domenica 3 giugno 2012

Cronache un po' scosse di un terremoto del cazzo

Esco da casa dei miei zii, lui alto e geologo, lei ciccia e maestra, carichiamo la macchina che mentre torno a Ferrara loro vanno al mare, a sistemare la villetta delle vacanze dei genitori di lui che a casa loro non possono più stare.

Negli ultimi giorni non era stato chiarito il fatto che io e nonna Tì potessimo entrare o meno a casa, così dopo la scossa di martedì 29 maggio ho fatto un po' la spola tra casa della zia gnocca nel paese vicino e la casa di questi zii nella periferia del mio, di paese.
La nonna sistemata da sua sorella.

Manco a dirlo, abitiamo in centro.
Storico.
Madonna ladra.

Che poi l'abitazione è perfettamente agibile, non lo è la strada: sul marciapiede di fronte, poco a destra rispetto al mio ingresso, la facciata di una chiesa piuttosto alta pende in avanti.
Alcuni ingegneri dicono che vada staccandosi, ogni giorno un po' di più.

Giovedì, bambanavo sotto casa guardandomi attorno un po' stupita: tutto il centro chiuso, episodici andirivieni per portare fuori carte dagli uffici della via in tutta fretta e tornare a lavorare, curiosi in bicicletta.
Io ero da poco scesa, avevo spazzato via i cocci dei vasi e bicchieri caduti a terra.

Ad un certo punto arriva uno dei camion rossi che ultimamente sono dappertutto.
Non c'era Michele, il pompiere bellissimo e silenzioso che ormai mi saluta perché mi vede sempre in giro dove non potrei stare - peccato - ma un gruppetto capitanato da un tizio che prima mi guarda storto poi esasperato mi ordina "Via!"

Mi dirigo verso un vicolo che di lì si può passare e mentre il camion rosso srotola verso l'alto scale altissime, borbotto un  "Scusi, non pensavo che quel punto fosse pericoloso".

Il pompiere, stanco morto di noi che non vogliamo starcene lontano dai nostri portoni ma risultiamo solo in pericolo e d'intralcio, alza gli occhi e grida per coprire il rumore dei loro macchinari già al lavoro:

- Signorina come pensa cada una facciata?
- Beh, gravitazionalmente, mica farà splat in avanti, non ha niente che la spinge da dietro
- Giusto, e sa cosa sembrano le schegge del marmo che cade da quell'altezza? Proiettili.

Chiedo scusa di nuovo e me ne vado via.
Effettivamente non ci avevo pensato: se si uscisse per evacuare di nuovo dal mio palazzo sulla strada avremmo la gigantesca facciata della chiesa in crollo davanti, se lo facessimo nel parcheggio interno le pesantissime lastre dei camini rimasta ancora lì - genialmente solo appoggiate per abitudine architettonica - compromesse in stabilità, ci cascherebbero in testa.

Con una rompicoglioni in meno, i vigili del fuoco salgono anche nella mia via in altissimo proseguendo con il controllo tetti.

Alcune ore prima ero stata a uno dei blocchi perimetrali del centro storico, ferma per capire se ci avrebbero dato notizie.
Seduti vicini nella baracchina, di fianco a un'altra chiesa pericolante (verso l'interno però) eravamo io, una ragazza che non conoscevo, un pompiere che giocava a rugby e si diverte quando dico le parolacce e quello bellissimo sempre zitto. Entrambi di Treviso, ci sono comandi da tutta Italia.

Io e la ragazza chiaccheriamo, il pompiere rugbista legge il giornale, Michele si guarda in giro in silenzio, sono stanchi.
Chissà se ci è o ci fa.

- Quella chiesa andrebbe tirata giù, potessi lo farei io a madonne
Il pompiere rugbista ride, la ragazza ha un sorriso stampato e indelebile un po' da stregatto, sembra una fatina, così esile, un po' butterata, con i capelli scuri lunghi e sciolti, gli occhiali da sole e una gonna ampia.
Ah e il crocefisso al collo
- Ma no dai
- Scusa, è che non sono credente e mi girano le palle a non poter entrare in casa per una chiesa
- Forse dovresti ragionarci

Lei è pacata e sorride un po' maliziosa pensando di avere imbroccato un gran gol, allora le sorrido indietro scuotendo la testa, evitando di ricordarle che una di quelle lastre da copertura comignoli le ha sfondato parte del tetto e l'abbaino in camera sul letto e lei meno di me ha la possibilità di rientrare presto in casa: nel passaggio sotto al mio palazzo, per arrivare al suo, servono gru particolarmente piccole e sono tutte impegnate.

Comunque sta benissimo perché alle nove di quel giorno era a lavoro, per fortuna che il suo Dio lo sapeva e si è limitato a disfarle la casa e non il cranio.
In compenso lo ha fatto a una signora che passava in strada, di spaccarle la testa con un cornicione, ironia della sorte moglie di uno che vende bare.

Bel casino il sistema dei cortili interni di questi paesi, i pompieri di lontano dicevano: "In un paio di giorni tutto il centro lo controlliamo".
Sì, bravi, nemmeno c'aveste arruolato con voi Bruce Willis.
Non riescono a passare, nelle parti interne. Gli accessi sono bassi.


Comunque stamattina lo zio geologo e la zia maestra mi hanno riportata a Ferrara, devo uscire da questa bolla di stranezza che ti si gonfia attorno quando eventi che prescindono dalla tua volontà si inculano quello che era alla base della piramide della tua normalità: la strada sotto casa, i negozi, gli altri inquilini e i conoscenti, le case di molti amici, chiese e negozi.

Mi avevano messa a dormire nella camera degli ospiti.

La prima sera, stanca morta dall'eterna giornata che era stata arrivo, mi sdraio, guardo in alto: due mensole.
Con sopra:

  • pile di quaderni (zia maestra)
  • blocchi di minerali (zio geologo)

Bello, per fortuna che di mestiere non vendono coltelli.
Alzarsi su e togliere tutto: metti che parta un'altra scossa, ti trovi frantumata di cultura.


La strada per tornare a Ferrara passa per i paesi che erano stati epicentro di alcune delle scosse di sabato 20 maggio, avevo già visto i capannoni crollati e le chiese collassate ma è brutto lo stesso.
"Lì, su quel prato a sinistra si è aperta una faglia" segnala lo zio geologo alla guida.
E butta fuori fango, il terreno sprofonda e quel paese - che si chiama S. Carlo - affonda.

Praticamente un deposito d'acqua sepolto sotto strati di terreno sabbioso si è rotto, l'acqua ha preso a salire bagnando la sabbia che, impregnata come quella da bagnasciuga, ha iniziato a lasciar affondare le cose troppo pesanti appoggiate sopra perché sotto c'è lo spazio che, lasciato vuoto dall'acqua, va riempito.

Tipo come quando le onde in riva al mare a ogni passaggio ti fanno scendere sempre più nella sabbia, solo che l'acqua vien da sotto.

Manco a dirlo, le cose troppo pesanti appoggiate sono le case.

La sabbia impregnata d'acqua nel frattempo, aumentata di volume, deborda da tombini e crepe nel terreno, si fa spazio in superficie lenta e continua, fino a un paio di giorni fa era arrivata al metro in alcune abitazioni.






13 commenti:

  1. Mi dispiace tanto... so che non serve a molto, ma ti penso e ti mando un abbraccio.

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  2. l'ho letto due volte. uno capisce più leggendo questo pezzo che un articolo sul giornale.

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  3. Veramente io sto benissimo, è solo tutto strano.
    Sta male chi è in tenda perché non ha più la casa credo.
    Io sono del tutto fortunata: nessuno vicino a me è morto, la casa è a posto, nessun mio parente perderà il lavoro.

    Di questi tempi, da queste parti, non è di tutti.

    E i paesi nel modenese sono messi molto peggio, ma lo racconterò.

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  4. Tazza, son melensa, si sa. Però mi escono le lacrime, mi hai commosso tanto, mi sembra di vederlo quello che racconti. E qui mi fermo, prima di scriverti che ti voglio bene. Magari alla prossima cronaca.

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  5. Tazza, ma si scrive così? e tutti i sacrifici che hanno fatto i tuoi genitori,i tuoi nonni, per mandarti a scuola a studiare l'italiano? Non gli vuoi un po' di bene? Pensaci

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    1. Sono fatta come un copertone, l'italiano al momento non è tra i miei pensieri

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  6. bentornata a ferrara (ho poco da dire rispetto a quel che hai già detto tu)

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  7. Ottima cronaca: asciutta, disincantata.

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  8. Un abbraccio mezza...
    Ti sono vicino (50 km circa).

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  9. C'è gente che aveva tutto ed era depressa di colpo il movimento di una stupidissima faglia gli ha tolto tutto .... Anche la depressione !
    Ora ama la vita ama se stesso e gli altri come non aveva saputo mai .
    Qualcuno ricordi l'aquila abbandonata tra i manifesti di propaganda su un pizzo di montagna.
    Mi sei molto simpatica .

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  10. Gran reportage.
    Son rimasto senza parole, come un Michele qualsiasi.

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  11. Se non avessimo avuto il telegiornale, tutto ciò sarebbe potuto sembrare il soggetto di un film fantastico e da ridere.

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  12. Bella cronaca. Mi ha colpita ma anche fatta ridere.
    "Quella chiesa andrebbe tirata giù, potessi lo farei io a madonne" mi ha fatta scompisciare!

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