mercoledì 5 dicembre 2012

Cose che gli uomini non capiscono (idioti.)

Gli uomini non capiscono che dietro ogni reazione ragionevole da parte di una donna ci sono almeno venticinque ore di training autogeno.

Minimo minimo tre cancellazioni del numero dal cellulare.

Due "Elimina dai contatti? Annulla" su facebook.

Gli uomini non capiscono che se hanno a che fare con una strippata che improvvisamente si quieta, o alla strippata non frega più un cazzo o sta costruendo bambole vodoo mostrando loro la foto profilo perché non hanno reliquie da impagliarci in mezzo.

Gli uomini non capiscono che le mezze vie vanno bene solo quando chiedi un etto di cotto e te ne danno un po' di più, che ad un certo punto le questioni vanno trattate apertamente perché loro saranno anche uomini, ma il 50% dei facenti parte alla questione no.

E un sacco di altre cose, che tanto è inutile stare a spiegare perché non le capiranno mai.

venerdì 23 novembre 2012

Da dentro a una sigaretta

Scusate ma c'è un tizio che non so chi sia - anzi, ce ne sono due ma uno so chi è - che mi chiede di scrivere.
Come cosa è molto carina.
Come effetto è molto irritante: avete presente il momento in cui non si ha proprio voglia di fare e qualcuno, sollecitandoti allegramente, instilla ansia strisciante?

Il punto è che non ho niente da dire.
O meglio: non ho voglia di dire niente.
Oppure sono troppe cose, da mettere in ordine.

Non so spiegare il fumare una sigaretta in balcone.
Stai in piedi un po' tremante, guardi dritto davanti a te e quello che vedi è la fine del mondo dietro agli alberi in fondo alla via, dove diventa bianco perché in pianura - quando fa inverno - è tutto rosicchiato fino a due strade più in là.
Tra un tiro e l'altro ti si annodano i passi dei pensieri e quando la brace scotta le dita torni indietro da un posto nella tua testa che non hai idea di come c'eri arrivata.
Ahia cazzo.

Poi, se ci pensi, lo sai.

Un posto è quello che rimpiangi di più, ci arrivi con ancora in mano l'accendino e ci sono ricordi di cose sbagliate che col senno di poi faresti altrimenti, e il senno di poi ti fotte il cervello senza dar spazio al senno del presente.
Ma dove l'ho messo?
Da quanto l'ho perso?
Non so, non ci sono risposte che non ci si debba costruire da sé.

Il secondo posto è quello delle persone importanti.
Bello che ci siate, bello rivederci, ma adesso è tardi e io devo andare, che mi viene il mal di pancia a stare troppo qui.

Il terzo posto non posso dirlo.

Nel quarto posto ci ho trovato te, che ero convinta di aver lasciato nel terzo.
Qui non mi fermo sempre volentieri, come nel bar in cui una volta ho scordato che dovevo ancora pagare il caffè e me ne sono andata.

Il quinto posto è quello delle cose a cui non vuoi pensare: propositi infranti, fallimenti personali che si accumulano e ti fanno venir voglia di poter scomparire.
Se mi butto da qui c'è caso che resto tetraplegica e quello sì che sarebbe un casino, lasciamo stare và.

E di solito, alla fine che proprio mancano due tiri, penso a te.
Che sei un cumulo di domande, del tutto inutili perché non ci sono le risposte, son problemi che per te non esistono.
Ci sei tu che sei la prima persona che non mi racconta un accidente di sé, che ieri sera mi hai fatta ridere quindi oggi sei il mio eroe.
Tu hai tanti posti in cui non mi lascerai entrare mai.

Vabé, sticazzi.
La paglia è finita.




















mercoledì 17 ottobre 2012

Storia di un amore

La differenza tra noi e loro è che loro non ti difenderanno quando ne avrai bisogno, non staranno di fianco a te quando sarà necessario, non sprecheranno una parola per farti sentire meglio, non allungheranno un braccio per proteggerti.

La differenza tra te e noi è che tu hai voluto metterti davanti alla squadra, in quel momento lì ne sei uscita.
Ringrazia di averlo fatto sulle tue gambe
.

Sono poche le cose che da grande anni puoi scoprirti amare come un bambino ama il cartone animato preferito, il libro letto e riletto, Leonardo Di Caprio dopo aver visto Titanic (sette volte).

Sono ancora meno le cose che puoi trovarti a sentire visceralmente, come ti appartenessero da sempre, quando comprendono lividi - coi colori più belli di qualunque tramonto - articolazioni che smettono di flettere bene, sputi, capelli e qualche brandello di pelle strappati, pugni e l'umiliazione continua di essere atterrata da scriccioli, che se son sul campo dopo anni vuol dire che son proprio cattivi, tanto più di te.

E se prima uno schizzo di fango addosso era noia e cazzo ho sporcato la maglia pulita, adesso lasciamici pur rotolare, tanto poi pioverà e l'erba che punge e gratta le gambe fino a tre docce dopo - non ne passa che una tra un allenamento e l'altro - è solo altro che si divide tra noi.
Siamo diverse e diversi sono pensieri, studi, mestieri, idee e religioni, e quando qualcuno piomba addosso - chiunque tu sia, chiunque sia sotto- corri, arrivi e lo spazzi via.
La tua maglia è come la mia.

Non lo so come si fa a spiegare il panico della prima partita - che poi non torna più: se sei uscita viva da lì andrà bene, o forse no - o la tensione a ogni calcio d'inizio.
Che la palla sia nostra o loro, sai che non la toccherai, (sei pur sempre una seconda linea, cazzo vuoi fare? Poi non salti nemmeno in touche) ma sai - lo impari subito - che ogni volta che qualcuna dei tuoi la prende e la porterà avanti verrà presa e ribaltata, e tu dovrai essere dietro di lei, pronta.

Di solito pronta a spallare via un'avversaria che ha mangiato troppo le 1536 sere prima, togliergliela di sopra insieme a qualcuno che da una mano come te perché in un attimo le avversarie lì davanti son diventate 5.

Niente rende felice come avere spalle sbucciate, non da un urto in particolare, ma dall'averle consumate a spostare chi ti vuole accoppare le compagne per prendere quella cazzo di palla che no!, la devi tenere tu.
La vuoi tenere tu.



E ve lo dico io, che a rugby faccio schifo.

Ad un certo punto ti accorgi di dove, vaccaboia almeno lì!, anche tu, servi.
Dove le tue compagne tirano un sospiro di sollievo al pensiero di saperti, dove ti senti addosso che stai facendo bene.

Badare bene: ottanta minuti in un campo, a prendere mazzate di continuo e tu il contatto fisico non l'hai mai potuto sopportare, ribaltata, strattonata, placcata e coperta di corpi che non sei felice di avere sopra, corri nel fango, il fiato finisce e le avversarie non vedono l'ora allora piuttosto muori ma fai finta di niente.

E rialzati su, non si sta fermi a terra per niente, hai preso un calcio in testa?

Inizierai a contarli, a fare a gara di quanti ne hai presi senza fare una piega, se rimani a terra un momento qualcuno guarda che tu sia viva e se è sì si gira e continua, se è no si gira e continua lo stesso finché l'arbitro non fischia.
Ma tirati su e non frignare, che non ti sei fatta niente.

La parte più bella è la mischia.
Perché son di mischia, mi sa.

Qualcuno fa avanti - sempre i tre quarti, se sei di mischia e ti dan la palla tu prendi la rincorsa e cerchi di fare strike con le avversarie ed è impressionante l'ottimismo con il quale vai a farti fare malissimo, ogni volta - e l'arbitro chiama.
Non sono mica buona io.

E m'han cambiato i tempi e non ci capisco più un cazzo.

Davanti si mette la prima linea 1, 2, 3. Alla mia sinistra - Capitano mio capitano! - l'altra seconda linea, il numero 5.
4 e 5 si abbracciano e stringono fianco contro fianco, al "Giù le seconde", insieme in ginocchio, poi dentro le teste tra le tre davanti, le nostre spalle a sostenerne i culi, il braccio esterno libero a trattenere da una gamba i piloni 1 e 3, per buttarli dentro, forte.

Attaccate ai nostri fianchi le due terze linee 6 e 7 che son le prime a sganciarsi con il solo e dichiarato scopo di atterrare eventuali avversarie in possesso di palla. Loro non ho mai capito dove si attaccano, ma ci tengono unite e compatte, spingono un po' in avanti e tanto di traverso perché rimaniamo un blocco unico.

Per ultimo, tra i nostri culi si infila il numero 8 a spingere quand'è il momento dell'ingaggio e io non lo sento neanche, come spesso non ci si accorge delle innumerevoli parti che compongono un meccanismo funzionante.
Eh sì, neanche si ti danno una signora spallata sotto al culo.

Una buona mischia è un corpo solo, unito e compatto, che avanza camminando sopra al pallone per farlo uscire alle proprie spalle.
O sta ferma, o per peso minore indietreggia ma allora lì si prova di rimediare e ti accorgi di qualcuno solo se non fa quel che dovrebbe perché è come un buco, un pezzo che manca sul quale - quando va male - la mischia si ripiega e crolla.

Quando la mischia si piega e crolla, inspiegabilmente si è tutti sotto a un mucchio di gente.

Però non fa più paura come le prime volte: mantieni la calma e provi di lasciar scivolare il braccio fuori senza lussarlo, assecondi i movimenti del collo che quello ti serve intero, poi ti tiri su e cerchi il pallone, ti schieri di conseguenza e vai a fare il lavoro di spazzino se (come me) sei buona di fare solo quello.

Spazzare via le avversarie.
Troie impestate, addestrate penso nei quartieri spagnoli che cercano di cavarti gli occhi - ci sono più lenti a contatto perse che sputi, sul nostro campo - giocano senza paradenti pur di morderti a sangue e tu che non sei capace di far male, non sai opporti perché è già tanto se dopo tre mischie in cinque minuti ancora respiri e passare da una rissa all'altra è tanta fatica.

E potrei andare avanti per sempre.

Ma dico che, dopo questo e dopo un mucchio di altre cose, quando una tua compagna va i meta, piangi.
Anche se sei dall'altra parte del campo.
Anche se sei sotto a un mucchio di gente da cui hai dovuto proteggere il pallone perché qualcuno avesse modo di portarlo avanti fin là.

Che non è solo se vinci: contro gente fortissima, cattivissima, ci sono state sconfitte sudate molto più delle nostre (poche) vittorie.
Che rivivrei adesso.

Poi si esce dal campo ed è vero che è famiglia, non si dice tanto per dire.

Una cosa impressionante è vedere come, chi mette più cuore in campo - che non vuol dire per forza capacità - più si avvicina al fulcro della squadra e diventa un legame dal quale la tua giornata poi non prescinde.
Chi è poco interessato, chi si allena raramente, chi non piange perché se non hai messo tutto non hai motivo poi di farlo, entra meno in quell'automatismo che, naturalmente, unisce.

E potrei andare avanti per sempre anche da qui.

Un'altra cosa che pare incredibile, è come le persone che sperano di poter vivere di glorie personali, ad un certo punto, creino problemi.

Ti vediamo, in campo: pesi niente kg, ricevi la palla e anziché correre nel corridoio che spesso hai libero davanti per portare la palla in meta, cerchi lo scontro con le grosse.
E allora da lì la palla verso la meta non andrà mai.
Vanifichi il lavoro di tutte quelle che hanno combattuto come galline nel fango per passarti quel pallone.
Obblighi noi, lente e grandi, a correre per toglierti di dosso gente e a ricominciare tutto daccapo.
Regali occasioni inutili alle avversarie e ci sfotti deliberatamente.

Ti vediamo, fuori dal campo: quando anziché festeggiare quella cazzo di vittoria tanto sudata - i primi risultati dopo un anno e più a capire come fare - con le tue compagne, stai appresso alla prima braga che passa, aspettando solo che venga a calarsi a casa tua, come fosse difficile impezzare un rugbista.
Bullandoti della tua inutilità nell'aver cercato scontri evitabili pur di raccontare.
Vantandoti poi di aver sventolato mutande, senza preoccuparti di equilibri preesistenti o di chi potevi ferire.

Tocciando ovunque ti capiti, come fosse roba da collezionare la tua manchevolezza nel gioco e nel rispetto, come fosse facile per una squadra giovane, di femmine, riuscire nel confronto coi ragazzi a mantenere credibilità, sudata.
Io poi, dalla tua bottiglia, non bevo più.

Non sei parte di una squadra, quando la calpesti ripetutamente e senza nemmeno accorgertene.
Offendi con la tua presenza, perché nessuna di noi ha mai cercato di spiccare saltando in testa alle altre.

Quando si corre, in allenamento, si sta tutte dietro al capitano o - quando affiancate - in linea.
Se vuoi stare altrove, nessuno ti trattiene.

Allora noi continueremo a starti alle spalle, a spingere via chi ti viene addosso, a farci del male per farne fare meno a te, solo che da adesso non accadrà più se non avrai la palla in mano.











lunedì 8 ottobre 2012

Intripping

All'inizio c'è stata quella cinquantenne con caviglie troppo gonfie per darsi arie da milf, che al mio "Scusi, è libero il posto?" ha risposto serafica e bugiarda "No", con di fianco una figlia fighina così comune da non poter pretendere che il tizio a cui l'ha data proprio l'altra sera dopo il party, sìsì quello con il macchinone, non la confonda con almeno cinque delle sue ex.

Il piano era di passarle di fianco con la bottiglietta di acqua aperta e sversagliene addosso almeno almeno metà, poi però ci si è messa di mezzo la tipa che aveva occupato il posto accanto, riccia e sorridente e a me non piace fare vittime innocenti.

"Aaaaah ah ahia!!!".
Strofinare il bagaglio sulla faccia della stronza come piano B tutto sommato ha dato i suoi frutti.

Mestre è veramente un posto di merda, infatti la signora un po' sparsa che ad un certo punto ho incrociato nel sottopassaggio non era di lì.

Lei, compatibilmente con la sua età, guardava verso l'alto lo schermo delle partenze, naso arricciato e fronte corrugata, io facevo lo stesso perché non mi ero accorta di avere gli occhiali in testa anziché sul naso.
Sarà stato questo a farle pensare che la tizia enorme al suo fianco forse era un'innocua ritardata alla quale tutto sommato poter chiedere informazioni.
In fondo gli andicappati hanno sempre con sé foglietti estremamente esaurienti, scritto da buon anime caritatevoli.
Sfortunatamente, io no.

- Signorina scusi ma dove deve andare?

Chino la testa giù tanto quanto l'avevo sollevata a guardare gli orari.

- A Treviso, avevo una coincidenza proprio ora ma non saprei, non capisco quale di questi treni passa di lì. Aspetti che vado a vedere se è questo.. Sisi è questo, andiamo!

La signora mi ha seguita, poi preceduta, poi andata a sedere e mi ero trovata fuori dallo scompartimento con un tizio in mimetica, il quale non deve essere stato troppo contento della mia telefonata di aggiornamento a Valentina:

- mi senti Vale?
- Sisi tacconta!
- Ah niente, ti avevo detto che Al, qualche sera fa mentre eravamo io lui e la Lon se ne salta fuori con "Ma poi Badia non è quello che aveva fatto Mr. Italia?"
- Eh???
- Esatto, quello che ho detto anche io
- E la Lon?
- "Maaa.. Neanche una scopatina?". Con tono persuasivo.
- nient'altro?
- Solo questo, ma a ripetizione per un'oretta buona
- Beh e quindi?
- E quindi ieri parlavamo di film con Di Caprio, lui ha iniziato a raccontarmene uno dove al povero Leo sfracellano un polso già rotto su un tavolo da biliardo e Badia sosteneva che il doppiatore lo rendesse terribilmente somigliante a Solange.
Poi fa altre similitudini su 'sto Solange e ad un certo punto gli dico "Come mai sei così esperto di Solange?" e lui mi fa (in accento orribilmente veneto): "Ma lo sai che una volta Solange mi ha giudicato?"
- No!
- Sì, al che mi si accende la lampadina e gli chiedo il perché, lui risponde (sempre più veneto): "Eeh ero in costume e lui mi ha fatto l'occhiolino"
- Beh ci credo che gli ha fatto l'occhiolino, và che roba..
- Smettila di guardare quelle foto, facebook ti denuncerà per stalking prima o poi
- Guarda che bracciaaaaaaaa
- Vale, smettila! Comunque a quel punto lui ha capito che aveva detto troppo e non sono riuscita a saperne altro. In ogni caso corrisponde a una piena confessione.
- Sisi chiaro
- E tu?

E mentre il tizio in mimetica veniva salvato in corner dal gettarsi da un treno in corsa per il passaggio della parola all'altro capo del filo, il treno entrava a Treviso.

- Sono arrivata, ti richiamo dopo
- Ok, ciao

- Signorina ma dove se n'era andata? Le avevo tenuto il posto!
- Ah grazie, ma sapendo che il tragitto sarebbe stato breve sono rimasta fuori per fare una telefonata, che fa lei?
- Adesso dovrebbe venirmi a prendere mio marito nel sottopassaggio
- Ma è sicura? Beh alla fine è più facile nel sottopassaggio che sul binario ma mi pare strano..
- Sisi nel sottopassaggio, ma lei di dov'è?

venerdì 21 settembre 2012

Tonight, tonight

Stasera la luna guardava per aria e io guardavo lei, sperando che non si irritasse come la gente quando controllo che facce fa mentre guarda per la prima volta un film che ho sempre amato.
E mentre mi veniva un po' da vomitare dalla melensaggine dei miei pensieri, mi sono ritrovata tra le mani una di quelle domande che spero di non farti mai.
Spero di non essere mai stanca come stanotte, con in testa stupidaggini e tre moke di caffè.
Spero di non rivederti mai, non sarebbe come l'ultima volta.
Spero di saltarti in mente di sorpresa ogni tanto, dato che ti ostini a farlo tu con me.

Ti chiederei, pensavo: camminando per strada, mangiando un cornetto in un bar, fermo ad un incrocio con l'espressione corrucciata, ti sei mai innamorato per mezzo minuto?

Di quelle cose che la vedi e sbam!, sorridi?
Che in pochi secondi ti viene in mente tutta una vita che passeresti con lei?
Un breve momento in cui pensi "Ehi, sei tu!".

Poi i passi procedono, la colazione finisce e il semaforo diventa verde e tu fai un sorriso e non ci pensi più.
Ti è successo?

Perché io non so bene chi sei e a conti fatti nemmeno importa più.
Chissà a che pensi questa sera, chissà se ci rivedremo mai.

Però, se posso mettere un però a domani, dovessi incontrarti ancora e se fosse questa notte, te lo chiederei.
Solo per dirti - qualunque fosse la tua risposta - che di te mi sono innamorata talmente tanti mezzi minuti che per ricordarti sempre, mi basta anche così.

martedì 28 agosto 2012

L'inizio di un disastro

Caldo caldo caldo, voglio uscireeeee, ma perché gli spogliatoi son casse di cemento umide e calde?
Dove ho messo le scarpe? E i calzetti? E la testa?


- Giada mi presti la piastra?
- Tieni Faggio

Troppo caldo, piastra un cazzo..
E siamo le ultime. E adesso le altre dove saranno? Qui è piccolo ma odio vagare.


- Dai bimbe, fuori dallo spogliatoio che siamo le ultime?
- Vai, noi abbiamo quasi finito
- Ok

Uff.
Le altre le altre le altre.. eccole. Attorno al toro meccanico alcune, altre attorno allo stand del bar, l'ex Compagno di Stanza che ci ha accompagnate a questo pomeriggio di tocco con Mela alla sesta birra, lei alla quarta credo.


- Ohi Faggio ce l'hai fatta

(Faggio sono io, per le compagne di squadra).

- Sì, troppo caldo là dentro, poi le tipe dell'altra squadra le avrei affogate con l'irrigatore da prato.
Birra?
- Sì, se vai lì te la regalano
- Perché?
- Il tizio alla spina è matto
- Ah, perfetto, voi fate il toro meccanico? A dopo

Birre, birre, birre, tra un po' pure io sarò fatta per il 70% di birra, o forse per l'80. Poi è matto sì quello alla spina: gli passi davanti e ti ficca in mano tre bicchieri alla volta, potrei pure usare i buoni per noi che abbiamo giocato, lui non li vuole.
Vuole solo darti birra.

- Quante birre vuoi??
- Una, grazie
- Nooooo, tieni e portala alle tue amiche!
- ..Ok, grazie, il buono
- Noooo, dopo!
- Ehm, ok

Odio scroccare, poi odio giocare al tocco, anche se non so placcare giocare a rugby senza contatto son due palle, checcazzo fatemi giocare a strega comanda colori che almeno mi diverto di più, o palla quadrata. Palla quadrata! Quanto mi manca!
Tornerei al liceo solo per la palla quadrata.
Medica, magari.
Da tirare in faccia alle mie compagne di merda.
Tre birre e non sentirle.
O forse un po' sì.

- Tazza, ma uno spritz?
- Ti accompagno Mela, non so se ce l'hanno. Chiediamo a lui.


- Ciao, senti lo fate lo spritz?
- Sì ma non qua, là nel gazebo

E mentre parla sorride e ci molla due medie
- Ma non importava la birra..
- Prendi prendi!
- ..ok. Senti Mela, vado a prenderti lo spritz col buono, visto che la birra è obbligatoria.

Gazebino.. lì. E beviamola subito 'sto bicchiere.
Questi altoni sono tutti uguali, non avevo mai visto così tanti maschi giganti tutti insieme, tutti con la magia rossa "Staff", che ansia che fanno venire.
Adesso capisco perché dicono che anche noi per i cinesi siamo tutti uguali: i rugbisti almeno, lo sono di sicuro.

- Ciao, senti, posso usare un buono birra per lo spritz?
- Sì, nessun problema
- Grazie, non sapevo se costassero uguale o no

Che male al collo, e che pipì, maledetta birra.
Cazzo, Mela è ancora vicino all'altro bancone di birra, adesso torno e la trovo annegata o con dodici bicchieri in mano, qualcuno fermi quel tizio o almeno lo tolga dalla spinatrice.
Beh, e questo altone perché mi sta guardando così male..? Dammi 'sto spritz no?
Perché mi guardi accigliato? Ahò, pronto?? Oddio si è bloccato, faccio lo stesso effetto a cristiani e computer.


- Se non sai quanto costa il buono, come fai ad averlo?

Ah, tutto 'sto impegno mentale apparente.. Chi sei, l'ispettore Gadget? A parte le infinite possibilità, guardami: braccia rubate all'agricoltura, spalle larghe, capelli sotto ancora bagnati.. sarò mica una di quelle che ha partecipato al torneo e c'ha i buoni dell'iscrizione..?

- Giocavo
- Mh.

Ma guarda questo.. non è convinto?? Che ragionamento è? Adesso me lo faccio spiegare, cioè dimmi come ti viene una domanda del genere, che pensavi? Di sventare eventuali appropriazioni indebite di buoni da due euro?
Perché di là c'è uno che a forza di regalare alcolici temo conquisterà in serata il mondo.
Bello però, che bello che sei. 
Ma spiegami dove pensavi avessi preso quel buono.. rapina? Estorsione? Mi son portata il blocchetto da casa?...

- Tu non giocavi?





venerdì 24 agosto 2012

Brutta copia di una nostalgia

Da bambina passavo le vacanze in Sicilia, con mia nonna che insieme ci scambiavano sempre per straniere - così bionde - e tutte le famiglie tedesche in spiaggia ci regalavano  prugne , con mio nonno che era il mio eroe e grande amore, con dei bellissimi braccioli rosa capaci di guidarmi tra le onde più insolenti.

Di quei giorni ogni ricordo rimasto intatto parla di odori mescolati - creme solari e fichi d'india - passeggiate per Taormina in piazze piene di pittori estremamente suscettibili, granite con gelato e carretti di frutta, incubi in cui mi perdevo sudata ogni notte (sempre lo stesso ogni estate in realtà).

Una di quelle estati avevano ucciso qualcuno di importante e anche io e i miei quattro anni siamo stati perquisiti gentilmente tante volte.
 
A cinque anni il tempo è così grande e tu così piccola da non poterne vedere la forma, da non poterne intuire la fine.
Non capisci quanto sia esile e sfuggente finché le tue dita  diventano abbastanza grandi da lasciarselo scivolare attraverso, forse per  mancanza di attenzione.
E dire che ti eri solo voltata un momento, volevi fare un castello di sabbia.

Così quelle vacanze erano finite senza avvisare, finite per sempre.
Poche cose sono tristi e crudeli come la realtà quando ti si presenta davanti la prima volta, per togliere.

Ho avuto bellissime vacanze nella mia vita, con persone di ogni genere, per desiderio o contingenza.

Da bambina mi sarebbe parso impossibile ma è successo: ho preso treni dicendo a casa che andavo via con le suore per finire dentro camper parcheggiati in postacci orrendi a sbronzarmi e vomitare in pineta.
Ho preso aerei da sola, ore e ore in giro per l'aeroporto di Atene.
Ho preso aerei con l'allora moroso, persi e disperati di non ritrovarsi in quel caleidoscopio del Charles de Gaulle.
Ho acceso falò e conosciuto ambulanti dalle storie straordinarie, mi sono innamorata di passanti e bagnini, ho rinunciato, troppo insicura, a serate che dopo dodici anni ancora un po' mi mangio le mani.

Ho incontrato su treni in giro per l'Italia una donna dai tratti fini e gli occhi a palla che parlava con un barattolino di crema idratante, un ragazzo nerissimo che voleva dormirmi addosso, un custode di cimitero che nel tempo libero suonava la tromba e sognava dalla Calabria di andare a vivere a Milano e nemmeno lui sapeva perché.
Ho conosciuto un ragazzo bellissimo al quale ho fatto tante domande, ero così ubriaca che non ricordo le risposte.

Ho fatto l'amore in spiaggia e su scogliere, cercando di calcolare se mi sarei fatta peggio a stare sopra o sotto, in piedi contro barche spiaggiate, in fretta dentro al mare.

Ho fumato erba galleggiando su mari bellissimi.

Mi sono tuffata da scogliere e barche, ho guardato i pesci con la maschera anche se avevo paura, ho letto libri appassionanti.

Ho incontrato tantissime persone che non rivedrò mai più, sperato tanto ogni volta che un braccialetto di filo si è rotto, sempre azzurri li compravo.

Ho salutato su binari e passerelle e aspettato ritorni.
Non sempre ci sono stati. 
Ho vissuto momenti stupefacenti.

È ingiusto come la realtà sceglie di insegnarti la vita, ancora di più quando decide di spiegarti la morte. 

Darei tutti i treni e gli aerei, i baci e gli sguardi, le bottiglie e le risate, per tornare.

Così ogni tanto, quando la luce è quella del tardo pomeriggio, il suono delle onde è richiamo dolente e ricordo, la sabbia sepolcro che decompone ricordi.
Saranno caduti in quelle buche che scavavamo insieme io e te.

Darei ogni momento per farti sapere che niente di tutto quello che potrei ricordare o vivere un giorno, potrà mai valere un solo minuto con i braccioli in mare con te.




venerdì 17 agosto 2012

Non ho voglia

Non ho voglia che mi si rompano le palle perché sono scomparsa da skype.
"Tranquilli", potete dirvi di me. "Ora è in un posto migliore".
Non che la vita reale lo sia - per carità - ma nemmeno il sottosuolo lo definirei proprio così.

Il fatto è che non ho voglia.
Non ho nemmeno voglia il più delle volte di sentire bussare alla porta senza sapere chi c'è dietro.
Curioso: quando ero ragazzetta si citofonava, telefonava alle persone e fine del problema, mentre a oggi è gradito un messaggino oppure uno squillo per annunciare la propria presenza, o addirittura chiedere se si può telefonare.
Comunque sì: mandatemi un messaggino o fatemi uno squillo, non voglio avere a che fare con la gente a sorpresa.
Per le chiamate non preoccupatevi: posso silenziare il telefono, al massimo non vi rispondo.

Non ho voglia di lavarmi: ci sono circa seicentomila gradi da settimane e settimane e in tutto questo tempo ogni volta lavarsi è risultata un'operazione vana, del tutto priva di utilità.
Provate voi a essere una balenottera sgraziata e ondeggiante che deve sopravvivere all'afa e vedrete come allagare il bagno, per poi dover sistemare, quattro volte al giorno sia solo una gran rottura di coglioni.

Non ho voglia di conoscere gente nuova.
In rapida successione le persone con le quali ho iniziato a parlare dal nulla di recente, si potrebbero definire ognuno con una parola a testa:

- ritardato
- noiosa
- idiota
- stupido
- stupida
- insipido
- viscido
- cerebroleso
- vomito
- bipolare
- fanculopensavofossiunodivertenteetranquilloinveceseiuncagaminchiasputasentenzeesattamentecomeme

L'ultima, come potete notare, è un neologismo.

Non ho neanche voglia di pensare a eventualmente come chiarire la serie di malintesi che si sono creati - o meglio: che ho creato - e spiegare una volta per tutte che no, non sono innamorata - ma magari lo fossi -, solo avevo giudicato male.
Pensavo fosse un'altra persona.
Che mi piaceva.
Invece no (e non sarebbe proprio una cosa carina, da dire).
Adesso francamente sono un po' offesa.
Vabè, in ogni caso il problema non si pone: non ne ho voglia.

Non ho voglia nemmeno di andare al mare.
Quest'anno non ci sono stata e il mio colore è un promemoria per tutti coloro che temono la noia estiva: "Prenotate cazzo, prenotate e partite, se no finite così".
Ma non è un problema.

C'avrei altre due o tre cose, ma non c'ho voglia di scriverle.
Bah, adesso non mi va.







martedì 17 luglio 2012

Zanzare e polpette, dove mi piacerebbe andare con te

Senti ma cosa ne pensi dei carciofi?
Lavavo quelli sott'olio (troppo olio).

Sei allergico alle pesche? Posso farti le polpette? Mi canti una canzone? Meglio togliere lo smalto.

Ti piace qualunque cosa da aperitivo, anche fosse tagliata grossa, o qualunque cosa purché tagliata in tocchetti da aperitivo?

Quanto può essere alta al massimo una gru?

Vero che è bello il tardo pomeriggio?
Non esistono i cerchi magici anti-zanzare, comunque ti dona moltissimo lo sfondo blu.
Ti piace il blu?
Io ho solo vestiti blu, l'alternativa era il pesca e poi sarei sembrata nuda.
Sarebbe bello uscire nudi in estate, in fondo saremmo tutti molto più rilassati.
O rassegnati.
O magri.
Un calo di malattie cardiovascolari, probabilmente.

Ti piacciono i dobermann?
Hai un cane?
Il mio si chiamava Orso e mi mangiava i ciucci.

Adesso è il momento di pensare alle acciughe.




mercoledì 11 luglio 2012

Chiunque ascoltasse "T'innamorerai" non potrebbe fare a meno di convenire che forse Masini un po' della merda che gli hanno tirato addosso negli anni se l'è pure meritata.

Ci sono inciampata mentre cercavo "Bella stronza": ieri io e un'amica ci chiedevamo che bisogno c'era di chiamare la volante quella notte.

- Po te digo: farlo mettere in manette, solo perché aveva perso la pasiensa
- E la speranza, poi lei era anche una superfiga
- Come un ramo di ciliegio eh, poi più del Sole e della Luna, insomma non scherza un cazzo
- Sarà mia 'na troia par gnente

Comunque
quando ci sono brutte mattine
quando c'hai quella sensazione nello stomaco che non son farfalle ma zanzare e bere il Baygon non si può
quando non ci sono medicine
tre canzoni di Masini, due toccate di maroni e via andare che stare peggio di quello lì proprio non si può.



lunedì 9 luglio 2012

Ricordi confusi e momenti traumatici

Ci sono serate che più da fatti realmente accaduti, sembrano costruite con quei sogni vividi che al mattino ci mettono un po' a confondersi con gli altri pensieri.
Allora ricordi un flash, un colore, un viso e tutto attorno buio blu come fosse notte in uno strano film.

Sono le sere che non mangi da 9 ore ma bevi tre negroni sbagliati, uno spritz e almeno 4 birre poi boh.

Va da sé che sono le sere in cui non avresti dovuto farlo perché così hai fatto una gigantesca figura di merda, e quando dico gigantesca intendo dire sufficientemente grande da inglobare un rugbista di qualcosa come due metri di altezza e rispettabile larghezza e trascinarlo con te in un baratro di alcool, giostrine in un parco di notte e stupidaggini che hai detto e non sai se vuoi ricordarle o no.
Altro non saprei.


Ci sono momenti di non ritorno che appena prima ne saresti uscita indenne tramite un pomeriggio da H&M invece non succede mai: non ti fermi mai prima che ci sia una canzone che, passando alle tue spalle in playlist, te lo ricordi.
Poi passa Vicinity of Obscenity e ti rilassi.
Poi però ne passa n'altra e - tac! - torna in mente
Andatevene affanculo Cure, Killers e anche Adriano Celentano: quando le canzoni sono tre si è sull'orlo del baratro, in culo ai grandi magazzini, manco l'Oktoberfest sarebbe sufficiente.

Ci sono momenti in cui la cosa migliore è spegnere il cellulare, restare sobri, mangiare giapponese e aspettare che passi.
E non so cosa ci sia dopo, andiamo a vedere.

martedì 5 giugno 2012

Cronache un po' scosse di un terremoto del cazzo II

Ieri dicevo, sono tornata qui a Ferrara dopo tanti giorni.

Avevo lasciato la casa un disastro, tra che avevo in programma le pulizie la domenica mattina e il terremoto di notte, che oltre ad avermele impedite ha rovesciato il rovesciabile a terra.
Per fortuna la mia coinquilina bionda supergnocca e superefficiente ha messo a posto quasi tutto, da sola povera.

Ovviamente non la mia stanza, così quando ci sono rientrata era come poche ore dopo la prima scossa.

Quel sabato là io, le mie compagne di squadra, Compagno di Stanza e Mela come accompagnatori ufficialmente addetti alla (bevuta di) birra, venivamo dalla festa del Rugby di Badia Polesine.
Minchia: mai visto così tanti maschi enormi tutti assieme.
Bello, è stata una bella giornata, non fosse che avevo un inizio di bronchite.

Con quell'inizio di bronchite ho giocato (male) al tocco, sudato, strillato, fatto la doccia e passato la serata all'aperto a lanciare palloni e bere birra.
Il proseguimento della bronchite poi è stato interessante.

Le feste del rugby sono situazioni ospitali per tutti, famiglie incluse, e i bambini - anche molto piccoli - si aggiravano in disordine allegro attorno al toro meccanico o sul grandissimo gonfiabile colorato.
Ce n'era uno di circa un anno e mezzo che, seguito dalla mamma, si è avvicinato a me e alle compagne mentre passavamo una palla.
Voleva giocare con noi, così ci siamo sedute e abbiamo iniziato a giocare facendo rotolare la palla a terra.
La Rosi, che ha 16 anni e si gasa un sacco per qualunque cosa, gli aveva detto: "Batti cinque!" e lui era rimasto perplesso allora insieme gli abbiamo mostrato il gesto, lui aveva capito e i minuti successivi li abbiamo passati così.
Poi vedeva che tutte noi avevamo appresso da bere e non ci è voluto molto per accorgersi che anche lui non voleva essere da meno.
Sono corsa un attimo alla baracchina dove avevamo preso la birra chiedendo al tizio un bicchiere come il nostro con dentro un pochino d'acqua e  tornata dalle compagne e dal bimbo gliel'ho passato, così per un po' di tempo ci siamo tirati la palla, battuti cinque e brindato insieme, con le dovute proporzioni.

Non c'entrava niente ma è una cosa che mi è piaciuta.

Sulla mezza tutti a verso Ferrara, ultimo bicchiere in piazza e poi a letto.

Manco a dirlo che sto al quarto piano.
L'edificio è formato da due palazzine gemelle collegate.
Collegate non troppo bene, considerato che nel salotto - dove avrebbe dormito Mela - c'è una crepa enorme - non sismica - data dal lento divergere delle due costruzioni una rispetto all'altra, vabè.

Buttato un occhio su facebook ("Sentito il terremoto?" No fb, non l'ho sentito) siamo andate a dormire, e dopo quelle mezz'ore che nel sonno durano un battito di ciglia, sveglie di nuovo.

Mela credo dal rumore, io da non so cosa, poco prima.
Perché mi sono svegliata?
Passata una frazione di secondo è partito un busso della madonna.

Il boato era strano e completamente inverosimile, ma sticazzi del rumore: la stanza all'improvviso era viva e sembrava volesse andarsene e cadeva tutto dagli scaffali, nella penombra vedevo l'armadio aprirsi, i cassetti scorrere e il letto si muoveva fortissimo.

- Il terremoto, via!

Mai vista Mela così reattiva: lei correva giù per le scale io ero ancora imbambolata lì, sul letto, a pensare mentre tutto andava per i cazzi suoi "Che cazzo quindi questo è un vero terremoto? Come fa la casa a stare su? Dai sono effetti speciali. Adesso crolla".

Che la tua stanza diventi uno shaker è roba strana.
Non pensavo che una casa potesse reggere una cosa simile.

Dopo qualche secondo da quella che era stata una scossa lunghissima mi sono alzata, ho infilato le scarpe "Per fortuna che dormo in tuta", preso ciò che avevo lì: cellulare, acqua e fazzoletti, la giacca poi giù di corsa, insieme ai cinesi dell'appartamento a fianco che suonano il campanello a orari improponibili e pensavamo fossero almeno dieci invece sono quattro, inspiegabilmente vestiti di tutto punto a quell'ora di notte, usciti di casa nel mio stesso istante e che correvano giù dalle scale bestemmiando.






domenica 3 giugno 2012

Cronache un po' scosse di un terremoto del cazzo

Esco da casa dei miei zii, lui alto e geologo, lei ciccia e maestra, carichiamo la macchina che mentre torno a Ferrara loro vanno al mare, a sistemare la villetta delle vacanze dei genitori di lui che a casa loro non possono più stare.

Negli ultimi giorni non era stato chiarito il fatto che io e nonna Tì potessimo entrare o meno a casa, così dopo la scossa di martedì 29 maggio ho fatto un po' la spola tra casa della zia gnocca nel paese vicino e la casa di questi zii nella periferia del mio, di paese.
La nonna sistemata da sua sorella.

Manco a dirlo, abitiamo in centro.
Storico.
Madonna ladra.

Che poi l'abitazione è perfettamente agibile, non lo è la strada: sul marciapiede di fronte, poco a destra rispetto al mio ingresso, la facciata di una chiesa piuttosto alta pende in avanti.
Alcuni ingegneri dicono che vada staccandosi, ogni giorno un po' di più.

Giovedì, bambanavo sotto casa guardandomi attorno un po' stupita: tutto il centro chiuso, episodici andirivieni per portare fuori carte dagli uffici della via in tutta fretta e tornare a lavorare, curiosi in bicicletta.
Io ero da poco scesa, avevo spazzato via i cocci dei vasi e bicchieri caduti a terra.

Ad un certo punto arriva uno dei camion rossi che ultimamente sono dappertutto.
Non c'era Michele, il pompiere bellissimo e silenzioso che ormai mi saluta perché mi vede sempre in giro dove non potrei stare - peccato - ma un gruppetto capitanato da un tizio che prima mi guarda storto poi esasperato mi ordina "Via!"

Mi dirigo verso un vicolo che di lì si può passare e mentre il camion rosso srotola verso l'alto scale altissime, borbotto un  "Scusi, non pensavo che quel punto fosse pericoloso".

Il pompiere, stanco morto di noi che non vogliamo starcene lontano dai nostri portoni ma risultiamo solo in pericolo e d'intralcio, alza gli occhi e grida per coprire il rumore dei loro macchinari già al lavoro:

- Signorina come pensa cada una facciata?
- Beh, gravitazionalmente, mica farà splat in avanti, non ha niente che la spinge da dietro
- Giusto, e sa cosa sembrano le schegge del marmo che cade da quell'altezza? Proiettili.

Chiedo scusa di nuovo e me ne vado via.
Effettivamente non ci avevo pensato: se si uscisse per evacuare di nuovo dal mio palazzo sulla strada avremmo la gigantesca facciata della chiesa in crollo davanti, se lo facessimo nel parcheggio interno le pesantissime lastre dei camini rimasta ancora lì - genialmente solo appoggiate per abitudine architettonica - compromesse in stabilità, ci cascherebbero in testa.

Con una rompicoglioni in meno, i vigili del fuoco salgono anche nella mia via in altissimo proseguendo con il controllo tetti.

Alcune ore prima ero stata a uno dei blocchi perimetrali del centro storico, ferma per capire se ci avrebbero dato notizie.
Seduti vicini nella baracchina, di fianco a un'altra chiesa pericolante (verso l'interno però) eravamo io, una ragazza che non conoscevo, un pompiere che giocava a rugby e si diverte quando dico le parolacce e quello bellissimo sempre zitto. Entrambi di Treviso, ci sono comandi da tutta Italia.

Io e la ragazza chiaccheriamo, il pompiere rugbista legge il giornale, Michele si guarda in giro in silenzio, sono stanchi.
Chissà se ci è o ci fa.

- Quella chiesa andrebbe tirata giù, potessi lo farei io a madonne
Il pompiere rugbista ride, la ragazza ha un sorriso stampato e indelebile un po' da stregatto, sembra una fatina, così esile, un po' butterata, con i capelli scuri lunghi e sciolti, gli occhiali da sole e una gonna ampia.
Ah e il crocefisso al collo
- Ma no dai
- Scusa, è che non sono credente e mi girano le palle a non poter entrare in casa per una chiesa
- Forse dovresti ragionarci

Lei è pacata e sorride un po' maliziosa pensando di avere imbroccato un gran gol, allora le sorrido indietro scuotendo la testa, evitando di ricordarle che una di quelle lastre da copertura comignoli le ha sfondato parte del tetto e l'abbaino in camera sul letto e lei meno di me ha la possibilità di rientrare presto in casa: nel passaggio sotto al mio palazzo, per arrivare al suo, servono gru particolarmente piccole e sono tutte impegnate.

Comunque sta benissimo perché alle nove di quel giorno era a lavoro, per fortuna che il suo Dio lo sapeva e si è limitato a disfarle la casa e non il cranio.
In compenso lo ha fatto a una signora che passava in strada, di spaccarle la testa con un cornicione, ironia della sorte moglie di uno che vende bare.

Bel casino il sistema dei cortili interni di questi paesi, i pompieri di lontano dicevano: "In un paio di giorni tutto il centro lo controlliamo".
Sì, bravi, nemmeno c'aveste arruolato con voi Bruce Willis.
Non riescono a passare, nelle parti interne. Gli accessi sono bassi.


Comunque stamattina lo zio geologo e la zia maestra mi hanno riportata a Ferrara, devo uscire da questa bolla di stranezza che ti si gonfia attorno quando eventi che prescindono dalla tua volontà si inculano quello che era alla base della piramide della tua normalità: la strada sotto casa, i negozi, gli altri inquilini e i conoscenti, le case di molti amici, chiese e negozi.

Mi avevano messa a dormire nella camera degli ospiti.

La prima sera, stanca morta dall'eterna giornata che era stata arrivo, mi sdraio, guardo in alto: due mensole.
Con sopra:

  • pile di quaderni (zia maestra)
  • blocchi di minerali (zio geologo)

Bello, per fortuna che di mestiere non vendono coltelli.
Alzarsi su e togliere tutto: metti che parta un'altra scossa, ti trovi frantumata di cultura.


La strada per tornare a Ferrara passa per i paesi che erano stati epicentro di alcune delle scosse di sabato 20 maggio, avevo già visto i capannoni crollati e le chiese collassate ma è brutto lo stesso.
"Lì, su quel prato a sinistra si è aperta una faglia" segnala lo zio geologo alla guida.
E butta fuori fango, il terreno sprofonda e quel paese - che si chiama S. Carlo - affonda.

Praticamente un deposito d'acqua sepolto sotto strati di terreno sabbioso si è rotto, l'acqua ha preso a salire bagnando la sabbia che, impregnata come quella da bagnasciuga, ha iniziato a lasciar affondare le cose troppo pesanti appoggiate sopra perché sotto c'è lo spazio che, lasciato vuoto dall'acqua, va riempito.

Tipo come quando le onde in riva al mare a ogni passaggio ti fanno scendere sempre più nella sabbia, solo che l'acqua vien da sotto.

Manco a dirlo, le cose troppo pesanti appoggiate sono le case.

La sabbia impregnata d'acqua nel frattempo, aumentata di volume, deborda da tombini e crepe nel terreno, si fa spazio in superficie lenta e continua, fino a un paio di giorni fa era arrivata al metro in alcune abitazioni.






domenica 27 maggio 2012

Oggi

Oggi sono andata presto al bar e una signora al bancone, mentre stordiva di parole inutili la barista mi ha dato della "Pirona" e per un attimo l'impulso è stato stordire lei a pugni in testa.
Oggi è un anno che è morta Mei e non sono ancora sicura che sia vero, perché era una ragazzetta di poco più di vent'anni che sapeva essere cupa come l'inchiostro nero e leggera come un foglio di carta e non sono sicura di esserne ancora riuscita a fare un ricordo felice perché io vorrei chiaccherarci ancora un po'.
Oggi penso ancora a qualcun altro che se n'è andato e spero di non essere l'unica, anche se in fondo non cambierebbe nulla.
Soprattutto a te sia lieve la terra, piccolo Bruno.

Oggi dev'essere uno di quei giorni un po' tristi per pensare ai morti.
O uno di quelli un po' imbecilli dove la gente al bar ti prende in contropiede e tu non pensavi fosse una partita ma solo un cappuccino.
Oggi il terremoto dalle mie parti si sente a malapena ma S. Carlo affonda nella palude e allora che cazzo li usi a fare i nomi dei santi e per che cosa credi in Dio se non serve nemmeno a tenere due mattoni a galla, chiama quel paesello "Luigi" e lascia che faccia una fine come tante.
Oggi mi hai fatta ridere tantissimo mentre ero ancora un po' addormentata e per questo ti sono grata, ma a te le cose vanno dette a piccole dosi e allora te ne parlo un altro giorno, non oggi.
Oggi guardo i vestiti che ho comprato ieri e mi piacciono un sacco ma sono tutti blu.

Oggi non so bene cosa pensare, dove sbattere la testa o perché sia qui a scrivere senza conclusioni di un giorno che in fondo non è nemmeno a metà.
Per me oggi, grazie: basta così.

venerdì 18 maggio 2012

24 ore

Una cheesecake letale e un tentativo di pan di spaglia cioccolatamente modificato che è risultato più brownie che altro, una merenda con aggiunta di marmellata e crema chantilly, libri e libroni e vacuità mentale, chattata con P che non sentivo da parecchio, accordi telefonici per gestione del tempo prossimo tra libri e campagna da Zucca e Ela, aperitivo con cibo e birra e birra, poi un altro po' di birra come prefesta ad una festa a cui non volevo andare, recupero couchsurfers non più disperse portate a casa e messe rapidamente a letto e già che c'ero avviamento lavatrice, ritorno all'aperitivo con salvataggio di tutti i presenti ("Ma.. quest'odore è gas! Togliti da lì: stai girando le manopole col culo!"), giro in piazza con G. e una bionda completamente fuori di testa che diventerà medico e voglio sia il mio,   avviamento a casa scavalcando la Mille Miglia, finalmente a casa: stendere i panni, Compagno di Stanza che alle due di notte mi chiama per persuadermi gentilmente ad andare alla festa ("AHò 'NDO STAI?" "Eh sto andando a letto", "MACCHè VIè FUORIIII"), accordi notturni per addii al nubilato, al celibato e tutte quello cose che penso continuerò a frequentare in eterno quindi tranquilli se non riuscite a festeggiare: ve li saluto io, ricerca compulsiva notturna di ricette e nozioni su B&B, ottava puntata della prima serie di Drop Dead Diva, sonno, sveglia, preparazione colazione per straniere dal nord, colazione in inglese, giro ferrarese mattutino,  ripartenza delle straniere nordiche, lavaggio piatti.

Bestemmie nei ritagli di tempo.

mercoledì 16 maggio 2012

Lista casuale di troppe cose da raccontare

1- The Avengers è bellissimo.

Sono andata a vederlo con Fumetto (il quale ovviamente conosce tutta la genealogia Marvel) e Compagno di Stanza, causa dell'imperdonabile ritardo della visione rispetto all'uscita del film: era in vacanza in Thailandia, lo stronzo.
Ma non parleremo di turismo sessuale, se vi servono indicazioni per la scelta delle vostre vacanze andate altrove.
Il film è bellissimo, fatto benissimo, c'entra con il fumetto pochissimo, fa riderissimo.
E, una volta tanto, non muore nessuno di rilevante.
Non ho mai capito cosa la gente abbia contro il lieto fine o contro i personaggi principali dei film, voglio dire: Titanic - che ha recentemente traumatizzato la sua seconda generazione di spettatori - a tutt'oggi provoca nei suoi traumatizzati il bisogno di compiere complicati calcoli e strutturare elaborati algoritmi per dimostrare come si sarebbe potuto salvare anche Jack.


Come se poi avendo trovato l'astrusa soluzione, andando a riguardare il film di Caprio finalmente cacciasse giù dalla porta galleggiante quella culona di Kate/Rose o ci si incastrasse sapientemente.





Poi vorrei sapere che bisogno c'era di far morire Bruce Willis in Armageddon.
Bah, cose che non capirò mai.
Insieme al motivo per il quale ora la formattazione sia cambiata..
Vabbè, The Avengers è strepitoso, bel 3D, mi sono innamorata di Hulk e fingerò di essere un personaggio Marvel per i prossimi 18 giorni.

2- Smettere di fumare fa ingrassare tantissimo.
Cioè, non mi peso per non piangere ma mangio di continuo.
Però è fico, considerato che iniziai 13 anni fa: puzzi meno, spendi meno e soprattutto quando fai sforzi molto superiori alla tua media non ti viene quel fiatone boccheggiante da apnea con senso di vomito.
Che a quanto pare siamo in pochi a provare, sarà che sono un po' asmatica, sarà che tre quarti dei fumatori che conosco come sforzo massimo contemplano la corsetta, non 80 minuti sul campo da rugby.
Basta non fumare tre giorni e se prima per rifiatare ti serviva un minuto, poi bastano tipo sei secondi.

Fantastico.

Comunque sono un po' traumatizzata: non faccio apposta a non fumare, è che da un giorno all'altro ha smesso di piacermi.
Quando sono in giro a bere con amici e tutti fumano mi viene un sacco voglia di aver voglia di fumare, do un tiro e bleah e per chi è fumatore da sempre, abituato a bere fumando, si perde di qualità.
Risultato: bevo pochissimo.
Il che mi urta abbastanza dato che potrei aver perso definitivamente il mio status di Beona.
Questo mi rende molto triste.

3- Devo smettere di bigiare rugby

4- Due giorni fa sono comparse a Ferrara Ela e Zucca, le due amiche con cui faccio i viaggi on the road, tipo quello in puglia di due anni fa, armate di cani: tra al guinzaglio e uno in borsa ("Ha un po' di febbre") cucciolissimo piccolo.
Ci siamo trovate in un bar dove stazionava Zucca, Ela era ancora dentro un ufficio a chiedere informazioni.

- Ciao Zucca, novità?
- Ciao, bah a parte tutti 'sti cani.. ah, Ela pensa di aprire un Bed and Breakfast e voleva chiederti se ci stai, però forse voleva direlo lei..
- Bellissimo! Ci sto

Quindi vedremo di aprire un B&B a Ferrara entro l'inizio dei Buskers.

Figata.

- 5 Sarò testimone di nozze ma di questo serve parlare a parte perché me lo ha chiesto l'unica persona per cui mi sciropperei di nuovo una messa per intero.
Per cui farei più o meno qualunque cosa, più che altro.

E poi un sacco di altre cose che mi hanno comunicato stamattina e sono decisamente troppe.
Ora, con calma, dovrò trovare il tempo per impazzire su tutto.



venerdì 11 maggio 2012

Da una conversazione su fb, cosa penso serva pensare su animali, sperimentazione, animalisti


Molto vero che diverse anzi, tantissime sperimentazioni sono inutili, il problema è che sono quelle richieste per legge alle aziende da parte dello stato italiano: le società sarebbero ben felici di tagliare i costi evitandole.

Non è che ci si diverta poi tanto a fare sperimentazione sugli animali, specie su quelli considerati d'affezione.


Non vero che la ricerca sugli animali sia superata, ma è una cosa che un non addetto temo non possa capire.
Gli esperimenti su impianti fisiologici non solo possono rispondere a domande, ma danno infinità di dati al ricercatore, aprono orizzonti e insegnano.

Le aziende cruelty free utilizzano diversi escamotage, giustissimi, come l'utilizzo di sostanze note già sperimentate e cose del genere.
Altre aziende enormi, per restare competitive, aggiungono ingredienti di varia natura, ampliando la gamma del prodotti che vanno testati per legge.

Tutto si può evitare, compresa la sperimentazione animale.

Suggerisco solo di dare un'occhiata al ritmo del progresso biomedico e farmaceutico negli ultimi cento anni e a chiedersi, se avessimo evitato la sperimentazione animale, dove saremmo ora.

Forse ancora qui, un sacco di gente sicuramente sottoterra.
Poi penso che siamo anche in troppi al mondo, ma 'sta tendenza a preferire che amici e parenti siano vivi proprio non mi passa.



Odio quegli imbecilli che scrivono libri pieni di menate inesatte.


Ho letto tanto di quel materiale dal sito della LAV che non ne hai idea: tempo sprecato, 
sono fregnacce quasi tutte.

Peccato che una persona che non ha a che fare con materie scientifiche non abbia tempo o modo di accedere ad un laboratorio o anche solo agli esiti di una ricerca per poter fare da sé un confronto intelligente.

Perché sono veramente pochi, così cretini a sostenere che della ricerca sugli animali si possa del tutto fare a meno.

La tipa che mesi fa sosteneva si potesse guarire dal cancro alle ovaie infilandosi in vagina una medaglietta della Madonna per esempio, fa parte del club: è medico e demente allo stesso tempo.


Questo per dire che anche tra gli addetti ci sono dei coglioni, ma come al solito "Fa più 
rumore un albero che cade che una foresta che cresce" e soprattutto ci si trova a doversi guardare da figure professionali delle quali potersi fidare dovrebbe essere un presupposto scontato.

Negli ultimi diciotto anni, per esempio, sono stati resi trattabili attraverso terapie farmacologiche, forme di leucemia infantile che prima erano letali nell'ottanta per cento circa dei casi.
Ora la letalità è scesa quasi al venti percento.

Non ho riletto 'sto miscuglio, rassegnatevi, comunque è nato tutto da un discorso su fb con lui.

Cose che non sopporto

La gente che alla fine della battuta, te la spiega.

Gli animalisti della domenica, manco sanno com'è fatto il loro colon e strepitano contro chiunque lavori per migliorarne stato e prestazioni.

Quando la gente non capisce che offendere era esattamente il mio scopo:
"Ehi piano con le parole che tra poco potrei innervosirmi"
E allora fallo, maledetta capra ritardata.

Le persone truccate in modo pesante perché mi sanno di unto.

Aver voglia di aver voglia di fumare, perché dopo 13 anni non ti vien spontaneo pensare che non ti va una paglia.

La nausea.

Le tipe che se ne vanno in giro mezze nude e hanno una centrale idroelettrica nel sottocute.
Cristodio siete dighe umane, ma bevete una volta al mese?

Correre.

Aver caldo.

Aver freddo.

Giuliano Ferrara e credo sia tutto, perché dopo aver nominato lui temo che lo spazio di questo post sia esaurito.


martedì 8 maggio 2012

Perché non avrei mai potuto aprire un blog di cucina?

Essenzialmente la risposta è mi rompo le palle.

Ma perché fermarsi qui: approfondiamo.

Ieri, dopo pranzo, dando un'occhiata al frigorifero evincevo due fatti:
- Una curiosa invasione di uova bivaccava sul mio ripiano
- Osservare l'imputridimento di un cavolo cappuccio comprato dieci giorni prima e lasciato lì non era divertente come ci si sarebbe potuti aspettare.

(Nonna Ti mi ha poi detto che il cavolo cappuccio ci mette così tanto ad andare a male che ancora un mese poteva star lì, vabbè)

Il punto è che avevo comprato il cavolo cappuccio senza aver la minima idea di come si dovesse usare, quindi ho acceso il computer e cercato "Cavolo cappuccio uova".

L'unico risultato che mi spiegasse che fare riguardava una pagina che parla di tartarre di carne e olive nere (bleah le olive nere) da accompagnare con uno sformatino di cavolo cappuccio effettivamente semplice da preparare e con alcuni ingredienti facilmente eliminabili, tipo la foglia di menta
Gli altri ingredienti li avevo, quindi ho pensato "Perché no? Perché no: facciamo delle polpette".

In fondo mi serviva giusto la conferma del fatto che il cavolo cappuccio fosse commestibile e un'idea su come cucinarlo: bollendolo.
Sì, sono un'idiota.

Quindi ho iniziato a fare quello che diceva la ricetta, continuando poi di testa mia.

Ho schierato sul tavolo:


uova, in numero variabile
sottilette light, perché altro formaggio non ne avevo
poi il cavolo sbollentato
e 5 carote sbollentate pure loro, sfogliata col pelapatate

Mi vengono ancora i brividi a ripensarci.

Lo metto in una terrina e aggiungo uovo, pan grattato, sale, pepe.
Poi però il cavolo era poco collaborativo: tagliato grossolano e poco cotto.

Minchia.
Allora penso "Torta salata".

Penso male: metto tutte le uova insieme alla verdura, poi 5 sottilette, poi un altro po' di pepe ma la pastella è poca rispetto alla verdura.
Maledizione.

Poi mi torna in mente un giorno che ero sul divano a leggere e mia nonna guardava la sorella della Parodi pasticciare in cucina.
Faceva una torta salata dove usava al posto del composto di uova etc, farina di ceci.
"Vai: ce l'ho".
Idea di merda.

Comunque metto 100 g di farina di ceci con 150 g di acqua, smollo il tutto un paio d'ore in frigo e vado a farmi i fatti miei.
Poi torno, mescolo il tutto malissimo e caccio in forno con temperatura e timer a caso.

Chiamo Mela per fare due chiacchere, parlo parla parlo parla.
- Spè che guardo n'attimo il forno
- Fai fai
- Cristodio
- Che c'è?
- Sbuffi di formaggio chimico eruttano e gorgogliano
- Beh è normale
- Ma sarà cotto?
- Prova con uno stuzzicadenti
- Non ce l'ho
- Forchetta?
- No, uso una bacchetta
- Quindi?
- Crudo
- Abbassa il forno
- Già

Abbassato il forno, puntato il timer in relazione alla situazione del cibo, bon.

Suona il timer e non voglio saperne nulla: socchiudo il forno e me ne disinteresso.

Ore dieci e mezza: mi viene fame.
Vaccaboia.
Non avevo altro in casa.





M'è anche toccato mangiarla.

Il sapore non era male, non fosse che credo di aver creato la cosa più indigesta dopo il cemento armato.

Le sottilette light producono uno strato plastico in superficie che le altre sottilette o una cottura sensata non producono.
Il cavolo illude che non sia un alimento letale.
La farina di ceci - subdola - incolla tutto quanto alle pareti del tuo stomaco rendendo impossibile proseguire con la digestione.

Lasciamo stare la cucina: per quanto mi riguarda è meglio parlare di sbronze.






venerdì 4 maggio 2012

Poesia ermetica.

Ieri.
Mentre correvo.
O per meglio dire, "correvo".
Mi ha superata un beagle.
Camminando.
Fanculo.

mercoledì 2 maggio 2012

Cose che avrei voluto dirti

Da quanto tempo dormi in un posto che non è casa tua?
Hai con te la maglietta di lana?
Guarda che se prendi freddo ti ritrovi a scrivermi sotto Natale che non sai come uscire dalla doccia.
Porta con te una sciarpa, un paio di libri e qualche cruciverba.
Ricordati il soprabito.
E che non si può aggiustare tutto ma alle volte incredibilmente le cose guariscono da sole.
Portami una calamita da attaccare sul frigorifero per maledirla settimane fino a buttarla perché mi fa troppo pensare a te.
Portami una calamita che posso ripescare tutta intera dalla spazzatura per quando mi sarà    passata.

Io ti lascio un abbraccio, un bacio in testa e qualunque speranza perché sappia (certamente) farne un uso migliore di me. 

Anche questa è poesia

Giulia è alta, ha una massa enorme di capelli ricci castani e gambe lunghe-lunghe e sottili.
Pantaloncini di jeans, calze scure, in piedi lungo un cerchio di gente un po' seduta e un po' no.

Mec è ancora più alto ed è piazzato, testa rasata, occhi da matto e labbra carnose.

E tutti si è nel prato di questo cortile, chi giace divelto su sedie comprese nel cerchio a ridere senza un perché, chi vicino al tavolino per scegliere le canzoni da ascoltare, chi ad accarezzare il nuovo cane di casa (del quale non ricordo assolutamente il nome) che si aggira tra le gambe dei presenti.

Così, senza ragione, Mec si avvicina a Giulia, la prende al volo e le fa un baciamano e restano lì a ciondolare per manina un altro po', alla luce diffusa di una di quelle lampade di carta che fanno tanto ambient, guardando assorti ognuno davanti sé.

Dopo poco lei e la sua massa di capelli ricci si girano verso di lui nella luce bassa e ripensando al baciamano, lei  dice "Avevo toccato il cane" e - come nelle migliori poesie - lui risponde: "Porca troia. Vabé, io mi ero toccato il cazzo".

lunedì 23 aprile 2012

Catatonica e L'insostenibile Inutilità degli Ultras

Giaccio ciondolante su una sedia appresso al tavolo della cucina.
Fuori grosse nuvole coprono e scoprono rapidamente il Sole, così dalla finestra con le tende a mezz'asta ora entra una luce esagerata, ora qualche fioco raggio.
Come se non fossi già stonata così, dai signor tempo atmosferico fammi pure epilettica cristodio.

Ieri pomeriggio, anziché ad un'allegra scampagnata domenicale, l'automobile - trasformata dai 45° esterni in un wok - veicolava membri di famiglia verso il policlinico di Modena.
Motivo del trip: andare a trovare la nonna - aperta in due come uno scampo per togliere pezzi inutili dal suo cavo addominale - e dare il cambio a una zia che tornava a casa dopo un'allegra notte di veglia alla vetusta parente.
Le condizioni della zia avrebbero dovuto insospettirmi, la notte di ieri sarebbe toccata a me.

Ora, lancio un appello: giovani disadattati che sprecate le vostre esistenze tra stupefacenti, alcolici, serate in discoteca o presso locali nei quali vi dirigete all'unico scopo di ottenebrare i pensieri e alterare i sensi dilapidando patrimoni, non avete capito un cazzo.
Fatevi una notte con mia nonna in ospedale e avrete risolto, verosimilmente per sempre.

Un'anziana parente che passa sei ore di quasi-sonno, fatta come un melone, a produrre inquietanti frasi nel buio di una stanza sconosciuta e odorosa di disinfettante, ti segna per sempre.

Un urlo che dice "Perché hanno ammazzato luilà?!" alle tre di notte, dal nulla, fa venire un colpo.
Il lungo monologo dove non si capisce niente ma non lo si capisce forte e chiaro, strema.
La ricetta secondo la quale "Io poi con la flebo ho fatto le frittelle" enunciata all'albeggio dopo una notte passata in bianco ti porta allegramente nel mondo di Willy Wonka e la fabbrica di dispositivi sanitari.

Comunque, per farla breve, ieri causa inceppo di caricabatterie del pc, mancanza di libri interessanti e inceppi continui della nonna, l'unico passatempo tra un momento psichedelico e l'altro sono state pessime letture:
- Il resto del Carlino
- Oggi
- Gente
- Chi
- Times (dannata esterofilia)

Lasciando stare omicidi a destra e manca, rocambolesche rapine, inverosimili dentature e altre robe che leggi un po' per noia e un po' perché saltando la roba politica resta poco, salta agli occhi 'sta menata degli ultras.

Che poi.
Io non so niente di calcio.
Per me le curve sono quelle in cui cappotta l'automobile chi guida ubriaco al sabato sera.
Non ho ancora capito cosa sia un girone manco di Dante figurati di un campionato.

Ma - santocielo - quanto amo sputare sentenze.
Peccato per il sonno, che me ne vengono in mente poche.

Quindi niente, pensavo: ma voi, ultras (dal latino "Non capisco un cazzo e ci tengo a farlo sapere a più persone possibile"), c'avete 'na sega da fare piuttosto che rompere i coglioni al mondo?
E strillate allo stadio, ve ne andate in giro a menare la gente, sempre ubriachi e zozzi, imparate canzoni cretine che strillate con l'espressione concentrata di Renzo Bossi, provocate situazioni pericolose, malcontento sulle gradinate, rompete il cazzo a chi la partita la va a vedere pensando al calcio e non alla guerriglia urbana.
Ma andarvi a fare inculare no?

E imbecilli le società sportive che si mescolano con voi, in un solo amplesso di demenza che ogni persona quando compra un biglietto per entrare allo stadio celebra e benedice.

Ma per favore, andate tutti a scavalcare muretti alti a Roma.
Datevi alla moscacieca in autostrada.
Imparate a distinguere tra le persone verbali.
Portate le vostre mogli analfabete a fare 'na gitarella così per una volta la daranno a voi e non al macellaio.

Insomma, di robe da fare ne avete, piuttosto che impestare le pagine di testate già di per sé dure da chiamare "Giornalistiche".
Quindi.
Visto e considerato che qualche altra puntata in ospedale mi tocca.
Dato che il cartaceo che gira da quelle parti è sempre quello.
Cercate di stare buoni a ruttarvi in faccia e darvi pacce sulle spalle tra di voi questa settimana, in modo che io possa leggere due pagine in più su quello che fa la Marcuzzi in vacanza senza vedere le vostre facce di merda.

Sono sicura che anche gli Umpa Lumpa saranno dalla mia.

sabato 21 aprile 2012

I fantasmi delle cotte passate, presenti e future

Lo scorso inverno un amico, camminando per i vicoli di Ferrara - belli di sera, tutti inondati di una luce giallina che concilia i momenti di menata esistenziale - ha detto: "Ognuno di noi ha qualcuno che torna sempre".

Il che, nel suddetto vicolo, di notte, con tutto lo sturm und drang del mondo nel petto e nelle mani che dubiti passerà mai e una fiducia cieca nelle parole dell'interlocutore, una sua suggestiva poesia ammettiamolo: ce l'ha.

E ricordo quel momento come l'ennesima conferma del fatto che sì, sarò pure idiota ma almeno non sono l'unica: una massa di imbecilli farciti di complesso del passato - delle quali schiere sono rappresentante di tutto rispetto - milita su questa terra.

Ammettiamolo: abbiamo rotto i coglioni.

Che poi non generalizziamo, perché siamo divisi in categorie distinte che a volta si sovrappongono ma sono solitamente caratterizzate da tratti tipici.
Avrei anche detto, dato il mio vaginocentrismo (ora ogni volta che uso il termina "Vagina" o derivati mi viene in mente lei), che siamo prevalentemente donne, invece no: pure i maschietti sono tutti aggrovigliati a momenti di passato che faticano a lasciare andar via.

Per farla breve individueremo tre grandi gruppi, popolati da miriadi di sottocategorie delle quali ci sbatteremo le palle perché di seghe mentali è pieno il mondo e personalmente bastano le mie.

I nostalgici della storia più lunga della propria vita:

Questo genere di paturnia, provocata da storie di durata minima 4 anni, è a lati comprensibile: dopo tutto quel tempo arriva un momento, a molti mesi dalla fine della storia, in cui si avrà rimosso la maggior parte dello schifo passato insieme e si penserà che in fondo era bello, monotono sì ma poi lo diventa sempre, non siete stati bene con nessuno come con quella persona lì, bla bla bla.

Si tratta di un processo normale nei primi tempi dalla fine di una storia dopo il superamento della rabbia, se si è ancora single.
Se non passa, è paranoia.
A volte nemmeno trovare un'altro partner conclude questo inutile bisticcio con il proprio buonsenso.

Non soffrendone mi permetto di suggerire una soluzione: nei momenti di crisi concentratevi ardentemente su quel pomeriggio in cui a quella persona avreste tagliato la gola piuttosto che continuare ad ascoltarla parlare, alla volta in cui avreste preferito una cena con il demonio che con la sua famiglia, a quanto è stato figo il primo mese da single una volta superato il trauma.
Se funziona offritemi una birra.

Gli ossessionati da qualcuno che non li ha mai veramente cacati:

Sono molto solidale rispetto a questa paranoia, principalmente perché l'ho passata anche io.
Nel '96 con Ricky Martin e nel '99 con di Caprio.
Fu dura, se non fosse finita la pubertà penso sarei ancora a pensare a quei due inopportuni che ogni tanto mi comparivano in sogno, illudendomi senza alcuna pietà.

Chi di noi non ha mai avuto almeno una ventina di cotte per gente che manco sapeva della nostra esistenza?
Normale a fino ai 14 anni o fino a che gli innamoramenti non superano i tre giorni, poi diventa un filo patetico.

Il mio consiglio (autorevolissimo) nel caso è: andate da un parrucchiere, iniziate a fare un po' di sport e smettete di ingozzarvi di schifezze ed eventualmente trasferitevi a Los Angeles perché se siete ridotti così state probabilmente attraversando una fase di grave inchiavabilità e fissità psicofisica.
Quindi tiratevi a lucido e lanciatevi.
O uscite dalla pubertà.

Chi continua a interpretare il passatempo di qualcuno:

Alzate la mano, meri giochini di qualche passante con cui qualcosa c'è stato ma niente di che, gente che senza necessariamente  chissà quale coinvolgimento ma certamente con qualche effetto collaterale si lascia rigirare come un calzino dalla stessa persona a più riprese.
E adesso abbassiamo tutte 'ste mani che con una sola scrivo troppo lenta.

Ebbene sì: è un disastro.
E qui finisce la descrizione della categoria perché va bene il coming out ma fino ad un certo punto.

Non importa quanto sia passato, quante storie ci siano state in mezzo: tutti noi abbiamo quella persona che a tratti ritorna inesorabilmente.
E se non ritorna siamo noi che ci pensiamo, ma generalmente ritorna proprio lei direttamente, con la stessa verve di chi, seduto sul cesso, non ha alternative letterarie a quel vecchio numero di Chi dimenticato sulla lavatrice con cui passare una ventina di minuti e lo stropiccia, lo gira e lo rigira come più gli piace per poi ributtarlo lì dove l'aveva preso, consapevole che l'inutile rivista non può opporre la minima resistenza.

Vi assicuro che è terribile, nel caso in cui l'essersi paragonata ad un sottoprodotto di Signorini non abbia reso sufficientemente l'idea.
Assicuro anche che non sono io a scegliere le riviste che si trovano nel mio bagno.


Ebbene, pochi lettori che ormai vi sciroppate più pare dei miei amici reali, gente del web che forse troppo bene non sta, questa volta sono io, abbarbicata sopra ad una lavatrice in compagnia di sbiadite pagine e cinque mozziconi di sigaretta che vi chiedo una soluzione.

E non ditemi "Bere", perché la bottiglia di Campari l'altra sera me l'ha detto - un po' innervosita dalla monotona domanda - a chiare lettere: "Checcazzo, non lo so!"



mercoledì 18 aprile 2012

Cose che ho imparato stamattina

Porca vacca ci sono mattine in cui, mentre navighi tra bordate scomposte di appunti e te ne frega così poco che già rimanere concentrata è un'impresa, intanto che finisci la tazza di tè che sta lì da così a lungo che sai non cacherai mai più, contemporaneamente a una blanda battaglia con me stessa per evitare di fumare inutilmente, arrivano tra capo e collo delle epifanie non da tutti.

Ma proprio botte di genialità che se non stai attenta rischi di interiorizzare troppa logica e dopo praticamente non riesce a uscire tutta dalle orecchie e ti esplode il culo.

L'illuminazione è provenuta (si dice così?) da questa breve conversazione:

G.: fff
     ti sei ripresa?
     o ti dobbiamo lasciare ancora sola?

Tazza: perché mi dovevate lasciare sola?

G.: perché sei sola triste abbattuta giratadicazzo?

Tazza: veramente proprio no.

G.: an
     allora sei contenta e di compagnia?
     scusa, avevo calcolato male

Tazza: tranquilla

G.: vado a farmi una doccia

T.: cià

Allora, giusto per evitare che mi esploda il culo:

1- Quando sai essere triste qualcuno che conosci, mi raccomando di non contattarlo: lascialo lì, perché una persona triste più sta da sola, meglio è.
Magari fermenta e diventa alcolica da sé senza manco spendere un soldo al bar.

Corollario: dì pure "Senti, ci sentiamo dopo ok" e poi bada bene di non farti vivo.

2- Questa persona da triste non può essere che interlocutrice noiosa, la conosci da pochi mesi, per quello che sai avrebbe potuto sentirsi triste nella maggior parte dei vostri precedenti incontri ma tu, in quanto veggente non porti nemmeno la questione.
Pratica direttamente il punto 1.

Corollario: per allietarla state tutti al piano di sotto e fate un po' di casino, così capisce qual è il livello a cui  ambire per poter essere reintegrata.

3- A meno che qualcuno non sia qualificabile come "Contento e di compagnia" non c'è interesse nell'averci a che fare.
Ad esempio nel caso in cui una conoscente si trovasse in premestruo sulla vostra vettura e accidentalmente attraversasse un cambio d'umore si consiglia di aprire la portiera e scaraventarla giù alla massima velocità possibile.

Corollario: per avere un margine di sicurezza elevato nei confronti del clima emotivo nel proprio habitat, meglio affittare comparse.

4- Dichiaratelo apertamente, così la persona che potrebbe far ricadere su di voi la propria tristezza si sentirà stimolata a rallegrarsi.


Sperando di esservi stata utile nel girarvi cotanta genialità, non  posso che consigliarvi di farne tesoro e chiedermi quali mirabolanti scoperte riserverà il pomeriggio.
E ricordarvi come sia dalle giornate da dimenticare che nascono le sbronze più memorabili.

domenica 15 aprile 2012

Grigiamente

Stamattina e nei giorni scorsi fuori dalla finestra davanti alla mia scrivania, tutto è grigio chiaro.
Di quel grigio chiaro così freddo e brutto e immobile che sembra sia lo stesso giorno da giusto quanto basta a mandare chiunque in depressione.
Chiunque non so, me di sicuro.

Anni fa, al liceo, una psicologa sfigata che probabilmente aveva fatto tirocinio presso Lapo Elkann, ingaggiata dalla preside penso all'unico scopo di farmi incazzare ci chiese, cinguettando garrula: "E voi, che cielo vi sentite?".
Quelle cretine delle mie compagne, che a tutt'oggi dubito conoscano la differenza tra Freud e i test su Top Girl presero a rispondere
- Duuunque, io un cielo sicurameeeente stellato, un po' nuvoloso avvooolte
- Ah io sono un cielo con un'alba e stelle cadenti
- Io con un tramonto e le nuvole rosse
e via andare di volte celesti schiamazzate dalle immagini delle pubblicità.

E io incazzata dura che pensavo "Ma vaffanculo, cielo ci sarete tu e la superficie del tuo culo, ma guarda te che potevo fare fuoco e andare in giro per Bologna che oggi c'è pure mercato".

"E tu Tazza? Quale cielo ti senti?"

Non risposi, perché a me "Cielo" non lo dici.

Rimane il fatto che quando è brutto, quando è bello, quando è ostile o piacevolmente condiscendente, con il cielo ogni tanto ci parlo.

E in 'sti giorni il cielo è stato solidalmente una merda, tutto dipinto come dalla mano di un bambino troppo grande per aver voglia di impegnarsi a colorare, uniforme e di un colore inutile e mi è parso una lavagna luminosa dove scorrevano solo schifezze: le mie colpe, le nostre sfighe, tanti vuoti.
Tutte cose che in queste ultime settimane si sono mescolate beffarde, uscite fuori insieme come inquietanti conigli senza testa da una torta di fango e merda.

E io gli avrei detto che più del compatimento sarebbe stato meglio uno sprone, un po' di positività, due raggi caldi caldi giusto per gradire, per scrollare dalle spalle quella scimmia pesante che portava il rintronamento di un sacco di brutti momenti, ma sono offesa da questo arrogante grigio, quindi non ci parlo più.

Insomma avrei anche voluto scrivere due fregnacce ma non è il momento giusto, oggi è un giorno che sembra il momento non verrà mai più e quindi vi trovate a sciropparvi quello per cui questo blog e innumerevoli altri sono nati: ospitare insulse pare.
Poi adesso, con uno sforzo titanico mi tolgo questi vestiti - grigi anche loro - e vado a farmi un giro, bere una birra e urlare un po' - vado a una partita di rugby, no per strada.
Il cielo si sta aprendo e forse vuol dire che posso, uscire ma giustamente resta grigio perché in fondo è vero: ha un sacco di motivi per cazziarmi, lo so.


Bon

Domani torno.
Se non lo dico poi non lo faccio eh.

venerdì 17 febbraio 2012

Essendo stordita da una serata di bagordi, facciamo la catena del Versatile Blogger

Come non fossi già normalmente adusa allo scrivere inutilità scollegate tra loro.


                                                  

1- Avrei voluto nascere più bassa o più tardi: questione di orli ai pantaloni che oggi fanno fichissimi.
Quando ero adolescente io trovarli lunghi abbastanza non era così scontato.

2- Non ho soluzione di continuità quando scrivo tra pensiero e tastiera, né quando parlo a meno che non ponga volontariamente attenzione.
Il che generalmente le persone lo trovano divertente.
Ok, non tutte ma quelle sono persone che non trovo divertenti io.
Comunque questo è un mini blog, non ha pretese di sensatezza o di equilibrio psicofisico, men che meno di ragionevolezza.


3- Non mi piace aver a che fare con gente cattolica - a parte alcuni amici che conosco bene - perché mi lasciano quella sensazione di disagio latente come fossero sempre lì lì per tirar fuori la carta "Dio" e quel gioco mi mette a disagio, checcazzo bravi tutti ad avere una mossa segreta che vince su qualunque cosa perché uno a caso ha deciso così.
Appunto poi: ognuno decide di avere 'sta carta e finisce che le carte si annullano a vicenda, un po' come la carta aerei contro la carta torri gemelle o la carta cintura al napalm sulla carta palle di kamikaze.
Io, gioco a Beer-Pong.

4- Bestemmio per principio, nonostante sia una cosa sforzata.
Non mi piacciono le bestemmie ma mi piace molto meno non poter dire qualunque cosa solo perché i taboo sull'argomento che mi guasta di più al mondo li instillano quando sei ancora troppo piccola per fermarli.
Non ho la pretesa che sia un discorso intelligente, ha comunque una sua (cioè mia) logica.

5- Negli anni sono diventata più diplomatica e meno rancorosa, mi dicono gli amici.
Temo che sia perché negli anni il mio interesse nei confronti di qualunque cosa sia nettamente tracollato, fate o  dite quello che vi pare, a me sticazzi.

6- Non dimentico a meno che proprio me ne freghi pochissimo.

7- Anche se bevo il più raramente possibile, ogni volta che bevo è comunque troppo e magari perdessi lucidità, no: ormai sono resistentissima a qualunque gradazione per questo riguarda lo stato di veglia o lucidità apparente, mi limito a diventare sempre più inopportuna e nervosa e questo è il paradosso Campari-Mr Hyde.

Tocca a:

Logorroicamente

Karmalaa

La Leggivendola

Cri

Aletto che per me resterà sempre Diciassettenne

Nominerei Stelmaria, che onestamente non so più dove trovare..

Comelasalvia

Mesic

Alej, no Ale non mi piace.

Vabé gente non ho più tempo, si considerino nominati tutti i blog che ho commentato negli ultimi mesi!
Saluti.

mercoledì 15 febbraio 2012

Manuali: Cose che gli uomini dovrebbero capire ma del resto non si può pretendere che piova al contrario 3

(No: non c'ho niente contro S. Valentino: le persone cuoricinose si annullano a vicenda, se le fanno e se le dicono senza rompere l'anima a me.
Né in tutti gli anni in cui ho avuto un moroso né in tutti quelli in cui non l'ho avuto S. Valentino non è stato un problema, basta che non venga in mente la balzana idea di andare fuori a cena proprio quel giorno lì.
Che gli innamorati tubino felici che è giusto così, che i single rosichino e che la gente la quale non si autoqualifica in base a stato civico se ne batta allegramente le palle.
Buoni festeggiamenti!)

(Stavo scrivendo questo post il giorno di S. Valentino, giorno finito in una barca di abbracci con due amici che avevano bevuto troppa birra per segnalarmi quanto fosse idiota da parte mia continuare a ripetere "Dai, datevi un abblaccio". O erano solo troppo impegnati ad eseguire.)

Dicevamo, il discorso inizia a complicarsi e non so se sarò in grado di esprimermi in modo fluido e comprensibile.
Abbiate pazienza: sproloquiare a caso non è così facile come potrebbe sembrare dall'esterno.

La scelta del locale:

Ora, io consiglierei a qualunque uomo degno di questo nome di arrivare con una proposta chiara e definita e almeno un paio di alternative valide qualora la prima sortisse tra le risposte robe tipo:
- Bello quel posto, ci vado sempre con le mie amiche
- Sì figo, ci andavo sempre con il mio ex
- Perché no, è un po' che non entro nella sala ricreativa della parrocchia.

Personalmente il primo appuntamento meglio riuscito che ricordo è stato con un tizio che ha deciso ora, luogo, destinazione - lontana dal paese perché quando tu hai vent'anni e lui il doppio della tua età speri di non veder sbucare parentame mentre inizi a fare porcate dietro una colonna - ristorante, menu, argomenti da trattare a tavola, bar per il dopocena, orario di ritorno.
Molto rilassante, penso di essermi addormentata ad un certo punto ma la cosa non ha influito sulla scaletta degli eventi.

Ma stiamo parlando della prima uscita, tenete buona la morale di questo simpatico aneddoto per i tempi migliori, se verranno.

Quindi, nel caso in cui riusciste, in risposta alla domanda "Dove andiamo?" a non biascicare uno strascicato "Non saprei, tu hai qualche idea?" suggerirei per:

La In nulla diversa dal solito: enoteca.

Quando ero giovane io le enoteche non esistevano nei centri medio piccoli, oppure sì ma erano meri negozi nei quali ti proponevano a prezzi allucinanti bottiglie che da qualunque altra parte sarebbero costate la metà.

Poi le enoteche vere si sono estinte lasciando in eredità il nome a luoghi caratterizzati da un sacco di polvere, luce soffusa e quadri di tristissimi pittori di zona appesi ciclicamente alle pareti nella speranza che qualcuno beva abbastanza da comprarne un paio.
E vino, sì.

La maggior parte delle donne non capisce un cazzo di vino quindi se il vostro intento è giocarvi la carta ci provo, suggerisco previa ricerca su google di etichette che offrano bottiglie aromatiche, fruttate o dolci per fare un po' l'uomo di mondo che farvi trovare un po' meno sfigati del solito male non fa.
Una donna che beve vino dolce di solito è particolarmente pirla, fate tesoro di questa nozione.

Ma attenti: non basta imparare il nome del vino.

A dire Muller piuttosto che Traminer ci arrivano tutti,  un po' come quando prima dell'avvento di internet per spacciarsi esperti di film bastava usare la parola "Regia" e già eri figo e con "Scelta del cast" ti avrebbero nominato per il Nobel, mentre ora se non vuoi sembrare un povero cerebroleso devi nominare almeno almeno la "Fotografia", il "Montaggio", le "Luci", la "Sceneggiatura" e il "Doppiaggio".

Ecco, quindi è il nome delle cantine serve sapere, e pedalare.
Anche inventato va benissimo: "Oh che peccato, qui non hanno il Sangue di Giuda della cantina Peppinella, peccato".
Un sacco figo.

Se non volete provarci, bevetevi una birra dove vi pare, anche in giro con i bicchieri di plastica che fa molto studente universitario disperato, inventatevi due stronzate sulla birra belga nel caso in cui lei sia abbastanza freak da rendersi propositiva nonostante lo squallore della cornice.

martedì 14 febbraio 2012

Sì, c'ho il manuale degli appuntamenti a metà, ma un argomento oggi mi turba di più del come riuscirete o meno stasera a scopare. La Religione.

A me la religione turba.
Moltissimo.

Tutto iniziò in terza elementare: la maestra di cattolicesimo ci chiese di fare un disegno che rappresentasse la nascita della Terra o un po' delle prime robe scritte all'inizio nell'Antico Testamento a scelta, le compagnucce sedute a fianco a me presero in mano i pastelli con la determinazione di un ninja all'ultima missione e iniziarono a dare forma chi a loschi pomi, chi ad arcobaleni di improbabile spessore, chi a vecchi con la barba bianca tutti intenti ad appallottolare robette verdi.

Io disegnai il Big Bang a tutto foglio.

Bellissimo, un capolavoro.

Con una mano che sbucava da un angolo a significare che se proprio-proprio poteva andarmi bene ci fosse un dio a fare da miccia, che nella Genesi la versione dei fatti fosse un po' poeticizzata rispetto al casino di magma e schifezze e gravità e gas irrespirabili che dev'essere stata l'interminabile plasmazione di 'sto pianeta ma che in fondo-in fondo stessimo parlando della stessa cosa.

Che potevo pure concepire la spintarella divina ma nessuno mi avrebbe mai convinta più del sussidiario o del mio "Il Grande Libro dell'Universo".
No, neanche il libro di religione.
Neanche Storie dalla Bibbia, collana fichissima di fascicoli e videocassette che tutt'ora so a memoria

Amavo moltissimo anche Topolino, ma di lì a pensare che potesse seriamente esistere Paperopoli ne passava..

Comunque ero molto fiera dell'aver saputo coniugare quello che ci insegnavano in storia, recentemente iniziata che ai miei tempi fino alla terza non la si faceva, con la manica di fregnacce sentite raccontare in parrocchia alla domenica e un'ora alla settimana a scuola.

La maestra - la quale non fu esempio di orizzonti intellettuali sconfinati o vastità di aperture mentali -  mi disse che non andava bene, che avrei dovuto disegnare Adamo ed Eva sulla Terra appena fatta o al massimo Dio che giocava con la plastilina e attorno tutto uno sfondo di stelle gialle.
Io le risposi "No" e tornai bellamente a farmi i fatti miei.

Da lì un po' m'offesi: il mio tentativo di andare incontro a 'sto mondo di insulsi visionari che condividevano un'allucinazione comune era stato scartato con immensa noncuranza e secondo loro comunque toccava a me adattarsi al loro modo di pensare, di agire, di credere.
Sto cazzo.

Poi insomma, vedremo se mi va di proseguire.
Al momento sarebbe più importante il manuale sulle uscite eh.

lunedì 13 febbraio 2012

Concordia e Simoncelli

Guardate, a me frega poco, 'sta cosa l'ha scritta un amico che mi fa molta paura quindi consiglierei a voi, le vostre famiglie, vari ed eventuali congiunti, amabili resti e chiunque sia nel campo visivo di qualunque satellite Google, di leggerlo.

Quindi vi passo 'sto link, buona lettura, saluti e baci.
Nel pomeriggio, in serata, o in qualunque momento la voglia di studiare scemi, torniamo a parlare di come cercare di far scopare Josep K con La Scelta del Locale.

Odio Twitter

Per esempio: quello che penso di Ascanio Celestini è che sia uno di quei personaggi che trovandosi ironici e intelligenti si sentono autorizzati a sciorinare banalità ad una velocità di parole al minuto di tutto rispetto cagando la minchia al resto del mondo con la loro vocetta fastidiosa a fare da ciliegina sulla torta di stridenti qualunquismi che cristomadonna tieniti per te eunuco maledetto, manco l'avessero sgamato per niente Luttazzi che dici "Oh finalmente uno di meno con la voce di merda" - no - sbuca lui.

Quanti tweet mi servirebbero per scrivere 'sta cosa?
A me serve dire tutto, se no quello che non dico resta a fermentare poi mi arrabbio.

Ma poi a che cazzo servono le ashtag nelle conversazioni private?
Metti un segnalibro ai tuoi pensieri parole opere omissioni?
Ma poi perché mettere segnalibri in generale? Quella è una cosa che fanno le donne ai discorsi per poterle rinfacciare a vita al partner anzi: non a vita ma fino a quando il partner giustamente non si rompe i coglioni e se ne va, non in un cazzo di social network con gli uccellini i papaveri e le oche.

140 caratteri, ma perché?
Non dico niente in 140 caratteri e se sapessi dare il meglio in così poco spazio avrei conquistato Spinoza.it e fattone il mio giardino zen, io in 140 caratteri è già tanto se prendo respiro.

Poi arrivi e parlano di Giovanardi.. allora fanculo.