domenica 15 aprile 2012

Grigiamente

Stamattina e nei giorni scorsi fuori dalla finestra davanti alla mia scrivania, tutto è grigio chiaro.
Di quel grigio chiaro così freddo e brutto e immobile che sembra sia lo stesso giorno da giusto quanto basta a mandare chiunque in depressione.
Chiunque non so, me di sicuro.

Anni fa, al liceo, una psicologa sfigata che probabilmente aveva fatto tirocinio presso Lapo Elkann, ingaggiata dalla preside penso all'unico scopo di farmi incazzare ci chiese, cinguettando garrula: "E voi, che cielo vi sentite?".
Quelle cretine delle mie compagne, che a tutt'oggi dubito conoscano la differenza tra Freud e i test su Top Girl presero a rispondere
- Duuunque, io un cielo sicurameeeente stellato, un po' nuvoloso avvooolte
- Ah io sono un cielo con un'alba e stelle cadenti
- Io con un tramonto e le nuvole rosse
e via andare di volte celesti schiamazzate dalle immagini delle pubblicità.

E io incazzata dura che pensavo "Ma vaffanculo, cielo ci sarete tu e la superficie del tuo culo, ma guarda te che potevo fare fuoco e andare in giro per Bologna che oggi c'è pure mercato".

"E tu Tazza? Quale cielo ti senti?"

Non risposi, perché a me "Cielo" non lo dici.

Rimane il fatto che quando è brutto, quando è bello, quando è ostile o piacevolmente condiscendente, con il cielo ogni tanto ci parlo.

E in 'sti giorni il cielo è stato solidalmente una merda, tutto dipinto come dalla mano di un bambino troppo grande per aver voglia di impegnarsi a colorare, uniforme e di un colore inutile e mi è parso una lavagna luminosa dove scorrevano solo schifezze: le mie colpe, le nostre sfighe, tanti vuoti.
Tutte cose che in queste ultime settimane si sono mescolate beffarde, uscite fuori insieme come inquietanti conigli senza testa da una torta di fango e merda.

E io gli avrei detto che più del compatimento sarebbe stato meglio uno sprone, un po' di positività, due raggi caldi caldi giusto per gradire, per scrollare dalle spalle quella scimmia pesante che portava il rintronamento di un sacco di brutti momenti, ma sono offesa da questo arrogante grigio, quindi non ci parlo più.

Insomma avrei anche voluto scrivere due fregnacce ma non è il momento giusto, oggi è un giorno che sembra il momento non verrà mai più e quindi vi trovate a sciropparvi quello per cui questo blog e innumerevoli altri sono nati: ospitare insulse pare.
Poi adesso, con uno sforzo titanico mi tolgo questi vestiti - grigi anche loro - e vado a farmi un giro, bere una birra e urlare un po' - vado a una partita di rugby, no per strada.
Il cielo si sta aprendo e forse vuol dire che posso, uscire ma giustamente resta grigio perché in fondo è vero: ha un sacco di motivi per cazziarmi, lo so.


7 commenti:

  1. Uh! Era passato nemmeno un mese ma.. quanto ci sei mancata!

    Il cielo ha una capacità sorprendente di influenzare alcuni di noi. Ai più furbi non gliene frega un ciufolo, ma a me -forse un po' a te- prende sempre per la collottola e mi gira come vuole.

    Mi fa molto ridere pensare alla psicologa da liceo che ti fa domande da Baci Perugina chiamandoti "Tazza", Tazza.

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  2. Io il cielo da un paio di settimane me lo bevo. Vado a passeggiare a Villa Borghese, rivolto la testa all'indietro e mi riempio di azzurro, di grigio, di quello che è. E i tanti vuoti, per un po', si colmano.

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  3. (Noto che non è solo il mio blog che sragiona sugli orari dei commenti, sparando minuti e secondi a cazzo di cane... :D)

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  4. (Non minuti e secondi, ore e minuti, vabbé. L'ho fatto apposta, Tazza, a scrivere tre cose in fila, son tante settimane che sono digiuna... :D)

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