domenica 26 settembre 2010

Biscotti e amaretto.

Tenere sul tavolino della stanza libri sparsi di Tostoj, di Ibsen e di Hofmannsthal fa discretamente fico.

Peccato che la stanza sia piccola, poco lo spazio e saranno più o meno cinque mesi che questi libri rendono fica la mia stanza girandomi sui calli senza sapere mai dove metterli.

Non posso metterli sugli scaffali alti che poi, casomai volessi leggere avanti, dovrei poi arrampicarmi a riprenderli o tenerli a fianco del letto perché lì ce ne sono a sufficienza o sopra al letto perché poi ce li perderei dentro correndo nel sonno.
Sì, ogni tanto corro nel sonno, ma non saprei dire dove.

Non avrei proprio dovuto comprarli.

Invece l'ho fatto, come quei gesti che compi senza dare troppa importanza.

Li ho comprati un mattino in cui Termini era particolarmente allegra e brulicava di persone con bei libri nella sportina, freschi di scaffale.
Bella, Termini quel giorno.

Già il giorno dopo mi piaceva di meno, o forse ero io a piacere meno a lei, tipo che lo aveva già capito che ci sono cose che faccio che non dovrei fare e mi pare ce l'avesse un po' con me, forse anche per quei libri.

Poi però abbiamo fatto pace, credo.

Non lo so, ma la Bambola e l'Uomo Difficile continuano a guardarmi un po' di sbieco, probabilmente si ricordano qualcosa più di me.
Quello che ho sbagliato.

Tolstoj no: ha da badare ai suoi viaggi in treno, a me quando mi accompagna per vagoni, e non ha tempo di disapprovarmi dal verde della copertina.
Lo so che Tolstj è dalla mia.

Baci, Lev.

5 commenti:

  1. hai un modo bellino di mandar segnali.

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  2. se qualcuno viene a trovarmi spargo sempre un po' di libri aperti per casa...

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  3. Probabilmente quando smetterai di guardarti male dando la colpa ai libri, troveranno un posto da soli.
    E te ne meraviglierai.

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  4. Dalla mia mi sa che c'è solo moccia.

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  5. Tre allegroni. Dovendo sceglierne uno, avrei scelto Hofmannsthal, ma con la spocchia che aveva avrei dovuto batterlo a biliardino per tenerlo buono.

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