martedì 30 novembre 2010

Scientology.

Negli ultimi tempi sento il bisogno di una scossa.
Mi serve un momento della settimana in cui sfogare le mie energie negative.
Un'occasione nella quale esternare rabbia, risentimento, aggressività.

Insomma, pensavo di partecipare ad una riunione di Scientology.

Una manica di dementi che sputtanano soldi e tempo dietro a quello che un essere viscido ha scritto in un libro dopo che i primi suoi romanzi di fantascienza erano risultati delle chiaviche infinite.
Capisco che magari l'ultimo gli può anche essere venuto bene, ma di lì a fondare una religione con la stessa trama di Goldrake mi pare un tantino esagerato.

Poi ti fermano per strada sostenendo cose assurde.
Li ascolto quasi sempre volentieri.
"Ma lo sai che usiamo solo il 5% del nostro cervello?"

Tu di sicuro.
Ma gradirei sapere come hai fatto a ottimizzare così bene perché pari come - non so - avere una marcia in più di Eluana Englaro e mi sa che pure lei sforava il 5%.

Pensa te che spreco, io mi trovo costretta a usarlo praticamente tutto, e sì che mi piacerebbe tenerne un po' da parte per momenti migliori, o - che so - per la domenica così posso sfoggiare la parte più nuova nella piazza del paese.
Avrei proprio un sacco voglia di "un sistema per l'analisi, controllo e sviluppo del pensiero umano, che fornisce anche tecniche per ottenere maggiori capacità, razionalità e libertà dalla scoperta della singola fonte delle aberrazioni che sono la causa delle malattie psicosomatiche" per diventare come te, individuo tra i30 e i 40 anni che molesti sconosciuti per strada ogni fottuto inverno della tua vita da quando hai avuto la brillante idea di affiliarti.

Ma insisto, dimmi di più.
"Il 90% delle malattie è di origine psicosomatica".
Ma dai.
Usate strumenti scientifici fichissimi per arrivare a queste rigorose percentuali immagino, tipo i regoli.

Che sfiga che ho: conosco quasi solo persone rientranti nel 10%, si vede che altre le beccate voi.

Trovo particolarmente piacevole poi quando gli scientologisti vogliono convincermi del fatto che il cancro sia fondamentalmente una sega mentale.

Lo dicevo sempre anch'io ai miei nonni: "Smettetela di dire stronzate, ma quali radioterapie od operazioni, bastano qualche decina di migliaia di euri a Scientology e vedrete che godiòlo", ma loro si sono impuntati così tanto pur di non darmi ragione, che sono morti.
Chissà come hanno fatto.
La mente può davvero tutto.

Vabè basta, mi sono rotte la palle di parlare di Scientology.

Dopo che sarò andata a farmi spiegare come tornare ad essere un entità pura e perfetta e felice nello spazio, magari in compagnia della Teiera di Russel e del Grande Unicorno Rosa, vi farò sapere.


lunedì 29 novembre 2010

Sesso, Chiesa e Rock ‘n roll.

Leggevo sullo scorso numero di Vanity Fair un breve pezzo di un tizio di cui non ricordo il nome, che essenzialmente si poneva una domanda intelligente.

Ma chimminchia è il papa per decidere se il preservativo si possa usare o meno?

No perché quel genio di Benedetto avrebbe detto che ultimamente i condom gli fanno meno schifo del solito.

Epidemia di herpes tra minorenni?
Le vie del signore sono infinite ma i pertugi dei chirichetti no.

Insomma il papa se ne sboccia con uscite simili, con quale autorevolezza?
Era forse convinto che nei laboratori per la produzione di lattice venissero officiate messe nere prima di qualche giorno fa?

La questione è che il sesso sarà pure considerato in un certo modo dai credenti, ma per i non credenti son cazzi loro.
Fermo restando che la maggior parte dei credenti praticanti che conosco ne sa più di kamasutra che di sacre scritture, ognuno è libero di vederla come gli pare.

Ah, il tizio è Pino Corrias.
Che si chiede anche quale sia la perversa visione che la chiesa può avere del sesso, così negativa ed animale.
Cioè, se quello che ne sanno si basa sui fatti in cui diversi preti sono stati coinvolti c'hanno pure ragione, peccato che al di fuori di quegli edifici tanto costosi mantenuti da noi contribuenti ci sia tutto un mondo da scoprire.

Ci sono persino persone che vivono il sesso con rispetto e amore, pensa un po'.
Esistono fantasmagorici individui che ballano tra le lenzuola con chi amano o che semplicemente desiderano in quel periodo, in modo rispettoso e felice.
E adulto e consenziente.

Dice bene Corrias: "Davvero il vecchio Papa, esperto di dottrina, ma anche di perpetuo celibato dentro a una Chiesa tutta maschile, non riesce a immaginare altro che un Dio ossessionato?
Un Onnipotente che dal fondo di tutti gli universi, anziché del tempo o della grazia o della misericordia si occupa quotidianamente dei nostri preservativi?"

Io non credo in Dio, ma sono convinta che indipendentemente dal fatto che esista o meno, non gliene freghi una ceppa di minchia.

Citando Pino per l'ultima volta: "C'è sempre un che di pornografico nel considerare il sesso una macchina da allestire secondo manuali d'uso e regole religiose invece che come [...] uno dei molti modi di onorare la vita e di esserne ricambiati".

Non c'è niente di più bello che passare un po' di tempo a letto con la persona che vuoi, e che vuole te.
E trovo che nel quadretto stonerebbe molto di più la messa su Rai1 di una confezione di condom.

Pino Corrias è un tizio che ne sa.
La chiesa troppo spesso invece si riduce ad una manica di travestiti che devono far scontare agli altri la miserevolezza delle loro vite imponendo l'essere ascoltati per mantenere un'aura d'importanza pur non sapendo quello che dicono.
E per giustificare l'andare in giro in gonna.





Lillà camminava lungo il marciapiede di una stazione che non ricordava quale fosse.
Attorno a lei sfilavano visi che le pareva di aver già visto da qualche parte ma non avrebbe saputo dire dove e nessuno  la riconosceva.

Forse per il caschetto davanti al viso.

Senza comprare alcun biglietto si era diretta al binario quattro e salite le scale si era era appollaiata sul largo corrimano di cemento che riportava al sottopassaggio.

Leggeva un libro che aveva perso la copertina, non le importava quale fosse il titolo.

"Per ogni passo che metterai avanti all'altro, fermati e profondamente respira.
Annusa l'aria che passa di lì perché proviene dalle direzioni che ti si aprono davanti.
Fermati e annusa.
Chiudi gli occhi e avanza seguendo la giusta scia
".

Se avesse saputo che pensare lo avrebbe fatto.
La sua mente era vuota, attorno a lei tutto continuava a muoversi.
Forse le sarebbe piaciuto rileggere un vecchio libro per bambini che iniziava suppergiù dicendo: "Che cos'era la felicità? Rick stava seduto sul pavimento di una stanza buia e fredda e se lo chiedeva come un ritornello 'Che cos'era la felicità, che cos'era la felicità, che cos'era la felicità'.
Chissà quel libro dov'era finito.

Il suo viso era immerso tra le pagine un po' rovinate e un treno alla sua sinistra si avviava ad uscire dalla stazione e alla sua destra un altro entrava.
Con la coda dell'occhio Lillà vedeva da una parte tutta la scena andarsene e dall'altra tutta arrivare e i treni erano carichi di persone con tante di quelle facce dietro i finestrini e sul binario si alternavano odori di fumo e panini e troppe spruzzate di profumi scadenti mentre ai suoi fianchi le scene slittavano e per lei era troppo.

China verso il basso prese a vomitare.


- Chiara che c'è? Cristo, alzati da lì.
Angelica, porta degli stracci, porca miseria Chiara ha vomitato e non so se lo abbia capito.
Dai Chiara, devi cambiarti, su.

Tutto era scomparso in un conato e Lillà era tornata nella sua stanza bianca con Francesca e Angelica che le si affaccendavano attorno e nessuna voglia di muoversi.

Angelica era un tipo risoluto, aveva più o meno 25 anni ed era snella e nervosa, bionda e sorridente e con poca voglia di commiserare le persone.
- Dai Chiara, muoviti. Chiara? Mi senti? Pensi di restare a terra nel tuo vomito per molto ancora? Perché la cosa è schifosa e preferirei ti dessi una mossa. Muoviti!

Francesca doveva avere una decina d'anni in più e nonostante lavorasse in quel posto fin da subito dopo la laurea non riusciva a far l'abitudine agli ospiti giovani.
Le dispiaceva troppo vedere persone con tutto il tempo del mondo davanti buttarlo via come se non servisse.
Aveva capelli castani morbidi lunghi alle spalle legati in una coda alta e due bambini alla scuola elementare e guardando quella ragazza tanta apprensione per loro.

Chiara era lì da quasi 4 mesi.
Per Angelica era troppo tempo da passare in uno stato simile, per Francesca così strano da capire come lei ci fosse finita.

Per Chiara non sarebbe cambiato nulla fossero stati anche quattro anni o solo quattro giorni.
Lo scorrere non lo sentiva più, le ore erano relative al ritmo delle sue sortite che solo lei conosceva, ogni minuto era legato al tempo necessario a dipingere a fantasia libera altre passeggiate sul muro vuoto della stanza, giri in autobus e letture sui binari.
Restava seduta sul letto e lo fissava per ore, quel muro.

Qualcuno ogni tanto si fermava a guardarla borbottando commenti, ipotesi cliniche.
Lei non ascoltava e proseguiva nei suoi giri lontani.

Tutto quello che immaginava era un misto tra ipotesi e ricordi.
Ogni tanto i ricordi di contorno riempivano la scena portandola a sentirsi sopraffatta e reagiva male, vomitando o tremando violentemente per diversi minuti.

Francesca trovava inquietanti i suoi momenti di crisi perché non capiva da dove nascessero e non sapeva come gestirli ma nel caso preferiva non chiamare Angelica quando poteva perché nel suo pragmatismo aveva deciso che il modo migliore per attirare l'attenzione di Chiara quando non reagiva fosse schiaffeggiarla un po'.
Non le piaceva l'idea.

Non sapeva che a volte Chiara era grata di quei colpi.
Altre volte non li sentiva nemmeno.

- Finito?
- Sì, finito.

Mentre Francesca aiutava Chiara a cambiarsi, Angelica aveva pulito il pavimento e cambiato il copriletto.
- Bello schifo che aveva fatto. La stanza puzzerà di candeggina per qualche ora, portala di là che lascio aperta la finestra per un po'.

- Ok. Chiara, andiamo che qui diventa un frigorifero.

Chiara rimaneva in piedi sulla soglia del bagno della stanza dentro ai suoi vestiti grigi, ferma.
Quasi tutti i suoi vestiti erano grigi, le era piaciuto da sempre quel colore.
Non voleva lasciare la stanza: negli altri ambienti in cui a volte la facevano stare non c'erano muri bianchi.

- Francesca, portala via che qui si soffoca!

'Esagerata' pensò Francesca.
- Su Chiara, andiamo.

Lentamente prese a seguirla.

Fosse stato un giorno qualunque di pochi mesi prima, le si sarebbero riempiti gli occhi di lacrime pensando che non avrebbe potuto arrivare all'ospedale quel pomeriggio.
A pensarci, fosse stato un giorno qualunque di pochi mesi prima, non si sarebbe trovata lì.


 











 

Una Zia.

- Posso far venire a casa Fabio che m'interroga in fisica?

- Mah, chi è questo Fabio?

- Un compagno di scuola

- Mah, io direi che è meglio di no

- Mh.

- Voi cosa dite?
- Sìsì fatelo venire che si deve dimenticare quell'altro
- Tu che dici?
- Ah fate voi
- Boh, lo facciamo venire?
- Proviamo


- FIGLIAAA

- Ditemi

- Può venire ma non oltre 45 minuti.

- Ok.




- Ma Marito, non lo so se mi va bene
- Dai guarda, a me sta un po' stretto, se a me sta così a te va bene
- Ma non hai le misure, come fai a farmi fare quel cappotto?
- Ma dai costa niente, dalla via che lo faccio fare per me..
- Se a te sta così a me sta grande
- Scusa, ti lascio due minuti, rincorro una donna che pare avere la tua corporatura.
- ...
Click



-Quindi quanti siete a questo compleanno?
- Ma tipo 20
dopo 2 giorni
- Allora venti?
- No ma tipo 12
altri due giorni
- Allora 12?
- No ma tipo 8




La Zia Figaccia ha circa 38 anni, ha smesso di studiare a 23 perché è rimasta incinta della Cugina Bellina ormai 14enne che pare aver liquidato il moroso problematico e si appresta al rimorchio dei compagni del liceo di dua anni in più.
La cosa desta un po' di preoccupazione dati alcuni problemini precedenti.

La Cugina ed il Compagno sono stati collocati nella cucina al primo piano mentre lo Zio, la Zia e la Nonna Mamma dello Zio pitturavano la loggia.

Ogni cinque minuti la coppia, che in effetti stava studiando, veniva spaventata a morte dalla porta che si apriva a sorpresa.

SLAM
Zio - Mi serve lo scotch.

SLAM
Zia - Volete mica un tè?

SLAM
Nonna - à iò d'ander in bagn

SLAM
Zio - Scusate, cacciavite

SLAM
Nonna - Vlìv un panèn?

E così via.
E il pomeriggio è scorso senza intoppi ma forse i due adolescenti hanno perso una trentina d'anni di vita.


La Zia Figaccia lavora in un ufficio dov'è l'unica non laureata ma è la sola a saper scrivere in tre lingue e ad essere cordiale con tutti e anche così bòna.
Una nuova arrivata si è sentita male e dalle quattro di pomeriggio la Zia è rimasta con lei in pronto soccorso fino alle 23.00 con lo Zio in video chiamata dalla Cina che le voleva far fare un cappotto ma, privo delle misure adatte, molestava sconosciute asiatiche per prove di sartoria.

La Zia figaccia ha un altro figlio che per il dodicesimo compleanno ha deciso di chiamare a casa un nutrito gruppetto di cretini - a quell'età lo si è per definizione - per stare svegli tutta la notte a usare intercalari come "Figa", "Fatti inculare" e "Cazzo" e riderne di gusto con la Zia che sgobbava per preparare merenda, cena, letti, spuntino e così via.

La Zia Figaccia è ancora insicura come una ragazzina ma traina la sua famiglia, ogni tanto noi, la sua nonna (mia bisnonna) decisamente stronza, nonostante sia senza titolo a lavoro la chiamano a destra e manca per correggere pratiche non sue, che è figa l'ho già detto, ha anche imparato a cucinare, è rimasta a casa sola da poco più che ragazzetta con la Nonna Mamma dello Zio che per i primi dieci anni è stata tutt'altro che simpatica, per lunghi mesi con due bambini piccoli e un marito che girava il mondo e non è sempre stato facile.

Il succo del discorso è che la Zia Figaccia è decisamente una gran cartola.
Ma non glielo si dice abbastanza spesso.

giovedì 25 novembre 2010

Camera bianca.


Lillà aveva un caschetto scuro e tortuoso che le invadeva continuamente il viso e i suoi occhi grigi ci s'immergevano che parevano in apnea tanto erano grati di emergere quando qualcuno ne richiamaval'attenzione.

Era esile e arrabbiata e stanca.

A volte saliva su un bus senza bisogno di andare da nessuna parte, si sedeva in un posto maleodorante come un altro e canticchiava i pezzi che il lettore mp3 tutto graffiato le iniettava in testa.

Non conosceva i titoli della maggior parte delle canzoni che sapeva a memoria perché le scaricava a caso e non le importava come si chiamavano o di chi fossero.
Le piacevano e basta, funzionava così anche con le persone secondo lei: non importava da dove venissero o chi fossero, o il cognome della loro famiglia che in quel paese di provincia pareva una cosa tenuta molto in considerazione.
Le piacevano per il sorriso, per come muovevano le mani, per come la guardavano.

Di tutto il caos al quale la musica si aggiungeva avrebbe voluto scrivere, peccato che non sapesse farlo.

Lungo la strada il bus vibrava e arrancava e le mostrava un pezzo di mondo che conosceva molto bene: i campi appiattiti, il fiume, qualche uccello di palude che nei giorni di sole era bello e in quelli di nebbia lugubre come tutti gli alberi da frutto spogli, in quella stagione.

Quel giorno non poteva permettersi oltre poche fermate, ed era appena salita - pensava - che già arrivava il momento di scendere.

Alla fermata un paio di donne a capo coperto con l'irrinunciabile stuolo di piccoli figli marroncini, un paio di anziani con le loro sorridenti badanti bionde, un paio di ragazzetti che sarebbero dovuti essere a scuola e un cielo troppo grigio per ricordare che il giorno prima forse era stato azzurro.

La divertiva senza risate l'andare in giro per il posto con canzoni metal sparate a palla nelle orecchie.
Entrava in tabaccheria senza bisogno di toglierle e immaginava che fosse l'anziano commesso a cantare quello che qualcuno strillava in cuffia, mentre lui le chiedeva cosa desiderasse, sottolineava che la brutta stagione era arrivata, le dava il resto e la salutava.
Conosceva il copione a memoria dopo tanti anni, non le serviva ascoltarlo ancora.
Come lui conosceva il suo: avrebbe preso il tabacco e, uscita di fuori, rollato una sigaretta molto sottile che sarebbe stata fumata rapidamente da lei e dal vento mentre oscillava sul posto a ritmo di non si sa quale canzone moderna.

Una volta spenta la sigaretta fumata in fretta, si era diretta all'ospedale.

Le erano sempre piaciuti quei posti, con quell'odore penetrante e il viavai di personale sbuffante, persone che sembravano avere una missione importante da portare a termine e lo sapevano bene ma preferivano aggirarsi per i corridoi con aria infastidita così, per darsi un tono.
Trovava rilassanti i colori e teneri i quadretti di familiari che si stringevano attorno a chi era ricoverato, a volte era l'unica occasione nella quale questo succedeva.
C'era sempre qualcuno con cui volendo avrebbe potuto attaccar bottone, anche se non lo faceva mai.

La cosa che non le piaceva è che a volte le persone ci entravano per non uscirne più.

La stanza nella quale era diretta era una singola e la cosa era bella perché poteva parlare e tacere con lei senza che altri li disturbassero.

- Ciao
- Ciao, chi c'è in giro oggi?
- Le solite persone di sempre che comprano cose inutili al mercato, così poi possono andare al bar domani mattina a lamentarsi che ormai anche il mercato è troppo caro. Come ti senti?
- Ricoverata. Tu?
- Boh
- Mi porti in cortile?
- Non posso, è troppo freddo per te.
- Allora portami a guardare il cortile.
- Se ti va.

Nei corridoi di un ospedale di paese tutti ti conoscono, tutti sanno perché sei lì e tutti ti fissano.
Nessuno ti saluta.

- Simpatici come sempre. Come mai sei venuta a trovarmi?
- Vengo tutti i giorni.
- Appunto, quale sarebbe il motivo?
- Penso che potresti annoiarti allora vengo qui.
- Non hai di meglio da fare?
- No.
- Allora ok, però non potrai venire qui per sempre.
- Muori?
- Non nell'immediato. Mi dimettono tra qualche giorno.
- Ok, meglio così. Che ci trovi di bello in questo cortile?
- Niente, ma magari non è ancora il caso di smettere di cercare.
- Buona risposta.
- Adesso va a casa, mi faccio portare su da Carlo così è contento di potersi rendere utile, pazzesco: l'unico tirocinante che vorrebbe essere sfruttato al mondo e non ne approfittano.
- Brava, sfruttalo tu. A presto.
- Ciao Lilla.

Lillà mentre usciva dall'ospedale aveva nella testa tutte le cose che non riusciva mai a dirle.
Per lo più se ne stavano in silenzio a guadare fuori e si scambiavano le solite poche parole spalmate in un ora.

Quando lei le chiedeva come si sentisse la risposta vera le restava sempre i gola, come incastrata nelle tonsille: "Male e mi sento scema perché non so cosa mi faccia male dentro, è come se un pezzo si fosse rotto e non sapessi quale, sciocca perché ormai sono grande e non dovrei più pensare a queste scemenze, stanca di tutto tranne che degli autobus, triste perché a quello ho voluto un sacco bene e lui me ne ha voluta la quantità necessaria a stropicciarmi le lenzuola, mortificata da non sapere come rimediare ai miei disastri".

Era un bel groppo da tenere in gola.

Forse domani gliele avrebbe dette.
Domani, ci avrebbe pensato se prendere coraggio e dirle queste cose, ci avrebbe provato.
Che lei non avrebbe capito e proprio per questo l'avrebbe aiutata.
Senza volere lei aveva sempre tutte le risposte e a Lillà che fossero giuste o sbagliate poco importava.

 










 

Corrado, devo confessarlo.

A me Guzzanti non fa ridere.
In fondo è da una vita che cerco di trovarlo divertente.
Mi faccio anche il solletico mentre lo guardo ma nulla.
Leggo blog di satira mentre lo guardo, ma mi annoia talmente che scema il mio interesse per chiunque.
Mi pare pure trombabile, ha una faccia simpatica, una voce niente male, ma quando parla mi riempio di nulla.

Mi sento diversa.

mercoledì 24 novembre 2010

“Togli la ragione e lasciami sognare lasciami sognare i pace”.

Ieri sfogliavo Vanity Fair.

A me piace quella rivista, perché alterna stronzate colossali a servizi interessanti.
Insomma, non ci sono troppe cose interessanti da obbligarmi a leggerle ma nemmeno solo cazzate da farmi vergognare mentre lo compro.

A casa mia la nonna prende Chi, si umilia lei e io lo leggo.

insomma, mentre leggevo inutilità, notavo come a ogni due righe scritte corrisponda una trentina di foto di gnocche da paura.

Una quantità smisurata di figone che ammiccano pubblicizzando scarpe, intimo, abbigliamento - stupefacente come a volte lo facciano senza indossarlo - infissi, vacanze e più o meno tutto quello che potrebbe venire in mente nel sonno a chiunque vada a letto dopo aver trangugiato quantità industriali di cotechino e peperonata.

Naturalmente il mio pensiero è subito andato al concetto di donna oggetto, di sordido pezzo di carne, di involucro senza cervello e a tutta la serie di deliziose definizioni che simili grafiche suscitano nelle femministe e negli uomini che difendono un ideale di donna di valore maggiore.

Volevo dirvi: non c'avete proprio un cazzo da fare.

"Perché le donne sono belle tutte, non si potrebbe immortalare una volta tanto una donna comune che indossi quell'intimo per mostrare quanto anche lei potrebbe essere meravigliosa portandolo e femminile e desiderabile e piacevole per il suo uomo e bla bla bla"

No. 
Pezzo d'idiota.

Personalmente di rotoli mi bastano i miei.
Di pelle non photoshoppatamente perfetta ne ho già a sufficienza a ricoprirmi.
I denti un po' inzozzati dal tabacco e imperfetti non come quelli posticci di servizio di moda li ho già, grazie.

Checcazzo, lasciatemi sognare.

Lasciatemi illudere che 120 euro per un paio di mutande di pizzo e cotone abilmente traforato da agili, prepuberali mani coreane potrebbero contribuire a rendermi una figa pazzesca.
Fatemi credere che jeans modellati per le curve - che sono più tornanti che altro - mi consentirebbero di suscitare gli stessi sguardi e causare lo stesso numero d'incidenti stradali di un cartellone pubblicitario di Intimissimi.
Permettete che la mia mente fantastichi su quanto sarei appetibile e slanciata con un paio di scarpe uguali a quelle di Gisele Bundchen.
Checcazzo.

le pubblicità non devono venderti realtà.
Devono farti uscire dal tuo mondo, lasciarti una speranza, farti credere che tutto quello che le riviste patinate propinano non sia solo per quella cerchia di eletti dal pubblico e dalle giurie dei talent show ma che ce ne sia un pezzo piccolettissimo anche per te.

Almeno per i quindici minuti a giorno che passo sul cesso.
Dove, non a caso, lo specchio non sta davanti al wc.


martedì 23 novembre 2010

Harry Potter con te.

Tralasciamo il fatto che mancavano dei personaggi.
Lasciamo perdere che tu non avevi ripassato e non ti ricordavi un accidente del libro.
Dimentichiamo che io avevo mangiato frittelle e tu schiacciatine quindi non ci siamo ingozzati a dovere di pop corn.

La cosa che mi piace è che ogni volta non mi sembra mai che sia passato un anno.
Tant'è che ieri pensavo ne fossero passati due.
Ma anche se fossero cinque non cambierebbe niente.

Parli la mia stessa lingua, e non lo si spiega il motivo.
Ci conosciamo da più di dieci anni e sei l'unico che ha attraversato tutte le mie paranoie uscendone indenne, lasciando indenne l'esserci per me.
Non abbiamo niente in comune: vicessitudini, famiglia, gusti, eppure è come se fossimo un po' la stessa cosa.
Lo stesso impasto.

E io sono quella che ti ricorda suonare con l'armonica, dopo una sera di tanto tempo fa che non ti avevo parlato tre mesi per una stupidaggine così stupidissima che mi vergogno ancora a pensarci e tu mi hai abbracciata e tirato fuori quell'aggeggio infernale che non te ne staccavi mai.
C'ero quando per scommessa, ma tanto lo avresti fatto comunque perché sei così, hai tirato su il grasso delle bistecche al campeggio con la cocomera e mi fa ancora vomitare il pensarci.
Abbiamo giocato insieme alla "Prima notte di nozze" e ci hanno presi in giro per anni, almeno me: che a te non molestavano su 'ste cose.

Ogni volta che mi arrabbiavo e andavo via, tu restavi ad aspettarmi lì dove ti avevo lasciato, perché poi tornavo sempre.
Non ho mai avuto bisogno di raccontarti i fatti miei e i miei disastri e le schifezze che all'epoca nella mia vita erano più grandi di me, perché se ero triste mi picchiavi per una decina di minuti e poi ero felice.

Resti tra le persone più preziose che abbia mai incontrato.

Perché te ne vai in giro con quei calzini gialli fluorescenti che sbucano dai pantaloni, e poi mi dici "Pensa te, mi ricordi con l'armonica e magari non è una cosa che alle persone che ho conosciuto dopo mi piace far sapere perché mi preferisco adesso" e non vorrei essere troppo dura ma ti assicuro che quei calzini gialli sono molto peggio.
E anche il borsello da controllore FS non scherza.

Perché dopo dieci anni mi hai detto che al tempo io ero più grande di te e non riuscivi a capirmi, che poi non c'era niente da capire credo, e nonostante questo hai fatto il bel tempo così tante volte che sei e rimarrai sempre l'anticiclone dei miei pensieri.

Perché ti amo un sacco e te l'ho detto solo un anno e mezzo fa che era una vita che lo pensavo, o almeno metà di una vita.

Perché
anche se non ci vediamo mai
nonostante l'avere vite e cose nelle vite nostre completamente diverse
senza aver bisogno l'una dell'altra.

(Anche se questo post è stato interrotto dal costruire un bamboccio con i vestiti e le scarpe - siliconate al pavimento - del dr. Al Primo Anno in terrazza e mi sono distratta un attimo.)

non so come sarei arrivata qui senza di te.

L'unica risposta è che non ci sarei.

Nonostante il tempo, e le cose di entrambi e il senso che apparentemente non c'è
non immagino me senza averti conosciuto.

Sul serio.
E te lo volevo dire.







lunedì 22 novembre 2010

Old Groupies.

I problemi sono come le erbacce.
Crescono se li ignori.

Stavo su Skype a far chiacchere e m'è uscita questa massima qualunquista, mi sono piaciuta e ho detto "la metto sul blog".

Basta, fine delle cose da dire.

Anzi.

Avete presente quelle persone che, mentre ridono per una battuta che qualcuno ha fatto, sentono l'incoercibile desiderio di ripeterne la conclusione?

Venerdì scorso sono stata a una presentazione del libro di Spinoza.it.

"Iovine è stato arrestato in una casa della sua città. Quattordici anni di dure indagini per individuare il citofono."
ho detto, mentre ci recavamo al circolo che la ospitava.
(Scusate, anche io voglio essere accusata di plagio ché lo trovo terribilmente ìn di 'sti tempi).

Vabé, sciocchezze a parte, che scuserete perché come al solito sono ubriaca, nel mezzo della presentazione, non ricordo quale dei tre Spinoziani fa 'sta battuta, e le signore - che praticamente avevo in braccio - membri dell'associazione che ospitava l'evento credo:

- Ahahahahah, AHAHAHAHAHAHA, hihihihihihihih "per individuare il citofono" eheheheheheheheh

Dunque.
Ok.
Bella la battuta, pure me ha fatto ridere.
Non importa l'eco.

"Avetrana, Michele Misseri cambia ancora versione, è tuo zio."

- Ahahahahah, AHAHAHAHAHAHA, hihihihihihihih "è tuo zio" eheheheheheheheh

Cristiddio, sono vicina all'augurartelo.


Care signore che adorate fare le nerd vintage.
Che amate interpretare il ruolo di donna emancipata fuori dal coro sedute sul bracciolo di una poltrona in un piccolo arci ferrarese.
Riesco a vedervi mentre scegliete il maglione di lana fluorescente meno adatto alla vostra età che si possa immaginare ma così indicato a farvi sentire ancora giovani e idealiste.

Con i vostri laccetti per occhiali colorati come le bandiere della pace.
Con i braccialetti comprati su bancarelle molto fiche.
Con l'artrite reumatoide che non vi ferma dall'accovacciarvi a terra.

In tutta onestà, avete rotto la minchia.

Vi collocate in classifica tra:

dentisti, scopamici e otorinolaringoiatri che dicono "Apri grande";
ultrasessantenni che partecipano ai cortei funebri per sputtanare il morto fino all'ultimo;
cuffiette da mp3 che si fottono regolarmente alla terza settimana d'utilizzo.


Io cerco di non pensare a quello che vorrei farvi, ma c'è il rischio che alla prossima presentazione passi munita di cesoie.




Le battute che sono state lette alla presentazione per lo più vengono dal libro e da qui











Scontro di personalità

1- Che ne pensi della Panicucci?
3- Bella gnocca, faccia da stronzetta, pessimi gusti musicali
1- Io non la trovo antipatica
3- Macchiccazzo se ne fotte della Panicucci

4- More than a feeliiiing..
3-Taci tu che sei stonata.
4- Uff. Ho fame.

2- Beh tutto sommato sono ottimista.
3- Su che, di grazia?
2- Sarà una buona settimana
3- Ah sì?
2- Sì, e nemmeno quella passata è stata male
3- Mavvaffanculo: hai girato in treno anche troppo, fatto e scritto sciocchezze con ed a persone che avresti semplicemente dovuto evitare, studiato poco e mangiato troppo.
2- Ma prendi il bicchiere mezzo pieno
3- Mezzo pieno di sputo
1- NON DIRE 'STE COSE, CRISTO!

3- Che stai pensando con quella fronte aggrottata e le labbra corrugate?
2- Io lo so: sta pensando a U., sta pensando a U, sta pensando a U!
1- Beh un po' mi manca: ero abituata a sentirlo sempre
4- Hai mandato a puttane una cosa della quale t'importava, sei stupida.
1- Mah, tanto mi basta ripensare al motivo per cui non mi va più di sentirlo e il problema scompare.
3- Macchiccazzo se ne fotte di quel demente. Sul serio? Uno che devi praticamente ringraziare del fatto che non si pulisca i piedi sul tuo culo quando compare? Sarà intelligente finché ti pare, sarà interessante, ma sei così sfigata da farti trattare così? Il periodo di ammenda lo hai scontato, torna in te cazzo.
1- Sì, hai ragione.
2- Ma poi ci sono T., I. e A. 
1- Ehvabbè, mica sono uscite Mondadori
2- Infatti, chissenefrega, vedi come va e ti distrai
1- Pf, vediamo, al momento sono stanca e dovrei pensare ad altro.

1- T. però mi piace come mi guarda.
2- Sì è tanto carino come ti guarda!
3- T. è uno che ama raccontartela e fare in modo di piacerti per puro gusto personale, è un egocentrico.
1- Praticamente te al femminile.
3- Esatto.
4- Mangiamo?
3- Abbiamo appena mangiato, pezzo d'idiota.
1- Ok, sarebbe uno scontro tra titani, ma non ho intenzione di molestarlo.
3- Le ultime parole famose.
2- Eddai, non essere così disfattista, fidati quando ti dice le cose
3- Maddeché? L'ultima volta che l'ho ascoltata siamo finite tutte zerbinate per un cretino, ho dovuto mettere a posto tutto da sola mentre voi dementi pensavate solo ad inutilità.

1- Beh io pensavo che valesse la pena tentare quel rapporto strano perché è una persona fica.
2- Io pensavo che le cose si sarebbero aggiustate da sole e che abituandosi il rapporto avrebbe preso naturalmente una sua dimensione definita.
4- Io ero tanto triste quando non lo sentivo.
5- Scusate, ero distratta, di che si parlava?
3- Nulla. Io sapevo che ad un certo punto non vi avrei più sopportate, galline.

1- Stasera cinema con E., finalmente.
3- Oh, l'unica persona al mondo pienamente positiva per tutte, era ora.
2- Io lo amo
3- Sì, glielo hai anche detto l'anno scorso. Hai fatto bene, cazzo.
4- Io sono un po' triste perché la serata passerà in fretta e non ce ne saranno altre per chissà quanto.
3- Take it easy, scema.
1- Dato che ci vediamo solo per gli Harry Potter, pensavo di proporgli di sentirci una volta all'anno per andare al cinema a vedere un film concordato in precedenza.
3- Buona idea.
1- Quando si parla di lui ti arrendi anche tu, carina.
3- Una volta tanto..
5- Dicevate..?


Inizio a non star più dietro a tutte e 5.
Sono un po' troppe da contenere.


venerdì 19 novembre 2010

You betrayed the law

Ognuno ha pallini che ogni tanto si piantano nella testa.
Debolezze delle quali vergognarsi
Fottute dipendenze.

Come questa .

In casa è in loop da giorni.

Non credo che ne usciremo.
Mai più.

Pontificando a random.

Le persone non sono sorprese dell'Ovino Kinder.
La gente non la si colleziona.

Quello che contraddistingue quelli che amiamo da quelli di cui c'importa il giusto, è continuare a sceglierli quando sai che ne hanno bisogno.
Anche quando non siamo esattamente d'accordo sul perché questo bisogno esista.

Non avere mai scelto qualcuno non è un gesto deliberato di disinteresse, è solo pietosa paura di sbagliare.
Alcune persone non vogliono consentirsi di sbagliare, non so per quale motivo.

Peccato che non ci si possa definire degni di stima, finché non si cresce e s'impara che gli altri non sono solo virgole nel testo del quale siamo scritti.
A volte sono il titolo.

A chi vuole, resta la scelta dall'altra parte, di non essere solo appiccicose figurine.

giovedì 18 novembre 2010

Il perché di un blog.

O meglio: il perché di questo blog.
Sarà il quinto o il sesto che apro, non ricordo esattamente.

Tanti tra quelli che mi leggono ne hanno uno e forse saremo un po' tutti sulla stessa barca.

Tra l'altro, mi dispiace di non poterli seguire tutti con attenzione o regolarità, ma il tempo resta un nemico infame che non chiede permesso quando ti passa sui piedi.

Comunque, questo blog ha tra i suoi motivi gli stessi che ti portano a chiaccherare con gli sconosciuti, al sorridere a chissà chi in fila alle poste, al trovare irritante una persona per il cappello che porta - specie se sta guidando - o al poter credere che qualcuno, leggendo, capisca quello che intendi dire.
Per ricordare che non si è l'unica scema a pensare cose così.

Altre volte è solo una pagina dove poter sproloquiare di stupidaggini inutili, per sfogare quella vena di sadismo che ho imparato a non rovesciare più addosso a chi mi sta intorno, come dovessi far pagare ad altri la colpa del non essere sempre chi vorrei.

Molto spesso è un gioco che mi sveglia mentre bevo un (litro di) caffé e leggo le notizie o sento i miei coinquilini parlare e il mio cervello sta ancora caricando.

Capita che sia una bottiglia per messaggi che non saranno mai letti, perché è giusto così: affidare al caso parole che - si sa - sarebbe meglio tenere per sé ma che dentro provocano quel prurito allergico che in qualche modo si deve eliminare, per forza.

Capita che sia una bottiglia per messaggi che sono stati letti, messi qui per non invadere di seghe mentali lo spazio di qualcuno, per renderli disponibili con il minimo disturbo.

Per questo blog, che tra tutti quelli che ho avuto è il mio preferito, ho bisticciato con amiche, preso giustamente  insolenze da sconosciuti, ricevuto complimenti, critiche tante, approcci ridicoli e in regalo una serie di conoscenze delle quali sono contenta.
Virtuali e non.

Attenzione in eccesso, rispetto a quella che avrei pensato di ottenere.

Oggi, è uno di quei giorni in cui ti servirebbe avere indietro una sera di ormai otto anni fa e sedere di nuovo su quel tavolo, al freddo e in silenzio, con l'unica persona che capirebbe sul serio tutto, senza una parola.
Come tutti i desideri sciocchi, ovviamente non è possibile da realizzare, allora per compensare un silenzio perfetto si usano quantità imbarazzanti di parole per dire in fondo niente.

Per buttare dalla finestra quanto non ci serve più ed avere un posto per tornare a ricordarlo più avanti forse, o forse mai più.
Oggi è a questo che mi serve un blog.

E nonostante il mio qualunquismo e le violente approssimazioni, le storie gonfiate a caso giusto perché mi andava d'inventare una realtà diversa quella volta, l'umorismo chiaramente discutibile e così via, qualcuno che mi legge (suppongo, se no che si clicca a fare) c'è sempre.

Anche se foste in tre sareste comunque tantissimi.
Anche se siete una manica di zozzi perversi milfofili e amanti di varianti un po' curiose del sesso anale.
Anche se qualcuno di voi lo mando affanculo, cosa tra le altre che adoro fare.

Uno scontato, sommesso e reale ringraziamento.

Questo comunque non vi autorizza a continuare a rompermi le palle quando non serve.
Checcazzo.









Minuetto

Lo sapevi come sarebbe andata a finire, aveva una scadenza fin dalla prima volta.
Scioccamente, come un vasetto di cose poco importanti.
Forse lo era.
Te n'eri accorta subito che si trattava di un gioco a tempo, dove tu fingevi di essere qualcun'altra per dimenticarti di te e lui chissà perché continuava a partecipare.

Magari fosse stato un amore di quelli soliti, che quando finisce punge la pancia da dentro per un po' e alla fine lo digerisci.
Hai scelto la persona sbagliata per quel ruolo, perché non era questione d'innamoramento.

Era un fatto di riconoscersi.
Ti era sembrato di trovare qualcuno, in mezzo a quel mare di lingue diverse, che capisse quello che dicevi e che tu, contro ogni previsione, capivi.
Forse ti era sembrato male.
Era un motivo per sorridere apertamente, per farsi spiegare le cose noiose, per lasciarsi prendere in giro in un modo che a nessun altro avresti permesso.

Possibile che tu non abbia capito niente sul serio?
Niente di lui, niente dei momenti passati insieme, niente dalle cose che ti ha raccontato?

Possibile che tu abbia creduto a quello che ti ha venduto, quando avresti riso cattiva se le avesse sparate qualunque altra persona quelle stupidaggini di chi pretende di spiegarti cose che non può sapere, possibile che tu ti sia piegata per qualcuno che non è in grado di fare la benché minima , ridicola, scelta?

Possibile che chi dica di voler bene ad una persona la tratti in quel modo, poi si scusi senza nemmeno bisogno di chiedere per cosa e tu non ti chieda a tua volta perché non avrebbe potuto solo, semplicemente evitare di farti male?

Forse perché avresti fatto qualunque cosa se solo te l'avesse chiesta lui.
Per come ti aveva guardata quella volta sul bus, per quanto ti aveva fatta ridere, per quanto avevi stimato il suo essere sincero che arrivata a ora non era altro se non un ridicolo giustificarsi in partenza per tutto quello che sapeva avrebbe potuto risparmiarti.
E risparmiarsi.
Perché non avresti saputo dirgli di no, anche quando era solo un'altra umiliazione.

Avevi pensato di poter imparare qualcosa da lui.
Sbagliando, perché tutto quello che credevi contenesse, in realtà non è mai esistito.

Ma della realtà non sempre sappiamo che farcene.
Da qualche parte, che non sai come si chiami, resti convinta che quello che pensavi lui avesse in fondo ci sia.
Peccato che lui non ricordi in quale angolo tutto quanto sia rotolato, nascosto.



Begli amici che hai.

Ieri Dr al Primo anno ha comprato una tanica di vino, salsicce e patate, si è lamentato per essere stato un po' troppo attivo rispetto ai suoi dormienti canoni e ha invitato a cena un'allegra combriccola di ventenni ipercinetici.

Nel goliardico gruppetto spiccava un biondino che, appena entrato e sedutosi sul divano, ha iniziato a distruggere quanto presente nella nostra casetta.
Vabè.

Salta fuori che trattasi dell'amato fratello di un'amica del Dr al Primo Anno.
Lei è simpatica.
E darebbe una ripassata al Dr al Primo Anno che lui per riprendersi ci metterebbe più di quanto gli servirà per laurearsi, ma non ne approfitta.
Vabè.

A onor del vero, ora un po' meno simpatica: non posso perdonarle di condividere patrimonio genetico con cert'uni.

Insomma, sta di fatto che questo coglione di proporzioni immaginifiche, oltre ad avere la proprietà di linguaggio di un opossum scuoiato - cosa tipica se si è membro delle forze dell'ordine - e il tipico sguardo perso del demente, mentre la cucina si animava di chiacchere e spaghetti bruciati, inizia a dare prova di capacità inusitate.
Nel rompere il cazzo.

Click, click, click, click, click, click: interruttore della lampada tormentato dall'odioso essere;
"Cioè perché quando.. oh, ahahahah, gnè": odioso essere che tormenta Giulietta Criceto;
Frrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr: perline del braccialetto del coglione che ha rotto da solo mente si spargono a terra.

Sposti la lampada.
Sposti Giulietta Criceto.
Ignori le perline.

BAM BAM BAM BAM BAM BAM BAM BAM ...

L'idiota alzatosi in piedi, privato della lampada e di Giulietta Criceto e del braccialetto aveva iniziato a sbattere compulsivamente la mano sulla porta della cucina.

- La lampada l'ho spostata, Giulietta pure, la casa non la smonto.
Vedi di darci un taglio.

La serata è proseguita senza di me, che non ero dell'umore per cavare occhi, ma i racconti mi hanno seguita nell'angolo di stanza nel quale mi ero rifugiata.

Coglione: Cioè, ché io un finanziere scelto sono
Economista: Da chi?
Compagno di Stanza: De che? Mazzìtto devi stare.

La parte più intelligente di qualunque finanziere è il cane antidroga.

Dr Fumetto per un po' ci ha provato a distrarlo, fingendosi appassionato di storie di militari, ma quello era troppo stupido persino per essere preso per il culo.

L'estremo idiota, dopo aver infilato la patente nella bocchetta per gli eurelli nel distributore di sigarette davanti casa e rotto i coglioni a chiunque presente in sala e bevuto mezza tanica di vinaccio rosso a collo, si è offeso per l'ennesimo Estatti zitto del Dr Compagno di Stanza e se n'è andato.

Spero per non tornare mai più.

Spero invece che torni Dr al Primo Anno, che qui c'è un discreto disastro da pulire.




mercoledì 17 novembre 2010

Random Facebook Chat


Machì: come butta oggi?


 


 


Tazza: bene


oggi bene


mi sono ubriacata con uno che non avevo mai visto 


ma che ci sentivamo da tre anni


abbiamo pure limonato un po'


poi la cosa mi ha urtato i nervi in realtà


e al ritorno in treno ero di cattivo umore


al che ho chiesto ad un tizio sconosciuto di raccontarmi la sua vita


lui lo ha fatto e così il viaggio è passato.


 


vieni venerdì?


 


Machì: è sempre un piacere chiederti come stai


non deludi mai


cmq non credo di riuscire perché sabato devo andare a viterbo (?????????????)


con i miei zii


 


Tazza: dove si trova viterbo?


 


Machì: non so a che ore partiremo, ma conoscendoli verso le 6 a.m. in ogni caso


lazio, my dear


 


Tazza: ho una vaga idea di dove sia, ok
il lazio


quando ti immatricoli?


 


Machì: alto lazio


ma lo sai che ic pensavo stamattina appena sveglia


 


Tazza: alto basso, chissenefrega


ti leggo nel pensiero baby


 


Machì: c'è sincronismo! come piace dire al mio amico


cmq presto


azzarderei lunedì


 


Tazza: wow!!!


braverrima!!!


in che?


 


Machì: ah se non mi muovo ora, col cazzo


ah boh


ahahahah


 


Tazza: scienze delle merendine va benissimo


 


Machì: dici


senza infamia senza lode


 


Tazza: sì, lascia stare media e cristina parodi


meglio merendine


che puoi fare tutto o niente


almeno, non solo niente.


questa conversazione mi piace, la metto nel blog.


 


Machì: addirittura


figo


comunque 


dovrò chiedere prestiti


ed indebitarmi


per poter studiare


e una volta laureata


continuare ad indebitarmi


till the end of time.


 


Tazza: molto dickens, ma non puoi semplicemente iscriverti come la voratoe studente?


*lavoratore


che spendi meno di tasse


e fa molto rock?


 


Machì: eccierto


 


Tazza: allora t'indebiti poco


dai dai dai immatricolati allora


adesso vado a bere caffé


 


Machì: brava


 


Tazza: che così forse la testa smette di girare


 


Machì: no, dubito


 


Tazza: poi hanno affittato la casa di fronte a camera mia


 


Machì: la tua non gira per colpa dell'alcool


 


Tazza: perché gira?


 


Machì: ah top


a qualche figo di mare,mi auguro


 


Tazza: a quella che io e Dr.CompagnoDiStanza supponiamo essere una coppia lesbo e un fratello gay


 


Machì: vabè


sticazzi


interessante


 


Tazza: perché mi gira la testa?


dimmelo!


anzi


non voglio saperlo


vorrei mangiare


no, sigaretta


e post.


 


Machì: scusa stavo scrivendo a Mauro Biani. ohohoh


sì ma deciditi


caffè


cibo


sigaretta


risposte


è questa la risposta


 


Tazza: dovevano usare te come custode dell'ingresso di corvonero ad hogwarts


chiccazzo è Mauro Biani?


 


Machì: bellina vai


fanculizzati adesso immediatamente


vabè


lecito


è un vignettista


fumettista


fancazzista


molto bravo


 


Tazza: cristiddio, cambia ambiente


 


Machì: ma lui èvvvvecchio


però mi piace


come makkox


 


Tazza: mh, e che gli scrivi?


 


Machì: ancora non lo so perché cancello e riscrivo di continuo


alla fine opterò per un ciao


 


 


Tazza: digli che sei una fan


e soprattutto


ridimmi come si fa il pinguino.


 


Machì: ahahah


<( " )


senza spazi ovviamente


 


Tazza: ma a me non viene


<(*)


ah


 


Machì: certo se fai l'asterisco al posto delle virgolette


 


Tazza: palletta


ahahah


non ci vedo così bene


<('')


 


Machì:daiiii


 


 


Tazza: eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee


 


Machì: ellamiseria


 


Tazza: fico


 


Machì: brava!


 


Tazza: adesso mando un pinguino a tutti


no, sigaretta pima.


*prima.


poi dimmi che hai scritto al coso vignettista


 


Machì: ok cumpà

Cotoletta, maionese e salsa di soia.

Dunque, procediamo con ordine che oggi sono un po' confusa.

Avete presente il giochetto delle associazioni mentali?
Quello per cui ad un nome si associa la prima cosa che ci sovviene.
Come dire "Rigg" ovvio che pensi "Bruc!".

Bene, a me ora quando sento "Saviano" viene in mente all'istante "Fabio Volo".

Chiusa la questione.

Ricetta, occorrente:

- sbronza scriteriata
- spesa appena fatta
- cotoletta
- salsa di soia
- maionese
- una padella
- un coinquilino economista perplesso

Mescolate tutto come meglio credete.

Sì, promesso: ora basta bere.

martedì 16 novembre 2010

Gli uomini non capiscono un cazzo di donne

- Ma come, non gli è piaciuta?! Lei lo voleva trombare.
- Ma sai che te l'ho detto pure io che l'altra sera non era molto carina
- Ok ma c'ha un corpo..
- Lascia stare, di viso non è granché

- Ma di viso è bellina, poi ha quell'espressione ammiccante che f..

- Ha un tic? AHAHAHAHAHAHAH
- ALCUNI SONO UTILI SE SONO ALLA TESTA HAHAHAHAH
- AHAHAHAHAHAAHAH
[...]
- C'ha un viavai in casa..
- Allora preservativo d'acciaio
- Macché c'ha una capra alla quale strappa direttamente la vescica AHAHAHAHAHAH
- Comunque è simpatica AHAHAHAHAHAHA

- Ma se andiamo a fare boxe e mi rompono il naso poi posso fare causa e prendere un sacco di soldi?

- Sei assicurato dalla palestra.

- FICO!!!


Io, lavo i piatti.

Via con me

Se Saviano ieri sera fosse stato un po' più qualunquista lo si sarebbe potuto mandare direttamente da Barbara D'Urso.
E che ho sentito solo gli ultimi cinque minuti del suo intervento.

Dev'essere stato colpito dall'onda energetica di Fazio, anche noto come versione supersayan del nulla.

E hanno rovinato la mia canzone preferita.
Adesso nemmeno la darò più a chiunque me la canticchi.

Pf.
Bah.

lunedì 15 novembre 2010

Una poesia davvero figa di Luigi Nacci

Non amo particolarmente le poesie perché spesso sono pretenziosi garbugli di parole messe in fila per ottenere in modo cervellotico un effetto che sarebbe molto più facile raggiungere con due tiri di canna e un bicchiere di vino.

Questo perché le persone non sono così originali come amano credere né nel contenuto né nel modo di reagire ad eventi e situazioni.

Quello che siamo e quello che proviamo è facilmente categorizzabile in un numero finito di patetiche stronzate.

Però, a volte, ci sono persone capaci sul serio di prendere la scarsa quantità di patetiche stronzate importanti che in fondo tutti possediamo e di metterla per iscritto, trovando parole adatte a dirci qualcosa che sotto sotto già sapevamo senza aver ancora imparato come fare ad impararlo.

Le poesie che ci piacciono sono quelle che confermano un pezzetto di quanto conteniamo, per dirci "Ok, non sei l'unico scemo a sentirti così, siamo sulla stessa barca".

Questa mi piace.
Se vi va, leggetela ad alta voce e non solo nella testa, e provate di pensare dove vi porta tutto quello che vi fa venire in mente.






Avrai poche cose ma quelle le avrai:

la forfora nei vasetti, i ciuffetti
di sebo, il pelo perso a primavera.
L’urna che mi conterrà non la mettere
nell’atrio: scoperchiala presto, riempila
di bora, fanne una fioriera
di cicloni. Stappali i vini,
versali a terra, allaga il corridoio:
chiama alla festa il condominio.


 Avrai poche cose ma quelle le avrai:

febbri psicosomatiche, cirrosi
autunnali, climatiche sciatalgie.
Della mia collezione di tumori
salva i pezzi più rari.
Un paio di aritmie le ho lasciate
sotto il materasso matrimoniale:
aggiustale come puoi. Ma l’infarto
sotto il cuscino no, lascialo stare.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:


i carteggi con il nano, con l’orco,
col vecchio cieco del piano di sotto.
A quelli del circo non dire niente,
piangerebbero troppo. Sul mio cippo
scrivi: qui giace temporaneamente
uno che ce l’avrebbe pure fatta.
Non aggiungere niente.
Girati, allontanati via di fretta.


 Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le multe della biblioteca,
i segnalibri parlanti di notte.
Farai fatica a respirare
d’estate. Più di sette, tanti, troppi
saranno i giorni della settimana.
Sfoglierai calendari come petali.
Costruirai un’altalena di nascosto
per venirmi a cercare sugli scivoli.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le forchette spuntate, le tovaglie
a quadri, le briciole ballerine.
Le mareggiate nei boccali
non ti dovranno spaventare,
né i terremoti in lavatrice:
la pace verrà dopo il funerale.
Lentamente ti tornerà la fame.
Verrà il giorno che non saprai il mio nome.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

nelle cornici foto non scattate,
il tip-tap dei chiodi sul muro.
Togli le grate alle finestre,
ché vengano a rubare.
I ladri portali alle giostre,
finché c’è fiato falli divertire,
poi chiudi gli occhi: conta fino a cento,
a centocinquanta li puoi riaprire.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le monete di cioccolata,
il salvadanaio con i canditi.
Ricorda la mancia al postino,
rimanda la posta al mittente.
Svuota la casa, regala le cose
al tizio che vive di fronte.
Dormire sul marmo fa bene all’ernia.
Sii grasso, mai pesante.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:

la sedia a dondolo di rovere
per le decisioni importanti;
lo sgabello girevole in acciaio
per traballanti fantasticherie;
la poltroncina in faggio
per i mancamenti improvvisi;
ma sceglierai il divano-letto in pelle,
quello vecchio, coi bordi lisi.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:

i soldatini di latta affamati
diretti in dispensa a marcia forzata.
Ti saranno alleati gli orsacchiotti
di pezza, i dizionari dei sinonimi
e contrari, la carta da parati
a fiori, mezza scatola di sigari
fumati. Le guerre le perderai
tutte. Consolerai gli ammutinati.

Avrai poche cose ma quelle le avrai:

mappamondi smagriti dalle diete,
cartine stradali scadute.
Abiterai nei treni arruginiti,
fra le reti dei pescherecci,
sulle ali degli aeroplani.
Ti chiederanno dov’è casa tua.
Risponderai facendo spallucce.
Passerà un attimo e mi penserai.


 Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le zanzariere da disincastrare,
le colonie di tarme negli armadi.
Abbevera i ragni in cantina.
Nutri le rondini in inverno.
Apri ai colombi la cucina.
Parla in balcone ai girasoli.
Se deve venire, verrà col vento
la vocazione.


Avrai poche cose ma quelle le avrai:

le lampadine fulminate,
il buio, i fantasmi fosforescenti.
Ad occhi chiusi t’incamminerai.
Vivrai sotto i ponti di giorno.
La gente al volo afferrerai.
Chiamerai la luna dai tetti.
Ridurrai in nuvole il fumo.
Tra i gatti sarai solo, come un dio.


Avrai poche cose, tra quelle cose
ci sarò io.




Per quanto mi riguarda, mi porta esattamente dove sono.

Perché, tutto sommato, con la tristezza e il nervoso che ad un certo punto scompariranno, con la nostalgia che torna sempre, in alcuni casi dopo aver coperto distanze così lunghe che non avrei scommesso un soldo che ce l'avrebbe fatta, con un sacco di delusione e un carro di stanchezza e stupore per tante persone che a loro volta erano stanche e stupite di me, non me ne sono mai andata sul serio.
Nemmeno questa volta, come sempre ad un certo punto ricomincerò ad esserci, come ho sempre fatto.


Capito di che parlo quando dico "Patetiche stronzate"?
Appunto.

Tanto lo so che da qualche parte ne siete farciti anche voi.
Tutti.
O quasi.










mercoledì 10 novembre 2010

Random.. n’altro insomma.


I rapporti interpersonali sono quell'insieme di dinamiche che chi ha letto troppi classici ottocenteschi in età prepuberale tende ad affrontare in modo un filino cervellotico.

Questo mi suscita la performance del Dr. CompagnoDiStanza che se ne gira cantando "ma amici mai per chi si cerca come noiiii" moderatamente deriso dalla Dr.ssa MorosaBionda.

Anche Venditti (o Baglioni, che li confondo sempre) ha un effetto paragonabile alle Austen se assunto in dosi massicce.

"Quanto sei bella Romaaaa"

Grazie a dio nella mia playlist non ci sono queste canzoni.

Una volta un'amica cicciona, che per smettere di essere cicciona si faceva a piedi cose come 8 Km al giorno, da casa sua alla biblioteca, era senza mp3, quindi le ho offerto di prestarle il mio.

Dunque, aprirei una parentesi sui ciccioni.
Ma mi chiedo, se è vero che nulla si crea e nulla si distrugge, com'è possibile che i ciccioni che sostengono di non mangiare - ammettendo per ipotesi che sia vera la loro affermazione - siano ciccioni?
Non ha senso.
Al momento mi sto avvicinando a grandi passi verso l'obesità, ma per forza: mangio come un'idrovora caricata a molla dall'inventore delle Duracell.
Cioè, le molecole di cibo nel loro ventre si moltiplicano?
I loro villi intestinali hanno studiato ad Hogwarts?
Checcazzo.
Fine parentesi sui ciccioni passibilissimi di ballismo.

"Se l'amore è amoreee, se l'amore è amoreee"

Insomma le avevo prestato l'mp3 per tornare a casa a ora di pranzo.
Al ritorno, per l'apertura pomeridiana della biblioteca, mi restituisce il lettore esordendo fermamente con:
- Tazza, ti prego, non farmi mai più una cosa del genere
Le mie canzoni preferite sono in effetti da suicidio.


"E mille nuovi amori cercherò per non amarti più"
ma mai nessuno al mondo sarai tu, già.
Anche questa però non scherza..

Ascoltare musica tragica, alcune letture, ogni produzione telefilmica americana dal 1996 a oggi hanno trascinato un paio di generazioni nell'abisso: i rapporti interpersonali sono drammatici, iperemozionalizzati, infiniti e logoranti.

"Quanto sei bbella Romaaaaa, che mondo infameeeee-e-eeeee"
Madonna..

Comunque, dicevamo, sui rapporti interpersonali deviati di questa generazione.
Dove per 'questa generazione' intendo fondamentalmente me.
E una valanga di persone che conosco.
E un numero spropositato di profili online.

Il problema è tutto riconducibile ad u singola fatto: idealizziamo le persone, o meglio, idealizziamo le aspettative.
Malissimo.
Pessima cosa.
Tutto questo ha una serie di sfumature che non sto a elencarvi, il punto è che quando si mette una persona troppo in alto, e questa poi per un qualche motivo ci cade, si frantuma in tanti piccoli pezzettini - in senso figurato, altrimenti si spatacca se vogliamo essere un filo più realisti - che hai voglia poi ad incollarli che schifezza ne uscirebbe.

E basta, che la playlist è finita e io ho un caffè che mi aspetta.








 

martedì 9 novembre 2010

Chi è contrario alle Adozioni Gay?

Francamente mi rimarrà per sempre oscuro il motivo per cui le persone quando non conoscono qualcosa riguardo alla propria salute si rivolgano ai medici - o ai santoni -, riguardo alla propria automobile si rivolgano ad un meccanico, riguardo al tempo di cottura della pasta si rivolgano alla confezione delle mezze penne mentre quando si tratta di questioni psicologiche, pedagogiche e affettive si sentano in diritto di mettersi in cattedra.

"Perché sono cose che abbiamo esperito e le sappiamo"

Abbiamo anche - quasi - tutti un intestino ed un colon, ma non per questo siamo tutti gastroenterologi, brutta manica di teste di cazzo.

Mi rivolgo a chi è pedissequamente contrario alle adozioni da parte dei gay: non capite un cazzo, siete una manica di ignoranti decerebrati che consumano ossigeno inutilmente e spero perdiate in fretta la possibilità di esprimere la vostra opinione idiota.

Avete presente quella massima che recita grossomodo: "Non condivido quello che dici ma difenderò fino alla fine il tuo diritto a dirlo"?
Cazzate.

Chi dice stupidaggini non deve essere ascoltato.
E non stupidaggini rispetto a quanto personalmente penso in merito, in merito a quanto pensano specialisti che da tipo decenni indagano queste tematiche.

Sul serio perché avete visto un bambino nella vostra vita pensate di saperne a sufficienza per decidere cosa sia meglio per lui?

Perché vorrei ricordare che l'adozione è un diritto del minore.
Non della coppia che adotta.
Tantomeno deve rendere conto al senso estetico - perché di questo si tratta - di un'opinione pubblica semi analfabeta.

Lo dico perché, principalmente in Olanda ma non solo, sono stati osservati una serie di minori adottati da coppie omosessuali sul lungo periodo e sono rientrati perfettamente nella media rispetto agli altri bambini per ogni parametro misurabile.

Oltretutto, sono risultati un filo sopra alla media per capacità sociali e una serie di caratteristiche direttamente dipendenti dal fatto che, essendo frutto comunque di selezione accurata e ovviamente percependo la pressione dell'essere sotto controllo in quanto prime famiglie omo a poter adottare, i minori sono stati curati dai genitori adottivi con particolare attenzione.

Come spesso succede per le canoniche adozioni etero, insomma.

Ma ok, continuate a condannare un alto numero di minori alla vita in orfanotrofio - chiamateli come vi pare: collegi, ricoveri, case d'assistenza. ma questo sono - solo perché pur non sapendo una sega sull'argomento la trovano una cosa "Che non si fa, che non va bene" etc.

"I bambini hanno bisogno di un padre e di una madre".
Cazzate.
Immani.
Un bambino ha bisogno di essere accudito, di crescere in un ambiente confortevole e rispettoso dei suoi bisogni che lo faccia sentire protetto e importante.

Un bambino non nasce con connaturata l'esigenza di una famiglia del Mulino Bianco, non ha bisogno dell'ammiccante modella che al mattino gli prepara la colazione e del cornuto manager esecutivo con la valigetta che esce di casa canticchiando con un croissant a lunga conservazione infilato giù per gola.

Un bambino ha bisogno di qualcuno che controlli i suoi compiti, che lo rassicuri quando un incubo lo tiene sveglio la notte, una persona che lo abbracci quando cade e si fa male e che lo sgridi quando rompe l'anima inutilmente.

Indipendentemente dal sesso.
Senza dover giustificare i propri gusti sessuali, cosa che per altro spero non abbiano mai fatto con voi i vostri genitori.

Ai bambini le differenze tra maggioranza e minoranza della popolazione non interessano.
Gliele inculchiamo noi.

E sarebbe meglio, visto come girano le cose al momento, inculcare altre cose come i congiuntivi ed il rispetto per il resto del mondo, checcazzo.

Non stronzate infondate.
Ma evidentemente ognuno insegna quello che sa.

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