venerdì 10 settembre 2010

Ricordi misti fritti

Anni fa c'era una bambina che, per mano con lui sulla prima nevicata del giardino vicino a casa, raccoglieva in un grande bicchiere quanta più neve poteva, badando bene che non fosse stata pestata.
La sciarpa stretta sulla bocca, i guanti tolti perché era tutto bello da toccare e le mani fredde e arrossate.

Poi tornava a casa e saliva nella grande terrazza, come una stanza senza soffitto con le pareti coperte di fiori rampicanti e ganci che tendevano da una parte all'altra fili per stendere i panni, si faceva aprire una lattina di aranciata e mescolandola al contenuto del bicchiere s'indispettiva del non riuscire a ottenere una granita vera.
Lui rideva.

Quando si era vicini a Natale loro due scappavano insieme correndo via dalla bottega di famiglia per dirigersi, non visti, al negozio di giocattoli in fondo alla via.
Una volta lui le aveva comprato una bambola con una stellina sul viso e le scarpe proprio uguali alle sue.
Tornando a casa, le donne della famiglia si arrabbiavano di come lui la viziasse senza che nemmeno lei avesse bisogno di chiedere, alzavano gli occhi al e in dialetto blateravano sgridate agitando le mani vicino alla testa.

In un giorno qualunque lui l'aveva salutata, e lei in piedi sulla poltrona della cucina, quella con i braccioli di legno, lo aveva baciato tante volte perché i bambini ogni tanto capiscono, da come ti allontani, che non potrai più tornare.

C'era stato un Natale, qualche anno dopo, che le mostrò attraversare il cielo tra le case della sua via da una stella cadente ed era stato così bello e non c'era mica nessuno a guardarla con lei, ma non importava perché la scena ricalcava un po' troppo quelle sdolcinate situazioni da libro delle fiabe e quel tempo ormai era passato da parecchio.

E poi tante cose, tante altre, troppe.

A lei sarebbe piaciuto potersi fermare a quelle poche che aveva avuto fino alla mattina in piedi sulla poltrona della cucina, invece tutto era andato avanti come un sequel venuto male.

E basta.

Qui niente soia però, perché mio nonno la soia l'avrebbe gettata dalla finestra insieme a tutte le amarezze che gli piaceva dimenticare giocando a carte nel bar davanti casa dopo una notte di lavoro.

O strizzando, affacciato alla finestra, una spugna intrisa d'acqua sulla testa della spocchiosa cognata passata a salutare davanti al negozio per vantarsi della messa in piega appena fatta.

Lui preferiva i tortellini, o i bomboloni alla crema che il suo papà gli aveva insegnato a immergere in olio e strutto bollenti, poi a riempirli fino a gonfiarli tantissimo!
Quelli piacevano anche a me.








1 commento:


  1. Io non ricordo nemmeno se ieri a colazione ho mangiato qualcosa oppure no.
    Probabilmente no, dato la nusea che mi percuote ad ogni risveglio.
    Mi è venuta una gran voglia di granita, spero solo di non essere incinta.

    RispondiElimina