giovedì 31 marzo 2011

Mal di testa a casaccio

- Ieri sera gli altri hanno fatto il pesce, io non ho cenato con loro ma Primo Anno mi ha chiesto: "Poi però lo scrivi eh sul blog che abbiamo fatto il pesce e spaccava?".
Yo bro.

- Ieri l'altro sono uscita con un amico di vecchia data. Vecchia data di nascita sua, poi è qualche anno che ci conosciamo.
Io gli dicevo "Sei vecchio", lui "Sei grassa".
Il motivo per cui non ho cenato con i miei coinquilini è questo, la tremenda illazione?
No, in compenso è il motivo per cui ho riso quando mi ha richiamata il giorno dopo per dirmi cosa fosse l'eruzione cutanea che mi aveva mostrato: fuoco di S. Antonio.

- La ratta Fregna mi sta girando nel cappuccio irritandomi un po' i nervi, ma nella gabbia mi intristisce, checcazzo è un topo, mica un marito.

- Stanotte Primo Anno, convinto che ci fosse necessità di liberare un posto in casa, ha infilato in mezzo ad un libro che stavo leggendo una coloratissima lettera, scritta con tante penne diverse, alcuni disegni suoi e svariate foto di Sailor Moon.
Quello che mi ha fatto strano è stato che ha scelto solo immagini pessime: Bunny aveva avuto momenti decisamente migliori.
Spero vi sia chiaro che si tratta di un sogno.
E anche nel sogno poi restava.
In compenso un ex moroso rubava chitarre acustiche da negozi di Pakistani, che somaro.

- Economista, da sempre amante di zuppe di legumi, cucina cantando la Calimero Dance e rimpiangendo il pesce di ieri sera.

mercoledì 30 marzo 2011

Situazioni poco serie in cui una Mezzatazza per bene non dovrebbe mai trovarsi

Vi è mai capitato di uscire con un tizio simpatico avendo zero intenzioni se non chiaccherare e bere un po', dopo qualche ora e due bottiglie di vino a stomaco vuoto passare a casa vostra per mangiare qualcosa propinandogli un piatto tra le altre cose contenente mezzo kg di porro al quale voi ignoravate lui fosse intollerante, giocare con un cucciolo di sorcio, finirci a letto (non con il sorcio che è femmina e voi egocentriche) e non vi era mai successo di fare una cosa così (non andare a letto con qualcuno, andarci la prima volta che ci parlate per più di mezz'ora), riuscire a reggere la temperatura raggiunta dal letto singolo non oltre le sei di mattina quindi alzarvi dopo tipo tre ore di sonno, uscire a far colazione senza capire manco dove vi trovate, essere del tutto rintronate ma con zero voglia di dormire ancora, non avere idea di come dovervi comportare poi finalmente veder arrivare alla spicciolata i coinquilini che almeno fanno compagnia e vi svegliano un po' il cervello a suon di prese per il culo e/o grida di giubilo con diversi accenti, poi passare un po' di tempo tutti in baracca con anche il tizio nel frattempo alzatosi, continuare a non avere idea di quello che si dovrebbe fare e coronare il tutto salutandolo così male che sareste state più affettuose con una scorbutica impiegata delle poste che vi ha appena sbagliato un bollettino?

No, giusto per ipotesi.

E - sempre per ipotesi - vi è mai capitato successivamente di trovarvi un sacco a disagio perché il tizio lo considerate una persona gradevole e indipendentemente da eventuali seguiti - essendo quasi uno sconosciuto - vi dispiace l'idea di non sapere che fare quindi probabilmente risolvere il problema evitando di contattarlo mai più?
E magari anche perché per voi, che siete fatte a modo vostro ed emotivamente stitiche in modo indegno, andare a letto con qualcuno nonostante lo conosciate pochissimo è un gesto di tranquillità che non avreste fatto con chiunque.
Nemmeno da ubriaca persa.
Per questo strano da capire.
E per questo brutto pensare di non averci più a che fare.

Ma poi - andando ancora di fantasia trash - non è che, un po' incalzate da eventuali coinquilini che lo apprezzano in modo sospetto (sarà andato a letto anche con loro?), gli abbiate mica scritto per chiedergli di beccarsi al volo e dirgli due parole, pensando "Beh dai rompo il (mio) ghiaccio subito così poi si torna simpatici conoscenti come prima" ma aver ricordato troppo tardi che quando siete tese o vi vergognate le possibilità sono due: vomitate e/o vi tremano le labbra e grazie al cielo vi è andata per la seconda, facendo comunque una figura ridicola perché il problema è solo vostro e lui è un sacco gentile ma ovviamente non il vostro psichiatra e voi le persone meno chiare sulla faccia della terra quando avete da dire cose imbarazzanti?

E vi è mai capitato di accorgervi che non avete per niente il dono della sintesi?

Però - in ultimo - vi è mai successo di aver voglia di poter rifare tutto dall'inizio della serata per farla andare nel modo in cui avrebbe dovuto, che vi sarebbe piaciuto non essere tanto stupide da trovarvi poco più di 24 ore dopo a farvi di questi stupidi problemi e, rendendovi conto che non è possibile, sapere comunque che non avrete mai le palle per dire una cosa tipo: "Magari ci si ribecca"?

No, perché avrei un'amica che..

Ictus, tope e caffè.

Bossi è uno di quei personaggi che non è che li puoi sfottere per gli esilaranti effetti che un classico ictus produce agli occhi del mondo - come facevamo noi con la bidella del piano su cui si trovava la nostra classe - perché lui mi pare che ne sia uscito migliorato.
Parla meno, ecco.

Quando ero al liceo era venuto anche alla bidella del mio piano, appunto.
Aveva capelli lunghi, una quantità imbarazzate di orecchini e un pessimo gusto nel vestire.
Farfugliare di continuo non l'ha aiutata.
Forse nemmeno il fatto che noi faticassimo a rimanere serie mentre parlava era una di quelle cose che le dava una mano nella ripresa, ma faceva troppo ridere.

A Bossi invece dona perché oltre a parlare un po' meno ha una scusa per la sua idiozia.
"Pover'uomo, si è ischemizzata la parte del cervello in cui risiede il buonsenso".
Il punto è che sono gli altri leghisti a non avere giustificazioni.

Vabbè, povero Umbè, è che quando leggo certe cose poi mi va di traverso il caffè.
Sarà una sua tattica?
Dice cazzate, la gente le legge mentre beve il caffè, si affoga, resta senza ossigeno qb e diventa deficiente come lui.

Vabbè devo smettere di leggere i titoli di repubblica mentre faccio colazione, è che devo giustificare almeno tenendomi aggiornata sulle schifezze del mondo la mia dose necessaria di internet mattutino.

E ora in cucina siamo tre: un Compagno di Stanza, e un Economista che ride causa Fregna (la topa) che gli gira sul collo (dove con topa intendo proprio ratta).
E basta, finiamo il caffè e si va a dare un senso alle nostre vite.
Il mio, di senso, per oggi sarà fermare ogni leghista che incontrerò per strada e insultarlo.
Sperando che abbia avuto almeno un ictus.

martedì 29 marzo 2011

Fumetto ci teneva

- ho familiarità con così tante malattie che un paio di medici a sentire l'elenco mi hanno detto "Signorina, in bocca al lupo"

- Ma se scoppi di salute

- No, è che mi lamento poco ma tra artrite, dermatite, asma etc ne ho un sacco di menate

- Allora la prossima volta che vado in chiesa accendo un cero per te

- Nah, non sono credente, prima o poi mi sbattezzo pure

- E come fanno a sbattezzarti?


- T'assciugano béne. Ora zitti.

Vado a letto

Novità: Fumetto e Compagno Stanza sono diventati una coppia di fatto.
Perché?
Perché hanno comprato un ratto e si sono rimbecilliti del tutto.

Giocano di continuo con la ratta (è femmina), parlano con la ratta, girano con la ratta addosso, rincorrono la ratta, bisticciano amorevolmente su tecniche pedagogiche da applicare alla ratta e così via.

Prima o poi vi racconterò di come sono entrati in casa sostenendo: "Si chiama Mezzatazza: l'altra topa di casa", per poi entrare in crisi mistica "No dai chiamiamola Sarascazzi, no Fukushima, no Hiroshima, no Cernobyl,
no Sorca, no Splinter, no Joanna (come la lucertolona di Bianca e Bernie), no Bianca, no Bernie, no Topa" e potrei elencarveli quasi tutti ma sono troppi.
E tutti questi emozionanti eventi di ieri.

Non ora però.
Ho troppo sonno.

lunedì 28 marzo 2011

Sempre di sabato

Il mio capo K è un lavoratore alacre, giovane padre di due bambini bellissimi, intelligente, ignorante come una capra, simpatico e carino.

Peccato che a volte sia un po' molesto.

- Senti maaaa, come mai ci sono giorni in cui le tue tette mi gasano che proprio gli darei una lavorata, dei giorni così così e dei giorni che no?

- Mah, non saprei, magari dipende da cose come maglietta, reggiseno o dagli ormoni..

- Miei? Tipo da quanto sono in fotta.

- Pensavo ai miei, però pure, sì.

- Tipo staser, mmm, non mi interessano più di tanto

[Pizze pizze pizze]

- Senti maaa..

- Dimmi

- Ma lo sai che sei l'unica figa che abbia lavorato per me che non ho ancora trombato?

- Pensa un po'

- Usciamo?

- No.

- Dai.

- No.

- Dai, beviamo così non sappiamo neanche chi siamo, poi ce lo dimentichiamo subito

- Ah allora ok

- Sul serio?!

- No.

- Un pompino?

- No.

- Due pompini?

- No.

- Una birra?

- Tieni.

- Beh, meglio che niente.

venerdì 25 marzo 2011

Libera e felice un paio di palle.

Le mestruazioni sono una rottura di coglioni di proporzioni epocale.

E questa è una delle cose che ho sempre saputo, fin da piccola.
Le mie coetanee già in terza elementare aspettavano frementi l'arrivo di queste periodiche emorragie e fantasticavano su quanto facesse fico dire "Non sto bene, ho le mie cose" e io, che abitavo in casa con cinque - e dico cinque - donne che avevano già raggiunto la maturità sessuale, sapevo perfettamente che altro non era che un iniquo destino.

Lasciando stare quanto cazzo costa un pacco di assorbenti che non sia fatto di copertone malamente ritrattato - cinque euro? Cinque euro un fottuto pacco di assorbenti? Con quello che si sente dire al giorno d'oggi sulle conseguenze dell'uso prolungato di tamponi interni piuttosto m'infilerei su un paio di Marlboro medium che battono dieci a zero in onestà intellettuale i cosetti bianchi - perché mai le ragazzine sono convinte che sia una figata?

Che gusto c'è a camminare con l'equivalente in consistenza e umidità di una viscida bistecca rossa stretta tra le cosce?

Se un dio c'è è donna, è sanguinaria ed è una brutta figa.

Mi piace la versione secondo la quale le mestruazioni siano una forma di rateizzazione, di un sacrificio umano per l'esattezza.
"Ehi, non ti ho chiesto di far fuori tuo figlio, voglio solo il corrispettivo ematico più interessi maturati".
Una cosa così.
Mi sa che quelli che ci sono andati più vicini come versione sono gli ebrei.

Dico brutta figa perché tutto 'sto astio verso le donne può averlo solo un'intrombata.
Un uomo intrombato non potrebbe essere tanto crudele, al massimo avere qualche complesso d'inferiorità e forse è il dio dei cinesi, che ne so.

Poi le mestruazioni gonfiano, irrigidiscono, abbattono.
E, ironia della sorte, ti fanno due tette strepitose che si ingrossano e stanno su da sole come nemmeno un balcone antisismico riesce a fare.

Ma.
Non.
Si
Possono
Usare.
Fanno un male cane.

E poi ci sono gli sbalzi d'umore che ogni cosa ti fa incazzare (quando credete che abbia scritto Random Satira?) o ogni cosa ti fa piangere etc.

Dunque.
Cara dio delle donne o chi per lei.
Non possiamo pareggiare i conti?
Tipo, io sgozzo un qualche odioso rappresentante dell'universo femminile (a tua scelta ma qualche suggerimento lo avrei) e tu la smetti di scompensarmi il bilancio psicoidrico una volta al mese?

Tu pensaci.

Poi al massimo mi fai venire una visione la prossima volta che mi ammazzo di canne per comunicarmi la tua risposta in merito.
E nel frattempo, per cortesia, abbatti i costi degli assorbenti oppure inizia a prendertela con gli uomini.
Sono loro il problema di fondo.

Appendice:

- Nuovo post? Beh mellovado alleggere.

- Sì ma niente di che, è sulle mestruazioni

- Quelle ce le hai già fatte scontare

- Ma dai, mi sono solo aggirata un giorno  per casa come uno zombie

- Eh, ci fanno i film d'orrore sopra, chiediti perché.

giovedì 24 marzo 2011

Lezioni di vita da un compagno di stanza.

- Porcaccia, l'altra sera il barista mi ha fatto vedere un livido e gliel'avevo fatto io la settimana prima quando mi infastidiva con la saliva

- Tazzà, quando fai 'ste cose prima gliela-devi-dare!

mercoledì 23 marzo 2011

Un litro di succo d'arancia e due cotolette più maionese

Nove di mattina.
Entra in cucina con espressione serissima stampata in viso, evitando d'incrociare sguardi altrui.
Sul divano un Economista segue concentrato notizie che passano alla tv, mentre il Compagno Stanza studia ad un lato del tavolo.

Si dirige al frigorifero, estrae il cartone del succo di frutta.

- Mh, l'hai presa grossa eh? Ma non si è messa ancora su un piatto di pasta, quindi non troppo.
- Essì, lhappresa. Ma cheffaccia c'hai?

Scoppia a ridere immotivatamente e mentre sceglie tra le tazze la meno sporca da lavare spiega:
"Ieri sono uscita dalla biblioteca, mi sono fermata a fare aperitivo per i fatti miei, all'una sono tornata e ho pianto fino alle tre".

- ... ma perché?
- Maddove? Io non ti ho sentita

- Ah boh, saran gli ormoni e tu dormivi ma ho pianto un po' anche in cucina, nel ho acceso il pc per mettere su un telefilm e addormentarmici che se no andavo avanti all'infinito a piangere e S mi ha contattata in quel momento e si è sorbito uno psicodramma allucinante, porello.

- Pf
- Fattobbene

Mezzatazza ieri ha bevuto neanche tanto ma era a stomaco vuoto, difatti - purtroppo - ricorda tutto e non è stata male, non ha buchi neri ed è solo assonnatissima che non ha dormito granché.
Chi vi scrive è l'ombra di lei stessa.
Scrive l'ombra al posto suo per questioni d'imbarazzo.
Ieri sera Mezzatazza ha imparato che:

- cinque o sei bicchieri di vino e due grappe senza aver fatto fondo non ti ammazzano ma sono sufficienti a mettere in discussione il tuo aplomb 
- al barista che tamburella su tutto quello che gli passa sottomano piace un sacco sua cugina E
- sua cugina E dopo due bicchieri di vino la si capisce molto meglio
- non si devono molestare persone nate dopo la fine degli anni ottanta, nemmeno quando sono baristi che t'infastidiscono con la saliva e hanno dei begli occhi
- è importante rimuovere l'avvio automatico di skype quando non è il caso di coprire d'insulti S o chiunque altro
- per quanto si possa arrivare brilli senza distruggersi del tutto, se non dormi più di 5 ore il giorno dopo sei uno straccio comunque.

Mezzatazza ora, dopo aver concluso questo insulso post iniziato alle undici e un quarto, se ne torna un po' a dormire che si deve riprendere in vista di stasera, quando andrà ad ascoltare musica jazz fingendosi una persona seria e composta.

Prossimamente su questi schermi.
E sì, il titolo sta a significare la mia colazione.









martedì 22 marzo 2011

Dodici euro e sedici centesimi.

Sono in crisi mistica, devo trovare me stessa.

Che poi non è questo il problema, me stessa l'avrei pure trovata.

Ieri, al supermercato, in fila alla cassa davanti a me c'era 'sta tizia che avrei voluto troppo fosse me stessa.
C'aveva l'aria che vorrei saper avere io, gli orecchini che adorerei mi stessero bene, comprava cose che mi piacerebbe voler comprare.

Era anche sparsa come me: è tornata allo stesso scaffale tre volte, ha ribaltato due sporte uscendo, se n'è andata senza resto.
Anche alta come me.

Il problema è che quella non sono io.
Sarebbe stato un po' troppo da psicopatici fermarla e dirle: "Sei veramente una cartola, vorrei un sacco essere come te meno il dimenticare soldi in giro che mi viene già anche troppo bene, facciamo così: io passo la vita a non specchiarmi mai più, mi convinco di essere te e ti guardo da lontano".
Insomma già la tipa pareva in equilibrio precario, penso che una frase simile l'avrebbe un filo terrorizzata.

Devo smettere di infatuarmi di gente a caso.

Perché la gente a caso si spaventa.
Il che sono due palle infinite.
A me piacerebbe che fosse considerato normale dire quello che ti passa per la testa a chi t'ispira pensieri senza necessariamente conoscerla da una vita o dover acquisire lo status di matto del paese.
O di extracomunitario che vuole rimorchiare.

Sarebbe così difficile coniugare la possibilità di dire quello che ti pare alla gente senza per forza spaventare a morte estranei o dover essere tacciata di psicopatologie maniacali?

Perché  le camicie di forza mal s'intonano al mio incarnato.

Un po' come il trucco che hanno steso in faccia ieri a Dr.ssa Bionda (la fidanzata di Compagno di Stanza).

Dr.Bionda ieri ha partecipato ad una dimostrazione di trucco e parrucco come modella: le hanno tagliato i capelli a caschetto, tinta e stinta in modo da ottenere un colore superfiko che sfumava dal rame al rame - appunto - stinto,  e le hanno appiccicato sul viso mezzo kg di roba tra ombretto, rossetto, fondotinta etc.

DrBionda è alta, magra, esile, chiara, ha occhi azzurri.
Quando è entrata in casa sommersa dalla stessa quantità di belletto necessario a Platinette per sentirsi figa a sufficienza, sembrava un personaggio di Kundera
O se preferite una zozza polacca.

- Ahò me prepari il bagno?
- Eh?
- No è che me serve 'nabbadante
- Dai! Tazza hai mica dello struccante?

- ..no, spiacente, ma puoi usare il sapone che sta lì che va bene per il viso

- ettecredo, non è quello che hai usato per due settimane convinta che fosse 'na crema?
- cioè te lo spalmavi in faccia..?

- eh non è colpa mia se scrivono le cose in straniero sui flaconi, pf, l'ho scambiato per la mia crema.

DrBionda se n'è uscita dal bagno spogliata dall'aspetto di porno badante ed è tornata alla sua solita eleganza, un po' più arancione, un po' meno classica del solito.
Direi che l'esito del parrucco è stato soddisfacente.

Abbastanza da consentirle di andarsene in giro soddisfatta da se stessa, senza bisogno di desiderare di essere qualcuno incrociato per caso in fila alla Crai.

Sconsolatamente

Si avvicina il referendum sul nucleare e con lui un periodo di mio forte irritamento.
Ma per quale assurdo motivo a mio zio dovrebbe essere consentito di esprimersi su una questione simile?

Mio zio non è cattivo: è un tipo disponibile, piuttosto gentile, buon lavoratore, padre affettuoso.
Peccato che sia un demente.

Ho tre zii, di cui due intelligenti e uno demente.
Tra l'altro, l'unico dei tre con il quale ho sangue in comune è il demente, ma mi piace pensare che la genetica non sia tutto.

Comunque, questo mio zio è davvero stupido.
Il suo QI è così basso che non merita nemmeno un paragone.
Come lo so?
Mah, l'ultima volta che siamo rimasti soli anni fa eravamo nella sua cucina e l'unico discorso di senso compiuto che in quell'occasione riuscì a strutturare verteva su quanto sia soddisfacente scaccolarsi ai semafori.
- Oh ma che soddisfazione è, eh? Eh?

Mio zio non ride, raglia aspirando.
Le persone intelligenti non ridono così.

- Ah ma poi dopo anni di matrimonio anche una sega è meglio di tua moglie, ahrwharwahrehiehiehiahwra
Un saggio.

Beh, grazie al cielo non avrò mai una moglie.
Men che meno la sua: se c'è una persona più deficiente di mio zio, quella è mia zia.

Comunque.

C'è il referendum sul nucleare e 'sta gente fa quorum.
Gente come i miei zii ha lo stesso diritto che ho io, lo stesso potere, la medesima importanza.

Beh, non vorrei sembrare fuori luogo - voglio proprio esserlo - nei confronti dei poveri innocenti come loro, ma gli stupidi non dovrebbero partecipare alle decisioni importanti, e nemmeno i normodotati che se ne sbattono.

Definiamo importanza: qualunque argomento che superi in complessità il problema "manutenzione delle extraurbane secondarie" non va sottoposto agli stupidi.

E quanti ce ne sono come i miei zii?
Tanti, troppi, probabilmente ce ne sono anche tra di voi.

Ma dato che l'Italia va così.
Dato che è un paese per idioti.
Visto e considerato che nessuno di noi scenderà mai in piazza per una rivolta facendosi impallinare allo scopo di migliorare questo gestito da ritardati, almeno provate di convincere tutti i cretini di vostra conoscenza a votare la cosa giusta.
O a rinunciare alla cittadinanza, che largo verrebbe poi.

Ah, la pubblicità invadente non so come toglierla: l'altro giorno giocavo con il template e ho fatto paciughi: mi ero stancata degli adsense e li ho rimossi, ma questo è rimasto.
Enjoy it.

lunedì 21 marzo 2011

domenica 20 marzo 2011

Noia random sigaretta

Ma tipo, Bettarini non sembra anche a voi un grande bambolone di plastica con le sopracciglia rifatte, ricoperto di essudato da prosciutto cotto?
Ci pensavo poco fa.
Boh, mi pare un individuo tutto di dura gomma e al massimo un po' di unghie, così impegnato nel riuscire a contrarre in modo coordinato i muscoli facciali allo scopo di ottenere un sorriso il più perfetto possibile da non avere altre esperienze sensibili con cui arricchire il mondo.

Ricorda le ciambellone americane, con la loro glassa lucida e artificiale: esteticamente perfette, dannose, vuote di contenuti sensati.
Ma di certo sarà solo una mia impressione.

Sarà che a me piacciono i cessi.
Piuttosto che a Bettarini la darei a Gad Lerner.
Il problema è che Gad non la prenderebbe: sono troppo cesso, anche per lui.

Sono così cesso che quando nel '98 il mio tema pro eutanasia vinse un concorso scolastico e venne pubblicato dal giornale di paese, una onlus che si occupava di riabilitare e dare nuova speranza a donne che erano state orribilmente sfigurate con l'acido mi scrisse una lettera di solidarietà dove si stringevano moralmente a me sentendosi di appoggiare la mia posizione sul farla finita.

Il fatto che potrebbe non essere vero non lo rende un ricordo meno difficile da portarsi appresso.

Vi capita mai?
Iniziate un viaggio senza meta tra le prime cose che vi vengono in mente per poi trovarvi immersi in una vicenda, per lo più libicamente tragica, del tutto irreale ma emotivamente pressante, uscendone completamente annichiliti.
A me spesso.

Quando avevo circa quattro anni venni rapita da infidi alieni, portata sulla loro astronave e rinchiusa lì senza un motivo che mi fosse chiaro.
Avevo attorno pannelli pieni di pulsanti e spie luminose ed ero vestita come Lady Lovely.
F, colui che fu oggetto del mio amore incondizionato fino alla terza elementare, venne a salvarmi con addosso un improbabile giacchetta principesca e un taglio a scodella troppo tenero per essere vero.
La sua comparsa mi fece smettere di piangere, lui mi prese per mano e mi portò via.

Per quanto possa sembrarvi strano, tutto questo non è mai realmente accaduto.
Eppure sono a tutt'oggi grata a F e continuo a ricordarlo affettuosamente in quel modo, specie perché come è diventato dopo è seriamente ributtante.
Leghista, brrr, che orrore.

Sono stata interrotta troppe volte mentre scrivevo questo post e io non sono capace di rimettermi lì a sistemarlo.
Cià.

sabato 19 marzo 2011

Un appello

Sono attorno a noi anche se non ce ne accorgiamo e non prestiamo loro attenzione.
Le troviamo per strada, all'università, nei bar, in fila alle poste.
Si mimetizzano con il resto del mondo, occupano uno spazio discreto e tranquillo, fanno poco rumore.

Si chiamano Persone Normali.

Non costruiscono inutili psicodrammi su ogni starnuto di una qualunque farfalla dall'altra parte della terra.
Occupano gli angoli che ogni fottuta aspirante Baby di questo mondo si ostina a snobbare.
Riempiono discretamente le pause tra ogni slavina di pensieri inutili che i cacapalle di ogni dove producono a ciclo continuo.

Le Persone Normali vanno difese: sono sempre meno, sono abbandonate a loro stesse, obbligate da una maggioranza mentalmente devastata dai telefilm di Aaron Spelling a sorbire paranoie su paranoie e problematiche di fatto inesistenti, costrette a barricarsi dietro alti cancelli per non soccombere alle inutili nevrosi del resto del mondo.

Quando incontrate una Persona Normale dedicatele un sorriso, un cenno amichevole, tappatevi la maledetta bocca e dategliela.
Solo per questo, se la meritano.

mercoledì 16 marzo 2011

Random porno sigaretta

Io volevo fare un post.

Poi con Compagno di Stanza ci si è messi a parlare

- Oh stanotte ho sognato la scena del pompino sotto al tavolo del telefilm di ieri sera
- Ah e tu stavi a partecipà?
- No io ero presente ma non partecipavo
- Ahggià che a te fanno impressione 'ste cose
- No non è che mi fanno impressione le scene di sesso, mi fanno impressione i porno, che è diverso
- Ah e tipo questo?

Compagno di Stanza, a scopo scientifico, mi mostra un video che sotto porta la scritta "Gagging".

Dunque.
Finché si tratta di un pompino ok.
Finché il massimo della scena si raggiunge con un paio di spruzzate viscose ok, ci mancherebbe.

Ma se c'è una cosa che mi fa schifo in modo indegno, che non tollero, che mi fa venire da vomitare di prepotenza, che mi urta terribilmente, è il surplus di saliva.

Non lo so perché.

Da quando mi hanno descritto il secchio sul ring di Million Dollar Baby ho deciso che quel film, fico finché vi pare, non lo avrei mai guardato.
La gente che sputa per strada andrebbe presa, picchiata, impalata in ogni suo orifizio e trascinata da cavalli lanciati al galoppo lungo strade sterrate fino a essere consumata come gomma pane da un aspirante architetto.
Odio chi fa le bolle con le labbra (cristiddio che schifo) e se non si trattasse spesso di individui in chiaro stato di superiorità fisica (leggi: Fumetto) taglierei la loro testa piena di inutili fluidi e la darei in pasto a corvi, a rapaci o a cani randagi.

A seguire il surplus di saliva nella scala delle scene che mi fanno venire violenti conati aggiungo:
- gente che vomita
- rutti gorgoglianti
- scaracci

- Guarda guarda guarda, bluurp!, ahahahahahahah
- Che schifo!
- Eddai guarda, hai detto che i pompini non ti danno fastidio
- Non mi danno fastidio i pompini mi fa schifo la saliva!! E poi questo è porno!
- Guarda guarda guarda, ma chettelecchi che è la tua bbava quella, sfigata, ahahahah
- Cristiddio.
- Eeeeecco, eeeecco, eeeecco... eddai Tazza guarda che sta al gran finale
- Mi fa senso!
- Allora lo vedi che ti fanno schifo i pompini?
- Sì, ok, mettiamola così.
- Poi statti attenta che ora stai tutta schifata, ma quando sei ubriaca racconti cose che potrebbero essere usate contro di te.

E sull'ultima affermazione ha dannatamente ragione.

martedì 15 marzo 2011

Manuale: Come sopravvivere alle stronze.

Uomini, a vostro uso e consumo e solo perché sono straordinariamente di ottimo umore, voglio illuminarvi su una questione che a volte passa in sordina.
Ci tengo a comunicarvi - considerato che da soli non ce la fate ad arrivarci - che le donne sono tutte zoccole.
Il che non è sempre una cosa negativa, anzi.
Ma serve esserne consapevoli.

Le donne sono tutte zoccole, e quelle che non lo sono vorrebbero esserlo ma probabilmente hanno dovuto subire la condanna di anni sotto flebo straripanti di educazione cattolica e morale bigotta e biancheria ridicola quindi un po' di pessima coscienza impone loro di fare le sante.

E voi - che vi credete furbi perché avete davanti agli occhi fette di filtro anti-idiozia quindi allo specchio non vedete quanto siete cretini - appena abbassate la guardia e alzate le aspettative nei confronti del sesso opposto, restate inculati.
Non che non ve lo meritiate, per par condicio quantomeno, solo che a volte solidarizzo con voi.

Sì, si chiama senso di colpa.
Ad ogni modo.

Ci sono categorie di donne dalle quali serve guardarsi con attenzione, specie quando sono reduci da importanti delusioni recenti perché è con l'ego ferito che mostrano la loro peggio natura.

Ci sono le maniache del controllo, le bugiarde patologiche, le remissive infami, le interessanti.
Tra le peggio però spiccano le profonde.

La fossa delle marianne fa loro una sega, lo tsunami giapponese è nulla a confronto dei tumulti interiori che fingono di nascondere dietro occhiate drammatiche alla vita e al mondo, le sfighe di Oliver Twist impallidiscono di fronte ai traumi prepuberali che subirono in prima media.

Ascoltano, parlano ma pare sempre malvolentieri, capiscono, ridono con un costante velo di mestizia nello sguardo, sono intelligenti - o comunque superano per intelletto il cretino che vanno colpendo - e accattivanti quanto un verme per pesci di acque poco profonde, i noti pesci coglioni.

Ora: so bene che queste parole non serviranno a nulla se non consentire a chi ci è già passato di annuire con un po' più di veemenza e a me di scrivere post con solo un "Te l'avevo detto" a random sapendo di aver ragione, considerato però che è l'esatto motivo per cui tratto l'argomento, va benissimo così.

Dicevamo, 'ste profonde.

Come riconoscerle?

Come gestirle?
Come riaversi dalla batosta che inevitabilmente ti schiaffano?

Ve lo dico un altro giorno perché ho da fare.

lunedì 14 marzo 2011

Il fattore P

Oggi ho pensato di formalizzare un sistema che ho deciso adotterò in eterno per discriminare tra le persone che mi interessano punto e quelle a cui la darei.
Di solito non è necessario: sono cose che si capiscono a occhio, può comunque capitare che con alcuni soggetti sorga il dubbio per una serie di contingenze delle quali non parlerò perché devo andare in bagno.
Comunque.

Mi siedo, fumo e mi pongo una domanda: "Io a questo tizio farei un pompino?".

Serve una certa concentrazione.

Ci sono controindicazioni: basta una minima distrazione mentre si contempla la suddetta possibilità e inizia un ultrapensiero con possibili visioni tragiche, imbarazzanti, inaspettate e del tutto inarrestabile.
Serve una mente salda per uscirne indenni, e se ricordate anche solo mezzo dei miei sogni sapete quanto io ne sia sprovvista.

Ho da poco vissuto una mezz'ora da incubo.
Compresi nel pacchetto roditori giganti e notti ventose.

E le risposte ottenute non si riducono a "Sì" e "No", per carità: possono andare da "Cristiddio no", "Bleah", "Inizierei a ridere prima ancora di slacciare la cintura" a "Perdio sì", "Anche ora", "Ok" o essere persino più articolate, e il mio sogno è di essere un giorno abbastanza ubriaca da dirle a qualcuno in faccia, ma questa è un'altra storia.

Donne, quando non volete rischiare di confondere un apprezzamento candido per una sordida attrazione malcelata, fate anche voi la prova pompino.
Concentratevi, assumetevi il rischio e affidatevi alla risposta: non sbaglia.
Uomini, "in bocca al lupo" sarebbe fuori luogo.

giovedì 10 marzo 2011

Da una sera all'altra con 18 salti o non lo so

Ti vedo lì e non so bene che dirti.
Mi piacerebbe che tu sapessi quante cose potevi essere e quante ne sei stato, senza volere, come uno starnuto a caso sempre nel momento giusto perché chissà mai: magari sarebbe passato un proiettile che mi avrebbe colpita quelle notti, senza di te.

Sarebbe bello dirti che sei stato poche serate e così tante volte comunque.

Che sembravano di più ma non di noia: di più per tutto quello che c'è stato dentro che era quasi troppo e che dovevano per forza finire in nulla.

E sei stato tante parole e tante risate e troppe parole e ancora due risate più tre.
Un po' mi manchi e un po' no.
Un po' lo so che è meglio così.
Un po' avrei voluto altro tempo e fa lo stesso se non c'è stato, che non era il momento.

E così, niente di più di un'accidente.
Va bene così.
Non è stato affatto male, ha solo riempito di più tutto un niente.

mercoledì 9 marzo 2011

Per Straf un aggiornamento che non mi va di rileggere e correggere

Quando avevo nove o undici anni, non ricordo, mia madre mi trascinò in vacanza sole in un albergo che mi sa che non era a Spoleto ma a Foligno, ammesso che sia quella la cittadina italiana che me la confondo sempre con Rovigno che credo sia in Croazia e aveva ovunque cartelli appesi che recitavano "Rovigno ama i pedoni".

In quell'albergo c'erano due animatori e una sera fecero una domanda ad un gioco in cui chi rispondeva correttamente vinceva un premio.
Io risposi alla domanda: "Cosa permette ai semi di mais di scoppiare se riscaldati?".
La risposta non era "L'olio", come quella saccente di fianco a me era convinta e continuava a sostenere, bensì "L'acqua", risposta che diedi a caso e che mi valse la stima incondizionata del corpo animatori nonché un cd di musica New Age che non ho mai ascoltato.

Come collego tutto questo con Marco Berry?

Con un piatto di spaghetti olio, sottiletta, salsa di soia e paprika piccante.

Il capo pizzaiolo K questo fine settimana mi sfotteva perché, avendo perso cellulare e sim annessa, ho perso tutti i contatti.
La sua compagna ha da poco comprato un negozio di telefonia ma non sta nel mio paese quindi non è che perché lui ha gli occhi azzurri - che ce li ho pure io poi - posso andarmente affanculo per recuperare un cellulare, quindi l'ho comprato qui nel mio paese e sabato sera gli ho richiesto il numero.
Lui con aria saccente mi dice:
- Ma che fai ora ri raccogli tutti i numeri così? Ma ci sono altri modi molto più rapidi
- K, ho perso la sim, che devo fare? Non trovo il file di backup sul pc quindi riraccolgo i numeri e amen
- Ma la vodafone saprà quali numeri hai usato, chiedi il tabulato
- Sì, poi che faccio: telefono ad ogni numero e chiedo "Scusa ma tu chi cazzo sei?"
- Ok era un'idea pessima
- Sì
- Quand'è che mi fai quel pompino?

E poi stanotte l'ho sognato che era il mio prof e che dovevo dare un'esame con lui e l'aula non era una di quelle normali con le scalinate bensì una cava di calcare molto simile a quella vicina a Dachau.

I coinquilini stanno bene.
Primo Anno da quando ha la fidanzata che si chiama sia come lui che come me è molto più simpatico e ilare e per questo evito di mettergli sul letto le pentole zozze di quando non le lava.
Appena bisticceranno e smetterò di essere vittima riflessa del suo adorabile buonumore mi rifarò.
Cattivamente.

Economista e Compagno di Stanza sono ideali per guardare tutti insieme Mistero, ma riportare qui gli scambi farebbe perdere d'effetto alla scena perché io non sono una scrittrice quindi mi risparmio di vilipendere momenti così belli.

Con Fumetto siamo usciti lunedì sera, ci siamo ubriacati - io di più - e mi si è bloccata la digestione.
Mentre eravamo impegnati a maledire un pakistano che ha chiuso il proprio alimentari mezz'ora prima del solito - non ci sono più gl'immigrati di una volta - incrociamo un tizio che pure lui voleva andare dal pakistano e ci si cambia due parole.
Andiamo in un bar io e Fumetto e lui s'infervora che quel tizio andava bene per me quindi esce dal bar, lo rincorre e mi lascia lì.

Dopo un po' io lo seguo e lo trovo nella piazzetta accanto che ci chiacchera amabilmente, lo scaccio per il bene del povero sconosciuto e scompare.
Il povero sconosciuto e io chiaccheriamo, nei miei ricordi mi voleva regalare una birra ma temo che la scena reale e non filtrata da elevate gradazioni alcoliche si svolgesse con me che lo irritavo e lui, timido ed educato che implorava "Se ti regalo una birra, ubriacona puzzolente, mi lasci andare?".
Non saprei.
Poi ritrovo Fumetto, beviamo ancora, torniamo a casa, lui telefona al povero sconosciuto - che mi aveva lasciato il suo numero - si finge me con un'imitazione quantomeno imbarazzate e torniamo a casa.
Mangio, perché l'alcool mi aveva fatto dimenticare che avevo cose sullo stomaco, mi addormento, Fumetto mi rovescia acqua in testa per svegliarmi, tenta di farmi desistere dal dormire in cucina senza riuscirci.

Alle cinque mi sveglio, vomito fino alle sei e vado a letto.

Il mattino dopo dico "Mi fanno male le tette" e Fumetto risponde "Sarà la sindrome dell'arto fantasma".

Intermezzo

In realtà volevo fare un post su Mistero, su quanto stimi l'assoluta incapacità di Raz Degan di imparare la nostra lingua nonostante si muova su suolo italiano da prima di me e su quanto apprezzi il pathos che Marco Berry mette nel raccontare minchiate, secondo solo a quello di un animatore da albergo tre stelle di Spoleto (vecchi ricordi).

Però mi è venuto in mente che tempo fa avevo annunciato che, nel caso in cui i miei contatti avessero continuato a sottopormi situazioni semisentimentali - delle quali tra l'altro non capisco mai 'na cippa -, ci avrei fatto un post.

E dato che non ho alcunché di cui parlare, lo faccio.

Cioè, ora non mi va, ma lo farò forse nel pomeriggio o forse domani.
Dovevo solo aggiornare il blog.

giovedì 3 marzo 2011

Ahia

Sono ubriaca e sveglia dalle otto di mattina e sembrano già le sei del pomeriggio.
Mi sono fatta male da sola.
Ho bevuto troppo.
Ho mangiato finocchio e maionese e fatto una tessera arci, incrociato il tipo che mi cambia il piercing, dimenticato buona parte dell'accaduto ancora prima di averlo messo nei ricordi, preso in giro alcune persone, lasciato che loro prendessero in giro me, fatto il giro dei bar.
Si è bevuta birra e parlato di una storiella idiota che uno psicologo chiaramente pessimo e ovviamente statunitense ha inventato e si sono bevuti soprattutto negroni e chiarificato che i fisici hanno più in comune con gli ingegneri di quanto non pensino e ok, bella serata, niente da dire, sul serio.

Però nessuno - e dico nessuno - (nessuno) che mi ricordi al momento giusto, per tempo, la cosa più importante:
i postumi.
E la seconda: le caviglie.

mercoledì 2 marzo 2011

Random cannonau

Quando la gente non mi  risponde ai messaggi sul cellulare penso sempre che sia morta.

Cioè, io rispondo raramente ai messaggi per tempo, ma è perché non considero molto l'esistenza del telefonino.
Tranne quando mi annoio: in quel caso tempesto quasi chiunque di telefonate e messaggi irritantissimi (presumo).
Per esempio: ora il mio cellulare è sul comodino da ieri sera e non ho idea di eventuali contatti da parte del mondo.
Ieri in compenso ho chiamato Mela tipo quindici volte, anche se non avevamo una minchia da dirci.
Vabbè.

Comunque.
Ogni volta che qualcuno non risponde penso: "Ma se è morto? Che gli ho detto l'ultima volta?" perché mi dispiacerebbe aver detto cose noiose o antipatiche proprio l'ultima volta.
A meno che questo qualcuno non se le meritasse.
Pensandoci un attimo, sono diverse le cose che avrei da aggiustare nel caso in cui alcune persone imminentemente morissero, e anche qualcuna in vista di una mia eventualmente imminente morte.
Troppi avverbi.

Comunque.
Ad una rapida analisi non sono poi molti gli individui che ho trattato male di recente.
Il che un po' mi preoccupa, cazzo, mi sto rammollendo.
Fino a pochi anni fa ero rancorosa e acida e cupa costantemente, ora no.
E non sono intervenuti miglioramenti significativi nella mia vita, anzi.
Devo dunque dedurre che anche io devo essere annoverata nella lista di mezze seghe che si fanno forti e incazzose quando tutto va bene (o quasi) e diventano pigolose ex stronze abbattute nei momenti di scarsa qualità di vita.

Pensa te quante sono le cose che ti vengono in mente su un divano di una cucina lurida (mentre Compagno di Stanza ricomincia a riordinare) dopo tre bicchieri di cannonau con la faccia tutta rossa e le mani così fredde.

Comunque.
Ci sono anche persone che penso di aver chiamato troppo poco nella mia vita e che sarebbero state contente di una mia telefonata.
Soprattutto nonne.
Però con loro mi viene l'ansia da prestazione: mi chiedono quando vado a trovarle e io non lo so e non so mai che dire quindi poi divento tesa e allora rimando e rimando ma a forza di rimandare arriverà un momento in cui la loro morte sarà imminente e sarà solo peggio credo.
E anche persone alle quali non gliene fregherà niente delle mie chiamate ma che a me un giorno sarebbe piaciuto sapere di aver chiamato una volta in più e non lo avrò fatto.
E sarò triste di questo.

Oh insomma, non so.

Mi devo lavare i capelli.
E tornare nel mondo dei vivi, 24 ore di pausa sono sufficienti.

E allora farò così: oggi e domani quello che sapevo già di dover fare, poi venerdì e sabato quello che spesso penso vorrei ma mi da l'ansia da prestazione pensare sul serio di mettere in pratica.
E poi vediamo come va.
Tanto tra l'ansia da prestazione e quella da rimpianto non passa mai una differenza sufficiente a far pensare "Ah se non lo avessi fatto".
Probabilmente è meglio fare.

In generale proprio.

Figuracce, cose stupide, azzardi, generare incomprensioni e leggende ridicole a proposito di se stessi in modo che gli altri abbiano un po' di cose nuove di cui parlare, ubriacature improbabili, pessime frasi al momento sbagliato e quello che ti passa per la mente proprio in quel momento lì che se ci stai a pensare due secondi in più trovi così tanti motivi per pensare 'no' che avrai sprecato tutto l'istante d'esaltazione che un progetto - anche solo uno da cinque minuti - ti ha provocato.
E i momenti di esaltazione sono l'unico motivo che si ha per stare qui di propria volontà.

E allora farò così: una sigaretta per far passare le paure come le zanzare vicino al fumo e poi via con quello che mi passa per la testa.
Che quello è il bello.
O il brutto.
Ma chissenefrega.
Credo.

Random bozze

La mia lista di post pubblicati è infarcita di bozze.
Accenni, inizi, cose che non ricordo per quale motivo siano state scritte.
Cose che, tra l'altro, fanno schifo e suppongo fosse questo il motivo per cui non le ho pubblicate, ma questo resta pur sempre il mio blog, io resto pur sempre di pessimo umore, la cucina resta pur sempre un ricettacolo di orrori e dunque fatevene una ragione.

Non mi va più di tenerle lì quindi, qualunque cosa vogliano dire, le metto qui.

N.d.r.
Se dovete spammare i vostri contenuti, andate in un blog che ha più contatti.


La calma è la virtù dei forti un paio di palle e vedi che se arrivi qui il tuo culo confermerà la mia asserzione.

Pensavo

A volte sono le paure, a volte le somiglianze, altre volte ancora le distanze che uniscono le persone.
Capita che si rimanga vicini per un tempo breve o meno, qualcuno resta unito sempre persino, a dispetto di tutto quanto potrebbe proibirlo.

Si può essere, in quel periodo, la distrazione necessaria ad alleggerire un peso che sembra troppo grande da solo e insieme impari che non lo è, si può essere l'unico esempio di una felicità che credevi ti spettasse e poi capire che non è vero e che la tua strada è un'altra.

Si può essere un ricordo che non ti va di toccare più.

Quando le cose finiscono puoi scegliere che fare di quello che hanno lasciato fino a quel momento: impacchettarle e portarle con te, dimenticare, serbare rancore.
Se vuoi puoi anche non fare niente.

Manuale pratico d'interazioni tra sessi (questo era ambizioso)
L'eterna disputa tra genere maschile e femminile, vivace e ininterrotta dalla notte dei tempi - o dalla scoperta della minigonna - ha rotto il cazzo.
Uomini e donne sono diversi tra loro.
Per carità, ogni individuo è diverso dall'altro per una serie di fatti grandi o piccoli: tette e dna per esempio.
Caso vuole che per contingenze educative, culturali e ormonali, molte donne condividano come interessi simili lo smalto per unghie, la cucina e i film con Hug Grant  spesso gli uomini apprezzino in numero evidente

Odio i messaggi di gruppo su facebook
Non



Al mio tavolo una Barbie finta, probabilmente made in Romania, ammicca maliziosa a chiunque la saluti, le passi vicino, le respiri accanto: uomo, donna, bambino o bibliotecaria novantenne che sia, poi una donna che dovrebbe farsi una ragione dell'essere diventata grande e smettere d'indossare abiti con inquietanti civette viola munite di cuori blu al posto degli occhi


- Ma sai che fino a poco tempo fa pensavo che le malattie veneree avessero a che fare con le vene?
- Oh ma avete visto che di fianco alla Lidl c'è un posto che vende solo surgelati? (Sorrisone) Ma è un po' troppo freddo come negozio per i miei gusti.
- Figo: questo pennello ha scritto sopra "Salsa barbecue, non si può usare con le altre cose??"

Ieri io, l'Economista e PrimoAnno siamo andati a fare la spesa e abbiamo cambiato supermercato.
Siamo andati in uno grande, diverso dal mesto Lidl che eravamo soliti frequentare.
Il risultato è stata la spesa più costosa del mondo, portata a casa con il carrello (finito poi sul letto di Fumetto) perché non ce la facevamo a trasportarla, e un'estenuante ora tra le corsie piene di roba.

Io odio metterci più di venti minuti a fare la spesa.

Cose che non sopporto della rete
I template musicali.
Non li tollero, sono tra le cose che mi irritano di più al mondo.
Dopo gli zingari che mi pedinano enumerando motivi per i quali dovrei dar loro soldi (minacce di maledizioni, figli andati a fuoco, karma) che tra l'altro manco io ho guadagnato. 
Ehi, stronzo, guarda che i miei sudano per permettermi di fingere di studiare su libri supercostosi via di casa. Checcazzo.
Becco un blog, parte la musichetta e penso: "Adios", più una serie di bestemmie a caso.
Non lo so perché li odio tanto.






Basta, mi sono stufata.

martedì 1 marzo 2011

Richiesta pubblica di consiglio

Sono un po' nervosa.
Arrabbiata, direi.
Guasta a morte.

Mi suggerireste qualcuno con cui prendermela?