martedì 28 giugno 2011

Stavo dicendo

Cara Lalù
che ogni tanto mi odi già quindi amen pace e bene, poi con tutti i preparativi per il matrimonio ti dimentichi presto 'ste cose, ce le ha anche mia zia le travi bianche.
Come facciamo?
Nottetempo ci si intrufolerà in casa sua per tingerle di un insandacabile marrone che spieghi al mondo come sarebbe meglio evitare di produrre dettagli d'arredamento simili a quelli scelti da voi?

Cara Leli
che non ti vedo praticamente mai e poi non abbiamo ancora litigato in dieci anni io e te quindi male che vada facciamo un'esperienza nuova.
Ti ricordi quanto ti irritava che S. volesse dipingere e arredare casa con i colori che piacevano a te, nonostante tu da anni non la veda né la senta e per te ormai si tratta di un misero contatto su fb?

Torniamo alla realtà, le travi ammetto abbiano una certa importanza, il netto senso di possesso che avvolge le proprie sudare conquiste anche, ma mi sento di poter garantire che nessuna orribile conseguenza accadrà se entrambe avrete le avrete bianche.

Poi non è che si possa sempre pensare di avere l'esclusiva su questioni così banali.
Anche io ho due braccia, che facciamo: non ci parliamo più?

Guardate il lato positivo: mica s'indossano.

E cara Mela
nonvolevodirtelomamisonocomprataunaborsaugualeallatuaciaociaociao

lunedì 27 giugno 2011

No no adesso va là che condividete con me la noia di 'sta menata.

Gli attori della tragedia hanno sui 25 anni.

Oggi, fuori dalla biblioteca, chiamo Mela.

- Uè, ciao Mela, mi fai compagnia mentre fumo una sigaretta?
- Ok, comunque ho letto il post, sei una stronza che vuoi mettermi nella cacca
- Ahaha, no dai, loro non lo leggeranno mai, ma poi se fosse meglio così
- Uffaaaa

Comunque, non ricordo dove fossi arrivata e non ho la minima intenzione di rileggere quella roba, sta di fatto che l'intreccio si complica, i malumori stagnano e lievitano, Lalù non sa di aver suscitato le ire di Leli e di Moroso Storico, insomma qui c'è tutto un lavorìo di seghe mentali mica da poco.

Allora, care amiche.
Che tanto con la scusa che questo è un po' vero e un po' no come posto ci scrivo quello che mi pare.
Che tanto io non abito in Paesello quindi alla peggio mi prendo insolenze da distanza.
Che capisco lo stress ma serve anche saperlo indirizzare verso bersagli che rappresentano nella vita figure meno immobili.

Ora devo andare ad allenamento, quindi la manfrina la faccio dopo.

domenica 26 giugno 2011

Ogni tanto le persone vanno fuori di testa. Sì, non capita solo a me.

A volte le persone ti stupiscono, a volte ti inteneriscono, altre ti affascinano, generalmente non capiscono un cazzo.

Ultimamente una full immersion di realtà mi sta facendo passare la voglia di rimanere fuori dal pc.

Intendiamoci: io adoro le persone.
Mi innamoro ogni cinque minuti di qualcuno, uomo, donna, genere indefinito.
Capita di trovare in ognuno aspetti curiosi, stimolanti, interessanti, parte l'infatuazione e per un po' tendo a pendere completamente dalle labbra del soggetto in questione.

Il trucco per far funzionare questo meccanismo del tutto malato è evitare di frequentare troppo chi esercita su di te qualunque tipo di magia.
Perché dopo un po' le persone, inevitabilmente, mostrano i propri difetti e i miei riflessi non sono abbastanza rapidi per afferrare al volo la considerazione che nutro per loro nel momento in cui prende a cadere da quell'altissimo scaffale nel quale l'ho riposta.

Con le amicizie storiche ovviamente non è possibile utilizzare questa semplice precauzione.

Ho odiato più di chiunque altro le mie amiche, le ho detestate, ho pianto di rabbia senza mai confessarlo a causa loro, mi ci sono annoiata, ne ho pensato le peggio cose, me ne sono sentita dire di tutti i colori, ho desiderato non vederle mai più, le ho biasimate, criticate, derise.
Ma mi ci sono anche divertita, ho preso e dato una o più mani, ascoltato consigli per poi fare di testa mia, le ho ammorbate con problemi inutili e tutto questo fino ad oggi ha superato qualunque altro aspetto negativo delle relazioni in questione.
Ci sono cresciuta insomma.

Ma succede, in alcuni casi, come a loro accadrà nei miei confronti, che sorga il desiderio di prenderle per le spalle, sbatterle al muro e schiaffeggiarle fino a che non viene orario aperitivo.

Situazione:
Lalù si sposa, lei e il vetusto moroso (definizione per la quale litigammo dopo la pubblicazione di un post e motivo per cui la riscrivo: o non mi legge da tempo, come sostiene, o mi legge e s'incazza ma a quel punto il post sortirà l'effetto voluto) hanno comprato casa, la stanno arredando, e Vetusto Moroso nonché futuro marito ha impegnato numerosissime pause pranzo per scartavetrare e tingere di bianco le travi del sottotetto dove c'è la camera da letto.

Leli va a convivere con Moroso Storico, con il quale condivide una simbiosi parassitica di ossigeno ed opinioni.
Il rapporto che tutti sognano, quello di Marshall e Lily, quello di Turk e Carla, quello di un sacco di telefilm superfighi insomma.
Anche loro hanno il sottotetto abitabile.

Problema:
Anche Leli e Moroso Storico hanno pensato di fare le travi bianche.

Che poi il problema non sussisterebbe, non fosse che a Lalù un po' ha infastidito 'sta cosa, ne ha parlato con Mela, amica storica di tutti, la quale da adolescente provava un odio vivissimo nei confronti di qualunque amica comprasse abiti uguali ai suoi.
Anche se li comprava per prima.
Comunque Mela, memora dei suoi vecchi complessi ha suggerito a Lalù di parlarne con Leli.
Lalù lo ha fatto e Leli si è incazzata a morte.

Mi state ancora seguendo?
No perché io ho consumato mezzo pacchetto a forza di pause nello scrivere questo post.
Di tabacco sfuso.

Infatti ora non ho più tempo e vado a lavorare, poi finisco.

venerdì 24 giugno 2011

Zitta, devo stare zitta

E mordermi la lingua.
Shht.
Zitta.
Il che ha effetti devasti sul resto del mondo.
E sul mio fegato.
E sulla mia pancia.
In un sacco di modi diversi.

Ma si deve imparare a tacere.

- Se non hai niente di intelligente da dire, meglio non parlare

Perdonatemi, sono cresciuta anche io a pane, telefilm e studio aperto, non è che si può pretendere troppo.

Ma devo stare zitta.
Devo stare zitta.
Devo stare zitta.
Devo stare zitta.
Devo stare zitta.
Poi finirò a prendere ad accettate parenti ignari correndo per un albergo immerso nella neve che fu edificato sopra un cimitero indiano.

Ma zitta.

- Hai presente Tazza quella frase che si sente dire "Meglio tacere e dar l'impressione di esser scemi che parlare e togliere ogni dubbio"

Beh fosse mai stato un mistero che sono idiota.
Ma zitta.

- Ma checc'hai oggi il ripieno?

No, non è un problema di ormoni, è un problema di gente e di serate e di nervosi inutili perché sto zitta.

Zitta, ssssht.

giovedì 23 giugno 2011

"Perchévvoidonne vebbasta che uno stia sempre zitto e cascate come pere"

Vero, inconfutabile.

Perché quando uno parla poco rende necessario più tempo per accorgersi di quanto sia cretino, amen.

Buondì

- Ahò Tazza non stai in un altro continente, te sentoooooo

- Roma Capoccia

- Fumetto per l'amor diddio taci

- Trovato casa! Ah no, è a Pontelagoscuro.

- Maledizione
- Che c'è Fumetto?
- Sabato non ci sono e manco al compleanno di L.
- Perché hai deciso di preparare ottocento esami pesissimi tutti lo stesso giorno?
- No perché vado a figa il sette e poi non mi muovo fino agli esami
- Beh comunque ti muovi per andare a gnocca, non lo avrei detto, indolente come sei di solito
- Eh..

- Tazzà è che non le fanno di figa le consegne addomicilio.

mercoledì 22 giugno 2011

Tutto era iniziato un giorno in cui niente sembrava impossibile, e c'era anche lui vicino e forse era proprio per questo che un muro di cartone nascondeva così bene i tagli infetti.

Il bello di un amico è che puoi dirgli anche "Ti amo" e sai che capirà sempre quello che c'è da capire.

Poi il mondo era andato a puttane e tutto sembrava scomparso, una tavola bianca coperta di un vuoto denso e appiccicoso che non ti si scollava più di dosso, come i residui di quei deodoranti da due soldi che trovi soltanto nei discount.
E ci si era immersi fino alle ginocchia, che ogni passo costava una bestemmia con il fiato sempre rotto, e di motivi per fare tanta fatica non ce n'erano più nemmeno un po'.
C'era così tanta melma che nemmeno si poteva ricordare di averli avuti i piedi.

Poi era successo, come a volte accade in tutti i mondi che si rispettino quando si stravolgono, che brevi scosse di terremoto interrompessero il continuo di vuoto e aria calda, lasciando presagire che forse tutto sarebbe di nuovo cambiato, ma non si sapeva né quando né come e non era detto che ci si potesse davvero fidare di un po' di terra che trema sotto alla colla che nel frattempo era diventata dura e secca, e puzzava.

E poi è successo che l'ultima insulsa scossa ha rotto tutto, ha spazzato via ogni parte di quel disegno da manga giapponese che ci teneva dentro a un biancore innaturale, opprimente.
Ed è stata breve, e inutile e con una faccia da schiaffi che a ripensarci mi viene un astio non da poco che dopo  tre minuti passa perché ad un certo punto sticazzi.
Nessuna delle altre, in precedenza era riuscita a fare tanto.

L'ultima ha spaccato tutto e ci ha lasciati qui con uno stupore così colorato da far male agli occhi e al petto e da fare anche un poco paura.
Ma ci è riuscita.

E allora grazie all'ultima scossa ora siamo un po' più salvi, anche se forse non c'entra poi troppo, anche se il grosso del lavoro non lo ha fatto quella faccia lì, anche se nessuno di noi se lo sarebbe mai aspettato.

Anche se sarebbe bello poterla ringraziare, un'inutile scossetta resta poi quello che è.
Non vale la pena di rincorrerla per un salvataggio nemmeno fatto apposta.
Però lo ha fatto davvero.

Ti piacerebbe farglielo sapere, ma anche no in fondo.

Quindi non so cosa bisogna fare ma una conta o una filastrocca per decidere non serve, perché una volta tanto - forse persino davvero - è tempo di pensare in una prospettiva che ammette, per quanto tu sappia di avere ragione, che fa anche lo stesso e allora ciao ciao.

martedì 14 giugno 2011

"Ba iecca sangu.. viero però".


Mi è tornato sullo stomaco un vecchio discorso.
Di quelli stupidi, che la gente fa per dare aria alla bocca o forse perché pensa di dire qualcosa di sensato senza rendersi conto che non è sempre cosa richiesta.
"Vabè muore qualcuno, cosa vai a scrivere su internet?".
Beh è risaltato fuori poco fa.

Dunque.
Quando qualcuno se ne va, che sia una persona con cui scambiavi chiacchere al bar, un conoscente, ancor peggio un amico,  diventa ovvio e normale pensarci soprattutto quando ripassi attraverso dove lo hai conosciuto.

E allora capita, anche a distanza di tempo, di tornare a parlarne e ricordare proprio lì: davanti alla vecchia scuola, a quel bar, nel cortile dove si passavano i pomeriggi.
Ed è lì che ti viene un po' di più da parlarne.
Ognuno nella memoria ospita luoghi popolati non solo da visi e immagini ma da nottate in bianco, da chiacchere divise fumando troppe sigarette, da quanto ci si può divertire, sentire vicini, annoiare insieme anche stando così lontani.

In casi come questo è internet il luogo, uno schermo a metterti insieme a chi c'è dietro.
E non venitemi a dire che è una cosa diversa dalla realtà: non c'è niente di meno vero in quel tempo passato insieme.

Mi dicono che è morta Mei, che non si chiamava così davvero ma è così che la conoscevo meglio.
Fermo restando che ognuno scrive nei propri spazi quello che gli pare, chi ha da ridire su questioni simile non è diverso alle vecchie sciure che partecipano ai cortei funebri per sparlare dei presenti.

Io di Mei mi porto stretto il ricordo delle tonnellate di righe scritte condivise, della compagnia che mi ha fatto, delle cose di lei che non capirò mai.
Di momenti.
E la ricordo dove mi pare, che sia facebook, il mio blog, le scale di casa.

E chiunque abbia da ridire, in tutta onestà e sapendo che anche Mei la penserebbe così e insieme a lei molti altri, se ne può andare affanculo.







sabato 11 giugno 2011

Tic tac tic tac tic tac

Ho sbagliato le tempistiche.
Da sempre.

Per esempio, non dovevo nascere.
Non ero in programma, ma sono arrivata comunque con largo anticipo anche se era un tardo pomeriggio.
So per certo che ancora qualcuno non l'ha digerita, come i gnocchi di riso la volta in cui non hai avuto modo di lasciarli cuocere a sufficienza.

Non ho mai capito granché del tempo.

Quando è tanto, quando è poco, quando corre veloce, quando scompare che sembra non sia mai esistito.
So leggere l'orologio allo stesso modo in cui potrei indovinare il numero di fagioli dentro ad un barattolo sigillato.

Sono rimasti alcuni paletti nel calendario.

Un pomeriggio con il sole che tagliava la parete di fronte alla finestra lungo una linea tratteggiata, una sera in cui il volume della tv era tanto alto che Gianni Morandi ha spaccato una caramella di vetro appoggiata sulla libreria, la prima volta che ho avuto paura del ronzio di una zanzara e pensavo fosse un ape che ho pianto tipo un'ora.

La prima volta che ho visto il piano di sopra della casa di fronte alla mia.
L'ultimo giorno che il negozio di pedicure di fronte è rimasto aperto.
Il viaggio lungo il viale per tutti loro che chiudevano un tempo nel quale ero arrivata troppo tardi per trovarmici bene, dove avevo vissuto abbastanza a lungo per non poterlo lasciare senza tristezza.

I pensieri fitti fitti dietro al lavello nel balcone coperto.

Sono paletti che distinguono tanti "prima" e "dopo", non ci sono numeri sui miei calendari.

Non ho mai preso bene il tempo.

Quando era il momento di lasciarlo scorrere.
Per saltare a rete in partita.
Se andava speso in qualcosa d'importante.

La prima volta che mi sono arrabbiata.
La prima volta che mi sono accorta che non avevo mai smesso di essere arrabbiata.
La prima volta che ho capito quanto fosse tardi.

Il tempo è una di quelle cose che non è fatta per me.

E adesso, per tagliare la testa al cucù dell'orologio, ho deciso un nuovo gioco.
Per non perdersi più.
Chissà se e quando funzionerà.

Aldrovandi

Tre anni e sei mesi.
Tre anni dei quali, se ho ben capito, nemmeno da scontare.
Quindi, se la matematica non m'inganna - e a volte accade - sei mesi.

Sei mesi per aver pestato a morte un ragazzino.
Minacciato testimoni.
Occultato prove.
Essersi divertiti, immagino.
Aver fatto a pezzi una famiglia e poi logorata per circa sei anni.

Gettato chi nello sconforto, chi nella paura.
Da gente che, per mestiere, aveva promesso di fare tutto il contrario.

Ora, non so quale sia esattamente il prezzo di una vita.
Di un cinnetto poi.

Sei mesi è il prezzo?
Ne prendo due, grazie.
Poi li consumo su un paio degli agenti.
O anche direttamente quattro se sono in offerta speciale, tanto qualcuno con cui dividere alla romana lo trovo.

Vergogna.
Inaccettabile.

venerdì 10 giugno 2011

Non sono fatti vostri, ma non mi restano alternative

D'accordo, è colpa mia.
Non è vero e lo sai, ma sono disposta a dirlo e crederci.
Sono stata sciocca e infame e odiosa, non dovevo comportarmi così.
Dovevo insistere e indovinare che quello che volevi non era quello che mi hai detto.
Che lo sapevo già ma era più comodo immaginarti ragionevole.
Dovevo accorgermi che sei peggio di me in 'ste cose.
Che sapevo anche questo ma ho fatto finta di no e che tu fossi come mi piaceva pensare.


Mi perdoni?

Perché se no resta solo l'alternativa.
Buttiamo via tutto?
Ok.

Allora via le nottate per strada che eravamo così soli che le si poteva invadere, quelle nostre tre città.
Via la corsa sotto lo squasso d'acqua incredibile, che era un sacco freddo e abbiamo diviso l'impermeabile più piccolo del mondo.

Via la tua mania di spegnere a metà le sigarette.
Le mie.
"Così fumi di meno"
"Veramente no, ma come ti pare".

Via il sentirsi quando tu avevi tempo
Rivedersi in agosto
Fare mattina su un marciapiede a parlare di niente

Contare i gelsomini di una siepe enorme
I vorrei ma non posso

Abbiamo fatto tante cose insieme, in così poco tempo.
"Prendiamo un treno a caso?"
"Ok"

E adesso via il "Lasciamo che resti una cosa nostra".
Non ho detto una parola.
Né scritto un post.
Mai fiatato.

E adesso chissenefrega, perché o sarà l'unico modo che ho per chiederti di accendere quel telefono o l'ultima cosa che avrai da rinfacciarmi.
Come ti pare.

Anzi, te lo dico io cosa puoi fare.
Ripensa a febbraio.
Ripensaci bene.
E poi fammi sapere che pretendevi da me.

O anche no, non importa più.

giovedì 9 giugno 2011

Concentratevi

Al di là di tutte le seghe mentali che passano di qui.
Lasciando stare vita morte e miracoli miei, dei coinquilini e del mondo.
Dimenticando per un attimo qualunque cosa al di fuori.
Permettendo di pensare per un momento cose un po' assurde.
Magari dopo aver guardato un film.

Ma quanto è figo Magneto?

mercoledì 8 giugno 2011

Perché quando dico "Caffè", io ragiono in multipli di moke da sei.

Il caffè non sale, qualcuno tosa l'erba, Economista bestemmia.
Giustamente.

Devo smettere di attraversare Ferrara a piedi di notte.
In parte perché, statisticamente parlando, prima o poi qualcuno che mi dà (ma ci vuole l'accento? Non lo ricordo mai) una massa di botte lo trovo, poi perché il mattino dopo, non senza una certa confusione, mi scopro bozze psicotraumatizzate salvate sul cellulare.

Ma perché?
Cristiddio.
Perché?

Non chiedetelo a me, ero distratta.
Sì, distratta.
No, non è l'alcool.
O meglio, forse l'alcool mi ha distratta, ma non ero ubriaca.

Tipo anche ora, mentre scrivevo mi sono distratta.
No, non ho bevuto.
Non nelle ultime sette ore, quantomeno.

Comunque, ieri sera mentre ballonzolavo assorta nello schermo del mio telefono tra i vicoli che qui sono tanto belli che non so se da altre parte così ce n'è, persone di provenienza ignota gridavano tra loro e le loro urla da dentro il palazzo risuonavano attorno sbattendo su muri e porte e finestre tutt'attorno nella via.

Muratori, tosaerba, stranieri indisposti.
Ma perché dove passo io trovo zapello?

martedì 7 giugno 2011

Ad un certo punto mi si è esaurito il ragionamento

Prima pensavo: gran mossa quella di sostenere che Gesù fosse capace di trasformare l'acqua in vino.

Voglio dire, se non li raccogli così i consensi che fai?
Metti uno stand in piazza, tre bandiere e vendi spillette per due euro?
(Grazie al cielo esiste il passaparola, che se ci si dovesse affidare al concetto di marketing del PD..).

Poi però mi salti fuori con 'sta cosa che è morto duemilaeunpo' anni fa.
Ok, magari torna, ma non si sa mai, non è detto, poi forse è tutta 'na vicenda di metafore.

Vaghezze.

Puzza un po' come una di quelle storie della compagna di classe storta delle medie che ogni volta che tornava dalle vacanze estive ti raccontava di essersi fatta il mondo, poi aveva trovato l'amore della sua vita alto-biondo-occhiazzurri-muscolini (erano gli anni di Di Caprio e Nick Carter), presto lei sarebbe andata a trovarlo e lui l'avrebbe sistemata in una delle ottocento stanze della sua casa superfiga, corteggiata allo sfinimento, insegnato fare surf e cose così.

Si faceva finire di raccontare la storia solo per sfotterle meglio poi.

Idiota.
A parte l'inguardabilità, di cui è responsabile per un buon 40% l'impietosa pubertà, per un 30% il fatto che sei insicura quindi cammini gobba e ti vesti di merda e per il restante 30% il fatto che in effetti sei un po' un cesso, devi essere del tutto deficiente per tornare a scuola e come prima cosa dirigerti verso il gruppo delle fighe a raccontare 'ste stronzate.

E che il buosenso non esista è dimostrato con tutta evidenza dal fatto che quando vengono a dirti 'ste stronzate non li pigli a male parole

- Per la grazia del signore nostro
- Ma vaffanculo, cretino
Il mondo è degli storti.

Perché gli storti ci lavorano sopra.

Vanno per prove ed errori, animati dall'indicibile frustrazione del non essere accettati, derisi, eventualmente crocefissi o schiavizzati.

Osservano, prendono nota.
Vanno dal parrucchiere, si mettono l'apparecchio e abiti nuovi, fanno proseliti e si circondano di persone messe peggio di loro e scalano con pazienza le pareti di roccia che li separano dalla cima.
E spesso ci arrivano.

Infatti il Papa è un cesso.

You're Innocent When you Dream

lunedì 6 giugno 2011

Porca miseria esci dalla mia testa

- Come faccio a togliermelo dalla testa? Ci è tornato a tradimento, mica m'interessa sul serio
- Lancia una moneta
- Dove?
- In aria, poi vedi cosa speri mentre è in volo
- Hai letto troppi diari delle scuole medie, comunque lo faccio
- Brava
- Non ho monete qui, posso lanciare un cutter?
- Lancia qualunque cosa con due facce, se vuoi mi butto per terra io
- Fatto, la moneta dice "Testa" quindi provaci, io dico "nonononono"

Poi spiegatemi che è 'sta mania per le foto.
Tutti fotografi al giorno d'oggi.
Cheppalle.
Poi tutti a scrivere "Copyright di facciadiculo" o di chi volete.
Ma chi volete che se li pigli 'sti ritratti di campi con una mantide religiosa che saltella zoppa su una lattina vuota?

- Tutti a fotografare tulipani
- Sono papaveri
- Chissenefrega

Avete rotto il cazzo.
Con tutti 'sti tulipani, e i lacci delle superga, e i bicchieri mezzi vuoti o mezzi pieni con a fianco rayban e sigarette.
Ma andatevene un po' affanculo.
Magari ci sono paesaggi superfighi lì.

Ebbasta con 'sti sogni che ogni tanto ci sei anche tu e mi sveglio senza uscirne poi sul serio.
E per l'amor diddio basta le tue foto, che escono da ogni orifizio telematico di fb.

Sei ovunque.
Come le foto di quelli che si passano la vita a comprare Reflex e poi scattano la vita da un buco di serratura.
Ma toglietevi quella cosa da davanti la faccia e uscite dalla porta.

Basta.
Niente d'interessante da dire.

venerdì 3 giugno 2011

Non avrei mai pensato.

Di pensarci senza troppe controindicazioni.
Di aver voglia che tutto rimanga così.
Di aver messo via subito subito le paranoie.
Di essere contenta di delirare scioccamente anche senza niente da dire.

Manco credevo che avrei mai dato ragione a Biagio Antonacci, per tanto poco poi.
Bello, grazie.
Sarà che di fretta non ne ho più.

mercoledì 1 giugno 2011

- Mappoi ieri sera qualcuno ha fatto un discorso che non aveva senso
- Eh, quale?
- Speravo m'illuminassi tu
- Ma quando mai?

- Ma che naso ha A.?

- E la tipa quant'era stupida?
- Fumetto, mi sono girata e stavi parlando di sacre scritture

- Ma anche da voi si dice "Gnocca"?
- Sì sì, e si dice " 'A figa" 0 " 'A gnocca" protrudendo la mascella.

- Ah ecco il discorso! Scusa Fumetto se t'interrompo, il discorso era di D. sulle nutrie di Padova che ti attaccano e ce ne sono tante perché i tossici si addormentano quindi le nutrie se le magnano e in ultima analisi la sovrappopolazione di nutrie padovane è data dall'ottima carne dei tossici

- 'Namo a fà colazione vaà