lunedì 28 febbraio 2011

Tanto per

Scusate, sono un po'di fretta (sapete com'è: domani o mercoledì devo farmi bocciare ad un esame e nel frattempo vorrei fingere di preoccuparmene seriamente e di praticare il classico ripasso dell'ultimo minuto - secondo in inutilità solo allo sbiancamento dei baffi in agosto - e mi piacerebbe lavarmi prima o poi) ma vorrei scalzare il post precedente dalla pole.

Peccato che non abbia proprio una ceppa da dire.
A parte che non ho più l'età di fare la pànk: uscire sotto la pioggia sapendo benissimo che arriverai in facoltà fradicia e che le tue articolazioni artritiche te lo rinfacceranno peggio dei tuoi genitori quando ti hanno trovata nel letto collassata alle dieci di sera di una domenica e tu senza nemmeno accorgerti della loro presenza sei schizzata fuori di casa tipo cadavere posseduto dal fantasma di un grillo ancora in costume - era carnevale - urtando la nonna e correndo per la via principale convinta che fosse ancora pomeriggio, non è geniale.

Volevo sentirmi giovane.
Esperimento fallito.

Ho male ovunque e devo pettinarmi.
Di nuovo.

Le cose migliori delle ultime ore sono state:

- sotto la pioggia osservare una caratteristica coppia di afroamericani cicciotti blaterare ad un volume altissimo, lui ad un certo punto ha sputato per terra, lei gli ha tirato una pacca tra capo e collo che chissà se è finito in stato vegetativo il tizio.
- indossare un ex abito che mia nonna ieri mi aveva messo in camera annunciando: "Devo dargli una stirata"
"No lascia stare, non importa, a parte che non mi piace, poi è scomodo come vestito" "Beh perfetto, perché si è un po' ristretto".
Ora è una comodissima maglia con le maniche tre quarti.

Basta fare le suocere su mio blog!
Fumetto, insomma!

domenica 27 febbraio 2011

Noiose confessioni di una mente difficoltosa

Non ho mai avuto bisogno di grossi sostegni esterni per socializzare, ma immagino che un po' l'età che avanza, un po' due anni estraniata dal mondo causa contingenze psichiatriche, un po' la pessima scelta per un periodo decisamente troppo lungo di sostituire buona parte del reale con il virtuale mi abbiano quantomeno arrugginita.
I miei ingranaggi relazionali cigolano, non poco.

Beh sta di fatto che, nonostante tutto - pause dal mondo comprese - ho sempre sopperito alla poca voglia di più persone attorno con enormi infatuazioni.

Fissazioni imbarazzanti nei confronti di individui che, per un motivo o per l'altro, suscitavano il mio interesse.

Nel virtuale per l'abilità nello scrivere e nell'interagire brillantemente, nel reale per il modo di camminare, per l'espressione di risposta alle mie occhiatacce, per la reazione alle mie pessime uscite da ubriaca e cose così.
Indipendentemente da sesso, razza, età ( e sull'età si sprecherebbero gli aneddoti migliori, ma ora non è il caso di tirare fuori pure quelli).

Ho sempre avuto grandi amori inutili per amiche, per amici, per partner, commessi, ristoratori, capi di lavoro, matti di paese.
Il tutto basato unicamente sulla mia mania di coinvolgermi in base a elementi del tutto irrilevanti.

E sono sempre - dove dico "sempre" intendo "sempre" -  riuscita ad instaurare il tipo di rapporto che volevo ogni volta che decidevo ne valesse la pena.
La cosa mi rasserenava.

E ora?
Ora vado a fissarmi su di un individuo - poverello: non ha mica fatto niente di male per meritarsi tutto questo - che è così sfuggente, silenzioso e sulle sue che a volte verrebbe voglia di attaccargli un morsetto al lobo dell'orecchio destro e lasciar partire una scarica elettrica giusto per vedere se è ancora tra noi.

E che anche se dice che non è vero riesce a farmi sentire una stalker per il semplice fatto di esistere.
Che mi sta a tipo cento metri da casa ma non mi azzardo più a chiedergli niente, manco un caffé perché c'è un limite all'invadenza, persino alla mia.
E che suscita ilarità nei miei coinquilini, in parte perché "Filippona" a me non l'aveva mai detto nessuno e in parte perché è raro mettermi in difficoltà su 'ste cose, in parte perché ogni scusa è buona per prendermi per il culo.

Comunque il succo di questo inutile post è:
sono del tutto basita
non mi era mai successo da che ho memoria sociale
la cosa mi lascia interdetta e frustrata

non so come comportarmi.

Voi non potete comprendere appieno il dramma.
Solo Fumetto può, ammorbato per ore nel merito, tanto che un paio di sere fa è entrato in cucina dicendo riguardo all'argomento "Ohi ci pensavo ieri sera prima di addormentarmi".

Ah nulla gente, mi tocca ammetterlo.
Non ho altro da fare.
Battuta su tutta la linea da uno sconosciuto qualunque.
Con un taglio di capelli curioso, una sciarpa flash e nonostante la sospetta assenza di Timberland, ferrarese.
"Dove andremo a finire?" chiede la mia autostima.

sabato 26 febbraio 2011

Luoghi comuni

Uomini e donne sono diversi tra loro.
A diversi livelli.
Per esempio: spesso le donne non capiscono un cazzo di geografia.

Non lo so perché.
Sarà che il cromosoma Y oltre ai geni per la mascolinizzazione e un paio per l'idiozia contiene pure un tuttocittà, sarà che la letteratura è troppo per loro, sarà che nelle mutande hanno un solo testicolo e l'altra palletta è un gps, ma ogni fottuto individuo di sesso maschile che ho incontrato nella mia vita ha cercato d'insegnarmi cose come "Dove si trovano le Hawaii" o "Con cosa confina la Lituania".
Ma chiessenefrega.

Sono fermamente convinta che nelle ovaie si trovino mirabolanti scorte - perché le nostre sono gonadi entrambe - di dati riguardanti smalto per unghie, tampax, matite per occhi, come pulire un bagno, sindrome da crocerossina, manie ossessive e tutte le serie di una mamma per amica, ma mica sento l'esigenza di condividerle con l'altra metà del cielo.

Poi la geografia spoetizza tutto.

Ho sempre pensato le Maldive come luoghi relegati all'immaginario e alle cartoline, se proprio proprio alle foto di Corona e Belen, la Malesia come alternanza di costumi sgargianti a luoghi poco esplorati, soprattutto da personaggi di libri scritti tanto tempo fa, Brescia come città del sud Italia perché il nome da nord secondo me non ce l'ha per niente.

Non mi sono rassegnata all'esistenza della Basilicata nemmeno dopo averci pernottato ed essermici ubriacata così indegnamente da aver lasciato il mio numero di cellulare ad un punkammonnezza inguardabile e passato mezza serata a molestare una mantide religiosa piuttosto contrariata.

- Come fai a non sapere dove sia Nuova Dheli?
- Hai presente la A14? No?!
- Ma dai, come fai a non sapere che è in Abruzzo?

Dunque.
Ci ho messo due viaggi in Sardegna a ricordare Olbia-Livorno e un tre-quattro di mesi per interiorizzare quale delle due fosse nel continente.
Non ricordo assolutamente quante siano le regioni d'Italia (20, 21, 22 boh).
Ricordo vagamente dove si trova la Libia giusto perché ormai da quello stato si alzano colonne di fumo così alte che le vedo dalla finestra.

E so che non sono l'unica ridotta così.
Donne, ammettiamolo: spesso non capiamo un cazzo di geografia.

Poi però formulo una delle mie riflessioni generaliste e inutili, di quelle buone a lavarsi la coscienza butterata da crateri di lacune nozionistiche da scuole medie, e per niente originali e mi tranquillizzo.
Donne: spesso gli uomini non capiscono un cazzo di tutto il resto.

giovedì 24 febbraio 2011

Mattina 3

Ieri sera, dopo una breve ma intensa crisi di nervi, sono andata a letto.
Sarà stata l'una.

I coabitanti di questa casa sono tornati alle due e un quarto e mentre io ancora cercavo di addormentarmi, suoni inquietanti giungevano dalla cucina.

Sono riuscita a dormire più o meno quattro ore e mezza.

Ho posposto la sveglia almeno cinque volte, mi sono alzata, sono uscita a fare colazione che a me piace farla in compagnia, passando prima per il bagno a fingere di pettinarmi rendendomi conto che la mia faccia era ancora ridotta così male che manco ad un becchino l'avrei mostrata.
Non volevo pormi il problema su che fosse quella roba rossa schizzata un po' in giro.

Esco, colaziono, fumo una sigaretta al telefono con un'amica, torno in casa e svuoto la scrivania, entro in cucina per preparare la tanica di caffè.

Sul fornello una pentola contenente non so che, all'apparenza cinque Kg di scamorza prima cotta poi lasciata lì, insomma non so ma c'aveva 'na consistenza strana, una discreta vomitata nel lavello, un Economista che esce dalla sua stanza in mutande, mi guarda e inizia a ridere e mi aggiorna sulla nottata:
"Siamo andati al Mc, abbiamo molestato un sacco il tizio poveretto chiedendogli dei Mc Spritz e Mc Birra, ce ne siamo andati in giro per il posto con le facce dentro alle sagome di cartone per fare le foto" etc.

Primo anno compare moribondo
- Che mal di testa..
- Ma ..hai vomitato nel lavello
- Mah, io non mi ricordo niente.. di chi è oggi il turno lavaggio piatti? ... Tazza!
- Scusa?
- Ci ho provato.

Sarà una giornata lunga.
Ah, quelli nella pentola erano Risoni, messi lì a bollire e poi abbandonati al loro destino mentre tutti si addormentavano.
La prossima volta che rischierò di morire in un incendio vorrei almeno che fosse per salvare un gatto, sennò tutti quei telefilm che me li sono vista a fare?
Vasco non ha capito un cazzo: questa è vita spericolata.

Brutti pensieri

Ogni tanto si avrebbe voglia di prendere qualcuno per chiedergli "Ti siederesti qui ad ascoltare?" e poi raccontargli tutto.

Tutto quello che ti fa venire una paura maledetta, tutto quello che ti manca, tutto quello che ricordi e hai paura di dimenticare perché sai che succede e non puoi farci granché.
Poi sai che parlando capiresti tante cose, ma non risolveresti nulla.
Realizzeresti che quello che avresti davvero desiderato non c'è, non è mai esistito e non può esistere e riconoscerlo schiaccia, forte, e nausea tanto.

E per nulla ti saresti presa un rischio inutile raccontando tutto a qualcuno che con ogni probabilità domani nemmeno sarà più lì perché fidarsi in alcuni casi è solo un gesto avventato che sposta di poco l'angoscia e poi le sale sopra appesantendola ancora un po'.

E l'unica cosa che ti rimane è farti una vomitata, ricacciare indietro i pensieri e riempirti la testa d'altro.
Penso che della segatura potrebbe andare bene.

mercoledì 23 febbraio 2011

Alla terza sigaretta

Questa volta non ho proprio idea di come c'ero arrivata nel salone del ristorante dove lavorava Alberto.
Me ne stavo riversa su una sedia, non ricordo chi fosse rimasto a fianco a me: ero con un gruppo di amici numeroso.
Ogni tanto mi alzavo barcollando per dirigermi in cucina.
Alberto con estrema condiscendenza mi aveva riaccompagnata alla sedia una, due, tre volte.
Alla quarta, non se se di proposito o meno, la brocca di non so che all'arancia che portava in un braccio me l'aveva rovesciata addosso.
- Mannaggia, scusa
- Fa gnegnte
biascicavo.

Anche un altro dei cuochi era uscito dalla cucina, per venirmi a prendere un po' in giro.
Di solito lavora in un'osteria di fianco al duomo.

Una volta rimessa seduta, un po' bagnata ma insomma niente di grave, i cuochi tornati in cucina che il locale continuava a essere pieno di gente, mi si era parata di fronte una ragazzetta bassissima e magrissima che a prima vista pareva avere tipo sette anni.
- Heheh, nanetta checc'hai che gnon ti cognosco?
- Senti, non fare la gnorri

Era un po' troppo aggressiva quella microba per i mie gusti.
Mentre assumevo (faticosamente) un'espressione contrariata, lei aveva iniziato a dire:
- Devi sapere che Ruggero non è quello che credi.
- Ruggièero chì?!
- Quello.

Fuori dal ristorante, che stava in un palazzone di cemento a diversi piani, passava quello che conoscevo come Ruggero.
Tornata d'improvviso lucida avevo preso a seguirlo, lasciando alle spalle una microba incazzatissima che sproloquava cose tipo "Io ero la sua ragazza, stai attenta".
Mah.
- Ruggero!
Non si girava e da lontano la microba urlava "Chiamalo Marco".

Lui ormai mi aveva distanziata, di lontano lo avevo chiamato Marco e lui sentendo la voce attutita dal chiasso dei passanti si era girato a guardarsi attorno ma non abbastanza per vedere me.

Sapevo di doverlo seguire e presi la stessa scala sulla quale lui stava salendo, ma dovevo fingere - nella mia testa - di essere lì per sbaglio.
Persi un guanto marrone a righe mentre lo rincorrevo di nascosto.

Alla cima delle scale si apriva una terrazza con alcuni fili di panni stesi e Marco o Ruggero - non lo sapevo più - che faceva foto.
Alcune persone erano sedute a guardare.
Tra di loro c'era Mela, a guardare Ruggero/Marco che faceva foto.
Lui mi aveva rivolto un sorriso ed un cenno di saluto vedendomi arrivare, poi aveva ripreso a concentrarsi sull'orizzonte.

Mela mi aveva detto piano, per non disturbare gli altri spettatori:
- Ciao, andiamo a prendere un caffè?
- Ok
e così lasciando la terrazza e disinteressandoci di problemi d'identità di un semisconosciuto ci eravamo dirette ad un bar, in una via che pareva di Ginevra dove sapevamo ci avrebbe raggiunte presto Lalù.

Lalù in quel periodo insegnava: dopo una laurea in scienze della cultura lei e i suoi ricci stavano per dare il primo esame alla specialistica in psicologia.
Nel frattempo correggeva improbabili libri pieni di esercizi di bambini della sua classe.

- Uè, ciao! Sentite ma non capisco una cosa in questo esercizio.

Sulla pagina del libro che ci stava mostrando c'era un breve incipit da racconto con a fianco un'immagine raffigurante diversi personaggi animali disposti ordinatamente su di un ramo.
Era in inglese.

- Mah, mi pare che qui vada trovato il personaggio che in base alla descrizione non c'entra niente e penso sia il baco.
- Hai ragione! Grazie!

Strano, perché non sono mai stata brava in queste cose, né da piccola né da grande, specie in inglese, figuriamoci dopo una sbronza e un inseguimento con tanto di guanto marrone perso dietro a un semiconoscente incitata da una microba antipatica.
Per questo avrei dovuto capire subito che si trattava di un sogno.
Sarà stata colpa del pollo al burro e funghi.

Mattina 2

- Sto miele ha fatto diventare il mio caffè alcolico

- Adesso vado all'esame, rispondo all'appello, poi vado a correre, ciao

- Ma che ore sono?
- Le nove e dieci
- Ah, ho dormito tre ore, fico

- Un mio amico ha un cane che parla: tu gli dici "Come stai Brando?" e lui rispondeva "Auauauuuuuah"

- Che ore sono? Devo tenere costantemente sotto controllo il tempo

- Se volete cose di cani parlanti ieri a Mistero c'era uno che diceva che un cane abbaiava dalla tomba
- Forse era vivo

Spam pim pum pam


- Ops. Comunque il servizio con la casa dei fantasmi è fichissimo, il bello è che quello che passava c'aveva un lenzuolo in testa e si vedeva da mò
- Ma sì due ragazzetti vanno a ballare in uno stabile disabitato, passa un fantasma, guardacaso uno filma, arrivano a seguire l'ectoplasma e arrivano in un punto dove c'è scritto "I love you Satana Forever" o "Sei mio per sempre".

- Dragostea ding deng.

- Poi c'era un disegno con un pisellone.
Che ore sono?

- Io me sò lavato le palle per il mio vicino d'aereo
- ...
- La faccia di Tazza è bellissima!
- Quannò sta a fà 'à crema è ora di toglierle dal forno

- Ma che hai scritto sul blog?
Ma hai scritto il mì nome?
- No no..
- Comunque sulle palle sporche ce n'ho tante, poi te le racconto
- ...

martedì 22 febbraio 2011

Mai mangiare spaghetti gorgonzola e fagiolini guardando l'Enigmista e bevendo vino rosso.

Somigliava terribilmente ad una psicopatica plagiata che avevo conosciuto in rete.
Lunghi capelli scuri, sorriso amichevole, uno dei  soliti completi neri.
- Mi presti la macchina così faccio prima?
le avevo chiesto
- Sì, ma stai attenta
mi aveva risposto
- La macchina è una punto?
- No, una panda

E mi aveva lasciato le chiavi della panda da recuperare, fila centrale del parcheggio, bianca.
Mi ero avviata tra le auto e solo continuando a far scattare l'apertura automatica riuscii a trovarla  tra tutte.
Era una punto.

Salendo avviai e mi diressi dall'altra parte del mio paese ed ero un po' confusa a scoprire che dall'altra parte avevano spostato tutto quello che prima era vicino al parcheggio dal quale ero partita.

Dietro al bancone di una baracchina, di fronte alla quale era spuntato un luna park come può succedere nei giorni di festa, stava lavorando una tipa che se la chiamano Battistuta un motivo c'è.
Mi ignora.
Al bancone a fianco una tardona, probabilmente già vista in qualche film mi apostrofa:
- Beh è da un po' che non ci vediamo
- Eh no
e declama poi ad alta voce
- Mah, non saprei dire come mai ora tutti il gelato lo prendete da quel tizio, ma se è solo robaccia
- Ah sì?
risposi io leccando un cono che era sbucato dal nulla.
- Massì dai come quello che stai mangiando.
- Sarà, ciao

K arrivava in lontananza, fermandomi già da lontanto.
-
- Che dici? Non capisco.
-
- Eh?  Cheppalle, K non ti sento, scrivi.

Mentre cercavo di capire cosa K volesse dirmi un tendone bianco ci aveva sollevati da terra trascinandoci con sé mentre veniva chiuso.
In aria, all'altezza in cui il grande telo era stato arrotolato, io e K tacevamo.
Tirai una cordina e fummo buttati giù.

Eravamo atterrati in un punto in cui diversi personaggi evidentemente arabi vendevano chincaglierie.
K ne cercò una per sua moglie, senza trovarla.

Devo andare avanti ancora per molto?
Nel resto del sogno:
- un tizio altissimo ci ruba una tavoletta di cioccolata e io lo prendo e lo sgrido un sacco, K scompare
- Primo Anno viene bocciato ad un esame (non diteglielo che ne ha uno oggi e uno domani) noi lo consoliamo con una cioccolata fatta al microonde in una tazza sbeccata e lui piange un sacco con la faccia tutta rossissima e nessuno fa caso che in realtà non siamo a casa ma in mezzo ad un sacco di macerie e attacchiamo la spina del microonde con un dispositivo simile alla coda di un personaggio di Avatar
- Mia cugina inizia a scrivere le sue memorie e si trova molto triste a guardare da qui al passato, e ha 14 anni.

Fidatevi del titolo di questo post.

lunedì 21 febbraio 2011

La sindrome di SV

Un'ansia di fondo mi attanaglia e raduna all'interno della mia scatola cranica dubbi e incertezze.
Perché mi sono iscritta all'università?
Cosa porta un maschio bianco già di dubbio fascino a peggiorarsi  indossando piumini neri lunghi?
Come muore la prima vittima di "Dieci piccoli indiani" (o meglio "Dieci piccoli negri"?)
Esiste una carriera che mi permetta di diventare prima o poi un pirata somalo?

Boh.

Però, prima che questi interrogativi mi rapissero, pensavo a un aspetto veramente ridicolo e un po' inquietante  della nerditudine.
Quella di internet, dei blog (che non so bene come si chiami nello specifico), di quelli che intrecciano conoscenze online interpersonali più che informatiche, che dopo un po' c'hanno il loro paesello virtuale con le visite di cortesia stile piccole donne, che si sentono regolarmente con altri sociopatici per parlare di "Quell'edit", "Quel post", "Ma chi glielo ha fatto quel template" e "Chi è lo stronzo che commenta sotto proxy e falso nome no stavolta non sono io".
Tipo me.
Ma siamo tanti, ammettetelo che è il primo passo per raggiungere un livello di autocoscienza superiore (sì l'ho presa da Scientology).

Noi nerd di cotanta infima risma, c'abbiamo - tra i tanti - un problemino che non so come si chiami e che quindi nominerò io: la sindrome di Super Vicky.

No, non siamo capaci di sollevare armadi indossando improbabili grembiulini rossi né abbiamo un fratello che canta negli Smashing Pumpkins (adoro le leggende metropolitane).

Siamo abituati a rapporti accendi-spegni.

Qualcuno nel virtuale ci interessa particolarmente?
E via: ore di Skype, chiacchere su chiacchere, racconto delle nostre tristi vite, invio di foto et similia per settimane.
Qualcosa ci irrita nella websfera? Non dico che si spenga il pc - pf, impossibile - ma ci si da alla macchia dell'invisibilità, si rimane a lurkare e se proprio si deve si esce pure un po' di casa.
E gli intrallazzi sentimentali?

- Oh ma quella di cui mi avevi parlato ti piace o no?
- Mmm, non lo so, lo scopro mercoledì
- Come mercoledì?
- Eh sta a 400 Km da qui, mercoledì ci vediamo
- Ah, e una più vicina?
- No no, poi ci si deve vedere anche se magari non ti va, si diventa una coppia, ci si annoia subito, si deve parlare
- Ma vi sentite ogni 5 minuti tra chat, blog, facebook e cellulare
- Eh ma è perché sta lontana
- ...

Insomma, niente da fare.
Siamo inquietati dal fastidio della realtà.
Che non puoi spegnere con un pulsante.
Che non finge di sottostare al tuo pateticamente pretestuoso controllo.
Che procede anche senza di te ma tu te ne freghi tanto il tempo online credi di poterlo gestire tu.

E quella del controllo non è altro che mera illusione data da un confortante possibilismo e niente più.

Per quanto mi riguarda mi va benissimo: Super Vicky è sempre stata la mia serie preferita.
Solo che erano gli altri i personaggi che ogni tanto avrei voluto spegnere.
E qui, in assenza di pulsanti, sfogo il mio irritamento sui passanti.
Ma sogno ancora un dispositivo elettrico da poter accendere e spegnere a piacimento per potermi liberare delle persone nel momento in cui non mi vanno che non sia il respiratore della mia bisnonna.

sabato 19 febbraio 2011

Insomma

Non capite proprio 'na ceppa, lasciatevelo dire.
E non ho scritto "'na minchia" solo perché vi prendete il disturbo di leggermi e mi sentirei in colpa ad insultarvi troppo aspramente, ma il senso era quello.

Quale parte di "Torno" non vi è chiara?

Torno quando mi passa il sonno cronico che al momento accompagna le mie giornate dall'inizio alla fine.
Stasera al lavoro ero così assonnata e il mio capo K così demotivato dal farmi proposte sconce visto il mio stato di prostrazione psicofisica che siamo finiti a far battute sui cognomi degli ordini da asporto "Peli", "Biondi" e "Pubi".
Eravamo così tristi da ascoltare nel farcele e ridercele che almeno almeno un paio di siti di mia conoscenza ci avrebbero pubblicati alla grande.
Torno quando il mio spacciatore la smette di latitare, che sennò come pensate mi possa venire in mente di scrivere certe cose.
Dal vivo ne dico molto di peggio (chiedete a Compagno di Stanza).
Torno quando il livello della mia autostima verrà riequilibrato dopo una triste non-vicenda inutile che mi fa proprio rimpiangere l'immediatezza del contatto virtuale e l'assoluta opzionalità della depilazione che nel contempo offre.

Intanto scrivo questo in parte perché non ho niente da fare al momento essendo influenzata - strano che m'ammali - e in parte per un altro motivo che non vi dico.

Comunque torno.
Quando mi va.
Magari lunedì.
Probabilmente domani.
Forse tra mezz'ora.
Però - checcazzo - almeno leggete con il cervello attaccato, sennò capite fischi per fiaschi e magari sperate di liberarvi di me una volta per tutte e invece no.
Non ce la farete mai, sappiatelo.

mercoledì 16 febbraio 2011

Mezzatazza muore

Di noia.
Nel virtuale ormai mi rompo un po' le palle e ho deciso di partire per una nuova avventura: pulire il bagno.
Quindi, è stato bello conoscervi, non so se ne uscirò viva, sappiate che vi ho amati davvero, voi tre lettori ossessivi che vi fingete almeno cinque.

Poi torno.
Quando la smetteranno di arrivare messaggi insulsi di spam in posta su post altrui - non per male, ma se non vi leggo non sarà un messaggio standard a portarvi il mio fottuto click che immagino sia di vitale importanza - commenti idioti su vicende noiose - tipo la geniale signorina che si bullava di aver preso in giro un maniaco sfigato: no ma tu invece devi avere una vita piena e interessante per trovare la cosa divertente e venirlo a scrivere nel mio blog che manco so chi sei - e problemi legati a chi ha risposto come ai vostri commenti.

Cioè, non per male, ma non me ne frega granché di 'ste cose.
Allora, tre lettori misteriosi, fate pace con il cervello, mitigate le vostre personalità multiple, fate un respiro profondo e piantatela di rompere le palle.

Chi ha bisogno di me può trovarmi nel reale.
Saluti.

sabato 12 febbraio 2011

Per ridirlo.

Il momento più bello è uno a caso tra la mattina e la sera, quello con le tapparelle un po' abbassate che non sapresti dire l'ora.
A pancia bassa vicini, sul letto, poi senza vestiti che sono di troppo.
Il momento migliore è quando si è insieme a parlare poco e di niente e tu e le tue dita mi disegnate gigli sulla schiena e sembrate calmi e sembrate eterni, perché il tempo lì non conta minuti né quanti fiori potresti ancora inventarmi addosso né le parole che dovrei tirare fuori per descriverlo di più.
Rimaniamo un altro po'.

venerdì 11 febbraio 2011

A quest'ora, in cucina.

- Tazza ma te stai a fà schiavizzà da Primo Anno da tutta sera? Che giri a prendere e mettere film che manco vuoi vedere?

- Sì, ma mi ha fatta ridere stasera quindi va bene dai

- Allora vè guardate Donnie Darko?
- Ma certo! Wikipedia dice che un film generazionale degli anni '90, dai è imperdibile

- Oh io Donnie Darko sul serio: provavo di guardarlo ed ero presa da attacchi di nacolessia e il mio ex era incazzatissimo perché non riuscivo a stare sveglia

- Oh ogni volta che ne parli, quell'uomo acquista punti
- Ma davvero, poveretto.
- 'mmazza un eroe
- Chissà come ha fatto

- Sì sì lo so, quando ci ripenso sto ancora male, porello.

- Madonna..
- Ma quanto siete stati insieme?

- Cinque anni e mezzo

- 'mmazza.
- E poi è asceso al cielo?

Sguardo d'intesa mascolina e saccente tra i due uomini presenti, e all'unisono..

- Santo subito.

giovedì 10 febbraio 2011

Pro e contro della coabitazione con 4 maschi

Pro:
- Non corro il rischio di mescolare con loro la biancheria dopo che è stata lavata.
- Il mio autismo telematico è bilanciato dal loro, votato alla playstation e alle sparatorie ('Ma siete lì da tre ore' 'Salviamo il mondo e abbiamo finito')
- Abbiamo gli stessi gusti in fatto di film, meno che per il trash e gli inseguimenti e le esplosioni inutili, che piacciono di più a me
- Non hanno fisime sul tipo di bagnoschiuma che porti a casa quando la spesa la fai tu
- Non hanno fisime nel portare fino a casa un carrello del supermercato quando la spesa è troppa, dove per carrello intendo l'entità fisica ruotedotata.
- Avendo interesse nullo nell'indispormi, ogni volta che chiedo "Sembro un'idiota vestita così?" la risposta è "No no stai bene"
- Cucinano volentieri e piuttosto bene
- Hanno mamme che - temendo un loro deperimento fisico - ci riempiono di cibo (tributo alla mamma di Fumetto, che ho eletto a donna della mia vita) volentieri e molto bene.
- Al bisogno ti insegnano a smontare un portatile per pulire la ventola.

Contro:
- La loro affinità per l'entropia è alta quanto la mia, ma in quanto femmina con educazione femminile - nonché cattolica - sulle spalle, io mi sento in colpa
- Vanno avanti - come me - senza pulire il bagno per mesi, e ho idea che cederò di nuovo per prima, forse.
- Ogni tanto mi dicono che sono un cesso (grazie, Fumetto) minando così l'autostima che il capo pizzaiolo ha così faticosamente contribuito a costruire
- Uomini e donne sono biologicamente diversi: i loro peli hanno la capacità di migrare e arrivare ovunque, temo che prima o poi ci sbatteranno fuori di casa.

Mah, "Contro" poi per modo di dire.

mercoledì 9 febbraio 2011

Devo solo smettere di arrossire.

Ok, lo faccio?
Non lo faccio? 
E perché non dovrei?
Ma dai, avrà al massimo vent'anni.
Massì, allora gli dico: "Ciao ti chiami Francesco? O al massimo Michelangelo? Perché sei proprio uguale ad un tizio che ho conosciuto tipo mille anni fa e tu sei identico, cioè somigli un sacco a come penso lui potrebbe essere.
Tutto risale ad un pomeriggio modenese di primavera di quando avevo sedici anni, e avevo perso l'agenda, allora 'sto cinno - che era strapiccolo - ..."  eppoi amen, al massimo mi manda affanculo.


- Ciao, tu ti chiami Francesco?
- Mmm, no, non in questa vita
- Oh.
- Che studi?
- Medicina, tu?
- Ingegneria, tu da che parte vai? Io di qua.
- Anche io.
- Andiamo allora.

A volte mi dimentico che non è necessario costruire romanzi assurdi e contorti per una cosa tanto semplice.
Peccato però: la storia strappalacrime e assolutamente idiota che avevo inventato a me piaceva.
Prima o poi troverò qualcuno a cui raccontarla, per adesso va bene così.


Fino alla fine del caffè non metto titoli

Ormai s'è capito che una delle attività della rete più appetitosa, agli occhi di molti sprovveduti che nella fugace soddisfazione di una decina di "Like" - o altre diavolerie di altri social network - la praticano compulsivamente, troviamo scrivere battute.
Umorismo e battute.
E pezzi satirici.
Ebbasta.
Ora, non per male, ma iniziate a essere un filino esagerati.

Poi chiarisco un concetto: scrivere minchiate ed essere condivisi da gente che passa le giornate ad aggiornare la propria immagine su fb a seconda della follia universale di moda quel giorno, non significa essere in gamba.
Significa che siete trendy, un po' come una borsa o un paio di occhiali di stagione o Maria Montessori: l'importante è esserene muniti quando serve.
E allora via: ogni quindici secondi qualcuno che non potremmo che considerare intelligente viste le cose fichissime che linka, condividerà.

Scusate - dove per scusate intendo vaffanculo - però terrei a specificare che qualunque video di Luca Giurato appare assai più divertente e puntuale della maggior parte di post che vedo girare in rete.
Siete l'equivalente telematico della cessa della terza B che esce dal bagno con la gonna scozzese infilata nei collant 80 denari color carne e un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa.
Siete un funerale del Bagaglino.
Siete la triste decadenza di un premier che come massima ambizione coltiva la sessodipendenza.

Insomma, siete dei rompicazzo.

Ma non potete uscire, fare cose, vedere gente?
Ampliare un po' i vostri orizzonti chiusi tra le pagine del Fatto Quotidiano e Youporn?
Con tutto il rispetto per la masturbazione compulsiva, fuori c'è un mondo che non si ferma a Travaglio.
E spesso spero che stiate costantemente al pc perché della sua esistenza ancora nessuno vi ha parlato, che se fosse perché pensate di essere particolarmente fichissimi.. spiacenti: no.

martedì 8 febbraio 2011

Brucia

Vi capita mai di ricordare all'improvviso un sogno, mentre state facendo tutt'altra cosa?
A me di continuo.
Vi capita mai di ricordare d'improvviso un sogno, mentre state facendo tutt'altra cosa, e d'incazzarvi a morte perché questo sogno riguarda una questione chiusa, archiviata, per la quale ormai siete ragionevolmente placate ma nonostante questo magicamente si risveglia il nervoso dei primi giorni e avreste voglia di prendere a schiaffi la prima persona che incontrate per strada?
A me di continuo.

Qualcosa come mezzo minuto fa ho ricordato il sogno di stanotte.

Chiaccheravo con una tipa mai vista, anche se so bene chi è.
Facevamo colazione in un bar di Bologna e le spiegavo: "Non è che tu mi stia molto simpatica e nemmeno molto antipatica perché non ti conosco, però mi dispiace per la scopata con il tuo moroso, perché non sono cose da me".
E lei, molto tranquillamente rispondeva: "Succede, che ci vuoi fare. Prendiamo un bicchiere di vino adesso?".
Al che ribattevo: "Meglio una bottiglia".

E me ne stavo lì: attanagliata da un misto tra senso di colpa e nervoso a parlare con questa tipa del nulla, rimanevo perché il minimo che potessi fare dopo essermi comportata da stronza nei suoi sconosciuti confronti era bere con lei una bottiglia di vino rosso e ascoltare le sue inutilità.

Detesto sentirmi in colpa nei sogni, perché è una sensazione sgradevole che durante la giornata mi segue e si trasforma in nausea leggera che porto appresso fino a sera.

Odio il fatto che la mia testa ancora rigurgiti la questione, per la quale oltretutto fino a poco fa riempivo il blog di noiosissimi post da dodicenne e io così cretina non sono mai stata nemmeno in terza media.
Non sopporto di essermi trovata a dover fare sogni su 'ste robe, checcazzo, sono bigotta come le lasagne di Suor Germana e mi trovo a scopare con un blogger qualunque il quale oltretutto annuncia fin dall'inizio "Sono uno stronzo, sappilo" e detto questo automaticamente legittima qualunque cosa, fa quella straminchia che gli pare e passa a trovarmi - perché ero di strada, mica per altro - quando si è appena trovato la fidanzata?

Cioè, nulla da dire in linea di principio: per me la gente può fare quello che preferisce.
Io no però.
M'innervosisce l'avercela ancora un po' per una cosa che mi aveva detto "Sì, la faremo" e poi invece no, m'innervosisce incespicare nel blog di lui e in quello di lei - sì un'allegra e patetica menata che anziché essere avvenuta in un ridicolo paesello reale si è collocata in una rivoltante dimensione virtuale che è peggio della piazza di casa mia alla domenica quanto a spazio - e m'innervosisce maledettamente questo sogno.

Per indole non sono mai stata quella che si lasciava mettere i piedi in testa o le mani nelle mutande dal primo sfigato che sapeva mettere in fila tre con gli accenti tutti giusti, ma a quanto pare ho sopravvalutato la mia personalità, o la tenuta della mia biancheria intima.

E adesso ci penserò per un po', perché non sono capace di fare cose sbagliate liquidandole con un "amen", o di dimenticarmi perché qualcuno mi è piaciuto abbastanza da pormi problemi in merito o di ignorare uno stupido sogno che pesta la mia maledetta coda di paglia morale.

E quindi ecco un altro post inutile da dodicenne, che se la me di dodici anni fa mi vedesse ora chissà quante insolenze mi direbbe.
"Tazza, ma brutta testa di cazzo, chemminchia combini? Lo sai che poi ti fai le paranoie, sei una deficiente, lo sai che non sei capace di mandarle giù 'ste cose, chissà per quanto tempo ancora ti brucerà 'sta vicenda".

Lo so.
Ma già che ci sei, sfigato, brucia tu.
Almeno fino a quando non mi sarà passata per quando mi hai detto: "Sì lo faremo" e invece no.
Un tre, quattro anni a occhio e croce.
Vaffanculo.

Biblioteca time.

Ci sono secchioni impenitenti, sciami di fighesse tutte concentrate sulla sfilata per andare e venire dal cortile e uno dei maschi più belli che io abbia mai visto che studia 'na roba cioè troppo figa per i comuni mortali su come creare opere d'arte.
Ci sono bibliotecari tristi e allegri, sciancati e vivaci, odiosi e simpatici, accomunati dall'avere tutti un gran bisogno di qualche amico che consigli loro una salvifica doccia.

C'è la zoccola che non ha ancora capito che i tacchi che hanno da rimbombare nel silenzio per un periodo sufficiente a colmare il suo bisogno d'autostima sono una rottura di palle per il resto del mondo e tutti noi preferiremmo si portasse direttamente un vassallo per annunciarla piuttosto che quelle scarpe inaffrontabili.
C'è il gruppetto di maschi intrombati che pensa di essere ancora in seconda superiore e ridacchia di continuo (perché c'è il sole, perché piove, perché la tizia con il caschetto nero ha le calze blu, perché la Juve ha fatto gol, perché l'acqua in feezer forma il ghiaccio) fermandosi ogni tanto giusto per scendere al bar e ricaricarsi così per una nuova sessione d'ilarità.
C'è uno sciacquone che non funziona e vi auguro di non doverlo mai scoprire dopo aver fatto quella grossa.

Sono riuscita a non litigare ancora con nessuno.

Ho evitato di prendere per i capelli la zoccoletta BVDL (Bella vista da lontano) che pare la versione made in Romania di una gnocca originale e si ricopre di strass, profumo e sorrisi rivolti a chiunque e che vorrei lanciare dalla finestra per la sua mania odiosa di mandare 74 sms all'ora ad una distanza insufficiente dal mio orecchio destro.
Non ho ancora insultato il tizio che probabilmente in gioventù fu la comparsa del coniglietto in Bambi e al quale vorrei dire "Tippete dei miei coglioni vedi di piantarla di sbattere quel piede o te lo infilo nel naso e lo rivedrai magicamente sbucare dal culo".
Ancora non ho risposto "Taci stronzo" all'impiegato molesto che ogni giorno mi fa la stessa maledettissima battuta sull'altezza.

Ma c'è sempre tempo
Nella fattispecie, ora è tempo di andare in biblioteca, e sono di pessimo umore.

lunedì 7 febbraio 2011

"E come tutte le più belle cose"

Correva l'anno 2009 credo, e io mi ero troppo distratta per realizzare che stesse passando così di fretta.
Me ne accorsi che era ormai tardi, per raggiungerlo.

In una delle mattine d'estate in quell'anno, a prendere un caffè per consolarsi di tante cose, avevo incontrato Leli, un'amica.
Leli ha gli occhi grandi, una piccola bocca simile ad un cuore ed un naso che non le piace.
Quella mattina tutto il suo viso era triste, anche il naso che non le piace per niente e gli occhi, arrotondati di un brutto stupore.
"La ragazza bionda ha avuto un incidente".
"Come la ragazza bionda, quella che viene in biblioteca? Quella bella? Quella gentile?"
"Sì".

La ragazza bionda era davvero molto bella, con il suo caschetto liscio, gli abiti perfetti, l'espressione mista tra il serio e il divertito.

Veniva in biblioteca proprio perché le toccava finire le scuole superiori e poi per il futuro di studiare non ne aveva più voglia ed era così perfetta e sorridente che pareva insulso per una creatura simile preoccuparsi del domani.
La ragazza bionda sembrava entrasse nelle stanze solo per migliorarle un po': lei arrivava e si accendeva come un'altra grande lampadina, in mezzo a tutti quei neon.
Era così gentile che noi, più vecchie e arruffate e per niente perfette, nemmeno avevamo voglia d'invidiarla e le sorridevamo indietro a vederla e ogni volta ci dicevamo: "Che bella che è", "Sì e poi è tanto carina nei modi", "Sì è proprio vero".

In quella mattina d'estate erano arrivate altre amiche al bar: Lalù e Mela e loro di quell'anno tenevano bene il passo e stavano dietro ai fatti e li raccontavano anche a me, attorno ad un tavolino rotondo davanti ad un paio di caffè.

"Era uscita con le sue amiche a bere qualcosa l'altra sera, prima che iniziassero gli esami di maturità", Lalù e i suoi ricci avevano iniziato a spiegare.
"A ora di tornare a casa, la sua amica aveva guidato fino a casa propria la macchina della ragazza bionda poi, lasciandole il posto alla guida, l'aveva salutata", continuava a raccontare Mela, insieme alla sigaretta che non aveva ancora acceso.
"E poi non si sa perché sia successo, come sia potuto accadere che anziché fare la curva sia andata diritto" concludeva Leli con gli occhi tondi e lucidi.

La ragazza bionda, anziché girare il volante per tornare a casa sua, aveva mancato una mezza curva finendo in un canale molto brutto.
Il canale era pieno in quel periodo, e la ragazza bionda aveva provato a sganciare la cintura per uscire dalla macchina ormai sommersa, ma non ci era riuscita ed era buio ed era sola.

Non riesco ad immaginare come si possa essere sentita là sotto.
Non voglio pensare a cosa abbia provato il suo fidanzato, svegliato di notte da una telefonata a casa, che aveva voluto andare a vederla subito all'obitorio, accompagnato dal proprio papà che poi diceva ai parenti: "Era bella come sempre".
Non riesco a non rattristarmi ricordando l'esame di maturità delle sue amiche e del ragazzo, di lì a pochi giorni.

La ragazza bionda non era una mia amica, era un personaggio del paese, di quelli che si è abituati ad incontrare, ai quali sorridi volentieri, che ti piacciono a pelle.
In una notte d'estate è morta, lasciando tante persone tristi: quelle che l'amavano davvero e quelle che, abituate a vederla, ancora un po' non ci vogliono credere che non ci sia più.

Di quel 2009 io non ricordo molte cose, che è stato un anno confuso e veloce, lei però la ricordo.
Com'era sempre: bella e sorridente e mi stupisco ogni tanto a credere di vederla, in mezzo al caos del mercato, in fondo al locale nel quale sto entrando, dentro alla biblioteca salite le scale.
Anche se controllo bene ogni volta e ogni volta rimango delusa, lo so che non può più essere lei.

Shallallallallalà - Aiuto.

Fine mattina:
- Allora ciao a tutti, io vado
- Ma V., hai da fare un sacco di strada a piedi, sei senza mp3?
- Eh l'ho dimenticato.
- Se vuoi ti presto il mio, non è che ci piaccia la stessa musica però..
- Sì dai, piuttosto che niente, allora grazie e te lo riporto nel pomeriggio.

Accadeva diverso tempo fa: un'amica tornava a casa dalla biblioteca per il pranzo e aveva un sacco da camminare e le avevo prestato il mio lettore mp3.
Nel primo pomeriggio, ritrovo al bar per il caffè, arriva a restituirmi l'aggeggio dicendomi:
- Grazie per il pensiero ma ti prego: non farmi mai più una cosa del genere.

Anche se da allora ne è passato, il tenore della mia playlist non è cambiato di molto: inizi ad ascoltarla e ti passa la voglia di vivere.
Ti accoglie una mestissima Carmen Consoli, poi arrivano i nofx nervosetti ma comunque poco allegri, si incrociano tristemente De Grogori, Guccini, la mia canzone preferita e altre loro, il pezzo più smorto degli Staind, i momenti difficili degli Oasis, etc etc.
Due giga di musica decisamente deprimente.

Ah no, due canzoni non deprimenti ci sono: questa mi fa un sacco ridere e questa la ascolto compulsivamente da anni ed è bellissima (il video no, è pessimo).

Il fatto è che a me le canzoni piacciono o non piacciono a seconda di quando le ho ascoltate, di chi me le ha fatte conoscere, del punto passato al quale mi riporta per quei due minuti e mezzo risentirle.
Però questa altisonante visione del mio lettore mp3 conduce ad un rapporto un filo problematico con la musica, temo.

Mi porto dietro le pene di Vinicio Capossela, le amarezze di Samuele Bersani, le peggio scene di alcune serie televisive con le loro colonne sonore, e anche un paio di pezzi della Mannoia che non so se sia mai stata felice a questo punto, più un misto di gente straniera, tutta probabilmente morta suicida.

Non è che avreste suggerimenti per una playlist che non provochi autolesionismo e depressione almeno fino alle dieci di mattina..?

venerdì 4 febbraio 2011

No, evidentemente no.

Dunque.

In due giorni ho pestato due cacche di cane, e consiglierei a loro o a qualunque mammifero l'abbia mollata lì di cambiare dieta perché per consistenza e odore mi pare che abbiano un'alimentazione scorretta.

Ho portato in giro in una mano la bicicletta - e una mezza tonnellata di libri nell'altra - perché è da aggiustare, dimenticando che il giovedì pomeriggio qui i negozi sono chiusi.
Mentre entravo nel cancello di casa, sbilanciata da bici e libri, ho strappato la giacca nuova.
Stamattina non ho sentito la sveglia e ho fatto bollire il caffè.
Ho cercato qualcuno con cui litigare per sfogare il nervosismo ma oggi a quanto pare il fottuto mondo è adorabile e non ci sono riuscita.

Ma pestare merde non doveva portare bene?
Fanculo.

giovedì 3 febbraio 2011

No, direi di no.

Lo guardo e non se ne accorge.
Sono vicina e non mi nota.
Gli sorrido e non mi vede.

Considerando che l'amore è cieco, non è che posso considerarlo un buon inizio?

Oh, ma che scherziamo..?

In tutta onestà me la sto un po' facendo sotto.
E non solo per i tre caffè e le quattro sigarette.

Me la sto un po' facendo sotto per quello che leggo in giro a proposito di tutte 'ste storie sulle donne, sulle aspirazioni giovanili e in sintesi su quella subcultura che mi pare sostituisca dall'interno quanto dovrebbe essere dato da educazione e maturazione degli individui.

Checcazzo, siamo messi così male?
Oppure è sempre stato così e io non me ne sono mai accorta?
Possibile.
Però, sarà la vecchiezza nella quale si fa strada a forza la magica formula del "Ai miei tempi" o la lettura di Vanity Fair sempre più assidua, che mi chiedo se non si stia effettivamente involvendo.

"Ai miei tempi", o per meglio dire "Per come mi hanno educata" non andava nemmeno posto il problema della "condizione" della donna in quanto tale.
Il problema è sempre stata la posizione della donna rispetto all'uomo.
In casa mia si lavorava tutti, maschi e femmine, con pari diritti e pari doveri.
I genitori delle mie amiche non meritavano diverso rispetto o considerazione in quanto maschio e femmina, erano solo mamma e papà.
Le gnocche in televisione appartenevano ad un mondo lontano che si guardava la sera e, una volta spenta la tv, scompariva.

Certo, il dibattito sul ruolo della donna nelle aziende, sulle difficoltà nel far carriera e sui diritti legati alla maternità e questioni simili esisteva anche ai miei tempi, ma lì si poneva un problema reale nel riuscire a razionalizzare quelle differenze materiali (gravidanza, dimensioni del corpo calloso, ruolo sociale) che nei secoli avevano disegnato confini apparentemente invalicabili tra un sesso e l'altro.

Non c'era bisogno di specificare di essere sia donne che intelligenti però.
O almeno, pareva un problema superato da tempo.

Ma stiamo scherzando?

Ora pare necessario andare a sottolineare cose tipo: "Ho le tette, ok, ma non sono deficiente".
Per fortuna che ne ho poche allora, ci metteranno più tempo a sgamare la mia idiozia.
Oppure: "Non preoccupatevi, sono un medico, ma anche un cesso, tutto nella norma".

Mi pare si stia un po' perdendo il buonsenso e che si stiano sparando una marea di cazzate.
E fino a che si parla di chi incula Britney Spears mi vanno anche bene, ma che ci si permetta di mettere in discussione questioni che non dovrebbero nemmeno essere accostate ad un punto interrogativo, un po' mi agita.

Questa bagarre, guarda caso promossa dal deficiente per eccellenza e da un esercito di maschi e femmine che ricordano più roditori in calore che esseri umani, è - spero - l'apice della stupidità.

La stupidità è democratica e non è sessista, non dipende dall'essere uomini o dall'essere donne.
La stupidità non so da dove venga ma di sicuro è un prodotto che non risente dell'inflazione.
La stupidità è appetitosa e facile.
In ultima analisi mi chiedo se dipenda dall'essere italiani.

mercoledì 2 febbraio 2011

Io 'ste iniziative non le capisco

E le foto su Repubblica.
E le immagini di donne intelligenti su Facebook.
Boh.
Non è che iniziative simili siano poi così risolutive.

Chiaro, meglio esprimersi che no, ma non dovrebbe essere un senso di decenza e rispetto diffuso a ricordare di default ovvi punti cardine su cui una società civile dovrebbe basarsi?

No, c'è bisogno della vetrina virtuale.

Perché l'essere persone sensate non lo si porta in strada, al bar o ai giardinetti e in posta?
Perché non si educano i figli alla logica e al buonsenso?

Perché serve che il resto del mondo ci ricordi quanto siamo meschini per renderci conto che non come donne, ma come adulti qualunque, è una responsabilità comune accorgersi di come siamo ridotti?

Voi cosa chiedereste?

A me stamattina piacerebbe trovare la lampada di Aladino e chiedere tre cose:
- Vincere al superenalotto
- Poter diventare invisibile
- Mettere al mondo un ingresso per cuffiette come al pc, che se ti va le infili e ascolti, sennò silenzio.

Una manica di ultrasessantenni che vanno dalla stretta parlata ferrarese all'incomprensibilità dell'est europa sfila accanto alla mia finestra verso l'ingresso di questo complesso di palazzine.
Ogni maledetta mattina.
Le odio.
Ridono sguaiate, cinguettano stridule, chiaccherano logorroiche, sempre ad un volume impertinente.
Zitte, stupide megere attempate.
Ce n'è una che rincorre il nipote e lo adora e lo riempie di moine e di "e" aperte e lui gira attorno alternando parolacce di varia natura a urla belluine: "Voglio la mammaaaaaaaaaaa".
Te la affetto e la metto su un piatto di plastica tua mamma la prossima volta che apri quel megafono che ti ritrovi al posto della bocca, piccolo stronzo, ti faccio un portachiavi con i suoi denti.
Le badanti del complesso usano le loro ore libere per uscire in branco ad acquistare chincaglierie nei mille negozi cinesi della città e quando le incroci e magari tieni loro aperta la porta perché ti hanno insegnato così, queste non ti dicono "Grazie" o "Salve".
Ti fissano per un paio di secondi.
Incazzate come iene, uno sguardo che gelerebbe Putin, poi zitte passano oltre.
Potessi scardinare il cancello d'ingresso per inforcarle lo farei.

Non me ne frega niente della pace nel mondo o del buco nell'ozono, della desertificazione o della condizione della donna, io voglio solo silenzio.
E diventare invisibile, così il mondo smetterebbe di rompermi l'anima.
E vincere un sacco di soldi così non mi dovrei più porre il problema dei regali di natale: solo assegni.
Sarebbe bellissimo.

martedì 1 febbraio 2011

Insonnia.

Lù.
Chiama?
Ok

- Uèi
- Ciao Lù, come va?
- Mo bene dai, te?
- A parte l'insonnia tutto ok.
- Ancora non dormi? Cheppalle.
- Lascia stare: ieri mi sono messa a letto alle dieci meno dieci, ho scritto, ho letto, ho fatto training autogeno e alle due ero così scazzata che mi sono tirata su a stendere la roba.
- EH?? COS'HAI FATTO?
- Ho steso roba..
- Ma in che senso??
- Come in che senso? Ho aperto la lavatrice che aveva appena finito e ho steso.
- Aaaaaaah.
- ..eh?
- No, è che pensavo ti fossi drogata.

Fortuna che sono io quella che non dorme.
(Baci Lù)