domenica 27 maggio 2012

Oggi

Oggi sono andata presto al bar e una signora al bancone, mentre stordiva di parole inutili la barista mi ha dato della "Pirona" e per un attimo l'impulso è stato stordire lei a pugni in testa.
Oggi è un anno che è morta Mei e non sono ancora sicura che sia vero, perché era una ragazzetta di poco più di vent'anni che sapeva essere cupa come l'inchiostro nero e leggera come un foglio di carta e non sono sicura di esserne ancora riuscita a fare un ricordo felice perché io vorrei chiaccherarci ancora un po'.
Oggi penso ancora a qualcun altro che se n'è andato e spero di non essere l'unica, anche se in fondo non cambierebbe nulla.
Soprattutto a te sia lieve la terra, piccolo Bruno.

Oggi dev'essere uno di quei giorni un po' tristi per pensare ai morti.
O uno di quelli un po' imbecilli dove la gente al bar ti prende in contropiede e tu non pensavi fosse una partita ma solo un cappuccino.
Oggi il terremoto dalle mie parti si sente a malapena ma S. Carlo affonda nella palude e allora che cazzo li usi a fare i nomi dei santi e per che cosa credi in Dio se non serve nemmeno a tenere due mattoni a galla, chiama quel paesello "Luigi" e lascia che faccia una fine come tante.
Oggi mi hai fatta ridere tantissimo mentre ero ancora un po' addormentata e per questo ti sono grata, ma a te le cose vanno dette a piccole dosi e allora te ne parlo un altro giorno, non oggi.
Oggi guardo i vestiti che ho comprato ieri e mi piacciono un sacco ma sono tutti blu.

Oggi non so bene cosa pensare, dove sbattere la testa o perché sia qui a scrivere senza conclusioni di un giorno che in fondo non è nemmeno a metà.
Per me oggi, grazie: basta così.

venerdì 18 maggio 2012

24 ore

Una cheesecake letale e un tentativo di pan di spaglia cioccolatamente modificato che è risultato più brownie che altro, una merenda con aggiunta di marmellata e crema chantilly, libri e libroni e vacuità mentale, chattata con P che non sentivo da parecchio, accordi telefonici per gestione del tempo prossimo tra libri e campagna da Zucca e Ela, aperitivo con cibo e birra e birra, poi un altro po' di birra come prefesta ad una festa a cui non volevo andare, recupero couchsurfers non più disperse portate a casa e messe rapidamente a letto e già che c'ero avviamento lavatrice, ritorno all'aperitivo con salvataggio di tutti i presenti ("Ma.. quest'odore è gas! Togliti da lì: stai girando le manopole col culo!"), giro in piazza con G. e una bionda completamente fuori di testa che diventerà medico e voglio sia il mio,   avviamento a casa scavalcando la Mille Miglia, finalmente a casa: stendere i panni, Compagno di Stanza che alle due di notte mi chiama per persuadermi gentilmente ad andare alla festa ("AHò 'NDO STAI?" "Eh sto andando a letto", "MACCHè VIè FUORIIII"), accordi notturni per addii al nubilato, al celibato e tutte quello cose che penso continuerò a frequentare in eterno quindi tranquilli se non riuscite a festeggiare: ve li saluto io, ricerca compulsiva notturna di ricette e nozioni su B&B, ottava puntata della prima serie di Drop Dead Diva, sonno, sveglia, preparazione colazione per straniere dal nord, colazione in inglese, giro ferrarese mattutino,  ripartenza delle straniere nordiche, lavaggio piatti.

Bestemmie nei ritagli di tempo.

mercoledì 16 maggio 2012

Lista casuale di troppe cose da raccontare

1- The Avengers è bellissimo.

Sono andata a vederlo con Fumetto (il quale ovviamente conosce tutta la genealogia Marvel) e Compagno di Stanza, causa dell'imperdonabile ritardo della visione rispetto all'uscita del film: era in vacanza in Thailandia, lo stronzo.
Ma non parleremo di turismo sessuale, se vi servono indicazioni per la scelta delle vostre vacanze andate altrove.
Il film è bellissimo, fatto benissimo, c'entra con il fumetto pochissimo, fa riderissimo.
E, una volta tanto, non muore nessuno di rilevante.
Non ho mai capito cosa la gente abbia contro il lieto fine o contro i personaggi principali dei film, voglio dire: Titanic - che ha recentemente traumatizzato la sua seconda generazione di spettatori - a tutt'oggi provoca nei suoi traumatizzati il bisogno di compiere complicati calcoli e strutturare elaborati algoritmi per dimostrare come si sarebbe potuto salvare anche Jack.


Come se poi avendo trovato l'astrusa soluzione, andando a riguardare il film di Caprio finalmente cacciasse giù dalla porta galleggiante quella culona di Kate/Rose o ci si incastrasse sapientemente.





Poi vorrei sapere che bisogno c'era di far morire Bruce Willis in Armageddon.
Bah, cose che non capirò mai.
Insieme al motivo per il quale ora la formattazione sia cambiata..
Vabbè, The Avengers è strepitoso, bel 3D, mi sono innamorata di Hulk e fingerò di essere un personaggio Marvel per i prossimi 18 giorni.

2- Smettere di fumare fa ingrassare tantissimo.
Cioè, non mi peso per non piangere ma mangio di continuo.
Però è fico, considerato che iniziai 13 anni fa: puzzi meno, spendi meno e soprattutto quando fai sforzi molto superiori alla tua media non ti viene quel fiatone boccheggiante da apnea con senso di vomito.
Che a quanto pare siamo in pochi a provare, sarà che sono un po' asmatica, sarà che tre quarti dei fumatori che conosco come sforzo massimo contemplano la corsetta, non 80 minuti sul campo da rugby.
Basta non fumare tre giorni e se prima per rifiatare ti serviva un minuto, poi bastano tipo sei secondi.

Fantastico.

Comunque sono un po' traumatizzata: non faccio apposta a non fumare, è che da un giorno all'altro ha smesso di piacermi.
Quando sono in giro a bere con amici e tutti fumano mi viene un sacco voglia di aver voglia di fumare, do un tiro e bleah e per chi è fumatore da sempre, abituato a bere fumando, si perde di qualità.
Risultato: bevo pochissimo.
Il che mi urta abbastanza dato che potrei aver perso definitivamente il mio status di Beona.
Questo mi rende molto triste.

3- Devo smettere di bigiare rugby

4- Due giorni fa sono comparse a Ferrara Ela e Zucca, le due amiche con cui faccio i viaggi on the road, tipo quello in puglia di due anni fa, armate di cani: tra al guinzaglio e uno in borsa ("Ha un po' di febbre") cucciolissimo piccolo.
Ci siamo trovate in un bar dove stazionava Zucca, Ela era ancora dentro un ufficio a chiedere informazioni.

- Ciao Zucca, novità?
- Ciao, bah a parte tutti 'sti cani.. ah, Ela pensa di aprire un Bed and Breakfast e voleva chiederti se ci stai, però forse voleva direlo lei..
- Bellissimo! Ci sto

Quindi vedremo di aprire un B&B a Ferrara entro l'inizio dei Buskers.

Figata.

- 5 Sarò testimone di nozze ma di questo serve parlare a parte perché me lo ha chiesto l'unica persona per cui mi sciropperei di nuovo una messa per intero.
Per cui farei più o meno qualunque cosa, più che altro.

E poi un sacco di altre cose che mi hanno comunicato stamattina e sono decisamente troppe.
Ora, con calma, dovrò trovare il tempo per impazzire su tutto.



venerdì 11 maggio 2012

Da una conversazione su fb, cosa penso serva pensare su animali, sperimentazione, animalisti


Molto vero che diverse anzi, tantissime sperimentazioni sono inutili, il problema è che sono quelle richieste per legge alle aziende da parte dello stato italiano: le società sarebbero ben felici di tagliare i costi evitandole.

Non è che ci si diverta poi tanto a fare sperimentazione sugli animali, specie su quelli considerati d'affezione.


Non vero che la ricerca sugli animali sia superata, ma è una cosa che un non addetto temo non possa capire.
Gli esperimenti su impianti fisiologici non solo possono rispondere a domande, ma danno infinità di dati al ricercatore, aprono orizzonti e insegnano.

Le aziende cruelty free utilizzano diversi escamotage, giustissimi, come l'utilizzo di sostanze note già sperimentate e cose del genere.
Altre aziende enormi, per restare competitive, aggiungono ingredienti di varia natura, ampliando la gamma del prodotti che vanno testati per legge.

Tutto si può evitare, compresa la sperimentazione animale.

Suggerisco solo di dare un'occhiata al ritmo del progresso biomedico e farmaceutico negli ultimi cento anni e a chiedersi, se avessimo evitato la sperimentazione animale, dove saremmo ora.

Forse ancora qui, un sacco di gente sicuramente sottoterra.
Poi penso che siamo anche in troppi al mondo, ma 'sta tendenza a preferire che amici e parenti siano vivi proprio non mi passa.



Odio quegli imbecilli che scrivono libri pieni di menate inesatte.


Ho letto tanto di quel materiale dal sito della LAV che non ne hai idea: tempo sprecato, 
sono fregnacce quasi tutte.

Peccato che una persona che non ha a che fare con materie scientifiche non abbia tempo o modo di accedere ad un laboratorio o anche solo agli esiti di una ricerca per poter fare da sé un confronto intelligente.

Perché sono veramente pochi, così cretini a sostenere che della ricerca sugli animali si possa del tutto fare a meno.

La tipa che mesi fa sosteneva si potesse guarire dal cancro alle ovaie infilandosi in vagina una medaglietta della Madonna per esempio, fa parte del club: è medico e demente allo stesso tempo.


Questo per dire che anche tra gli addetti ci sono dei coglioni, ma come al solito "Fa più 
rumore un albero che cade che una foresta che cresce" e soprattutto ci si trova a doversi guardare da figure professionali delle quali potersi fidare dovrebbe essere un presupposto scontato.

Negli ultimi diciotto anni, per esempio, sono stati resi trattabili attraverso terapie farmacologiche, forme di leucemia infantile che prima erano letali nell'ottanta per cento circa dei casi.
Ora la letalità è scesa quasi al venti percento.

Non ho riletto 'sto miscuglio, rassegnatevi, comunque è nato tutto da un discorso su fb con lui.

Cose che non sopporto

La gente che alla fine della battuta, te la spiega.

Gli animalisti della domenica, manco sanno com'è fatto il loro colon e strepitano contro chiunque lavori per migliorarne stato e prestazioni.

Quando la gente non capisce che offendere era esattamente il mio scopo:
"Ehi piano con le parole che tra poco potrei innervosirmi"
E allora fallo, maledetta capra ritardata.

Le persone truccate in modo pesante perché mi sanno di unto.

Aver voglia di aver voglia di fumare, perché dopo 13 anni non ti vien spontaneo pensare che non ti va una paglia.

La nausea.

Le tipe che se ne vanno in giro mezze nude e hanno una centrale idroelettrica nel sottocute.
Cristodio siete dighe umane, ma bevete una volta al mese?

Correre.

Aver caldo.

Aver freddo.

Giuliano Ferrara e credo sia tutto, perché dopo aver nominato lui temo che lo spazio di questo post sia esaurito.


martedì 8 maggio 2012

Perché non avrei mai potuto aprire un blog di cucina?

Essenzialmente la risposta è mi rompo le palle.

Ma perché fermarsi qui: approfondiamo.

Ieri, dopo pranzo, dando un'occhiata al frigorifero evincevo due fatti:
- Una curiosa invasione di uova bivaccava sul mio ripiano
- Osservare l'imputridimento di un cavolo cappuccio comprato dieci giorni prima e lasciato lì non era divertente come ci si sarebbe potuti aspettare.

(Nonna Ti mi ha poi detto che il cavolo cappuccio ci mette così tanto ad andare a male che ancora un mese poteva star lì, vabbè)

Il punto è che avevo comprato il cavolo cappuccio senza aver la minima idea di come si dovesse usare, quindi ho acceso il computer e cercato "Cavolo cappuccio uova".

L'unico risultato che mi spiegasse che fare riguardava una pagina che parla di tartarre di carne e olive nere (bleah le olive nere) da accompagnare con uno sformatino di cavolo cappuccio effettivamente semplice da preparare e con alcuni ingredienti facilmente eliminabili, tipo la foglia di menta
Gli altri ingredienti li avevo, quindi ho pensato "Perché no? Perché no: facciamo delle polpette".

In fondo mi serviva giusto la conferma del fatto che il cavolo cappuccio fosse commestibile e un'idea su come cucinarlo: bollendolo.
Sì, sono un'idiota.

Quindi ho iniziato a fare quello che diceva la ricetta, continuando poi di testa mia.

Ho schierato sul tavolo:


uova, in numero variabile
sottilette light, perché altro formaggio non ne avevo
poi il cavolo sbollentato
e 5 carote sbollentate pure loro, sfogliata col pelapatate

Mi vengono ancora i brividi a ripensarci.

Lo metto in una terrina e aggiungo uovo, pan grattato, sale, pepe.
Poi però il cavolo era poco collaborativo: tagliato grossolano e poco cotto.

Minchia.
Allora penso "Torta salata".

Penso male: metto tutte le uova insieme alla verdura, poi 5 sottilette, poi un altro po' di pepe ma la pastella è poca rispetto alla verdura.
Maledizione.

Poi mi torna in mente un giorno che ero sul divano a leggere e mia nonna guardava la sorella della Parodi pasticciare in cucina.
Faceva una torta salata dove usava al posto del composto di uova etc, farina di ceci.
"Vai: ce l'ho".
Idea di merda.

Comunque metto 100 g di farina di ceci con 150 g di acqua, smollo il tutto un paio d'ore in frigo e vado a farmi i fatti miei.
Poi torno, mescolo il tutto malissimo e caccio in forno con temperatura e timer a caso.

Chiamo Mela per fare due chiacchere, parlo parla parlo parla.
- Spè che guardo n'attimo il forno
- Fai fai
- Cristodio
- Che c'è?
- Sbuffi di formaggio chimico eruttano e gorgogliano
- Beh è normale
- Ma sarà cotto?
- Prova con uno stuzzicadenti
- Non ce l'ho
- Forchetta?
- No, uso una bacchetta
- Quindi?
- Crudo
- Abbassa il forno
- Già

Abbassato il forno, puntato il timer in relazione alla situazione del cibo, bon.

Suona il timer e non voglio saperne nulla: socchiudo il forno e me ne disinteresso.

Ore dieci e mezza: mi viene fame.
Vaccaboia.
Non avevo altro in casa.





M'è anche toccato mangiarla.

Il sapore non era male, non fosse che credo di aver creato la cosa più indigesta dopo il cemento armato.

Le sottilette light producono uno strato plastico in superficie che le altre sottilette o una cottura sensata non producono.
Il cavolo illude che non sia un alimento letale.
La farina di ceci - subdola - incolla tutto quanto alle pareti del tuo stomaco rendendo impossibile proseguire con la digestione.

Lasciamo stare la cucina: per quanto mi riguarda è meglio parlare di sbronze.






venerdì 4 maggio 2012

Poesia ermetica.

Ieri.
Mentre correvo.
O per meglio dire, "correvo".
Mi ha superata un beagle.
Camminando.
Fanculo.

mercoledì 2 maggio 2012

Cose che avrei voluto dirti

Da quanto tempo dormi in un posto che non è casa tua?
Hai con te la maglietta di lana?
Guarda che se prendi freddo ti ritrovi a scrivermi sotto Natale che non sai come uscire dalla doccia.
Porta con te una sciarpa, un paio di libri e qualche cruciverba.
Ricordati il soprabito.
E che non si può aggiustare tutto ma alle volte incredibilmente le cose guariscono da sole.
Portami una calamita da attaccare sul frigorifero per maledirla settimane fino a buttarla perché mi fa troppo pensare a te.
Portami una calamita che posso ripescare tutta intera dalla spazzatura per quando mi sarà    passata.

Io ti lascio un abbraccio, un bacio in testa e qualunque speranza perché sappia (certamente) farne un uso migliore di me. 

Anche questa è poesia

Giulia è alta, ha una massa enorme di capelli ricci castani e gambe lunghe-lunghe e sottili.
Pantaloncini di jeans, calze scure, in piedi lungo un cerchio di gente un po' seduta e un po' no.

Mec è ancora più alto ed è piazzato, testa rasata, occhi da matto e labbra carnose.

E tutti si è nel prato di questo cortile, chi giace divelto su sedie comprese nel cerchio a ridere senza un perché, chi vicino al tavolino per scegliere le canzoni da ascoltare, chi ad accarezzare il nuovo cane di casa (del quale non ricordo assolutamente il nome) che si aggira tra le gambe dei presenti.

Così, senza ragione, Mec si avvicina a Giulia, la prende al volo e le fa un baciamano e restano lì a ciondolare per manina un altro po', alla luce diffusa di una di quelle lampade di carta che fanno tanto ambient, guardando assorti ognuno davanti sé.

Dopo poco lei e la sua massa di capelli ricci si girano verso di lui nella luce bassa e ripensando al baciamano, lei  dice "Avevo toccato il cane" e - come nelle migliori poesie - lui risponde: "Porca troia. Vabé, io mi ero toccato il cazzo".