mercoledì 2 maggio 2012

Anche questa è poesia

Giulia è alta, ha una massa enorme di capelli ricci castani e gambe lunghe-lunghe e sottili.
Pantaloncini di jeans, calze scure, in piedi lungo un cerchio di gente un po' seduta e un po' no.

Mec è ancora più alto ed è piazzato, testa rasata, occhi da matto e labbra carnose.

E tutti si è nel prato di questo cortile, chi giace divelto su sedie comprese nel cerchio a ridere senza un perché, chi vicino al tavolino per scegliere le canzoni da ascoltare, chi ad accarezzare il nuovo cane di casa (del quale non ricordo assolutamente il nome) che si aggira tra le gambe dei presenti.

Così, senza ragione, Mec si avvicina a Giulia, la prende al volo e le fa un baciamano e restano lì a ciondolare per manina un altro po', alla luce diffusa di una di quelle lampade di carta che fanno tanto ambient, guardando assorti ognuno davanti sé.

Dopo poco lei e la sua massa di capelli ricci si girano verso di lui nella luce bassa e ripensando al baciamano, lei  dice "Avevo toccato il cane" e - come nelle migliori poesie - lui risponde: "Porca troia. Vabé, io mi ero toccato il cazzo".

6 commenti:

  1. volendo.ma bisogna berci sopra.

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  2. Fa più schifo un cazzo o un cane? Una domanda che a confronto quell'inflazionato essere o non essere pare roba da poco.

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