domenica 24 luglio 2011

Norvegia

Non so voi, sarà che sono sempre stata impressionabile ma 'sta storia di Oslo mi lascia basita davanti allo schermo del pc, con un peso sopra lo sterno come quando sei ad un funerale e la bocca secca.

Mi sento del tutto allucinata.

Questi ragazzi se ne andavano tranquillamente in campeggio, arriva un tizio che pare un pallosissimo poliziotto con quell'espressione nordica e vuota delle facce che nei film di serie B si danno ai personaggi insulsi e inizia ad ammazzare tutti.
Guardandoli in faccia, uno per uno.

Dice di voler essere accostato ai nazisti, ma non è nemmeno così: sono tante le storie di soldati del reich che riuscivano ad uccidere solo gente di spalle, o nelle camere a gas ammassate in gruppi impersonali ma quando si trovavano di fronte ad un individuo che li guardava la loro sicurezza veniva meno, vacillavano.
A lui non è importato di nulla e di nessuno.
Questo non è nemmeno un film dell'orrore.

Il tizio ha rincorso persone che non avevano un solo elemento lampante che li rendesse diversi da sé, li ha guardati, ha sentito qualche supplica e ha continuato a sparare su persone disarmate.
Intendo dire che non ha una sola attenuante, una sola per poter motivare un'azione simile anche considerando per forza l'elemento follia.
Non basta essere pazzi, vaffanculo, non basta.

Ha deliberatamente e metodicamente ammazzato ragazzi e ragazzini che non avevano idea di quello che li aspettava, che non avevano modo di difendersi, che si trovavano in un ambiente familiare.

Parti per la tua gita, dici cazzate con gli amici, guardi magari da lontano quel ragazzo carino, quella ragazza che ti piace da un po'.
Arrivi sull'isola e ti guardi attorno e pensi che il posto è bello, che magari ne è valsa la pena.
Ti passano una birra, fai una battuta sui capigruppo, ti chiedi che voglia quello sbirro che vi chiama a raccolta.

No, prendersi uno sparo in testa non dovrebbe in nessuna possibile visione del mondo essere la conclusione della scena.
Il tizio carino morto a terra ma tu non hai il tempo di guardare che se sei ancora vivo provi di andartene, la ragazza che ti piace chissà se è riuscita a scappare ma tu sei stato colpito e ormai sei a terra e chiudi gli occhi.
No.

Questo tizio, che nemmeno meriterebbe un nome e non me ne frega una minchia se è pazzo o instabile o incapace d'intendere e di volere, l'ha fatta così grossa che nemmeno ucciderlo servirebbe a dare una minima sensazione di giustizia al finale di questa stronzata.

Non mi viene in mente una sola cosa che potrebbe anche solo vagamente considerarsi una punizione proporzionata.

Lo so che nel mondo muoiono continuamente un sacco di persone: che c'è la fame, ci sono le malattie, c'è un sacco di merda, ma quella gente faceva parte della piccola e fortunata fetta di mondo dove - sì. arrogantemente ed egisticamente - non si pensa di correre un rischio del genere iscrivendosi ad una cazzo di gita.

E adesso ci sono cento famiglie distrutte, cento storie finite così: senza un motivo che serva a chi rimane per farsene una ragione, cento vuoti che nessuno si aspettava di doverci fare il conto tanto d'improvviso.

E un pezzo d'idiota che non capisce un cazzo che ora sta seduto in una stanzetta e si guarda attorno tranquillo.
Mi chiedo come si sentano i poliziotti che lo possono vedere lì seduto, quanto siano attoniti quelli che sono arrivati per primi sull'isoletta della strage, mi chiedo come ci si comporti dopo che accade questo.

Mi chiedo cosa si provi ad avere a un metro da te una persona che ha fatto una cosa del genere.

Io immagino che mi sentirei esattamente come ora: incredula.

Non so più cosa dire, non ci sono parole giuste.
Mi dispiace tanto per quella gente.

3 commenti:

  1. Tazza, la mia angoscia per quest'orrore è immensa, aumentata di ora in ora all'aumentare del conto dei morti. Ero in un posto senza internet né giornali, sono andata via venerdì sera che si parlava di venticinque ragazzi uccisi, stamane sono riuscita a collegarmi per avventura dieci minuti, il tempo di leggere delle oltre novanta vite spezzate, delle testimonianze dei ragazzini sopravvissuti. La foto del ragazzo che implora pietà non voglio nemmeno sfiorarla col pensiero, mi sembrerebbe di ammazzarlo anch'io per la seconda volta.
    Volevo solo dirti grazie per aver scritto. Grazie.

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  2. "Non mi viene in mente una sola cosa che potrebbe anche solo vagamente considerarsi una punizione proporzionata." Già. Per quel che vale condivido lo sbigottimento. Certe persone non dovrebbero esistere proprio.

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