lunedì 28 gennaio 2013

"Come stai?"

Come vuoi che stia.

Oggi mi hanno bocciata e studio da capo, mi sento contenta con dei pezzi che mancano e stavolta penso di andare a cercarli, mangio spaghetti e fumo di più.

Vedo persone e fa ancora stupore come ci si intrecci occupando piastrelle dove forse qualcuno era già passato, perché son sempre meno le possibilità che la prima sia tu.
Ci si scambia di continuo, come pedine in giostra dentro piazze affollate e non si posson difendere tutte le posizioni occupate.
Ma non ho mai abbandonato niente senza tornare per dire un "ciao" e le nostre scacchiere sono tutte intrecciate.

Ci sono cose che penso, tipo a che serve una testa senza nessuno da metterci dentro ma pazienza e non importa: guardi un orologio e capisci che devi usarla comunque, prima che scada. Come le uova.

La nostalgia non è più un buco nero ma un vano a misura, prima o poi qualche cosa pure io ci metterò ma adesso è vuoto perché ha una strana forma, aspettava qualcosa che so che non torna.

E adesso ho una cicca già pronta e un vino iniziato, cose da fare, propositi a caso, e anche far pace con tanti momenti e stavolta la cosa riguarda solo me.

domenica 27 gennaio 2013

Giornata della memoria un cazzo

Abitualmente mentre son seduta in bagno, sfoglio twitter.
Che mi annoia moltissimo e perdo meno tempo che con un libro o un giornale.

Oggi a quanto pare è la giornata della memoria e dobbiamo sorbirci tutti foto di ebrei di cui son rimaste solo ossa e frasi di Primo Levi.

Volevo solo dire che a me, di fare la cacca con "Se questo è un
Uomo", frega molto poco.

Non per male, non per disinteresse (la seconda guerra
Mondiale con annessi stermini e connesse invasioni, resta una delle pagine più articolate della storia europea, una figata non fosse stata una guerra vera ma un film di Cameron) o altro.

È che ho le palle fracassate: ma è possibile che ogni anno la stessa storia?

Nei social network impazza un buonismo intellettualoide che sfiora il ridicolo, perché si sprecano frasi gravi, immagini turpi, auspici altissimi, poi nella realtà nessuno fa mai un cazzo.

Ma non dico chissà dove o chissà che: al bar, in ufficio, alle poste, in comune, queste robe dirle alla gente in faccia, mai visto accadere (a meno che non lo faccia io).

Non tanto perché di persona facciano più effetto, o per raggiungere un ipotetico auditorio non informatizzato, ma perché se non avete lo spirito di dire, ricordare, insegnare quello che sapete essere successo agli altri nella realtà, non capisco con che diritto intristiate la mia cagata della domenica mattina.
Da dietro uno schermo è troppo facile, oltre che inutile perché tanto i nostri contatti mica sono di Forza Nuova.
Quindi ci si da storiche pacche sulle spalle e memori strizzate d'occhio, giocando a chi ce l'ha più lunga, la citazione.

E ora scenderò al bar, e probabilmente non ne parlerà nessuno.

giovedì 24 gennaio 2013

So u

Mentre i vicini pugliesi spadellano ad un volume impossibile da uguagliare per chiunque sia nato sopra Firenze, cerco sistemi per cazzeggiare il più possibile.

Ho eliminato l'account personale su fb da sabato e mi sento gggiovane come nel 2007.

Perché io, quando ho l'ansia o un problema da affrontare, cazzeggio su fb, leggo notizie, mi infervoro su questioni del tutto irrilevanti, modifico foto insulse e le metto su Instagram, sfoglio Twitter che è veramente una cosa noiosa, trovo alibi ragionevoli alla mia irragionevole inedia e scrivo sul blog.
E rimando.
Prima o poi passerà, cazzo. Morirò pure io.

Ho quindi eliminato dall'aggeggio infernale che chiamano smartphone quasi tutte le app, praticamente ora ho un 3310 meno contundente e più touch ma Safari e il blocco note me li devo tenere per forza a quanto pare.

E da safari, pur avendo disattivato l'account principale, su uno dei 43 account spuria che mi ritrovo ci posso andare.

E dato che non ti sento da 4 giorni e fa pur sempre un po' effetto, son andata a vedere il tuo profilo, che è chiuso, ma nella mia testa è pur sempre l'equivalente del passare davanti all'uscita del liceo a sedici anni fingendo di essere lì per caso e incrociarti così, per esser certa che esisti.

Cliccando la tua immagine copertina, ho letto che qualcuno ha commentato "That's so u!".

E lo so che non ti conosco, che ti ho visto tipo otto volte e che in questo momento l'unica cosa da fare è stare - una volta tanto - zitta senza rompere i coglioni e farmi la mia vita.

E so che non posso essere in alcun modo d'aiuto ora come ora.
Che colpo, al mio egocentrismo.

E dalle note scrivo, e da Safari posto.

Insomma, nonostante le incomprensioni, il tuo messaggio che quando l'ho letto la mia reazione è stata "Una grappa e un negroni" perché da solo non andava giù, il mio essere sempre inopportuna, mi piace che sia "so u", l'immagine con quella frase stupida, che ti avevo mandato un po' di tempo fa.

E comunque 'sti pugliesi hanno una bonga sulla mensola vicino alla finestra, male che vada il cazzeggio, faccio un salto di là.


Amici, sì certo.

Adesso ditemi chi è lo stronzo che ha inventato il programma di MTV dove i migliori amici si dichiarano l'uno all'altra.

Cioè mediamente quello che ne vuole a quello che non ne vuole.

Non serve un genio, ad esempio a me son bastati un venticinque anni circa per accorgermi che, tra due persone di orientamento sessuale opposto, l'amicizia esiste solo se uno dei due è innamorato perso e l'altro per nulla.

Posso concedere alcune deroghe alla questione:

1- uno dei due ha già avuto un momento cotta, abilmente superato senza troppi strascichi supponendo che l'altro in vita mai l'avrebbe cacato, messa in tasca e via.

Allora, o il rapporto sedimenta fino a perdere qualunque mobilità - come ad esempio le mie ginocchia - oppure ad un certo punto l'imbecille che fino a quel punto stava convinto della propria interamicizia riceve l'illuminazione e capisce di essersi sorbito/a le vostre riflessioni sul colore dello smalto/i monologhi della motocicletta che in realtà è un misero scooterone, per motivi diversi dalla sperticata fratellanza e se ne esce con un "Voglio di più".
Sentendosi regolarmente rispondere con un "Ah, beh io avevo una cotta per te ma ormai.." e si butta sotto un treno.
(Suppongo che molte puntate siano finite così, ampliando il concetto di "Treno" per introdurre quello di "Semiautomatica", essendo il programma di provenienza USA).

2- Ci si conosce da ottomila anni e anche solo l'idea di un abbraccio meno che fraterno all'altra persona fa venire complessi d'incesto e orrore, nausea, vomito, gagging.
Che per chi non è amante del genere, disincentiva parecchio.

Già il bacio sbronzo con gli amici può avere risvolti disgustosi. Gravemente.

Generalmente almeno uno dei due - se non entrambi - sarà comunque cacapalle come fosse un moroso, perché geloso come una biscia e con un complesso d'edipo traslato all'altra metà della pagliacciata (o amicizia) direttamente dalle tette di mamma o dalle mani di papà.



Il massimo del disastro si realizza proprio quando l'altro, alla penosa dichiarazione, cede.

 
Amici, conoscenti, sconosciuti e stalker, ascoltate zia Mezzatazza che da buoni consigli perché non può più dare il cattivo esempio: LASCIATE STARE.

Partendo dal presupposto che difficilmente funzionerà, ma veramente vorreste stare con qualcuno che vi ha guardato con occhi da triglia per un decennio abbondante senza prendere la minima iniziativa?
Vorreste sul serio una persona del genere per avere a che fare con bollette intestate a voi?

- oddio, l'Interpol ha emesso un mandato d'arresto internazionale per trentacinquemila euro di bollette non saldate

- scusa, avevo visto che erano da pagare ma non sapevo come dirtelo

- ma come?? La posta avevamo detto l'avresti gestita tu, perché non me lo hai detto?
- Aspettavo il momento giusto


Avete seriamente intenzione di andare a letto con qualcuno che conosce se non tutte le vostre scopate, almeno il numero esatto di tutti i partner?
Di telefono intendo, perché li avrà conosciuti e commentati, e ascoltato confidenze, schifezze, zozzerie.

- no questo no

- ma se da Marco e Paolo te lo facevi mettere anche nel buco sulla lingua

(ma quanto son belle le pubblicità del 48 118? Solo i nomi dei miei zii usano)

Una persona che vi conosce così bene da sgamare regolarmente ogni vostra balla o reticenza?
Che conosce la faccia da corna?
Sa a memoria l'espressione "ho mangiato un kg di cioccolato"?
 
Poi quando scoppierete, Studio Aperto verrà a intervistare i vostri vicini.

"Pareva tanto una brava persona".

Perché l'esplosione non sarà senza vittime.

Datemi retta: trovate qualcun altro.
Qualcuno da conoscere, con cose da scoprire (a tutto rischio e pericolo) ma che almeno non sia una propaggine di voi stessi.

Che abbia fatto esperienza diverse da mettere insieme alle vostre, vi racconti esaltanti ricordi e ascolti tutto ciò che ancora non sa di voi.

Insomma, fate il cazzo che vi pare ma non chiamate MTV: punto a ottenere un 20/24 ore di Diario di una Nerd Superstar.






mercoledì 23 gennaio 2013

Oggi

Le orecchie tappate da due mesi e mezzo paiono stapparsi leggermente poi, senza che me ne accorga,  tutto di nuovo è ovattato.

Stacco facebook e mi manca un po'  ma mi viene l'ansia all'idea di riaprirlo.

Urlo cordialmente ai vicini adiacenti di non strillare per cortesia, la mia coinquilina da tre stanze più in là pensa ce l'abbia con lei e mi risponde strillando ma ho le orecchie tappate e da là non la sento, sfiorato il caso diplomatico domestico.

Però sta studiando medicina legale e mi avverte che per occultamento di cadavere la pena prevista è tre anni ed è ingiusta quella che la cassazione ha dato a Corona (non dovevo portare una tv in casa).
Sempre meglio che mimare addosso a me gli sgozzamenti che legge sul libro, come sabato sera.

Mi chiedo come tu stia e nel mentre mi distraggo involontariamente. Credo che la mia testa voglia dire "Che stia come gli pare, pace e bene".
Che mi distragga da te per pensare a quel che sto ripetendo è un segnale piuttosto chiaro.

Ieri l'allenatore della mischia ha fatto un discorso fighissimo sull'importanza di andare ad allenamento e un mucchio di altre robe e io oggi devo tirare pacco.



Oggi niente torna.



martedì 22 gennaio 2013

"GIOVANNA! Da quest'anno le gomme da neve saranno obbligatorie SEMPRE! Anche in ESTATE".

Le oscillazioni di decibel durante le telefonate tra mia nonna e le sue sorelle sono simpatiche come il volume della tv, che mentre stai finalmente assopendoti sul divano si alza del 200%.
Il più delle volte poi, per venderti aggeggi complicatissimi al solo e dichiarato scopo di preparare un'insalata.
Ma vaffanculo.

Comunque sarà un'estate interessante: strati e strati di copertone su tutte le autostrade, scure e appiccicose strisciate bituminose ad ogni curva, che se attraversi nel punto sbagliato, effetto carta moschicida garantito.
Non capisco da dove le vengano certe idee.

"LO HA DETTO LA TELEVISIONE".

A parte che dubito ma anche fosse, la televisione ti dice pure che sarebbe il caso di spendere cinquanta euro e trenta ore di vita per acquistare, montare e imparare a usare quel contenitore che taglia i vegetali.

"QUELLA è una stupidaggine".

Il criterio con cui le donne della mia famiglia decidono che un enunciato sia o non sia sensato, non esiste.
Son sentimenti, è uno sturm und drang di emozioni: più la situazione appare catastrofica, più a loro piace, a volte sulla scia emotiva provocata da chissà che, sentono una parola per radio, tipo "Gomme" (che se va bene parlavano di Vigorsol) e ricamano, inventano.
E la ingigantiscono, e la gonfiano, e la drammatizzano.

A volte mi chiedo cosa si voglia dimostrare, ostinandosi su punti tanto sciocchi.
- Sai, ho sentito che si dovranno mettere gomme da neve anche in estate
- Non è possibile nonna: hanno una mescola diversa, le gomme finirebbero spalmate sulle strade, si consumerebbero troppo in fretta
- Ah, avrò capito male

Invece non succede mai.
Perché a casa mia siamo fatte per ostinarci sulle puttanate.

Ci penso e mi accorgo che sono anche io così, anche se non ce n'è bisogno.
Anche se dovrei evitare.
Anche se so che quella cosa non devo dirla in quel momento o proprio mai, a volte parte un pistone d'idiozia che spinge fuori dalla bocca puttanate atroci.
Irriferibili.
Inscusabili.
Irraccontabili, manco qui, che c'è chi nemmeno mi conosce a leggere e qualcuno forse che mi conosce ma proprio per quello non si stupirebbe.

E allora va così: rapporti rovinati o messi in forse, che deviano di natura per sopravvivere - che voglio dire: sticazzi, io dei rapporti geneticamente modificati ci faccio 'na sega, piuttosto via nella pattumiera - e una serie di effetti collaterali infiniti.

Forse sarebbe il caso di imparare a dargliela su, rassegnarsi ad aspettare, fermarsi a riflettere, ma a noi quando parte l'embolo parte, non ci hanno fabbricate con il sistema di blocco.

Mi piacerebbe essere capace di dare spazio, ma sarà l'astigmatismo che quando qualcuno si sposta un po' in là lo vedo troppo sfocato per non irritarmi.

Allora vediamo se in quest'anno, che di suo non credo si differenzierà dagli altri, vediamo se riesco a fare una cosa nuova.
Vediamo se si riesce a stare più tranquilla, a smettere di tritare le palle al prossimo (intendo proprio il prossimo, che questo ormai è andato) a capire che se non tutti ragionano come me forse è anche un bene.
A smettere di vivere di bianchi o neri o almeno a fare finta (ti ho promesso che non avrei più eliminato il tuo account fb dagli amici, così ho tolto il mio) e a concedere alle promesse altrui il beneficio del dubbio.

Smettere, almeno in parte, di impuntarsi. Ok.
Questa volta, anziché litigare, scrivere, lamentare, metterò su queste cazzo di gomme da neve.






















giovedì 3 gennaio 2013

Natale a pranzo e ricordi

"Avresti mai pensato che le persone più divertenti di queste vacanze, sarebbero state i preti?"

Al avrebbe ragione, non fosse che ho una nonna con tre sorelle di cui due pervenute (una in trasferta: in seconde nozze ha finto di sposare - cioè tutti pensano che sia sposata ma non è vero - un farmacista di Rimini e ha finito col seppellire pure lui) le quali non vanno mai sommate tra loro, addizionando alcolici.
Decibel smisurati.

- Eravamo a S. Francisco in comitiva e ci siamo trovati in mezzo a questo corteo, con tutti uomini che si baciavano.. ma CHE SCHIFO!

La Zia Giovanna ha meno di ottant'anni, portati alla sommità di una pettinatura cotonata rame acceso, tenuti in posa da colpetti di dita abbronzate, con lunghe unghie smaltate di rosso.
Dieci anni fa, in spiaggia, si presentò al mio allora moroso domandando se non fosse sorprendente che alla sua età le tette rimanessero "così su! E da sole eh!".

- Vabè zia eravate a S. Francisco..

- Ma erano tantissimi! Dove ti giravi c'erano uomini che si baciavano, che sculettavano..

- Vabè sarà stato il gay pride

- Beh aloura un amìg al selta sò e al taca a dìr: "Busòn! Nuèlter a Bulògna i ciamen acsè!!! Busòn!"
(Beh allora un amico salta su e inizia a dire: "Busoni! Noi a Bologna vi chiamiamo così!!! Busoni!")

- Zia ma eravate al Gay Pride!

- Beh i eren dì buson!

Praticamente come entrare in un Centro Anziani gridando: "Vecchi di merda!".

Quella del greco che ballando le morse un orecchio ve la racconto un'altra volta.
Non si è più ripreso.

Son momenti consolatori, di scienza: scopri che la tua regolare inappropriatezza è genetica, non del tutto una colpa insomma.

Ma una schiera di parenti sopra i settanta, oltre a una serie infinita di funerali entro il ventennio, crea qualche problema perché va costantemente rassicurata che no: non sono lesbica.
Single da troppo tempo, gioco (molto male) a rugby, non vado mai dal parrucchiere, non porto i tacchi (il mondo ringrazia visto il mio metro e ottantadue, che Al è 1.81 e rosica).

- E té, l'ambrous?
- Lascia stare zia, i morosi creano solo problemi
- Beh an fà ta gl'aviva pur
- Sì, anni fa lo avevo, ero giovane e stupida
- E adèsa?
- Vecchia e rinconglionita

Curioso che una donna tradita e immiserita da un marito infame che ha pagato negozi e case all'amante allora ventenne e che ci ha anche fatto un figlio, sia così insistente sul fattore moroso. O forse è solo sadismo.
"Dai bisnipote di merda, è il mio turno di ridere".

Che poi ok: io son single per scelta perché le scelte fanno schifo, mica per altro.
Non pensavo, in tutta onestà, che avrei trovato solo imbecilli.
Un tizio una volta mi parlò di quanto trovasse la patata commovente, perché la prima volta che l'aveva vista fu a nove anni da un'amichetta dodicenne con evidenti problemi psichici che gliel'aveva mostrata e lui ne intuì "la sacralità".
A tutt'oggi quella che fumai con lui, è l'unica canna che rimpiango di aver offerto.
Mai più visto, tolto da fb, esorcizzata la panchina del mio paese fin dove era venuto per rompermi il cazzo.

Per non parlare degli ex, sono così avanti con le puntate di "A volte ritornano" che inizio a chiedermi se non sarebbe più appropriato raggruppare tali episodi della mia vita sotto la dicitura "Oh ma te ne vai?".
Ma perché nessuno capisce quando dico "Non farti vedere né sentire mai più"?
Che è, balbetto?

Il punto è che la questione è diventata monotona: conosci qualcuno, anche se pare normale e non ha culti genitali, poi tira fuori dal taschino - profondo come tutti i buchi di Mary Poppins messi assieme - il bagaglio emotivo.
Và che già col mio, in casa si sta stretti bel.
No: seriamente, ho dovuto togliere la tv per sistemarlo tutto.


Che non so se sia meglio o peggio di una volta.

L'altra prozia presente sposò uno pieno di soldi ma del quale non fu mai innamorata e quando la figlia diciottenne rimase incinta dopo aver smesso, grazie agli sforzi di tre nuclei familiari, di farsi le pere, smise anche di sorridere.
Io non l'ho mai vista felice ma tanto con me non parla, perché da piccola ero bionda e sua nipote no.
Lasciamo stare il marito della figlia, perché non ci credereste.
Anzi, vi dico solo che nonostante la coabitazione, non ha mai saputo quando e con che voto, la propria di figlia, diede la maturità.
Non vi parlo dei nipoti (miei cugini di secondo grado della scala Richter) che non vi meritate di sapere certe cose.

La prozia che stende i mariti e che vive in trasferta, è stata sposata una vita con un coglione inenarrabile altezzoso e spendaccione che le ha sempre impedito di lavorare nonostante fosse una delle poche diplomate di quegli anni al paesello.
Lei era innamorata ma perché effettivamente è idiota, e i due figli sono stati la brillante somma di boria e demenza.
Quando la zia stava sui settanta intendeva convincermi che il perizoma leopardato fosse un dettaglio irrinunciabile per una quindicenne.
Non avevo pensato che, vedova da poco, stesse riaffilando le armi.
Né che fossero ancora utilizzabili, insomma.
Poi il tizio che ha trovato tempo dopo è morto seduto in salotto, mentre cazzeggiavano.
- Alberto (..) Alberto???
Beh insomma Alberto aveva poi quasi novant'anni eh, ma qualche anno coi perizomi se lo son goduti anche loro.

Mia nonna si sposò per amore.
Ogni tanto racconta che aveva quattordici anni e il nonno passava davanti alla bancarella dove lei vendeva francobolli - sotto al portico vicino alla chiesa - dicendole: "Te li compro tutti se lasci che te li attacchi sugli occhiali".
Anni dopo, a pochi mesi dal matrimonio, le scriveva per lettera dalla leva "Matta come sei saresti capace di non presentarti in chiesa, ma devi venire!" e rispondeva acido alla madre "No mamma, la sposo lo stesso, non mi interessa se mi compri la moto per farmela lasciare".
Va da sé: mio nonno è quello che è morto prima.
Quando si scoprì malato senza speranza, andò nell'allora negozio di scarpe più bello del centro, entrò e chiese "Il paio di scarpe più belle per mia moglie che la porto a ballare".
La commessa ogni tanto lo racconta ancora e le vengono gli occhi lucidi come vent'anni fa.

E insomma, in tutta onestà non so come si faccia.

A capire quando sia il momento, o se quello che hai davanti sia un cretino (in assenza di gravi indizi come la descrizione di una vulva al primo appuntamento), ad avere voglia di crederci per finire fatta a pezzi, ad avere il coraggio di fare figli e incrociare culo e dita, perché non sempre va come si vorrebbe.
Ad assumersi il rischio di incontrare la persona perfetta con cui dividere letto, progetti, lavoro e vedersela togliere da un ospedale troppo presto, da un'altra perché lui è uno stronzo e non te ne eri accorta, da un incidente perché a volte accade.

Tutto sommato non è così male, perché siamo pur sempre attorno a quel tavolo, insieme, non di frequente ma nemmeno così di rado come cade il Natale.
E il bello, ad di là di parenti che urlano all'omosessualità e alle troie, ai truffatori e ai mariti, che minimizzano enormi pezzi di passato, è il tempo che hai per ripensare alla strada che loro hanno percorso per arrivare alla propria sedia.
E anche sentire un po' parlare di busoni.