lunedì 21 febbraio 2011

La sindrome di SV

Un'ansia di fondo mi attanaglia e raduna all'interno della mia scatola cranica dubbi e incertezze.
Perché mi sono iscritta all'università?
Cosa porta un maschio bianco già di dubbio fascino a peggiorarsi  indossando piumini neri lunghi?
Come muore la prima vittima di "Dieci piccoli indiani" (o meglio "Dieci piccoli negri"?)
Esiste una carriera che mi permetta di diventare prima o poi un pirata somalo?

Boh.

Però, prima che questi interrogativi mi rapissero, pensavo a un aspetto veramente ridicolo e un po' inquietante  della nerditudine.
Quella di internet, dei blog (che non so bene come si chiami nello specifico), di quelli che intrecciano conoscenze online interpersonali più che informatiche, che dopo un po' c'hanno il loro paesello virtuale con le visite di cortesia stile piccole donne, che si sentono regolarmente con altri sociopatici per parlare di "Quell'edit", "Quel post", "Ma chi glielo ha fatto quel template" e "Chi è lo stronzo che commenta sotto proxy e falso nome no stavolta non sono io".
Tipo me.
Ma siamo tanti, ammettetelo che è il primo passo per raggiungere un livello di autocoscienza superiore (sì l'ho presa da Scientology).

Noi nerd di cotanta infima risma, c'abbiamo - tra i tanti - un problemino che non so come si chiami e che quindi nominerò io: la sindrome di Super Vicky.

No, non siamo capaci di sollevare armadi indossando improbabili grembiulini rossi né abbiamo un fratello che canta negli Smashing Pumpkins (adoro le leggende metropolitane).

Siamo abituati a rapporti accendi-spegni.

Qualcuno nel virtuale ci interessa particolarmente?
E via: ore di Skype, chiacchere su chiacchere, racconto delle nostre tristi vite, invio di foto et similia per settimane.
Qualcosa ci irrita nella websfera? Non dico che si spenga il pc - pf, impossibile - ma ci si da alla macchia dell'invisibilità, si rimane a lurkare e se proprio si deve si esce pure un po' di casa.
E gli intrallazzi sentimentali?

- Oh ma quella di cui mi avevi parlato ti piace o no?
- Mmm, non lo so, lo scopro mercoledì
- Come mercoledì?
- Eh sta a 400 Km da qui, mercoledì ci vediamo
- Ah, e una più vicina?
- No no, poi ci si deve vedere anche se magari non ti va, si diventa una coppia, ci si annoia subito, si deve parlare
- Ma vi sentite ogni 5 minuti tra chat, blog, facebook e cellulare
- Eh ma è perché sta lontana
- ...

Insomma, niente da fare.
Siamo inquietati dal fastidio della realtà.
Che non puoi spegnere con un pulsante.
Che non finge di sottostare al tuo pateticamente pretestuoso controllo.
Che procede anche senza di te ma tu te ne freghi tanto il tempo online credi di poterlo gestire tu.

E quella del controllo non è altro che mera illusione data da un confortante possibilismo e niente più.

Per quanto mi riguarda mi va benissimo: Super Vicky è sempre stata la mia serie preferita.
Solo che erano gli altri i personaggi che ogni tanto avrei voluto spegnere.
E qui, in assenza di pulsanti, sfogo il mio irritamento sui passanti.
Ma sogno ancora un dispositivo elettrico da poter accendere e spegnere a piacimento per potermi liberare delle persone nel momento in cui non mi vanno che non sia il respiratore della mia bisnonna.

7 commenti:

  1. tazza,io non avevo capito un cazzo del post di qualche giorno fa. vabbè.
    io comunque mi sono iscritta all'università per la mensa universitaria.e non so cos'è un proxy però porto occhiali da vista stile nerd.

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  2. Io so solo che il primo a morire è quel tizio con l'auto veloce che si dice abbia investito due bambini. Il nome non lo ricordo, chiedilo ad Agatha.

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  3. pegio del piumino lungo forse ci sono solo i maglioncini rosa o le scarpe dorate.

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  4. Io non ho ancora ben chiaro il concetto di nerd... e sarò pure ritardata, ma nessuno me l'ha saputo spiegare per bene... ecco... :-(

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  5. La nerditudine è un po' come un circolo iniziatico: ci sono regole e vincoli che, altrimenti, non si troverebbero nel mondo reale.
    Che è poi quello che spinge un nevrotico tra le spalancate braccia di un tic: l'applicare ad una realtà anarchica e caotica e ingovernabile e ingestibile una parvenza di senso, di logica, di misura.
    Ergo, passando su questo blog (ma chattando su fb, chiamando su skype eccetera) non si fa altro che camminare sui marciapiedi senza toccare le giunture, o mettendo il piede sulle piastrelle di un solo colore.
    Chissà se il Prozac possa aiutarci.

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  6. Il primo a morire fu quello meno colpevole. Vennero giustiziati progressivamente e sadicamente in ordine inverso rispetto all'entità del crimine da loro commesso.
    L'ultimo fu il peggiore di tutti. E poi non rimase nessuno. Per fortuna.

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  7. Dalla nerditudine si guarisce quando uno meno se lo aspetta (credo!)

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