martedì 21 maggio 2013

Filastrocca poetica con finale scontato

Sei stato nei pensieri e nelle preouccupazioni
sei stato nello stomaco, tra il pranzo e le emozioni
un sollievo ogni volte che riuscivo a liberarmi di te
ricomparivi a sorpresa senza ci fosse un perché
sei stato un'indigestione di parole mescolate
il tempo ad aspettarti per pensare a cose passate
sei stato tepore e sconforto
a volte un tempo lungo, altre volte uno corto
lentamente mi riempivi con la tua presenza
poi scomparivi per una transitoria assenza
ormai eri diventato un bisogno
che passasse tutto era una speranza, un sogno
ogni volta sapevo che saresti tornato
spesso nel momento meno indicato
e ancora a liberarmi di te, faticosamente

direi che sei uno stronzo, essenzialmente.

domenica 19 maggio 2013

Sparsità

Sto incrociando, sulla scia della doppia mastectomia preventiva della Jolie, sempre più blog che parlano di cancro.
Beh, è una cosa orribile, è doloroso da leggere, non so immaginare da attraversare.
Caso vuole poi che debba sbobinare (cioè trascrivere da registrazione, cioè ascolto la registrazione e ridetto a Siri quello che deve - grazie Iphone- e dirle ematossilina-eosina porta sempre risultati esilaranti) una lezione introduttiva di anatomia patologica di una dottoressa che ha parlato esclusivamente di carcinoma alla mammella. Bleah. Che poi l'ultimo funerale a cui sono stata era di una signora morta di carcinoma alla mammella. Amiche di famiglia sono state operate di recente per carcinoma alla mammella. Nemmeno io voglio più le mammelle. E nemmeno i polmoni, considerato quanto male li ho usati, posso cambiarli? Pure il cervello deve avere ancora il cellophane -  almeno la parte che riguarda le cose serie - non è che me lo cambiate come gli smatphone nati male?
A me le malattie rendono ipocondriaca.
Comunque, come già detto altrove, auguro al buon Brad di non avere parenti di primo grado con problemi alla prostata, perché se è così e Angelina viene a saperlo, temo che presto si risveglierà in una vasca piena di cubetti di ghiaccio.

Ultimamente trovo inquietantemente motivanti i programmi di superciccioni.
Non sono supercicciona ma subisco terribilmente il fascino di slogan urlati da sedicenti personal trainer a masse di lardo che ondeggiano ansimando su impietosi tapis roulant.
"CHE SENSO HA FARE QUALCOSA SE NON LA FAI AL 100%??".
Good Point dude.
I'll let you know.

Ieri c'era un memorial, al nostro Cus, per un tizio che non so chi fosse.
Per l'occasione giocavano gli Old (mai dare un campo da rugby a chi a ha superato i 40 anni, sono animali) e l'under 20.
Il discorso conclusivo lo ha fatto uno dei nostri dirigenti: sguardo rotondo, naso aquilino e incapacità completa di produrre meno di sei gaffes al minuto, prolisso e fuori luogo come pochi, ma gli si vuole bene lo stesso (e credetemi: non ho idea del perché).
Beh insomma, un grazie agli Old per la botta di autostima: dopo la fine di Clairmont-Tolone vista al bar (con un finale peggiore di tutti i racconti di Stephen King messi insieme) io e Laura ci avviciniamo alle tavolate in cortile e non ha fatto in tempo il Profeta a finire la frase "State attente" che il grido di saluto è stato "FINALMENTE è ARRIVATA LA GNOCCA".
Grazie ragazzi, son cose importanti, specie in momenti come questi, quando serve iniziare a farsi coraggio per la prova costume.

La partenza delle moto oggi non mi ha fatto impazzire.

Adesso tentiamo questo 100%, susu (come dicono i Sims).


giovedì 16 maggio 2013

Atroci verità

1 - C'è un film, credo molto brutto, dove una tizia effettivamente insulsa parla con un finocchietto inscopabile e lui le chiarisce come "Quando un uomo si comporta come se non gli importasse nulla, non gli importa nulla".
Gente, è vero: facciamocene una ragione.
Tra l'altro è vero anche per la maggior parte delle donne.

2 - Svendervi al primo passante, regalarla a chiunque vi faccia la grazia di offrirvi da bere, aggirarsi per il locale con l'occhio sbarrato nell'intento di non perdere nessun cazzo papabile maledicendo la mancanza di un radar apposito, è patetico.
Patetico, ridicolo e molto brutto da vedere.
E poi non lamentatevi che nessuno vi caga sul serio: se regalassero smartphone, nessuno andrebbe comunque alla cassa dicendo "No ma dai: tieni almeno quattrocento euro".
Se il cartellino che avete in fronte dice "Due spritz, ma posso fingere di aver bevuto prima e farmene bastare uno", perché mai dovrebbero darvi di più?

martedì 14 maggio 2013

Stamattina

Stamattina mi sento un po' come Piton: particolarmente legata ai ricordi e con i capelli molto unti.

Stamattina ho fatto un po' di cose ma non abbastanza, ho uno strano mal di gola che mi fa sentire il naso come pieno di cicce vecchie, la testa con dentro un nido di calabroni, non sento sapori né nostalgia.

Stamattina ho pensato che ha ragione Faber (sempre) quando dice "Il dolore degli altri è dolore a metà", perché il nostro sembra sempre più grande, allora faccio così: penso al mio dolore peggiore e penso subito a come ti senti te, come se fosse un rum e pera.

Stamattina torno ai fatti miei con il naso chiuso, le orecchie strane e gli occhi giù in basso, perché ieri non mi è piaciuto nemmeno un po'.

martedì 7 maggio 2013

"Scopatelo"

Come se fosse facile.
Non scopare qualcuno a caso, anche se ammetto che non so bene come si faccia, dico: trovare una soluzione, specie se il problema non esiste.

Perché non esiste un problema se a ricordare per caso mentre cammino non so se il pizzicore agli occhi sia lui o pioppi che si ostinano a venirmi in faccia, se è un anno che lo conosco ma è come se ci fossimo incontrati dieci giorni fa.

Non è un problema che ci siano vite incompatibili che si incrociano solo nei momenti sbagliati: una sera che si beve, si ride e ci si abbraccia, una settimana in cui si usa il numero di telefono (mio) come un punchingball qualunque per rinfacciare e dire cose palesemente dirette a qualcun altro di cui non sai ma immagini.
Non c'è un problema se le cose brutte hanno superato quelle belle.

Non si risolve un incontro casuale che poteva essere solo una figata pazzesca e invece è diventato un'assurda miniserie con troppe poche puntate e troppi colpi di scena, un copione scritto male dove abbiamo messo gli scarti di tutte altre storie che non riguardano l'uno o l'altro.
Non ci sono risposte per dieci uscite o giù di lì in un anno, strane e buone per aneddoti da bar dopo quattro rossi, senza fare nomi, senza far capire a chi ascolta che ti rode da morire.

Questa è solo una ricetta venuta male, di quelle provate a caso con la sicurezza dei bambini quando infornano biscotti alle caramelle, un paciugo, un disastro diluito in così tante settimane che non capisco perché mi prenda tanto lo stomaco e i polmoni perché non mangio e fumo e basta se ci penso troppo.
In ogni caso ci penso troppo.
Perché mi tornano in mente a random le cose che mi avevano fatta ridere, i giorni in cui sentirsi era divertente, le volte in cui mi aveva raccontato qualcosa di sé che diventavo contenta veramente e forse anche io ci ho messo il trasporto che era di qualcuno a cui non posso restituirlo.

Anche lì: come fa a essere un problema mettere allo stesso tavolo due che si farebbero impiccare piuttosto che scoprirsi solo un po'?
Che si parla per ore di alcool o di rugby e poi sssth!, non osiamo troppo.

E un rapporto che si ferma di botto davanti all'ostacolo dell'intimità non va da nessuna parte, fa l'animaletto annoiato in gabbia, si incazza, se la prende per qualunque cosa poi muore e puzza.
Non è un problema, è così e basta.

Così, quando qualche amico dice "Senti, scopatelo" io non capisco secondo quale incantesimo le cose potrebbero migliorare, come se nascondere un problema in tasca o nasconderlo nelle mutande fossero due cose tanto diverse.
Come se si potesse anche vagamente pensare che potrebbe cambiare qualcosa.
Ma sì, ci ho pensato pure io, figurarsi: chiunque pensa a scoparsi almeno un terzo delle persone che gli transitano davanti durante la giornata, sticazzi.
No porca madonna, non me ne frega niente di scoparci, io volevo che le cose rimanessero come sono state e lo so che non si può: diventa una cosa noiosa, incazzata, che puzza.

Allora il problema non c'è, rimane un po' di tristezza per com'è finita: litigando per nulla, impersonando qualcun altra, con tutta una storia in testa che vorrei per filo e per segno scrivere solo per tirarla fuori e riporla in un cassetto perché perderla sarebbe peggio, anche se fatta quasi solo d'aria.

Quindi amen, che si fa?
Si fa la faccia triste, ci si fa violentare da un po' di grandine mentre si corre piena di alcool dalla sera prima col male al fegato che distrae, si fanno le proprie cose e si programmano le giornate tenendo la mente attaccata a cose scritte così entrano dagli occhi e spostano indietro gli altri pensieri.

E la riposta, qualunque sia la domanda, non è "Scopatelo", è "Peccato".