mercoledì 2 febbraio 2011

Io 'ste iniziative non le capisco

E le foto su Repubblica.
E le immagini di donne intelligenti su Facebook.
Boh.
Non è che iniziative simili siano poi così risolutive.

Chiaro, meglio esprimersi che no, ma non dovrebbe essere un senso di decenza e rispetto diffuso a ricordare di default ovvi punti cardine su cui una società civile dovrebbe basarsi?

No, c'è bisogno della vetrina virtuale.

Perché l'essere persone sensate non lo si porta in strada, al bar o ai giardinetti e in posta?
Perché non si educano i figli alla logica e al buonsenso?

Perché serve che il resto del mondo ci ricordi quanto siamo meschini per renderci conto che non come donne, ma come adulti qualunque, è una responsabilità comune accorgersi di come siamo ridotti?

4 commenti:

  1. Sulle foto di Repubblica sono assolutamente con te. Tanto è vero che non ho aderito né stavolta né le precedenti.
    Sulla foto profilo di FaceBook no, invece. Non sposo mai proclami, catene, movimenti feisbucchiani, perché non dimentico l'ovvio, e cioè che FB è luogo di cazzeggio e spesso anche di mistificazione della propria ed altrui realtà (tranne quando mi faccio invischiare in relazioni virtuali, ossia proprio le circostanze in cui dovrei ricordarmene). Ma - come già a novembre, quando si sostituirono alle foto profilo immagini dei cartoni animati - questa iniziativa l'ho trovata in assoluta sintonia con il mondo di FacciaLibro: un gioco a "rivestirsi" di un'identità fittizia di cui però piace abbigliarsi, che emoziona pensarsi calzata addosso. Un piccolo atto gratificante e divertente, certo non risolutivo di niente... Un'opportunità di fare una mini esplorazione dentro la dimensione ludica perduta nella realtà. Mica è poco.

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  2. No, c'è bisogno della vetrina virtuale.
    Esattamente.
    Quello che Repubblica sta tentando di fare (senza riuscirci molto, poi forse dopo dirò anche perché) è quello di compattare in qualche modo il "popolo della sinistra" sotto il suo vessillo: e ieri mette il post-it contro la legge-bavaglio, e oggi le donne-intelligenti...
    Un ottimo modo per fare caciara (rumore, casino, disordine) e non concludere nulla. Il timone della nazione ce l'ha in mano l'elettorato (diciamo, va'): si "comanda" a suon di voti, non di foto o di contatti o di firme. Qua siamo alla degenerazione radicale, all'involuzione del processo di partecipazione alla vita democratica.
    Perché poi, tu, donna intelligente, in realtà magari non vai nemmeno a votare. Anzi, probabilmente non te ne frega un cazzo nemmeno delle problematiche relative all'avere un primo ministro ricattabile dalla prima troietta sedicenne o madre aspirante tale. Non le capisci, semplicemente: sotto sotto, magari nell'intimità di un'amatriciana, pensi pure che ognuno è libero di fare dentro il letto ciò che vuole. Chissà, magari sostieni pure che "tanto sono tutti uguali", che è meglio andare al mare che alle urne, che "ma perché, se se ne va Berlusconi la sinistra chi c'ha da proporre?".
    Eppure all'improvviso ti risvegli in un impeto di strascichi femministi veloce come vampate di menopausa: t'indigni (non perché tu sappia che facit indignatio versum ma solo perché al giorno d'oggi l'indignazione è l'unica emozione che fa tanto intellettuale), ti fai la foto, metti la firma e magari su Facebook ti cresce pure il numero dei contatti (che non guasta mai, in fondo).
    No, cara mia: tu sei una cretina. Rassegnati. Convivi con questa nuova consapevolezza di te. E ricordati che non è Berlusconi con le sue battute o con le sue parlamentari o con le sue puttanelle iper-prezzolate a ledere la tua immagine, la tua dignità di donna.
    A fare quello, basti già tu.

    (Signora padrona di casa, sono le due di notte. Non so nemmeno se ho scritto seguendo più o meno innate regole grammaticali. Sentiti libera di cancellare tutto, qualora lo ritenessi necessario. Io, di mio, mi chiedo se domani mi ricorderò di aver commentato così. Fedelmente tuo)

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  3. A mio vedere le foto di Repubblica come anche le raccolte firme dello stesso giornale hanno un duplice scopo.

    Il primo è quello di far sentire i suoi lettori come "parte di qualcosa", dargli un'appartenenza che spesso nel partito non riescono più a trovare. E così porsi come elemento d'unione, il giornale come simbolo di appartenenza e "diversità".


    Il secondo motivo è che i "clic" del sito aumentano esponenzialmente, Repubblica.it rafforza il primato tra i giornali online e si becca più soldoni di pubblicità.

    Entrambe iniziative lodevoli neh.

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  4. Si manifesta per rendere manifesto un pensiero, esattamente quello che fai tu in questo blog, in questo continuo contrasto di qualunquismo/menfreghismo/cinismo e di bisogno di condivisione/espressione.
    Si comincia anche così, poi si prosegue facendone quotidianità, sennò è stata solo caciara.

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