giovedì 30 settembre 2010

Amore è.


Ho perso casa.
Pochi giorni fa ho firmato il contratto, pagato la caparra, scroccato l'aperitivo ai miei quattro futuri coinquilini di cui tre futuri medici e un futuro economista, passata nell'appartamento a guardare uno di loro che ubriachello aveva iniziato a spazzare compulsivamente la terrazza e cose così.
Però poi l'ho persa: non ho idea della strada da fare per tornarci.

Cioè, non è che la città sia una metropoli, tutt'altro.

Il problema sta nella mia avversione all'orientamento quando sono in compagnia maschile: mi si spegne il cervello e smetto di comprendere il mondo.
Ho imparato a usare eMule autonomamente solo una volta scaricata dall'ex moroso, prima non avevo idea di che fosse un server.
Ho imparato a prendere da sola la metro solo da single, a iscrivermi agli esami quando T. ha cambiato corso, a leggere uno stradario in vacanza con le amiche,

Per fortuna che sono cresciuta in una casa di sole donne, altrimenti dubito che avrei appreso da sola i complicati meccanismi che regolano gli applicatori da assorbente interno.

Devo fare le cose da sola o al massimo con altre XX altrimenti è un casino.
Per esempio, Malpensa e l'aeroporto di Atene non hanno più segreti per me.
Ma vabbè.

Insomma lunedì trasferimento, con il Dr.Compagno di stanza, il Dr.Fumetto, l'EconomistaOnomatopeico e il Dr.AlPrimoAnno.
Mi perderò un sacco di serate con gli amici.

Quelle serate in cui si beve, si fumano canne e si guarda Prince of Persia - che figata di film - o quelle in cui si beve, si fumano canne e si parla di quello che passa il 16G di musica che solo una volta siamo riusciti ad ascoltare per intero durante una serata lunga una settimana.

Adoro relativizzare il tempo in base a quello presente sul tavolo: superalcolici, posaceneri pieni, cartoni della pizza, cotica di prosciutto, palla da discoteca corrisponde a serata e che quel borioso del Sole la smetta di voler aver sempre ragione.

Una sera, con gli amici, dopo esserci chiesti per 3.24 minuti se il Kobra fosse un serpente o un pensiero frequente, parte Vinicio chiedendosi che coss'è l'amor.
Bel casino.
Già il cobra ci aveva messi in crisi.

Dovendo mediare tra versioni diverse quali:

- L'amore è una cazzata, scopare è meglio
- Dai, l'amore è quando hai i brividini pensando a una bella figa e però l'ascolti anche quasi tutte le volte che parla
- L'amore.. sì quando vuoi bene a qualcuno più che agli altri, e perché ha le tette.
- L'amore è quando una ti fa stare da merda e però te stai lì
- L'amore è una cosa un po' strana, meglio risparmiarselo

(sì, i miei amici sono maschi)
ho pensato alla mia di definizione.

L'amore è quando vedi qualcuno che arriva sotto casa tua a piedi per uscire con te e sorridi da quando lo vedi a 500 metri di distanza fino a che non è arrivato da te, anche se è appena morta tua nonna;
è quando si sta sdraiati insieme con i nasi che si scontrano e lui ti chiede "Ma a che pensi" e tu rispondi "Shhht" perché stai pensando a lui e non vuoi essere disturbata;
ce l'hai quando mentre scopi sei quasi un po' distratto dal fatto che sia proprio con quella persona e la cosa è così una bella sorpresa che le prime volte ti stranisce tanto che da perderti grossi pezzi della parte oggettivamente interessante.

Amore è quando hai 17 anni e non pensi ad altri che a lui e lui deve scegliere tra te e un'altra, che sono quelle cose tipiche dei 17 anni e poi non si fanno più perché dai venti in su al massimo si scopa con entrambe e il problema è risolto, ma tu sei innamorata, lui è l'ultimo romantico rimasto, l'altra è bellissima.

Anche tu sei bella ma lei lo è di più.
Perché lei sa far ridere solo per come si scosta i capelli, liberare con uno sguardo interrogativo da sopra alla spalla mentre lui è chino e triste nei propri pensieri, far l'amore solo rimanendo nuda sul letto senza che lui ancora la tocchi.

Va da sé che lei è una zoccola.

E tu sei bella e intelligente e modesta, timida e timorosa d'invadere quindi tieni per te tutto quanto e pensi che se è contento lui per ora puoi ancora aspettare.

Poi passa il tempo, tanto tempo come per esempio vent'anni e ti trovi a dire, seduta di fronte a lui sulla tua bicicletta con i capelli neri lunghi mossi dal vento e un sorriso così triste che nemmeno è un sorriso: "Ti ho aspettato fino quando ti sei sposato" e scappi con il tuo bimbo piccolo sul seggiolino davanti e tanti pensieri per la testa tenuti bassi per non dirli alla fede al dito, che non vorresti niente di meno di quello che hai ora ma forse l'avresti ancora voluto con lui e non sai se rimpiangere d'averci fatto l'amore per consolarlo quando l'altra se n'era andata quella sera di pochi mesi prima.
Però era stato tanto bello, anche se lui non era solo con te.

Amore è spesso una gran fregatura, è continuare a pensarti anche se non ha senso e sognarti e ricordarti, è l'averti in mente e sorridere, anche solo perché esisti.

Poi per fortuna sono partiti i NOFX.

E dove cazzo ho messo le chiavi della casa nuova.. ?










 




 

lunedì 27 settembre 2010

Mi ritorna in mente

- Molte tra le mie persone preferite - più me - compiono gli anni al 12, il 13, il 14 e il 15 luglio.
Devo trovare il nesso.
Niente zodiaco però.

- Una delle mie frasi preferite in assoluto, letta su uno dei libri che più amo è "Il mare sciabordava; era un suono dolente." e trovo che sia meravigliosa.
Potrei rileggerla all'infinito.

- Sasha come nome per pennuti va bene purché il soggetto sia sfrontato. In caso di uccelletto introverso è meglio "Pigolo". Purché non me lo si ricordi perché è il nome del mio piccolo di papera morto dodici anni fa e io con l'elaborazione del lutto tendo ad andare un po' a rilento

- Auguri Mela! Oggi compite gli anni tu e Google ma se mi chiedessero di scegliere minacciandomi con una pistola puntata alla tempia sceglierei te. 
Senza pistola cercherei di atterrare l'interlocutore.

- Chi ha cliccato su questo blog dopo aver usato la chiave di ricerca "figacce sporche" è pregato di non farlo mai più: per carità clicca qui quanto ti pare, no problema ma per favore - ti scongiuro - non usare mai più una chiave di ricerca simile. 

- Ripensandoci Google mi sta un po' in culo.



Oggi ho iniziato tre diversi post.

Mi facevano schifo tutti.

Riassumo qui quello che intendevo comunicare al mondo così questo momento telematicamente infruttuoso passerà e potremo andare tutti avanti con le nostre vite.

- Oggi è il compleanno di Mela e di Google, ma dovendo scegliere con una pistola puntata alla tempia tra i due, scelgo Mela, quindi auguri e smettila di crucciarti perché hai una malattia potenzialmente neurodegenerativa: è brutto il nome, è una sfiga, ma comunque hai le tette grandi e un bellissimo paio di occhiali nuovi.

- Mela, quando dormi a casa mia evita di cercare nella libreria, mentre dormo io. quel diario che ci scambiavamo da prepuberali e che ho nascosto non di certo nella libreria ma in luoghi che nemmeno Harry Potter potrebbe raggiungere.

- Ho dotato il mio capo di sim card clandestina - causa moglie gelosa - e di una canna ieri sera.
Sono la dipendente modello.
E anche moderatamente simpatica.

- Salto la parte su Bossi che sarei di buon umore e non voglio pensarci oltre

No basta, oggi non sono proprio in vena.
Passo.

domenica 26 settembre 2010

Biscotti e amaretto.

Tenere sul tavolino della stanza libri sparsi di Tostoj, di Ibsen e di Hofmannsthal fa discretamente fico.

Peccato che la stanza sia piccola, poco lo spazio e saranno più o meno cinque mesi che questi libri rendono fica la mia stanza girandomi sui calli senza sapere mai dove metterli.

Non posso metterli sugli scaffali alti che poi, casomai volessi leggere avanti, dovrei poi arrampicarmi a riprenderli o tenerli a fianco del letto perché lì ce ne sono a sufficienza o sopra al letto perché poi ce li perderei dentro correndo nel sonno.
Sì, ogni tanto corro nel sonno, ma non saprei dire dove.

Non avrei proprio dovuto comprarli.

Invece l'ho fatto, come quei gesti che compi senza dare troppa importanza.

Li ho comprati un mattino in cui Termini era particolarmente allegra e brulicava di persone con bei libri nella sportina, freschi di scaffale.
Bella, Termini quel giorno.

Già il giorno dopo mi piaceva di meno, o forse ero io a piacere meno a lei, tipo che lo aveva già capito che ci sono cose che faccio che non dovrei fare e mi pare ce l'avesse un po' con me, forse anche per quei libri.

Poi però abbiamo fatto pace, credo.

Non lo so, ma la Bambola e l'Uomo Difficile continuano a guardarmi un po' di sbieco, probabilmente si ricordano qualcosa più di me.
Quello che ho sbagliato.

Tolstoj no: ha da badare ai suoi viaggi in treno, a me quando mi accompagna per vagoni, e non ha tempo di disapprovarmi dal verde della copertina.
Lo so che Tolstj è dalla mia.

Baci, Lev.

venerdì 24 settembre 2010

Una storia che una volta ho sognato

Camminavano uno a fianco all'altra.
Fin lì tutto bene.

Camminare guardando avanti regala quasi sempre quel senso di sicurezza, per una destinazione vicina o per un percorso conosciuto che sai dove ti porterà, anche se poi non è detto sia vero.
Soprattutto se si tratta di una bella giornata.
Ogni tanto però si fermavano a guardarsi.

Lillò lo guardava Frì e lui la guardava, Lillò.
E d'improvviso si perdevano.

Lillò non sapeva più dove fosse e pensava "Cazzo.. cazzo.. cazzo.. !"
Ma non come sconcezza: è che la sua era una generazione tutta un po' grezza e quando era terrorizzata e sperduta mica stava a giudicare la finezza dei propri pensieri, ma non voleva apparire quella volgarotta che 'ste cose poi le dice o mostra di pensarle e allora cercava di rimanere immota in modo che lui non potesse accorgersi dello sboccato e confuso vacillare dei suoi pensieri.

Frì la guardava come se studiasse quasi indispettito qualcosa di cui non capiva la forma né il perché lo interessasse e di sicuro era molto più tranquillo e poi cambiava tutto: il viso di lui prendeva d'improvviso un piglio sornione che era solo un altro vicolo per Lillò sconosciuto nel quale si sentiva di camminare sola.

Ma nemmeno per lui era facile trovare l'uscita del viso di lei.

Allora poi Lillò, come stesse facendo un salto dentro a un buio incapace di garantirle un atterraggio indolore, voltava di scatto la testa chiedendosi, sempre con intercalari sconci, quanto fosse rossa.

Subito attorno a loro si rimaterializzava la città, con il marciapiede aperto sulla strada alla loro sinistra e una dentiera di palazzi alti e storti a destra e il sole del pomeriggio presto che l'ingialliva.
Entrambi a guardare avanti ripensando un po' a quell'altro posto in cui vicendevolmente ognuno si perdeva che era di quelli che danno quei brividini ancora non chiari.

Poi non c'erano più parole o pensieri da raccontare, nemmeno quelli maleducati di Lillò, nemmeno quelli calcolati senza tornare di Frì.

C'era Frì che si accendeva di scatto una sigaretta tirando con forza, lo sguardo basso che già con la mente chissà dov'era andato a finire.
C'era Lillò che guardava un po' lontano e un po' in su reggeva la sua borsa ma aveva voglia di guardare Frì e intanto si chiedeva come fosse arrivata lì.

E continuavano per pochi passi, affiancati senza quasi sapere se avrebbero dovuto, pensando ai bivi che si trovavano davanti e dentro.


Poi, come per caso, Lillò guardava Frì e Frì guardava Lillò e si apriva di nuovo la porta di freschi viottoli senza ritorno.

Come erano finiti insieme lì?

Lillò ci ripensava mentre era persa a percorrere in equilibrio i solchi leggeri della fronte perplessa di Frì badando di non cadere nell'ombra delle sue occhiaie ripetendo tra sé "Cazzo.. cazzo.. cazzo..".

In fondo, anche arrivare lì, non era stato altro che perdersi in un tempo irreale per lei, privo di senso e per questo bellissimo.











Zaia spaccia bibbie nelle scuole venete

Ma chiccazzo pensa le leggerà?

Io ne avevo una dozzina a casa, quelle classiche che hanno tutti perché in parrocchia te ne regalano una per ogni sacramento.
Un po' come nei videogiochi quando acquisti crediti: sopravvivi al livello della fonte battesimale?, ZACCHETE!, Bibbia.
Oltrepassi la vergogna della prima confessione? BAM!, Bibbia.

Torni a casa e i tuoi quasi s'incazzano

- Ancora?! E dove la mettiamo?
- Mica è colpa mia se volete farmi fare tutte 'ste cose vestita da deficiente
- Sì ho capito ma digli che ce l'hai già
- Mò dicono che le bibbie non sono mai di troppo
- Se non hai un camino sì

(Mia zia intendeva mensola del camino per metterci ulteriori libri, ma a me è sempre piaciuta la vaga involontaria blasfemia di questa risposta).

Il problema è che io ho sempre avuto un sacco di libri.
Li ho pure letti.
Pure la Bibbia, pure tutta, ma non dodici volte.
E sono l'unica persona di mia conoscenza esclusi i Parrocchia Warriors ad averlo fatto.

Però nel mio paese abbiamo tutti valanghe di bibbie.

Insomma sta di fatto che Zaia non capisce un accidente.

Poi ieri, mentre aspettavo la preside del mio liceo (lo faccio per mantenermi giovane) fissavo un quadretto fuori dalla porta del suo ufficio.
Conteneva un pezzetto di filo spinato di non so quale campo di concentramento.

Mi sono chiesta come mai le cose gravi diventino trendy solo una volta finite.

Se le avessi regalato un quadretto contenente un fil di ferro di CPT col cazzo che lo attaccava di fianco alla porta del proprio studio.
- Pure lì torturano la gente preside!
- Fa lo stesso signorina Bialetti, o mi attesta graficamente che la gente soffre sul serio o se lo sogna che attacchi quella zozzata.

Forse è il fumo di cremazione che rende fico un pezzo di ferro arrugginito, boh.

Vabbè, ho mal di testa.

(Però a Zaia quel fil di ferro piacerebbe moltissimo).

giovedì 23 settembre 2010

Stamattina niente caffè.

Giravo per blog per capire chi fossero 'sti candidati ai Macchianera Awards.

Ok, prima di fare questo nell'ordine: mi toglievo i vestiti con i quali sono andata a dormire stanotte sciarpetta compresa e indossavo il pigiama, bevevo acqua, preparavo un piatto di pasta, vomitavo, scolavo la pasta, mangiavo e mi trattenevo dal coprire d'insulti quelli che paiono i più alti esponenti della blogosfera.

Adoro la pasta di mattina.

E anche le belle giornate e mi pare che ieri lo sia stata.
Se non altro perché, al quarto bicchiere di vino a stomaco vuoto mi sono messa a spiegare a una nonna alta un metro e venti che pare la vecchina delle favole e a un nonno pallido e burbero che dopo un operazione al cervello abbraccia la vita in modo più aperto, cosa fossero gli scopamici.

Ma la nonna, che porta un 36 di piede e a volte buona parte del peso del mondo sulle spalle, resta comunque femmina e vanitosa e sciocca a modo suo, e un po' chiedeva e un po' rideva.
Il nonno no - decisamente no - ricordo, era pietrificato.

Poi la situazione è precipitata, vabbè.

Girando qualche link m'è sovvenuta questa domanda: ma che gusto c'è a far pena?

Non è una critica, proprio proprio una curiosità: che c'è di bello a ricevere pacche virtuali sulle spalle, vacue affermazioni su quanto sarà splendido il futuro, inutile solidarietà e parole evanescenti.

Chiaro che ognuno è fatto a modo proprio e io per esempio continuo a dimenticare a quale marca di motrici mi hanno promossa: prima mi chiamavano Scania, ora hanno cambiato ma proprio non mi resta in mente.

Certamente sono troppo ruvida per comprendere i timidi meandri dell'animo umano ma se dovessi iniziare a scrivere qui le mie sfighe per sentirmi dire "poverina".. boh.

Penso che se proprio volessi sentirmi dire qualcosa nello specifico mi descriverei come una figaccia tutta tette e chiappe, metterei qualche photoshoppata e mi farei dire che sono bona dalla mattina alla sera.

Ma in fondo ognuno è libero di fare di un blog quello che vuole, pure il promemoria continuo delle proprie sfighe.
Piuttosto, il mio diventerebbe lo spazio per la lista della spesa:

- Pollo
- Salsa di soia
- Aperol
etc.






martedì 21 settembre 2010

La Principessa, il pisello, la Mela e il Cammello.

C'era una volta (c'è ancora, mica è morta)
una Principessa capricciosa
si lamentava di frequente
ma dalla vita aveva ogni cosa
anche se le pareva di non avere niente.

Questa Principessa era stata abituata
fin dalla più tenera età
ad avere accanto una persona fidata
che l'accompagnasse di qua e di là.

Non che fosse rimasta sempre la stessa
di compagne un paio ne aveva cambiate
ma diciamo che era abituate ad avere fissa una contessa
con cui passare le giornate.

Quello che capitava attorno lo ignorava quasi del tutto
e guardando con la contessa il mondo dal balcone
non si sentiva mai dire niente di brutto
nemmeno concepiva che esistessero altre persone.

Insieme loro due inventavano giochetti
parlavano tanto, ridevano sguaiate
sfottevano gli altri per i loro difetti:
"guarda che storte quelle fighe intrombate".

La Principessa ovviamente
con quegli occhi nocciola e i ricci ramato-marrone
aveva sempre accanto un principe servente
che la sera la trombava e la domenica l'accompagnava alla funzione.

Invece la contessa, che non era un granché 
come ammaliatrice, non lo aveva mai avuto
senonché 
un giorno conobbe un fante nerboruto

La contessa, trovato il pisello
smise di andar d'accordo con la Principessa
che non trovava bello 
che l'amica fosse di questo cotta lessa.

(Ovviamente, sugli uomini della Principessa, non si poteva dire niente
salvo poi insultarli per ore quando tra loro finiva l'amore.)

Comunque la principessa si sentiva innervosire
offesa da quel comportamento e molto annoiata
e incrociò un giorno la nostra Mela con cui pensò di sostituire
l'amica Contessa che l'aveva accantonata.


Da qui inizia un periodo tribolato
per colpa della Principessa Gallina
che tra cazzi e mazzi ci ha portato 
ad accorgerci che è sul serio una poverina.

Adesso sono stanca e un po' di fretta
mi sento pure un po' cretina
vado a fumare una random sigaretta
finché non mi torna voglia di scrivere in rima.







lunedì 20 settembre 2010

Stanca del post precedente fumando un po’ troppo.

Dunque.

- Adoro le stazioni dei treni.
Puoi guardare le persone passare, fumare diecimila sigarette puzzando poi come una barbona, avere qualcuno che ti pedina lungo la fila per la biglietteria perché il libro che stai leggendo in effetti è molto divertente e tu sghignazzi palesemente.
Mi piacciono le stazioni perché sono in posti sempre diversi che si somigliano tutti un po'.
Il cielo però cambia, le nuvole sono diverse, la linea dell'orizzonte non è mai la stessa.
Belle le stazioni.

- Stanotte ho sognato di picchiare e insolentire una leghista che a mio parere aveva leso la dignità di un bancarelliere nero.
Lei lo trattava con sufficienza, io le toccavo la faccia con un dito in gesto di sfida urtandole l'herpes al labbro, lei reagiva in modo indignato e io iniziavo a strillare "Checc'è?! Hai paura che ti salti via l'unica cosa che di sua spontanea volontà ti vorrebbe rimanere attaccata addosso?!" e poi la riempivo di schiaffi.

Questo accade quando si conclude la serata con mezza bottiglia di prosecco comprata in gelateria.

- Ho sfogliato i blog candidati ai Macchianera Awards e diversi sono zozzeria.
Per questo mi dedicherò a commentarli con insolenza e realismo.
Devo pur sfogare la mia aggressività.
Che quella del sogno ne ha già prese abbastanza, porella.

- Da quando non ho più fidanzato/scopamico/ frequentatore fisso, mangio molto meno.
Fondamentalmente il cibo era una scusa per tenere la bocca occupata e le mani indaffarate durante la preparazione.

- Non so più cucinare, questo abbassa le probabilità di trovare un fidanzato/scopamico/frequentatore fisso.
Perfetto.

- Da un mese devo finire la mail che ho iniziato per N.
Però la amo tanto lo stesso, soprattutto perché ricorda comunque che su di me può sempre contare.
Soprattutto quando si ubriaca indegnamente e il giorno dopo arranca sulla gestione dei postumi.

- Non capisco la gente che dice che molto probabilmente ci si vede, poi scompare nel nulla.
A questi personaggi segnalo l'esistenza del termine "Disdetta".
Non preoccupatevi: è gratis.

- Devo dichiarare pubblicamente amore a NanoDF che, relegato per motivi di studio in una località britannica estesa grossomodo quanto il piano cottura di un camper anni '80 e noto detrattore delle femmine italiche, si trova costretto ad ammettere "Non dirò mai più niente contro le donne italiane".
Almeno dove sta ha un sacco di pecore.

- Ricordo ai superciccioni di mettersi a dieta, alle anoressiche di mangiare, ai rompicazzo di smettere di badare ai fatti altrui.

- Attendo spasmodicamente il ciclo.
Soprattutto perché c'è un venerdì di circa tre settimane fa del quale non ricordo nulla, se non che il giorno dopo mi sono svegliata coperta di sangue.
Potrebbero avermi asportato diversi organi interni senza nessun tipo di problema, anzi: potrei essermi sfilati io regalandoli ai paramedici fermi all'ingresso della fiera.
Questo spiegherebbe la mia mancanza di mestruazioni e la nuova auto sportiva del soccorritore iraniano che vive qui accanto.
Se avete voi i miei utero ed ovaie, fatemelo sapere.

- Domani troverò giustamente pessimo anche questo post e lo cambierò, per ora non posso fare altro.





venerdì 17 settembre 2010

La Bibbia Rap.

"[...] l' iniziativa, oltre a coinvolgere le famiglie italiane, serva ad avvicinare in particolare i giovani, magari tramite proprio quel pezzo rappeggiante che, a prima vista, potrebbe far storcere la bocca a tradizionalisti e benpensanti.[...] "

Repubblica.it

mercoledì 15 settembre 2010

Incongruentemente.


L'orizzonte era buio e l'autostrada sgombra.
L'auto avanzava senza problemi in una notte particolarmente densa.

Machì, amica mia,  era sul sedile posteriore, io davanti al posto del passeggero.
Il conducente, Qualcuno, che non vedevo da parecchio, ci stava cavallerescamente accompagnando a casa.
Da Roma a Firenze.

Niente da dire: proprio un signore.

Avevamo fatto tappa poco prima che venisse buio, per controllare al pc che l'itinerario scelto fosse giusto e Q. era vistosamente inacidito rispetto al solito.

T: Ma che hai?
Q: Niente, un problema di polistirolo.
T: In che senso?
Q: Quanti sensi conosci per la parola "Polistirolo" Tazza? Dai non rompere.

Io, seduta a gambe incrociate con il notebook sulle ginocchia, non so bene perché in mezzo alla strada, mi ero limitata ad annuire.
Lui a ridere, ed era risalito in auto.
Machì non capivo se fosse lei o il suo clone di cera: non dava segni di vita.

Sulla linea tra terra e cielo, distinzione ardua in quell'oscurità, si stagliava una grandissima cupola a mezzaluna che pareva ribollire di bozzi che si gonfiavano sulla sua superficie per scoppiare dopo poco, alternati a macchie che cambiavano sempre posizione e forma.
Pareva lava.

M: Guarda Q, le macchie solari che strani giochi fanno!
Q: Tazza, quella è una scavatrice a propulsione, non il Sole.
M: Ah, ok, in effetti è notte. Però ci somiglia.

Il fatto che ci fosse un'altra di quelle bozze poco distante poteva essere un indizio sul fatto che non fosse il Sole, ma non sono mai stata un tipo molto sveglio.

Poco dopo ci saremmo fermati in autogrill.
Qualcuno aveva bisogno di prendere una medicina, Machì aveva miracolosamente ripreso vita e mi affiancava nel compito di lasciar stillare gocce curative da una boccetta di non so bene cosa.



Stavo un po' paciugando però.

Q: Sono stanco. Stasera dormo. Ah no, porca miseria ho una cena..

Improvvisamente Qualcuno s'irrigidisce, il suo viso - curiosamente simile a quello di Dr. House - si distorce in un'espressione minacciosa ed esplode di rabbia, urlando improperi e insolenze.
Io e Machì siamo sconvolte.
Il personale medico presente, alle dipendenze dell'autogrill, lo prende e lo trascina in ospedale.
Il tipico ospedale dell'autogrill, in un punto imprecisato tra Roma e Firenze.

Io e Machì non possiamo restare e dobbiamo abbandonarlo alle cure dei sanitari che lo portano via con le braccia legate.
Il che è comprensibile dato che voleva farci fuori entrambe.
Eppure non mi pareva di essere stata così pesante.
Ero di sicuro tanto, tanto triste a quel punto.

Comunque Qualcuno è praticamente un misto tra Gollum e Hugh Laurie: fronte incipiente, espressione severa e tono muscolare da adolescente di Calcutta e non era stato difficile arginare la sua furia cieca.

Machì: Tazza andiamo, poi proveremo a chiamare per sapere come sta.
Mezza: Ok.

Poi il sogno era proseguito tra fornelli a gas lasciati aperti e una telefonata in cui Qualcuno, ripresosi ma ancora ospite dell'ospedale dell'autogrill, sosteneva senza intenzione che fosse involontariamente colpa nostra per la sua crisi di nervi perché non eravamo riuscite a divertirlo a sufficienza.

Fanculo.

Comunque dopo una notte del genere, sono stata svegliata dalle urla di mia zia che mi avvisava come sua nipote (mia cugina) fosse moribonda in ospedale e di come lei si stesse fiondando dal paese accanto nel quale lavora per raggiungere il pronto soccorso.

- (urlando e piangendo) La bambina è in ospedale, io sto correndo là!

L'aveva chiamata la sorella, madre della cugina, e in sottofondo aveva sentito l'ambulanza ululare vicina.
Infarto.
Mio: mia cugina ha 14 anni.

Poi entra in camera mia nonna dicendomi che mia cugina è chiusa in ascensore (il nostro, che dai noi stava salendo) e che serve chiamare i pompieri se no a lei viene un colpo.
A mia nonna.
A me colpisce di più che mia cugina sia ubiqua.

M: Nonna non sei tu dentro all'ascensore, fino a prova contraria.
N: Che c'entra? Sto male per lei.
M: Ah, ok, empatizzi.
N: Eh?
M: Lascia stare, dov'è la chiave del quadro macchine?
N: Qui.

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin (non questionate sulle suonerie del mio telefono, grazie)

ZiaMammaDellaCugina: La bimba è qui
M: Fico, si teletrasporta?
ZMDC: No, è tornata la corrente.
M: Oh.
ZMDC: La prossima volta rispondete prima al telefono, è stata dieci minuti in ascensore.
M: Ok, ciao.

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin

ZiaCheMiAvevaFattoPrendereUnColpo: (calmissima) No vabè ci eravam capite male la bimba ora è al bar, sto tornando a lavorare, non è successo niente.
M: Click.

La morale di questo post?
Oggi vi odio tutti.

Ricopritelo con salsa di soia e fatevelo andare di traverso.
Sgrunt.

martedì 14 settembre 2010

Ho finito il caffè.

Caffè finito, congiunzione astrale che se la prende con me, nonna in subbuglio articolare da cambio di stagione, faticoso recupero dell'amor proprio dopo l'ultima ridicola pantomima messa su dall'idiota di turno, accettazione del fatto che buona parte dei miei lettori o supposti tali sia una manica di pervertiti alla ricerca di flosce e ottuagenarie carni violate.

Ok, c'è di peggio al mondo, ma se permettete, oggi il mio umore non è dei migliori.

In realtà il mio umore non è mai dei migliori: faccio parte di quella frazione di popolazione costantemente insoddisfatta, perennemente in tribolazione esistenziale, alla ricerca di qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già (cit.).

Gli esseri umani non sono poi così originali come amano credere, non sono esseri unici e incompresi da un mondo scialbo e privo di colore che ha come unico scopo l'ingrigire chiunque abbia velleità intelletualoidi o artistiche o sentimentali d'ineguagliabile rilevanza.

Sono dei rompipalle.

Siamo tutti divisi in grandi gruppi, definiti in base ai peggiori difetti che ci contraddistinguono.

Ci sono i pretenziosi: individui che si ritengono di diverse spanne sopra al resto del mondo, a volte con una spruzzata di finta modestia e paventata umiltà scarsamente credibile.

Sono quelli che si credono dei gran fighi dotati di un intelletto che ai più nemmeno è dato di sognare, guardano il prossimo dall'alto in basso, giustificano i propri fallimenti con retorica spicciola e sostengono di fregarsene del rimanente universo, poco interessante comunque dal momento che non ne fanno parte.

Sanno quasi tutto, quello che non sanno è perché non comprende cose importanti da sapere, scopano solo ed esclusivamente con donne abbastanza stupide da ritenerli semidei o troppo intelligenti per ascoltare una sola delle loro fregnacce.

Ci sono i coglioni: quelli che a 15 anni erano nella compagnia molesta del paese, divenuti lavoratori alacri in campo artigianale o irrequieti baristi in viaggio tra Tenerife e villaggi turistici egiziani,

Saranno diventati in gamba, autonomi e ricchi d'iniziativa ma faranno sempre dei casini nei locali che gestiranno, buchi neri nei rapporti umani, si sposeranno e divorzieranno per finire ogni giornata di lavoro nel bar solito a lamentarsi di come gira il mondo e continueranno a dare grattacapi alla madre sessantenne incapace di smettere di chiocciargli addosso.
Una tirata di coca e una trombata con la zoccola di paese appaga i loro più alti bisogni, al di sotto dei quali regna come unica necessità quella di un bianco frizzante ogni due ore dal risveglio al giaciglio.
Tipo mio padre.

Ci sono i sereni: a loro non importa di fingere quello che non sono e snocciolano la loro personalità tra pregi e difetti senza necessariamente rompere le palle al prossimo.
Sguardi sornioni e piani nascosti.

Appaiono semplici ma in realtà sono imperscrutabili e riservati, non si pavoneggiano e non esagerano e si fanno la loro vita.
A volta nel tempo libero uccidono quaglie o ex fidanzate ma senza mai procurar danni di rilevanza sociale.

E così via.
Niente da fare: è così.

E dopo i sette anni non si cambia più.
Si fiorisce, si matura, ci si affina ed emergono dati che sono sempre stati parte di noi.
Ma la sostanza non cambia, come non cambia il destino di una banana acerba.
Nel caso in cui ne abbiate vista una mutarsi in pesca però vi prego di avvisarmi.

Pensavo: perché i libri di Moccia non vengono stampati solo una facciata per pagina?
Così rimarrebbe qualcosa di buono da usare tra tutta quella carta.




lunedì 13 settembre 2010

Io ballo da sola.

Non riesco a svegliarmi.

Nemmeno con i miei ettolitri di caffé, nemmeno saltellando sulla caviglia buona, nemmeno ascoltando un po' i System,  nemmeno pensando che piuttosto che tornare nel sogno di questa notte, in cui annaspavo ripetutamente per una salita di un paese misto tra Bologna e S. Isidoro perché continuavo a dimenticare oggetti sull'aereo dal quale ero appena scesa e ci dovevo tornare ed osservavo curiosamente come tutta la popolazione locale fosse peruviana, mi strafarei di amfetamine.

Insomma, oggi non ingrano.
Nemmeno ho voglia di ballare, come solitamente faccio.
Quindi: piuttosto male, in mutande, con tutte le finestre aperte.

Poi per mettere in azione il cervello e fingere di essere una persona che seriamente crede nell'informazione come importante arma di cambiamento e rivoluzione, apro la pagina Ansa.

Ricomincia la scuola.
Ah esiste ancora? E dire che avevo riposto più fiducia nella Gelmini: credevo ce l'avrebbe fatta a distruggerla completamente per l'inizio di settembre.
Ad Adro con i simboli leghisti, ricomincia.
Io l'avrei voluta con il tema di Sweet Valley High (o come si scrive) ma so che le mie compagne avrebbero deviato sui Backstreet Boys.

Miss Italia con gaffe: era mostra di carne.
Ah esiste ancora?

Berlusconi: governo avanti per tre anni.
Boia chi molla!

Lady Gaga regina degli MTV music awards bla bla bla:
La ragazza deve avere talento perché cesso com'è quando si scartavetra la sedimentazione di maquillage che la ricopre interamente conferendole anche dieci cm d'altezza, non da l'impressione di essersi fatta strada vendendo sé stessa.
Quando capirò cosa canta avrò un'opinione più organica.

Il grande Fratello compie dieci anni:
Minchia, ma esiste ancora?

Poi vabbé, morta un sacco di gente, che quindi non esiste più ma ha ancora ottime potenzialità nell'abbassare il livello delle agenzie di stampa come l'anniversario della morte della Claps.
Mica è una cosa da festeggiare, ma di chi è l'idea di ricordare date simili?
Senza confetti?

Boh, basta.
Io torno a dormire.

Meglio andare faticosamente su e giù a recuperare oggetti dall'aereo parcheggiato temporaneamente in quell'hangar che in realtà sarebbe la mia scuola elementare per portarli in albergo senza mai entrarci, piuttosto che continuare a leggere cazzate.

Anzi, ballo un po'.
Oggi tarantella!

domenica 12 settembre 2010

Invece No.

Volevo scrivere un post sull'ultimo idiota di genere maschile - almeno: così mi ha dato da intendere - che ho incrociato nelle mie peregrinazioni alla ricerca della Valle Incantata, luogo leggendario che si raggiunge recitando una formula magica dopo aver bevuto una decina di Ceres o attraversando immani pericoli e incredibili ostacoli nel caso in cui si decida di seguire Piedino.

Poi ho pensato che non ho voglia di cacapalle che si mettono a commentare i miei post insulsi supponendo in base a quanto detto loro dall'oroscopo sulla pagina facebook di my ℓivε ♥.♥ che debbano avere un senso profondo o che contengano quelle che potrei ritenere grandi verità sulla vita o qualunque stronzata passi per la loro mente, quindi non lo faccio.

Ci tengo solo a sottolineare che:

- fortunatamente gli anni vengono regalati come caramelle dai molestatori di bambini, perché se andassero assegnati a meritocrazia sarebbero ancora in molti senza patente
- senza nemmeno avere l'Infinity massacrare di sms melensi una ragazza e non aver l'intento di portarsela a letto, è da coglioni
- riuscire a vuotare una discoteca, per quanto non enorme, solo con il frutto di un proprio moto intestinale detonato sulla pista da ballo, è comunque un risultato che merita incontestabile stima (tributo a B.).

Basta, nient'altro da eccepire.



sabato 11 settembre 2010

Chiavi di ricerca.

Apprezzo la fantasia di alcune persone o l'innata disposizione a sfogare il proprio non aver una minchia da fare su Google.

Soprattutto quando - inspiegabilmente - arrivano a questo nanoblog utilizzando chiavi di ricerca che muovono in me reazioni contrastanti.

La maggior parte delle chiavi sono "Mezzatazza" "Tazzina a destra" et similia.
Altre però un po' mi turbano.

Giugno 2010: 
le chiavi di ricerca in questo mese sono state poche, ma oltre a chiedermi cosa si aspetti di trovare qualcuno che digita "Nonne figacce" un po' mi turba che poi sia arrivato qui.
Vabé poi c'era "Antonella Clerici", e dovendo scegliere preferisco la precedente.


Luglio 2010

- I racconti delle bisnonne porno
Bello.

Agosto 2010


- trucchi per rendere disgustose le sigarette 
- come rendere disgustose le sigarette (ti giuro cazzo che non lo so!)
- pancia alcolica 
- stretti stretti nel bugigattolo 
- i ciccioni soffrono il caldo

- nomi di alcolici
- casa bianca e marrone
- dove si trova la salsa di soia?
- sei nel posto giusto - 
- wiki cngei

Settembre 2010: 

- come condurre una piscina
- video la zia e il cugino al mare 
- video mi trombo la zia di mio cugino
(ti assicuro che quel video non ce l'ho! Torna a rendere disgustose sigarette.)

Ah, poi la gente cerca i vostri blog e invece arriva qui, il perché non lo so.

A me Splinder fa un po' cacare, ma Shinystat lo adoro.
Un po' meno il tizio della zia di suo cugino, al quale vorrei chiedere: hai una famiglia numerosa o si tratta di un modo elaborato per indicare tua madre?

venerdì 10 settembre 2010

Ricordi misti fritti

Anni fa c'era una bambina che, per mano con lui sulla prima nevicata del giardino vicino a casa, raccoglieva in un grande bicchiere quanta più neve poteva, badando bene che non fosse stata pestata.
La sciarpa stretta sulla bocca, i guanti tolti perché era tutto bello da toccare e le mani fredde e arrossate.

Poi tornava a casa e saliva nella grande terrazza, come una stanza senza soffitto con le pareti coperte di fiori rampicanti e ganci che tendevano da una parte all'altra fili per stendere i panni, si faceva aprire una lattina di aranciata e mescolandola al contenuto del bicchiere s'indispettiva del non riuscire a ottenere una granita vera.
Lui rideva.

Quando si era vicini a Natale loro due scappavano insieme correndo via dalla bottega di famiglia per dirigersi, non visti, al negozio di giocattoli in fondo alla via.
Una volta lui le aveva comprato una bambola con una stellina sul viso e le scarpe proprio uguali alle sue.
Tornando a casa, le donne della famiglia si arrabbiavano di come lui la viziasse senza che nemmeno lei avesse bisogno di chiedere, alzavano gli occhi al e in dialetto blateravano sgridate agitando le mani vicino alla testa.

In un giorno qualunque lui l'aveva salutata, e lei in piedi sulla poltrona della cucina, quella con i braccioli di legno, lo aveva baciato tante volte perché i bambini ogni tanto capiscono, da come ti allontani, che non potrai più tornare.

C'era stato un Natale, qualche anno dopo, che le mostrò attraversare il cielo tra le case della sua via da una stella cadente ed era stato così bello e non c'era mica nessuno a guardarla con lei, ma non importava perché la scena ricalcava un po' troppo quelle sdolcinate situazioni da libro delle fiabe e quel tempo ormai era passato da parecchio.

E poi tante cose, tante altre, troppe.

A lei sarebbe piaciuto potersi fermare a quelle poche che aveva avuto fino alla mattina in piedi sulla poltrona della cucina, invece tutto era andato avanti come un sequel venuto male.

E basta.

Qui niente soia però, perché mio nonno la soia l'avrebbe gettata dalla finestra insieme a tutte le amarezze che gli piaceva dimenticare giocando a carte nel bar davanti casa dopo una notte di lavoro.

O strizzando, affacciato alla finestra, una spugna intrisa d'acqua sulla testa della spocchiosa cognata passata a salutare davanti al negozio per vantarsi della messa in piega appena fatta.

Lui preferiva i tortellini, o i bomboloni alla crema che il suo papà gli aveva insegnato a immergere in olio e strutto bollenti, poi a riempirli fino a gonfiarli tantissimo!
Quelli piacevano anche a me.








mercoledì 8 settembre 2010

Macché Corano.

Mi capita sempre più spesso di chiedermi: ma è la religione che attira i dementi - tra le tante altre persone sensate che fanno purtroppo le spese di queste uscite folkloristiche di merda - o si diventa cretini a causa dell'educazione basata su un credo?

Pur'io, che l'ho ricevuta cattolica l'educazione, non sono esattamente da prendere ad esempio, mi ci metto.

Però mi chiedo: che senso dovrebbe avere bruciare il Corano?
A parte che non so bene che ci sia scritto, ma cosa si risolve bruciando un libro?

Oltretutto, per la scorsa che gli ho dato, penso che il rogo lo meriterebbero, letterariamente parlando,  metà delle opere di Tabucchi piuttosto.
Il Corano si legge molto più volentieri.

Cioè non è che se personalmente trovo detestabile chi fa dei libri di Fabio Volo il proprio serbatoio d'ineffabile ignoranza da condividere su Twitter o Facebook mi devo prendere la briga di comprare uno dei suoi titoli e usarlo come combustibile da grigliata.

Per ottenere cosa poi?
Le salsicce vengono bene anche senza.

"Il giorno del compleanno di Volo, tutti a fare un falò con i suoi stupri editoriali sotto la sede di Radio Deejay!"
Non nego che sarebbe divertente, ok.
Il punto è un altro.

Il punto è che, una volta superato lo scoglio della terza elementare, dovrebbe essere chiaro a tutti che dar fuoco a pagine che personalmente non hanno mai fatto del male a nessuno, non sarebbe altro che spreco di carta, ossigeno e minuti di vita.
La questione di alimentare odio non c'entra: quella è indipendente da queste stronzate infantili.

Manco a dirlo, il geniale appello che invita a dar fuoco al libro sacro dell'Islam, viene da un uomo di chiesa.
Che dovrebbe essere retrocesso al primo anno di catechismo solo per averlo pensato.

Da chi è che Luttazzi ha copiato la frase: "Le guerre di religione non sono che un modo per dire al proprio nemico - Il mio dio ce l'ha più grosso del tuo - ?".
Beh costui aveva ragione.

Almeno i laici si offendono per le proprie di misure e non per quelle del migliore amico immaginario.

Anche se pensassi comunque che bruciare il Corano potesse aver senso, dovrei sprecare tempo e soldi per trovarlo.

In tutta onestà, se dovessi dar fuoco a qualcosa che ultimamente mi ha personalmente urtata, sceglierei la bandiera italiana.
E Fabio Volo.
Ma la bandiera in casa ce l'ho già.

martedì 7 settembre 2010

Come condurre una conversazione senza sapere di cosa si stia parlando.

Stamane, come sempre appollaiata sullo sgabello di fronte alla porta del bar con il proprietario che mi dice sempre che sono figa e frequentato dalla popolazione di uffici e negozi della via nella quale vivo, mentre osservavo il passaggio di una quantità incredibile di ragazze bruttissime, curiosi bambini con attaccate alle suole delle Nike due rotelle - comode tra l'altro: a chi non piace pattinare sui talloni? - e uomini di mezza età che non hanno ancora capito quanto la loro enorme pancia sia poco adatta a golf decorati con rombi fluorescenti, sono stata aggredita da un mostro orribile chiamato La Suocera del Barista.


La Suocera del Barista ha circa 46 anni e una figlia che a 19 ha ben pensato di riprodursi con un 36enne, trasferendosi lontano da casa e trovandosi a dover ospitare ogni tanto i genitori con somma gioia del consorte.
Non giudico, per carità, penso solo che sia assurdo, leggermente inquietante e spero che alle seconde nozze di lei il menu sia un po' più digeribile.

Ma non potete capire e non posso descrivere oltre: samai che incappino in questo blog.

Comunque, mentre ancora il livello di caffeina nel mio sangue non aveva raggiunto la concentrazione utile a rendermi la persona brillante e gradevole che so essere, la Suocera inizia a raccontarmi la sua vita.
Da zero, dato che non ci eravamo mai parlate prima.
I suoi acciacchi.
Il suo divorzio.
La possibile riconciliazione con il marito.
Il suo lavoro.
Almeno: questo è quello che suppongo dall'ascolto di qualche vocabolo sparso.

E una lunga serie di altri interessantissimi spunti che purtroppo mi sono sfuggiti mentre pensavo alla parodia della pubblicità "Minestrone della valle degli orti".

Quella che avevano fatto i Gem Boy e che diceva, più o meno:
- Guarda nonno: è spuntata una mano!
- Sì, e ora la raccogliamo, e la mettiamo in un grande frigo
Minestrone della valle dei morti, solo i pezzi più putridi e decomposti.
Un piacere da gustare con i tuoi cari.. a pezzettoni.


Non ci pensavo dai tempi del biennio del liceo.

Il succo del discorso però, oltre al fatto che sarò sgradevole per tutta la giornata, è che se c'è una cosa che ho imparato nei sei anni da barista, dopo lo smarrire ubriaconi e preparare ottimi cappuccini, quella è lasciar parlare qualcuno per ore facendogli credere di stare a sentire.

- [...] siamo venuti a trovare C. e poi bla bla bla bla bla bla [...]

- Ma dai, che bello! [Miseria dov'è che ho visto quel megabusso? Quanti anni avevo? Sette?.. ]

- Eh sì [...] vivo io poi bla bla bla bla bla bla [...]

- Eh non conosco la zona [ O sei? Beh la mano che era schizzata vicino alla mia portiera era enorme, o io piccola, boh.. Ma perché quel bambino pattina sui talloni?]

- Ah guarda bla bla bla bla bla bla [...]

-
Ma pensa te.. [Ehehehe, com'è che diceva quella stronzata dei Gem Boy?! No no quel golf no cristiddio pesi cento chili e sei 1.60 e ti vesti color lime]

- [...] fa un male la schiena, da quando sono ragazza bla bla bla bla bla bla [...]

-
Ah ti consiglio o un osteopata o un agopunturista [Madò mi faceva troppo ridere! Ma come si concludeva?]

- [...]  perché posso venire spesso [...]  so se il marito vuole che stiam tornando insieme bla bla bla bla bla bla [...]

-
Ma pensa.. non si può proprio mai dire nella vita [ Porca miseria che cesso di donna, ma perché ostinarsi ai pantaloni bianchi per sembrare l'omino delle caramelle? Ma come dicevaaaa...]

Poi grazie al cielo siamo state interrotte, ho finito la terza sigaretta e mi sono avviata per salire e questa mi dice:

- Ti rivedo?

- "E decomposti!" [Ecco come diceva!] 

- ...?

- Sì sì certo a presto ciao.

Se non mi dicessero che sono figa, in quel bar non ci metterei più piede.

lunedì 6 settembre 2010

Tornando a casa

Tornando da lavoro incrocio una piccola piazza davanti a una Rocca, edificio storico del mio paese, che in questi giorni ospita spettacoli di diverso genere.
Siamo nel pieno della fiera annuale qui dalle mie parti.

Camminando catturo stralci del discorso in chiusura della serata dei balletti che avevano animato lo storico scorcio, fondamentalmente i deliri di una sfigata 65enne vestita a festa dalla vocetta acuta e chiaramente logorroica che gargiula si crogiola nella sua convinzione di essere simpatica.

Il pubblico, composto da nonni e bambini, dorme ma lei ha le luci del palco che le puntano in faccia e fanno sbrilluccicare la quantità imbarazzante di bigiotteria che porta addosso e non se ne accorge.

Siamo felici di aver potuto ammirare le performances - pronunciato letteralmente - di questi ragazzi
[bla bla bla]
e ricordiamo che la scuola di ballo è aperta a tutti dai 4 ai 90 anni
.
Naturalmente chi ha 90 anni dev'essere accompagnato
[Risatina fuori luogo]
dai genitori.

Porca vacca, che stronza.
Spero che apra un blog.
Alla faccia dello humor nero.

domenica 5 settembre 2010

Mi si accusa di avere uno scopo in questo blog.

No, per niente.

Tra l'altro pochi minuti fa - o qualche ora - chiedevo a un tizio che la sa fare come mai non ci fossero donne con blog o siti sul genere satirico o cosa.
Perché mi hanno detto che il mio ultimo post è un scialbo e mal riuscito tentativo di satira.
Ma anche no.
Oggi sono un po' confusa.

Va bè il "Tra l'altro" è fuorviante perché non c'entra niente.

Però mi pare evidente che io non abbia niente a che fare con la manica di stolti che passano la giornata a chiedersi come far ridere il mondo.
A me comunque basterebbe il racconto di che ho fatto venerdì sera e sappiate che il finale comprende garze, cerotti e Betadine a fiumi.
Ma non mi va, quindi niente.

Comunque questo è un blog di ricette a base di soia.
Solo che mi piace prendere le cose alla larga.

venerdì 3 settembre 2010

Rapida random sigaretta qualunquista sul perché Dio non esiste.

I maschi sono la prova che Dio non esiste.

Una mente superiore ed intelligente non avrebbe mai mutilato un cromosoma X perfettamente funzionante per metterci quell'insulso Y sul quale ci sono le istruzioni per ottenere un organo sessuale utile al minimo sindacale e poco altro.
O almeno avrebbe allegato un libretto d'istruzioni per i portatori.
O lo avrebbe fatto se fosse stato un dio donna, sottointeso come dato nell'aggettivo "Intelligente".

(Perché "Sottointeso" me lo da come errore? Non esiste? Vabè, nemmeno un dio e me lo lascia scrivere).

Tutte le fregnacce peggiori, dall'antichità a oggi, sono state provocate da maschi.

E non per la tanto millantata inferiorità femminile, che non esiste, quanto perché le donne hanno sempre avuto di meglio da fare che bisticciare per niente.
Nemmeno le amazzoni sarebbero state tanto aggressive se non ci fossero stati maschi che pretendevano di portarsele a letto senza nemmeno un piccione viaggiatore o un segnale di fumo il giorno dopo.

Guardate la Chiesa: la maggior parte sono uomini e la maggior parte di quello che concludono come organizzazione sono cazzate.
Furti, stupri, figure di merda, pessimo gusto per l'abbigliamento.
Poi per fortuna ogni tanto qualche invasato va a fare il missionario e risolleva il livello di fiducia per la categoria.

Poi ci sono e suore stronze, ok.

Mistress mancate da locale sadomaso cresciute a suon di bastonate e beatitudo che hanno sublimato il loro sadismo dietro il nobile intento di crescere giovani in modo retto e virtuoso.
Ovviamente colpa dei padri.
Ma a quelle basterebbe qualche scopata a suon di schiaffi e sarebbe una questione abbondantemente risolta.

Pensateci un attimo:

chi gioca alla guerra per sfoggiare il fucile più grande?
chi imposta assurde regole religiose per paura di essere scalzato dalla posizione di figo del villaggio?
chi compra tutta Italia e la usa come monopoli?

Uomini, per compensare la frustrazione dovuta allo pochezza dei loro genitali.
Ipotizzo.

Ci vorrebbe una statistica, ok, qualcuno sa dirmi quanto ce l'ha lungo Ahmadinejad? Putin? Silvio? Bertone? Minzolini?

Alle donne non importa: a loro bastano un sasso luccicante al dito, un po' di ferie e un armadio di vestiti sgargianti e sono a posto.
Al massimo bisticciano su chi ha comprato l'ultimo paio di Jeans a vita bassa da Max Mara che era proprio della loro misura e lo hanno visto poi addosso alla cugina del macellaio che a loro sta antipatico perché una volta le ha incantonate in cella frigorifera ma poi non ha concluso niente ed aveva un bel da dire che era il  freddo etc.

Ma cose così, mica si mettono a invadere la Polonia per sfogare il nervoso.

Dio non esiste.
E se esiste, deve sperare che io non arrivi mai al suo sportello reclami.

giovedì 2 settembre 2010

Il mio contraccettivo preferito al momento è il Tg1

Essendomi rotta le palle di avere il post precedente come ultimo nella pagina, scrivo questo pur non avendo assolutamente nulla da dire.
Cioè, nulla di pubblicabile dato che curiosamente in questo periodo ogni pensiero che formulo ha un velato sfondo sessuale.

Persino quando sogno: sogno di scopare, continuamente.
Però velatamente.
Lo sogno così spesso che poi al risveglio l'unica cosa che ho voglia di fare è accendere una sigaretta.

Che poi mi passa la voglia nella realtà e quando mi arriva l'sms sconcio tipico nemmeno rispondo.

Ah, il Tg1 pure concorre a ridurre questo eccesso di libido nel mondo non dei sogni: l'altro giorno a pranzo da un'amica l'ho visto per la prima volta dopo tipo un anno e sono quasi entrata in menopausa.

Oh, un vulcano a Sumatra che erutta.
Cazzo, originale come tipo.
E io che pensavo che i vulcani fossero frutto degli esperimenti liceali dei figli dei titani e che restassero in esposizione sulla crosta terrestre tanto per sport.
No dico, una notiziona.

Poi c'era la storia dello stress dal ritorno dalle ferie.
Eh sì, son problemi.
Soprattutto se sei stato in riviera a fancazzare tutto il giorno con l'apice di attività psicomotoria al momento del Gioco della Tetta: rifatta o naturalmente perfetta?
L'italiano medio è frutto di un gatto ignorantissimo che si morde la coda.

Mi è piaciuta molto la notizia dei cani abbandonati in autostrada, perché ormai è un po' una di quelle sicurezze che devi avere nella vita: si nasce, si muore (tutti tranne Andreotti e la mia bisnonna) e i cani vengono abbandonati in autostrada in estate.
Su Facebook ci sono più link a riguardo che genitali su YouPorn (lo so perché li ho contati).

Poi di Facebook mi piacciono moltissimo le cause.
"Stop alla mattanza dei tonni, aderisci"
..e poi..?
Mah.
Pretendere di difendere una causa in questo modo è un po' come cercare calore umano gettando conoscenti nel camino: lo stai facendo in modo sbagliato.

Anche il camino mi fa venire in mente cose zozze, ma non posso renderle pubbliche perché c'è un limite alla sporcaccionaria.
Basta mò, vado a fare un pisolino.
Nella mia vita non avrei mai pensato di usarlo come sinonimo esatto di "Sveltina".