lunedì 31 gennaio 2011

E invece era solo una sciocca nostalgia

Beh.
Così, dal niente.
Ero qui che pensavo ai fatti miei, e sei saltato fuori tu.
Nel quadrante inferiore destro, tra una patatina ed un morso di kebab.
Tra la cena e la sera.
Tra un momento brutto e uno tranquillo.
Tra una coca cola e una sigaretta.
Come un conato di vomito.

Puntualizziamo un attimo su Ulderico Triponzo

Chiariamo una questione: i due libri per bambini che ho letto di Susanna Tamaro sono bellissimi.

"Va dove ti porta il cuore" lo lessi 14 anni fa perché in televisione dicevano che era bello, non ci capì 'na fava e non me ne può fregare di meno, ma "Il cerchio Magico" (in cui compare Triponzo) e "Cuore di Ciccia" sono strepitosi.

A seguire una breve lista dei primi libri per bambini che ogni individuo dovrebbe leggere entro i 12 anni prima di rompermi la minchia causa autori che cito:

- "Il Cerchio Magico" e "Cuore di Ciccia" sono di Susanna Tamaro.
Nel primo Rick è un cucciolo senza pelliccia (cioè un bambino) accudito da una mamma lupo dopo essere stato abbandonato. La città nella quale si trova il parco all'interno del quale Rick era stato accudito da Wendy (se non ricordo male è il nome della mamma lupo) vive una fase di nevrosi verso la pulizia e l'abolizione della natura, incalzata da campagne elettorali del partito a cui fa apparentemente capo Ulderico Triponzo.
Rick viene ripescato dal parco in fase di demolizione e obbligato a partecipare a questo mondo "civile" e freddo e schifoso.
"Per il sonno dei nostri bambini degli uccellini facciamo spiedini" uno degli slogan della campagna elettorale.
Per fortuna chi non si piega è rimasto.
Il secondo libro parla di Michele, un bambino ciccione che mangiando continuamente colma i suoi vuoti, o almeno ci prova e ha come amico il frigorifero di casa e qualche altro personaggio che non ricordo, una nonna affettuosa e una madre nevrotica. La storia racconta quella parte di vita, del tutto surreale, che a Michele servirà per diventare felice e smettere di essere obeso.
Il primo è molto più bello, ma il secondo, specie per bambini più piccoli, è molto molto carino.


- "Polissena del porcello", "Diana, Cupìdo e il Commendatore", "Ascolta il mio cuore". I tre libri per bambini più belli di Bianca Pitzorno. Meravigliosi, anche per i grandi. I suoi libri meritano tutti.


- "Il Piccolo Principe"

- "La Fabbrica di Cioccolato", "Il GGG" ma poi di Roal Dahl (o come si scrive) sono strepitosi tutti.

- "Oliver Twist" il momento migliore di Dickens.

- "Occhio al Gatto" avvincente, specie se si è sugli otto anni.

- "Le fatiche di Valentina" scritto da un maestro che con i bambini ci deve saper fare, insieme a due seguiti ed una serie successiva.

e poi mi fermo perché non mi va di proseguire oltre.

Ah, nel caso in cui non abbiate ancora letto "L'insostenibile leggerezza dell'essere", non fatelo: una sega mentale lunga non so quante pagine di un cretino che non riesce a tenere il proprio gingillo nelle mutande e sente l'esigenza di giustificarsi al mondo con patetismi arzigogolati e masturbazioni morali degne di un qualunque dodicenne che abbia mangiato un manuale sintattico per voli pindarici.
Se avete superato i 20 anni e ancora vi piace vorrei dirvi: "No".

Umpf.

Annabella porca avida mi da un ammiccante buongiorno mentre consuma a suon di lingua un cazzo senza volto, la spazzatura che vive in cucina si muove, un orzaiolo molesta il mio occhio destro e il caffè fa schifo ma non posso fermarmi prima della terza tazza.

A volte, mentre la congestione nasale mattutina mi ottenebra i pensieri, mi vengono in mente delle domande che non hanno mica senso.
Dove si metterà mai l'airbag negli sci?
Quando muore Paolo del Debbio?
Come si può ordinare una pizza mais, mascarpone, panna e bufala? Mentre la inscatolavo ieri ho intuito quale sensazione deve provocare lo svezzare un maiale.

Lo avete presente Paolo del Debbio?
Tipo una creatura a metà tra uno Sporcello di Roal Dhal e Ulderico Triponzo di Susanna Tamaro (e qui se non capite di che parlo dimostrate di aver avuto un'infanzia letterariamente troppo sterile, rimediate).
Molliccio e porcino, un fungo parassitario arrampicato ridicolmente sulla corteccia di buonsenso e opinione.

Odio Paolo del Debbio.
Preferirei vivere seguendo i consigli di stile di Silvia Toffanin che incespicare in quell'essere viscido in ogni fottuto zapping.

Adesso è il momento di essere produttivi quindi chiudo a malincuore la pagina che contiene banner della porca avida e la lascio alle cose sue, che di sicuro si sta divertendo molto più di me.

Tanto non è che al momento io abbia molto da dire, solo che Paolo del Debbio mi fa schifo.
Quasi quanto quella pizza.
A presto, Annabella.

domenica 30 gennaio 2011

Di sabato.

-Tazza, stavo pensando una cosa.
- Dimmi K.

K. mi si avvicina con la faccia seria e lo sguardo basso, in effetti da qualche minuto era evidente che stesse rimuginando su qualcosa.
La sua espressione diventa immobile, gli occhi azzurri fissano un punto perso nel piano di marmo su cui si appoggia caricando il peso delle spalle sui palmi delle mani, poi d'improvviso inspira, mi guarda in faccia e composto inizia a parlare.
Quando il mio pizzaiolo-capo esordisce così, di norma sta pensando una grossa minchiata.

- Tazza, ci sono giorni che ti tromberei dibbrutto, giorni che ti tromberei e giorni che anche no.
Oggi ti tromberei dibbrutto.
- Ehm .. grazie..?
- Prima o poi ti trombo. Mi passeresti una birra per favore?

A volte il lavoro nel fine settimana  fa bene all'autostima.

venerdì 28 gennaio 2011

Posso farti una domanda?

Non sei un po' imbarazzato anche tu?
Non è che mi dispiaccia vederti ogni tanto, sembra solo che non abbiamo molto da dirci.

Siamo stati simili - è vero - ma ormai è passato tanto tempo.
Non vorrei che ti sentissi in dovere di mantenere un rapporto che ti mette a disagio solo per paura di lasciar scomparire un "noi".
Quello mica può cambiare.
Noi siamo cresciuti un po' insieme, noi abbiamo litigato tanto, noi ci si vede quasi mai ma si sa che esistiamo.

Ti volevo far sapere non è fondamentale vederti, perché l'affetto sordo e costante per te non sarà il tempo a farlo passare.
Rimane una nota di fondo, un suono basso che come nelle belle canzoni a volte nemmeno ti accorgi che c'è ma non immagini come sarebbe se mancasse.
Puoi darlo per scontato, davvero.

Mi chiedo dell'imbarazzo perché fai una domanda, ascolti la risposta e poi ci pensi su senza dirmi niente e forse è perché ti sei dimenticato che nonostante i miei sproloqui sul nulla, a me è sempre piaciuto ascoltare, soprattutto te.
E forse a te non va più di parlarmi sul serio.

Me lo chiedo perché penso che se ci conoscessimo ora per la prima volta, non saremmo amici.

E mi sento scema a parlarti, non so che dire quindi inizio con un fiume di inutilità, qualche ricordo a caso e stupidaggini di cui nemmeno m'importa.
E neanche tu lo sai, perché uno dei due finisce una frase e si resta in silenzio entrambi e dopo una pausa che mi fa venire i brividi entrambi iniziamo una frase vuota e sembra un'ancora buona il gioco del "Prima tu".

Mi fa piacere vederti, sono solo un po' spaesata perché quando non sai cosa ti lega è difficile prendere la misura.

Va bene quello che vuoi tu, perché se ti fa piacere vedersi fa piacere anche a me ma mi andava di dirti che non è necessario e che io qui per te resto sempre, anche tra svariati anni, anche se so che in caso di bisogno non mi cercheresti, anche se a volte sono ancora un po' triste guardandoti.

Insomma, un "noi" esiste e tu non gli devi niente.
E la prossima volta te ne parlerò un altro po'.

giovedì 27 gennaio 2011

Teletu vaffanculo.

L'Economista:

- Salve, chiamo perché ci avete staccato la connessione e non capisco perché, dato che è tutto pagato.
Nemmeno la linea telefonica funziona.
Sì, ok.
Entro sera? Bene, grazie.

3 giorni dopo:

- Salve, chiamo di nuovo perché tre giorni fa mi avevate detto che entro poche ore mi avreste riattivato linea telefonica e adsl e invece nessuna delle due è stata riattivata.
Sì, attendo.
24 ore?
Speriamo.

30 ore dopo:

Dr.Compagno di Stanza
- Sì, salve, chiamo perché c'avevate detto che la linea sarebbe stata ripristinata, e invece no.

etc. etc. etc.

Economista ha telefonato più di 4 volte, Compagno di Stanza almeno tre, io due, Fumetto una ma è sempre in tempo a recuperare.
Primo Anno se e frega, tanto lui è innamorato e canticchia.
Economista l'ha buttata sul senso pratico: "Io pago per un servizio, sta a voi erogarlo nel modo corretto".
Compagno sul romano: "Li mortacci vostri"
Fumetto sulla condiscendenza: "Quindi lei mi dice che dobbiamo aspettare altre 48 ore, perfetto, bene, grazie".
Io sull'irritamento: "Scusi il tono signorina so che non è colpa sua ma abbia pazienza: non le sto chiedendo il futuro dai tarocchi, voglio solo sapere quando torna la linea".

E io voglio-vedere-la-nuova-cazzo-di-puntata-di-Gossip-Girl.
Teletu vaffanculo.

martedì 25 gennaio 2011

Stamattina.

- No, ma cosa stai facendo??
- Basta.
- Oddio, ma c'è una guerra lì dentro
- E chi vince?
- Boh, i verdi però perdono
- Cosa uso per staccare tutto?

- No! Quello no

- La mannaia
- Ma io l'ho usata sabato
-Vabè si lava

- Io non la lavo

Stamattina, mentre un'impegnata Mezzatazza era immersa nella lettura del secondo libro di Nonsolomamma - e per questo parla in terza persona:  le gradite letture la influenzano sempre molto - ha visto rientrare in cucina due debosciati coinquilini alla ricerca di una scusa qualunque per non studiare.

L'Economista è entrato per primo, si e appoggiato al termosifone e ha guardato fuori in terrazzo dalla portafinestra alla sua sinistra.

- Ma quella pentola come è arrivata lì?!

- Io credo sulle sue gambe

Quattro mesi fa circa, Mezzatazza e il Dr.CompagnoDiStanza hanno attraversato la fase Cinafila, nel senso che per un tempo indefinito si sono nutriti esclusivamente di cibo asiatico: noodle liofilizzati, gnocchi di riso, spaghetti di riso, nuvolette di gamberi e salsa di soia.
In quel periodo, una pentola che non si sapeva dove riporre causa ospiti e spazio esiguo, contenente all'incirca mezzo Kg tra funghi cinesi, alghe cinesi e cipolle, è stata posizionata da una Mezzatazza decisamente brilla nella scarpiera in balcone e poi dimenticata per un paio di settimane e in seguito osservata a distanza dagli abitanti di casa con rispetto e diffidenza.

Lì La Pentola ha gentilmente ospitato la crescita rigogliosa di una vasta gamma di muffe, in continua competizione territoriale tra loro a causa dell'angusto spazio.

Dr.CompagnoDiStanza qualche giorno fa, ha deciso di operare le prime manovre d'avvicinamento, per non correre il rischio che un esercito di lillipuziani uscisse dalla suppellettile apparentemente radioattiva e riducesse il popolo ferrarese in schiavitù.

E mentre un Economista schifato assiteva un Dr.Co. animato dal fuoco sacro del dovere civico, l'allegro villaggetto di muffe è stato rovesciato nella spazzatura e La Pentola sciacquata con candeggina, con acqua, messa a scaldare sul fornello prima con solo acqua poi con aceto causando una situazione pestilenziale che ha richiesto l'apertura di tutte le finestre di casa.

In quel momento è tornato Dr.AlPrimoAnno, che da bravo ventenne la sera prima aveva detto: "Vado a cena fuori, ci vediamo dopo" e ha un concetto di "Dopo" ad ampio spettro.
Dr.AlPrimoAnno ha una ragazza che si chiama come lui meno che per l'ultima lettera del nome.

- Economista, pensa se anche tu avessi trovato, con il nome strano che hai, una fidanzata che si chiama al femminile di te
- Tazza ma il mio nome è già al femminile
- E allora una con il tuo nome maschile
- Ma lo sai che da piccolo avevo i capelli così belli che la mia  mamma me li faceva portare lunghi fino al sedere?
- ..eh?
- Sì, e poi un signore a cui mio padre vendeva polli continuava a prendermi in giro dicendomi "Sei una femminuccia", incurante delle mie proteste, allora gli ho dato un pugno nelle palle e mio padre sul momento ha fatto finta di sgridarmi ma poi ha detto che avevo fatto bene e che era fiero di me.
- Mah, poi tu hai il visetto dolce e quindi da piccolo magari somigliavi davvero ad una bimba.
- Sì. per questo facevo vedere il pisello a tutti.

Mezzatazza per concludere qualcosa che non fosse il libro di Nonsolomamma in meno di 4 ore è uscita di casa e si è diretta in biblioteca, ma non poteva fare a meno di trascrivere queste cose per paura di dimenticarsele.
E avvisa che domani ricomincerà a parlare in prima persona.

sabato 22 gennaio 2011

Random a caso

In quella che per me era "stamattina" - ma che per alcuni curiosamente coinciderà con l'ora di pranzo - non avevo voglia di salato quindi sono andata in pasticceria e ho comprato dolci.
Non fosse che li ho anche mangiati, il problema non sussisterebbe, ma l'ho fatto.
Li ho mangiati in ascensore mentre salivo in casa.
Sto per vomitare.

A parte questo, approfitto di questo momento di disagio gastroenterico per spargere alcune nozioni indispensabili al mondo, o ai tre debosciati che mi leggono per poi farmi domande cretine.

Adoro le domande cretine, ma anche quelle normali non mi dispiacciono né mi turbano le affermazioni.
Quindi, dato che a volte mi viene posta la stessa questione da più persone - sospetto siano le stesse tre con nick diversi che cercano di cogliermi in fallo - rispondo mentre decido se vomitare o no.

1- "Tazza, pensi sul serio che le donne belle siano stupide?"
Mi pare chiaro di sì, trovo che spesso sia così.
Iniziai ad avere i primi sospetti quando Elisabetta Canalis si fece tatuare sul braccio il nome "Eminem" senza avere idea di cosa significasse ("Mi piaceva come parola") per poi ricoprirlo con un arzigogolo floreale una volta scoperto chi fosse e tra le tristi conferme raccolte annovero la Carfagna ministro, lo spropositato aumento di ricorsi alla chirurgia estetica che dimostrano quanto le stupide abbiano bisogno di essere belle e l'esistenza dei concorsi di bellezza.

2- "Ti devo chiamare Mezza o Tazza?"
Non lo so, ma impegnerò diverse notti a cercare una soluzione a questa domanda.
Nel frattempo fate pure come preferite.

3- "Cosa significa Cartola?"
Cartola significa fico, ma anche di più.
Cartola è una persona fica in tutto, che t'ispira e ti piace, che guardi con divertimento e considerazione e un sacco di altre cose ma dato che non ho balle di spiegare oltre va benissimo questa definizione.

4- "Che ne pensi di questa cosa x?"
Se non ci ho ancora fatto un post, significa che non ho esattamente voglia di parlarne o non ci ho ancora pensato, almeno come blogger, ed è alla mail blogger che state scrivendo.

5- "Ho letto il tuo ultimo post e io [storia di sentimenti infranti] quindi ti capisco, ma al posto mio che avresti fatto?"
Dunque, non ne ho idea, ma potrei dirti quello che qualunque persona sana di mente, a freddo e al di fuori della situazione che descrivi ti consiglierebbe di fare: mandarlo/a affanculo.
Mancano tre messaggi privati su queste cose poi inizio seriamente una rubrica per cuori infranti.
Non so se vi è chiaro che si tratta di una minaccia.

Bene, il pasticcino alla crema sta cercando di uccidermi da dentro: lo sento scavare con le fragole di cui era coperto il mio stomaco, sta organizzando l'assalto esofageo.
Piano di contrattacco: speck, formaggio, salsa di soia e cracker.

Nel caso in cui non ce la facessi e le truppe del salato fallissero, sappiate che sarò comunque sempre con voi.

Ti ho sognato

A. che mi faceva sempre ridere.
A. che mi rendeva felice.
E ora ha continuato per la sua strada.

A. a cui non importa nulla.
A. che ha deciso di usarmi ogni tanto.
Chissà quando rivedrò il mio A.

Nel caso lo incrociate voi prima di me, fategli sapere che ha rotto le palle e che resti lì dov'è, che se lo becco gli cavo gli occhi con un cucchiaio e glieli infilo su per il naso.

mercoledì 19 gennaio 2011

Altro che Fiat

Aborro il sistema democratico, non capisco perché si dovrebbe affidare alla notoriamente inetta maggioranza il potere decisionale, ma voi - per quanto la vostra frequentazione di questo blog potrebbe potrebbe peggiorarvi il curriculum - siete un'aristocrazia che va ascoltata.

Scusate, è che stanotte ho sognato le agorà ateniesi che mi facevano studiare a scuola, presi sette e mezzo nell'interrogazione ma la storia l'ho sempre digerita a fatica e il mio subconscio a oggi ancora la rigurgita.


Dunque ha vinto il no gente.
Nessun coming out.

Se voglio dire a qualcuno del mio blog lo dico, se no no.
Ed è meglio che manco lo dica perché c'harraggione Giuggiola: che poi la gente scassa magari, si spara viaggi, si riconosce in pezzi non troppo lusinghieri etc.

Bravi ragazzi, mi siete piaciuti.

Altra comunicazione di servizio: come si può vedere (ma non troppo che le cose invadenti in casa mia non le voglio) ho messo gli adsense.
Il motivo principale non sono gli 80 centesimi semestrali che potrei racimolare da 'sti banner, ma mi faceva ridere come in siti nei quali giro, google abbinasse secondo una logica evidentemente perversa gli annunci al blog.
Insomma, sono curiosa di vedere che mi si abbina.
Eppoi faffigo.
E poi posso cambiare il colore dei banner come voglio e cose così, insomma non c'avevo 'na cippa da fare ieri sera.
Poi se mi scasso li tolgo.

Tra l'altro l'annuncio che campeggia più spesso qui in alto a destra riguarda il dimagrire senza diete.
Ragà, non me la prenderò, ma vorrei sapere una cosa.
Chi ha detto a Google che sono chiatta?

E adesso non ho tempo di buttar giù altre menate perché devo scrivere una cosa seria per persone con le quali non mi sono comportata al meglio e potevo risparmiarmelo.
Forse perderò alcuni contatti che potevano o stavano diventando amici, persone che ho conosciuto dal vivo e che mi piacciono, probabilmente prenderò meritate insolenze, ma di questo m'interessa il giusto.

Quello che m'interessa lo dirò a loro.

E poi per fortuna tornerò a respirare un po' di realtà che a volte, a stare qui dentro come sto io, manca.
Più tardi, rileggerò un vecchio pezzo scritto in un giorno molto bello, dove ci sono io come mi piace pensarmi.
Molto più di come so di dovermi pensare oggi, che devo ammettere di essere stata stronza, se dovete leggere qualcosa di mio, preferirei fosse questo.



martedì 18 gennaio 2011

Cazzeggio in pausa sigaretta e richiesta di un consiglio.

Ieri sera, passando per la cucina:

T: Ancora qui stai?
Dr 1° Anno: Non posso?
T: no, è che mezz'ora fa avevi detto "Buonanotte vado a letto"..
Dr.1°Anno: eh.
T: fà vedere se ti sei rapato giusto stavolta sulla nuca
Dr1°Anno: ma lì dietro NON RIESCO, oh!, (rivolto a Dr.Fumetto e consorte: Dr.ssa Fiore) io con 'sta donna non riesco a comunicare, devo scriverle su Skype? Tazza, dove hai la presa usb?

Magguarda te se un ventenne mi deve fare del folklore addosso per farsi bello con Dr. Fumetto e Dr.ssa Fiore.

Dr.1°Anno: Tazza, dopo che hai tagliato il bordo del formaggio mettilo nel lavello il coltello che c'è la muffa, poi magari se lo lasci sul tavolo domattina ci taglio la colazione e mi prendo schifezze e muoio.
T: te lo strofino sullo spazzolino da denti, il coltello.

Stamattina:

movimenti fin dalla prima posposizione della mia sveglia provenienti dalla cucina.
Prima dell'ottava posposizione mi alzo.
Entro in cucina.
Tavolo sgomberato (lavello ancora pieno ma non è che si può pretendere), caffé pronto, Dr.1°Anno che aveva comprato i cornetti per tutti.

Dr.Fumetto: Caffè?
T: (commossa) grazie..
Dr.1°Anno: Cornetto?
T: (commossa) grazie..

lancio del cornetto e ingresso di Dr.ssa Fiore che ha dormito qui alla quale Dr.1°Anno svuota sedia preparando il posto.

Non è che sia difficile comprendere i motivi di tutta 'sta bontà mattutina dei coinquilini (due su quattro che gli altri non sono pervenuti).

Dr.ssa Fiore, resta più spesso.

Datemi un consiglio:
Da un po' ho questo blog e a differenza degli altri penso che sarà l'ultimo, che mi ci trovo bene.
Pensavo: mi sono un po' rotta le palle di avere due account facebook e di 'sta storia dell'anonimato e simili specie verso i miei conoscenti reali: non è che nella realtà io sia molto diversa da come sono qui, solo più spettinata.
Faccio coming out?
Voi che fareste?
Che poi a pensarci un attimo di più magari è meglio non farlo, però - se vi va - datemi la vostra opinione.

lunedì 17 gennaio 2011

Aneddotica trash

Ieri sera, tornando a casa a piedi dal lavoro, ho incontrato un gatto simpatico.
Si è avvicinato con discrezione, mi ha rivolto uno sguardo mansueto e interrogativo, ha preso a strusciarsi senza invadenza contro la mia gamba.
Praticamente l'approccio migliore degli ultimi tre anni, non potevo non accarezzarlo.

Va da sé: sono allergica ai gatti.

Mentre la mia mano destra  si gonfiava come le palle di un attempato premier al pensiero di una minorenne a scelta - tipo vostra figlia - e subito prima di uno sfiorato shock anafilattico, ha iniziato a scorrermi sulle retine il film della mia vita.
Una noia mortale, ma ho ripercorso con un certo interesse alcuni episodi avvenuti nel bar in cui ho lavorato per sette anni, uno in particolare.

Questo bar, nella piazza del mio paese, era gestito da due soci.
Uno, A, alto e ironico, l'altro L, piantato e gioviale.

A ho detto che era ironico per essere politically correct, ma rimedio subito: di fondo uno stronzo.
A si divertiva molto a giocare con i pazzi psicopatici che popolano i bar delle piazze di paese negli orari altrimenti di quiete: prima del caffé pomeridiano e in tarda serata.

A abita lontano dalla piazza, giocava con gli psicopatici punzecchiandoli mentre si era dietro bancone, poi lasciava gentilmente che io - va da sé: abito a venti metri dal bar - me li trovassi sotto casa per la buonanotte.

Una sera uno di 'sti fenomeni entra, io e A dietro al bancone, lui - ubriacone, ex pluri-carcerato e poi attualmente di  nuovo in carcere, ormai anziano ma molesto parecchio, basso con un ghigno inquietante - di fronte a noi.

- Fenomeno: Nananaaa viè..reeeeee (gli piace un sacco Vasco)
                    Dam' ' biacchigno
                    Viè..reeeeeeeeeeee
- A: prego il bianchino.
- F: (dicendo a me) Lei è una signoìna piacente
- T: scusi?
- F: PIACèNTE
- T: ah, grazie
- F: è spoaàta?
- A: sì, con Pedro, un messicano (all'epoca quello era il soprannome dell'ex)
- F: (visibilmente scosso e contrariato dalla notizia) Beh! Un meììcano??
- T: (visibilmente preoccupata per la piega che la situazione andava prendendo) Eh sì.
- F: e dove lo hai trrrovato un mèììcano?
- A: in Messico
- F: (ci pensa un attimo e conviene che la cosa ha un suo senso) Uh!
       Ma il tuo mèììcano, te lo lecca il tuo bel fighino?

Ridendo con l'ombelico, perché un barista stronzo sa sempre fingere di non sfotterti in faccia ma da qualche parte lo fa, A contribuisce in termini di finezza:

- A: Ma che fighino, c'ha 'na ciabatta così!

Io rimango interdetta un secondo, poi rispondo.
- T: Ma no!
- F: Uh! Ecòme nò!
- T: (inventando) Eh no perché siamo mormoni e non consumiamo fino a cinque anni dopo il matrimonio
- F: 'inque anni?
- T: Sì, ne mancano almeno tre.
- F: (elaborando visibilmente pensieri profondi) mmm 'n ti lecca il tuo bel fighino...
        Ma c'hai i pelini nel 'uò bel fighino?
- T: Ah va a saperlo, non ci guardo da qualche mese, per quanto ne so potrebbe esserci anche un nido di ragni.

tùm tùm tùm

Il Fenomeno era riuscito a superare egregiamente il carcere di Rotterdam.
Non aveva fatto una piega in tre diverse prigioni d'Italia.
Ha tormentato armato di coltellaccio e ubriaco come una mina assemblee di condominio (non il suo) ambulatori del pronto soccorso (irrompendo quando il paziente era mia zia) fatto impazzire i carabinieri di tutto il circondario.

Ma al pensiero che il mio bel fighino ospitasse un nido di ragni, s'è dato alla fuga.
Pastina.

Dopo aver ricordato tutto questo, aver rischiato l'arresto respiratorio e notato come sarebbe bello se il mio giroculo si riducesse alla velocità della mia trachea a contatto con i gatti, mi sono accorta che il felino voleva solo che spostassi il pesante portone di legno di fronte al quale ci trovavamo, per tornare al suo cortile.
Aperto, gatto andato.

Sedotta, usata, ridotta a pezzi e lasciata appena raggiunto l'obiettivo.
Maschi.




domenica 16 gennaio 2011

Sono arrabbiata

Sono arrabbiata perché mi irriti.

Non faccio apposta, mi irriti e basta, forse sono diventata allergica a te.
E sono arrabbiata perché non vorrei che tu mi irritassi, come quando il gelato fa venire il mal di pancia.

Vorrei essere contenta di sentirti e ridere sempre come una scema per ogni cosa che mi scrivi, com'era prima.

Sono arrabbiata perché non mi ascolti e non t'interessa che io sia arrabbiata e sarebbe inutile farti l'elenco dei motivi perché ancora una volta non capiresti dato che tutto quello che non ti pare interessante automaticamente non ha importanza.

Sono arrabbiata perché nemmeno ricordo l'esatto momento in cui ho smesso di essere contenta quando c'eri tu, o forse lo ricordo ma mi fa troppa rabbia pensarci.

Sono arrabbiata perché non hai mai ascoltato le cose che ti dicevo darmi fastidio e continuavi a fare comunque, prima però pensavo - fa lo stesso - e ridevo ancora e invece adesso non posso farlo più.

Sono arrabbiata perché mi avevi detto "Sì faremo questa cosa" e io ero stata così tonta da pensare che prima o poi l'avremmo fatta sul serio.

Sono arrabbiata perché non è come prima, non mi racconti più niente che non abbia a che fare con questa scialba virtualità e non è sempre stato così e me lo ricordo bene.
Sono arrabbiata perché non voglio più sapere niente che abbia a che fare con il tuo reale ma ogni tanto mi manca lo stesso.

Sono arrabbiata perché si è rotto qualcosa e non lo posso aggiustare.

Sono arrabbiata perché non mi hai dato tempo, che se lo avessi avuto forse mi sarei scordata tutto o forse tu ti saresti scordato di me e in entrambi i casi sarebbe andato bene.

Sono arrabbiata perché non capisci che quando finiscono alcune cose, a volte fa male, come se quarantotto infermiere incapaci cercassero di togliermi sangue tutte assieme e io non glielo volessi dare.

Sono arrabbiata perché non capisco cosa tu voglia da una me tanto arrabbiata, che mi odio da sola ogni volta che ti rispondo, che non mi piaccio così e nemmeno mi piace che tu mi conosca così.
Mi piaceva essere quella che rideva e basta quando c'eri tu come per dirti "Piacere, sono scema ma sono così contenta di come mi fai ridere che sono contenta di esserlo" mentre adesso sarebbe solo una bugia.

Sono arrabbiata perché sono triste.
E perché sono la sola a essere triste per questo, ma solo un po' che se fosse tutto qui il problema andrebbe bene anche così.

Pronto, prova prova

Funziona tutto?
Ci siamo?


Olè!


Casa nuova!


Un po' di cosette da aggiustare ma insomma siamo qui.


Alcuni doverosi chiarimenti:


- fregasega del fatto che Splinder funzioni male, sia brutto e cattivo e menate simili.
Mi mancherà perché m'affeziono, ma volevo i gadget Google.
Adoro Google.
Google ci spia?
Posso fornire foto della mia vagina da dentro, di ogni mio orifizio da trenta prospettive diverse e tutto quello che Google vuole.
Amo Google.


- l'artefice del trasloco non sono io, ma un santo che - pieno di fiducia nei miei confronti - alla domanda: "Come sposto un blog prima da splinder a wordpress poi a blogspot?" ha risposto "Faccio io và" e ha concluso il lavoro con - cito testualmente:


" Subito dopo avergli sistemato il Blog si rialzò stappando una bestemmia di giubilo. Poi una volta disincriccata la spalla ando' a pisciare nel lavandino, ripulì il tutto e chiamò la padrona di casa- "A Signo' io qua co 'sto blogghe avrei finito" - Strinse la fune lercia che teneva su i pantanloni (la cinta è per froci), si diede una controllatina ai testicoli e dopo aver rinforcato tra i denti lo stecchino (che fu del padre) disse sopprimendo un rutto - "famo 130 euri, che so' un signore"."


- Non mi va di avere un template.
C&P, dopo aver pazientemente fatto tutto al posto mio mentre mi grattavo, ha anche cercato di convincermi a fargli perdere altro tempo per avere una grafica decente, ma io ero entrata nella fase "scarpe di vernice", risalente ad un trauma infantile, le scarpe di vernice appunto.
Venivo portata in un grande negozio, mi facevano provare sotto ordine di mia nonna 419 paia di scarpe di vernice e io rispondevo compulsivamente no per tutto il pomeriggio.
Le commesse si battevano il cinque mentre si davano il cambio attorno alla mia seggiolina.
Quindi, se avete suggerimenti per questo bianco schiantaretine, per i colori o cosa, vi prego di farmelo sapere, ma un template serio non lo voglio.
No.
No.
No.

Bene, ora mi hanno distratta, ho da fare, arrivederci qui.












venerdì 14 gennaio 2011

Random bad study dribbling

Stanotte ho sognato che avevo la mia scatola portafiltri e portacartine che conteneva - oltre a filtri e cartine - una quantità niente male di coca, e nel sogno fumavo ogni trenta secondi e in presenza di chiunque un paglino e non sentivo alcun effetto.
Che è più o meno quello accaduto le tre volte che ho usato bamba in vita mia, colpa dell'essere gigantesca suppongo: mi servirebbe ingoiare per intero un manager di borsa milanese dopo una festa di Marta Marzotto per sentire qualcosa.
Dovrei anche smettere di leggere Chi.

Prima mi chiedevo, oltre al motivo per cui continuo a sognare ossessivamente il mio ex - per carità, gli voglio strabene soprattutto se non lo vedo, ma trovo inappropriato sognarlo più di tre volte a settimana - perché gli animalisti non la piantano di rompere le palle con manifestazioni e contest, si armino di vanghe e gnu e rivoluzionino il governo, no?
Io ci metterei dei San Bernardo a gestire i ministeri, che mi danno un senso di sicurezza non indifferente e mi farebbero sentire al sicuro da Putin in caso di visita diplomatica.
E poi figate: rasta per tutti, seitan a prezzi modici, alcool a tutti e cose così.
Sarebbe la volta buona che l'Italia crolla e a quel punto salirebbero le possibilità di essere conquistati da un paese civilizzato.
Dai animalisti, alzate i vostri culi fasciati da jeans supercandeggiati e le vostre arterie prive di colesterolo in eccesso e i vostri braccialetti di perline cosìffichi e datevi una mossa.

A me va bene un po' tutto, purché restino sempre disponibili sciarpe e post it.
I post it perché sono carini e le sciarpe perché fanno caldo e perché sono carine e perché non uso il fondotinta.

Ho un gran sonno.
E un cazzo da dire ma proprio voglia di continuare a sbrodolare parole piuttosto che fare altro.
Bleah.




Incubi

Una discreta strada avvolgeva la base di una collina bassa e rocciosa.
Al di sotto, oltre il guard rail, una piccola porzione di sassi e rena divideva la terra dal mare.
C'era bel tempo.
Sulla rena e sassi si trovava una vecchia cinquecento rossa, che non si sapeva come ci fosse finita ma stava lì.
Noi quattro le eravamo in piedi accanto.
"Saliamo sul tettuccio" qualcuno aveva proposto, ed eravamo saliti.
Io, a dare le spalle alla terraferma, gli altri tre di fronte, a una distanza che normalmente un tettuccio di una vecchia cinquecento rossa non dovrebbe consentire.
"Scattaci una foto" diceva qualcun altro, passandomi una macchina fotografica sul tettuccio innaturalmente spazioso.
Mentre avvicinavo la macchina al viso tutto diventò scuro.
All'improvviso il cielo si era riempito di nuvole pesanti, il mare di colori cattivi e le onde, che non arrivavano ai pneumatici della cinquecento rossa fino a pochi istanti prima, erano grandi e facevano ballare in modo incontrollato l'automobile, sollevandola.
Non riuscivo a scattare la foto, non riuscivo a scattare quella maledetta foto.
"Scattaci una foto".
E attorno tutto mi prendeva in giro.




La bambina era sdraiata sul letto, la testa sul cuscino, lo sguardo rivolto verso la porta aperta.
Attraverso la porta che dava sul corridoio poteva vedere la stanza parallela.
Di fronte a lei, nell'altra camera, il suo letto da bambina piccola, di legno chiaro.
Le tapparelle di tutte le stanze erano in parte abbassate per tenere fuori quella luce che all'inizio dell'autunno batte sulla pareti nel tardo pomeriggio, invecchiandole.
Tutta penombra.
Dietro al suo lettino qualcuno, accosciato, non smetteva di fissarla attraverso le fessure tra le doghe in legno chiaro.
Lei non voleva distogliere lo sguardo o sbattere le palpebre per non perderne un movimento.
Lui ogni tanto sbucava, la fissava con gli occhi sgranati senza parlare, nemmeno lui sbatteva le palpebre, poi tornava rapido a nascondersi dietro al lettino.









giovedì 13 gennaio 2011

Almeno a Firenze passa un po’ di buonsenso.


La colonna di Travaglio sul Fatto Quotidiano di stamattina andrebbe presa, arrotolata, riempita di ottone e sbattuta a viva forza sulle teste di cazzo che si ostinano a votare Berlusconi.

Non che io ami particolarmente Travaglio: mi annoia quella sua aria allampanata e m'inquieta il modo piatto che ha di esporre.
Capita che non apprezzi nemmeno come scrive.

Ma ormai sono così affranta che va bene pure lui.

Sono così stufa, da persona qualunque dotata di quoziente intellettivo sufficiente, di leggere sempre le stesse cose e assistere alla stupidità di persone che nonostante non facciano una "o" con un bicchiere hanno il mio stesso diritto di voto e che siano la maggioranza - e la storia insegna che la maggioranza è notoriamente idiota e noi giustamente ce ne sbattiamo le palle - e che nemmeno diamo il giusto nome alla forma di governo in atto nel nostro paese che sto cazzo che è democrazia da non aver nemmeno voglia di sproloquiare oltre.

Se non altro a Firenze il tribunale usa il cervello e "permette" - come se dovesse essere un tribunale a dover decidere le mie sorti (cit) - a un individuo di nominare un tutore che mantenga le sue volontà nel caso in cui si rischi l'accanimento terapeutico nei suoi confronti. Come se in pratica non si facesse da mò.
Ma meglio che niente, non sputiamo su un po' di cervello le volte che non ha vergogna di manifestarsi.

Sono comunque demotivata.
E demoralizzata.
Mi ci vorrebbe proprio una scenetta di quelle di Silvio per farmi ridere, che so, vederlo andare a dare del puzzone al capo di stato della Romania o toccare il culo a una qualunque carica ecclesiastica, perché Silvio come pagliaccio è veramente divertente.
Molto più simpatico di Travaglio, così a primo acchito.

Ma sono ancora troppo sopita per formulare opinioni socio-politiche in base a simpatie personali.
Per fortuna tra due sorsi di caffé vedrò le cose con più italianità.
 

mercoledì 12 gennaio 2011

Piccola mappa telematica: Blogville & Coming out ai contatti abituali.


Ogni tanto sento contatti che dicono "Non ci capisco niente tra i vostri blog, non so orientarmi" o "Non c'avete un cazzo da fare" o "Siete malati".
Di norma m'impegno a rispondere solo alla prima asserzione che le altre due sono facili: "Sì", "Sì".

La blogosfera si divide in zone definite che a tratti s'intersecano, come popolazioni da piazze di paeselli confinanti alla domenica mattina, con tutti i gruppetti del caso.

Non so se sia un modo di vederlo tutto mio, ma c'ho un'idea del mio paesello virtuale.
Inizio, essendo paesana, dall'uscita dalla chiesa.

Potete trovare, dopo la messa, il gruppo dei cattolici gasatissimi con Gesù che parlano di scritture, di quanto è grande Dio e cose così e che mi hanno chiesto di togliere il link quindi suppongo lo troverete al commento #4.

Personalmente li trovo noiosi sia nel reale che nel virtuale e vado oltre, lasciandoli interagire con i gruppi di attivisti parrocchiali che sono un po' più vivi e organizzano attività spammandole un ovunque.
Online hanno blog pieni di effigi sacre e brillantini che incorniciano l'amore del Signore e cose così.
Per strada sono pieni di santini e rosari che glorificano l'amore del signore e cose così ( vedete che non è difficile?).

Mi sposto dalla chiesa che grazie al cielo ne sono uscita da mò e a piccoli passi  - passo passo passo passo - mi fermo sotto il portico, passando per il capannello dei credenti fichi, quelli che vanno a messa ma sono pure semi intellettuali da baldoria e serate con birra e stupidate, che non mi trovo d'accordo con loro ma ogni tanto ci chiacchero perché sono persone piacevoli.
I loro blog sono belli da leggere, al massino non condividi ma ci passi qualche minuto volentieri, prima d'incancrenirti sul problema "Religione".

Si procede ancora e si svolta l'angolo.
Arrivo al bar fico verso il centro, con fuori le seggiole con i cuscini e tutte persone vestite bene lì davanti a parlare di nulla perché è domenica e bisogna.
Quelli sono in giro per far due chiacchere e vedere gente e poco altro, senza impegno.
Sono un gruppo che ha altro da fare e in questo tempo vuoto cazzeggia.
Nella Blogville scrivono quando gli va, cose carine e sono simpatici.
Non tutti li conosci bene bene ma li saluti volentieri.

Ci sono diversi personaggi: quelli saggi, quelli piacevoli , quelli di poche parole, quelli gioviali e così via.
Saluto e procedo.

Vicino alla tabaccheria trovi gente che s'incrocia a caso e si ferma per due parole, ci sono persone con la faccia un po' sbattuta dalla sera prima che scrivono e filosofano sulla propria vita ma in modo fico.
Trovi qualche mamma che compra un cioccolatino o non so che per la prole ma che è un po' di corsa che ha da fare e pensare ad un sacco di cose sue.


Però è tardi è devo tornare di corsa a casa, proseguo il giro la prossima volta che ho tempo.









In 'sto blog a breve ci saranno più post di servizio che altro.
Manco trenitalia manda tutti 'sti avvisi per rattoppare il servizio scadente, ma io, che sono meglio di un vagone puzzolente - sebbene alcuni ritengano che abbiamo le stesse dimensioni - se non dico due parole mi sento in colpa.

Per i commentatori, specie quelli affezionati che adoro leggere, che ci faccio caso se mancano per un po' se non altro per chiedermi dove siano finiti, volevo dire: checcazzo non mi piace rispondere ai commenti.

A me piace un sacco leggerli, ma se poi mi mettessi a rispondere so che in automatico sarei sempre qui, a vedere se mi si è risposto indietro, dicendo cosa e poi chi e poi come, insomma ci metterei del tempo.
Per interagire al di là ci sono i messaggi privati (ai quali rispondo sempre, che spesso uso per rispondere a commenti ricevuti qui), le mail (alle quali rispondo sempre) e facebook (dove aggiungo chiunque).

Un po' d'ordine, per la miseria, se no poi mi c'imballo.

Preferisco ricambiare le visite quando posso.

Ai flamer inscopati mi diverte rispondere perché li trovo coinvolgenti come gli insetti quando muoiono pancia in su: lì due minuti ce li perdiamo tutti, ammettiamolo, a guardare le zampette ruotare a vuoto per aria.
Sono ipnotici.
Poi te ne sbatti per il resto della vita.

Voi altri siete belli da leggere, non da ribattere.
(A proposito, grazie di leggermi)
(C'avete 'na cippa da fare manco voi).






martedì 11 gennaio 2011

Lasciarsi

Che cinque minuti fa mi ci hanno fatto pensare.

Avete presente la storia che, anche se è finita, ancora ricordate come la più importante della vostra vita?

Anche se non è quella che c'è ora,  anche se ormai è passato tanto tempo.
La storia con cui siete cresciuti, con una persona che ormai nemmeno esiste più e forse non sbagliava di molto a rinfacciarvi che anche voi di quel tempo avevate smesso di esserci.

La storia che vi ha cullati in anni adesso difficili da collocare perché le scene hanno preso i contorni sfumati di quando la gente nei film sogna e i calendari non c'entrano nulla e il tempo degli orologi potreste mandarlo affanculo.
Parlo della storia che si misura solo in pomeriggi passati appoggiati vicini sul divano, a parlare fitto fitto come se le cose da dirsi non finissero mai, a letto a ridere e a fare l'amore e a mangiare e a fumare e poi a fare l'amore di nuovo, a bere insieme una bottiglia di vino intera all'aperitivo e a faticare tanto per salutarsi ogni volta.

Di solito è una storia che termina male.
Perché accade da giovani, perché quando finisce non ci si crede che sia potuto accadere, non ci si era accorti che intanto la vita ci cambiava e che quella storia era così perfetta perché fissata con degli spilli solo alle cose più belle di noi.
E ogni volta sporcata dai difetti che quando sei ragazzino fatichi a riconoscere e ammettere e gestire, tirata e sfibrata dall'insieme dei promemoria che crescere ammucchia nella lista delle cose da fare, umiliata dall'abitudine.

Quando finisce ci si arrabbia tanto.

Per motivi diversi entrambi si è arrabbiati, forse ci si sente in colpa per non aver saputo mantenere una cosa tanto bella.
Forse l'altro che cambia ci fa sentire tanta nostalgia da dimenticare che ormai siamo cambiati anche noi.
Forse le cose più intense non sono fatte per andare avanti, solo a regalarti momenti perfetti prima che la prudenza e l'esperienza ci insegnino a non buttarci più di pancia da così in alto.

Tutto questo perché prima non riuscivo a capire come mai se le persone si arrabbiano tanto per lasciarsi, la soluzione non possa essere rimanere insieme ma dovevo scriverlo da qualche parte per ricordarmi che le risposte, in questi casi, non servono proprio a un cazzo.







lunedì 10 gennaio 2011

Donne intelligenti.


Esistono le donne belle ed esistono le donne intelligenti.

Non che una donna bella debba essere necessariamente stupida, assolutamente, ma in linea di massima è così.
Allo stesso modo ci sono le donne cesse e stupide, che in effetti sono un sacco, ma loro non m'interessano perché sia brutte che stupide non sono una compagnia che trovo interessante specie perché in molti casi, per compensare, la danno a chiunque sia disposto a prenderla e io al momento sono etero.

Comunque, le donne belle sono raramente intelligenti perché non hanno mai avuto l'esigenza di cercare altro oltre il loro aspetto per risultare piacevoli, il mondo non le ha mai stimolate ad essere altro che fighe e dopo la quinta trombata non è che si abbia molto da dire con loro.
Ma penso che la trombata in molti casi sia sufficiente, dato che spesso finiscono con gli uomini belli e stupidi, per i quali ha funzionato - meno, perché sul materiale maschile serve sempre e comunque meno lavoro - lo stesso meccanismo.
Però in Italia, dove le mamme svolgono un ruolo fondamentale nella rovina dei figli, sono tantissimi anche i brutti e stupidi.

Mentre le donne brutte e intelligenti sono quelle che si sono ingegnate, non necessariamente rendendosene conto, per compensare il loro essere l'antitesi della gnocca e rendersi attraenti in altri modi.

Ma veniamo al dunque: il problema sono gli uomini intelligenti.
Belli e intelligenti non ne esistono, dunque non consideriamo situazioni fantascientifiche in questo post, grazie.

Le donne intelligenti, che sono le mie preferite - che sono etero l'ho già detto - sanno essere una compagnia piacevole e varia, non annoiano e il tempo con loro resta comunque ben speso.
Meno quando comprano scarpe, perché in quel caso diventano odiose.
E in un'altra occasione: quando incontrano l'uomo intelligente.

L'uomo intelligente è una calamità naturale.
Di proporzioni tsunamiche.

L'uomo intelligente in linea di massima mette tutto il suo cervello nel rendersi un tipo problematico.
Vive di certezze e canoni suoi nei quali non si rientra mai per intero.
O sei la donna della quale ha bisogno in quel momento, o sei quella che vuole ma ogni tanto, quella con cui ha passato un periodo splendido, quella che vuole come semi amica ma di norma il suo passatempo preferito è non far capire mai un cazzo a chi gli sta attorno.

Per questo spesso li si vede con donne che già non capiscono un cazzo di partenza: comodità.

Ma a volte pure lui si rompe le palle di bambole dementi che ti ascoltano con sguardo perso e inizia a tormentare una donna intelligente.
Le donne intelligenti, a loro volta poco abituate a uomini con un QI che supera quello di Emanuele Filiberto, rimangono stupite, abbacinate e del tutto conquistate dall'incontro, metà del loro cervello si frigge ed è sempre la parte che comprende buon senso ed amor proprio.

Ed ecco dunque che si lasciano trattare come stuoini -. spesso di riserva - diventano instabili d'umore, prendono ad essere del tutto monotematiche e deficienti con le amiche perché il delirio non puoi riversarlo su di lui, non riescono a cancellarlo dalla loro vita se per sbaglio si rendono conto che è uno stronzo perché se ne sentono pervase.

Alla donna intelligente vorrei dire:

Cretina, di che hai paura?
Che se ne vada cinque minuti prima?
Che esca dalla tua vita?

Capisco quanto possa essere frustrante incontrare ogni tanto uomini intelligenti e poi renderti ineluttabilmente conto del fatto che quel che c'è oltre alla parte funzionante dentro al cervello sia guano, ma fattene una ragione.

O ti adegui o lo schiodi.
O preghi Bartolini di investirlo con uno dei suoi camion rossi, in modo da smentire per una volta il fatto che quel corriere porti sfiga.

Perché con ogni probabilità lui non ti sgancerà mai.
Gli servi quando ha voglia di una compagnia diversa da quella fischiettosa del suo merlo indiano, quando non c'è Santoro in televisione, quando c'è Bruno Vespa in televisione, quando deve fare cose intelligenti ma noiose, quando gli va una scopata con qualcosa d'interessante oltre la sigaretta dopo.

A salti, quando non ha altro da fare.

Fattene una ragione.
Donna intelligente, hai bisogno di un uomo sensato, normale, non per forza di qualcuno che sappia entrare in ogni tuo pensiero e comprendere ogni tua psicodimensione.

Anche perché spesso, l'uomo intelligente è proprio per compensare una dimensione che si è reso tale, e non dovrebbe essere necessario spiegare esplicitamente quale.


 








 

Prurito

Vi state grattando?

venerdì 7 gennaio 2011

Belle le feste un cazzo.

"Fa freddo fuori?"

"Eh sì, bel freddo"

"Del resto è inverno"

"Cosa fai? Non esci?"

"Non ci penso neanche, se esco mi prende un colpo, faccio un tè, ne vuoi?"

"No no"

"Che male alle mani"

"Eh sarà il freddo"

"No è l'artrite"

"Capita"

"A 24 anni?? Solo a me, porca banana."


Le feste mi hanno innervosita, rintronata, bulimizzata tra pranzi e cene e grazie a dio quella zoccola della befana è passata e se ne va portandosi via gli incontri obbligati con parenti ipocriti e le ramanzine perché "non vai più a messa".
Mia nonna che ha 74 anni è più vitale di me: esce di più e se usciamo entrambe torna dopo mettendosi a cucinare a notte fonda perché "ha fame" che nemmeno io con le peggio chimiche ho mai cotto ravioli alle due di notte, fumare di meno ha nuociuto nettamente alle dimensioni del mio culo, bere troppo ha gonfiato quelle del mio fegato, sono di un colore così grigiastro che se mi vedesse Andreotti riderebbe di nuovo dopo 40 anni che ha la stessa espressione, la mia bisnonna 95 enne per contro continua a rompersi la testa con la vivacità di una bimba e quando le diciamo che sarebbe ora che la piantasse di accumulare punti al pronto soccorso risponde "No: voglio il premio".

E con nostalgia ripenso ai bei tempi in cui tornavo ubriaca fradicia a orari ignoti, mettevo l'acqua sul fornello poi mi addormentavo su cesso, uscivo con qualunque condizione climatica, prendevo treni a caso per finire in città delle quali nemmeno controllavo il nome, vomitavo contro alle auto parcheggiate sotto casa e il giorno dopo non ne ricordavo il motivo.

Andate tutti affanculo.
Così mi fate compagnia.


mercoledì 5 gennaio 2011

Mi piace quando scrivi.

Mi piace quando scrivi perché so dove sei.
Ovunque tu ti trovi non ha importanza, quello è un luogo in cui posso raggiungerti.

Mi piace quando scrivi perché posso ricordarti con tutte quelle sigarette: una dietro l'altra a bruciare così in fretta, prese a sputare fuori un fumo denso delle cose che sai.

Mi piace quando scrivi perché parli una lingua che conosco e non importa cosa sia, capisco quello che racconti, come se descrivessi una strada lungo la quale entrambi, lo so: sui lati opposti, almeno una volta abbiamo camminato.

Di tutte le volte in cui pensavo di averti raggiunto e poi mi svegliavo capendo che era stato un altro abbaglio, non importa più quando stai scrivendo, perché torni, per quanto lunga sia, ad una distanza dalla quale posso intuire i tuoi contorni.

Mi piace quando scrivi perché solo in quel momento posso baciare la tua fronte, senza che tu mi veda e restare a guardare in silenzio le tue dita battere tasti che forse sono pure un po' infastiditi ma non si sottraggono dall'esaudire ogni tua richiesta o capriccio.
Quello che io non sono mai stata capace di fare.










martedì 4 gennaio 2011

Random satira – Finiamola qui, massa di rompipalle.

Lo scorso post, diversamente dal penultimo, non ha scatenato reazioni di sorta: niente discussioni in bacheche altrui, niente messaggi privati o via mail che chiedessero a chi mi stessi riferendo esattamente - manco fossero cazzi vostri - nessun danno degno di nota insomma.

Questo perché probabilmente non vi sentite chiamati in causa.
Sarete convinti delle vostre doti genitali - o sperate sulla riservatezza dei pochi che ne hanno avuto triste esperienza - e pieni di fiducia sia nel vostro olfatto che nelle vostre sorelle.

Invece mi pare che un po' troppi se la siano presa sul personale per 'Random satira', tipo un paio che mi hanno scritto via mail.
A loro vorrei dire: non perché non facciate schifo, lo farete di certo e non voglio assolutamente metterlo in dubbio, peccato che di vostro io non abbia mai letto una sola riga quindi.. state calmi.

Poi ci sono stati quelli che conosco e seguo, reazioni serene perché sapevano benissimo cosa penso, poi gli sconosciuti che non ho proprio idea di chi siano che si lanciano in interessantissime ipotesi su passaggi successivi in un ipotetico ragionamento basato su quello che ho scritto (..mal di testa).

Non avete una minchia da fare.

Poche cose per chiarire che il vostro modo di pensare è ridicolo:

Un blogroll non è altro che una raccolta di link, personalmente lo uso come segnalibro, punto.
Pensate: sopra al mio c'è scritto "Leggo", non "Vivo per".
Se voi lo usate come lista per trovare continui spunti con cui masturbare i vostri implumi peni invidiosi non mi riguarda, ci metto chi mi pare senza che terzi debbano rompere le mie fragilissime palle su paventati motivi metafisici che mi avrebbero portato a mettere qualcuno lì.

Sapete perché avete iniziato a starnazzare come galline quando avete letto l'altro post?

Perché in linea di massima siete divisi in piccoli o medi clan che si detestano a vicenda ma non se lo dicono mai, perché quando leggete nei vari laboratori o nel profilo di contatti bozze di battute o roba pronta che fa schifo, non lo esprimete, o peggio, mettete un ignavo pollice in su o vi fingete offline, perché passate il tempo a complimentarvi a vicenda come patetiche miss seminude in gara per non si sa quale fascia mentre vi tirate calci sotterranei.

Ormai una percentuale notevole di quello che gira fa abbastanza pena, ma non ve ne accorgete o non volete accorgervene e continuate a privilegiare una fastidiosa quantità piuttosto che una sana qualità per paura di perdere terreno.

"Oddio, lui oggi ha postato otto battute, io solo sette, cazzo cazzo cazzo".

E siete pietosi.
Noiosi e pietosi.
E scarsamente divertenti.

Sul mio blog scrivo quello che mi pare, quando mi pare e non voglio una folla di sfigati che appaiono ormai talmente assuefatti dalle reciproche lusinghe e da quelle di un pubblico mediamente vicino all'analfabetismo da trovare tanto drammatica l'opinione della prima venuta.
Prima venuta che mediamente indovina, ok.
Probabilmente ho ragione anche sulle vostre sorelle e il resto.

Sapete che ho ragione, quindi mettetevi una mano sulla coscienza e tenetela lì, se non altro per rallentare la superproduzione di cazzate scritte, impacchettate la vostra coda di paglia e fate un po' quello che vi pare, come continuerò a farlo io.
Almeno io continuerò a farlo dicendo quello che mi va senza bisogno di elemosinare consensi.

Ah, e la storia dei pompini mi hanno chiesto di scriverla per deviare i sospetti.
Le vostre mamme.












Random satira – L’avessi mai fatto.

Pronto - prova, pronto - prova

Siete delle seghe, brutti e puzzolenti e vostra sorella sta facendo pompini nell'altra stanza.

Sì, teste bacate, poi ve la spiego.


lunedì 3 gennaio 2011

Random Satira.

Ok, avete rotto il cazzo.

Parliamone.
Ogni 30 secondi nel mondo muoiono bambini, ogni cinque minuti in Italia una donna viene violentata, ogni mezz'ora qualcuno si suicida e almeno ogni 8 secondi sull'homepage di facebook/twitter/friendfeed e non so che minchia d'altro, compaiono pessime battute e ridicoli pezzi di personaggi che inizio a sperare prima o poi decidano di rientrare nella categoria della mezz'ora.

Cristiddio, è un fuoco incrociato.
Attacchi serrati alla resistenza delle mie palle, per lo più.

Il problema non è tanto delle pagine o dei contatti che palesemente incentrano la loro attività telematica sull'umorismo o quel che è, e lo sanno fare.
Il problema sono gli altri.

Detta in modo chiaro, saranno circa una decina in tutta la rete i siti in grado di produrre materiale che va dal passabile al buono e raramente viene attraversato dal lampo dell'eccellenza.
Nella maggior parte dei casi compaiono aborti di battute, inni alla stupidità, luoghi comuni attorniati di avverbi che il semplice tag "satira" non riesce a sollevare dalle sorti di ignobile spreco di parole.

Ma per la miseria, non potreste scrivere altro?
Oppure, per la miseria, non potreste non scrivere del tutto?

Non lo dico per voi, lo dico per me.

Vorrei dire cose su un paio di punti, specie coloro che si crogiolano nel ritorno delle proprie opere pubblicate online:

1 - aspettate a bagnarvi le mutande con gli orsacchiotti che vostra nonna ha comprato allo spaccio di benetton intimo e impacchettato con cura seguendo alla lettera le vostre richieste a babbo natale: il fatto che qualunque porcata pubblicata su vari network accumuli valanghe di consenso non è un buon segno, non significa che siete bravi.
Significa che avete un sacco di contatti che non leggono quanto producete (e hanno capito tutto) ma che vogliono farvi contenti e che quello che scrivete probabilmente incontra i gusti di una discreta maggioranza.

E dovrebbe essere chiaro, specie in Italia, che in questo non c'è niente di figo.

2 - L'assurda ridondanza con cui gli incapaci inondano la rete crea un surplus così spropositato da annientare buona parte dell'interesse che anche le battute migliori dovrebbero suscitare.
Siete peggio delle scritte sui pacchetti di sigarette.
Con la differenza che prima o poi sarò io a uccidervi.
Sul serio: l'eccesso genera indifferenza o, nel mio caso, odio.

Ormai ci si aspetta di leggere battute anche sull'ultimo pelo caduto dal naso di Galeazzi, santo cielo, basta.

Per non parlare dei grandi critici di satira.

"Bella chiusa", "Fantastico doppio salto" o simili.
Cristo sembrate comparse di un film di Eminem.

Rendetevi conto che siete identici sputati a molte delle categorie che spesso criticate, riassumibili in "Non so che cazzo sto facendo ma continuo a farlo, il più possibile e con il maggior danno praticabile".

Più o meno quello che produrrei io posando nuda per un calendario: non sono una megagnocca, dunque non lo faccio, evitando così incidenti stradali di dimensioni epocali.
Davvero: sono tanto cesso che farei svanire in un solo scatto l'effetto del mezzo chilo di amfetamine abitualmente assunto dai camionisti di tutta europa, produrrei un coma per autodifesa così profondo che il conducente del tir dopo aver fatto fuori otto bus di scolaresche in gita al Tonale si risveglierebbe direttamente in studio con Silvia Toffanin.

Di questi tempi - e so di non parlare solo per me - la cosa migliore sarebbe trovare, una volta tanto, un bel post con l'unico contenuto di cui seriamente avremmo bisogno per disintossicarci un po'.
Una bella pagina bianca di silenzio.