martedì 28 agosto 2012

L'inizio di un disastro

Caldo caldo caldo, voglio uscireeeee, ma perché gli spogliatoi son casse di cemento umide e calde?
Dove ho messo le scarpe? E i calzetti? E la testa?


- Giada mi presti la piastra?
- Tieni Faggio

Troppo caldo, piastra un cazzo..
E siamo le ultime. E adesso le altre dove saranno? Qui è piccolo ma odio vagare.


- Dai bimbe, fuori dallo spogliatoio che siamo le ultime?
- Vai, noi abbiamo quasi finito
- Ok

Uff.
Le altre le altre le altre.. eccole. Attorno al toro meccanico alcune, altre attorno allo stand del bar, l'ex Compagno di Stanza che ci ha accompagnate a questo pomeriggio di tocco con Mela alla sesta birra, lei alla quarta credo.


- Ohi Faggio ce l'hai fatta

(Faggio sono io, per le compagne di squadra).

- Sì, troppo caldo là dentro, poi le tipe dell'altra squadra le avrei affogate con l'irrigatore da prato.
Birra?
- Sì, se vai lì te la regalano
- Perché?
- Il tizio alla spina è matto
- Ah, perfetto, voi fate il toro meccanico? A dopo

Birre, birre, birre, tra un po' pure io sarò fatta per il 70% di birra, o forse per l'80. Poi è matto sì quello alla spina: gli passi davanti e ti ficca in mano tre bicchieri alla volta, potrei pure usare i buoni per noi che abbiamo giocato, lui non li vuole.
Vuole solo darti birra.

- Quante birre vuoi??
- Una, grazie
- Nooooo, tieni e portala alle tue amiche!
- ..Ok, grazie, il buono
- Noooo, dopo!
- Ehm, ok

Odio scroccare, poi odio giocare al tocco, anche se non so placcare giocare a rugby senza contatto son due palle, checcazzo fatemi giocare a strega comanda colori che almeno mi diverto di più, o palla quadrata. Palla quadrata! Quanto mi manca!
Tornerei al liceo solo per la palla quadrata.
Medica, magari.
Da tirare in faccia alle mie compagne di merda.
Tre birre e non sentirle.
O forse un po' sì.

- Tazza, ma uno spritz?
- Ti accompagno Mela, non so se ce l'hanno. Chiediamo a lui.


- Ciao, senti lo fate lo spritz?
- Sì ma non qua, là nel gazebo

E mentre parla sorride e ci molla due medie
- Ma non importava la birra..
- Prendi prendi!
- ..ok. Senti Mela, vado a prenderti lo spritz col buono, visto che la birra è obbligatoria.

Gazebino.. lì. E beviamola subito 'sto bicchiere.
Questi altoni sono tutti uguali, non avevo mai visto così tanti maschi giganti tutti insieme, tutti con la magia rossa "Staff", che ansia che fanno venire.
Adesso capisco perché dicono che anche noi per i cinesi siamo tutti uguali: i rugbisti almeno, lo sono di sicuro.

- Ciao, senti, posso usare un buono birra per lo spritz?
- Sì, nessun problema
- Grazie, non sapevo se costassero uguale o no

Che male al collo, e che pipì, maledetta birra.
Cazzo, Mela è ancora vicino all'altro bancone di birra, adesso torno e la trovo annegata o con dodici bicchieri in mano, qualcuno fermi quel tizio o almeno lo tolga dalla spinatrice.
Beh, e questo altone perché mi sta guardando così male..? Dammi 'sto spritz no?
Perché mi guardi accigliato? Ahò, pronto?? Oddio si è bloccato, faccio lo stesso effetto a cristiani e computer.


- Se non sai quanto costa il buono, come fai ad averlo?

Ah, tutto 'sto impegno mentale apparente.. Chi sei, l'ispettore Gadget? A parte le infinite possibilità, guardami: braccia rubate all'agricoltura, spalle larghe, capelli sotto ancora bagnati.. sarò mica una di quelle che ha partecipato al torneo e c'ha i buoni dell'iscrizione..?

- Giocavo
- Mh.

Ma guarda questo.. non è convinto?? Che ragionamento è? Adesso me lo faccio spiegare, cioè dimmi come ti viene una domanda del genere, che pensavi? Di sventare eventuali appropriazioni indebite di buoni da due euro?
Perché di là c'è uno che a forza di regalare alcolici temo conquisterà in serata il mondo.
Bello però, che bello che sei. 
Ma spiegami dove pensavi avessi preso quel buono.. rapina? Estorsione? Mi son portata il blocchetto da casa?...

- Tu non giocavi?





venerdì 24 agosto 2012

Brutta copia di una nostalgia

Da bambina passavo le vacanze in Sicilia, con mia nonna che insieme ci scambiavano sempre per straniere - così bionde - e tutte le famiglie tedesche in spiaggia ci regalavano  prugne , con mio nonno che era il mio eroe e grande amore, con dei bellissimi braccioli rosa capaci di guidarmi tra le onde più insolenti.

Di quei giorni ogni ricordo rimasto intatto parla di odori mescolati - creme solari e fichi d'india - passeggiate per Taormina in piazze piene di pittori estremamente suscettibili, granite con gelato e carretti di frutta, incubi in cui mi perdevo sudata ogni notte (sempre lo stesso ogni estate in realtà).

Una di quelle estati avevano ucciso qualcuno di importante e anche io e i miei quattro anni siamo stati perquisiti gentilmente tante volte.
 
A cinque anni il tempo è così grande e tu così piccola da non poterne vedere la forma, da non poterne intuire la fine.
Non capisci quanto sia esile e sfuggente finché le tue dita  diventano abbastanza grandi da lasciarselo scivolare attraverso, forse per  mancanza di attenzione.
E dire che ti eri solo voltata un momento, volevi fare un castello di sabbia.

Così quelle vacanze erano finite senza avvisare, finite per sempre.
Poche cose sono tristi e crudeli come la realtà quando ti si presenta davanti la prima volta, per togliere.

Ho avuto bellissime vacanze nella mia vita, con persone di ogni genere, per desiderio o contingenza.

Da bambina mi sarebbe parso impossibile ma è successo: ho preso treni dicendo a casa che andavo via con le suore per finire dentro camper parcheggiati in postacci orrendi a sbronzarmi e vomitare in pineta.
Ho preso aerei da sola, ore e ore in giro per l'aeroporto di Atene.
Ho preso aerei con l'allora moroso, persi e disperati di non ritrovarsi in quel caleidoscopio del Charles de Gaulle.
Ho acceso falò e conosciuto ambulanti dalle storie straordinarie, mi sono innamorata di passanti e bagnini, ho rinunciato, troppo insicura, a serate che dopo dodici anni ancora un po' mi mangio le mani.

Ho incontrato su treni in giro per l'Italia una donna dai tratti fini e gli occhi a palla che parlava con un barattolino di crema idratante, un ragazzo nerissimo che voleva dormirmi addosso, un custode di cimitero che nel tempo libero suonava la tromba e sognava dalla Calabria di andare a vivere a Milano e nemmeno lui sapeva perché.
Ho conosciuto un ragazzo bellissimo al quale ho fatto tante domande, ero così ubriaca che non ricordo le risposte.

Ho fatto l'amore in spiaggia e su scogliere, cercando di calcolare se mi sarei fatta peggio a stare sopra o sotto, in piedi contro barche spiaggiate, in fretta dentro al mare.

Ho fumato erba galleggiando su mari bellissimi.

Mi sono tuffata da scogliere e barche, ho guardato i pesci con la maschera anche se avevo paura, ho letto libri appassionanti.

Ho incontrato tantissime persone che non rivedrò mai più, sperato tanto ogni volta che un braccialetto di filo si è rotto, sempre azzurri li compravo.

Ho salutato su binari e passerelle e aspettato ritorni.
Non sempre ci sono stati. 
Ho vissuto momenti stupefacenti.

È ingiusto come la realtà sceglie di insegnarti la vita, ancora di più quando decide di spiegarti la morte. 

Darei tutti i treni e gli aerei, i baci e gli sguardi, le bottiglie e le risate, per tornare.

Così ogni tanto, quando la luce è quella del tardo pomeriggio, il suono delle onde è richiamo dolente e ricordo, la sabbia sepolcro che decompone ricordi.
Saranno caduti in quelle buche che scavavamo insieme io e te.

Darei ogni momento per farti sapere che niente di tutto quello che potrei ricordare o vivere un giorno, potrà mai valere un solo minuto con i braccioli in mare con te.




venerdì 17 agosto 2012

Non ho voglia

Non ho voglia che mi si rompano le palle perché sono scomparsa da skype.
"Tranquilli", potete dirvi di me. "Ora è in un posto migliore".
Non che la vita reale lo sia - per carità - ma nemmeno il sottosuolo lo definirei proprio così.

Il fatto è che non ho voglia.
Non ho nemmeno voglia il più delle volte di sentire bussare alla porta senza sapere chi c'è dietro.
Curioso: quando ero ragazzetta si citofonava, telefonava alle persone e fine del problema, mentre a oggi è gradito un messaggino oppure uno squillo per annunciare la propria presenza, o addirittura chiedere se si può telefonare.
Comunque sì: mandatemi un messaggino o fatemi uno squillo, non voglio avere a che fare con la gente a sorpresa.
Per le chiamate non preoccupatevi: posso silenziare il telefono, al massimo non vi rispondo.

Non ho voglia di lavarmi: ci sono circa seicentomila gradi da settimane e settimane e in tutto questo tempo ogni volta lavarsi è risultata un'operazione vana, del tutto priva di utilità.
Provate voi a essere una balenottera sgraziata e ondeggiante che deve sopravvivere all'afa e vedrete come allagare il bagno, per poi dover sistemare, quattro volte al giorno sia solo una gran rottura di coglioni.

Non ho voglia di conoscere gente nuova.
In rapida successione le persone con le quali ho iniziato a parlare dal nulla di recente, si potrebbero definire ognuno con una parola a testa:

- ritardato
- noiosa
- idiota
- stupido
- stupida
- insipido
- viscido
- cerebroleso
- vomito
- bipolare
- fanculopensavofossiunodivertenteetranquilloinveceseiuncagaminchiasputasentenzeesattamentecomeme

L'ultima, come potete notare, è un neologismo.

Non ho neanche voglia di pensare a eventualmente come chiarire la serie di malintesi che si sono creati - o meglio: che ho creato - e spiegare una volta per tutte che no, non sono innamorata - ma magari lo fossi -, solo avevo giudicato male.
Pensavo fosse un'altra persona.
Che mi piaceva.
Invece no (e non sarebbe proprio una cosa carina, da dire).
Adesso francamente sono un po' offesa.
Vabè, in ogni caso il problema non si pone: non ne ho voglia.

Non ho voglia nemmeno di andare al mare.
Quest'anno non ci sono stata e il mio colore è un promemoria per tutti coloro che temono la noia estiva: "Prenotate cazzo, prenotate e partite, se no finite così".
Ma non è un problema.

C'avrei altre due o tre cose, ma non c'ho voglia di scriverle.
Bah, adesso non mi va.