venerdì 29 aprile 2011

impressionante come cose delle quali ti importa il giusto, nel momento in cui le devi accantonare, diventino desiderabili.

Vi è mai capitato?

A me di continuo.
Inizio a sospettare di farlo apposta.

Che siano oggetti, persone, il testo di una canzone che non riesci a ricordare quale sia.

Nel tuo raggio d'azione è presente un elemento.
Lo sposti un po' più lontano.
Disastro.

Va da sè che quando io mi lamento generalmente si tratta di maschi.

In primo luogo perché sono una femmina.

Come hanno del resto confermato le acute osservazioni di un gruppo di tre ubriachi la scorsa settimana alle quattro di un mercoledì notte o di un giovedì mattina, che dir si voglia.
Simpatici.
Stavo allegramente attraversando la città per tornarmene a casa, quando tre tizi da lontano - non abbastanza per ignorare la loro evidentissima sbronza - iniziano ad indicarmi.
- Quella, quella è una femmina!
Oh, carino ad essertene accorto
- Lei! Lei lo sa!
Di essere una femmina, a parte qualche momento di titubanza sì, lo so.
- Andiamo!
I tizi mi si avvicinano biascicando una cosa tipo
- Ma nella torta [nonricordochehannodetto] ci va la cannella?
...
Sessisti.


In secondo luogo perché sono piuttosto apatica nei confronti del mondo e poco propensa al lasciarmi andare.
Quando mi lascio andare è mediamente con individui di sesso maschile.
Quando mi lascio andare tendo a pentirmene, dunque ad innervosirmi.

Fin qui tutto regolare.

Quello che mi dispiace 'stavolta è che potevo evitare di fare paciugo con una persona simpatica per poi mettermi da sola nella condizione di non sentirmici più a mio agio.
O di non essermi spiegata in modo decente, perché anche se sono cose senza importanza, alle persone che mi piacciono mi importa far sapere che penso.

Ci provo in due condizioni diverse generalmente, a spiegarmi:
- da sobria, e allora non so spiegare proprio un cazzo
- da ubriaca, ma poi non ricordo che ho detto e trovo geniale qualunque minchiata - comprese quelle che dico - quindi non sono mica sicura che sia meglio.

Da sobria non mi spiego ma da ubriaca non ricordo che ho detto.
Dev'essere il modo che ha l'universo per dirmi di chiudere questa fottuta bocca.


Penso di riuscire a spiegarmi solo per iscritto.
Per esempio.


Avrei dovuto dire:

Avere un sacco di amici maschi, sentirli raccontare delle tipe che si fanno e cosa ne pensano, temo faccia passare la voglia di "Prendere le cose come vengono", come dite voi.
Forse è vero che "Ci si abitua", ma io non voglio abituarmi, perché mi urta pensare a questo come ad una preparazione atletica in vista del campionato delle cose a caso.

Però.
Però avevo ben chiaro cosa mi sarebbe piaciuto fare con te.
Qualche uscita a caso per sapere poi chi sei, perché mi fai ridere e non sono in tanti a farlo.
Una sbronza a chi collassa per primo, perché è una vita che non ne faccio una veramente pesa e mi serve qualcuno seriamente divertente.
E un'altra cosa che non scrivo né dico, perché mi prenderebbe in giro chiunque e perché sono sobria.

Ma non lo faccio, perché mi sento invadente, perché pare che a te non vada per niente, perché sono in imbarazzo.
E basta.

Peccato che io non sia capace di parlare chiaro.
Peccato che di fondo io trovi troppo rischioso conoscere meglio qualcuno che ha il potere di imbarazzarmi.
Peccato, perché sono motivi stupidi per scegliere di non cercare più una persona piacevole.

E allora piuttosto che dire due cose con senso in fila mi perdo in un groviglio di stupidaggini buone soltanto a essere accumulate insieme ai quarti d'ora buttati a distinguere dagli aerei le stelle quando ci sono di sera le nuvole rade.

Ma a me, senza dovermici abituare, ora come ora forse piace così.

giovedì 28 aprile 2011

Noioso post tanto per.

- Uè Fumetto!
- Ciao Fumetto!

Io e Compagno di Stanza, finite le ferie pasquali, ci siamo ritrovati soli, primaverili e pieni di buoni propositi in una casa ancora vuota per 3/5.
Martedì, quando sono tornata, CdS aveva proposto: "Domani, quando ci alziamo, giro delle mura?" e io mi ero detta d'accordo.


Prima di sapere che quella sera sarei finita a bere negroni con Ceci, il suo consorte - con il quale ha instaurato una sorta di commensalismo parassitico-  la sorella di Ceci e il suo romagnolissimo moroso, un amico di Ceci, viaggiatore in transito e due sparuti diciottenni che hanno abbandonato presto la combriccola.

Dopo una serata consumata tra aneddoti trash (miei ovviamente), discussioni sul "Nucleare, sì o no?" (con la berlusconianissima Ceci ovviamente) e racconti di scopate in giro per il mondo (dell'amico di Ceci), ci siamo salutati, siamo andati a letto tardi e moderatamente brilli.
Come al solito insomma.


Sarà stato l'alcool della sera prima ad annebbiarmi, ma la mattina di ieri ha visto un'arrancante Mezzatazza che al risveglio, immediatamente successivo a quello di CdS, buttata la testa fuori dal cuscino dopo ben cinque ore di sonno ha esordito con "Allora giro in bici?"


- Tazza! Grande! Tu sei una donna che se non è da sposare almeno è da assumere, andiamo!
- Sì, dieci minuti e sono pronta

Dodici minuti dopo una Tazza a pezzi e un CdS iperattivo si sono avviati lungo il tragitto che circonda le vecchie mura della città.


- Li mortacci i piumini
- Aho! La sella
- Tazza frena!
- Non ce li ho i freni
- Ah
- Guarda, vedo tutte miodesopsie (i cosetti che alcuni vedono passare nell'occhio che hanno forma diversa dei quali scoprire il nome mi ha condotta alla nevrosi)
- A' Tazzà, so' piccioni
- Gnè


- Senti maaa, passiamo al centro commerciale
- CdS ma sono in mutande
- Eh ti vedevo un po' sportiva


Una Mezzatazza convinta di dover girare la città in bicicletta dopo una quantità di sonno sotto il minimo sindacale con ancora in corpo troppo Campari per capire come vestirsi è capace di uscire con:
felpa rosa maiale, che alle otto di mattina qui caldo non fa
maglia grigia, la stessa con cui ha dormito, che sbuca da sotto la felpa perché 40 cm più lunga
sandalo da suora laica marrone, manco allacciato
leggings blu in quanto primo indumento adatto a coprire efficacemente le gambe durante una pedalata.

Non so se lo sapete, ma i leggings
non
sono
pantaloni.

Di sicuro le commesse sel negozio sportivo, quelle di Intimissimi, le bariste e in generale gli esercenti dei negozi all'interno del centro commerciale, lo avevano molto chiaro.

- Minchia mi guardano malissimo
- Te credo: stai in mutande
- Vero.



Nel pomeriggio Fumetto ci ha raggiunti con il suo trolley pieno zeppo di due cambi di mutande e quantità spropositate di cibo.
Derrate alimentari sufficienti a sfamare un esercito di bulimici.

Di passaggio un Primo Anno che, oltre a essere un bonazzo, gioca in una squadra che non so quale sia e che in 'sti giorni ha la superfinalissima del mondo e quindi non poteva fermarsi.
- Ciao gente
- Ciao
[aggiornamenti vari]
- Tazza ma stai molestando un altro tizio?
- Sì
- E si chiama così?
- Affermativo
- Ma la smetti di molestare maschi che si chiamano tutti come i tuoi coinquilini?
- Sarà freudiano, però come idea non è male
- Ti sfido a trovarne uno che si chiama come Economista

Ho cercato su Facebook gente che si chiama come Economista.
L'unico guardabile è in Massachusset.



Poi CdS si è messo ad arringare.



- A' Fumetto, mapperché non vieni con noi a pedalare? Che tu e questa qua siete due stronzi..
- Ma che vuoi?! Stamattina sono stata io a ricord..
- Statti zitta! .. che voi due ogni volta che esprimo un proposito per stà un po' addieta e buttare giù 'sta panza ve la ridete e invece dovete essere collaborativi..
- Ma se abbiamo fatto spesa insieme solo di tonno e ravanel..
- Statti zitta!, dicevo collaborativi e partecipare e alzare-quei-culi
- ..
- Statti zitta! Domani tennis.
- Va ben..
- Zitta.

L'equilibrio si è ristabilito, la casa in qualche giorno tornerà al completo, e andiamo.

lunedì 25 aprile 2011

Buona abbuffata.

Sapete cosa non sopporto?
No, impossibile che lo sappiate, o che comunque conserviate in memoria l'equivalente in mie seghe mentali di tutte le serie di Beautiful, quindi vi faccio un sunto delle tre cose che mi irritano oggi:

- Ricordare i sogni che ho fatto.
Mi servirebbe qualcuno che al risveglio, prima che io riesca a riunire le fila dei pensieri che aprire gli occhi dissipa, mi placchi e mi dia mazzate.
Così, per distrarmi.
Ma un filo meno violento di mia nonna però.


- La gente che al tuo "Buona pasquetta" risponde con sufficienza "Buon 25 aprile".
Parliamone un secondo.

A te, dove per te intendo studente della minchia, lavoratore di poche pretese, casalinga disperata e chi più pirla ha più ne metta,  non deve fregare proprio un cazzo di un 25 aprile a caso.
Che senso ha festeggiare la liberazione da dietro queste sbarre?
Contro le quali oltretutto ci strusciamo soddisfatti, grati di avere tanti motivi per riempirci la bocca al bar.
Solo un altro insulto.

Viviamo in un paese di merda, con leggi di merda, gestito da teste di cazzo di proporzioni così smisurate che devono aver piantato cariche esplosive per uscire indenni dall'utero delle loro madri e pensiamo che una bandierina allegra e vigorose strette di mano a settantenni baffuti abbiano un qualche perché?

Siete ridicoli.

- Ultimo ma non ultimo, tu.
Ma se mi conosco, ci tornerò sopra in queste pagine.
Meglio se esclusivamente in queste pagine.

mercoledì 20 aprile 2011

La Ceci e Carlo, Robert, Simone (chi cazzo è Simone?), la bici, dov'è la bici? E dov'è il mio telefono?
Perdio.
Non posso aver perso un altro telefono.
Eccolo.
Ok.

Di chi è il numero che ho salvato?
Perché non è mattina e sono sveglia?
Ho fame, un sacco di fame.

Ma come sono arrivata qui?

Bagno, devo andare al bagno ma la testa è troppo pesante e non si può mica sollevarla così facilmente.
Via i jeans.

Diomio qualcuno sta prendendo a calci i miei occhi da dentro la testa, ho fame, i topi dormono e io no.
Ormai è mattina?
No, sono quasi le cinque e ho fame.
Ma a che ora sono andata a letto?
Oddio forse mi ricordo, ma credo preferirei di no.
E ho freddo.
E vorrei una sigaretta.

Per la miseria toglietemi il telefono quando bevo.
Toglietemi anche l'artrite se vi va che fa male, ma prima il telefono.
Ma chi è che si soffia il naso a quest'ora?

La fumo 'sta sigaretta?
Dov'è finito Marco Columbro?
La fumo.
Mi manchi.
Ma non ora, in generale dico, e allora va bene molestare gente a caso.
Ora ho freddo, un po' di male addosso e il cinguettio di uno stormo di piccoli stronzi nelle orecchie.

Ma tipo, tu dove sei?

A me andrebbero degli spaghetti di quelli che aggiungi poi l'acqua calda per mangiarli.

Pensavo, noi poi si era solo dei bimbi sperduti, ma sono le cinque e venti e Peter Pan non si può citare così a caso.

Adesso adesso che sensazione strana: la testa che fa malissimo ma è come se non fosse la mia.

La Ceci e Carlo, che teneri che sono.
Litigano di continuo.
Cioè, lei litiga e lui è innamorato, ma poi lo è anche lei quindi non c'è problema.

Mi sto annoiando.
Pensavo, rivorrei indietro una sera e rivorrei indietro proprio quella sera là.
Con te, sì.
Noioso come sei lo so che non te la ricordi nemmeno, ma è stata così bella che non voglio addormentarmi pensandoci ora perché la stropiccerei.
Mi addormenterò chiedendomi chi è Simone.

Anzi, lo chiamo e lo chiedo a lui.
Dopo però.

giovedì 14 aprile 2011

Chiavi di ricerca

Di alcune mi sfugge come portino al mio blog, dato che dopo i dubbi sollevati da Primo Anno alcune le abbiamo provate.
Comunque, sempre un piacere.
(Ah, Primo Anno oggi si è preso del "bonazzo" da una mia amica e se ne bulla imperterrito da ore, sappiatelo).


Signori, a voi:


- "anche d'inverno senza calze"!


- anoressica fa pompino


come trombano i ciccioni


(ancora non lo so)


contro della coabitazione


(calzini usati)


cotte virtuali


(Una cosa che, personalmente, sconsiglio)


dove trombare la sera 13 aprile 2011


figacce rotte


film pornobadante zoccola


guarda che pompino


impossibile che sia così figa


mi e' venuta un idea


pompini e sigarette


porno con sigaretta


porno sigaretta


porno sigarette


ragazze che fanno pompini e ci fa schifo video


realizzare una tazza come vestito di carnevale


scopate comacchiesi


youporn pompini con ingoio e vomito


youtube ciccioni pancia


"evitare l innamoramento"


baby pompinara


bisnonneporno


foto cu tatuale


fukushimans


i pompini


perche le donne sono zoccole e bugiarde


perchè donne non capiscono geografia


orno in giro casuale


racconto erotico la "mamma severa"


silvia polacca stronza 2010


vecchia novantenne che fa pompini


- zozzerie


macrodonta digericularis

mercoledì 13 aprile 2011

Problematiche curiose

"Insomma, io e lui abbiamo iniziato a uscire qualche mese fa e abbiamo fatto fichi fichi dopo tipo tre mesi che ci frequentavamo"

"Ah, complimenti"

"Vabbè insomma poi io e lui ci vediamo spesso"

"Tutti i giorni, no?"

"Praticamente sì, solo che da quando abbiamo iniziato a farlo non capivo più niente, mangiavo poco, dormivo male, lo pensavo troppo"

"E il problema dov'era esattamente.. ?"

"Che dovevamo vederci di meno, insomma io non ce la faccio! Non posso avere nove orgasmi a settimana!".

"Ok, scusa ma devo andare a scrivermela sul blog".

Rocambolesco artigianato

La topa di casa sta crescendo, e francamente la gabbietta che era stata acquistata insieme a lei poche settimane fa inizia ad andarle stretta.

Saltuariamente, diciamo in occasioni più uniche che rare, qualche appartenente alla combriccola di casa si muove verso un supermercato e fa spese.
Per il resto del tempo ci va benissimo il filippino Fil e il suo piccolo emporio seminterrato.

Quando qualcuno si muove dal supermercato verso casa, carico di una spesa compatibile con la sopravvivenza di cinque persone senza automobile, è un po' un casino, quindi noi - poveri studenti squattrinati - riteniamo che il carello si possa considerare un gentile omaggio transitorio.
Più o meno transitorio.

Cioè, credo che qualcuno indietro lo abbiamo riportato.
Vabbè.

Comunque ne avevamo uno sui calli da mesi - cheffarnecheffarnecheffarne - lo abbiamo preso, foderato di vecchie copie di Vanity Fair e ci abbiamo messo la topa.
Alla topa piace un sacco Vanity Fair.

Compagno di Stanza, dato che di fondo la topa è sua, ha decretato che il carrello come sistemazione va bene,  ma qualcosa in proposito lo turbava.

- Finalmente ce l'hoffatta!

ha decretato l'altro giorno irrompendo in stanza di fronte a un Economista e a una Tazza intenti nei propri affari.

- Ce l'hoffatta a tirare fuori l'euro maledetto

- Ma dai! Fico!
- Bravissimo, come hai fatto?

- Eeeeh, mannonè così difficile, 'na cazzata su

affermava con modestia e noncuranza.

Compagno di Stanza è un homo faber, in lui l'anima sarda e la cultura romana si fondono alla perfezione creando questo concentrato di senso pratico dalla parlata curiosa.

Io ed Economista del tutto ammirati.
Aveva reinserito l'incastro al termine della catenella nella fessura che normalmente è occupata dall'incastro di un altro carrello.

- Maènna cazzata su

- Oooooh
- Oooooh

- Basta solo un po' de impegno

- Ooooh io non ce l'avrei mai fatta
- Ooooh ma sei un eroe

- Sì beh insomma, e un po' de bestemmie

- Ooooh ma ci stanno
- Ooooh sei fuori dovevi filmarti

- E un sacco di tempo, ok

- Oooh
- Oooh

- E un martello.

- Aaaah ecco.

martedì 12 aprile 2011

Cose che non capisco.

Se c'è una cosa che capisco meno dell'amicizia con i propri ex, c'è l'amicizia con gli attuali partner dei propri ex.

D'accordo: accade che magari nello stesso giro di amicizie la gente si accoppi e scoppi, e quello è un discorso.

V. Che mi dice "Sai che domani vado a pranzo a casa di S, dove sta anche A ora?" è un altro.

- Ma scusa, S della quale eri gelosa a morte?
- Beh sì
- A il tuo ex con il quale ti sei lasciata tre mesi fa dopo nove anni di simbiosi a seguito di un ridicolo tentativo di coppia aperta?
- Sì sì!
- Ma proprio la S che tu dicevi lo insidiava fin da quando entraste nella cerchia degli psicovegani peace&love e che lui è corso a trombarsi la sera stessa in cui tu hai acconsentito ad aprire la vostra coppia ad altri rapporti anonimi ed occasionali mentre forse lui aveva erroneamente dedotto che d'improvviso fosse consentita la bigamia?
- Esatto
- Beh buon appetito.

Sul serio, ma che si diranno mai?

- Sai V, io e A quest'estate scendiamo al sud per un raduno-colletta a favore dei cani ciechi dall'occhio sinistro dal 2 al 12 agosto!
- Ma dai S, che bello!
Pensa che io e A nello stesso periodo dello scorso anno percorrevamo la Salerno-Reggio Calabria per partecipare ad un contest contro la vivisezione.
- Noi dormiremo in un prato bellissimo
- Io glielo succhiavo incurante del casello con tanto di operatore
- Io pratico sesso tantrico
- Io guidavo.

Ma immaginate il livello di astio che può raggiungere la situazione?

- Ehi bella, mi passi il cavolo nero?

- Certo
- Ecco
...
- Scusa sai, l'abitudine
- Ah figurati, sai solo che ora chiama così solo me
- Eh, dev'essere proprio innamorato
- Credo di sì, la cosa ti turba?
- No figurati, mi consola pensare che per il resto del mondo rimani un cesso.

Io 'ste cose non le capisco.
Se devo rovinarmi un pasto preferisco che a farlo sia un'intossicazione alimentare, non il rodimento di fegato.

O forse sono solo prevenuta e tutto si supera.

Adesso vado dalla morosa del mio ex, le do una solare pacchetta sulla spalla e le dico "Ehi ti ricordi di quando quell'idiota di M ci faceva uscire sceme e io incazzata a morte ti scrivevo insolenze?
Dai, prendiamo un caffè".

Poi vi so dire.

lunedì 11 aprile 2011

Autoanalisi con richiesta ai lettori.

Pare piuttosto chiaro che chi legge 'sto blog, o quantomeno chi lo commenta, deve avere grosse turbe psicoemotive.

O comunque: io ce le ho, quindi siate solidali e non contradditemi (.. ditemi, dicetemi? Boh).

Sarà che a  me le persone normali mettono in crisi.
Quando si tratta di relazionarcisi per qualunque cosa che superi il livello di coinvolgimento richiesto da due birre medie.

Cioè.

Mettetemi a contatto con psicopatici incapaci di comportarsi normalmente, di mantenere la parola data, di rimanere coerenti con quanto affermato nelle dodici ore precedenti, di preoccuparsi di come possono far sentire l'interlocutore del caso.
Gli stronzi, insomma.
Dopo due giorni chiedetemi che ne penso.

Vi risponderò, arricciandomi un ricciolo pescato sulla nuca con stampato in faccia il sorriso maltrattenuto che tanto - e giustamente - fa rabbrividire le mie amiche ("ossignùr, chi c'è adesso?"), cose tipo:

- Massì, lui è fatto così, non è che lo fa apposta, altrimenti sarebbe noioso e la cosa che mi diverte è proprio questa no?, è un tipo originale! E se ne frega delle solite minchiate da favoletta che ci propinano le riviste, stavolta viggiuro niente psicodramma.

Poi ok, copione regolare: svariate settimane o addirittura mesi di appassionamento indefesso al soggetto in questione, realizzazione della natura del suddetto, atroce addio.
Un copione che conosco.

E mi ci trovo pure bene: in fondo io avrò le mie stranezze, ma in 'sti casi gli psicopatici veri sono loro, e io la sfigata, ma comunque la più sana di mente della situazione.

Mettemi a contatto con individui normali che ti trattano cortesemente, sanno essere simpatici senza insultare, non passano la vita a vederti come hobby visto che hanno di meglio da fare, non si fanno problemi inesistenti.
Dopo due giorni chiedete alle mie amiche.

Il panico.
Delle amiche, soprattutto, dato che io esco di testa.

Perché a me due o tre paranoie segnaletiche servono.

Tra me e me penso "Ok questo è fritto di testa per i libri di 'sto tizio mai sentito e qualunque cosa accada una citazione di 'sto autore mi salva, perfetto", oppure "Quest'altro è egocentrico fino alla morte e vede tutto come sfida", "A lui serve ascoltarlo per ore ed è contento, annuisco e mi faccio i fatti miei" e prendo misura.

Le persone normali invece sono un interrogativo.

Allora.
Al di là dei miei discutibili orientamenti personali.
Mi spiegate come cazzo ci si deve comportare con le persone normali?

Cosa bisogna dire loro?
Cosa ci si deve aspettare?
Checcazzo di lingua parlano?

Ora, dato che voi state messi uguale o peggio di me, chiedete a persone normali di vostra conoscenza e fatemi sapere, grazie.

Monotematico riepilogo di un paio di finesettimana lavorativi

- Ti sei truccata
- Beh, sì, ero fuori prima di venire qui
- Aaah, mi piace, stai bene
- Grazie
- Scopiamo?
- No.
- Dai, truccata così, che intanto ti guardo in faccia, voglio vedere che facce fai
- Santo cielo che angoscia
- Ma tu parli quando scopi?
- Io di mio anche no, anzi è una cosa che non mi esalta
- Brava, finalmente! Voglio dire, se una inizia a parlare poi mi distrae, mi fermo e le dico "Stà zètta"
- Sono d'accordo: tès

(pizze pizze pizze)

- Oggi mi piacciono le tue tette
- Grazie K, ma non ne ho (ma poi non erano gli occhi che ti piacevano oggi?)
- (Pf, uguale) Ma no dai, sono piccole ma fatte bene
- Ok..
- Me le fai vedere?
- No.
- Una?
- No.
- Non lo dico a nessuno!
- Al posto tuo manco racconterei che lo chiedi.
- Una scopata?
- Nooo.
- Ti pago se vuoi
- Mi paghi già per le pizze, sono a posto così

(pizze pizze pizze)

- Oh è arrivata quella strafiga dell'A.
- Molestala
- Eh ma cosa le dico?
- Ti sconsiglio quello che dici a me, ma confido in tuo performance seduttive migliori.
Anzi, ripeto: dato che dici di aver scopato tutte le tue dipendenti, assumila.
- E metto a casa te?
- Magari no.
- Hihihi, ci possiamo mettere d'accordo!
- ...

K ultimamente viaggia sul monotematico, non tanto perché io sia così figa da essere irrinunciabile, quanto più perché non accenno ad acconsentire alle sue richieste.
In due sabati e due domeniche consecutive è riuscito a:

- Parlare delle mie (inesistenti) tette 18 volte
- Chiedermi un pompino 21 volte
- Propormi una scopata 4 volte.

Se anche voi avete un capo pizzaiolo.
Se anche voi trovate anche un po' divertente, per quanto pesante, una serie di continue proposte indecenti tra mozzarella e peperoni.
Se magari gliel'avete data, al vostro.

Non è che verreste a farvi dare due colpi anche dal mio?
Perché non sarebbe una cosa carina lasciare senza padre i suoi due (veramente bellissimi) bambini, ma di questo passo lo affogo nella passata di pomodoro.

Immolatevi per favore.
Possiamo sempre metterci d'accordo.

lunedì 4 aprile 2011

Dove sei?

Le persone se ne vanno.

Ogni tanto dalla porta di casa con una piccola valigia appresso e tu, in piedi sulla poltrona della cucina le saluti, con il vago sospetto che non le rivedrai ma ti manca la voglia di pensarci, che torna come bisogno quando hai percorso la distanza che prima era stata la poltrona a compensare.
Come aveva fatto lui, ti ricordi?
E allora non bastavi, e adesso non ci puoi più fare niente.

Ogni tanto restano per sempre in un luogo che tu sai vedere da lontano senza poter raggiungere.
Sei vissuta a cavallo tra quel mondo e l'altro, quello vero, e dall'altra parte resta solo quel tanto che basta a non permetterti mai di sentirti completa, perché tra le cose che avevi desiderato di più c'era restare con lei.
Chissà se lei ricorda che esisti, chissà se lo ha mai saputo.
Forse questo te lo spieghi tu meglio di me, lo so che tu le risposte su di lei te le sei già date anche per me.

Ogni tanto le persone se ne vanno così lentamente che non riesci a capire cosa sia rimasto e cosa no.
Cosa è rimasto di te?

Cosa é rimasto dei pomeriggi sedute sulle scale a raccontarmi di quando io non ero ancora nata?
Eravamo sedute a fianco, eravamo proprio su quel gradino lì, e tu che eri vecchia da sempre per me, parlavi di anni incredibili, e brutti e belli in modo così grande che ora mi sembra impossibile poter avere mai una storia che sia anche solo paragonabile alla tua.

Cosa é rimasto dei pomeriggi a insegnarmi a chiudere tortellini, mai 'na volta che ne abbia fatti di perfetti come i tuoi, delle mattine al parco a passeggiare o al cimitero per insegnarmi a ricordare chi aveva fatto per te quello che tu facevi per me?

Con chi posso dividere le sere in cui ti rubavo le sigarette, che quando ti addormentavi davanti alla tv nemmeno un esercito di trombe ti avrebbe potuta svegliare, forse perché ti eri appena scolata due bottiglie di lambrusco?

Tu sei lì, curva e triste, e piangi quando non capisci quello che ti dico e io non ci posso fare niente e vorrei solo sapere se te ne sei andata o no, se sei la stessa persona che una sera, con un vecchio cappotto del marito riadattato alla buona, a sua insaputa, é andata a chiedere con tanta vergogna e le scarpe rotte un prestito sulla fiducia per costruire quello che sarebbe diventato il lavoro di una vita.

Vorrei sapere se sei la stessa persona che ha sepolto il compagno di una vita, due figli, senza che questo la abbattesse o le impedisse di continuare ad alzarsi di mattina.

Sei la stessa che ha cucito i miei costumi di recite e carnevali?
Sei tu quella che guidava come una pazza per consegnare il pane alle cinque di mattina, che gli operai delle aziende dislocate lungo il tragitto si mettevano fuori dal bar prima di entrare a lavoro scommettendo sul se almeno quella volta ti saresti degnata di non andare contromano?
Mi sono sempre piaciute così tanto quelle storie.

Io lo vorrei sapere solo perché mi serve un motivo che mi ricordi che non deve essere altro, venire da te, che restituirti il favore di esserci stata da sempre.

Puoi ricordarmi che eri la stronza che offrendo in cambio una moto voleva impedire che il figlio sposasse mia nonna?
Che ha picchiato di brutto l'amante del marito mentre ne aveva almeno tre suoi sparsi per il paese?
Che fino a tre mesi fa faceva impazzire tutti con richieste allucinanti, e corse all'ospedale perché di non poter più smontare il balcone non se ne parlava e pazienza per i sette punti nella gamba, gli undici in testa "Eh ma alla fine vinco un premio, è il mio hobby", dicevi.
"Signora quante sigarette fuma al giorno?".
"Bah, dù o trì".
Sè.
Pacchetti.

In effetti fino a quindici anni fa tra i tuoi passatempi c'era cambiare i coppi, quando veniva primavera.
Ah, anche da quasi del tutto cieca e sorda lanciarti a velocità spropostata in bicicletta per le vie fuori dal paese, ti ha sempre divertita parecchio.
"Cristiddio nonna ti asfaltano!"
"Eh, va là va là".

Puoi ricordarmi dove sei?
Perché sarà una cazzata, ma ieri mi hai comunicato, con un sorriso debole e bruttissimo: "Sai, sto smettendo di fumare", e mi sono accorta che forse non ci sei già più.

Anzi: mi è venuta un'idea

Dato che scrivere post di una lnghezza accettabile dal cellulare son due palle e dato che non mi piace prendere in prestito dai coinquilini pc - nonostante la generosa offerta di Compagno di Stanza - mi darò ai reality post ermetici, magari una trentina al giorno, magari no: il blog è mio e ci faccio quello che mi pare.

Ecco il primo reality post ermetico:

Poco fa, mentre scrivevo dal bagno il post precedente, mi si è addormentata una gamba e alzandomi ho rischiato di cadere a terra facendomi malissimo.
Cioè: mi sono fatta malissimo comunque.

Ora, il dubbio è: mi sarei fatta peggio cadendo o no?
Mistero (cit.).

Insulso post

A me piacerebbe far due chiacchere faccia a faccia con il mio subconscio, anche se temo che non sia possibile: credo si trovi all'interno della mia testa e stia chiaccherando con Francesco Renga in questo momento.

Maledetta radio: tu sei lì con le tue amiche a parlare il peggio possibile di chiunque ti venga in mente e nel frattempo, senza accorgertene, incameri stupidi motivetti e insulse melodie che nemmeno quaranta minuti di Pearl Jam riescono a toglierti dalla testa.

Ad ogni modo, ultimamente faccio sogni che un Lynch sotto acidi non otterrebbe nemmeno se prima di drogarsi partecipasse ad una rievocazione dell'olocausto armeno.
I miei incubi vanno da feti persi durante il bidet a incontri con amiche di amiche, lamentose come le peggio interpretazioni della D'Urso e così grasse che a portarle ai lidi ferraresi osserveremmo uno sconvolgimento delle maree, che nel sogno sono ancora più lamentose ed ancora più grasse, passando poi da incontri con il mio riccio cugino e la consorte in biblioteca dove, mentre parlo pacatamente con loro, il mio tabacco si trasforma in un tripudio di gigli e fiori di varia natura e io penso bene d'ingoiarne un mezzo kg.

Poi incrocio un tizio sconosciuto che mi saluta mentre va al bagno e continuo a mangiare tabacco floreale.

Ma vi pare possibile?
Ah, senza dimenticare il cattivissimo procione di peluches che tenta di mordermi mentre terrorizzata arrocco le mie chiappe su un piloncino di cemento.

Quindi tirando un po' le somme direi un grazie a:
- Leli e i suoi racconti dellla domenica mattina
- Francesco Renga
- i telefilm americani (non mi spiegherei il procione altrimenti)
- il mio capo K

e tutta una serie di altri fantasstici personaggi e mirabolanti avventure che racconterò meglio quando tornerò in possesso di un pc e potrò smettere quindi di postare dal cellulare.

E adesso vediamo di fare il culo agli insulsi cantanti che abitano la mia testa.
Francesco: in guardia.

venerdì 1 aprile 2011

Parole un po' a caso per S.

Cara S.

non so esattamente cosa scriverti, ma dato che sei triste e che so ripasserai di qua, dopo tutte le lettere che hai scritto magari anche solo il riceverne una un mezzo sorriso te lo fa fare.

Martedì sera sono uscita con un amico che ha un po' troppe donne - almeno: stando all'herpes che si è preso - e tra le tante cose che mi ha detto a riguardo, una frase mi è risultata un po' cretina.
No, non sto parlando del "Sei grassa", che lì può avere pure ragione.
Ha detto: "J. è l'altra perché è arrivata seconda, C. c'era da prima".

E allora ho pensato che non gliene frega troppo di nessuna delle due.

Quindi gliel'ho detto, e lui ha sorriso e mi ha risposto: "No, è che sono cose diverse".
E io ho pensato: "Grazie al cazzo".

Poi ho pensato che una volta lo hanno detto anche a me: "Sei una cosa diversa, e dato che posso avere entrambe le cose.. ".
Sul momento mi andò pure bene, pensa te, poi mi sono arrabbiata a morte ed è finita lì.

Ma il punto è quello: serve farselo andare bene.
Ammesso che sia quello che vogliamo.

Personalmente la vedo così: tutto quello che di bello c'è stato, lo è stato proprio tanto.
E so che è stato più bello e importante per me di quanto non lo sia stato per lui, ma questo non svilisce un accidente.
Forse una parentesi intensa è meglio che non vada oltre, che rimanga perfetta e irreale, che sia fatta di sms e tegolini come tu sai descrivere così bene, che rimanga da cullare per sé senza metterci in mezzo troppo il nervoso che fa venire.

Forse è vero che tu sei rimasta più incasinata di lui, ma in fondo cosa cambia?
Non si dimenticherà tra un mese di te, non cambierà il suo modo di guardarti, non si potrà cancellare niente e questa è l'unica parte bella credo dell'essere una cosa diversa.
Non la puoi sostituire quando non c'è nient'altro che le somigli.

E insomma, magari scusa per questo post, è che nel tuo blog ho ripescato tante cose che mi faceva sentire un po' sola aver pensato fino a un qualche tempo fa.
Averti letta mi ha fatta sentire un po' meno sciocca.

Non sentirti stupida, non c'è niente di stupido in tutto questo.
O forse sì, ma è un modo di essere stupida che può essere così bello.

E poi basta.
Magari tra un po', finito di piangere, ti arrabbierai con lui e inizierai a venirne fuori.
Magari tutto questo prenderà il posto giusto nella tua testa, quello dove si mettono le cose quando si ha imparato come smussare le parti che tagliano, un posto fatto apposta, un posto diverso.

Magari gli verrà un herpes.

Sorridi S.
E comunque, non si può mai sapere cosa verrà poi.