli da il colpo di grazia e lo addomestica per sempre.
Grazie al cielo.




giovedì 12 giugno 2014

(Parentesi)

- Non so se hai presente, è come quando hai preso una pasta e ti spengono la musica e ti scoppia la testa perché hai tutta quell'energia che dovresti sfogare ballando e urlando e sudando invece non puoi e ti sembra di diventare matta!
- Brava J, bel paragone, illegale ma bellissimo paragone...
..
..
..
 Dovrei prendere una pasta una

- Assolutamente sì.

Rapporti amicali uomo-donna (o in generale tra identità sessuali tra loro compatibili), sìccerto

Secondo me è stato detto troppo anche su questo argomento quindi cercherò di tenere un registro abbastanza volgare per non annoiare troppo, vaffanculo.

Bisogna che ci arrendiamo: l'Amicizia tra persone identità sessuali opposte e tra loro compatibili, non esiste come quella che si instaura tra persone che non si farebbero tra loro a priori.

Ci sono casi da distinguere ovviamente:

Chi si conosce da una vita quelli sono amici, state sicuri che ere fa - foss'anche all'asilo - uno dei due voleva farsi l'altro, poi gli è passata.
Forse.

Chi si conosce tramite il partner di uno dei due magari si farebbe, ma giustamente prevalgono da un lato l'amicizia, dall'altro l'amore o chi per lui e quando questo non accade sono cazzi e nessuno è più amico degli altri quindi il problema non si pone più.

Ex in realtà è abbastanza frequente ma anche qui bisogna variare tra due possibilità:
chi è stato insieme per una vita: ci si lascia con sommo dolore e somme insolenze, ce ne si dice di tutti i colori poi dopo un ragionevole tempo di silenzio - anni - e odio magari ci si trova a far due chiacchere e ci si vuole bene.
A volte si riesce persino a non tornare a scopare.
Chi si è frequentato per poco comunque si è tolto il dente, ha verificato che con l'altro non sarebbe andato da nessuna parte di troppo interessante quindi tutto bene.

Chi si conosce da adulto single e si trova affine ma inscopabile esiste la non-affinità fisica, grazie al cielo ma ho l'impressione che al crescere dell'età dei soggetti la possibilità che questi incontri si verifichino, diminuisca.


Poi ci sono i rapporti amicali, quelli esistono ma restano godibili se e solo se non sforano.
Per capirci: prendere un caffè ogni tanto con qualcuno, farci aperitivo e sentirsi saltuariamente è possibile - anche se c'è l'altissima probabilità che uno dei due un colpetto all'altro lo darebbe - ma è una dinamica che deve sottostare a precisi parametri massimi di tempo, coinvolgimento, bicchieri.

Ma se sentite una persona della squadra avversaria quanto l'amica del cuore;
se vi manca quando non la sentite;
se siete capaci di prese di posizione mantenute nel tempo;
se un suo gesto di merda vi rovina la giornata o la settimana;
se ha il potere di farvi arrabbiare o piangere;
se vi sentite felici in sua compagnia;
se la sua presenza è sufficiente a non farvi venir voglia di altre persone;
se vedete cose divertenti è la prima persona a cui vorreste mostrarle;

fatevi delle domande.
Se riconoscete questi atteggiamenti o parte nell'altra persona, è quella persona che dovrebbe farsele.
Se vi sentite così entrambi siete verosimilmente degli imbecilli di discreta portata.


Quando si conosce qualcuno di nuovo bastano tipo sei secondi a dire "Questo me lo farei" o "Per l'amor diddio mai" così si creano le due grandi categorie di partenza.
Dai "Per l'amor diddio mai" raramente ci si muove se non via stupro, altresì raramente si instaurano rapporti di grande interesse reciproco.
Se si instaura un rapporto di grande interesse, partendo dall'assunto che l'interesse totale in un rapporto è dato dalla somma degli interessi reciproci e il vostro è relativo, è l'altro che è preso.

Perché non si tratta di "Amicizia", che ormai è diventata una parola sciocca perché quando c'è bisogno di ripeterla troppe volte, semplicemente è quella sbagliata, si tratta de "Il rapporto controverso".

Insomma, non c'è scampo.
E prima di finire a rovinare esistenze altrui o a rovinarsi la propria, sarebbe meglio cercare di essere lucidi, onesti e magari farsi una scopata.

venerdì 6 giugno 2014

Preambolo.

Delle relazioni tra uomo e donna, da sempre, s'è detto anche troppo.
Ci sono i rapporti amorosi, amicali, quelli fisici, quelli mentali - che si chiamano malattie - e quelli dilazionati che ci si vede una volta ogni richiamo vaccinale pur mantenendo un certo filo conduttore, quelli finiti che almeno hanno smesso di soffrire, quelli risolti - generalmente male - ce ne sono di brevi e di eterni.

Questo perché?
Perché gli esseri umani, uomo donna o grillino, non capiscono una madonna di niente.

Le persone passano buona parte degli anni verdi della vita cercando di smontare o ben che vada ignorando deliberatamente, l'esperienza pregressa di 200 000 anni di umanità.
In seguito alcuni si trovano in condizioni che permettono loro di non farsi più domande e uscire da problematiche banali: storie a lungo termine e/o matrimonio, alcolismo, lavoro su turni, disoccupazione con prole a carico, gestione di più partner senza che questi sappiano della reciproca esistenza, malattia etc.
Altri, in mancanza di cose serie, continuano a spararsi seghe mentali eterne su questioni ridicole come "definire il rapporto", "cosa sono io per te e tu per me", "ci sono cose da chiarire" e via dicendo.
Intanto le mummie nelle piramidi scuotono la testa, il rivoltarsi nella tomba di generazioni di esseri umani fa tremare la terra - e così si spiegano i terremoti - e anche le scimmie inanellano facepalm per la monotonia mostrata dalla nostra specie.
Non conosco categorie aggiuntive.

Non impariamo un cazzo: te lo diceva la mamma che quello lì era un cretino?, sì.
E tu anziché crederci hai passato con lui ere geologiche in bische clandestine, sei stata schedata durante una retata, ti sei tatuata sul polpaccio un ergastolo alla calza coprente perché era chiaro che la cosa sarebbe durata la parentesi di uno starnuto ma un teschio sottopelle è per sempre.
I nonni ti avvisavano che quello era uno spiantato? Prima ancora di dirgli chi fosse, ma tu no!: anziché uscirci un paio di settimane per sfizio ci hai fatto un paio di figli, lui ne ha fatto un'altra mezza dozzina con gente a caso e adesso ti incazzi che non ti paga gli alimenti.
Anche gli amici, quante volte ti hanno messa sull'attenti? "Guarda che è un sociopatico", e tu impavida crocerossina dal neurone debole convinta di poterlo cambiare ti trovavi - dopo aver investito un monte ore sufficiente a produrre dispositivi per il teletrasporto tascabili - scaricata il giorno del tuo compleanno mentre stavi in vacanza con le amiche e lui a casa a scopare con la tizia che sicuramente non aveva conosciuto nelle ultime tre ore.

Gli esseri umani non imparano, gli esseri umani accumulano cicatrici.
Se imparassero in un qualche modo la conoscenza si potrebbe trasmettere, invece no!: serve sbattere la testa.
Forte.
Abbastanza forte perché quella malaugurata parte di cervello una volte per tutte si accenda, perché le fette di cemento armato sugli occhi cadano, per realizzare che
tutto
quello
che 
ti
avevano
detto
era 
vero.

"Cazzo, avevano ragione".
Ed è sempre troppo tardi.