lunedì 23 aprile 2012

Catatonica e L'insostenibile Inutilità degli Ultras

Giaccio ciondolante su una sedia appresso al tavolo della cucina.
Fuori grosse nuvole coprono e scoprono rapidamente il Sole, così dalla finestra con le tende a mezz'asta ora entra una luce esagerata, ora qualche fioco raggio.
Come se non fossi già stonata così, dai signor tempo atmosferico fammi pure epilettica cristodio.

Ieri pomeriggio, anziché ad un'allegra scampagnata domenicale, l'automobile - trasformata dai 45° esterni in un wok - veicolava membri di famiglia verso il policlinico di Modena.
Motivo del trip: andare a trovare la nonna - aperta in due come uno scampo per togliere pezzi inutili dal suo cavo addominale - e dare il cambio a una zia che tornava a casa dopo un'allegra notte di veglia alla vetusta parente.
Le condizioni della zia avrebbero dovuto insospettirmi, la notte di ieri sarebbe toccata a me.

Ora, lancio un appello: giovani disadattati che sprecate le vostre esistenze tra stupefacenti, alcolici, serate in discoteca o presso locali nei quali vi dirigete all'unico scopo di ottenebrare i pensieri e alterare i sensi dilapidando patrimoni, non avete capito un cazzo.
Fatevi una notte con mia nonna in ospedale e avrete risolto, verosimilmente per sempre.

Un'anziana parente che passa sei ore di quasi-sonno, fatta come un melone, a produrre inquietanti frasi nel buio di una stanza sconosciuta e odorosa di disinfettante, ti segna per sempre.

Un urlo che dice "Perché hanno ammazzato luilà?!" alle tre di notte, dal nulla, fa venire un colpo.
Il lungo monologo dove non si capisce niente ma non lo si capisce forte e chiaro, strema.
La ricetta secondo la quale "Io poi con la flebo ho fatto le frittelle" enunciata all'albeggio dopo una notte passata in bianco ti porta allegramente nel mondo di Willy Wonka e la fabbrica di dispositivi sanitari.

Comunque, per farla breve, ieri causa inceppo di caricabatterie del pc, mancanza di libri interessanti e inceppi continui della nonna, l'unico passatempo tra un momento psichedelico e l'altro sono state pessime letture:
- Il resto del Carlino
- Oggi
- Gente
- Chi
- Times (dannata esterofilia)

Lasciando stare omicidi a destra e manca, rocambolesche rapine, inverosimili dentature e altre robe che leggi un po' per noia e un po' perché saltando la roba politica resta poco, salta agli occhi 'sta menata degli ultras.

Che poi.
Io non so niente di calcio.
Per me le curve sono quelle in cui cappotta l'automobile chi guida ubriaco al sabato sera.
Non ho ancora capito cosa sia un girone manco di Dante figurati di un campionato.

Ma - santocielo - quanto amo sputare sentenze.
Peccato per il sonno, che me ne vengono in mente poche.

Quindi niente, pensavo: ma voi, ultras (dal latino "Non capisco un cazzo e ci tengo a farlo sapere a più persone possibile"), c'avete 'na sega da fare piuttosto che rompere i coglioni al mondo?
E strillate allo stadio, ve ne andate in giro a menare la gente, sempre ubriachi e zozzi, imparate canzoni cretine che strillate con l'espressione concentrata di Renzo Bossi, provocate situazioni pericolose, malcontento sulle gradinate, rompete il cazzo a chi la partita la va a vedere pensando al calcio e non alla guerriglia urbana.
Ma andarvi a fare inculare no?

E imbecilli le società sportive che si mescolano con voi, in un solo amplesso di demenza che ogni persona quando compra un biglietto per entrare allo stadio celebra e benedice.

Ma per favore, andate tutti a scavalcare muretti alti a Roma.
Datevi alla moscacieca in autostrada.
Imparate a distinguere tra le persone verbali.
Portate le vostre mogli analfabete a fare 'na gitarella così per una volta la daranno a voi e non al macellaio.

Insomma, di robe da fare ne avete, piuttosto che impestare le pagine di testate già di per sé dure da chiamare "Giornalistiche".
Quindi.
Visto e considerato che qualche altra puntata in ospedale mi tocca.
Dato che il cartaceo che gira da quelle parti è sempre quello.
Cercate di stare buoni a ruttarvi in faccia e darvi pacce sulle spalle tra di voi questa settimana, in modo che io possa leggere due pagine in più su quello che fa la Marcuzzi in vacanza senza vedere le vostre facce di merda.

Sono sicura che anche gli Umpa Lumpa saranno dalla mia.

sabato 21 aprile 2012

I fantasmi delle cotte passate, presenti e future

Lo scorso inverno un amico, camminando per i vicoli di Ferrara - belli di sera, tutti inondati di una luce giallina che concilia i momenti di menata esistenziale - ha detto: "Ognuno di noi ha qualcuno che torna sempre".

Il che, nel suddetto vicolo, di notte, con tutto lo sturm und drang del mondo nel petto e nelle mani che dubiti passerà mai e una fiducia cieca nelle parole dell'interlocutore, una sua suggestiva poesia ammettiamolo: ce l'ha.

E ricordo quel momento come l'ennesima conferma del fatto che sì, sarò pure idiota ma almeno non sono l'unica: una massa di imbecilli farciti di complesso del passato - delle quali schiere sono rappresentante di tutto rispetto - milita su questa terra.

Ammettiamolo: abbiamo rotto i coglioni.

Che poi non generalizziamo, perché siamo divisi in categorie distinte che a volta si sovrappongono ma sono solitamente caratterizzate da tratti tipici.
Avrei anche detto, dato il mio vaginocentrismo (ora ogni volta che uso il termina "Vagina" o derivati mi viene in mente lei), che siamo prevalentemente donne, invece no: pure i maschietti sono tutti aggrovigliati a momenti di passato che faticano a lasciare andar via.

Per farla breve individueremo tre grandi gruppi, popolati da miriadi di sottocategorie delle quali ci sbatteremo le palle perché di seghe mentali è pieno il mondo e personalmente bastano le mie.

I nostalgici della storia più lunga della propria vita:

Questo genere di paturnia, provocata da storie di durata minima 4 anni, è a lati comprensibile: dopo tutto quel tempo arriva un momento, a molti mesi dalla fine della storia, in cui si avrà rimosso la maggior parte dello schifo passato insieme e si penserà che in fondo era bello, monotono sì ma poi lo diventa sempre, non siete stati bene con nessuno come con quella persona lì, bla bla bla.

Si tratta di un processo normale nei primi tempi dalla fine di una storia dopo il superamento della rabbia, se si è ancora single.
Se non passa, è paranoia.
A volte nemmeno trovare un'altro partner conclude questo inutile bisticcio con il proprio buonsenso.

Non soffrendone mi permetto di suggerire una soluzione: nei momenti di crisi concentratevi ardentemente su quel pomeriggio in cui a quella persona avreste tagliato la gola piuttosto che continuare ad ascoltarla parlare, alla volta in cui avreste preferito una cena con il demonio che con la sua famiglia, a quanto è stato figo il primo mese da single una volta superato il trauma.
Se funziona offritemi una birra.

Gli ossessionati da qualcuno che non li ha mai veramente cacati:

Sono molto solidale rispetto a questa paranoia, principalmente perché l'ho passata anche io.
Nel '96 con Ricky Martin e nel '99 con di Caprio.
Fu dura, se non fosse finita la pubertà penso sarei ancora a pensare a quei due inopportuni che ogni tanto mi comparivano in sogno, illudendomi senza alcuna pietà.

Chi di noi non ha mai avuto almeno una ventina di cotte per gente che manco sapeva della nostra esistenza?
Normale a fino ai 14 anni o fino a che gli innamoramenti non superano i tre giorni, poi diventa un filo patetico.

Il mio consiglio (autorevolissimo) nel caso è: andate da un parrucchiere, iniziate a fare un po' di sport e smettete di ingozzarvi di schifezze ed eventualmente trasferitevi a Los Angeles perché se siete ridotti così state probabilmente attraversando una fase di grave inchiavabilità e fissità psicofisica.
Quindi tiratevi a lucido e lanciatevi.
O uscite dalla pubertà.

Chi continua a interpretare il passatempo di qualcuno:

Alzate la mano, meri giochini di qualche passante con cui qualcosa c'è stato ma niente di che, gente che senza necessariamente  chissà quale coinvolgimento ma certamente con qualche effetto collaterale si lascia rigirare come un calzino dalla stessa persona a più riprese.
E adesso abbassiamo tutte 'ste mani che con una sola scrivo troppo lenta.

Ebbene sì: è un disastro.
E qui finisce la descrizione della categoria perché va bene il coming out ma fino ad un certo punto.

Non importa quanto sia passato, quante storie ci siano state in mezzo: tutti noi abbiamo quella persona che a tratti ritorna inesorabilmente.
E se non ritorna siamo noi che ci pensiamo, ma generalmente ritorna proprio lei direttamente, con la stessa verve di chi, seduto sul cesso, non ha alternative letterarie a quel vecchio numero di Chi dimenticato sulla lavatrice con cui passare una ventina di minuti e lo stropiccia, lo gira e lo rigira come più gli piace per poi ributtarlo lì dove l'aveva preso, consapevole che l'inutile rivista non può opporre la minima resistenza.

Vi assicuro che è terribile, nel caso in cui l'essersi paragonata ad un sottoprodotto di Signorini non abbia reso sufficientemente l'idea.
Assicuro anche che non sono io a scegliere le riviste che si trovano nel mio bagno.


Ebbene, pochi lettori che ormai vi sciroppate più pare dei miei amici reali, gente del web che forse troppo bene non sta, questa volta sono io, abbarbicata sopra ad una lavatrice in compagnia di sbiadite pagine e cinque mozziconi di sigaretta che vi chiedo una soluzione.

E non ditemi "Bere", perché la bottiglia di Campari l'altra sera me l'ha detto - un po' innervosita dalla monotona domanda - a chiare lettere: "Checcazzo, non lo so!"



mercoledì 18 aprile 2012

Cose che ho imparato stamattina

Porca vacca ci sono mattine in cui, mentre navighi tra bordate scomposte di appunti e te ne frega così poco che già rimanere concentrata è un'impresa, intanto che finisci la tazza di tè che sta lì da così a lungo che sai non cacherai mai più, contemporaneamente a una blanda battaglia con me stessa per evitare di fumare inutilmente, arrivano tra capo e collo delle epifanie non da tutti.

Ma proprio botte di genialità che se non stai attenta rischi di interiorizzare troppa logica e dopo praticamente non riesce a uscire tutta dalle orecchie e ti esplode il culo.

L'illuminazione è provenuta (si dice così?) da questa breve conversazione:

G.: fff
     ti sei ripresa?
     o ti dobbiamo lasciare ancora sola?

Tazza: perché mi dovevate lasciare sola?

G.: perché sei sola triste abbattuta giratadicazzo?

Tazza: veramente proprio no.

G.: an
     allora sei contenta e di compagnia?
     scusa, avevo calcolato male

Tazza: tranquilla

G.: vado a farmi una doccia

T.: cià

Allora, giusto per evitare che mi esploda il culo:

1- Quando sai essere triste qualcuno che conosci, mi raccomando di non contattarlo: lascialo lì, perché una persona triste più sta da sola, meglio è.
Magari fermenta e diventa alcolica da sé senza manco spendere un soldo al bar.

Corollario: dì pure "Senti, ci sentiamo dopo ok" e poi bada bene di non farti vivo.

2- Questa persona da triste non può essere che interlocutrice noiosa, la conosci da pochi mesi, per quello che sai avrebbe potuto sentirsi triste nella maggior parte dei vostri precedenti incontri ma tu, in quanto veggente non porti nemmeno la questione.
Pratica direttamente il punto 1.

Corollario: per allietarla state tutti al piano di sotto e fate un po' di casino, così capisce qual è il livello a cui  ambire per poter essere reintegrata.

3- A meno che qualcuno non sia qualificabile come "Contento e di compagnia" non c'è interesse nell'averci a che fare.
Ad esempio nel caso in cui una conoscente si trovasse in premestruo sulla vostra vettura e accidentalmente attraversasse un cambio d'umore si consiglia di aprire la portiera e scaraventarla giù alla massima velocità possibile.

Corollario: per avere un margine di sicurezza elevato nei confronti del clima emotivo nel proprio habitat, meglio affittare comparse.

4- Dichiaratelo apertamente, così la persona che potrebbe far ricadere su di voi la propria tristezza si sentirà stimolata a rallegrarsi.


Sperando di esservi stata utile nel girarvi cotanta genialità, non  posso che consigliarvi di farne tesoro e chiedermi quali mirabolanti scoperte riserverà il pomeriggio.
E ricordarvi come sia dalle giornate da dimenticare che nascono le sbronze più memorabili.

domenica 15 aprile 2012

Grigiamente

Stamattina e nei giorni scorsi fuori dalla finestra davanti alla mia scrivania, tutto è grigio chiaro.
Di quel grigio chiaro così freddo e brutto e immobile che sembra sia lo stesso giorno da giusto quanto basta a mandare chiunque in depressione.
Chiunque non so, me di sicuro.

Anni fa, al liceo, una psicologa sfigata che probabilmente aveva fatto tirocinio presso Lapo Elkann, ingaggiata dalla preside penso all'unico scopo di farmi incazzare ci chiese, cinguettando garrula: "E voi, che cielo vi sentite?".
Quelle cretine delle mie compagne, che a tutt'oggi dubito conoscano la differenza tra Freud e i test su Top Girl presero a rispondere
- Duuunque, io un cielo sicurameeeente stellato, un po' nuvoloso avvooolte
- Ah io sono un cielo con un'alba e stelle cadenti
- Io con un tramonto e le nuvole rosse
e via andare di volte celesti schiamazzate dalle immagini delle pubblicità.

E io incazzata dura che pensavo "Ma vaffanculo, cielo ci sarete tu e la superficie del tuo culo, ma guarda te che potevo fare fuoco e andare in giro per Bologna che oggi c'è pure mercato".

"E tu Tazza? Quale cielo ti senti?"

Non risposi, perché a me "Cielo" non lo dici.

Rimane il fatto che quando è brutto, quando è bello, quando è ostile o piacevolmente condiscendente, con il cielo ogni tanto ci parlo.

E in 'sti giorni il cielo è stato solidalmente una merda, tutto dipinto come dalla mano di un bambino troppo grande per aver voglia di impegnarsi a colorare, uniforme e di un colore inutile e mi è parso una lavagna luminosa dove scorrevano solo schifezze: le mie colpe, le nostre sfighe, tanti vuoti.
Tutte cose che in queste ultime settimane si sono mescolate beffarde, uscite fuori insieme come inquietanti conigli senza testa da una torta di fango e merda.

E io gli avrei detto che più del compatimento sarebbe stato meglio uno sprone, un po' di positività, due raggi caldi caldi giusto per gradire, per scrollare dalle spalle quella scimmia pesante che portava il rintronamento di un sacco di brutti momenti, ma sono offesa da questo arrogante grigio, quindi non ci parlo più.

Insomma avrei anche voluto scrivere due fregnacce ma non è il momento giusto, oggi è un giorno che sembra il momento non verrà mai più e quindi vi trovate a sciropparvi quello per cui questo blog e innumerevoli altri sono nati: ospitare insulse pare.
Poi adesso, con uno sforzo titanico mi tolgo questi vestiti - grigi anche loro - e vado a farmi un giro, bere una birra e urlare un po' - vado a una partita di rugby, no per strada.
Il cielo si sta aprendo e forse vuol dire che posso, uscire ma giustamente resta grigio perché in fondo è vero: ha un sacco di motivi per cazziarmi, lo so.


Bon

Domani torno.
Se non lo dico poi non lo faccio eh.