domenica 24 marzo 2013

Oggi

Fango fango fango acqua vento e fango, tutto gelato, tutto addosso e sembra anche dentro.
Giù a terra, rialzati e trova da qualche parte un po' di respiro e corri ancora avanti e bam!, di nuovo a terra, in acqua.
E fa così freddo che non importa: la tua pelle non distingue più l'acqua e la terra, ti tuffi in una pozzanghera che non sei certo lì si tocchi e solleva un po' dal vento che taglia e taglia e taglia e spinge, mai dalla parte verso cui vuoi andare tu.

Mischia, allora giù le ginocchia e siediti su di me, cazzo mi scivoli via, no no no, dentro!
"Fate tanti passetti" ma il terreno si scioglie e i polpacci si annodano e pensi che non riesci ad andare più.

"Il tempo è fermo".
Arbitro di merda chissenefrega del tuo tempo, il nostro è fradicio e gelato, avvia quelle lancette e non rompere i coglioni che quella non si è fatta male veramente, susu che poi ci ghiacciamo.

E arriva la Vichinga che piscia sangue ma fa troppo freddo per sentire male e ride, ridi finché ti pare che il naso è rotto ma sta per finire, prima la partita di quella colata.
"Tappami il naso che devo rientrare!"
"No non rientri, ormai è finita, in spogliatoio".

Via allora, corri dentro o ci provi ma i piedi non sai dove vanno e il vento ti mena ma rosse di freddo si arriva camminando piano, apri l'acqua ma non entri "che se no scoppian le vene", ti scaldi al vapore e sotto vestita.
Poi è finita.

Dopo mangi, bevi, fumi e dici due stronzate con ancora troppo freddo dentro e la pelle rossa, brucia che ti fanno male i vestiti addosso ma quando ti chiedono "Chi te lo fa fare?", magari non lo sai, ma l'importante è giocare.

martedì 5 marzo 2013

Alle quattro del mattino

Cos'è che hanno le quattro del mattino, che ieri mi ci sono svegliata e credevo di non essermi più riaddormentata perché aperto un occhio ho letto il tuo messaggio.
Ho pensato "Ho ritmi sonno-veglia di una pensionata" poi ho ascoltato mia nonna che russava alla grande e ok: no, magari mi emoziono con poco ma stanotte c'era solo il messaggio di Cecilia e lei vota pure Berlusconi e non mi emoziona per un cazzo ma non dormo uguale.

Che cos'è che hanno le quattro di mattina, che anche oggi mi ci sono svegliata e non posso riaddormentarmi visto che ripenso alla storia di Donato che quell'estate è stato a casa dalla raccolta delle pere perché un giorno, finito il vino rosso a metà pomeriggio, ha bevuto un sorso - uno - d'acqua e ci ha messo trenta ore a riprendersi per concludere affermando schifato, in dialetto (veneto) che "Io l'acqua non l'avevo mai bevuta e non la berrò mai più";
e ripenso al figlio che comprensibilmente, quando in bar un tizio gli rovesciò la birra in estate, lo morse e gli strappò un brandello di carne dalla spalla.

Poi mentre scrivo mi guardo le dita, con lo smalto sulle unghie più scuro alle quattro di notte, che ieri ti ho scritto "scusa saró in ritardo ma devo darmi lo smalto" e tu hai risposto "Non pensavo avrei mai sentito una scusa del genere da te, mi sarei aspettato piuttosto un - ho finito il cicatrene e a darmi i punti da sola sono lenta - " e sei un demente ma ho riso lo stesso.

Le quattro di notte e pensare che non ti vedevo da mesi e sei arrivato con quei capelli inguardabili e i baffi e "Sembri un produttore di porno ungherese"
"Figata! Ah, oggi invento le parole"
"Ok, come vuoi".

Le quattro di notte che ormai sono le cinque e ho fame, mi alzo, mi peso e sono meno di ieri perché forse mi fai consumare tutti i sentimenti e fortunatamente sono più di 21 grammi.

Le boh di notte e voglio tanto un succo alla pesca e patatine fritte, ma mancano ore e potrei mangiare il riso al pollo che ho di là, quello che "Guarda, mi fido perché con te ho sempre mangiato bene. Ma è miele quello..?!".

Notte, o mattina e viene un po' da piangere, un po' da ridere, ma giuro che non ho mangiato maccheroni quindi in teoria non dovrei essere alterata, solo un po' brilla, presa male da sapere che l'acqua mi lava via tutto il vino in cui galleggia confusa questa serata: Donato (come lo capisco), il tuo taglio di capelli e le mignotte dell'est, il tuo profumo strano che con tutti quegli abbracci rimane spesso qui, il mio smalto che in fretta e furia mi son data fino alle orecchie, le chiacchere, il test grafologico che ti hanno fatto in una ditta con le "t" che hanno raccontato a quel tizio cose che tu non gli avresti detto mai, il trucco che cola.

Le quattro-cinque di mattina e ho scordato i pantaloni, finito la bottiglia, perso il lenzuolo e la camera è in disordine di ricordi tutti sparsi.

Se mi hai attaccato l'herpes ti ammazzo.