mercoledì 24 novembre 2010

“Togli la ragione e lasciami sognare lasciami sognare i pace”.

Ieri sfogliavo Vanity Fair.

A me piace quella rivista, perché alterna stronzate colossali a servizi interessanti.
Insomma, non ci sono troppe cose interessanti da obbligarmi a leggerle ma nemmeno solo cazzate da farmi vergognare mentre lo compro.

A casa mia la nonna prende Chi, si umilia lei e io lo leggo.

insomma, mentre leggevo inutilità, notavo come a ogni due righe scritte corrisponda una trentina di foto di gnocche da paura.

Una quantità smisurata di figone che ammiccano pubblicizzando scarpe, intimo, abbigliamento - stupefacente come a volte lo facciano senza indossarlo - infissi, vacanze e più o meno tutto quello che potrebbe venire in mente nel sonno a chiunque vada a letto dopo aver trangugiato quantità industriali di cotechino e peperonata.

Naturalmente il mio pensiero è subito andato al concetto di donna oggetto, di sordido pezzo di carne, di involucro senza cervello e a tutta la serie di deliziose definizioni che simili grafiche suscitano nelle femministe e negli uomini che difendono un ideale di donna di valore maggiore.

Volevo dirvi: non c'avete proprio un cazzo da fare.

"Perché le donne sono belle tutte, non si potrebbe immortalare una volta tanto una donna comune che indossi quell'intimo per mostrare quanto anche lei potrebbe essere meravigliosa portandolo e femminile e desiderabile e piacevole per il suo uomo e bla bla bla"

No. 
Pezzo d'idiota.

Personalmente di rotoli mi bastano i miei.
Di pelle non photoshoppatamente perfetta ne ho già a sufficienza a ricoprirmi.
I denti un po' inzozzati dal tabacco e imperfetti non come quelli posticci di servizio di moda li ho già, grazie.

Checcazzo, lasciatemi sognare.

Lasciatemi illudere che 120 euro per un paio di mutande di pizzo e cotone abilmente traforato da agili, prepuberali mani coreane potrebbero contribuire a rendermi una figa pazzesca.
Fatemi credere che jeans modellati per le curve - che sono più tornanti che altro - mi consentirebbero di suscitare gli stessi sguardi e causare lo stesso numero d'incidenti stradali di un cartellone pubblicitario di Intimissimi.
Permettete che la mia mente fantastichi su quanto sarei appetibile e slanciata con un paio di scarpe uguali a quelle di Gisele Bundchen.
Checcazzo.

le pubblicità non devono venderti realtà.
Devono farti uscire dal tuo mondo, lasciarti una speranza, farti credere che tutto quello che le riviste patinate propinano non sia solo per quella cerchia di eletti dal pubblico e dalle giurie dei talent show ma che ce ne sia un pezzo piccolettissimo anche per te.

Almeno per i quindici minuti a giorno che passo sul cesso.
Dove, non a caso, lo specchio non sta davanti al wc.


3 commenti:

  1. Fare tutto cervellotico è troppo anni90.

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  2. il "cervellottico" non ha tempo, non ha moda e nemmeno modelle fighe.

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  3. Si tratta di pubblicità, reclame e cose così...ogni tanto un pò di sana "leggerezza" ci vuole!
    Non si tratta di illusione ne di farsi plagiare, è anche strano doverlo dire visto che mi sembra abbastanza ovvio, è semplicemente divertente.
    Ora dico così, poi magari due giorni prima dell'arrivo del ciclo ti dico che questo mondo di merda fatto di immagine e sfruttamento della figura femminile mi fa schifo, è quello il bello, è "leggerezza" :)

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