venerdì 17 febbraio 2012

Essendo stordita da una serata di bagordi, facciamo la catena del Versatile Blogger

Come non fossi già normalmente adusa allo scrivere inutilità scollegate tra loro.


                                                  

1- Avrei voluto nascere più bassa o più tardi: questione di orli ai pantaloni che oggi fanno fichissimi.
Quando ero adolescente io trovarli lunghi abbastanza non era così scontato.

2- Non ho soluzione di continuità quando scrivo tra pensiero e tastiera, né quando parlo a meno che non ponga volontariamente attenzione.
Il che generalmente le persone lo trovano divertente.
Ok, non tutte ma quelle sono persone che non trovo divertenti io.
Comunque questo è un mini blog, non ha pretese di sensatezza o di equilibrio psicofisico, men che meno di ragionevolezza.


3- Non mi piace aver a che fare con gente cattolica - a parte alcuni amici che conosco bene - perché mi lasciano quella sensazione di disagio latente come fossero sempre lì lì per tirar fuori la carta "Dio" e quel gioco mi mette a disagio, checcazzo bravi tutti ad avere una mossa segreta che vince su qualunque cosa perché uno a caso ha deciso così.
Appunto poi: ognuno decide di avere 'sta carta e finisce che le carte si annullano a vicenda, un po' come la carta aerei contro la carta torri gemelle o la carta cintura al napalm sulla carta palle di kamikaze.
Io, gioco a Beer-Pong.

4- Bestemmio per principio, nonostante sia una cosa sforzata.
Non mi piacciono le bestemmie ma mi piace molto meno non poter dire qualunque cosa solo perché i taboo sull'argomento che mi guasta di più al mondo li instillano quando sei ancora troppo piccola per fermarli.
Non ho la pretesa che sia un discorso intelligente, ha comunque una sua (cioè mia) logica.

5- Negli anni sono diventata più diplomatica e meno rancorosa, mi dicono gli amici.
Temo che sia perché negli anni il mio interesse nei confronti di qualunque cosa sia nettamente tracollato, fate o  dite quello che vi pare, a me sticazzi.

6- Non dimentico a meno che proprio me ne freghi pochissimo.

7- Anche se bevo il più raramente possibile, ogni volta che bevo è comunque troppo e magari perdessi lucidità, no: ormai sono resistentissima a qualunque gradazione per questo riguarda lo stato di veglia o lucidità apparente, mi limito a diventare sempre più inopportuna e nervosa e questo è il paradosso Campari-Mr Hyde.

Tocca a:

Logorroicamente

Karmalaa

La Leggivendola

Cri

Aletto che per me resterà sempre Diciassettenne

Nominerei Stelmaria, che onestamente non so più dove trovare..

Comelasalvia

Mesic

Alej, no Ale non mi piace.

Vabé gente non ho più tempo, si considerino nominati tutti i blog che ho commentato negli ultimi mesi!
Saluti.

mercoledì 15 febbraio 2012

Manuali: Cose che gli uomini dovrebbero capire ma del resto non si può pretendere che piova al contrario 3

(No: non c'ho niente contro S. Valentino: le persone cuoricinose si annullano a vicenda, se le fanno e se le dicono senza rompere l'anima a me.
Né in tutti gli anni in cui ho avuto un moroso né in tutti quelli in cui non l'ho avuto S. Valentino non è stato un problema, basta che non venga in mente la balzana idea di andare fuori a cena proprio quel giorno lì.
Che gli innamorati tubino felici che è giusto così, che i single rosichino e che la gente la quale non si autoqualifica in base a stato civico se ne batta allegramente le palle.
Buoni festeggiamenti!)

(Stavo scrivendo questo post il giorno di S. Valentino, giorno finito in una barca di abbracci con due amici che avevano bevuto troppa birra per segnalarmi quanto fosse idiota da parte mia continuare a ripetere "Dai, datevi un abblaccio". O erano solo troppo impegnati ad eseguire.)

Dicevamo, il discorso inizia a complicarsi e non so se sarò in grado di esprimermi in modo fluido e comprensibile.
Abbiate pazienza: sproloquiare a caso non è così facile come potrebbe sembrare dall'esterno.

La scelta del locale:

Ora, io consiglierei a qualunque uomo degno di questo nome di arrivare con una proposta chiara e definita e almeno un paio di alternative valide qualora la prima sortisse tra le risposte robe tipo:
- Bello quel posto, ci vado sempre con le mie amiche
- Sì figo, ci andavo sempre con il mio ex
- Perché no, è un po' che non entro nella sala ricreativa della parrocchia.

Personalmente il primo appuntamento meglio riuscito che ricordo è stato con un tizio che ha deciso ora, luogo, destinazione - lontana dal paese perché quando tu hai vent'anni e lui il doppio della tua età speri di non veder sbucare parentame mentre inizi a fare porcate dietro una colonna - ristorante, menu, argomenti da trattare a tavola, bar per il dopocena, orario di ritorno.
Molto rilassante, penso di essermi addormentata ad un certo punto ma la cosa non ha influito sulla scaletta degli eventi.

Ma stiamo parlando della prima uscita, tenete buona la morale di questo simpatico aneddoto per i tempi migliori, se verranno.

Quindi, nel caso in cui riusciste, in risposta alla domanda "Dove andiamo?" a non biascicare uno strascicato "Non saprei, tu hai qualche idea?" suggerirei per:

La In nulla diversa dal solito: enoteca.

Quando ero giovane io le enoteche non esistevano nei centri medio piccoli, oppure sì ma erano meri negozi nei quali ti proponevano a prezzi allucinanti bottiglie che da qualunque altra parte sarebbero costate la metà.

Poi le enoteche vere si sono estinte lasciando in eredità il nome a luoghi caratterizzati da un sacco di polvere, luce soffusa e quadri di tristissimi pittori di zona appesi ciclicamente alle pareti nella speranza che qualcuno beva abbastanza da comprarne un paio.
E vino, sì.

La maggior parte delle donne non capisce un cazzo di vino quindi se il vostro intento è giocarvi la carta ci provo, suggerisco previa ricerca su google di etichette che offrano bottiglie aromatiche, fruttate o dolci per fare un po' l'uomo di mondo che farvi trovare un po' meno sfigati del solito male non fa.
Una donna che beve vino dolce di solito è particolarmente pirla, fate tesoro di questa nozione.

Ma attenti: non basta imparare il nome del vino.

A dire Muller piuttosto che Traminer ci arrivano tutti,  un po' come quando prima dell'avvento di internet per spacciarsi esperti di film bastava usare la parola "Regia" e già eri figo e con "Scelta del cast" ti avrebbero nominato per il Nobel, mentre ora se non vuoi sembrare un povero cerebroleso devi nominare almeno almeno la "Fotografia", il "Montaggio", le "Luci", la "Sceneggiatura" e il "Doppiaggio".

Ecco, quindi è il nome delle cantine serve sapere, e pedalare.
Anche inventato va benissimo: "Oh che peccato, qui non hanno il Sangue di Giuda della cantina Peppinella, peccato".
Un sacco figo.

Se non volete provarci, bevetevi una birra dove vi pare, anche in giro con i bicchieri di plastica che fa molto studente universitario disperato, inventatevi due stronzate sulla birra belga nel caso in cui lei sia abbastanza freak da rendersi propositiva nonostante lo squallore della cornice.

martedì 14 febbraio 2012

Sì, c'ho il manuale degli appuntamenti a metà, ma un argomento oggi mi turba di più del come riuscirete o meno stasera a scopare. La Religione.

A me la religione turba.
Moltissimo.

Tutto iniziò in terza elementare: la maestra di cattolicesimo ci chiese di fare un disegno che rappresentasse la nascita della Terra o un po' delle prime robe scritte all'inizio nell'Antico Testamento a scelta, le compagnucce sedute a fianco a me presero in mano i pastelli con la determinazione di un ninja all'ultima missione e iniziarono a dare forma chi a loschi pomi, chi ad arcobaleni di improbabile spessore, chi a vecchi con la barba bianca tutti intenti ad appallottolare robette verdi.

Io disegnai il Big Bang a tutto foglio.

Bellissimo, un capolavoro.

Con una mano che sbucava da un angolo a significare che se proprio-proprio poteva andarmi bene ci fosse un dio a fare da miccia, che nella Genesi la versione dei fatti fosse un po' poeticizzata rispetto al casino di magma e schifezze e gravità e gas irrespirabili che dev'essere stata l'interminabile plasmazione di 'sto pianeta ma che in fondo-in fondo stessimo parlando della stessa cosa.

Che potevo pure concepire la spintarella divina ma nessuno mi avrebbe mai convinta più del sussidiario o del mio "Il Grande Libro dell'Universo".
No, neanche il libro di religione.
Neanche Storie dalla Bibbia, collana fichissima di fascicoli e videocassette che tutt'ora so a memoria

Amavo moltissimo anche Topolino, ma di lì a pensare che potesse seriamente esistere Paperopoli ne passava..

Comunque ero molto fiera dell'aver saputo coniugare quello che ci insegnavano in storia, recentemente iniziata che ai miei tempi fino alla terza non la si faceva, con la manica di fregnacce sentite raccontare in parrocchia alla domenica e un'ora alla settimana a scuola.

La maestra - la quale non fu esempio di orizzonti intellettuali sconfinati o vastità di aperture mentali -  mi disse che non andava bene, che avrei dovuto disegnare Adamo ed Eva sulla Terra appena fatta o al massimo Dio che giocava con la plastilina e attorno tutto uno sfondo di stelle gialle.
Io le risposi "No" e tornai bellamente a farmi i fatti miei.

Da lì un po' m'offesi: il mio tentativo di andare incontro a 'sto mondo di insulsi visionari che condividevano un'allucinazione comune era stato scartato con immensa noncuranza e secondo loro comunque toccava a me adattarsi al loro modo di pensare, di agire, di credere.
Sto cazzo.

Poi insomma, vedremo se mi va di proseguire.
Al momento sarebbe più importante il manuale sulle uscite eh.

lunedì 13 febbraio 2012

Concordia e Simoncelli

Guardate, a me frega poco, 'sta cosa l'ha scritta un amico che mi fa molta paura quindi consiglierei a voi, le vostre famiglie, vari ed eventuali congiunti, amabili resti e chiunque sia nel campo visivo di qualunque satellite Google, di leggerlo.

Quindi vi passo 'sto link, buona lettura, saluti e baci.
Nel pomeriggio, in serata, o in qualunque momento la voglia di studiare scemi, torniamo a parlare di come cercare di far scopare Josep K con La Scelta del Locale.

Odio Twitter

Per esempio: quello che penso di Ascanio Celestini è che sia uno di quei personaggi che trovandosi ironici e intelligenti si sentono autorizzati a sciorinare banalità ad una velocità di parole al minuto di tutto rispetto cagando la minchia al resto del mondo con la loro vocetta fastidiosa a fare da ciliegina sulla torta di stridenti qualunquismi che cristomadonna tieniti per te eunuco maledetto, manco l'avessero sgamato per niente Luttazzi che dici "Oh finalmente uno di meno con la voce di merda" - no - sbuca lui.

Quanti tweet mi servirebbero per scrivere 'sta cosa?
A me serve dire tutto, se no quello che non dico resta a fermentare poi mi arrabbio.

Ma poi a che cazzo servono le ashtag nelle conversazioni private?
Metti un segnalibro ai tuoi pensieri parole opere omissioni?
Ma poi perché mettere segnalibri in generale? Quella è una cosa che fanno le donne ai discorsi per poterle rinfacciare a vita al partner anzi: non a vita ma fino a quando il partner giustamente non si rompe i coglioni e se ne va, non in un cazzo di social network con gli uccellini i papaveri e le oche.

140 caratteri, ma perché?
Non dico niente in 140 caratteri e se sapessi dare il meglio in così poco spazio avrei conquistato Spinoza.it e fattone il mio giardino zen, io in 140 caratteri è già tanto se prendo respiro.

Poi arrivi e parlano di Giovanardi.. allora fanculo.

venerdì 10 febbraio 2012

Avendo sospeso l'account personale di facebook, cazzeggio

13.50 Dai che devo studiare

14.40 Crema, pettinamento capelli, burrocacao

15.10 Machì al telefono che mi racconta una storia così triste e mi passa una canzone così triste che mi viene nostalgia di una faccia di culo maledetta e di tutte le cose che avrei voluto fare con lui


15.59 Torniamo ai libri per l'amordiddio che l'alternativa è il suicidio o la fuga in Sud America a prostituirsi per due foglie di coca.

16.00 E mi torna in mente che ieri l'altro mi hanno fatto sentire un'altra canzone figa e anche quella un po' mi parla di te, faccia di culo



16.03 E se qualcuno mi spiega il video mi fa pure un favore.
Mobbasta, torno a studiare.

giovedì 9 febbraio 2012

Manuali: Cose che gli uomini dovrebbero capire ma del resto non si può pretendere che piova al contrario 2

(Mammamia quanto mi gasa 'sto upgrade ai commenti, ma da quanto c'è?)

Dicevamo.
Uomini, qualunque sia il motivo per cui esce con voi, il punto è un altro.
Le piacete?
Non le piacete?
Ve la darà?
Solitamente la donna, con astrusi calcoli basati su canoni del tutto personali e imperscrutabili, deciderà in base al vostro comportamento.

Ora, voi non saprete mai se non dopo mesi e/o anni il motivo per cui ve la dette o meno, potrebbe essere una roba del tipo "L'unghia del tuo mignolo era troppo tonda, fosse stata quadrata sarebbe stato un sì" oppure un "Quella sera nel locale non c'era nessuno di interessante, era freddo quindi andavi bene tu".

Donne, personalissima opinione: in ogni caso non datela a qualcuno che legge 'sto blog.

Non lo saprete e a meno che non siate latentemente poco etero non avrete modo di accorgervene durante la serata, se non osservando pochi ed evidenti segnali.

Se prima abbiamo argutamente vagliato i presupposti, vediamo ora le fasi (cioè solo la prima che devo studiare poi), pensando ad una situazione in cui  c'è scarsa conoscenza dell'altro eh: parliamo di una prima uscita.

2- L'Arrivo:

Lei si presenta con abbigliamento, trucco, parrucco

In nulla diversi dal solito
In questo caso tutto è piuttosto indefinito, comportatevi normalmente come i suoi vestiti e prendete la serata come viene, vuol solo dire che la sua soglia-panico all'idea di uscire con voi va da zero a quattro su una scala da uno a dieci.
Non per forza negativo: difese basse.
Vi interessa? Avete ancora spazio di manovra.
Non vi interessa? Cazzo ci uscite a fare? Comunque bevetevi 'na birra e divertitevi in baracca.
Volete solo farvela? Dubito ci riuscirete stasera.

Più curati del solito: figo, partite in vantaggio, non perché necessariamente le interessiate ma perché almeno un po' di ansia da prestazione c'è (sperando sia diretta a voi e non al suo ex che guarda caso frequenta il-lavora nel- abita vicino al posto in cui siete diretti).
Vi interessa? Giocatevela bene. Se non foste maschi - quindi una razza in netta inferiorità intellettuale rispetto al resto del mondo - vi direi di seguire una condotta chiara e dettagliata ma non siamo qui a pettinare le bambole e conoscendovi potrei anche spiegarvi come arrivare dritti dritti alle sue mutande (o all'appuntamento successivo) ma tanto non sareste in grado di eseguire semplici comandi senza indisporre o imbarazzare la vostra accompagnatrice.
Quindi, in bocca al lupo.
Volete solo farvela? Beh considerato quanto costano abiti e trucchi, almeno offrite voi.

Zero cura: Se si presenta praticamente in pigiama, a meno che non sia di pizzo trasparente e lì il problema sarebbe di tutt'altra natura, siete ad un passo dal baratro.
Se poi si comporta da segapalle direi che non c'è speranza.
A meno che non siate di quelle piattole ostinate che appena vedono considerazione minima da parte di una tipa che sarà pure arrivata puntuale - il che potrebbe essere anche solo segno di fastidio "Prima inizia prima finisce" - si ostinano a volerne vedere aumentare la soglia, vi consiglio di bere qualcosa di poco voluminoso con calma e poi schiodare in tempi brevi.
Non siate rompipalle.
Chi ve lo fa fare?
Siete alla fame? Bel casino, ne parliamo un'altra volta.

Prossimo argomento: la scelta del locale.

venerdì 3 febbraio 2012

Manuali: Cose che gli uomini dovrebbero capire ma del resto non si può pretendere che piova al contrario 1

Nei giorni scorsi, oltre a tramare orribile vendetta verso lo stronzo che ha camminato sulla faccia di un amico sul campo da rugby - anche se il buco tondo tra i suoi incisivi fa un sacco ridere - mi sono trovata a chiaccherare con amiche riguardo a quanto gli uomini non capiscano una sega.
In generale dico, eh.

Avete presente il primo appuntamento?

Quello io non lo chiamo appuntamento: la prima volta che si esce con qualcuno di praticamente sconosciuto non è altro che una serata, ce la si passa come capita, per vedere un po' che persona è quella che si ha davanti.

Il vero primo appuntamento è quello in cui si esce chiedendosi tra sé e sé "Chissà se ci faremo" e le donne per questo si depilano con cura.
Spero.

Può capitare che ci si trovi nella stessa situazione vedendola in modo diverso?
Sì, è un classico.
E i classici hanno rotto i coglioni, quindi ci terrei a chiarificare al mondo l'effettivo e incontestabile funzionamento di alcune dinamiche della prima volta in cui ci si accorda con un individuo appartenente all'altro sesso per trovarsi allo stesso posto, più o meno alla stessa ora con l'idea di passare la serata insieme.

Dico "Altro sesso" perché pur fregandomene del chi preferisca la banana o la patata, le mie amiche fondamentaliste lesbiche mi hanno terrorizzata riguardo alla trattabilità degli argomenti da parte di una etero quando il soggetto del discorso non lo è.

Dunque taccio su tematiche non mi appartengono per diritto di nascita, educazione, genetica o qualunque sia il motivo che rende le mie amiche così nervose.

Per le donne:

1- Sì, se esce con voi vi farebbe.

Fine del problema.

Per gli uomini:

1- Il fatto che esca con voi non significa che vi farebbe. Tra i motivi alternativi a giustificazione di un'uscita più quotati elenchiamo:

- Si è appena lasciata e: si annoia
                                    vuol fare ingelosire il suo ex
                                    è ancora troppo traumatizzata per avere la minima idea di chi siate voi
                                    le avete fatto un tenerezza
                                    non sa dire di no
                                    non aveva di meglio da fare

- Non si è appena lasciata ma: si annoia
                                              pensa che siate belli quindi perché no
                                              ha voglia di un moroso fisso
                                              quella sera non c'era niente in tv e non sa usare lo streaming
                                              è socievole
                                              è fatta come un melone e non sa bene dove si trovi da ormai un paio d'anni

Continua.