giovedì 26 maggio 2011

A quanto pare - bozza salvata 3.58

Una decina di canzoni superstonate, che se le regole sono fatte per essere infrante non capisco perché le note no.

Sonno, due biccheri, quattro gonne.
Atterrata troppe volte stasera per non pensare che ogni tanto un prato umidiccio possa contenere grandi verità.


Bella serata.

"Mi chiamo Alessandro"
"Bel nome ma non ti dona granché"
"Però sono un figo"
"Crederci è il primo passo"

Ma il prima anche meglio.

"Ma ce la fai a sollevarmi?"
"Certo vai tranquilla, siamo quattro a due per te ma a tirarti su ce la faccio"
"Sicura?"
e mai dubitare di quando una rugbista più bassa di due spanne ti dice così.

E bam giù per terra ed era tanto che non avevo un buon motivo per rotolare dolorante su un prato, aggrappare le mani all'erba, correre dietro a una palla nuova.
Bello.

E pazienza che adesso i coinquilini ti placcano per salutarti alla mattina o per molestarti ubriachi.

Aspetti che i muscoli ricomincino a funzionare, compri un paradenti, e pensi che le tue ginocchia da sbucciate oltre a fare male, ricordano un sacco di cose belle.
Mi piace, così.

3 commenti:

  1. Il placcaggio mi è sempre saputo di un qualcosa di sporco. Spesso associato all'idea del mio dentista.

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