martedì 31 maggio 2011

Ritorni, ronzii e rivelazioni a random

Vvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv

La lavatrice ronza, il mio computer ronza e non ho ancora capito se dentro alla mia testa c'è un nido di vespe o è solo vuota e fa eco.

Ripensavo ad un giorno di tanti anni fa.

Un amico con un sorriso grande, che da un po' di tempo non allargava più.
Era triste per una ragazza.

Più che una ragazza, una sintesi di psicopatologie talmente concentrate che risucchiava in un vortice di supergravità la salute mentale altrui.
Però era molto bella.

Lui brutto come la morte, dicevano.

Per me era bello perché dopo un po' non ci fai mica caso a com'è l'incarto: quello che c'era dentro era praticamente imbattibile.

E insomma, avevano riso tanto insieme, e anche pianto.
Probabilmente si erano anche amati.
Noi li si guardava, perplessi, da lontano.

Lei, lei piangeva di continuo.
Irritante.

Si arrabbiava e non si capiva perché.
Lui si innervosiva un po' che non capiva mica quale motivo avesse lei per incazzarsi in quel modo.

Allora lei esplodeva del tutto, stringeva gli occhi scuri in un modo che non ho più visto fare ad altri, e con una sorta di magia si ricomponeva sistemando i capelli scuri - belli, un sacco belli i suoi capelli - e lo convinceva in quattro e quattr'otto che lui era stato la persona peggiore del mondo, che l'aveva fatta stare male, che non ci teneva affatto alla loro storia.

Magari, in soldoni, la colpa incredibile della quale lui si era macchiato era stata andare a giocare a calcetto un pomeriggio in cui lei s'era poi annoiata, senza insistere per volerle fare da zerbino anziché starsene un po' per i fatti propri.

Lei si arrabbiava se lui non le leggeva nel pensiero e poi non insisteva per permettergli di farla contenta.
A parte l'essere del tutto fuori di testa, lei lo amava.

E insomma, quel giorno parlavo con lui.
- Perché l'hai lasciata?
- Perché era troppo difficile stare con lei.

Beh a vederlo pareva non fosse proprio comodo comodo nemmeno starci senza, di lei.

Lui l'aveva lasciata perché non ce la faceva più a sentirsi del tutto inadeguato, a sentirsi abbattuto per ogni suo capriccio, per le menate che lei rinfacciava di continuo.

Allora lei se n'era lavata le mani, gli aveva comunicato risoluta di non farsi vedere o sentire più e suppongo fosse andata a leccarsi le ferite.
Perché lei era rimasta ferita sì, anche se non si è mai capito dove.
Beh, che stesse male era chiaro.
A tutti meno che a lui.

E lui si ostinava a tornare.
Ricompariva, a distanza di quattro, cinque mesi una volta dall'altra nella vita di lei, incasinandogliela anche un po'.

- E allora perché continui a tornare?
- Perché non sono in grado di evitarlo.

Le persone sono strane.
Oppure no, sono persone e basta.
Misere.
Non seguono la logica chiara ed evidente.
Dai, ma che discorso è?
Torni e vai, torni e vai.


Seguono la spinta del momento, le persone,  l'irrinunciabilità di un paio di tette, la nostalgia di una schiena che profuma, il continuare a cercare quello che era stato così bello.

Poi ci vogliono un sacco e una sporta di dimostrazioni inconfutabili per dimostrare che
quello
che
è
stato
non
torna
più
uguale.
Quando si rompe un pezzo, quando le tue braccia si spezzano sotto un peso che non riesci più a sostenere, lascia perdere.
E vattene davvero.

Ma la speranza è l'ultima a morire, o l'ostinazione, o il capriccio, o la paura che se ti sposti da lì di meglio non troverai mai.
Forse l'ultima a morire è la voglia di sentirsi sempre come nel primo dei momenti perfetti che si hanno avuti.

In fondo tutto questo è una gran consolazione, perché se si potesse tornare esattamente nel posto del quale si perde così tanto tempo a ritrovare la strada, non ci si muoverebbe più.

Beh insomma, alla fine si sono separati del tutto.

Lei è finita non so bene dove a farsi gli affari propri.
Pare abbia imparato a evitare di contagiare il prossimo con la propria isteria.

Lui è finito a farsi gli affari suoi e non siamo più tanto amici, che non so esattamente quando sia cambiato ma ora è veramente brutto come la morte anche secondo me.

E si diventa grandi, si cresce, si impara che tornare a ciclo nella vita degli altri non ha più senso né attrattiva.
Ci si lascia alle spalle un mare di cazzate.

Ci ho pensato perché è una cosa successa anche a me, e l'altro giorno, per vie strette di sera, rimuginavo.

- Ognuno di noi ha una o più persone che ciclicamente tornano

mi han detto.

Beh ho presente di cosa si parla.
Sia per le persone che per le mestruazioni.
E di mal di pancia ricorrenti, grazie al cielo, ad un certo punto ci si stanca.

E adesso Primo Anno si taglia i capelli, e ronza anche il bagno.
Che siano eco o calabroni, il rumore se ne resta nello spazio che hai lasciato libero tu.
Ed era anche ora.

Perché no.

Perché mi ci ero un po' persa.
Tra quello che è giusto e quello che mi va.

Perché mi ero dimenticata cosa mi aveva fatta arrabbiare.
Avevo scordato come ci si sente a giocare scorretto, una di quelle cose che se fossero capitate a me mi sarei pianta addosso tanti "Perché?".

Perché per quanto ne sarei felice, sarei cento volte più triste.

Perché è già stato perfetto, poi strano, poi bello, poi orribile e non vorrei rovinare oltre una cosa che, di fatto, non dovrebbe più essere diversa da un ricordo.
Il primo ricordo.
Perché se è vero che ognuno di noi ha persone che tornano sempre, non si può rimanere solo quelli di vecchie fotografie.

Perché d'accordo che mi sono un po' persa.
Facciamo del tutto.
Facciamo che non so se riuscirò a tornare da dove sono venuta.
Di sicuro però la strada non passa per il mare di merda sul quale tu sai galleggiare così bene e dove io invece andrei ancora a picco.

Perché essere deficiente non è il motivo per cui mi piacerebbe piacerti.

Quindi, con tutta la fatica del caso, anche no.

venerdì 27 maggio 2011

Buongiorno

- No ma sul serio adesso per fare il buttafuori serve fare un corso?
- Ma da mò
- Maddai
- Pensa che una volta bastava essere negri
- Adesso glielo devono persino insegnare, stranieri pf.
- "anche i cinema e i teatri sarebbero obbligati ad ingaggiare dei buttafuori".. famosissime le risse di fronte a teatro
- una situazione che non si poteva più sostenere
- e "Si va dalla conoscenza delle norme giuridiche sulla sicurezza e l'ordine pubblico alla capacità di gestire incendi o emergenze fino
al possesso di nozioni psicologico-sociali per un adeguato approccio, per esempio, con soggetti instabili". Non bastano più le mazzate?
- Evvabbè Tazza non è che se uno deve fà il buttafuori automaticamente si tratta di un ignorante
- Vero sì, è una categoria nota di letterati. Ma dai, che gliene frega, una volta che sanno che non devono ammazzare o spaccare ossa a meno che non sia strettamente necessario che altro gli serve, l'uso del sillogismo?
- Hai ragione, basta che siano negri.

giovedì 26 maggio 2011

A quanto pare - bozza salvata 3.58

Una decina di canzoni superstonate, che se le regole sono fatte per essere infrante non capisco perché le note no.

Sonno, due biccheri, quattro gonne.
Atterrata troppe volte stasera per non pensare che ogni tanto un prato umidiccio possa contenere grandi verità.


Bella serata.

"Mi chiamo Alessandro"
"Bel nome ma non ti dona granché"
"Però sono un figo"
"Crederci è il primo passo"

Ma il prima anche meglio.

"Ma ce la fai a sollevarmi?"
"Certo vai tranquilla, siamo quattro a due per te ma a tirarti su ce la faccio"
"Sicura?"
e mai dubitare di quando una rugbista più bassa di due spanne ti dice così.

E bam giù per terra ed era tanto che non avevo un buon motivo per rotolare dolorante su un prato, aggrappare le mani all'erba, correre dietro a una palla nuova.
Bello.

E pazienza che adesso i coinquilini ti placcano per salutarti alla mattina o per molestarti ubriachi.

Aspetti che i muscoli ricomincino a funzionare, compri un paradenti, e pensi che le tue ginocchia da sbucciate oltre a fare male, ricordano un sacco di cose belle.
Mi piace, così.

lunedì 23 maggio 2011

Le paure di per sé sono una cosa stupida.
Cioè, possono anche essere utili, a noi stessi e agli altri.

Per esempio: trovo troppo spaventosa l'idea di provare droghe i cui effetti collaterali immediati potrebbero rivelarsi quantomeno devastanti, quindi me lo risparmio e la cosa torna utile alla mia sopravvivenza.

Altro esempio: un giorno potrei ropermi le palle di dover gravare sulla famiglia o lavorare per vivere e quindi  balenarmi l'idea di svaligiare banche o borseggiare vecchiette per far cash, ma il timore che facilmente questi piani non andrebbero a buon fine mi trattiene dall'attuarli, con un sospiro di sollievo da parte dei secondini che altrimenti dovrebbero sopportare la mia presenza e un sospiro sconsolato da parte della famiglia che di 'sto passo mi avrà sui calli in eterno.

Spesso però la paura sconfina in territori dove non dovrebbe trovarsi.
E allora tante cose risultano difficili, appaiono insormontabili e si sprecano più energie a farsela sotto di quante non ne servirebbero per superare linearmente il problema.

E allora vaffanculo.

domenica 22 maggio 2011

Una conversazione frustrante con un indignato F

- 453 carri armati in tre anni venduti dagli usa a paesi classificati "terzo mondisti"
ora voglio anche dire
ma per iniziare a fabbricare carri armati
ma cos'hai nella testa
non è una pistola
non ho mai visto guardie giurate in carro armato
non credo che gli spagnoli li invaderanno ancora


- ci guadagnano, è solo un business


- ma soprattutto:
dove si ordinano i carri armati?
c'è un catalogo?


-ahah


- arrivano smontati con un tecnico ikea


- forse dietro alle confezioni di pasta barilla dato che il maggior azionista fino a cinque anni fa aveva come attività principale la produzione di mine antiuomo a forma di giocattolo
antiuomini ritardati dunque.


- no no ti confondi
quello si chiama unabomber
non lo hanno mai beccato


- 09
=)
Io quello non l'ho mai capito


- io non ho capito 09
ah forse ora
niente shift?


- bravo, sbagliato tasto


- minchia se ne so


- comunque non capisco come fai a indignarti ancora tanto


- bo credo esempio
visto che io dico la frase che dici tu a me
a mia mamma
solo che lei è del 52
e si indigna per molto molto meno
io sono stemperato


- capito.
peccato che non ci si possa fare nulla


- bo nulla di concreto no
ma sensibilizzare persone forse si


- eh ma quello che mi chiedo io è: vale la pena rodermi il fegato leggendo 'ste cose, aggiungendo pure la frustrazione del non poterci fare niente?


- in fondo spartaco ha fatto una morte orrenda ma ora la schiavitu non esiste più


- sì, ti piacerebbe


- cioè non in Italia

- ...

- non a Roma?

- ...

- non nella mia via?


- errato anche questo, spiacente


- insomma, in qualche posto no ecco


- statisticamente è molto probabile che qualcosa che hai in casa, addosso, nell'astuccio, o non so dove, sia stato prodotto da lavoro assimilabile allo schiavismo
le cose non sono mai cambiate perché le persone non sono mai cambiate
siamo solo trogloditi a cui è migliorato il gusto per l'abbigliamento


- sì,ok:ma continuo a essere convinto che ai tempi di spartaco stessero peggio


- -.-''

Cotte maniaco-adolescenziali (Quando dice tutto Mesic) - Click!

"Noi femmine siamo maniacali, è un dato di fatto basti pensare all'ordine, le pulizie, la tavoletta del cesso, gli abbinamenti e il nostro corpo. 
C'è da dire però che siamo maniacali quando ci prendiamo le cotte, ci innamoriamo e siamo con la testa fra le nuvole per un uomo.
L'apice lo raggiungiamo nell'età adolescenziale.

Ricordo quando ero in prima superiore che il presidente del collettivo era un roncio, vestito male che puzzava e non era nemmeno sto granché eppure aveva un fascino che faceva cadere migliaia di 14enni ai suoi piedi.

Stupidi ormoni ballerini, le adolescenti alle prese con le prime cotte sono delle pazze ossessive.
Si raccoglievano più informazioni possibili sulla persona dei propri sogni: nome, cognome, anno di nascita, mese e giorno di nascita, ospedale in cui è nato, dove ha vissuto e dove vive, la sua famiglia, i suoi amici, quante volte ha copulato, quante ragazze ha avuto, i suoi gusti in musica/letteratura/politica/materia, cosa mangia, le sue dipendenze, i posti che frequenta, se ha più nomi, il suo oroscopo e se si riesce anche l'ascendente, dove compra i suoi vestiti e quante altre ragazzine come te gli muoiono dietro e detestarle tutte  a morte."


Continua qui!
Mesic, è stata perfetta nel descrivere la fase ossessiva dalla quale siamo passate tutte.
E sì, alla quale ogni tanto ci capita di tornare.
(E ammettere Eminem, eroico)
(Ok, il mio era Ricky Martin).


sabato 21 maggio 2011

Considerazioni fini e inoppugnabili.

 A lavoro.

- Salve
- Ciao, dimmi pure
- Vorrei una pizza funghi e crudo
- Funghi trifolati?
- Eh?
- I funghi li preferisci freschi o trifolati?
- Mmm, come sono?
- ...

- Bella figa dai, due colpi perché no

- Perché ha appena chiesto che differenza c'era tra funghi freschi e funghi trifolati magari? Dai K, un po' di selezione per cortesia.

- Tanto l'uccello in versione trifolata non c'è.

- Hai ragione, sbaglio io a puntualizzare.

- Mi fai vedere una tetta?

- No.

La serie di eventi per la quale forse, a breve, finirò a pezzi.

A 24 anni, quasi 25 ma non pensiamoci, ci sono rischi che non ci si dovrebbe assumere.

Il problema, per quanto mi riguarda, sopravviene quando la pericolosa proposta proviene da individui di sesso maschile.

Non so dire no ai maschi.
Cioè, lo dico, ma poi mi sento in colpa.
Appena un maschio insiste su una questione, mi sento una merda a continuare a rifiutare.
Sì, Compagno di Stanza, non fosse per questo ci saremmo già mangiati vivi io e te.

Questo tipo di complesso, comune a ogni donna della famiglia, credo sia conseguenza del fatto che in casa mia, tutti gli uomini siano morti di una fine atroce, dolorosa e sorprendentemente precoce.
Consanguinei eh, coinquilini: non preoccupatevi.


Il fatto che io tenda a preferire la compagnia maschile non fa che mettermi in condizioni di pericolo condiscendenza costante, ineluttabile.

Birra con F.

- Dovresti giocare a rugby, ce l'hai il fisico

Dovresti andartene affanculo, non sono cose che si dicono alla gente che conosci da poco, se un tuo braccio non fosse in grado di sviluppare otto volte la mia forza totale ti ribalterei.
Avrei risposto, se non fosse stato un maschio.
Anche se non conosco molte donne che potrebbero tenermi ferma con un braccio, ma insomma.

Invece, con tutto l'impegno che si può mettere nell'andare contro alla propria natura:
- No dai, ho le articolazioni distrutte, il mio sport è sempre stata la pallavolo, sono vecchia per iniziare una cosa nuova bla bla bla
- Ok
Da quel punto in poi, mentre fingevo di ascoltarlo, non ho fatto altro che pensare "Boh forse potevo dire sì, però non mi va, però potevo anche dire sì, però non mi va".

Qualche sera dopo, in giro a caso in piazza, F. si avvia a salutare un gruppo di persone.
- Tazza, questo è l'allenatore del rugby femminile, Allenatore, lei è la tipa di cui ti ho parlato
- Ah il fisico ce l'hai
- (Fanculo anche a te) Sì lo so, ma sono vecchia ormai.
- Non è mai troppo tardi, ho altre ragazze che hanno iniziato alla tua età

Si inizia a vacillare.
Inizi a vacillare perché già sono due.
Che ti muovono la richiesta in modo gentile.
E perché dovresti dire no?
Perché non ti va.
Ma in fondo che ti costa?
A te lo sport è sempre piaciuto.
Sì ma non sai niente di 'sto sport, non hai mai nemmeno imparato tutte le regole della pallavolo.
Questo è un allenatore, la versione pro del maschio a cui no non si può dire, cazzo.


- Ehm, facciamo che magari ci penso.

E tu già lì sai che è un sì.
Ma non lo dici, speri che la cosa passi nel dimenticatoio.

Aperitivo a casa di F.
- Tò, ho portato il prosecco, il Pakistano della mia via lo garantisce
- Famosissimi i pakistani intenditori di prosecco, comunque ho sentito Allenatore che mi ha chiesto di nuovo di te

Dannazione.

Arriva S.
- Dai sì, perché non provi con il rugby, anche io prima giocavo a pallavolo e pensavo che non mi sarebbe mai piaciuto, invece!

Sono tre.
Ora sono tre a chiedermi la stessa cosa.
Adesso piango.


- Ma stavamo parlando di Kate Moss..
- Gran figa. Dai, prova con il rugby.

Tre spritz.
Quattro birre.

Stomaco vuoto.
Un pensiero fisso.

Gnò vabbè aglla fine posso poi agnche provare.

Tanto non ho scampo.
Tanto Allenatore è ovunque.

Al mercoledì sera è in piazza o da Settimo, a volte con qualcuna delle sue ragazze.
Una è più grande di me.
Ce ne vuole a essere più grande di me senza essere ciccione.
Lei può.

- (F., ma sono tutte così?)
- (No, tranquilla) ciao Allenatore
- Ciao, allora la prossima settimana vieni a provare eh? Non preoccuparti, sarà una cosa tranquillissima

Come sa tranquillizzare Allenatore mentre ti guarda da dietro al suo occhio nero nessuno mai, forse solo F gli fa concorrenza:

- Guarda che l'occhio nero glielo ha fatto un bambino

Ah, perfetto.
Chissà come saranno adorabili gli adulti allora.

Al giovedì sera Allenatore è nel locale vicino casa mia.
Allenatore è nella rubrica del mio cellulare.
Da stanotte è anche nei miei brutti sogni: corro senza aver idea di quello che sto facendo e continuo a lanciare la palla avanti con gente che mi grida che sono un'idiota e Pisapia sugli spalti.

E io che pensavo che il bello dei miei assurdi incubi fosse quello di non potersi mai trasformare in realtà.

venerdì 20 maggio 2011

Random Muller - un sogno e due mezze verità

- Ciao a tutti.. sono Mezzatazza e ho un problema con l'alcool

- Ciao Mezzatazza

- Ma scusate, esattamente dov'è che siamo?

- Nella casa di Marco
- Che poi è di sua madre
- Ma chissenefrega, è morta
- Comunque sì.

- Ho bevuto da tutte le bottiglie sul tavolo, qualcuno ha mica l'herpes?



- Palle: 'sto telefono son due ore che ripete che è arrivata una mail e non è mica vero
- Che cellulare supertecnologico che hai
- Mannò, lo fa anche il tuo di leggere le mail e navigare
- No
- Ma sì, lo so che telefono hai
- Ti dico di no
- Sììì
- Fidati: l'ho sbattuto sul tavolo fortissimo per un po' e ora sono sicuro che non lo fa più



- Dovresti giocare a rugby
- No
- Birra?
- Ok
- Dovresti giocare a rugby
- No
- Birra?
- Ok
- Dovresti giocare a rugby
- No
- Birra?
- Ok
- Dovresti giocare a rugby
- No
- Birra?
- Ok
- Dovresti giocare a rugby
- Ok.

Quando penso di qualcuno

"Cristiddio che idiota"
di solito indovino.

giovedì 19 maggio 2011

Ci devo fare pace

Con i negroni sbagliati il mercoledì sera, che nemmeno li bevevo prima e questa è tutta colpa tua.
Con la pretesa di aver ragione su questioni che non so e non ci dovrei mettere bocca, che poi ci prendo sempre, ma questo è un altro discorso.
Con il decidere che ad alcune persone servono una mano, un calcio e fiumi di parole inutili solo perché non sono stata capace di funzionare per te.
Con il dover smettere di fare la stupida.
Con le punizioni sciocche.
Con il cercarti dove tanto non ci sei.
Con le distrazioni dal fatto che niente di tutto questo mi va.
Con le paure ignoranti.
Con il non aver voglia di ricordare che il punto di partenza c'è ed è solo non voglia di camminare la mia.
Con l'aver visto che non ha un senso niente se non ci sei.
Con il ritrovarmi a scrivere stucchevoli minchiate a vanvera per dimenticare che certe cose avrei solo dovuto, tanto tempo fa, dirle a te.

mercoledì 18 maggio 2011

In treno

Mi piacciono i tragitti.

Ci sono pioppi che scappano, campi che sfilano.
Porte chiuse, un sacco di cielo e la luna che quando fa buio ti segue.
Sono belli.

Il bello dei tragitti è che finché durano puoi immaginarti solo il meglio del posto verso il quale stai arrivando.
E alla fine ti importa di meno quello che ti tocca trovare là.

lunedì 16 maggio 2011

Sì. Sono alla frutta.

Primavera, e le mani congelate,
fa lo stesso, non mi va che poi sia estate
che è una prospettiva ingrata
star due mesi da sudata
a pensare "Speriam che passi"
a scalare prati e massi
delle spiagge dove andremo
sotto un cielo sì sereno
ma che di mattino pieno
scotta troppo per pensare
"Ma che bello siamo al mare".

Qui ci sono le zanzare
stormi enormi a svolazzare
che hanno rotto i coglioni
loro, il caldo e i pastiglioni
che svegliatisi i pioppi
a me brucian sempre gli occhi
vegetale o animale
resta sperma ed è letale.
E fanculo l'allergia
oh, i muratori, portatemeli via
lì a parlare di minchiate
state zitti e lavorate.

Poi dovrei mangiare meno
tipo riso, pollo e fieno
per tentare di rientrare
nelle camicie senza scoppiare
o in vestiti vecchi evitando
di farmi l'estate non respirando
che se le braghe stringono troppo
c'è il rischio che il bottone parta e cavi un occhio
al primo che passa
o che lo faccia io se mi sento ancora dire "Sei grassa"


E stasera il programma
dice: corsa, libri, nanna
zero voglia, zero spinta
ma ormai mi son convinta
che son cose poi da fare
senza starsi a lamentare
e pareva più carina
una lagna tutta in rima

Insieme al caffè

WWWWWWWWWWWWWWWWWWW

Non so quale strumento degli infami imbianchini che circondano il palazzo mi rintrona i pensieri.

- Tazza, bar?
- Arrivo, prima vado al bagno

- No, aspetta, non entrare che l'ho appena fatta!
- Ammazza ma che hai fatto ieri sera, bevuto?
- Poco, solo a cena, sarà colpa dello sherry
- Te ch'hai un problema di dipendenza dall'alcool
- Non ero nemmeno brilla
- Sì ma senti qua..
- Oh insomma te l'avevo detto di non entrare subito!
- Anzi, manco alcool, te c'hai un problema di dipendenza dalla nafta.
Guardami! Non sembro un rumeno studioso?
- Decisamente

TUM TUM TUM TUM TUM TUM TUM

Martelli del cazzo.
Perché li chiamano imbianchini se passano tutto il tempo a fare casino?
Chiamateli rompicoglioni no?


Quando l'aria ha questa consistenza, nelle stagioni di mezzo, mi fa venire un brividino alla schiena, e tanti ricordi nella testa.

BAM BAM BAM BAM BAM BAM BAM BAM BAM



Ecco, grazie.
Quei pensieri portateli via.

sabato 14 maggio 2011

Non fateci caso, sono i post da collasso ormonale

Dondolo un piede sotto al tavolo pensando inutilità inframmezzate da "Accio", sperando che anche il bricco del caffé abbia visto Harry Potter e quindi ad un certo punto arrivi, mi tengo una tetta perché mi fa male, vorrei una sigaretta ma non mi voglio alzare.

Vado, perché mi serve per pensare.
Scendo.
Il bello dei gradini è che da qualunque prospettiva li guardi, sono fatti per portarti in un altro posto rispetto a quello nel quale ti trovi mentre ti fai inutili seghe mentali.
Il brutto è che non ti danno calci nel culo, quindi puoi sempre fermartici a metà.
Sono la regina dell'equilibrismo sui gradini a mezza via.

Ripenso a te.
Non perché tu sia particolarmente interessante, solo che da te volevo una cosa ben precisa - anzi, due - e non te ne ho chiesta nemmeno mezza e magari è tardi.
Non è il momento di pensarci, che non mi va di fare i capricci.

Penso per un attimo anche a te, che mi conosci da anni e non mi ascolti mai, e chissà quale parte di "No" ti risulta così difficile capire, chissà perché ogni volta mi dici "Ok, capito" e poi non t'interessa.
Quando sono sincera ti offendi, quando mi modero non mi capisci, e allora vaffanculo che è meglio così.

Questa scala porta ad un balcone dal quale scendendo si arriva ad un pozzo di luce, non ad un'uscita e un po' è un peccato perché si vede solo pochissimo cielo, un peccato specie di notte, e un po' è bello perché fuori non sanno di te, e nessuno ti disturba quando ti aggrovigli nei tuoi pensieri.

A volte faccio sogni così belli che se sapessi di poterli riprendere forse non vorrei svegliarmi più.

Spiegami una cosa che non capisco per favore, tu con quei capelli scuri e un'espressione che mi urta terribilmente non sapere che significa.
Sei davvero così come dici?
Tranquillo, risolto, senza pensieri?
Se sì, mi spieghi come si fa?
Sul serio è possibile vivere in quel modo senza perdersi poi troppo?

Perché pensavo, mi piacerebbe sapermi sgrovigliare, ma so che se togliessi tutti i nodi dalla mia mente non resterebbe niente di abbastanza importante da meritare una testa attorno.
Una scala troppo scivolosa, per essere imboccata senza pensarci ancora un po' su.

mercoledì 11 maggio 2011

Risveglio del guerriero

- Economista, ma lo vado a svegliare Compagno di Stanza?
- Mmm, perché dici?
- Sono quasi le dieci, aveva puntato la sveglia alle sette
- Beh allora magari diglielo

- Buondì
- Sgruuunf
- Compà, sono le dieci
- Mh chettanto ho ripetuto fino alle quattro
- Ok
- Aaaah, fanculo.
- Grazie
- Non attè, egocentrica, in generale.

Compagno di Stanza ha mosso i primi passi del giorno verso la cucina, si è buttato sul divano, ha chiuso gli occhi e ha e ha ricominciato a grugnire.

- Cheppoi hoffatto brutti sogni
- E che hai sognato?
- Buchi.

Eh?

Ci sono mattine in cui la sveglia di un compagno di stanza - la quale suona con un'ora di anticipo rispetto all'inizio effettivo delle vite di tutti noi, Compagno di Stanza compreso - riduce a brandelli un sogno che era bellissimo e fastidiosissimo insieme e ci si sveglia così nervose o forse tristi che non puoi più stare nel letto.

Ci sono mattine in cui ti chiedi dove cazzo sia il picco di cortisolo che la natura e qualche lezione di fisiologia ti avevano promesso, che saranno sei anni che non ne vedi uno.

Ci sono mattine in cui l'asma vince anche sul tabagismo più indefesso e inizi a considerare sul serio di smettere di fumare.

Negli ultimi tempi l'allegro appartamento, che a breve chiuderà i battenti, è stato invaso da una smania salutista che ci ha portati a correre attorno alla città dalle tre alle quattro volte a settimana, da maldestri tentativi di addestramento ratte che ora non capiscono più quale sia il loro nome o il segnale per ricevere cibo ma almeno fanno la cacca sempre nello stesso posto (o su di me), da un gruppo di muratori instancabili che lambiscono il nostro angolo di condominio nel modo più rumoroso possibile e da film decisamente trash.

E io sono un po' confusa.
Assonnata, nervosa, tachicardica.
L'equivalente venticinquenne della mia bisnonna.

E non ho idea di cosa sto scrivendo, ho solo dimenticato di portarmi una rivista al bagno stamattina.

lunedì 9 maggio 2011

Altro post di servizio, principalmente per chi mi conosce.

Dunque, a me di quello che pensate leggendo qui frega un po' il giusto.
Nel senso.
Ieri sera mi facevano notare (sì, tu, colletto bianco) che io scrivo qui un sacco di fatti miei, sono un libro aperto, bla bla bla.

Da un certo punto di vista è vero.

Nel senso che quasi tutto quello che è scritto qui ha a che fare con la realtà, alcuni post poi sono descrizioni fedeli di momenti che si sono svolti proprio così.

La maggior parte no.

La maggior parte dei post prendono l'inizio da una cosa accaduta, poi sono solo ricami miei.
Questo blog è un libro aperto sull'indice.

Vi capita mai di essere seduti ad un tavolo, pensare ad un fatto - mediamente dieci minuti di vita in tutto - e iniziare a pensare a caso al seguito che avreste voluto dargli, o che non avreste voluto, o che non avrà mai, o a cosa sarebbe potuto accadere dopo, o a come reagireste ad un'invasione aliena?
Quattro ore di film.

Che si tratti di un incontro al bar, del rovesciamento del vostro caffé, di una sbronza violenta, cose così.
Insomma, tanto per ribadire un concetto che se non erro avevo già espresso, questo è un blog a caso.

Non ci sono grandi verità, dichiarazioni inconfessabili, segreti o simili.
Tutto quanto di realistico scritto qui su altre persone è stato reso noto prima o dopo ai diretti interessati, tutto il resto è fuffa.

Prendetelo così com'è

Le cose che non direi a nessuno sul serio, quelle belle e brutte che mi piace tenere per me, sono da tutt'altra parte.
E lì nessuno ci arriverà mai.

Domanda: cosa succederebbe se?

Cosa succederebbe se per un giorno intero, tutti dicessero a chiunque cosa pensano sul serio?

Intendo tutto, senza filtri o richieste, senza motivo.
Con la propria faccia, con zero possibilità di nascondersi.

Cosa direste?
A chi?
Quanti rapporti salterebbero?

E soprattutto, con quanti lividi ne uscireste?

venerdì 6 maggio 2011

I lettini sono tanti, ne impilo un po' con te.

Magari un giorno ci rivedremo.
Tu avrai sempre quei bruttissimi occhiali da sole, il costume rosso e una lieve lordosi lombare.

Ci rivedremo e fumerai ancora Diana Blu, passeremo insieme del tempo in spiaggia con il sole che cala a dire stupidaggini mentre chiudi gli ombrelloni, mi recupererai cianotica dall'acqua

- Non si fa il bagno dopo aver mangiato due cocomere, scema, si muore
- Ma era una gara
- Non si ragiona con te

Quando ci rivedremo io compirò tredici anni e tu ne avrai diciassette da un po', mi insegnerai a salire sugli scogli senza farmi sempre male, a prendere in mano i granchi, a giocare a scala quaranta senza riuscire in niente di tutto questo

- Guarda che è facile
- Ma mi fa paura
- E allora lo facciamo insieme
- No
e mi ricorderai il tuo sorriso esasperato.

Il tuo strano accento franco-toscano.
La tua pessima calligrafia.

Sarai sempre così abbronzato e nervoso, con i capelli castani a spazzola, gli occhi azzurri e una patata al posto del naso.

Non lo so se te ne sei davvero andato, che le voci da così lontano non so se corrano giuste.
Io però preferirei di no.
Perché è troppo triste pensare che non ti vedrò più.

martedì 3 maggio 2011

Manuali: come ridurre l'autostima di una donna

- Uff, Fumetto ho mal di pancia
- Ancora?
- Sì, come ieri
- Ma.. a tutta la pancia?
- ...?
- Beh sai, con un'estensione così che faccia male proprio tutta..

Oggi un profumo mi ci ha fatto ripensare

Aveva un profilo aquilino, l'espressione molto seria, gli occhi un po' spioventi, le guance che scendevano morbide verso il basso senza mai cadere.

Trovavo divertente la sua auto: un piccolo fuoristrada rosso che strideva incredibilmente con la sua immagine di vecchio signore munito di valigetta, ma io all'epoca non conoscevo ancora il termine "Stridere", allora pensavo che mi faceva ridere e basta.



Occupava un locale di fronte al vecchio forno dei miei, non ricordo la prima volta che ci sono entrata ma non importa perché sono state tante.
La vetrina che dava sulla strada era coperta da tendine verde chiaro a listarelle.
All'interno quasi tutto lo spazio era riempito da tre scrivanie, che disposte insieme alla parete a destra disegnavano un quadrato ampio, dove lui si muoveva tra tonnellate di scartoffie su una delle sue due sedie con le ruotine.

Sull'altra spesso c'ero io.

L'altra parete era occupata da tre sedie per i clienti, un paio di schedari e forse altro che non so più.

Ma la cosa più bella erano, in mezzo a quelle pile di carte noiose che non sapevo leggere, le tre macchine da scrivere.
Lui, tutto serio e composto, parlando a voce bassa, m'insegnava a inserire la carta, a battere sui tasti, a riportare indietro il foglio quando scappava troppo avanti.
tic.. tic.. tic.. tic
- Sono lenta
- Imparerai.

Indossava sempre un maglione dal quale sbucavano un'educata cravatta e una camicia bianca rigorosamente inamidata.

E la luce dentro a quella vetrina era giallina e di crepuscolo a qualunque ora del giorno.
Era uno studio d'assicurazioni, mi avrebbero spiegato con il tempo.

Lì dentro c'era odore di carta, di colla liquida, di francobolli e di spugnette appiccicose, di un po' di polvere e tanto inchiostro.
Aveva sempre un'unghia un po' lunga, per sfogliare i blocchi di fatti altrui che andavano sistemati credo.

Mi sorrideva sempre, che se non fossi stata bambina avrei creduto fosse una smorfia quell'increspare la bocca a scomodare un viso tutto solenne e immobile.
Penso di aver sempre capito bene però.

Dopo qualche anno da che sono cresciuta quanto bastava per non passare più lì interi pomeriggi, aveva chiuso il suo studio, smesso di parcheggiare il fuoristrada rosso di fronte a casa mia, diventato ancora più vecchio.
Come una quercia, come era sempre stato, solo più immobile.

E aveva smesso di venire a salutarmi, io di portargli i biscotti, le persone della via di dire "Andiamo a chiedere al Dottore della Posta".
Non so come si chiamasse.
L'ho sempre chiamato così.

lunedì 2 maggio 2011

Let the new week begin vol. II

- Allora io vado, ciao
- Primo Anno, hai lavato il tuo piatto?
- Sì mamma!
- E il bicchiere?
- Mmm, no..
- Vabbé, l'ho usato pure io, vattene và
- Vuoi che ne lavi metà?

Let the new week begin.

- Ma che, te stai nuda?
- ..No
Silenzio. Mi giro dall'altra parte e continuo a dormire?
No, Compagno di Stanza è sveglio da almeno un'ora quindi sono passate le otto e mezza, alzarsi.
Tra due minuti.


- Ma.. Tazza sei nuda?
- Ma no!
Cristiddio questa stanza è un porto di mare.
Ok, mi alzo.



Ieri sera la mia amica Mela è rimasta a dormire qui, le è venuto un ascesso ad un gengiva, si è sentita in colpa per le sei olive trangugiate a dispetto della dieta ed è uscita con me, Ceci - il cui moroso non c'era perché ucciso da due giorni scout e ovviamente da un ennesimo bisticcio con Ceci - e l'amico Cé

- Tazza alla fine avevi ragione, non serviva la felpa insieme al piumino, l'ascesso si è sgonfiato e dopo prendo l'appuntamento dal dentista, poi dal medico, poi dalla dietologa, poi dal neurologo.
- Poi a Lourdes, colazione?
- Colazione. Magari un po' più vicino.

- Colazione?
- 'Nnamo.

- 'Giorno gente
- Su Fumetto, andiamo, e no: non sono nuda nel caso ti venisse il dubbio.
- Ma.. dove? Sono sveglio da un minuto e mezzo.
- Colazione, su, sfrutta il fatto che dormi vestito.

- Oggi?
- Io a pranzo non ce sto ma stasera annamo a camminare?
- Yes, io accompagno Mela in stazione poi sono in casa, lavatrice.
- Esatto, io torno a casa, vi saluto qui.
- Compriamo un sacco da appendere al soffitto per prenderlo a pugni?

Nuova settimana, gente.

domenica 1 maggio 2011

Cose che ho imparato questa settimana

1- I topi sanno nascondere molto meglio le loro deiezioni di quanto riesca a fare io ogni volta che non ho una bagno a portata di mano
2- Se quello che intendi dire a un qualunque destinatario ti risulta aggrovigliato e inutile appena esce dalla tua testa, inizia a tacere
3- Quando ti accorgi che il vino del ristorante cinese - equivalente alcolico del gasolio in malsanità, simile per gusto, devastante negli effetti - inizi a reggerlo, fatti delle domande
4- Imparare a controllare i danni telefonici che si fanno via cellulare da ubriachi forse si può fare senza necessariamente iniziare a correre privi di scarpe o di destinazione
5- Al saluto per la partenza imminente di un celiaco, non c'è birra ma un sacco di superalcolici
6- Le religioni saranno anche l'oppio dei popoli, ma non capisco cos'abbiano in più di un paio di canne
7- Correre non fa per me
8- Qualunque discorso semiserio sulle relazioni, se si fa con il mio capo non ha altre conclusioni possibili oltre a "Beh però una pompa potresti anche farmela".