martedì 23 novembre 2010

Harry Potter con te.

Tralasciamo il fatto che mancavano dei personaggi.
Lasciamo perdere che tu non avevi ripassato e non ti ricordavi un accidente del libro.
Dimentichiamo che io avevo mangiato frittelle e tu schiacciatine quindi non ci siamo ingozzati a dovere di pop corn.

La cosa che mi piace è che ogni volta non mi sembra mai che sia passato un anno.
Tant'è che ieri pensavo ne fossero passati due.
Ma anche se fossero cinque non cambierebbe niente.

Parli la mia stessa lingua, e non lo si spiega il motivo.
Ci conosciamo da più di dieci anni e sei l'unico che ha attraversato tutte le mie paranoie uscendone indenne, lasciando indenne l'esserci per me.
Non abbiamo niente in comune: vicessitudini, famiglia, gusti, eppure è come se fossimo un po' la stessa cosa.
Lo stesso impasto.

E io sono quella che ti ricorda suonare con l'armonica, dopo una sera di tanto tempo fa che non ti avevo parlato tre mesi per una stupidaggine così stupidissima che mi vergogno ancora a pensarci e tu mi hai abbracciata e tirato fuori quell'aggeggio infernale che non te ne staccavi mai.
C'ero quando per scommessa, ma tanto lo avresti fatto comunque perché sei così, hai tirato su il grasso delle bistecche al campeggio con la cocomera e mi fa ancora vomitare il pensarci.
Abbiamo giocato insieme alla "Prima notte di nozze" e ci hanno presi in giro per anni, almeno me: che a te non molestavano su 'ste cose.

Ogni volta che mi arrabbiavo e andavo via, tu restavi ad aspettarmi lì dove ti avevo lasciato, perché poi tornavo sempre.
Non ho mai avuto bisogno di raccontarti i fatti miei e i miei disastri e le schifezze che all'epoca nella mia vita erano più grandi di me, perché se ero triste mi picchiavi per una decina di minuti e poi ero felice.

Resti tra le persone più preziose che abbia mai incontrato.

Perché te ne vai in giro con quei calzini gialli fluorescenti che sbucano dai pantaloni, e poi mi dici "Pensa te, mi ricordi con l'armonica e magari non è una cosa che alle persone che ho conosciuto dopo mi piace far sapere perché mi preferisco adesso" e non vorrei essere troppo dura ma ti assicuro che quei calzini gialli sono molto peggio.
E anche il borsello da controllore FS non scherza.

Perché dopo dieci anni mi hai detto che al tempo io ero più grande di te e non riuscivi a capirmi, che poi non c'era niente da capire credo, e nonostante questo hai fatto il bel tempo così tante volte che sei e rimarrai sempre l'anticiclone dei miei pensieri.

Perché ti amo un sacco e te l'ho detto solo un anno e mezzo fa che era una vita che lo pensavo, o almeno metà di una vita.

Perché
anche se non ci vediamo mai
nonostante l'avere vite e cose nelle vite nostre completamente diverse
senza aver bisogno l'una dell'altra.

(Anche se questo post è stato interrotto dal costruire un bamboccio con i vestiti e le scarpe - siliconate al pavimento - del dr. Al Primo Anno in terrazza e mi sono distratta un attimo.)

non so come sarei arrivata qui senza di te.

L'unica risposta è che non ci sarei.

Nonostante il tempo, e le cose di entrambi e il senso che apparentemente non c'è
non immagino me senza averti conosciuto.

Sul serio.
E te lo volevo dire.







4 commenti:

  1. Grazie, anche io ti voglio bene.

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  2. "Affinità elettive", affinità intellettuali, di sguardo, odore, telepatia, sorrisi e lacrime. Questi sono grandi tesori!
    Un saluto,
    Chiara

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