mercoledì 22 giugno 2011

Tutto era iniziato un giorno in cui niente sembrava impossibile, e c'era anche lui vicino e forse era proprio per questo che un muro di cartone nascondeva così bene i tagli infetti.

Il bello di un amico è che puoi dirgli anche "Ti amo" e sai che capirà sempre quello che c'è da capire.

Poi il mondo era andato a puttane e tutto sembrava scomparso, una tavola bianca coperta di un vuoto denso e appiccicoso che non ti si scollava più di dosso, come i residui di quei deodoranti da due soldi che trovi soltanto nei discount.
E ci si era immersi fino alle ginocchia, che ogni passo costava una bestemmia con il fiato sempre rotto, e di motivi per fare tanta fatica non ce n'erano più nemmeno un po'.
C'era così tanta melma che nemmeno si poteva ricordare di averli avuti i piedi.

Poi era successo, come a volte accade in tutti i mondi che si rispettino quando si stravolgono, che brevi scosse di terremoto interrompessero il continuo di vuoto e aria calda, lasciando presagire che forse tutto sarebbe di nuovo cambiato, ma non si sapeva né quando né come e non era detto che ci si potesse davvero fidare di un po' di terra che trema sotto alla colla che nel frattempo era diventata dura e secca, e puzzava.

E poi è successo che l'ultima insulsa scossa ha rotto tutto, ha spazzato via ogni parte di quel disegno da manga giapponese che ci teneva dentro a un biancore innaturale, opprimente.
Ed è stata breve, e inutile e con una faccia da schiaffi che a ripensarci mi viene un astio non da poco che dopo  tre minuti passa perché ad un certo punto sticazzi.
Nessuna delle altre, in precedenza era riuscita a fare tanto.

L'ultima ha spaccato tutto e ci ha lasciati qui con uno stupore così colorato da far male agli occhi e al petto e da fare anche un poco paura.
Ma ci è riuscita.

E allora grazie all'ultima scossa ora siamo un po' più salvi, anche se forse non c'entra poi troppo, anche se il grosso del lavoro non lo ha fatto quella faccia lì, anche se nessuno di noi se lo sarebbe mai aspettato.

Anche se sarebbe bello poterla ringraziare, un'inutile scossetta resta poi quello che è.
Non vale la pena di rincorrerla per un salvataggio nemmeno fatto apposta.
Però lo ha fatto davvero.

Ti piacerebbe farglielo sapere, ma anche no in fondo.

Quindi non so cosa bisogna fare ma una conta o una filastrocca per decidere non serve, perché una volta tanto - forse persino davvero - è tempo di pensare in una prospettiva che ammette, per quanto tu sappia di avere ragione, che fa anche lo stesso e allora ciao ciao.

4 commenti:

  1. ora mi scrivo l'ultima frase su un foglietto e me lo appiccico sul muro vicino al letto così me la leggo prima di dormire e come mi sveglio.
    così può darsi che mi convinco pure io.

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  2. quella prospettiva è diventata la mia da quando ho capito che ho scelto il lavoro sbagliato, il paese sbagliato e il ragazzo sbagliato. Dovrei salutare me con un ciao ciao! :/

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  3. Quindi non so cosa bisogna fare ma una conta o una filastrocca per decidere non serve.

    Dillo a me che ieri sera lasciavo decidere al numero di matite nel portapenne se fare una telefonata scomoda o no.

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