sabato 17 settembre 2011

Nice to meet you

Hamish è biondo, basso, posato, divertente.
Ha solo un anno meno di me ma a prima vista gliene avrei tolti altri dieci.

Mia cugina, la gnocchetta quindicenne che inizia il secondo anno di liceo - sono convinta: solo per farmi sentire più vecchia possibile - fa parte del gruppetto di famiglie resesi disponibili a ospitare insegnanti inglesi per un'esperienza scolastica a basso costo di un paio di settimane prima dell'inizio delle lezioni.

Il concetto è stato esteso a tutta la famiglia, specie quando il gruppo direttamente interessato deve andare a cena da quell'incompetente del mio medico di base.

Vi ho mai parlato del mio medico di base?
Si riassume in comodità: simpatico, abbronzato, incapace.
La gente in fila per le visite se si accorge che studi medicina ti implora per una diagnosi, anche sbagliata ma meno sbagliata delle sue.

Quindi, probabilmente per evitare che anche in Inghilterra vengano a sapere che il mio dottore è una chiavica, Hamish è rimasto con me.

Ha proprio quella faccia che capisci subito da dove viene, i tratti sottili e decisi come se una matita dalla punta delicata li avesse disegnati senza mai esitare.
I suoi occhi sono azzurri-azzurri, è molto bello e molto giovane, oltre che seminano e ha mani e piedi piccoli e pantaloni nei quali un po' nuota, ma quando parla o ti guarda attento - perché il tuo inglese fa schifo e lui scava in sé alla ricerca di eventuali superpoteri per capire cazzo stai dicendo - pensi che questo è uno che sa il fatto suo.

Quando Hamish ride la sua espressione è aperta e rilassata, e dà soddisfazione l'essere riuscita a farlo divertire davvero;
quando, seduti nel ristorante cinese i cui proprietari sono genitori di un altro suo studente, lo vedi chiaccherare di gusto con il ragazzino che starà tutto il tempo lì con voi, non puoi non volergli un po' di bene né non apprezzarlo se, accortosi che ti stai addormentando sul tavolo della baracchina nella quale vi siete spostati, smette di chiaccherare con i due amici anglofoni che gli hai portato appositamente e suggerisce di andare a casa;
ecco, quando ti racconta delle risse con i coetanei nei vicoli di Londra invece un po' spaventa e tutto sembra irreale, come se fosse Raz Degan a parlare in un brutto documentario e non il quieto sconosciuto che hai seduto a fianco.
Nemmeno ti piace l'espressione rapita che ha mentre ricorda.

Allora immagini quello che Hamish ti sta dicendo: l'aver guardato un tizio seduto ad un altro tavolo del locale, l'essere sbronzo, uscire per strada insieme agli amici, rompersi le dita a forza di dare pugni ma riuscire ad avere la meglio sull'altro e i suoi compagni, infierire a calci su un paio di loro rimasti a terra per poi tornare a casa e dormire.
Poi la volta del pezzo di vetro, poi quella del coltello.

Poi cambi argomento e parli d'altro, ma ci pensi.

Hamish non fuma e beve poco quando è in periodi lavorativi: sceglie mansioni un po' a caso e da due anni gira il mondo.
Ci ha raccontato del Venezuela, del Messico, ma anche della Francia o della Sicilia.

Di quando da ragazzino con la madre, il fratello e le due sorelle partivano da Londra in auto fino ad arrivare a campeggiare in Puglia e di quanto quelle vacanze fossero bellissime.

Della ragazza che aveva in sudamerica, per starci Hamish si comportava come i genitori di lei desideravano.

Del fatto che, anche se apprezzava le attrezzature di quel camping, non abbia amato troppo lavorare in Francia perché i colleghi di lì non capivano che quando c'è da lavorare non è il momento di sbronzarsi e fare gli idioti.

Un telefilm una volta mi ha detto circa così: "Spesso i posti migliori hanno alle spalle storie sordide, come le persone migliori".
Francamente non ne ho idea e me ne frega anche il giusto.

Se e quando ricapiterà di pensare ad Hamish ricorderò un ragazzetto piacevole e interessante, con il quale è stato bello rendersi ridicola biascicando sciocchezze, di cui mi sono piaciute tanto le storie e addormentarsi sul divano guardando Sane Man.

E che l'avessi visto io pestare gente nei vicoli quel nanerottolo, l'avrei preso per un orecchio e messo in castigo, ma la storia che preferisco resta quella delle sue vacanze qui.

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