lunedì 15 novembre 2010

Una poesia davvero figa di Luigi Nacci

Non amo particolarmente le poesie perché spesso sono pretenziosi garbugli di parole messe in fila per ottenere in modo cervellotico un effetto che sarebbe molto più facile raggiungere con due tiri di canna e un bicchiere di vino.

Questo perché le persone non sono così originali come amano credere né nel contenuto né nel modo di reagire ad eventi e situazioni.

Quello che siamo e quello che proviamo è facilmente categorizzabile in un numero finito di patetiche stronzate.

Però, a volte, ci sono persone capaci sul serio di prendere la scarsa quantità di patetiche stronzate importanti che in fondo tutti possediamo e di metterla per iscritto, trovando parole adatte a dirci qualcosa che sotto sotto già sapevamo senza aver ancora imparato come fare ad impararlo.

Le poesie che ci piacciono sono quelle che confermano un pezzetto di quanto conteniamo, per dirci "Ok, non sei l'unico scemo a sentirti così, siamo sulla stessa barca".

Questa mi piace.
Se vi va, leggetela ad alta voce e non solo nella testa, e provate di pensare dove vi porta tutto quello che vi fa venire in mente.






Avrai poche cose ma quelle le avrai:

la forfora nei vasetti, i ciuffetti
di sebo, il pelo perso a primavera.
L’urna che mi conterrà non la mettere
nell’atrio: scoperchiala presto, riempila
di bora, fanne una fioriera
di cicloni. Stappali i vini,
versali a terra, allaga il corridoio:
chiama alla festa il condominio.


 Avrai poche cose ma quelle le avrai:

febbri psicosomatiche, cirrosi
autunnali, climatiche sciatalgie.
Della mia collezione di tumori
salva i pezzi più rari.
Un paio di aritmie le ho lasciate
sotto il materasso matrimoniale:
aggiustale come puoi. Ma l’infarto
sotto il cuscino no, lascialo stare.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:


i carteggi con il nano, con l’orco,
col vecchio cieco del piano di sotto.
A quelli del circo non dire niente,
piangerebbero troppo. Sul mio cippo
scrivi: qui giace temporaneamente
uno che ce l’avrebbe pure fatta.
Non aggiungere niente.
Girati, allontanati via di fretta.


 Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le multe della biblioteca,
i segnalibri parlanti di notte.
Farai fatica a respirare
d’estate. Più di sette, tanti, troppi
saranno i giorni della settimana.
Sfoglierai calendari come petali.
Costruirai un’altalena di nascosto
per venirmi a cercare sugli scivoli.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le forchette spuntate, le tovaglie
a quadri, le briciole ballerine.
Le mareggiate nei boccali
non ti dovranno spaventare,
né i terremoti in lavatrice:
la pace verrà dopo il funerale.
Lentamente ti tornerà la fame.
Verrà il giorno che non saprai il mio nome.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

nelle cornici foto non scattate,
il tip-tap dei chiodi sul muro.
Togli le grate alle finestre,
ché vengano a rubare.
I ladri portali alle giostre,
finché c’è fiato falli divertire,
poi chiudi gli occhi: conta fino a cento,
a centocinquanta li puoi riaprire.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le monete di cioccolata,
il salvadanaio con i canditi.
Ricorda la mancia al postino,
rimanda la posta al mittente.
Svuota la casa, regala le cose
al tizio che vive di fronte.
Dormire sul marmo fa bene all’ernia.
Sii grasso, mai pesante.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:

la sedia a dondolo di rovere
per le decisioni importanti;
lo sgabello girevole in acciaio
per traballanti fantasticherie;
la poltroncina in faggio
per i mancamenti improvvisi;
ma sceglierai il divano-letto in pelle,
quello vecchio, coi bordi lisi.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:

i soldatini di latta affamati
diretti in dispensa a marcia forzata.
Ti saranno alleati gli orsacchiotti
di pezza, i dizionari dei sinonimi
e contrari, la carta da parati
a fiori, mezza scatola di sigari
fumati. Le guerre le perderai
tutte. Consolerai gli ammutinati.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:

mappamondi smagriti dalle diete,
cartine stradali scadute.
Abiterai nei treni arruginiti,
fra le reti dei pescherecci,
sulle ali degli aeroplani.
Ti chiederanno dov’è casa tua.
Risponderai facendo spallucce.
Passerà un attimo e mi penserai.


 Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le zanzariere da disincastrare,
le colonie di tarme negli armadi.
Abbevera i ragni in cantina.
Nutri le rondini in inverno.
Apri ai colombi la cucina.
Parla in balcone ai girasoli.
Se deve venire, verrà col vento
la vocazione.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le lampadine fulminate,
il buio, i fantasmi fosforescenti.
Ad occhi chiusi t’incamminerai.
Vivrai sotto i ponti di giorno.
La gente al volo afferrerai.
Chiamerai la luna dai tetti.
Ridurrai in nuvole il fumo.
Tra i gatti sarai solo, come un dio.


Avrai poche cose, tra quelle cose
ci sarò io.




Per quanto mi riguarda, mi porta esattamente dove sono.

Perché, tutto sommato, con la tristezza e il nervoso che ad un certo punto scompariranno, con la nostalgia che torna sempre, in alcuni casi dopo aver coperto distanze così lunghe che non avrei scommesso un soldo che ce l'avrebbe fatta, con un sacco di delusione e un carro di stanchezza e stupore per tante persone che a loro volta erano stanche e stupite di me, non me ne sono mai andata sul serio.
Nemmeno questa volta, come sempre ad un certo punto ricomincerò ad esserci, come ho sempre fatto.


Capito di che parlo quando dico "Patetiche stronzate"?
Appunto.

Tanto lo so che da qualche parte ne siete farciti anche voi.
Tutti.
O quasi.










11 commenti:

  1. CAPITO!e credo proprio di esserne ben farcita anch'io.cazzo.

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  2. verrà un giorno che non saprai il mio nome.
    questo mi garba tanto.

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  3. vabbè, ma secondo me è il mese delle patetiche stronzate.
    io sto sguazzando nell'autocommiserazione da giorni oramai.

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  4. tazza sono segretamente  innamorato di  te anche se non ti conosco. E sei al tempo stesso uno dei miei sogni erotici.

    Un tuo lettore, anonimo per ovvi motivi

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  5. Decisamente farcita...
    Tazza, artisticamente parlando, anch'io sono innamorata di te...

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  6. anch'io ho dei problemi con le poesie, spesso le trovo irritanti, o completamente inutili. però, prendi questa, ad esempio.
    http://www.decubito.org/2010/05/sangue/

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  7. Conosco quel blog.
    Il tizio è in gamba, sì.

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  8. Tenera e suina sarete tu, tua madre e l'oroscopo della gazzetta.

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  9. Tenera si, suina anche (può dare le sue soddisfazioni) : del resto sono tra gli esseri più virtuosi in natura; la mamma l'avrei omessa, se non per eleganza per opportunità. Per quanto riguarda l'oroscopo della gazzetta non posso giurare sulle sue qualità.

    Cordialmente

    Doresse de la Paresse

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  10. http://intweetion.blogspot.com/2010/12/patteggiamento.html
    e lui, lo conosci? se no, dagli un'occhiata.

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