martedì 14 febbraio 2012

Sì, c'ho il manuale degli appuntamenti a metà, ma un argomento oggi mi turba di più del come riuscirete o meno stasera a scopare. La Religione.

A me la religione turba.
Moltissimo.

Tutto iniziò in terza elementare: la maestra di cattolicesimo ci chiese di fare un disegno che rappresentasse la nascita della Terra o un po' delle prime robe scritte all'inizio nell'Antico Testamento a scelta, le compagnucce sedute a fianco a me presero in mano i pastelli con la determinazione di un ninja all'ultima missione e iniziarono a dare forma chi a loschi pomi, chi ad arcobaleni di improbabile spessore, chi a vecchi con la barba bianca tutti intenti ad appallottolare robette verdi.

Io disegnai il Big Bang a tutto foglio.

Bellissimo, un capolavoro.

Con una mano che sbucava da un angolo a significare che se proprio-proprio poteva andarmi bene ci fosse un dio a fare da miccia, che nella Genesi la versione dei fatti fosse un po' poeticizzata rispetto al casino di magma e schifezze e gravità e gas irrespirabili che dev'essere stata l'interminabile plasmazione di 'sto pianeta ma che in fondo-in fondo stessimo parlando della stessa cosa.

Che potevo pure concepire la spintarella divina ma nessuno mi avrebbe mai convinta più del sussidiario o del mio "Il Grande Libro dell'Universo".
No, neanche il libro di religione.
Neanche Storie dalla Bibbia, collana fichissima di fascicoli e videocassette che tutt'ora so a memoria

Amavo moltissimo anche Topolino, ma di lì a pensare che potesse seriamente esistere Paperopoli ne passava..

Comunque ero molto fiera dell'aver saputo coniugare quello che ci insegnavano in storia, recentemente iniziata che ai miei tempi fino alla terza non la si faceva, con la manica di fregnacce sentite raccontare in parrocchia alla domenica e un'ora alla settimana a scuola.

La maestra - la quale non fu esempio di orizzonti intellettuali sconfinati o vastità di aperture mentali -  mi disse che non andava bene, che avrei dovuto disegnare Adamo ed Eva sulla Terra appena fatta o al massimo Dio che giocava con la plastilina e attorno tutto uno sfondo di stelle gialle.
Io le risposi "No" e tornai bellamente a farmi i fatti miei.

Da lì un po' m'offesi: il mio tentativo di andare incontro a 'sto mondo di insulsi visionari che condividevano un'allucinazione comune era stato scartato con immensa noncuranza e secondo loro comunque toccava a me adattarsi al loro modo di pensare, di agire, di credere.
Sto cazzo.

Poi insomma, vedremo se mi va di proseguire.
Al momento sarebbe più importante il manuale sulle uscite eh.

7 commenti:

  1. Come, non esiste Paperopoli?! Ne parlerò col mio confessore, quando ci vediamo a Topolinia.

    RispondiElimina
  2. guarda che esiste Paperopoli, è un comune in provincia di Treviso. C'ho le prove

    RispondiElimina
  3. La calma serafica con cui hai risposto alla maestra mi ha fatto sorridere.
    La mia catechista mi odiava perché le ponevo interrogativi stupidissimi... tipo 'Se uno vuole tanto bene al suo cane e lo chiama Dio, è bestemmia?'

    RispondiElimina
  4. Mi hai fatto ricordare la lettera che ho scritto al Papa quando ho cominciato a dubitare delle scemenze religiose che giravano nella mia vita...
    Avevo 11 anni.
    Nella lettera contestavo la verginità della madonna, l'essenza "buona" di dio (deve essere un misto di bene e male, se ha creato tutto, dicevo) e la ricchezza della chiesa.

    RispondiElimina
  5. E io invece, al giorno d'oggi, arrivo a stupirmi di come una bimba bella sveglia possa raccontare bella convinta della storia di Adamo ed Eva. Credevo che nel 2000 certe cose fossero superate oramai...

    RispondiElimina
  6. Amavo moltissimo anche Topolino, ma di lì a pensare che potesse seriamente esistere Paperopoli ne passava.
    Come sempre, hai centrato mirabolantemente il punto.
    Che poi, 'sto disegno, che fine ha fatto? E' esposto in qualche Guggenheim? In qualche circolo anarchico?

    RispondiElimina