martedì 31 maggio 2011

Ritorni, ronzii e rivelazioni a random

Vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv

La lavatrice ronza, il mio computer ronza e non ho ancora capito se dentro alla mia testa c'è un nido di vespe o è solo vuota e fa eco.

Ripensavo ad un giorno di tanti anni fa.

Un amico con un sorriso grande, che da un po' di tempo non allargava più.
Era triste per una ragazza.

Più che una ragazza, una sintesi di psicopatologie talmente concentrate che risucchiava in un vortice di supergravità la salute mentale altrui.
Però era molto bella.

Lui brutto come la morte, dicevano.

Per me era bello perché dopo un po' non ci fai mica caso a com'è l'incarto: quello che c'era dentro era praticamente imbattibile.

E insomma, avevano riso tanto insieme, e anche pianto.
Probabilmente si erano anche amati.
Noi li si guardava, perplessi, da lontano.

Lei, lei piangeva di continuo.
Irritante.

Si arrabbiava e non si capiva perché.
Lui si innervosiva un po' che non capiva mica quale motivo avesse lei per incazzarsi in quel modo.

Allora lei esplodeva del tutto, stringeva gli occhi scuri in un modo che non ho più visto fare ad altri, e con una sorta di magia si ricomponeva sistemando i capelli scuri - belli, un sacco belli i suoi capelli - e lo convinceva in quattro e quattr'otto che lui era stato la persona peggiore del mondo, che l'aveva fatta stare male, che non ci teneva affatto alla loro storia.

Magari, in soldoni, la colpa incredibile della quale lui si era macchiato era stata andare a giocare a calcetto un pomeriggio in cui lei s'era poi annoiata, senza insistere per volerle fare da zerbino anziché starsene un po' per i fatti propri.

Lei si arrabbiava se lui non le leggeva nel pensiero e poi non insisteva per permettergli di farla contenta.
A parte l'essere del tutto fuori di testa, lei lo amava.

E insomma, quel giorno parlavo con lui.
- Perché l'hai lasciata?
- Perché era troppo difficile stare con lei.

Beh a vederlo pareva non fosse proprio comodo comodo nemmeno starci senza, di lei.

Lui l'aveva lasciata perché non ce la faceva più a sentirsi del tutto inadeguato, a sentirsi abbattuto per ogni suo capriccio, per le menate che lei rinfacciava di continuo.

Allora lei se n'era lavata le mani, gli aveva comunicato risoluta di non farsi vedere o sentire più e suppongo fosse andata a leccarsi le ferite.
Perché lei era rimasta ferita sì, anche se non si è mai capito dove.
Beh, che stesse male era chiaro.
A tutti meno che a lui.

E lui si ostinava a tornare.
Ricompariva, a distanza di quattro, cinque mesi una volta dall'altra nella vita di lei, incasinandogliela anche un po'.

- E allora perché continui a tornare?
- Perché non sono in grado di evitarlo.

Le persone sono strane.
Oppure no, sono persone e basta.
Misere.
Non seguono la logica chiara ed evidente.
Dai, ma che discorso è?
Torni e vai, torni e vai.


Seguono la spinta del momento, le persone,  l'irrinunciabilità di un paio di tette, la nostalgia di una schiena che profuma, il continuare a cercare quello che era stato così bello.

Poi ci vogliono un sacco e una sporta di dimostrazioni inconfutabili per dimostrare che
quello
che
è
stato
non
torna
più
uguale.
Quando si rompe un pezzo, quando le tue braccia si spezzano sotto un peso che non riesci più a sostenere, lascia perdere.
E vattene davvero.

Ma la speranza è l'ultima a morire, o l'ostinazione, o il capriccio, o la paura che se ti sposti da lì di meglio non troverai mai.
Forse l'ultima a morire è la voglia di sentirsi sempre come nel primo dei momenti perfetti che si hanno avuti.

In fondo tutto questo è una gran consolazione, perché se si potesse tornare esattamente nel posto del quale si perde così tanto tempo a ritrovare la strada, non ci si muoverebbe più.

Beh insomma, alla fine si sono separati del tutto.

Lei è finita non so bene dove a farsi gli affari propri.
Pare abbia imparato a evitare di contagiare il prossimo con la propria isteria.

Lui è finito a farsi gli affari suoi e non siamo più tanto amici, che non so esattamente quando sia cambiato ma ora è veramente brutto come la morte anche secondo me.

E si diventa grandi, si cresce, si impara che tornare a ciclo nella vita degli altri non ha più senso né attrattiva.
Ci si lascia alle spalle un mare di cazzate.

Ci ho pensato perché è una cosa successa anche a me, e l'altro giorno, per vie strette di sera, rimuginavo.

- Ognuno di noi ha una o più persone che ciclicamente tornano

mi han detto.

Beh ho presente di cosa si parla.
Sia per le persone che per le mestruazioni.
E di mal di pancia ricorrenti, grazie al cielo, ad un certo punto ci si stanca.

E adesso Primo Anno si taglia i capelli, e ronza anche il bagno.
Che siano eco o calabroni, il rumore se ne resta nello spazio che hai lasciato libero tu.
Ed era anche ora.

13 commenti:

  1. Grande post, Tazza. Perfetto per me, oggi, alle prese con la mia mai abbastanza detestata ciclicità.

    RispondiElimina
  2. ...le persone sono strane.
    oppure no, sono persone e basta...
    è perfetto, pensare/scrivere senza filtro.
    aiuta a leggere/pensare senza mediare.
    quando succede è magia.

    RispondiElimina
  3. e quando cominci a sentirlo quel rumore, è una gran bella soddisfazione.

    RispondiElimina
  4. bellissimo post. complimenti

    RispondiElimina
  5. Splendido.
    Se non fossi già innamorato di questo posto (anche se ultimamente un po' assente) lo sarei da ora.

    RispondiElimina
  6. Poi ci vogliono un sacco e una sporta di dimostrazioni inconfutabili per dimostrare che
    quello
    che
    è
    stato
    non
    torna
    più
    uguale.

    Anche per il corpo umano è così, ma i chirurghi non lo vogliono capire. Una volta che hai aperto, hai aperto. Per sistemare devi aprire di nuovo.

    Fisioterapista In Bacheca

    RispondiElimina
  7. Quello che hai scritto è troppo vero.
    Ed è bellissimo.
    Io con certe cose (sull'amicizia) mi ritrovo a fare i conti a 46 anni e scopro che non avevo capito niente NEANCHE lì!!!

    RispondiElimina
  8. Tazza, ci sono volte in cui scrivi cose che mi toccano l'anima... mi è mancato leggerti (per problemi e sorprese e rogne che mi hanno tenuto lontano dal web).
    Solo che questo tuo scritto mi ha fatto pensare a chi ritorna senza che si sia mai rotto nulla e al fatto che ogni ritorno è più bello, più intenso e più deleterio del precedente... non so se sia un sogno o una maledizione... ma non se ne esce fuori...

    RispondiElimina
  9. veramente veramente bello!

    RispondiElimina
  10. Grazie di avermelo ricordato oggi :D

    RispondiElimina