mercoledì 15 settembre 2010

Incongruentemente.


L'orizzonte era buio e l'autostrada sgombra.
L'auto avanzava senza problemi in una notte particolarmente densa.

Machì, amica mia,  era sul sedile posteriore, io davanti al posto del passeggero.
Il conducente, Qualcuno, che non vedevo da parecchio, ci stava cavallerescamente accompagnando a casa.
Da Roma a Firenze.

Niente da dire: proprio un signore.

Avevamo fatto tappa poco prima che venisse buio, per controllare al pc che l'itinerario scelto fosse giusto e Q. era vistosamente inacidito rispetto al solito.

T: Ma che hai?
Q: Niente, un problema di polistirolo.
T: In che senso?
Q: Quanti sensi conosci per la parola "Polistirolo" Tazza? Dai non rompere.

Io, seduta a gambe incrociate con il notebook sulle ginocchia, non so bene perché in mezzo alla strada, mi ero limitata ad annuire.
Lui a ridere, ed era risalito in auto.
Machì non capivo se fosse lei o il suo clone di cera: non dava segni di vita.

Sulla linea tra terra e cielo, distinzione ardua in quell'oscurità, si stagliava una grandissima cupola a mezzaluna che pareva ribollire di bozzi che si gonfiavano sulla sua superficie per scoppiare dopo poco, alternati a macchie che cambiavano sempre posizione e forma.
Pareva lava.

M: Guarda Q, le macchie solari che strani giochi fanno!
Q: Tazza, quella è una scavatrice a propulsione, non il Sole.
M: Ah, ok, in effetti è notte. Però ci somiglia.

Il fatto che ci fosse un'altra di quelle bozze poco distante poteva essere un indizio sul fatto che non fosse il Sole, ma non sono mai stata un tipo molto sveglio.

Poco dopo ci saremmo fermati in autogrill.
Qualcuno aveva bisogno di prendere una medicina, Machì aveva miracolosamente ripreso vita e mi affiancava nel compito di lasciar stillare gocce curative da una boccetta di non so bene cosa.



Stavo un po' paciugando però.

Q: Sono stanco. Stasera dormo. Ah no, porca miseria ho una cena..

Improvvisamente Qualcuno s'irrigidisce, il suo viso - curiosamente simile a quello di Dr. House - si distorce in un'espressione minacciosa ed esplode di rabbia, urlando improperi e insolenze.
Io e Machì siamo sconvolte.
Il personale medico presente, alle dipendenze dell'autogrill, lo prende e lo trascina in ospedale.
Il tipico ospedale dell'autogrill, in un punto imprecisato tra Roma e Firenze.

Io e Machì non possiamo restare e dobbiamo abbandonarlo alle cure dei sanitari che lo portano via con le braccia legate.
Il che è comprensibile dato che voleva farci fuori entrambe.
Eppure non mi pareva di essere stata così pesante.
Ero di sicuro tanto, tanto triste a quel punto.

Comunque Qualcuno è praticamente un misto tra Gollum e Hugh Laurie: fronte incipiente, espressione severa e tono muscolare da adolescente di Calcutta e non era stato difficile arginare la sua furia cieca.

Machì: Tazza andiamo, poi proveremo a chiamare per sapere come sta.
Mezza: Ok.

Poi il sogno era proseguito tra fornelli a gas lasciati aperti e una telefonata in cui Qualcuno, ripresosi ma ancora ospite dell'ospedale dell'autogrill, sosteneva senza intenzione che fosse involontariamente colpa nostra per la sua crisi di nervi perché non eravamo riuscite a divertirlo a sufficienza.

Fanculo.

Comunque dopo una notte del genere, sono stata svegliata dalle urla di mia zia che mi avvisava come sua nipote (mia cugina) fosse moribonda in ospedale e di come lei si stesse fiondando dal paese accanto nel quale lavora per raggiungere il pronto soccorso.

- (urlando e piangendo) La bambina è in ospedale, io sto correndo là!

L'aveva chiamata la sorella, madre della cugina, e in sottofondo aveva sentito l'ambulanza ululare vicina.
Infarto.
Mio: mia cugina ha 14 anni.

Poi entra in camera mia nonna dicendomi che mia cugina è chiusa in ascensore (il nostro, che dai noi stava salendo) e che serve chiamare i pompieri se no a lei viene un colpo.
A mia nonna.
A me colpisce di più che mia cugina sia ubiqua.

M: Nonna non sei tu dentro all'ascensore, fino a prova contraria.
N: Che c'entra? Sto male per lei.
M: Ah, ok, empatizzi.
N: Eh?
M: Lascia stare, dov'è la chiave del quadro macchine?
N: Qui.

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin (non questionate sulle suonerie del mio telefono, grazie)

ZiaMammaDellaCugina: La bimba è qui
M: Fico, si teletrasporta?
ZMDC: No, è tornata la corrente.
M: Oh.
ZMDC: La prossima volta rispondete prima al telefono, è stata dieci minuti in ascensore.
M: Ok, ciao.

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin

ZiaCheMiAvevaFattoPrendereUnColpo: (calmissima) No vabè ci eravam capite male la bimba ora è al bar, sto tornando a lavorare, non è successo niente.
M: Click.

La morale di questo post?
Oggi vi odio tutti.

Ricopritelo con salsa di soia e fatevelo andare di traverso.
Sgrunt.

7 commenti:


  1. all'inizio pensavo fosse davvero accaduto:D
    cazzo.
    son stravolta pure io

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  2. Sogno di vivere a Bologna!
    Possibile che a te faccia invece un così cattivo effetto?
    Ciao,
    Hyeronimus

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  3. oggi mi odi a tal punto da confondermi...

    quando ho letto delle scavatrici a propulsione mi sono fiondato a cercarle su internet perchè ne volevo una! Fare le pieghe in scavatrice  non dev'essere male!

    ma alla fine non ho capito bene chi ha avuto l'infarto, chi è rimasto in ascensore, chi ha urlato e chi ha chiamato chi e perchè... 

    Perdonami, sono un essere tutto sommato pensante, ma irrimediabilmente limitato... per questo bevevo

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  4. ...sembra un libro di palanhiuck.. ;-))

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  5. Ma state tutti bene, sì?

    (la prossima volta voglio un avviso prima: Questo e' Un Sogno)

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