lunedì 30 agosto 2010

Leggetelo.

"Stavo pisciando nel ristorante più lercio della città, lamentandomi nel frattempo del pessimo stato d’igiene del locale con un cameriere, quando una mano gigantesca mi si posò sulla spalla.
Mandai un gridolino e mi girai di scatto, irrorando d’urina il proprietario della mano e tutti gli altri commensali presenti in sala. "Chi sei?" - chiesi chiudendo la zip dei pantaloni. Di un uomo seduto al tavolo affianco.
"Sono lo Spirito dei Natali futuri, e sono qui per mostrarti cosa ti succederà se non aprirai il tuo cuore all’amore!" - disse l’uomo gigantesco.
"Davvero?" - chiesi. Ero colpito, ma per dissimulare la mia sorpresa mi misi a sgranocchiare quello che con mio rammarico si rivelò essere un menu plastificato.
"No. Però mi pareva fico infarcire il primo pezzo su Satiroteca con una citazione letteraria. Hai riconosciuto l’autore?" 
"Mi spiace, leggo solo la rubrica di aiuto psicologico di Maria Rita Parsi sul paginone centrale di Playboy."
"Non importa. Sai chi sono?" [...] "


Vi piace?
Bravi.
Non vi piace?
Non capite un accidente.
Il pezzo è molto carino.
Intero è meglio.

Dategli un'occhiata:qui



venerdì 27 agosto 2010

Random dell’altro ieri.

Ci sono giorni in cui torni a casa con un quarto di torta cioccolato e noci nella borsa e non ti è chiaro il perché.

Puzzi di cloro e di cose che non sai ma anche di tante sfaccettature che ti pare di vedere in modo definito per la prima volta e decidi che è ora di finirla - basta! - le persone devono sapere cosa pensi, che esisti, quindi baldanzosa prendi in mano il telefono e diventi operativa e decidi sistematicamente di comunicare, anche solo per un po', a chiunque tu voglia tutto quanto ti passa per la testa.

Poi via!, di corsa e in ritardo come sempre sulla bicicletta, mezza nuda perché la biancheria in fondo a che serve e pazienza se la gonna se ne svolazza vivace sul telaio della bici da uomo che era di tuo nonno e la scollatura si apre e i tuoi capelli sono bagnati e gli occhi lucidi che sei appena tornata dal mare e c'hai ancora il dress-lag da superare e così ti senti bene.

Poi, finalmente, arrivi alla cena con pochi amici che non vedevi da un bel po' e si parla e si ride senza preoccuparsi troppo di quanto ci si dice perché è un legame tiepido e avvolgente di fiducia quello che si porta avanti da anni vedendosi ogni tanto e aggiornandosi con foga, come se tutto dovesse essere detto il più in fretta possibile per paura dei minuti che quando corrono vincono sempre in velocità su tutto quello che vorresti mettere loro contro.

Poi, le ore passano e addolciscono le tue espressioni e scorre un brividino che annuncia l'avvicinarsi della fine della serata, un po' di sonno, la pancia e la testa piene di risate e di pizza e ti senti leggera, rilassata, sempre più lucida..

E finisce l'effetto della discreta quantità di vino e birra trangugiate nel primo pomeriggio, la pizza alla salsiccia ti riporta alla realtà e ogni morso che ha contribuito ad abbassare l'alcolemia del tuo sangue sottolinea ora che non era il caso di aggirarsi in versione pornosoft per il paese, ora che non è geniale telefonare al mondo senza poi ricordare quanto s'è detto e così via, forse nemmeno importunare per strada persone che non vedi da anni conoscendo la loro ragazza classica dolce ed austera in quell'occasione, così discinta, è il massimo del buonsenso..

E sai che dovresti fare a quel punto?
Smettere di bere.
E vergognarti ché non hai più 16 anni.

E che fai poi in effetti?

Per quanto mi riguarda butto indietro la testa, chissenefrega delle cosce di fuori, e me la rido ancora.
Mi sono divertita da morire.






Cose che ho imparato durante le vacanze

- Definire come prima tappa di una vacanza al mare il Gran Sasso, oltre a creare un po' di confusione, fa venire freddo.
Parecchio freddo.
Non fatelo.

- Non aver mai campeggiato nella propria vita e sentirsi dire su una spiaggia abruzzese 'Questa è zona di cinghiali, basta non tenere il cibo accanto per evitare di essere sgrufolati a morte, non preoccuparti' provoca un terrore facilmente eliminabile da tre stelle cadenti e quattro bottiglie di Montepulciano.

- Dio esiste e si chiama Quechua.

- Passare una decina di giorni senza sentir parlare di Minzolini ha pro e contro: si vive bene ma reincrociarlo nei media che fino a quel momento hai potuto evitare dà un senso di nausea profonda dovuto all'avvenuta disintossicazione da stronzate.

- Ogni senso di nausea profonda si può facilmente reindirizzare a cause più degne grazie a quattro bottiglie di Montepulciano.

- La Basilicata non esiste.

- In Basilicata ci sono feste del vino in cui il vino fa schifo, la salsiccia è piena di semi di finocchio ma la birra è molto buone e le mantidi religiose sono particolarmente socievoli.

- La Basilicata, data la sua scarsa esistenza, si attraversa molto in fretta.

- In Puglia puoi essere così brillo da trovarti la sera di ferragosto in giro per mercatini ad abbassare in modo impressionante l'età media comprando la compilation blu di Festivalbar 2000.

- A volte cantare a squarciagola sul bagnasciuga ti permette di conoscere 19enni con cui passare una notte tutto sommato divertente.

- La cosa più divertente che si possa fare con un 19enne pugliese è sfotterlo per i suoi slip rossi.

[...]

sabato 7 agosto 2010

Il cugino e la casa bianca.

Studio Aperto non ha capito una patata.

Se non altro perché in tutti quei servizi che trattano l'incontestabile bisogno di riposo al ritorno dalle vacanze non ha mai citato mio cugino.
Tsk, novellini.

Tu arrivi in spiaggia, magari un po' prima di lui: dodicenne e iperattivo con un sonno che non ammette discussioni  e della sveglia se ne sbatte quindi lasci prima il nuovo appartamento al mare che gli zii hanno preso e arrivi sulla sabbia con lieve anticipo.

Lui dorme almeno dieci ore, tu se va bene cinque perché un po' li vuoi leggere quei maledetti libri che hai comprato e perché quando li chiudi, distrutta dal sonno, lui ti distrugge a calci e pugni allora esasperata ti alzi per andare a bere dimenticando dove ti trovi cioè nel punto più basso sotto lo spiovente della stanza del sottotetto e sbatti deliziosamente la fronte contro una finissima trave di legno bianco, molto figa - 'visto che bello l'appartamento tutto bianco?' - ma ugualmente implacabile e dolorante scendi dabbasso dimentica della mancanza di corrimano nelle ripide scale - 'visto che belle le scale con i gradini alti?' - rischiando la vita per poi incespicare nella penombra contro l'invisibile tavolo di vetro - 'visto come sta bene il tavolo trasparente?' - no non si vede un cazzo in questa casa tutta bianca che sembra di essere in 2D che nemmeno a Fabriano hanno di 'sti problemi etc.
'Etc' non perché non potrei continuare.
Ma il solo ricordare è doloroso.

Insomma cinque ore di sonno non sarebbero comunque male se non fosse che dopo essere riuscita a leggere ben quattro facciate e nonostante l'occhio nero la storta alla caviglia e il terribile livido sulla coscia aver trovato una posizione semicompatibile sulla sabbia, arriva Lui.

Si sentono sommessi rantoli di terrore, mulinelli di sabbia originati dalla fuga di ogni speranza di pace, nostra zia - la zia maestra che ha tante ferie e porta noi nipotini al mare - viene colta di sorpresa dall'entrata in scena del nano e rimane impietrita in una scomoda posizione con gli occhi spalancati verso l'alto

- Ti bruci le retine, metti gli occhiali o girati
- No sta arrivando se vede che mi muovo è la fine
- Non è un grizzly, è un bambino. Il grizzly ti lascerebbe in pace.
- Porca vacca.


e la sorella quattordicenne spara musica trendy nelle cuffie dell'Ipod e immerge la faccia tra le pagine di un thriller e se ne sbatte perché lei è talmente insopportabile da essere fuori pericolo.

- Chi gioca con me?

Il nano ha un fisico secco e nervoso, non è alto, proprio un bel cinno però, il tono è tenero e mellifluo e il fatto di essere l'unico erede maschio per il nostro ramo della famiglia rende noi donzelle dal cuore tenero pronte ad accontentarlo sempre e comunque.
O ad affilare l'ingegno.

- Chiedi a Tazza perché io in questo momento ho mal di testa: sono rimasta troppo tempo senza occhiali da sole credo.

Maledetta stronza.

Ammetto che si tratta di un'evoluzione marittima del termometro nel termosifone stimabile, sì.

- Giochiaaamo?

E via: prima una trentina di minuti di me che lancio la palla verde che rimbalza sull'acqua a lui che deve parare, poi altrettanti con me in mezzo al mare che devo parare i suoi rigori, poi un po' di bagno lanciandosi il mio pareo ormai fradicio - sì perché io sono bianca come quella minchia di appartamento e per seguire il piccolo infame devo stare coperta, manco a dirlo lui è marrone - e obbligandomi a immersioni per prenderlo sulle spalle per poi farlo tuffare.

- A., aspetta un secondo, mi asciugo un attimo e mi do la crema poi arrivo a giocare a racchettoni
- Muoviti


E via, ma con il beach volley che non sa se è capace e arriviamo a un trecento palleggi più o meno, poi è ora dei racchettoni e io a quel punto sono di nuovo secca brustola sull'orlo della cottura totale, a seguire dopo quasi quaranta minuti giustamente gli viene caldo, allora via in acqua a fare tuffi, poi a nuotare fino alla secca, poi un altro po' di tuffi, poi dato che 'sono piccolo, mi tiri fino a riva?' lo tiro fino a riva.

Il bagnino mi osserva impietosito.

Sono stanca al solo pensarci.
E questa è solo la mattinata tipo.

Il pomeriggio non ve lo racconto: vorrei proporre a Bear Gryllis di descriverlo.
Ammesso che ne possa uscire vivo.

E spero tanto che tra qualche anno ci sia una zozza a scelta a tenerlo occupato e che sia a racchettoni o a fornicate - o perché no?, entrambe contemporaneamente - non penso la invidierei in nessuno dei casi.