martedì 30 agosto 2011

Tre anni

Tre anni per questo e mi paiono solo un'altra presa in giro.

Vergogna.

Ma vaffanculo.

Stavo pensando, certo che per fare l'avvocato penalista (si chiamano così anche in Italia? Perché io i telefilm italiani non li guardo) devi essere un gran stronzo.
Ma in Italia si fanno telefilm a parte Boris? Anche se sono morti Sandra e Raimondo?

Comunque, ne parlavo in auto con mia zia: tornando alla storia di Aldrovandi, che quel simpatico burlone di uno degli assassini ha querelato la madre del ragazzetto che ha ucciso.
(Ancora).

Come fai a difendere uno così?
O a dargli corda in un senso diverso da quella che dovrebbe usare per impiccarsi?

Cioè, quattro sbirri che sostengono versioni variabili come il tempo quando il tempo è variabile, un ragazzetto morto a terra con la testa spaccata, ci metti le facce di 'sti quattro - io alla fisiognomica una riabilitata la darei - interiora spappolate di lui, segni addirittura (se la memoria non m'inganna) sul muscolo cardiaco.

Dovevano aggirarsi fischiettando con aria innocente attorno al cadavere, mani dietro la schiena a tenere ondeggiante un manganello insanguinato?

"Se sentite rumore di zoccoli, probabilmente è un cavallo".

E se vedete un ragazzino morto come un cane in una pozza di sangue e quattro adulti con espressioni tutt'altro che intelligenti dipinte sul volto girargli attorno uscendosene con cose brillanti tipo che ha fatto tutto da solo e  loro si sono dovuti proteggere.. Boh, che mi verrà mai in mente?
Probabilmente che sono quattro deficienti se pensano che ce la si possa bere.

Mi sento offesa sul personale dalla manica di ritrattazioni, correzioni, sparizioni di prove, controquerele che hanno girato e continuano a girare attorno alla questione.
In definita, probabilmente saranno assassini, che ci vogliono anche far fessi per di più!

Come si fa a fare l'avvocato di gente così?

D'accordo, conosco persone che hanno passato l'esame di stato ma alle quali non affiderei strisce di ceretta usate, ma perché tonte non perché siano infami.

Seriamente, non capisco che ci sia da difendere.

Capisco che la vecchia Europa sia la culla della filosofia, dei ragionamenti per astratto, del diritto romano e dei sofismi - il che va benissimo se stai giocando a Cluedo - ma o si inizia a far fuori la gente in linea teorica oppure snellirei un filo la questione in caso di patetica evidenza.

Per non parlare della flagranza.

"Eh ma tutti hanno diritto ad una difesa".
Mah, non so mica se sono d'accordo.

Prendete il caso estremo: il tizio di Oslo.
Cosa se ne fa di un avvocato?

"Un pazzo" (che è stato più o meno quello che il suo legale ha detto, se ricordo bene).
Ma dai.
Geniale.
Il fatto che sia stata la prima cosa che io e penso buona parte del mondo abbiamo pensato ci rende una schiera di bimbi prodigio?
Lauree honoris causa per tutti.

Sarò qualunquista.
Sarà che essere di cattivo umore muove in me una certa attrazione nei confronti della giustizia sommaria.
Saranno gli anni di nervoso accumulati a sentire baggianate e porcherie pensando a come tutta gente che si è permessa di concludere la vita degli altri qui, dietro l'angolo, sia ancora lì a farsi i cazzi propri saltabeccando da un grado di giudizio all'altro.

Sarà che rimango convinta che i diritti, in una società con la pretesa di dirsi "Civile" non dovrebbero essere omaggio della casa e chi la fa davvero grossa dovrebbe essere trattato in modo proporzionale al danno che ha provocato.
Non giro a sbattersene le palle.

lunedì 29 agosto 2011

Porcini, riflessioni e non una sigaretta ma meno di metà

Qualche settimane fa, mentre finivo le pulizie in pizzeria, ho realizzato una cosa di me alla quale non avevo mai fatto caso.

Ogni volta che succede qualcosa di problematico nella mia esistenza, m'innamoro.
Giuro, è una cosa allucinante.

Mi lascia l'ex storico, m'innamoro.
Un parente viene ricoverato, mi innamoro.
Mi sfracello una caviglia giocando a pallavolo, m'innamoro.

Di questo passo al primo genitore che mi muore andrò a sposarmi.

Ma la cosa acquisisce profili inquietanti, in sunto: m'innamoro ogni volta che qualcosa mi fa venire l'ansia.
E non chiedetemi come sturare un lavandino da residui di funghi porti alla rivelazione di simili verità.

(Ma quanto fanno ridere le comande con gli ordini di pizze ai funghi con sopra scritto "2 Porci"?
- Capo K uno sei tu, l'altro chi è?
- Quello che è in macchina con noi per portarti a casa stasera
- Perfetto!)

M'innamoro anche quando ho la febbre, se bisticcio con amici, quando non so cosa indossare.

Se si trattasse di qualcuno che non sono io penserei "Interessante".
Invece quando mi sono accorta di 'sta cosa la prima cosa che mi è venuta in mente è stata una quasi bestemmia e, mentre sgrassavo utensili vari, è iniziato il bilancio di tutte le mie cotte degli ultimi tre anni.

"Dunque, lui.. nonno operato.
Quello.. che era successo? Ah, l'università che andava male.
L'altro.. l'università che continuava ad andare male.
G. perché ero immobilizzata per la caviglia, C. perché non sapevo cosa fare della mia vita, il tizio di cui non ricordo il nome non mi piaceva ma era stata una giornata faticosa.."

Al netto di ansie e disgrazie, ultimamente ho avuto una sola infatuazione seria.

Ora, la domanda è: che mi era successo di così tragico nel 2002 per farmi stare con lo stesso per più di cinque anni?

venerdì 26 agosto 2011

Devo smaltire una sbronza

Non voglio sapere quanto ho speso ieri sera, non voglio sapere quanto i miei abiti puzzino di birre rovesciatemi addosso, che costituiscono buona parte della spesa di ieri sera, non voglio muovermi da qui anche se scrivere con il collo inclinato in questo modo credo di ricordare possa essere letale.

Poi c'era 'sto brutto muro altissimo di cemento che separava fino ad un certo punto nell'acqua la spiaggia dal porto, allora io e Giulia, che non sa nuotare, siamo andate a vedere che ci fosse oltre, ma lì le onde erano alte e azzurre e pericolose e siamo tornate a riva.
Il mare era un sogno, la sbronza no.

- Comunque non ti ha tolto gli occhi di dosso
- Nah, sarà stata una tua impressione
- Fidati: non ti ha tolto gli occhi di dosso.

Benissimo, perché se c'è una cosa che adoro sono le persone che per la propria confusione non si preoccupano del fatto che si stanno facendo le unghie sulla tua schiena e non su un acero e finiti i propri triboli per loro è come non fosse successo niente.
Ci farei una collanina brutta con i tuoi occhi, di quelle che lasci in fondo alla scatolina di legno senza mai indossarle.

Sssht, non voglio ricordare cos'ho mangiato, non voglio ricordare cos'ho di cui preoccuparmi, mi serve un'altra oretta e non mi resterà che una cosa da fare.
Maledizione.
Studiare.

giovedì 25 agosto 2011

Lo ammetto: ho perso il filo del discorso

Ma il succo del penultimo post era: sticazzi un cazzo.

Stateci voi a considerare importante solo le cose noiose, a rimandare momenti appassionanti, a rassegnarvi a quello che arriva.
Perché secondo me così si smette di essere felici.
Non scalerò mai l'Everest con voi - pazienza - sarò contenta con molto di meno.

Anche essere contenti è un muscolo che va allenato.
(Con l'accento? Non mi piace).

martedì 23 agosto 2011

Intermezzo Aldrovandi

Il caso lo conoscete.

A me onestamente alcuni pezzi sfuggono: in sei anni segui e dimentichi tante cose.
Sta di fatto che Paolo Forlani è senza vergogna.

Per questo post ha avuto il coraggio di querelare la madre di Federico per diffamazione e istigazione a delinquere.
A parte il fatto che gente come Forlani sia ancora nella polizia rende ormai diffamatorio il termine "italiano", mi chiedo con che coraggio si possa fare una cosa simile.

O con quale capacità di comprensione del testo, dato che ci vuole una certa fantasia per trovare la tristezza del post istigatoria.
Voglio dire, allora il Tg5 in proporzione meriterebbe la pena di morte.

Vabè, bello schifo.

Paolo Forlani, vergognati.

venerdì 19 agosto 2011

Che tenero che sei, Aureliano.

Ehm.
Non ho un accidente da dire, sono un po' confusa, non ho idea di che giorno sia ma alcuni motivi mi spingono a scrivere questo post.
In sintesi, a breve sarò troppo grassa per digitare sulla tastiera: le dita diverranno grosse come salami, il sedere largo come le poltrone da due delle multisala e l'unica prospettiva lavorativa che mi rimarrà consisterà nel comparsare in film porno dedicati ad un pubblico votato a orrende perversioni.
Aureliano lo trovo tenero per il commento al post precedente, ma lo sarebbe ancora di più se dicesse che rientra nel pubblico votato a orride perversioni.
Sarebbe consolatorio.

Mangio di continuo, perché fumo di meno, terrorizzata dalla preparazione altetica.

Tutto qui.

Non credo che ridurre il fumo migliorerà il mio stato di salute visto e considerato che ieri ho trangugiuato l'equivalente in cioccolata di dieci kg di strutto.
Voglio cioccolata.
E non cioccolata qualsiasi: quella della coop, al latte, con il riso soffiato.
Che con il caldo si spappola il giusto sulle dita, che mangio guardando vecchi telefilm, che mi fa venire un po' mal di testa perché sono leggermente intollerante.
Ma anche i cannoli al cioccolato vanno bene.
E anche il gelato va bene.

Ci sono momenti nella vita nei quali non ti riconosci più: passi dall'essere una fervente sostenitrice del salato poi ti trovi ad ingozzarti dalla mattina alla sera di derivati del cacao, pensi alla Novi come ad una compagna di vita più che ad un'azienda dolciaria e sogni Johnny Depp solo in veste di cicerone all'interno di una stratosferica fabbrica di cioccolato.

Di questo passo occluderò le mie già rigide arterie nel giro di dodici ore.

Vabé, sticazzi.

Sticazzi è la mia nuova religione.

Sticazzi vuol dire "chissenefrega" e un anno in stanza con un romano te lo fa interiorizzare alla perfezione, il termine.

Ecco, è stata un'estate di sticazzi.

Prevalentemente perché quando fa caldo io tiro le somme.
Di quest'anno.
Che è iniziato un anno fa: ritmi universitari più che calendaristici.

Allora ho pensato, di quest'anno, chiuso in un sacco di post e nella mia testa, che lo si può anche lasciar libero di andarsene che tanto è roba vecchia.
Come i jeans scampanati che ci si ostina a tenere nel fondo dell'armadio, rassegnamoci: non li metteremo più, tantovale spedirli in Africa insieme alle automobili euro1.

E allora via tutto, sticazzi.

Poi sì: le persone.
Mistero continuo e noioso.
Ci sono irrisolti che mi porto dietro da mò e ora basta insomma, sticazzi no?
Chissenefrega della gente: via quella pallosa e consideriamone di nuova, qualcuno crea inutili annodamenti nella testa?
Pf, basta, ignorare.
Sticazzi.

Poi lo studio, come ha detto mio zio: "Piuttosto che lasciare l'università resta lì che paghiamo noi anche se non fai un cazzo, goditela" e chissenefrega se la tua fannullonaggine ha portato metà famiglia a mettere la dignità sotto i piedi purché tu non getti via tutto, sticazzi.

Quest'anno tante persone mi hanno detto "Non pensarci" alle cose brutte.
"Ci si abitua a tutto, anche se non era quello che credevi sarebbe stato, anni fa".
"Ci farai il callo a vivere un po' così, come capita".
Tutte persone riuscite, affidabili, un po' infelici ma sticazzi.

A me l'estate confonde.
Perché dovrei pensare che questa gente abbia ragione, che sticazzi e via, dedicarsi alle questioni pratiche perché si deve e non perché si vuole, rassegnarsi a quello che accade smettendo di pretendere dalle situazioni perché per pretendere serve per forza mettere in gioco quella tua fish in più, ormai siamo grandi quindi prendiamo la vita come viene, perché loro sono in gamba e riusciti quindi questo ragionamento funziona.

E adesso devo andare, ma non ho finito.


mercoledì 10 agosto 2011

Post ermetico piuttosto univoco

Essere in macchina da tre ore
poi mollare
e tornare al casolare
con un po' di malumore
non che sia 'na gran figata
e la Che a lamentare
quanto abbia da pisciare.
Accidenti che giornata.

Grazie al cielo la birra è ancora ghiacciata.

martedì 9 agosto 2011

Post ermetico plurisignificato

Il formaggio
con i vermi
fa schifo.

D'animatori, di corse e di altre sciocchezze

Quando sei bambino lo sputo di piscina del Residence spocchioso nel quale alloggi è una distesa blu di tutto rispetto, dalla quale mantenere una religiosa distanza fino a che un genitore magnanimamente non decide che il tuo apparato digerente può sostenere il carico di un breve bagno.

La scialba e svogliata animatrice è un modello che appare inarrivabile e lontano, collocato in un'età perfetta che sembra incolmabilmente distante ma sai che un giorno ci arriverai anche tu a essere proprio come lei e nel frattempo ti crogioli nel vestito bianco vezzoso, di lino con le spalline sottili per sentirti più principessa, o corri con in mano una palla e addosso il completino sportivo che ti fa sentire quasi quasi una campionessa grande.

La palla la lanci a quel ragazzetto che fa la stagione per arrotondare, a quanto pare suo malgrado, un'attrazione irrinunciabile e affascinante e vorresti che continuasse ancora, anche dopo che se ne torna alla sua altisonante quanto inutile postazione di bagnino ma non hai il coraggio di chiederlo.

Il capovillaggio più idiota del mondo è un'affidabile adulto che ha il potere di decidere le vostre sorti di concerto con i genitori ed è importante che a tratti sorrida confermandovi che siete brave e carine.

Insomma, queste bambine sono fastidiose, i personaggi del residence veramente ridicoli, io acida perché insonne e ustionata e quando torno in possesso di un pc vi spiego come ho scastrato lo stendino.

sabato 6 agosto 2011

Aspettando Mela

Otto e dieci in piedi.
- Buondì Valentina
- 'Giorno

Diversi minuti dopo colazione
- Buona la pasta
- Sì, ma il succo a temperatura ambiente non è il massimo
- Cacca
- Ancora??

Poi in stazione
- Ciao Valentina, grazie di tutto, appresto
- Prego Mezzatazza, buone vacanze

Stazione di Ferrara.
Compagno di stanza non c'è, casa vuota.
Cacca.
Sbaraccamento roba sporca, riempimento casuale borse, ripresa del viaggio verso casa.

Ore tipo undici risveglio effettivo.
Cazzo la fotocamera.
Cazzo i soldi.
Vabé, amen.

Arrivo in ulteriore stazione intermedia.
Cazzo non ci sono bus prima di un'ora e dieci.
Amen.

"Shakespeare scriveva per soldi" è un libro buono per fare compagnia, fortunatamente.

- Ohi, ciao Marta!
- Ciao, come stai?
"Come qualcuno che non ha niente voglia di passare la prossima mezz'ora ad aggiornarsi con una ragazza che - per quanto tenera - somiglia più ad un orsacchiotto tenerello che a un essere umano.
Cazzo."
- Molto bene grazie, tu?

bla bla bla bla bla bla bla bla bla (continuo a scriverlo perché mi piace digitarlo sulla tastiera, oltre che per dovere di cronaca) bla bla bla bla bla bla bla

Ore circa tredici e quaranta, arrivo a casa.
La porta del bagno non si apre.
Cazzo.
Perché??

Lo stendino, normalmente quieta presenza nascosta dietro alla porta, in un impeto di ribellione si era gettato in avanti, sdraiato scomposto, per un terzo dentro alla doccia, incastrato nel box.
Il modo migliore per bloccare la porta del bagno dall'interno.
Cristo.

Tentativo di disincastramento operato tramite irrisoria fenditura della porta che lo stendino non la faceva aprire oltre, iniziato alle ore 14 con:
- bastone da armadio (quello per prendere le cose in alto) e non ci passava
- copertina di raccoglitore (troppo debole)
- spatola da cucina

Miseramente falliti.

Dunque dunque dunque, in camera ho la sedia fatta da assette di legno.
Disfiamo la sedia, otteniamo assette - figo ci passano!- sìsìsì si solleva lo stendino!
Sì ok ma poi?


Il sollevamento ottenibile rimane insufficiente.

Mah, mangiamo và.
(Accento o apostrofo?)
E sono solo le tre.

giovedì 4 agosto 2011

Più avanti, tra tanti anni fa.

Un giorno saremo di nuovo tutti insieme.
In forno, chi a impastare, chi a pulire a terra, chi a lanciare lattine di coca cola perché da noi si è sempre litigato con quello che si aveva in casa.

Di fronte alla nostra bottega ci saranno ancora Elda - bella come nella foto che mi ha mostrato ieri: io e lei 23 anni fa - con il suo negozio di pedicure dove mi passava sulle dita lo smalto trasparente, il Dottore della Posta dietro le listarelle verdi e le sue macchine da scrivere, Iana nel giardino delle tertarughe incredibilmente pieno di fiori e niente sarà cambiato.
Tornerò a casa raccontandovi che ho fatto tutte cose da grandi e voi vi fingerete un po' contrariati dall'intraprendenza di questa sciocchina: "Addirittura lo smalto?! Ma queste cose non le fanno i bambini!".

Orso, il mio Orso mi porterà ai giardini vicino casa, da soli io e lui perché puoi anche avere quattro anni ma con un cane che abbaia ad ogni cosa si muova nel raggio di cinque metri da te, a parte essere un po' irritante, di certo rimane una cosa sicura.
E poi tra i due era lui quello che sapeva attraversare la strada.

Ugo uscirà dalla legnaia con un berretto strano e gli occhiali spessi e la voce ruvida, coperto di segatura, per ridermi un po' in faccia e abbaiare "A me le bambine con i capelli biondi non piacciono" ma si capirà che non è mica vero.

I miei cugini non ci saranno ancora ma arriveranno poi, con calma, un anno di questi.

Non consola prendere atto del fatto che niente di tutto questo esista più, che non ci saranno più le mattine dove scese le scale sei buttata nel caos di una panetteria, tra le voci degli operai, dei familiari, a schivare lattine volanti, più le vecchie signore tutte uguali che a ripensarci non sono certa di averle mai distinte sul serio tra loro, più i nemici di quartiere dai quali ti guardavi con sospetto.
In fondo è inutile concentrarsi sul fatto che sia tutto finito.

Più bello, più caldo rimane convincersi un giorno di poterci tornare.
Che basterebbe ritrovare la strada, che da qualche parte tutto sia ancora lì a procedere identico come un vecchio telefilm da rivivere se vuoi, che comunque sarà una cosa che faremo quando avremo concluso quello che abbiamo da fare qui.
Allora capisci i perché delle credenze, la voglia di fede in qualcosa anche se irrazionale: l'irrazionalità non è che una piccola pecca di un pensiero che per tutto il resto va benissimo così, pazienza se logicamente non funziona, ce ne faremo una ragione.
Capisco.

Detto questo Nonna, hai cucito medagliette sacre o come si chiamano dappertutto in casa tua, mancano solo sulle piadine in frigo.
Hai più crocefissi tu di un negozio di souvenir delle Paoline.
Tra bibbie, breviari e vangeli temo che abbiamo trovato una delle maggiori cause del disboscamento globale

Capisco il buttarsi a pesce nelle fantasie irrazionali, ma sei sempre la solita esagerata tu.

mercoledì 3 agosto 2011

Troppo stanca.

Oggi è stata una giornata così lunga che a metà già faticavo a ricordare l'inizio della mattinata.

Caffè e cornetto poco dopo il trillo di una sveglia irritante, l'odiosa vista della badante, della sorella della badante, del figlio di non ho capito quale delle due, l'ultima volta che ti ho vista in casa tua e una volta era anche casa mia, tutto ben confuso e diluito in mezzo kg di gelato ricotta e noci.

Poi portarti, lasciarti lì qualche ora, poi tornare per imboccarti e prova tu a convincere una persona cieca e sorda e sicuramente irritante che la minestrina non-si-mangia-con-le-mani.
Hai ricominciato a rompere i coglioni nonna.
Grazie al cielo, che iniziavo a preoccuparmi sul serio.

- Vai a studiare?
- Ma non ci penso neanche
- Braaava, sei brava

Bello avere sempre e comunque la tua approvazione rimanendo sincera, a patto che - qualunque cosa ti risponda - annuisca energicamente.

I tuoi coinqulini sono tipi curiosi, le compagne di stanza un filo inquietanti perché ti fissano e non capisci mica così su due piedi se sono incazzate o se nemmeno sanno che sei lì.
In tutta onestà per il primo letto parte della responsabilità va data al fatto che la tizia è intubata.
L'altra no, ha solo una faccia da stronza.

Però non ti si può guardare così.

Oggi, dopo averti sganciata là, siamo tornate a casa tua e abbiamo iniziato a dividere le cose, buttato alcune scartoffie, guardato un sacco di foto.
Esatto, tipo sciacalli, parlando quasi sempre al passato di te.

Ne hai fatti di giri eh?
L'America e ci sei andata in barca e hai tenuto tutto: foto, biglietti, brochure - o come si scrive - assurde di quegli anni e spicchi nelle immagini con un sorriso largo che ricordo lo facevi anche a me.
Palma di Mallorca, poi l'Austria.
Poi parliamo dei 50 anni - 50 - di cure termali.
Ci credo che ti hanno dato l'attestato di ringraziamento in finta pergamena con i saluti di tutto lo staff: hai mantenuto una generazione di lavoratori stagionali.
Ci sono foto di te che hai circa settant'anni stai montando un cammello.

Le foto vecchie-vecchie invece, dove tu avrai circa la mia età di adesso ritraggono te o le (pro-pro)zie o il (bis)nonno con un'espressione tesa e vagamente contrariata, che una volta le foto mica si facevano così per sport come ora che tutti hanno un obiettivo nella schiena del telefonino o una reflex piantata nel culo e serviva pregare che venissero bene ed avere un'espressione neutra per poterle destinare a più usi possibile.

Sei nata nel '15.
E mescolati ai codici fiscali di altri morti ce n'era uno datato '97.
La tua zia Pina, classe 1897, pensa te.

Si parla del fatto che le persone sono divise da x livelli (io conosco qualcuno che conosce qualcuno che conosce tal dei tali) ma un po' anche le epoche, perché tra me e l'ottocento ci sei solo tu.
Che strani pensieri vengono di fronte a scatole di foto che nemmeno sapevi fossero lì.

Oggi eri lucida.
E paracula come sempre:
- Nonna domani viene IL DR PIRANI
- Mh.. eh?
- PIRANI
- Chi
- PIRANI e ora lo sanno anche in tutta la provincia di Bologna
- Ah, Pirani, sèsè, mi deve far passare la tosse.

Pirani è un medico, non uno sciamano.
Non ha studiato ad Hogwarts.
Hai fumato
per
più
di
ottant'anni.

- Hihihi, al so al so, è vero.

Ah ok.

Mi vengono in mente tante cose.
Quando da piccola mi insegnavi ad attraversare la strada (nel punto più pericoloso in assoluto, ho capito anni dopo), le scorribande in auto - una pazza alla guida, folle - che ha riconsegnato la patente ben oltre gli ottanta perché "In mezzo alla strada vedevo tre righe anziché una".
Fino a due ancora tutto ok insomma.
Quando serviva che mi lavassi il sedere e ogni volta dicevi "L'è totta roba santa" ma non è che la trovassi un'affermazione così convincente.
I pomeriggi a fare tortellini nel mese di dicembre, tutte attorno al piano di marmo e tu nell'angolo a scancherare  sulle galline della generazione dopo la tua.
Sempre odiosa.
I costumi che mi cucivi per le recite dell'asilo.
"Il tavolo non è in simmetria!" e qui capirebbero solo le mie amiche storiche.
La notte di Natale a cena io e te, pochissimi anni fa che tutta la famiglia non andava bene ma a rate qualcuno facciamo di sì.
Tutte le volte che ti ho trovata ubriaca dura.
Quando ti ho fatto fumare qualche canna.
Il giorno che mi hanno comunicato che sopra al tuo armadio avevi una pistola.
La zia che dice "Guardala, com'è stanca, è proprio stanca di vita".

Troppe cose, tutte assieme, e io non ce la faccio più a segnarmele adesso.

Un flash.
Ah, ecco perché oggi, anche se ormai hai smesso, mi hai detto "Le mie sigarette non mi piacciono più, mi piacciono le tue".
Nonna, ce la facciamo una cannetta nel cortile della casa protetta?

martedì 2 agosto 2011

Sorry if I cry but this is the end of a long story.

Non è che resti più molto di te.

I ricami appesi ai muri, incorniciati che paiono quadri, maglie e scialli fatti ai ferri - che (bis)nonna non offenderti ma quasi tutti sono inguardabili - le ginocchia gonfie anzi no solo una, la badante cicciona con le tette giganti mosce nel vesitito estivo a righine arancioni, che parla inglese quasi peggio di me.
Non è che le doni troppo quel vestito.

- Chi sèi?
- Sono io nonna
- Vet via?
- No, sono io, resto
- Vai a fare la spesa?
- No

Ma non mi senti, non mi vedi.
Mi scambi per la badante cicciona e mica ho tutte quelle tette, se ti do un bacio capisci subito che sono io però.

Bevi un po' d'acqua e ti riaddormenti sulla tua poltrona.

Non respiri più tanto bene.
Non ci avevo mai pensato che ad un certo punto il tempo qui non sarebbe più scorso con le tue sigarette, che lo avrei misurato in fazzoletti di carta.
- Soffia due volte, non si butta via subito
mi dicevate quando ero bambina.
"Che schifo", pensavo.
Invece devo dire che ora come ora un fazzoletto fradicio sa fare una grande compagnia.
Tu sonnecchi ancora e io allora scrivo, che devo fare.

Ogni tanto parli.
- C'me va' lo studio?
Non serve che io risponda, tanto non capisci più.

Penso che non resta troppo tempo ed è proprio quando finisce che si torna a pensare a tutto quello che è passato, che se è tanto il mio trascorso con te chissà quanto lungo è lo stato con altre persone.
Ad ogni modo, ora qui siamo solo noi.

Come è lento questo arrivo.
Come gli ultimi metri di una corsa che ti ha sfinita, come quando entri nella stazione di Bologna, il viaggio è stato snervante, ad un km dal binario il treno rallenta tantissimo e tu vieni preso da quell'impaziente smania di scendere per adartene via e sembra non finisca mai anche se è solo quel misero km.

E io ho un po' di smania impaziente e un po' di paura perché quando smetterai sul serio con quel russare vuoto dopo le poche centinaia di metri che ti restano si presenterà il conto della corsa fatta fino a qui.
Si paga in ricordi che devi scaricare giù dal vagone.

Ti vuoi alzare nonna?
Il bastone non lo puoi usare più e arriva la badante che sa come si fa, ti prende per le mani e ti alza al volo e pare che ti spezzi ma invece la tua fibra è di vecchio vimine che faticosamente ancora si flette e un giro attorno al tavolo lo fai alla grande.
Oddio, ti addormenti grossomodo a metà, ma con quello che hai corso nella tua vita un sonnellino alla seconda curva direi che lo meriti.

Con il camminare ti si riavvia un po' il sistema, come un vecchio pc che ha ancora qualcosa da computare.
La voce ti esce a fatica, i suoni inciampano.
- Quanti ne 'biamo oggi?
Ti faccio segno di due, non so se poi vedi
- Ah ventidue, ventidue. Ma di che mese?
- AGOSTO
Quando strillo a tratti mi senti
- 'gosto?
- Sì
- Pf, ma va là. Maggio o Giugno?
- GIUGNO
- Ah, bene-bene maggio
Come vuoi tu.

Ti riaddormenti.

La badante cerca di dire qualcosa di carino perché piango da un po' ma è una di quelle donne dell'est infide come la vodka e fredde come il suo bicchiere e ad un certo punto si chiede perché tu abbia tanta paura di morire.
"I'm so sorry for her but she's so old, I don't understand why she's so scared".

Bah, badante rubiconda dall'aria vagamente minacciosa, non lo so.
Forse perché nella sua vita l'ha scampata così tante volte da trovarsi irritata di essere all'angolo: in fondo il suo unico errore è stato lasciar correre gli anni ma si sa che la morte è un nemico paziente e finisce col vincere sempre.
O forse ha paura come l'avrebbe chiunque al posto suo, come forse l'avremo noi.

- Give her this. She always eat this.

Mi passa una caramella che nemmeno sapevo ti piacessero, chissà quante cose non conosco di te.
Meglio così: sei sempre stata troppo stronza per i miei gusti, quindi preferisco non averne del tutto idea, come è sempre funzionato in casa nostra e in tante famiglie.
Silenzio su quello che non sta bene.
Ogni tanto mi sembra di appartenere alla famiglia Gambino.
Ogni tanto mi sembra che a forza di non sapere, io sia l'unica che ha avuto la possibilità di perdonarti, un po' anche per gli altri dai.

Prendi la caramella, la giri faticosamente tra le dita, la passi sulle labbra.
Le dai una leccata e me la rendi.
Grazie.
- Le credenze
- Eh? Quelle lì di legno intendi?
- Lavale
- Anche no
- Le credenze lavale con il sapone.
- D'accordo.

Poi ti spegni di nuovo.
E io mi guardo attorno.
La polvere sul tavolino racconta che non ce la fai davvero più: vent'anni che ti pisci addosso - o a terra, o dove simpaticamente capita - ma la polvere su quel tavolino davanti al divanone in pelle marrone non c'era mai stata.
Hai sempre avuto una scala di priorità tutta tua.
Che in fondo è un po' anche la mia e sono sicura che se un giorno dovessi scegliere come impiegare il mio tempo tra l'andare al gabinetto e custodire quelle foto, sceglierei le foto.

- NONNA DEVO ANDARE
- mh?

Tu non mi senti e non mi vedi nemmeno più, dai ammettiamolo: le batterie sono finite.
La badante ora mi guarda e dice cose strane in un inglese troppo stentato perché possa capirla chiaramente, e poi sono un po' rintronata.
Pensa che io sia così "sensitive" a piangere da un paio d'ore a questa parte, ma non è che ci sia tanto da trovare tenere le mie lacrime, però lei non ne conosce il motivo reale.
Domani ti uccidiamo.

Non come sarebbe umano fare, lasciandoti lì ad addormentare.
Ti portiamo via da casa tua, in un ricovero insieme ad altri, come nelle sale d'attesa affollate dei dottori inutili, come in coda per morire fuori dai coglioni.

E allora domani piangerò un altro po'.
In memoria di quello che so, per scusarmi di domani, per ricordare quello che tu non puoi più sapere.

- Stop crying, she's old.
- Yes, sorry if I cry.

A domani.