giovedì 18 novembre 2010

Il perché di un blog.

O meglio: il perché di questo blog.
Sarà il quinto o il sesto che apro, non ricordo esattamente.

Tanti tra quelli che mi leggono ne hanno uno e forse saremo un po' tutti sulla stessa barca.

Tra l'altro, mi dispiace di non poterli seguire tutti con attenzione o regolarità, ma il tempo resta un nemico infame che non chiede permesso quando ti passa sui piedi.

Comunque, questo blog ha tra i suoi motivi gli stessi che ti portano a chiaccherare con gli sconosciuti, al sorridere a chissà chi in fila alle poste, al trovare irritante una persona per il cappello che porta - specie se sta guidando - o al poter credere che qualcuno, leggendo, capisca quello che intendi dire.
Per ricordare che non si è l'unica scema a pensare cose così.

Altre volte è solo una pagina dove poter sproloquiare di stupidaggini inutili, per sfogare quella vena di sadismo che ho imparato a non rovesciare più addosso a chi mi sta intorno, come dovessi far pagare ad altri la colpa del non essere sempre chi vorrei.

Molto spesso è un gioco che mi sveglia mentre bevo un (litro di) caffé e leggo le notizie o sento i miei coinquilini parlare e il mio cervello sta ancora caricando.

Capita che sia una bottiglia per messaggi che non saranno mai letti, perché è giusto così: affidare al caso parole che - si sa - sarebbe meglio tenere per sé ma che dentro provocano quel prurito allergico che in qualche modo si deve eliminare, per forza.

Capita che sia una bottiglia per messaggi che sono stati letti, messi qui per non invadere di seghe mentali lo spazio di qualcuno, per renderli disponibili con il minimo disturbo.

Per questo blog, che tra tutti quelli che ho avuto è il mio preferito, ho bisticciato con amiche, preso giustamente  insolenze da sconosciuti, ricevuto complimenti, critiche tante, approcci ridicoli e in regalo una serie di conoscenze delle quali sono contenta.
Virtuali e non.

Attenzione in eccesso, rispetto a quella che avrei pensato di ottenere.

Oggi, è uno di quei giorni in cui ti servirebbe avere indietro una sera di ormai otto anni fa e sedere di nuovo su quel tavolo, al freddo e in silenzio, con l'unica persona che capirebbe sul serio tutto, senza una parola.
Come tutti i desideri sciocchi, ovviamente non è possibile da realizzare, allora per compensare un silenzio perfetto si usano quantità imbarazzanti di parole per dire in fondo niente.

Per buttare dalla finestra quanto non ci serve più ed avere un posto per tornare a ricordarlo più avanti forse, o forse mai più.
Oggi è a questo che mi serve un blog.

E nonostante il mio qualunquismo e le violente approssimazioni, le storie gonfiate a caso giusto perché mi andava d'inventare una realtà diversa quella volta, l'umorismo chiaramente discutibile e così via, qualcuno che mi legge (suppongo, se no che si clicca a fare) c'è sempre.

Anche se foste in tre sareste comunque tantissimi.
Anche se siete una manica di zozzi perversi milfofili e amanti di varianti un po' curiose del sesso anale.
Anche se qualcuno di voi lo mando affanculo, cosa tra le altre che adoro fare.

Uno scontato, sommesso e reale ringraziamento.

Questo comunque non vi autorizza a continuare a rompermi le palle quando non serve.
Checcazzo.









6 commenti:

  1. varianti un pò curiose del sesso anale.

    Credo che un pò tutto ruori attorno a questo concetto.

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  2. io, tu e un mare di cipolle e tra un boccone e l'altro, lunghe sorsate di nulla.

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  3. un post molto, molto, molto bello

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  4. Milfofila a me non l'aveva mai detto nessuno O_o

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  5. I blog sono come il big bang o le cotte che ti prendi per persone a caso; non hanno un perchè. O, se lo hanno, non ho mai avuto bisogno di scoprire quale fosse, che tanto è lo stesso.
    Vado a ubriacarmi.

    Emics sloggato e incredibilmente serio.

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  6. te lo appoggio!

    (il post)

    ps esiste un albo dei "perversi milfofili e amanti di varianti un po' curiose del sesso anale"?

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