sabato 28 dicembre 2013

Checcazzo

Voglio dire
ci si è mollati da una vita
(si ha smesso di litigare da un po' meno, ma comunque tanto tempo)

e una sera incrociandosi per caso in mezzo agli amici si fan due chiacchere e quattro risate,

sull'onda della piacevolezza da termine di embargo ti scrivo "Era una vita che non facevamo due risate, mi ha fatto piacere, buone feste!",

tu non mi rispondi, checcazzo: sei proprio antipatico.

E non dico "Stronzo" che samai esca un altro caso diplomatico, per l'amor diddio.

Rettifico: aveva cambiato numero, povero.


martedì 21 maggio 2013

Filastrocca poetica con finale scontato

Sei stato nei pensieri e nelle preouccupazioni
sei stato nello stomaco, tra il pranzo e le emozioni
un sollievo ogni volte che riuscivo a liberarmi di te
ricomparivi a sorpresa senza ci fosse un perché
sei stato un'indigestione di parole mescolate
il tempo ad aspettarti per pensare a cose passate
sei stato tepore e sconforto
a volte un tempo lungo, altre volte uno corto
lentamente mi riempivi con la tua presenza
poi scomparivi per una transitoria assenza
ormai eri diventato un bisogno
che passasse tutto era una speranza, un sogno
ogni volta sapevo che saresti tornato
spesso nel momento meno indicato
e ancora a liberarmi di te, faticosamente

direi che sei uno stronzo, essenzialmente.

domenica 19 maggio 2013

Sparsità

Sto incrociando, sulla scia della doppia mastectomia preventiva della Jolie, sempre più blog che parlano di cancro.
Beh, è una cosa orribile, è doloroso da leggere, non so immaginare da attraversare.
Caso vuole poi che debba sbobinare (cioè trascrivere da registrazione, cioè ascolto la registrazione e ridetto a Siri quello che deve - grazie Iphone- e dirle ematossilina-eosina porta sempre risultati esilaranti) una lezione introduttiva di anatomia patologica di una dottoressa che ha parlato esclusivamente di carcinoma alla mammella. Bleah. Che poi l'ultimo funerale a cui sono stata era di una signora morta di carcinoma alla mammella. Amiche di famiglia sono state operate di recente per carcinoma alla mammella. Nemmeno io voglio più le mammelle. E nemmeno i polmoni, considerato quanto male li ho usati, posso cambiarli? Pure il cervello deve avere ancora il cellophane -  almeno la parte che riguarda le cose serie - non è che me lo cambiate come gli smatphone nati male?
A me le malattie rendono ipocondriaca.
Comunque, come già detto altrove, auguro al buon Brad di non avere parenti di primo grado con problemi alla prostata, perché se è così e Angelina viene a saperlo, temo che presto si risveglierà in una vasca piena di cubetti di ghiaccio.

Ultimamente trovo inquietantemente motivanti i programmi di superciccioni.
Non sono supercicciona ma subisco terribilmente il fascino di slogan urlati da sedicenti personal trainer a masse di lardo che ondeggiano ansimando su impietosi tapis roulant.
"CHE SENSO HA FARE QUALCOSA SE NON LA FAI AL 100%??".
Good Point dude.
I'll let you know.

Ieri c'era un memorial, al nostro Cus, per un tizio che non so chi fosse.
Per l'occasione giocavano gli Old (mai dare un campo da rugby a chi a ha superato i 40 anni, sono animali) e l'under 20.
Il discorso conclusivo lo ha fatto uno dei nostri dirigenti: sguardo rotondo, naso aquilino e incapacità completa di produrre meno di sei gaffes al minuto, prolisso e fuori luogo come pochi, ma gli si vuole bene lo stesso (e credetemi: non ho idea del perché).
Beh insomma, un grazie agli Old per la botta di autostima: dopo la fine di Clairmont-Tolone vista al bar (con un finale peggiore di tutti i racconti di Stephen King messi insieme) io e Laura ci avviciniamo alle tavolate in cortile e non ha fatto in tempo il Profeta a finire la frase "State attente" che il grido di saluto è stato "FINALMENTE è ARRIVATA LA GNOCCA".
Grazie ragazzi, son cose importanti, specie in momenti come questi, quando serve iniziare a farsi coraggio per la prova costume.

La partenza delle moto oggi non mi ha fatto impazzire.

Adesso tentiamo questo 100%, susu (come dicono i Sims).


giovedì 16 maggio 2013

Atroci verità

1 - C'è un film, credo molto brutto, dove una tizia effettivamente insulsa parla con un finocchietto inscopabile e lui le chiarisce come "Quando un uomo si comporta come se non gli importasse nulla, non gli importa nulla".
Gente, è vero: facciamocene una ragione.
Tra l'altro è vero anche per la maggior parte delle donne.

2 - Svendervi al primo passante, regalarla a chiunque vi faccia la grazia di offrirvi da bere, aggirarsi per il locale con l'occhio sbarrato nell'intento di non perdere nessun cazzo papabile maledicendo la mancanza di un radar apposito, è patetico.
Patetico, ridicolo e molto brutto da vedere.
E poi non lamentatevi che nessuno vi caga sul serio: se regalassero smartphone, nessuno andrebbe comunque alla cassa dicendo "No ma dai: tieni almeno quattrocento euro".
Se il cartellino che avete in fronte dice "Due spritz, ma posso fingere di aver bevuto prima e farmene bastare uno", perché mai dovrebbero darvi di più?

martedì 14 maggio 2013

Stamattina

Stamattina mi sento un po' come Piton: particolarmente legata ai ricordi e con i capelli molto unti.

Stamattina ho fatto un po' di cose ma non abbastanza, ho uno strano mal di gola che mi fa sentire il naso come pieno di cicce vecchie, la testa con dentro un nido di calabroni, non sento sapori né nostalgia.

Stamattina ho pensato che ha ragione Faber (sempre) quando dice "Il dolore degli altri è dolore a metà", perché il nostro sembra sempre più grande, allora faccio così: penso al mio dolore peggiore e penso subito a come ti senti te, come se fosse un rum e pera.

Stamattina torno ai fatti miei con il naso chiuso, le orecchie strane e gli occhi giù in basso, perché ieri non mi è piaciuto nemmeno un po'.

martedì 7 maggio 2013

"Scopatelo"

Come se fosse facile.
Non scopare qualcuno a caso, anche se ammetto che non so bene come si faccia, dico: trovare una soluzione, specie se il problema non esiste.

Perché non esiste un problema se a ricordare per caso mentre cammino non so se il pizzicore agli occhi sia lui o pioppi che si ostinano a venirmi in faccia, se è un anno che lo conosco ma è come se ci fossimo incontrati dieci giorni fa.

Non è un problema che ci siano vite incompatibili che si incrociano solo nei momenti sbagliati: una sera che si beve, si ride e ci si abbraccia, una settimana in cui si usa il numero di telefono (mio) come un punchingball qualunque per rinfacciare e dire cose palesemente dirette a qualcun altro di cui non sai ma immagini.
Non c'è un problema se le cose brutte hanno superato quelle belle.

Non si risolve un incontro casuale che poteva essere solo una figata pazzesca e invece è diventato un'assurda miniserie con troppe poche puntate e troppi colpi di scena, un copione scritto male dove abbiamo messo gli scarti di tutte altre storie che non riguardano l'uno o l'altro.
Non ci sono risposte per dieci uscite o giù di lì in un anno, strane e buone per aneddoti da bar dopo quattro rossi, senza fare nomi, senza far capire a chi ascolta che ti rode da morire.

Questa è solo una ricetta venuta male, di quelle provate a caso con la sicurezza dei bambini quando infornano biscotti alle caramelle, un paciugo, un disastro diluito in così tante settimane che non capisco perché mi prenda tanto lo stomaco e i polmoni perché non mangio e fumo e basta se ci penso troppo.
In ogni caso ci penso troppo.
Perché mi tornano in mente a random le cose che mi avevano fatta ridere, i giorni in cui sentirsi era divertente, le volte in cui mi aveva raccontato qualcosa di sé che diventavo contenta veramente e forse anche io ci ho messo il trasporto che era di qualcuno a cui non posso restituirlo.

Anche lì: come fa a essere un problema mettere allo stesso tavolo due che si farebbero impiccare piuttosto che scoprirsi solo un po'?
Che si parla per ore di alcool o di rugby e poi sssth!, non osiamo troppo.

E un rapporto che si ferma di botto davanti all'ostacolo dell'intimità non va da nessuna parte, fa l'animaletto annoiato in gabbia, si incazza, se la prende per qualunque cosa poi muore e puzza.
Non è un problema, è così e basta.

Così, quando qualche amico dice "Senti, scopatelo" io non capisco secondo quale incantesimo le cose potrebbero migliorare, come se nascondere un problema in tasca o nasconderlo nelle mutande fossero due cose tanto diverse.
Come se si potesse anche vagamente pensare che potrebbe cambiare qualcosa.
Ma sì, ci ho pensato pure io, figurarsi: chiunque pensa a scoparsi almeno un terzo delle persone che gli transitano davanti durante la giornata, sticazzi.
No porca madonna, non me ne frega niente di scoparci, io volevo che le cose rimanessero come sono state e lo so che non si può: diventa una cosa noiosa, incazzata, che puzza.

Allora il problema non c'è, rimane un po' di tristezza per com'è finita: litigando per nulla, impersonando qualcun altra, con tutta una storia in testa che vorrei per filo e per segno scrivere solo per tirarla fuori e riporla in un cassetto perché perderla sarebbe peggio, anche se fatta quasi solo d'aria.

Quindi amen, che si fa?
Si fa la faccia triste, ci si fa violentare da un po' di grandine mentre si corre piena di alcool dalla sera prima col male al fegato che distrae, si fanno le proprie cose e si programmano le giornate tenendo la mente attaccata a cose scritte così entrano dagli occhi e spostano indietro gli altri pensieri.

E la riposta, qualunque sia la domanda, non è "Scopatelo", è "Peccato".


domenica 24 marzo 2013

Oggi

Fango fango fango acqua vento e fango, tutto gelato, tutto addosso e sembra anche dentro.
Giù a terra, rialzati e trova da qualche parte un po' di respiro e corri ancora avanti e bam!, di nuovo a terra, in acqua.
E fa così freddo che non importa: la tua pelle non distingue più l'acqua e la terra, ti tuffi in una pozzanghera che non sei certo lì si tocchi e solleva un po' dal vento che taglia e taglia e taglia e spinge, mai dalla parte verso cui vuoi andare tu.

Mischia, allora giù le ginocchia e siediti su di me, cazzo mi scivoli via, no no no, dentro!
"Fate tanti passetti" ma il terreno si scioglie e i polpacci si annodano e pensi che non riesci ad andare più.

"Il tempo è fermo".
Arbitro di merda chissenefrega del tuo tempo, il nostro è fradicio e gelato, avvia quelle lancette e non rompere i coglioni che quella non si è fatta male veramente, susu che poi ci ghiacciamo.

E arriva la Vichinga che piscia sangue ma fa troppo freddo per sentire male e ride, ridi finché ti pare che il naso è rotto ma sta per finire, prima la partita di quella colata.
"Tappami il naso che devo rientrare!"
"No non rientri, ormai è finita, in spogliatoio".

Via allora, corri dentro o ci provi ma i piedi non sai dove vanno e il vento ti mena ma rosse di freddo si arriva camminando piano, apri l'acqua ma non entri "che se no scoppian le vene", ti scaldi al vapore e sotto vestita.
Poi è finita.

Dopo mangi, bevi, fumi e dici due stronzate con ancora troppo freddo dentro e la pelle rossa, brucia che ti fanno male i vestiti addosso ma quando ti chiedono "Chi te lo fa fare?", magari non lo sai, ma l'importante è giocare.

martedì 5 marzo 2013

Alle quattro del mattino

Cos'è che hanno le quattro del mattino, che ieri mi ci sono svegliata e credevo di non essermi più riaddormentata perché aperto un occhio ho letto il tuo messaggio.
Ho pensato "Ho ritmi sonno-veglia di una pensionata" poi ho ascoltato mia nonna che russava alla grande e ok: no, magari mi emoziono con poco ma stanotte c'era solo il messaggio di Cecilia e lei vota pure Berlusconi e non mi emoziona per un cazzo ma non dormo uguale.

Che cos'è che hanno le quattro di mattina, che anche oggi mi ci sono svegliata e non posso riaddormentarmi visto che ripenso alla storia di Donato che quell'estate è stato a casa dalla raccolta delle pere perché un giorno, finito il vino rosso a metà pomeriggio, ha bevuto un sorso - uno - d'acqua e ci ha messo trenta ore a riprendersi per concludere affermando schifato, in dialetto (veneto) che "Io l'acqua non l'avevo mai bevuta e non la berrò mai più";
e ripenso al figlio che comprensibilmente, quando in bar un tizio gli rovesciò la birra in estate, lo morse e gli strappò un brandello di carne dalla spalla.

Poi mentre scrivo mi guardo le dita, con lo smalto sulle unghie più scuro alle quattro di notte, che ieri ti ho scritto "scusa saró in ritardo ma devo darmi lo smalto" e tu hai risposto "Non pensavo avrei mai sentito una scusa del genere da te, mi sarei aspettato piuttosto un - ho finito il cicatrene e a darmi i punti da sola sono lenta - " e sei un demente ma ho riso lo stesso.

Le quattro di notte e pensare che non ti vedevo da mesi e sei arrivato con quei capelli inguardabili e i baffi e "Sembri un produttore di porno ungherese"
"Figata! Ah, oggi invento le parole"
"Ok, come vuoi".

Le quattro di notte che ormai sono le cinque e ho fame, mi alzo, mi peso e sono meno di ieri perché forse mi fai consumare tutti i sentimenti e fortunatamente sono più di 21 grammi.

Le boh di notte e voglio tanto un succo alla pesca e patatine fritte, ma mancano ore e potrei mangiare il riso al pollo che ho di là, quello che "Guarda, mi fido perché con te ho sempre mangiato bene. Ma è miele quello..?!".

Notte, o mattina e viene un po' da piangere, un po' da ridere, ma giuro che non ho mangiato maccheroni quindi in teoria non dovrei essere alterata, solo un po' brilla, presa male da sapere che l'acqua mi lava via tutto il vino in cui galleggia confusa questa serata: Donato (come lo capisco), il tuo taglio di capelli e le mignotte dell'est, il tuo profumo strano che con tutti quegli abbracci rimane spesso qui, il mio smalto che in fretta e furia mi son data fino alle orecchie, le chiacchere, il test grafologico che ti hanno fatto in una ditta con le "t" che hanno raccontato a quel tizio cose che tu non gli avresti detto mai, il trucco che cola.

Le quattro-cinque di mattina e ho scordato i pantaloni, finito la bottiglia, perso il lenzuolo e la camera è in disordine di ricordi tutti sparsi.

Se mi hai attaccato l'herpes ti ammazzo.

mercoledì 20 febbraio 2013

Parentesi: Gluten Sensitivity o Sensibilità al glutine

Racconto questa cosa perché sono ancora stupitissima e perché se qualcuno cercasse online notizie riguardo agli stessi problemi, mi farebbe piacere poter essere utile e tirare due madonne insieme, eventualmente.

Ricapitolando: di questa nuova malattia ("Gluten sensitivity" o "Sensibilità al glutine") i profili non sono chiarissimi né io ho la certezza che sia proprio la mia, ma non essendoci un iter diagnostico ufficiale l'unico sistema per identificarla è fare tutte le analisi immaginabili e, una volta trovatele negative, stare due mesi senza glutine aspettando eventuali cambiamenti.

Negli anni, comparsi alla spicciolata quindi difficilmente identificabili come sintomi ascrivibili a patologia singola, i miei disturbi erano:

Tachicardia, dolori articolari, difficoltà respiratoria, unghie che si sfaldano e perdita dei capelli

"I tuoi sono attacchi di panico, prendi qualche calmante in fase acuta e va da uno psicologo "
"Dovrai operarti alle ginocchia" 

"Alopecia androgenetica, non ci si può fare molto".
Il recupero dopo sforzo era rallentatissimo rispetto a quello delle mie compagne di pallavolo.
Questi erano i sintomi gradualmente insorti tra i quattordici e i sedici anni.

Gonfiore addominale

"Buzza alcolica eh?"
Probabilissimo, ma sotto un dito e mezzo di morbidezza etilica l'addome era turgido, le variazioni di peso non lo avevano mai ammorbidito o modificato. Dai diciotto anni.

Colon irritabile e nausea

Evacuazioni frequenti fin dai sedici anni (non so voi ma cacare almeno sei volte al giorno, fino a otto, può essere un po' scomodo) e negli ultimi quattro anni dolore intestinale continuo.
Dal nulla, magari parlando con qualcuno nel dopo pranzo, all'improvviso mi piegavo in due
- Tutto bene?
- Sì sì tutto regolare, devo solo andare al bagno.
Ormai era così, da una vita.


Dermatite

A 21 anni una mattina mi sveglio coperta di puntini che nel giro di pochi giorni si aprono in piccole chiazze che si esfoliavano.
Dermatologa perplessa, medico di base "Follicolite, 20 giorni di tetracicline" ovviamente inutili e interrotte al settimo giorno senza miglioramenti, altro dermatologo
- Cheratosi, genetica, abituatici
- E per i capelli?
- Mh i bulbi ci sono e sono pieni, fatti 'ste punture inframuscolo per un mese e vediamo, poi prova questa schiuma, e ti prescrivo qualche esame per le allergie.

Trenta allergeni alimentari trovati, quattro inalanti e IgE oltre quattro volte la norma, dermatite mai scomparsa del tutto nonostante pomate etc.

Depressione (disturbi dell'umore, del sonno, stanchezza cronica, abulia, diminuzione concentrazione)

Prima episodica, più o meno dai 19 anni, poi implacabile e cronica.
Per anni alzarsi dal letto è parsa un'impresa.
Capitavano periodi in cui mi perdevo guardando il muro di camera mia e passavano ore senza che me ne accorgessi minimamente, ero sempre stanca, non riuscivo a concentrarmi su niente, a volte vestirsi per andare a lavorare o arrivare dal letto alla cucina faceva venire da vomitare al pensiero e serviva mettersi nell'ordine delle idee da un paio di ore prima, per poi arrivare regolarmente in ritardo.
Anche in cucina.

Il problema peggiore era però l'umore - come si evince da questo blog - sbalzi costanti, spesso numerosi in una sola ora: passavo dal piangere per una pubblicità o per il telegiornale all'arrabbiarsi per un sms del tutto inutile, salvo poi non avere altre emozioni al di là di questi picchi illogici.
Gli unici pensieri consolatori durante la giornata erano che presto o tardi sarei potuta tornare a letto o che comunque prima o poi sarei morta pure io.

Il contatto con gli altri era frustrante: chi ti spronava, chi voleva farti sentire in colpa per reagire, chi ti guardava come fossi una cazzona inutile, chi dava per scontato tu fossi comunque una persona in gamba che ce l'avrebbe fatta, senza prestare minimamente attenzione al tuo disagio.
Internet era un posto meno ansiogeno, con gli amici nel mondo reale era meglio far finta di niente.
- Ma gli esami?
- Eh, son lenta, non ho molta voglia di studiare.
Gli antidepressivi (provati due, sempre ssri) del tutto inutili.

Tutto questo era colpa della serotonina sballata, con un meccanismo comune a quello della celiachia spiegato abbastanza bene qui.


Formicolii, spotting

Sintomi comparsi recentemente, che non avrei mai associato a nessuno degli altri.
Figuriamoci metterli tutti assieme.



Per fortuna le mie coinquiline dell'anno scorso, chiaccherando una sera a cena hanno osservato come (specie T. che stava studiando proprio la celiachia) i sintomi paressero portare verso il glutine.

Esame per la celiachia negativo, ma antigliadina significativa.

Nonostante le analisi negative ho diminuito il glutine nella dieta limitandone il consumo tra sabato e domenica (menu Nonna T non discutibile in mancanza di prove certe) e la dermatite se n'è andata.
Ovviamente non me ne sono accorta se non dopo settimane, perché son rincoglionita.

Un pomeriggio, per festeggiare il compleanno di Mati, preparo una torta con base di biscotto e dopo un'ora dall'ingestione, seduta alla scrivania, calo totale dell'umore, come se i miei sentimenti e organi interni fossero in picchiata sul Blu Tornado.
Così, dal nulla.
Chiamo un'amica per riprendermi poi nel giro di cinque minuti fuga in bagno.

Da lì glutine stoppato completamente ed è passata solo una settimana.

Tutti i sintomi - tutti - stanno migliorando visibilmente.
I dolori cronici sono diminuiti, la pelle guarita, sono quasi sparite le mie occhiaie che da un paio d'anni a questa parte intristivano ulteriormente ogni volta che mi guardavo allo specchio.
La panza c'è (ottima e abbondante) ma solo dove deve essere: l'addome si è sgonfiato, recuperare lo sforzo in campo è meno difficile, le ginocchia non sembrano più piene di cuos-cous (poi ieri sera ad allenamento me le hanno prese a calci ma l'articolazione si è sfiammata ecco).
Anche i capelli paiono stare meglio, chissà se quelli persi ricresceranno. Ad ogni modo hanno smesso di cadere troppo, quindi ok.

L'umore è stabile da giorni, nemmeno avevo memoria di come fosse sentirsi tranquilli.

Ieri l'altro, mentre camminavo dalla stazione a casa ascoltando musica, una canzone mi ha riportata a un bel ricordo.
Mi è venuto da ridere e una sensazione strana nella pancia, ma non ho ancora capito cosa fosse, perché i sentimenti come dovrebbero essere normalmente non li ricordo più e non riesco a distinguerli.


Da quello che ho letto in giro (in mancanza di una letteratura "Ufficiale") questa forma di intolleranza al glutine è scatenata dall'impossibilità di degradarlo a livello cellulare, ma mentre nella Celiachia lo stesso difetto comporta l'attivazione della risposta immunitaria specifica, nella Gluten Sensitivity è l'immunità innata a iperattivarsi, producendo un'infiammazione cronica in buona parte dell'intestino che provoca, a diversi livelli di intossicazione, sintomi diversi per natura e intensità.
I sintomi cronicizzano in mancanza di rimozione della causa.

Leggo dal sito dell'Università di Napoli che in casi come questi, dopo qualche mese di disintossicazione si può tentare una graduale reintroduzione del glutine (sì, puppa) ma finché  non capisco perché mai dovrei farlo, manco morta.

E insomma, tutto qui.

Ora, non saprei dire con esattezza, ma forse mi assento qualche giorno perché ho un po' di cose da fare, in lista d'attesa da otto anni fa.

lunedì 18 febbraio 2013

La coinquilina

- Anche se potrei stare qualche giorno in più a casa preferisco stare qui a studiare, a casa sto meglio ma è più difficile concentrarmi perché ci sono troppe persone e mille cose a cui stare dietro casini compresi.
Per studiare l'ideale sono le persone tranquille e positive quelle da avere intorno, che non stressino e non facciano venire l'ansia, fai pausa e due chiacchere e poi bon.
Vabè, che comunque non sei tu eh.






domenica 17 febbraio 2013

Sconcerto totale.

Sono piuttosto sconvolta.
Dopo dieci anni passati ad avere strani sintomi, così tanti da non poter apparire tutti collegati tra loro, salta fuori che potrebbero essere tutti colpa del glutine.

Da qualche anno a questa parte, stufa marcia di avere dolori cronici, strane dermatiti, palpitazioni, crampi addominali, cacare sei volte al giorno etc (perché ce ne sarebbero un'altra decina da elencare ma ve li risparmio) mi sono messa a fare analisi su analisi ma i risultati non portavano mai da nessuna parte se non, parlando con le coinquiline dell'anno scorso, al glutine.
Ma non sono celiaca, e la maggior parte dei dottori se non si è celiaci escludono quella proteina dalla serie di possibili cause di disturbo.
E di medici ne ho visti.

Beh insomma per farla breve, pare ci sia questa forma alternativa di incapacità di elaborare il glutine - perché qui le cose semplici figuriamoci se ci piacciono - la quale calzerebbe con tutti i sintomi, specie quelli psichiatrici: stati depressivi, sbalzi d'umore, abulia, mancanza di concentrazione, problemi del sonno.

Avevo pure provato un blando antidepressivo con prescrizione di una psichiatra fricchettona del tutto fuori di testa, ma a parte consigliarlo caldamente per una serata a base di vodka (Madonna che paga che ho preso quella volta) non servì a una mazza.

La chiamano "Sensibilità al glutine" o "Gluten sensitivity".
Va da sé: dolori cronici, problemi dermatologici ("Hey, sei a chiazze!") e tachicardia a cazzo e anche cacare nei luoghi più impensati non sono esattamente il massimo della vita, ma i disturbi dell'umore - dei quali questo blog mi pare prova sufficiente - sono quello che mi lasciano più sconcerto e sono la parte più invalidante del problema.

Leggendo online mi sono accorta che questa patologia pare essere piuttosto di moda, come spesso accade alle novità, ma i risultati delle analisi del sangue sono precedenti quindi mi sento piuttosto sicura nell'affermare che le mie Ig non abbiano voluto seguire tendenze internettiane.

A parte il sentirmi una demente, perché se così fosse mi sarei rovinata parte della vita per quello che mangiavo, mi sento pure defraudata.
Cazzo, come ha potuto la birra farmi questo??
Ci rimarrei meno peggio a trovare un marito a letto con Lele Mora, voglio dire: nessun marito potrebbe condividere più cose di quante ne abbiamo passate insieme io e la birra (e non venitemi a dire "Crescere un figlio" perché tra gonfiore addominale e accudire i compagni di sbronza meno resistenti, più o meno siamo lì).
Per fortuna c'è il vino.

La questione che mi lascia più perplessa però è un'altra.
Se il problema erano i maccheroni.
Se il prendermela tanto e stare malissimo per minchiate allucinanti era colpa dei tortellini.
Se la maggior parte delle scelte di vita le ho fatte più che per ragionamento, per effetto di una pizza.

Se la mia vita è stata così tanto influenzata da un problema di tossicità nell'ultimo decennio, che quando di anni ne hai 26 un decennio non è proprio poco, chi sono io?

lunedì 11 febbraio 2013

Stamattina, come in un (brutto) sogno

[In un paesaggio dal candore lunare, lentamente pascolano senza scopo apparente, figure a prima vista umane.
Dopo il ragionevole intervallo di diciotto minuti, paiono accorgersi della mia presenza.
Stupore.
Mi carico i coraggio e speranze, tentando l'approccio]

- Buongiorno, mi scusi..

- ...

- Buongiorno, senta può aiutarmi per cortesia?

- ...

[sono ossi duri]

- Scusate se interrompo il vostro fervente grattavi, mi chiedevo dove poter recuperare moduli per un rimborso

- Non ci sono moduli

- Nessuno?

- Per i rimborsi

- Ma vede, mi servirebbero moduli per sostituire questo, hanno chiamato dall'agenzia delle entrate di Ferrara, detto di venire qui e prenderne uno nuovo per rifarlo

- Non è nel posto giusto

- Ma sui moduli c'è scritto "Agenzia delle Entrate", fuori il cartello dice "Agenzia delle Entrate", ora non sono un investigatore di professione ma tutti gli indizi paiono portare qui

- Ah ma se sui moduli c'è scritto "Agenzia delle Entrate" mica è detto che debba venire qui. O non sbaglia mai?

- Spesso sulle scelte di vita, sul resto raramente.

- Ha sbagliato posto

- Sapevo di correre il rischio, per questo sono passata prima dal fruttivendolo, alle giostre e in un maneggio ma mi hanno tutti rimandata qui, con un po' di disappunto

- Io non ne so niente

- Potrebbe informarsi?

- Se proprio devo andrò a disturbare l'ufficio rimborsi

- Deve

[Il mio interlocutore si allontana, nel contempo un altro si avvicina, gira dietro al bancone davanti al quale mi trovo e inizia, molto lentamente, a sfogliare un giornale.
Respiro piano per non disturbare troppo]

- Allora, i moduli sono stampabili, li prenda da internet

- Sono per mia nonna e io non abito qui, dubitolei intenda uscire, comprare un computer, un modem, una stampate per un modulo, non ne avete?

- Si ma se lo stampi lei

- Facciamo che me li date voi

- Quanti gliene servono?

- Quattro

- Gliene do uno

- (Allora cosa me lo chiede a fare) ... Scusi sono confusa, non amo contrattare con i poveretti. Vada per uno.

- Ecco
- Ma non poteva stamparlo? [commenta l'altro esemplare, così contrariato che temo possa iniziare a scalciare]
- Ah lo ha voluto a ogni costo
- Mah, certa gente..

- Grazie, arrivederci.



[La maggior parte di questo dialogo è la citazione testuale di quanto avvenuto.
Per fortuna la porta d'uscita riportava sulla terra].

venerdì 8 febbraio 2013

Il labirinto

[...]

- Tazza di Cnosso!

- Che..?

- Minosse fece chiudere il Minotauro nel labirinto di Cnosso

- Ok, quindi?

- Tu sei il labirinto!

Ah bon, pensavo mi stesse dando dell'obesa pelosa.

giovedì 7 febbraio 2013

I post più belli di sempre

Io la rete la vivo attraverso ossessioni.
Anche le persone spesso le vivo attraverso ossessioni, ma per fortuna (non degli oggetti delle ossessioni, per fortuna di chi - ancora - non conosco) la rete di più.

Quindi vi illustro i post che mi sono più rimasti impressi.
Ne ho amati tanti eh, ma questi li ricordo bene e torno a rileggerli,  più o meno come andare a trovare parenti morti al cimitero ma succede molto meno raramente.

Di Smeriglia:
Due sigarette al giorno
Tre verità comodissime
e in realtà un mucchio di altri, ma scrive abbastanza da non consentirmi di conoscere a memoria il suo blog.

Di Elasti:
Cade zu
e un mucchio di altri ma non è che posso linkare tutto il blog.
Comunque chi non lo ha letto tutto, è brutto.

Di Qualcosa
Giorgia:  questo è il pezzo che faccio leggere a qualcuno per capire se questo qualcuno è una persona con cui vale la pena parlare. Se non sono al pc lo faccio leggere dal telefono, perché io l'iPhone l'ho comprato un po' per il terremoto ma soprattutto per decidere nel tempo di lettura di questo pezzo se la sconosciuta persona che ho davanti merita il saluto o meno.
Menzione d'onore al tizio che mi disse "Bellissimo, ho riso un sacco" e non aveva capito manco una battuta (perché io poi, interrogo).
Boys don't cry Il Post. Punto.
La rubrica del professor Hofmann Primo post suo letto, fantastico, questo lo faccio leggere solo a chi mi sta già simpatico, se no non se lo merita.

Ah, e stavo dimenticandomi un altro blog, che è in disuso e nemmeno sono sicura che esista ancora, spè che controllo.

Ecco:
Cose che succedono a Giulio Bellissimo post, veramente bello
Laura  tenero.
Anche Stark scrive molto bene, ma è meglio non dirglielo troppo spesso.
Poi penso abbia un altro blog da qualche parte che non so se usi, però a me piaceva quello quindi sticazzi.

Questi post, e ce ne sarebbero stati almeno almeno altri quattro ma sono stati inghiottiti dalla dipartita di Splinder, sono l'equivalente telematico di "Papà ho trovato un amico", "Una poltrona per due" o "Il principe cerca moglie" per me, perché mi piacciono sempre, perché ogni tanto devo rileggerli, perché son stata così contenta la prima volta che ci sono capitata da non poter fare a meno di riguardarli ogni tanto.
Insomma, sono il riassunto dei motivi per i quali trovo che i blog siano - online - i posti più belli di sempre dove stare.

(Comunque se vi vengono in mente post che vi sono piaciuti molto, linkate che ultimamente è dura leggere robe belle senza doversi perdere in ore di caccia al tesoro).

Edit: per amore di cazzeggio sono andata a rileggermi qualche post vecchio.
Impressionante come non ricordassi minimamente cose scritte pochissimo tempo fa, comunque la cosa che mi ha stupita di più (oltre a piacermi come scrivo, non me n'ero mai accorta) è quanto sia una cosa divertente leggere i commenti, a posteriori. Grazie gente!

mercoledì 6 febbraio 2013

Parappaparapapparapappà

Dove minchia è finito il piccolo Eric?

Perché Stephanie non vuole più uccidere Brooke?

Da quando Eric ha un figlio nero?

Ma perché lo stiamo guardando?

martedì 5 febbraio 2013

Catene per giovani (che io non sono più)

Oggi è una di quelle mattine "Spaco botilia amazo familia", non ho più Facebook su cui lamentarmi, Twitter da poca soddisfazione perché non so come sono finita in un buco nero di personaggi che parla solo di Berlusconi - ah scusate, l'ho già detto che era Twitter - e prendo la vita come farebbe Homer Simpson



Adesso facciamo la simpatica catena di Diciassettenne.

  1. Qual è l'aspetto migliore dell'avere un blog? Le foto zozze che mi mandano via mail
     
  2. Qual è l'aspetto peggiore dell'avere un blog? Poter riguardare a piacimento le cose che hai scritto per vergognarti moltissimo
  3. Ti piace incontrare i tuoi lettori? No
  4. I tuoi amici sanno del tuo blog? Alcuni
  5. Da chi vorresti ricevere un invito a cena (declinate invito a cena come più vi piace: regalo miliardario, botta e via, proposta di fidanzamento, incontro di boxe per corcarlo di botte)? Un regalo miliardario dallo stato italiano andrebbe benissimo (questo dopo essermi chiesta per cinque minuti chi vorrei farmi e aver ottenuto come triste risposta solo "Nessuno")
  6. Qual è il discorso/argomento/discussione che ti fa addormentare? Va bene tutto purché sia raccontato bene, tranne la questione Palestinese che mi tiene comunque sveglia. 
  7. Qual è la cosa peggiore che augureresti a qualcuno? Figli di Forza Nuova
  8. Reciteresti mai in un film? No
  9. Qual è la canzone più imbarazzante che hai imparato a memoria? L'autista della corriera
  10.  Hai mai detto "io non farò mai" e poi lo hai fatto? Ovviamente devi dire cosa. Lo dico sempre prima di fare qualunque cosa. A partire dal geniale: "Non credo farò mai sesso prima del matrimonio" passando per "Non credo proverò mai le canne" o più recentemente "Non userò mai cocaina" (che droga insulsa) e "Non giocherò mai a rugby".
  11. Se potessi decidere che giorno sarebbe domani, che giorno sceglieresti? Giovedì. Evviva il giovedì.


Bene, adesso le mie domande:

1- Quante id avete o avete avuto online?
2- Perché Diciassettenne pone come equivalenti cena, scopata, vincita in denaro e rissa?
3- Può essere perché è nata negli anni '90?
4- Qual è il vostro blog preferito?
5- Quanto si sta meglio adesso che sulle piattaforme blog gira meno gente?
6- Si vede che sto andando a caso?
7- Quanti blog avete/avete avuto/invito a cena/botta e via?
8- Consigliatemi un blog molto bello
9- Avete tabù in particolare nel sesso?
10- Pesche o albicocche?
11- Fumate erba?

A me piacerebbe rispondessero personaggi che non lo faranno.
Emix, giusto per cambiare argomento
Diciassettenne ma lo ha già fatto, a Cri e Angie (la quale potrebbe pure aprirsi un blog suo o almeno una succursale) anche.
Mi è venuto in mente Logorroicamente che però ci si è persi da un po', Ale, LaLeggivendola, e basta perché gli altri blogger che mi piacciono sono cagaminchia che se la tirano.

















lunedì 4 febbraio 2013

Voi lo avete mai fatto? Dai, dite!

Popolo di presumibilmente blogger, volevo chiedervi una cosa.

Preambolo: giorni fa mi son comportata male con una persona che non era il caso, ma insomma mi trovavo a un bivio che prevedeva due opzioni.

1 - uscire, bere come lavandini, fare la solita serata che anche se ci si vede una volta ogni due mesi fidatevi che durando sei ore diventa monotona pure quella, far finta di nulla e uscirne guasta, frustrata e molesta

2 - uscire, parlare. Spiegare una serie di perché che avrebbero chiarito una serie di incomprensioni, niente di grave ma fatto necessario al mio equilibrio psicofisico.

Io ovviamente ho scelto l'opzione 3: sticazzi del bivio e via su strada sterrata.
Sono del tutto impazzita, mi sono guastata terribilmente per una sciocchezza (sì Mela, avevi ragione) e ho mandato a monte tutto. Perché me la facevo sotto.

E ne sono stata anche contenta, perché ho passato una bella serata con i miei amici, ho bevuto meno di quanto avrei fatto ci fosse stato anche quello là ed ero rilassata.

Ma mi dispiaceva essere di nuovo strippata, che 'sto qua poveretto mi ha risposto (allo strippomessaggio) "non ho capito niente ma ti voglio bene lo stesso" e ho anche riso.

Volevo comunque spiegarmi e togliere i sospesi, allora ho cercato parole senza trovarle, ho tirato fuori una mail scritta tempo fa che però non mi andava più bene, poi ho pensato di nuovo "sticazzi" e gli ho mandato una roba già scritta.

Una di quelle cose già scritte che mai pensavo uno degli interessati avrebbe mai letto.
Non lo avevo mai fatto.

Voi lo avete mai fatto?

Intendo far leggere a qualcuno qualcosa di scritto pensando che non lo avrebbe mai letto.


Com'è andata?
Dai su siate interattivi che non posso andare al bar a molestare passanti che ho poco tempo oggi!

Capo K e l'irrisolto

Era da un po' che capo K stava insolitamente tranquillo.
Sì ok: un paio di battute qui, una frase inopportuna là, ma si vedeva che covava qualche problematica irrisolta.

- dopo me la dai?
- no
- dai, una cosa veloce
- guarda, se dici così quasi quasi vacillo
- insomma..
- cosa?
- peró..
- che?
- il fatto che tu sia l'unica che ha fatto questo lavoro con cui non son stato, è una cosa che mi destabilizza.

Son problemi.

venerdì 1 febbraio 2013

"Prometti di non dirlo a nessuno!"

Tarda mattina, entro in cucina, coinquilina che ieri ha dato uno degli ultimi esami, pare passata sotto un tir.
Essendo rimasta in facoltà dalle otto e mezza di mattina alle dieci di sera, perché il prof aveva deciso di fare un appello maratona "e se ce ne andiamo si arrabbia"mi pareva tutto sommato comprensibile.

- Beh ti sei svegliata ora?
- No Tazzi, non puoi capire, non ho dormito niente, son stata malissimo tutto ieri e tutta questa notte

Inizia a piangere.
Contate che lei è una figona trentina alta, bionda, con un telaio che mi fa spesso domandare perché passi la vita china sui libri quando avrebbe fatto molta meno fatica facendosi strada a suon di sorrisi.
La sua personalità oscilla tra l'imbarazzante tenerellità di un orsetto del cuore e la gioviale mitezza di una Signorina Rottenmeier mestruata.
Non so parlare con la gente quando piange, quindi fingo con nonchalance che sia tutto nella norma.

- Ma cos'è successo?
- Ieri sono stata malissimo, ho bevuto dell'acqua marcia e son dovuta andare avanti e indietro dal bagno tutto il giorno in facoltà e tutta la notte in casa
- Dell'acqua marcia?
- Siiiii
- Ma dove l'hai trovata?
- Nell'armadio! Stava lì da quattro anni
- Ma perché hai dell'acqua da quattro anni in un armadio e ti è venuto in mente di berla proprio prima di un esame??
- Non te lo dirò mai! L'ho detto solo alla Mati che ieri era con me!
- Fammi pensare.. l'hai bevuta una volta che hai passato un esame difficile e te la sei tenuta lì?
- Siiiiii
- Ahahah, che scema, tu sei matta
- Era acqua santa!
- AHAHAHAHAH sei un'idiota! Che schifo! Come bere dal cesso di un autogrill, guarda che lì dentro ci sono colonie batteriche che hanno già ottenuto l'indipendenza dall'Inghilterra
- Ma la Meri la beve sempreeeeeee, anche sua madre, a litri ne bevono!
- Il fatto che la Meri e sua madre abbiano una flora intestinale della madonna non toglie che siano due dementi. Ma ti sei sul serio bevuta acqua santa?? Ahahahah
- Oh Tazzi, prometti di non dirlo a nessuno!
- Non dirò una una parola, al massimo ci faccio un post.

lunedì 28 gennaio 2013

"Come stai?"

Come vuoi che stia.

Oggi mi hanno bocciata e studio da capo, mi sento contenta con dei pezzi che mancano e stavolta penso di andare a cercarli, mangio spaghetti e fumo di più.

Vedo persone e fa ancora stupore come ci si intrecci occupando piastrelle dove forse qualcuno era già passato, perché son sempre meno le possibilità che la prima sia tu.
Ci si scambia di continuo, come pedine in giostra dentro piazze affollate e non si posson difendere tutte le posizioni occupate.
Ma non ho mai abbandonato niente senza tornare per dire un "ciao" e le nostre scacchiere sono tutte intrecciate.

Ci sono cose che penso, tipo a che serve una testa senza nessuno da metterci dentro ma pazienza e non importa: guardi un orologio e capisci che devi usarla comunque, prima che scada. Come le uova.

La nostalgia non è più un buco nero ma un vano a misura, prima o poi qualche cosa pure io ci metterò ma adesso è vuoto perché ha una strana forma, aspettava qualcosa che so che non torna.

E adesso ho una cicca già pronta e un vino iniziato, cose da fare, propositi a caso, e anche far pace con tanti momenti e stavolta la cosa riguarda solo me.

domenica 27 gennaio 2013

Giornata della memoria un cazzo

Abitualmente mentre son seduta in bagno, sfoglio twitter.
Che mi annoia moltissimo e perdo meno tempo che con un libro o un giornale.

Oggi a quanto pare è la giornata della memoria e dobbiamo sorbirci tutti foto di ebrei di cui son rimaste solo ossa e frasi di Primo Levi.

Volevo solo dire che a me, di fare la cacca con "Se questo è un
Uomo", frega molto poco.

Non per male, non per disinteresse (la seconda guerra
Mondiale con annessi stermini e connesse invasioni, resta una delle pagine più articolate della storia europea, una figata non fosse stata una guerra vera ma un film di Cameron) o altro.

È che ho le palle fracassate: ma è possibile che ogni anno la stessa storia?

Nei social network impazza un buonismo intellettualoide che sfiora il ridicolo, perché si sprecano frasi gravi, immagini turpi, auspici altissimi, poi nella realtà nessuno fa mai un cazzo.

Ma non dico chissà dove o chissà che: al bar, in ufficio, alle poste, in comune, queste robe dirle alla gente in faccia, mai visto accadere (a meno che non lo faccia io).

Non tanto perché di persona facciano più effetto, o per raggiungere un ipotetico auditorio non informatizzato, ma perché se non avete lo spirito di dire, ricordare, insegnare quello che sapete essere successo agli altri nella realtà, non capisco con che diritto intristiate la mia cagata della domenica mattina.
Da dietro uno schermo è troppo facile, oltre che inutile perché tanto i nostri contatti mica sono di Forza Nuova.
Quindi ci si da storiche pacche sulle spalle e memori strizzate d'occhio, giocando a chi ce l'ha più lunga, la citazione.

E ora scenderò al bar, e probabilmente non ne parlerà nessuno.

giovedì 24 gennaio 2013

So u

Mentre i vicini pugliesi spadellano ad un volume impossibile da uguagliare per chiunque sia nato sopra Firenze, cerco sistemi per cazzeggiare il più possibile.

Ho eliminato l'account personale su fb da sabato e mi sento gggiovane come nel 2007.

Perché io, quando ho l'ansia o un problema da affrontare, cazzeggio su fb, leggo notizie, mi infervoro su questioni del tutto irrilevanti, modifico foto insulse e le metto su Instagram, sfoglio Twitter che è veramente una cosa noiosa, trovo alibi ragionevoli alla mia irragionevole inedia e scrivo sul blog.
E rimando.
Prima o poi passerà, cazzo. Morirò pure io.

Ho quindi eliminato dall'aggeggio infernale che chiamano smartphone quasi tutte le app, praticamente ora ho un 3310 meno contundente e più touch ma Safari e il blocco note me li devo tenere per forza a quanto pare.

E da safari, pur avendo disattivato l'account principale, su uno dei 43 account spuria che mi ritrovo ci posso andare.

E dato che non ti sento da 4 giorni e fa pur sempre un po' effetto, son andata a vedere il tuo profilo, che è chiuso, ma nella mia testa è pur sempre l'equivalente del passare davanti all'uscita del liceo a sedici anni fingendo di essere lì per caso e incrociarti così, per esser certa che esisti.

Cliccando la tua immagine copertina, ho letto che qualcuno ha commentato "That's so u!".

E lo so che non ti conosco, che ti ho visto tipo otto volte e che in questo momento l'unica cosa da fare è stare - una volta tanto - zitta senza rompere i coglioni e farmi la mia vita.

E so che non posso essere in alcun modo d'aiuto ora come ora.
Che colpo, al mio egocentrismo.

E dalle note scrivo, e da Safari posto.

Insomma, nonostante le incomprensioni, il tuo messaggio che quando l'ho letto la mia reazione è stata "Una grappa e un negroni" perché da solo non andava giù, il mio essere sempre inopportuna, mi piace che sia "so u", l'immagine con quella frase stupida, che ti avevo mandato un po' di tempo fa.

E comunque 'sti pugliesi hanno una bonga sulla mensola vicino alla finestra, male che vada il cazzeggio, faccio un salto di là.


Amici, sì certo.

Adesso ditemi chi è lo stronzo che ha inventato il programma di MTV dove i migliori amici si dichiarano l'uno all'altra.

Cioè mediamente quello che ne vuole a quello che non ne vuole.

Non serve un genio, ad esempio a me son bastati un venticinque anni circa per accorgermi che, tra due persone di orientamento sessuale opposto, l'amicizia esiste solo se uno dei due è innamorato perso e l'altro per nulla.

Posso concedere alcune deroghe alla questione:

1- uno dei due ha già avuto un momento cotta, abilmente superato senza troppi strascichi supponendo che l'altro in vita mai l'avrebbe cacato, messa in tasca e via.

Allora, o il rapporto sedimenta fino a perdere qualunque mobilità - come ad esempio le mie ginocchia - oppure ad un certo punto l'imbecille che fino a quel punto stava convinto della propria interamicizia riceve l'illuminazione e capisce di essersi sorbito/a le vostre riflessioni sul colore dello smalto/i monologhi della motocicletta che in realtà è un misero scooterone, per motivi diversi dalla sperticata fratellanza e se ne esce con un "Voglio di più".
Sentendosi regolarmente rispondere con un "Ah, beh io avevo una cotta per te ma ormai.." e si butta sotto un treno.
(Suppongo che molte puntate siano finite così, ampliando il concetto di "Treno" per introdurre quello di "Semiautomatica", essendo il programma di provenienza USA).

2- Ci si conosce da ottomila anni e anche solo l'idea di un abbraccio meno che fraterno all'altra persona fa venire complessi d'incesto e orrore, nausea, vomito, gagging.
Che per chi non è amante del genere, disincentiva parecchio.

Già il bacio sbronzo con gli amici può avere risvolti disgustosi. Gravemente.

Generalmente almeno uno dei due - se non entrambi - sarà comunque cacapalle come fosse un moroso, perché geloso come una biscia e con un complesso d'edipo traslato all'altra metà della pagliacciata (o amicizia) direttamente dalle tette di mamma o dalle mani di papà.



Il massimo del disastro si realizza proprio quando l'altro, alla penosa dichiarazione, cede.

 
Amici, conoscenti, sconosciuti e stalker, ascoltate zia Mezzatazza che da buoni consigli perché non può più dare il cattivo esempio: LASCIATE STARE.

Partendo dal presupposto che difficilmente funzionerà, ma veramente vorreste stare con qualcuno che vi ha guardato con occhi da triglia per un decennio abbondante senza prendere la minima iniziativa?
Vorreste sul serio una persona del genere per avere a che fare con bollette intestate a voi?

- oddio, l'Interpol ha emesso un mandato d'arresto internazionale per trentacinquemila euro di bollette non saldate

- scusa, avevo visto che erano da pagare ma non sapevo come dirtelo

- ma come?? La posta avevamo detto l'avresti gestita tu, perché non me lo hai detto?
- Aspettavo il momento giusto


Avete seriamente intenzione di andare a letto con qualcuno che conosce se non tutte le vostre scopate, almeno il numero esatto di tutti i partner?
Di telefono intendo, perché li avrà conosciuti e commentati, e ascoltato confidenze, schifezze, zozzerie.

- no questo no

- ma se da Marco e Paolo te lo facevi mettere anche nel buco sulla lingua

(ma quanto son belle le pubblicità del 48 118? Solo i nomi dei miei zii usano)

Una persona che vi conosce così bene da sgamare regolarmente ogni vostra balla o reticenza?
Che conosce la faccia da corna?
Sa a memoria l'espressione "ho mangiato un kg di cioccolato"?
 
Poi quando scoppierete, Studio Aperto verrà a intervistare i vostri vicini.

"Pareva tanto una brava persona".

Perché l'esplosione non sarà senza vittime.

Datemi retta: trovate qualcun altro.
Qualcuno da conoscere, con cose da scoprire (a tutto rischio e pericolo) ma che almeno non sia una propaggine di voi stessi.

Che abbia fatto esperienza diverse da mettere insieme alle vostre, vi racconti esaltanti ricordi e ascolti tutto ciò che ancora non sa di voi.

Insomma, fate il cazzo che vi pare ma non chiamate MTV: punto a ottenere un 20/24 ore di Diario di una Nerd Superstar.






mercoledì 23 gennaio 2013

Oggi

Le orecchie tappate da due mesi e mezzo paiono stapparsi leggermente poi, senza che me ne accorga,  tutto di nuovo è ovattato.

Stacco facebook e mi manca un po'  ma mi viene l'ansia all'idea di riaprirlo.

Urlo cordialmente ai vicini adiacenti di non strillare per cortesia, la mia coinquilina da tre stanze più in là pensa ce l'abbia con lei e mi risponde strillando ma ho le orecchie tappate e da là non la sento, sfiorato il caso diplomatico domestico.

Però sta studiando medicina legale e mi avverte che per occultamento di cadavere la pena prevista è tre anni ed è ingiusta quella che la cassazione ha dato a Corona (non dovevo portare una tv in casa).
Sempre meglio che mimare addosso a me gli sgozzamenti che legge sul libro, come sabato sera.

Mi chiedo come tu stia e nel mentre mi distraggo involontariamente. Credo che la mia testa voglia dire "Che stia come gli pare, pace e bene".
Che mi distragga da te per pensare a quel che sto ripetendo è un segnale piuttosto chiaro.

Ieri l'allenatore della mischia ha fatto un discorso fighissimo sull'importanza di andare ad allenamento e un mucchio di altre robe e io oggi devo tirare pacco.



Oggi niente torna.



martedì 22 gennaio 2013

"GIOVANNA! Da quest'anno le gomme da neve saranno obbligatorie SEMPRE! Anche in ESTATE".

Le oscillazioni di decibel durante le telefonate tra mia nonna e le sue sorelle sono simpatiche come il volume della tv, che mentre stai finalmente assopendoti sul divano si alza del 200%.
Il più delle volte poi, per venderti aggeggi complicatissimi al solo e dichiarato scopo di preparare un'insalata.
Ma vaffanculo.

Comunque sarà un'estate interessante: strati e strati di copertone su tutte le autostrade, scure e appiccicose strisciate bituminose ad ogni curva, che se attraversi nel punto sbagliato, effetto carta moschicida garantito.
Non capisco da dove le vengano certe idee.

"LO HA DETTO LA TELEVISIONE".

A parte che dubito ma anche fosse, la televisione ti dice pure che sarebbe il caso di spendere cinquanta euro e trenta ore di vita per acquistare, montare e imparare a usare quel contenitore che taglia i vegetali.

"QUELLA è una stupidaggine".

Il criterio con cui le donne della mia famiglia decidono che un enunciato sia o non sia sensato, non esiste.
Son sentimenti, è uno sturm und drang di emozioni: più la situazione appare catastrofica, più a loro piace, a volte sulla scia emotiva provocata da chissà che, sentono una parola per radio, tipo "Gomme" (che se va bene parlavano di Vigorsol) e ricamano, inventano.
E la ingigantiscono, e la gonfiano, e la drammatizzano.

A volte mi chiedo cosa si voglia dimostrare, ostinandosi su punti tanto sciocchi.
- Sai, ho sentito che si dovranno mettere gomme da neve anche in estate
- Non è possibile nonna: hanno una mescola diversa, le gomme finirebbero spalmate sulle strade, si consumerebbero troppo in fretta
- Ah, avrò capito male

Invece non succede mai.
Perché a casa mia siamo fatte per ostinarci sulle puttanate.

Ci penso e mi accorgo che sono anche io così, anche se non ce n'è bisogno.
Anche se dovrei evitare.
Anche se so che quella cosa non devo dirla in quel momento o proprio mai, a volte parte un pistone d'idiozia che spinge fuori dalla bocca puttanate atroci.
Irriferibili.
Inscusabili.
Irraccontabili, manco qui, che c'è chi nemmeno mi conosce a leggere e qualcuno forse che mi conosce ma proprio per quello non si stupirebbe.

E allora va così: rapporti rovinati o messi in forse, che deviano di natura per sopravvivere - che voglio dire: sticazzi, io dei rapporti geneticamente modificati ci faccio 'na sega, piuttosto via nella pattumiera - e una serie di effetti collaterali infiniti.

Forse sarebbe il caso di imparare a dargliela su, rassegnarsi ad aspettare, fermarsi a riflettere, ma a noi quando parte l'embolo parte, non ci hanno fabbricate con il sistema di blocco.

Mi piacerebbe essere capace di dare spazio, ma sarà l'astigmatismo che quando qualcuno si sposta un po' in là lo vedo troppo sfocato per non irritarmi.

Allora vediamo se in quest'anno, che di suo non credo si differenzierà dagli altri, vediamo se riesco a fare una cosa nuova.
Vediamo se si riesce a stare più tranquilla, a smettere di tritare le palle al prossimo (intendo proprio il prossimo, che questo ormai è andato) a capire che se non tutti ragionano come me forse è anche un bene.
A smettere di vivere di bianchi o neri o almeno a fare finta (ti ho promesso che non avrei più eliminato il tuo account fb dagli amici, così ho tolto il mio) e a concedere alle promesse altrui il beneficio del dubbio.

Smettere, almeno in parte, di impuntarsi. Ok.
Questa volta, anziché litigare, scrivere, lamentare, metterò su queste cazzo di gomme da neve.






















giovedì 3 gennaio 2013

Natale a pranzo e ricordi

"Avresti mai pensato che le persone più divertenti di queste vacanze, sarebbero state i preti?"

Al avrebbe ragione, non fosse che ho una nonna con tre sorelle di cui due pervenute (una in trasferta: in seconde nozze ha finto di sposare - cioè tutti pensano che sia sposata ma non è vero - un farmacista di Rimini e ha finito col seppellire pure lui) le quali non vanno mai sommate tra loro, addizionando alcolici.
Decibel smisurati.

- Eravamo a S. Francisco in comitiva e ci siamo trovati in mezzo a questo corteo, con tutti uomini che si baciavano.. ma CHE SCHIFO!

La Zia Giovanna ha meno di ottant'anni, portati alla sommità di una pettinatura cotonata rame acceso, tenuti in posa da colpetti di dita abbronzate, con lunghe unghie smaltate di rosso.
Dieci anni fa, in spiaggia, si presentò al mio allora moroso domandando se non fosse sorprendente che alla sua età le tette rimanessero "così su! E da sole eh!".

- Vabè zia eravate a S. Francisco..

- Ma erano tantissimi! Dove ti giravi c'erano uomini che si baciavano, che sculettavano..

- Vabè sarà stato il gay pride

- Beh aloura un amìg al selta sò e al taca a dìr: "Busòn! Nuèlter a Bulògna i ciamen acsè!!! Busòn!"
(Beh allora un amico salta su e inizia a dire: "Busoni! Noi a Bologna vi chiamiamo così!!! Busoni!")

- Zia ma eravate al Gay Pride!

- Beh i eren dì buson!

Praticamente come entrare in un Centro Anziani gridando: "Vecchi di merda!".

Quella del greco che ballando le morse un orecchio ve la racconto un'altra volta.
Non si è più ripreso.

Son momenti consolatori, di scienza: scopri che la tua regolare inappropriatezza è genetica, non del tutto una colpa insomma.

Ma una schiera di parenti sopra i settanta, oltre a una serie infinita di funerali entro il ventennio, crea qualche problema perché va costantemente rassicurata che no: non sono lesbica.
Single da troppo tempo, gioco (molto male) a rugby, non vado mai dal parrucchiere, non porto i tacchi (il mondo ringrazia visto il mio metro e ottantadue, che Al è 1.81 e rosica).

- E té, l'ambrous?
- Lascia stare zia, i morosi creano solo problemi
- Beh an fà ta gl'aviva pur
- Sì, anni fa lo avevo, ero giovane e stupida
- E adèsa?
- Vecchia e rinconglionita

Curioso che una donna tradita e immiserita da un marito infame che ha pagato negozi e case all'amante allora ventenne e che ci ha anche fatto un figlio, sia così insistente sul fattore moroso. O forse è solo sadismo.
"Dai bisnipote di merda, è il mio turno di ridere".

Che poi ok: io son single per scelta perché le scelte fanno schifo, mica per altro.
Non pensavo, in tutta onestà, che avrei trovato solo imbecilli.
Un tizio una volta mi parlò di quanto trovasse la patata commovente, perché la prima volta che l'aveva vista fu a nove anni da un'amichetta dodicenne con evidenti problemi psichici che gliel'aveva mostrata e lui ne intuì "la sacralità".
A tutt'oggi quella che fumai con lui, è l'unica canna che rimpiango di aver offerto.
Mai più visto, tolto da fb, esorcizzata la panchina del mio paese fin dove era venuto per rompermi il cazzo.

Per non parlare degli ex, sono così avanti con le puntate di "A volte ritornano" che inizio a chiedermi se non sarebbe più appropriato raggruppare tali episodi della mia vita sotto la dicitura "Oh ma te ne vai?".
Ma perché nessuno capisce quando dico "Non farti vedere né sentire mai più"?
Che è, balbetto?

Il punto è che la questione è diventata monotona: conosci qualcuno, anche se pare normale e non ha culti genitali, poi tira fuori dal taschino - profondo come tutti i buchi di Mary Poppins messi assieme - il bagaglio emotivo.
Và che già col mio, in casa si sta stretti bel.
No: seriamente, ho dovuto togliere la tv per sistemarlo tutto.


Che non so se sia meglio o peggio di una volta.

L'altra prozia presente sposò uno pieno di soldi ma del quale non fu mai innamorata e quando la figlia diciottenne rimase incinta dopo aver smesso, grazie agli sforzi di tre nuclei familiari, di farsi le pere, smise anche di sorridere.
Io non l'ho mai vista felice ma tanto con me non parla, perché da piccola ero bionda e sua nipote no.
Lasciamo stare il marito della figlia, perché non ci credereste.
Anzi, vi dico solo che nonostante la coabitazione, non ha mai saputo quando e con che voto, la propria di figlia, diede la maturità.
Non vi parlo dei nipoti (miei cugini di secondo grado della scala Richter) che non vi meritate di sapere certe cose.

La prozia che stende i mariti e che vive in trasferta, è stata sposata una vita con un coglione inenarrabile altezzoso e spendaccione che le ha sempre impedito di lavorare nonostante fosse una delle poche diplomate di quegli anni al paesello.
Lei era innamorata ma perché effettivamente è idiota, e i due figli sono stati la brillante somma di boria e demenza.
Quando la zia stava sui settanta intendeva convincermi che il perizoma leopardato fosse un dettaglio irrinunciabile per una quindicenne.
Non avevo pensato che, vedova da poco, stesse riaffilando le armi.
Né che fossero ancora utilizzabili, insomma.
Poi il tizio che ha trovato tempo dopo è morto seduto in salotto, mentre cazzeggiavano.
- Alberto (..) Alberto???
Beh insomma Alberto aveva poi quasi novant'anni eh, ma qualche anno coi perizomi se lo son goduti anche loro.

Mia nonna si sposò per amore.
Ogni tanto racconta che aveva quattordici anni e il nonno passava davanti alla bancarella dove lei vendeva francobolli - sotto al portico vicino alla chiesa - dicendole: "Te li compro tutti se lasci che te li attacchi sugli occhiali".
Anni dopo, a pochi mesi dal matrimonio, le scriveva per lettera dalla leva "Matta come sei saresti capace di non presentarti in chiesa, ma devi venire!" e rispondeva acido alla madre "No mamma, la sposo lo stesso, non mi interessa se mi compri la moto per farmela lasciare".
Va da sé: mio nonno è quello che è morto prima.
Quando si scoprì malato senza speranza, andò nell'allora negozio di scarpe più bello del centro, entrò e chiese "Il paio di scarpe più belle per mia moglie che la porto a ballare".
La commessa ogni tanto lo racconta ancora e le vengono gli occhi lucidi come vent'anni fa.

E insomma, in tutta onestà non so come si faccia.

A capire quando sia il momento, o se quello che hai davanti sia un cretino (in assenza di gravi indizi come la descrizione di una vulva al primo appuntamento), ad avere voglia di crederci per finire fatta a pezzi, ad avere il coraggio di fare figli e incrociare culo e dita, perché non sempre va come si vorrebbe.
Ad assumersi il rischio di incontrare la persona perfetta con cui dividere letto, progetti, lavoro e vedersela togliere da un ospedale troppo presto, da un'altra perché lui è uno stronzo e non te ne eri accorta, da un incidente perché a volte accade.

Tutto sommato non è così male, perché siamo pur sempre attorno a quel tavolo, insieme, non di frequente ma nemmeno così di rado come cade il Natale.
E il bello, ad di là di parenti che urlano all'omosessualità e alle troie, ai truffatori e ai mariti, che minimizzano enormi pezzi di passato, è il tempo che hai per ripensare alla strada che loro hanno percorso per arrivare alla propria sedia.
E anche sentire un po' parlare di busoni.