giovedì 4 agosto 2011

Più avanti, tra tanti anni fa.

Un giorno saremo di nuovo tutti insieme.
In forno, chi a impastare, chi a pulire a terra, chi a lanciare lattine di coca cola perché da noi si è sempre litigato con quello che si aveva in casa.

Di fronte alla nostra bottega ci saranno ancora Elda - bella come nella foto che mi ha mostrato ieri: io e lei 23 anni fa - con il suo negozio di pedicure dove mi passava sulle dita lo smalto trasparente, il Dottore della Posta dietro le listarelle verdi e le sue macchine da scrivere, Iana nel giardino delle tertarughe incredibilmente pieno di fiori e niente sarà cambiato.
Tornerò a casa raccontandovi che ho fatto tutte cose da grandi e voi vi fingerete un po' contrariati dall'intraprendenza di questa sciocchina: "Addirittura lo smalto?! Ma queste cose non le fanno i bambini!".

Orso, il mio Orso mi porterà ai giardini vicino casa, da soli io e lui perché puoi anche avere quattro anni ma con un cane che abbaia ad ogni cosa si muova nel raggio di cinque metri da te, a parte essere un po' irritante, di certo rimane una cosa sicura.
E poi tra i due era lui quello che sapeva attraversare la strada.

Ugo uscirà dalla legnaia con un berretto strano e gli occhiali spessi e la voce ruvida, coperto di segatura, per ridermi un po' in faccia e abbaiare "A me le bambine con i capelli biondi non piacciono" ma si capirà che non è mica vero.

I miei cugini non ci saranno ancora ma arriveranno poi, con calma, un anno di questi.

Non consola prendere atto del fatto che niente di tutto questo esista più, che non ci saranno più le mattine dove scese le scale sei buttata nel caos di una panetteria, tra le voci degli operai, dei familiari, a schivare lattine volanti, più le vecchie signore tutte uguali che a ripensarci non sono certa di averle mai distinte sul serio tra loro, più i nemici di quartiere dai quali ti guardavi con sospetto.
In fondo è inutile concentrarsi sul fatto che sia tutto finito.

Più bello, più caldo rimane convincersi un giorno di poterci tornare.
Che basterebbe ritrovare la strada, che da qualche parte tutto sia ancora lì a procedere identico come un vecchio telefilm da rivivere se vuoi, che comunque sarà una cosa che faremo quando avremo concluso quello che abbiamo da fare qui.
Allora capisci i perché delle credenze, la voglia di fede in qualcosa anche se irrazionale: l'irrazionalità non è che una piccola pecca di un pensiero che per tutto il resto va benissimo così, pazienza se logicamente non funziona, ce ne faremo una ragione.
Capisco.

Detto questo Nonna, hai cucito medagliette sacre o come si chiamano dappertutto in casa tua, mancano solo sulle piadine in frigo.
Hai più crocefissi tu di un negozio di souvenir delle Paoline.
Tra bibbie, breviari e vangeli temo che abbiamo trovato una delle maggiori cause del disboscamento globale

Capisco il buttarsi a pesce nelle fantasie irrazionali, ma sei sempre la solita esagerata tu.

3 commenti:

  1. giornate così tazza. a chi lo dici.

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  2. Tra tanti anni fa... un modo davvero bello di farsi una ragione dell'irrazionale.

    Lilla

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  3. Non è tutto finito. A volte ci si torna, ed è molto molto bello (quasi più del titolo) :-)

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