martedì 27 luglio 2010

Caro ministro.

Sempre a proposito di questo video sull'esperienza di una mamma con figlia disabile - che se non l'avete ancora guardato siete brutti - ho deciso di mandare una mail a Tremonti o chi per lui.

Caro ministro
nel senso che trovo il suo un pessimo rapporto qualità prezzo
mi sale veramente su per una braga.
Dalle mie parti significa che mi sta sulle palle, era un modo più fine per esprimermi.

Ammetto di capire poco d'economia, anzi nulla e lo riconosco, ma ho avuto a che fare con diversi tipi di disabilità fisiche e mentali delle quali forse avrà  a sua volta esperienza - ma so bene che quando la trave è nel proprio occhio difficilmente la si vede - e sentir parlare dei diversamente abili come "spese improduttive" un po' mi urta.

Soprattutto perché mi pare di vivere in un paese con una delle classi politiche tra le più pagate al mondo, inspiegabilmente capaci di non concludere un cazzo, ben felici di darsi a ferie ed acquisti immobiliari che nemmeno penso Bill Gates dopo aver rivoluzionato il sistema mondiale della comunicazione si sentirebbe legittimato a concedersi, ma che in ogni caso almeno lui avrebbe guadagnati, senza vedere il minimo ritorno in termini d'impegno e professionalità.

Siamo il suo - vostro - hobby?
Posso consigliarvi come alternative le ricette di Suor Germana?
Perché siete un po' fastidiosi.

Alta pressione fiscale, pessimi servizi.
Sistema scolastico in frantumi.
Burocrazia demotivante in modo indegno.

Eh insomma, i soliti luoghi comuni.
Grazie a voi che non lavorate - spero che la cosa sia deliberata perché se fosse involontaria sarebbe quasi peggio - e probabilmente passate il tempo a placcarvi d'oro i genitali da anni ormai, siamo abituati a vedere le lamentele per vergognosi disservizi reiterati come luoghi comuni.

Ah ma la colpa è nostra, che non veniamo a prendervi a pomodori marci sulle vostre camicie di marca pezzate dai troppi bagordi.

Siete rivoltanti.

Siete voi le spese non produttive.
Parassitiche anzi.

La vergogna di ogni singolo italiano dotato di buon senso anche se capisco che per voi sia un'espressione priva di significato.
Mi andava di comunicarvelo.

Nel pieno possesso delle mie facoltà, lo stesso non si può dire di voi

Lettera Firmata.


E andate affanculo

Ne avrei di cose da dire.

Sul concetto dei ministri sui tagli alle "Spese non produttive".
Massì, tanto i disabili in Italia sguazzano nell'oro.
Vanno in vacanza sugli yacht con le loro sedie a rotelle in carbonio superleggero esibendo vistosi tatuaggi e gioielli costosi sugli arti atrofizzati.

Morissero 'sti figli di mignotta.
Intendo i ministri, ché non conosco le mamme di tutti i disabili d'Italia.
http://www.youtube.com/watch?v=qMA09KFDsec

Poi potrei parlare della riedizione de "Il Male" che personalmente trovo ributtante.
http://www.ilmaleagain.it/

Oppure di come uno che si aspetti di trovare 70 maiale nell'aldilà dia dell' "Inaccettabile superstizione" al credere nelle inequivocabili previsioni del polpo Paul.
Ahmadinejad, non per male: è che noi pensiamo che non abbia troppo senso aspettare l'occasione - certamente accattivante, mica discuto - di farci esplodere le mutande al napalm davanti a una sede Scientology per trombare.
Paul ha indovinato, dall'aldilà non è tornato nessuno a far scorta di preservativi.
Paul - Allah: tuttelepartitedeimondiali - 0.
http://www.corriere.it/esteri/10_luglio_24/ahmadinejad-polpo-paul-mondiali-superstizione_424a1338-972d-11df-bd32-00144f02aabe.shtml

Beh insomma potrei parlarne.

Troppo sonno però.

Perciò vi ho messo i link.
Chi passa di qui almeno il primo lo guardi per cortesia.

Altrimenti imbottitevi le mutande di napalm.
Magari funziona.

domenica 25 luglio 2010

Paternale degli zii.

Tazza, ognuno deve fare nella vita quello per cui è portato anche se non ne ha troppa voglia.
Poi si è sempre in tempo a cambiare strada

Non hai un fisico perfetto quindi non puoi fare la velina o la modella.
Sei stonata in modo indegno e non puoi fare la cantante.

(Oh, e io che coltivavo questi sogni da una vita..)
(Taci e fammi finire)
Non puoi entrare in politica perché verresti ammazzata in un quarto d'ora.

Ma sei in grado di ricordare quantità incredibili di stronzate e sai esprimerti bene, questo cosa ti suggerisce?


Un futuro come giocatrice professionista di Memory che nel tempo libero inventa monologhi teatrali?

Studia, cretina.

Cazzo.

venerdì 23 luglio 2010

Mi serve la vostra opinione.

Tempo fa, trovando che un conoscente si fosse comportato male con una ragazza, ho asserito in presenza delle mie amiche, prendendo poi insolenze:

Quello è proprio uno stronzo.
Ci somiglia pure.


Insomma, quando uno è ciccione si dice somiglia a una palla
Con le tipe quadrate si dice pare un cassone
Se sei basso capita di sentirti dire nano
Gli idioti vengono frequentemente accostati a qualunque programma della de Filippi.

Voi che avreste detto su un infame nero senza braccia?

giovedì 22 luglio 2010

Probabilmente i preti se la spassano più di me.

Panorama ha detto che a Roma ci sono un po' di preti gay che di giorno dicono messa e di sera vanno a schifezzare nei locali di categoria.

Non me ne potrebbe fregar di meno se non fosse che noi li stipendiamo e loro dilapidano tutto in smalto rosa, daiquiri frozen alla fragola e baldi minorenni con i riccioli impomatati.
Chezzazzo pur'io voglio fare il prete.

Non mi turba la questione messa/sesso.

Anche se, giorni fa, parlando di quel prete stortissimo - o geniale - che aveva detto messa con la maglia della sua nazionale addosso dedicando preghiere alla vittoria dei mondiali grazie al quale abbiamo capito che Dio non esiste o almeno che se esiste non tifa Olanda, in risposta alla mia indignazione per la sua immediata sospensione che non era invece toccata ai preti pedofili, un personaggio odioso del mio paese mi ha spiegato 'La messa è un fatto soprannaturale'.
Evidentemente anche le mere gioie terrene hanno le loro attrattive.
E riti soprannaturali vanno officiati con una gonna lunga, niente maglie in poliestere.

Per sfondare bambini invece ci si può vestire come si preferisce.

E non sto assolutamente mettendo in relazione omosessualità e pedofilia e preti, solo idiozia con pessimo gusto per l'abbigliamento.

Comunque non è un gran problema che di giorno dicano messa e di notte s'inchiappettino.
O che lo facciano contemporaneamente.
Purché in gonna, chiaro.

http://blog.panorama.it/italia/2010/07/22/le-notti-brave-dei-preti-gay-una-grande-inchiesta-in-edicola-venerdi-con-panorama/

mercoledì 21 luglio 2010

Una storia che ricorderemo in troppo pochi.


Quando ho conosciuto Bruno lui doveva avere circa 7 anni, o forse poco meno.

Ricordo di lui da piccolo i capelli castani di ricci fitti, il tondo pieno del viso e gli occhi marroni molto grandi immersi in ciglia così lunghe, portava vestiti vecchi e un po' rovinati, aveva una mountan bike troppo grande per lui e le sue gambette e una capacità di rompere le palle da primato indiscusso.

Sua sorella aveva all'epoca un anno meno di me, credo 11 o 12 anni e se lo portava appresso tutto il giorno perché la mamma, una donna brasiliana alta e nervosa con tratti del viso fini e un'espressione molto dura capace di intimorire tutti noi, non se ne occupava granché.
Penso lavorasse.

Bruno era di papà italiano, che ho visto una volta in tutta la vita e nemmeno troppo volentieri, la sorella invece era tutta brasiliana, formosa e morbida, sempre in gonna o pantaloni corti, anche d'inverno senza calze.

Sorrideva sempre e pareva non fosse particolarmente sveglia ma non si poteva fare a meno di trovarla piacevole, così gentile e solare.

Conciata in modo assurdo ma gentile e solare sul serio.

Le giornate passavano nel cortile dell'oratorio ed eravamo in tanti a trovarci lì, di età diverse, chi ad organizzare e chi a partecipare ad iniziative di vario genere.

Era bello, siamo stati felici credo.

Bruno all'epoca era troppo giovane e ingestibile per partecipare in alcun modo ma lo tenevamo comunque con noi perché in fin dei conti chiunque veniva accolto. 

Lui correva, distruggeva anche non volendo, scassava l'anima e giocava con tutti i presenti.

Ci provava sul serio a stare zitto e buono e lo vedevi fermo, in un angolo, a lavorare sul trattenersi con aria compunta e spirito convinto.

Passavano cinque minuti e aveva fatto un danno.

Ne passavano dieci e ne aveva fatti otto.
Da un lato quasi stimavo la sua capacità di rompere i coglioni a livello esponenziale, dall'altro non lo soffrivo.

E giù insolenze - moderate - e qualche tirata d'orecchi che non era mai abbastanza.

Spesso capitava, soprattutto nelle serate invernali, che sua sorella dovesse andarsene prima di lui per gestire parte del menage familiare quindi lo riaccompagnavamo a casa in due o tre, che eravamo di strada.

Ci affiancava con la sua bicicletta, a passo d'uomo ascoltandoci o chiaccherando con noi, il più delle volte esordendo in modo del tutto fuori luogo ma si sa: era piccolo.

Quel viso che ci guardava dal basso un po' curioso di capire come entrare nei nostri discorsi non l'ho mai dimenticato.


Poi gli anni sono passati e ci siamo divisi e persi nel nostro paese.

Avevo passato così tante estati insieme a ragazzini più piccoli in quel cortile di cemento che capitava spesso, nell'autobus per arrivare all'università, di incontrarne alcuni che scendevano all'istituto professionale qualche fermata dopo casa.

A volte, quando il sonno delle 6.40 non aveva bisogno di musica sparata a palla nelle orecchie per andarsene, chiaccheravo con loro e spesso Bruno c'era.

Lo incrociavo quasi ogni giorno ed era diventato un adolescente bello e trascurato: alto e scuro, un corpo ben fatto sovrastato da quel viso ancora di bimbo perché i suoi occhi sono sempre rimasti gli stessi e mi parlava dei suoi progetti, della scuola e degli amici.

Era diventato un bravo ragazzo, timido come un po' era sempre stato, pacato e irrequieto.

Lo ascoltavo, chiedevo le novità e lo salutavo con le solite raccomandazioni.

Un tardo pomeriggio quell'idiota si è fermato a Ferrara, ha incontrato tre o quattro ragazzi che conosceva di vista e mandato un messaggio alla mamma dove diceva avrebbe dormito fuori, ha fatto serata con loro.
Un ragazzo italiano, tale Nicola, un ragazzetto albanese e uno di diversa nazionalità ancora, anzi, forse due.

Beh insomma parte il momento afro con qualche canna che gira, un po' di stronzate immagino e ovviamente a questa manica di dementi tra i 17 e i 19 anni viene fame.

Quel genio di Nicola allora, dall'alto dei numerosi problemi che aveva già causato al mondo, suggerisce - perché no - di introdursi in una sede Caritas e di prendere qualcosa da mangiare.
Nicola in quel caso era il capo della situazione, quello che proponeva si faceva.

E allora tutti alla Caritas!

Arrivati lì, i due ragazzetti di nazionalità che non ricordo decidono intelligentemente o codardamente - che a volte è lo stesso - di tirarsi indietro.

Il ragazzetto albanese continuava a farsela sotto.
Bruno voleva andare a casa ma si trova a 30 Km di distanza senza mezzo di trasporto, a 17 anni e ormai s'era fatta notte.
Nemmeno era in chimica lui: mica aveva fumato.
Lo so perché lo diceva l'autopsia.

Insomma questi cretini entrano e Bruno non avrebbe voluto.
Lo so perché lo ha detto il ragazzetto albanese ai carabinieri.
Quel figlio di puttana di Nicola no, non ha detto niente.

Prendono quello che c'è da prendere, Nicola decide.
Decide anche che per portarsi via la roba con più comodità forse è il caso di prendere in prestito il furgoncino della parrocchia, per poi tornare a casa e dividere refurtiva.
Salami, scatolame e cose simili, proprio una refurtiva del cazzo.

Bruno dice che non vuole prendere cose, gli basta tornare a casa.
Nicola acconsente, non sa guidare ma sale al posto del conducente, il ragazzetto albanese al suo fianco e Bruno nel vano con i salami.

Partono, l'imbecille non capisce un cazzo di tante cose ed evidentemente nemmeno di rotonde e ne prende una troppo velocemente incagliando la ruota non so bene dove.
Non riesce a controllare il mezzo, nemmeno so se ci abbia provato e iniziano a girare.

Immagino il rumore, in una strada di periferia deserta verso le due del mattino.

I due escono dall'abitacolo ribaltato, saranno stati un po' confusi.
Aprono il vano dietro, tutto è a soqquadro e Bruno giace in mezzo a tonno in latta e bottiglie, con la testa aperta e il sangue che esce a fiotti.

Nicola dice che si deve scappare per i campi.
Il ragazzetto albanese, povero gregario senza palle e spaventato resta reticente per un po' poi lo segue.

Scappano per i campi al buio e tornano ognuno a casa propria, ma il ragazzetto non è un pezzo di merda fino in fondo e appena arrivato nel suo cortile prende la bicicletta per tornare alla rotonda dove avevano lasciato il furgone.
Ah sì, anche Bruno.
Comunque era passato già del tempo.

Pedala al buio, era anche freddo.
Non ricordo esattamente il mese.
Lo so perché al funerale ci sono andata con la giacca.

Arriva alla rotonda ma tutto è stato portato via: un passante aveva già chiamato i soccorsi.

Bruno è morto dopo sei ore di coma al S. Anna.
Con una mamma severa e una sorella che rideva sempre a piangere in corridoio.
Dopo che era stato lasciato solo come nemmeno un animale si lascia, a pisciare sangue dalla testa nel retro di un furgoncino della parrocchia.

Non aveva molti amici, era un po' un buon sfigatone e ha sbagliato a seguire questa gente.

Non lo scrivo perché era un mio bambino, perché la sua espressione da piccolo su quella bicicletta non la dimentico o perché l'ho visto crescere.
Lo dico perché era un bravo ragazzo.
Perché camminava sempre di fretta sotto i portici e mi salutava di sfuggita, seduta al bar che ci ho messo un mese a capire chi fosse che mi chiamava e subito non c'era più.
Perché in corriera mi parlava dei suoi progetti ed erano belli.
Perché lo conoscevo da quasi tutta la sua vita e anche da quasi tutta la mia.

Penso sia stato bello che i giornali della zona gli abbiano reso giustizia dipingendolo com'era.

Credo che siamo una massa di fighetti stronzi pronti a puntare il dito, che nessuno del mio giro lo avrebbe mai accolto per un aperitivo insieme o cose così mentre gli stronzi punto sono persone più accoglienti e non si fanno problemi a invitare uno che passa di lì, salvo poi ammazzarlo.

Si sarebbe potuto salvare.
Se non si fosse fermato con quella manica di deficienti capitanata da una persona di merda.
Se non fosse salito su quel furgoncino.
Se il ragazzetto albanese avesse avuto più coraggio.
Se avesse avuto abbastanza amici da non trovare appetibile una serata con semisconosciuti che lo hanno lasciato morire.

Se non fosse stato un bonaccione timido e incosciente senza fiducia o stima di sé al quale non pareva vero che qualcuno s'interessasse a lui.




http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2010/02/03/288217-bruno_amico.shtml

http://www.estense.com/maxi-condanna-per-chi-abbandono-il-17enne-019602.html


martedì 20 luglio 2010

Questo caffè è troppo caldo.

Innamorarsi è un po' come affermare l'esistenza di un dio: devi proprio crederci.
Non sono poi così tante per ognuno le persone in grado di piombare a grandinata nella tua vita ammaccandoti quel tanto che basta per farsi notare - a tratti maledire - ma portando quella ventata di fresco che mancava.

Parlo d'innamoramento serio, quello che ti fa disgustosamente sfarfallare le viscere e che se non viene accontentato si trasforma in un buco nero di frustrazione e fame nervosa.

Magari le prime volte che ti accade lo vedi sul serio come fenomeno ingestibile e disastroso, indipendente dalla tua volontà, indomito e scalpitante.
In realtà mi pare un po' una cazzata.

Cioè: ci sono dei motivi per cui accade e noi li conosciamo perfettamente, ma così a caldo, sul momento non ce ne accorgiamo, non sappiamo come gestirli e non siamo certi di riconoscerli quindi ci vengono mille dubbi e sospetti e tensioni e vediamo la cosa come cataclisma e ci chiediamo 'Ma come sono finito qui?'.

Come trovarsi ai quiz di Gerri Scotti ma senza un omone viscido stempiato e sudaticcio che vi fissa con un ghigno.
O anche sì se volete, ma lì dipende dai gusti.
A tratti può essere gradevole, a tratti meno, a seconda delle circostanze.

Comunque trattasi quasi sempre di una stucchevole pantomima che fa danni.
Per quanto mi riguarda la cosa toglie tempo per bere con gli amici e guardare telefilm, quindi non m'ispira.

Preferisco gli innamoramenti via di mezzo: ti piace qualcuno, ti ci trovi bene, ci scopi ma neanche sempre e ci fai serata una volta ogni tanto.
A volte basta avere una o più persone che quando le pensi sorridi e quando le vedi o senti ti divertono.

L'unico problema per quanto mi riguarda è il tempo che passa tra un meeting e l'altro: se è poco si rischia di non capirsi o di farla diventare un'abitudine nella quale è facile cadere, quando è troppo si rischia di perdere confidenza e diventare un po' estranei.
O forse sono io che vado fidelizzata, non saprei, sarà colpa delle politiche di mercato delle grandi catene di distribuzione.
Quelli viziano.

Il bello di questi rapporti è che non hanno la pretesa di possedere particolare significato.
Senza in ballo cose che potrebbe portare a finali laceranti o impegni futuri.
O prole somigliante a Gerri Scotti.




sabato 17 luglio 2010

“Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai.”


"Ma senza che gli altri non ne sappiano niente 
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente 
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito 
farai l'amore per amore 
o per avercelo garantito"


 



Le donne sono un po'  tutte zoccole e un po' tutte stronze.

Quando la peggiore è quella con la quale volevi passare la vita è un bel casino, che poi non è che sia davvero la peggiore ma ha colpito te, come un tir contro un covone di fieno che il tir lo distrugge e ne sparpaglia i pezzetti e il fieno con quello che gli rimane resta lì ad abbracciarlo.
Ma basta una bella retro e se ne va mentre tu rimani, dissipato e confuso.

Poi ne arrivano altre quando decidi di abbandonare quello che avevi sempre sperato di poter avere e di qualcuna t'innamori perché ci ridi e passi le serate abbracciati con canne e vino e musica e pare che sia tutto perfetto ma a lei poi passa perché le cotte delle ragazzette stronze poi passano.

Poi t'innamori di un'altra ancora e vorresti che il tempo si fermasse perché già lo sai come va a finire e così via.

Nell'andare a finire a volte incontri una giovane donna che arriva in punta di piedi e tu per un po' le dai un'importanza che finisce quando rimettete i vestiti e continui a pensare alle tue stronze e forse ogni tanto anche mentre sei con lei.

Lei però rimane e ti aspetta con affetto, calma e carezze e scopate e si accontenta di averti così.
Anche lei rischia d'innamorarsi d'altri e a te la cosa urta, dunque un giorno decidete che scegliete di essere l'uno per l'altra alla faccia di tutti gli stronzi che entrambi avete incrociato.

E agli stronzi dispiacerà, perché non riderete più insieme come un tempo e non passerete più notti usa e getta a guardare verso l'alto con in basso le mani sotto i vestiti e si diranno che siete solo un premio di consolazione reciproco e che in fondo volevate altri, volevate noi.

Dopo tante mani che parevano pacifiche e sono state solo schiaffi, penso sul serio che questa resterà una carezza e che zoccola sarà pure lei, ma la tua.

Con affetto
Una delle stronze.
 

venerdì 16 luglio 2010

Pollo e salsa di soia.

Ieri un'amica ha avuto la brillante idea di laurearsi in centro a Bologna e ho sudato tanto che sul culo mi è rimasto il negativo della cellulite.

Ma la cosa molesta non è stata tanto il caldo o l'idiota del bar del rinfresco o la tipa che mi ha sgridata per aver appoggiato un piede di fronte all'ingresso della sua libreria quanto il branco di tarchiati calabresi che scondinzolava dietro all'altra laureanda, compagna di studi della mia conoscente, venuti in massa dal sud appositamente.

Insopportabili.
Si davano continuamente attorno annunciando lode al signore - è tutto merito del Signore - e piangendo perché la loro consanguinea - meno che per fratello del suo fidanzato, spero - era riuscita nella titanica impresa di una triennale.
Non dovevano avere molta fiducia nelle sue possibilità.

Che la religione faccia statisticamente più presa sugli imbecilli è un dato di fatto.
Ed evitate sotto questo post di rompere le palle per questa affermazione:
- l'affermazione è incontrovertibile
- se vi sentite coinvolti, o siete imbecilli o avete qualche motivo per sentirvi presi in causa e in nessuno dei due casi è un mio problema.

Anche il tragitto tra parcheggio e facoltà è stato drammatico, animato grazie al cielo dalla madre della nostra laureanda.
Donna in gamba: sessantenne che per umorismo, cultura, energia e forma fisica resta sempre affascinante e carismatica.

Esperta della città, annuncia all'inizio del percorso 'Stiamo per attraversare una delle parti storiche più suggestive di Bologna' elegantemente avvolta dal suo abito svolazzante di lino nero, immersa nel ruolo di diligente Cicerone.

All'altezza di un piccolo incrocio tra viottoli medievali si ferma, l'espressione seria e concentrata, alza un braccio per attirare civettuola l'attenzione e annuncia 'Via dei Poeti, dove si trova la famosa Osteria dei Poeti, ritrovo preferito di Guccini'.
Che cartola.

Tutto sommato una bella giornata.

Che mi ha lasciato qualche domanda.
Perché a un basso livello culturale spesso si associa una incontenibile molestia nello stare accanto al resto del mondo ?
Quale sarebbe il nesso tra un eventuale dio e una semilaurea?
Perché una delle non meglio identificate parenti in trasferta da terra calabra era stata vaccinata in faccia per il vaiolo?

Non penso di aver mai creduto in Dio.
Voglio dire, da piccola lo vedevo come dato di fatto, consideravo Gesù davvero un fico con i giochi di magia, davo per scontato che i fulmini in Grecia fossero forniti da Zeus e che nei prati irlandesi cosi verdi disseminassero pignatte colme d'oro ai piedi degli arcobaleni.

Credo nel carbonio, nella fisica e nel fatto che siamo animali con una capacità smisurata di farci seghe mentali e costruire paure quando non ne avremmo motivo pratico e trovo la religione e il senso religioso tra le più grosse stupidaggini che siano mai state partorite dall'intricato groviglio di neuroni umano, costantemente impegnato nel creare e placare ansie.

D'altro canto, che sia per ringraziare come fosse un regalo dal cielo il titolo di 'Dottore' o per aver qualcosa a cui stringersi quando quello che ti capita sono pacchi a sorpresa pieni di merda, sapere di qualcuno con cui parlare e che sei convinto ti ascolti, non dev'essere male avere fede.

Gli amici immaginari non deludono mai.




Il titolo non c'entra: quello parla della mia colazione.

martedì 13 luglio 2010

Rimpianti.

Avrei voluto scrivere un post.
Lasciarmi leggere da voi.
Stare telematicamente un po' tutti insieme.

Sono troppo ubriaca però.

lunedì 12 luglio 2010

Nervoso random di vecchiezza.

Ci sono mattinate che partono cariche di buoni propositi quanto e più di un concerto di amiche per L'Aquila e pensi che non berrai tanto caffè,  fumerai poco e studierai bene e che la giornata scorrerà tranquilla nella rasserenante ignavia di uno dei tanti giorni di Luglio.

Invece no.

Invece ti trovi sulle scale del tuo palazzo con a fianco la tua enorme tazza di caffè e i muscoli degli arti inferiori che tremano perché una moka da sei già a metà  si fa sentire e l'astio che segue il ritmo cadenzato degli auguri mentre vengono pubblicati sulla tua bacheca di Facebook da gente che normalmente è raro ti saluti per strada ma che oggi si diletta a trovare il modo più fantasioso per ricordarti come il tuo tempo su questa terra vada esaurendosi facendo a gara di stucchevole originalità.

La prossima volta anziché tutte le infiocchettate varianti possibili di 'Auguri' postatemi per cortesia un video di gruppo in cui date fuoco a flatulenze emesse a ritmo di Happy Birthday to You.
Oppure piantatela.

Oh, e adoro i presenti: collane di acciaio sbrilluccicoso di un pretenzioso finto etnico e bustarelle con qualche soldo da parte di chi non ha lo sbattimento di ricordarsi la data della tua nascita se non come fastidio pari al pagamento dell'ICI sperando che qualcuno cancelli quello e il compleanno dei consanguinei dai doveri personali perché essere parente il più delle volte si riduce a piccoli dazi che mortificano chi li paga e umiliano chi li riceve.

Detesto le cose lucide.
Le odio.
Ho strofinato la faccia sul selciato del cortile per togliere la patina brillante al titanio del piercing - non so rimetterlo da sola -  l'ho limato come Gambadilegno fa ogni tre numeri di Topolino con le sbarre della sua cella e tu che mi conosci da sempre mi regali monili ai quali le pentole di Mastrota invidierebbero la lucente arroganza.

Grazie per il pensiero.

Grazie per il pensiero sto paio di palle: se dovevi limitarti a togliertelo come un fastidioso compito da assolvere potevi non presentarti direttamente.

Uno dei compleanni che ricordo meglio in tutta la mia vita è l'ottavo.

Non perché lo abbia festeggiato - non sono per le ricorrenze - ma perché ricordo bene il regalo di una delle bisnonne paterne.
Quella che all'epoca era viva.
Non perché sia l'ultimo che mi abbia fatto - cioè, sì dopo mi pare sia morta però non è questo il punto - ma per il giornaletto che accompagnava il giocattolo: Cioè girls.

Praticamente Cioè, ma in versione  porno, con un bel racconto erotico nelle pagine centrali.
La nonna lo aveva comprato per arricchire il biglietto d'auguri.

Per anni mi sono chiesta due cose:
- che gusto ci fosse nel farsi strizzare i capezzoli e nell'accoppiarsi a carponi ma con gli il tempo ne sono venuta a capo;
- cosa sia passato per la testa all'edicolante di fiducia di mia nonna.
Forse pensava che lei lo stesse comprando per sé.
O che noi future giovani avessimo bisogno di consigli su come farcela leccare nel più breve tempo possibile per non arrivare impreparate alla pubertà.
Cosa sia esattamente un diaframma me lo chiedo a tutt'oggi.
Non saprei..

Comunque la cosa non mi ha traumatizzata.
Niente ti può traumatizzare dopo la recente lettura di una puntata del "Il Macellaio" pubblicato a inserti su una rivista di infima categoria in cui la protagonista beve ingordamente sperma e specifica un po' contrariata che tra le numerose penetrazioni della giornata nessuna sia stata vaginale.
Ho avuto un ottavo anno interessante.

In fondo gli auguri che oggi mi hanno fatta un po' ridere - a parte quello della mamma del mio ex che sa quanto odi tutto questo -  o almeno non innervosire sono stati quelli dei webconoscenti.

Che ti hanno incrociata da qualche parte, conosciuta un po' e nonostante ripetuti sproloqui come questo sorbiti in mesi e anni hanno ancora voglia di ricordarsi di te e scriverti un cordiale "Buon compleanno".

Incrociando le dita per gli accidenti che loro sanno comunque manderò.


domenica 11 luglio 2010

Noioso post sentimentale.


Non mi ricordo se ho già fumato o no da quando sono tornata a casa stamane.


Tanto per essere sicura, accenderò una sigaretta spiombata.


 


Galleggio in uno stato di pacifica felicità.
(Quindi questo post sarà noiosissimo.)


 


La cosa è terribile: quando questa pera di sereni sentimenti che mi è stata infusa venerdì sera perderà di efficacia rotolerò in uno stato di tristezza devastante e sarò costretta a rifugiarmi in quella serie di massime attribuite a Jim Morrison per giustificare la mia idiozia nel voler rivedere l'ex.

Non pentirti di quello che hai fatto se quando lo hai fatto ne eri felice.


Se va bene sarà di Vallanzasca.
O di Dell'Utri.
Dovrei buttare via i diari scolastici del liceo: cose imbarazzanti.
 


Ma oggi mi sento ottimista, quindi meglio non pensarci.


 


Gli ex sono un fenomeno strano: ognuno li prende in modo diverso e, da persona a persona, diversamente vengono catalogati.


 


Che poi, quand'è che qualcuno si può catalogare come "ex"?


Nessuno mi ha ancora dato una definizione soddisfacente.

C'è chi usa il criterio della vagina: se gliel'ho data, per forza ci sono stata.
Mica tutti quelli con cui si fan schifezze sono ex, secondo me.


 


In base alla catalogazione sessuale dovrei avere un numero di ex pari alle dita rimaste sulla mano mutilata dopo essere caduto male e sotto ad un'impalcatura di mio cugino.


La mano è di mio cugino, l'impalcatura della ditta che gli ha dato un sacco di soldi dopo averlo menomato.

In base ai miei criteri invece è uno.

La persona che mi ha (a tratti mal-) sopportata per più di cinque anni.
Quello con cui sono cresciuta.
Quello impacciato come me nel farlo la prima volta per entrambi, interrompendo per scarsa concentrazione mia per trovarsi seminudi a guardare su Mtv la parodia di Marylin Manson vestito da Mary Poppins che schiacciava volatili su un palcoscenico cantando The sweety pigeons, the sweety pigeons.
Quello che mi ha fatta sentire amata un sacco anche quando non lo meritavo.
Quello con cui ho preso tra le migliori ubriacature e fumato decisamente troppe canne.

In base ai miei criteri una storia non finisce seriamente finché non si esauriscono quei pessimi strascichi di rabbia e frustrazione che spesso comporta il lasciarsi.
A volte non finisce nello stesso momento per entrambi probabilmente per me c'è voluto di più.

Ci sono alcune cose che ho pensato, dopo essere tornata a casa e mi piacerebbe che le sapesse ma per gusto personale dato che non credo gli importerebbero e nonostante io abbia un talento notevole nel comunicare opinioni non richieste, glielo risparmierò.

A voi no: sono fortunata ad averlo come ex, che nonostante fosse ancora disgustato dalle mie ultime nefandezze, quando ho avuto bisogno di qualcuno c'è stato e si è messo in tasca le mie ultime stronzate per chiaccherare un poco con me. 
Penso che sia questa la mia personale definizione di ex.

La serata è stata bella: siamo stati imbarazzati, abbiamo riso, abbiamo storto le facce sugli argomenti delicati e bevuto birra.
Abbiamo anche ricordato un po' insieme, tranquilli.

Grazie M, per avermi lasciata sotto casa contenta come non capitava da tanto.






 

sabato 10 luglio 2010

venerdì 9 luglio 2010

Che sciopero cretino.

Per stamattina non ho ancora bevuto caffè, quindi il mio pensiero non è particolarmente acuto e il mio spirito versa ancora in condizioni critiche, ma francamente questa dello sciopero dei giornalisti mi pare una cazzata di proporzioni monumentali.

Noi siamo tanto arrabbiati perché vogliono metterci a tacere.
Quindi iniziamo ad abituarci.
Dov'è il mio ciuccio?
Uè.


A me non cambia granché, le home dei siti dei maggiori giornali sono identiche al solito: un sacco notizie inutili e noiose che nessuno legge mai per intero affiancate da un sacco di notizie inutili e noiose che qualcuno legge distrattamente.
Nel caso di Libero a volte ci sono le parolacce e costantemente un'ignoranza becera che permea la testata.

Se Travaglio non ne stesse parlando da giorni sarebbe lo sciopero meno percepito della storia staccando di due tacche quello dei Cobas degli alluci di Dinamite Bla di Topolinia nel fregasegaometro.
Non siamo un paese che sente la mancanza dell'informazione, al massimo abbiamo nostalgia di Sally Spectra, e i giornalisti dovrebbero farsene una ragione e continuare a martellare le masse e cercare di far la differenza e creare il bisogno dell'informazione.

Sono riusciti a convincerci del fatto che sia assolutamente necessario un cellulare che fa le foto e l'avere addosso un'elegante sciarpina anche con 40°C, insomma qualcosa si potrà pur fare.
Magari scrivere gli articoli su pagine leopardate.

Se fossi una giornalista anziché scioperare scriverei di più oggi, parlerei il doppio e prenderei a randellate sulle palle qualunque parlamentare mi si parasse di fronte, così: per par condicio.

Di sicuro non mi metterei zitta a fumare in silenzio lasciando andare affanculo ancora un po' un settore tra i pochi che i cinesi non ci possono ancora portare via.









giovedì 8 luglio 2010

A casa da sola.

Avete presente quel video che girava mesi fa su facebook mostrando il tizio di Supersize Me interpretare lo scienziato della domenica che osserva la putrida evoluzione estetica di diversi panini tenuti per due settimane in barattoli?

E il tizio ridacchia soddisfatto descrivendo l'evidenza e cose simili e i panini nel tempo schiumavano, producevano nuove forme di vita, cambiavano colore, imparavano a camminare, venivano nominati senatori a vita e così via?
http://www.youtube.com/watch?v=udnYdSy0tMQ


 


Ok, è stata la prima cosa che mi è venuta in mente aprendo il frigorifero mezz'ora fa.

Avesse chiesto a me gli avrei risparmiato la fatica.

Quando sono a casa sola d'estate causa ferie nonna perdo mediamente 3 Kg alla settimana - per questo faccio scorta d'inverno - ed i miei pantaloni leggeri sono almeno una taglia più piccoli di quelli pesanti.
Il problema è che lei quest'anno è partita in ritardo rispetto al solito e per un'altra decina di giorni continueranno ad entrarmi solo i bragoni invernali in velluto a costine.
Per fortuna non soffro il caldo.

Non faccio spesa, non cucino, non mi va di ripulire, quindi non mangio.
Semplice.
Assisto un po' schifata all'ammutinamento delle zucchine nel cassetto della verdura, mi chiedo perché i maledetti capperi siano immortali, osservo preoccupata lo stato delle mele e monitoro un mezzo limone perché avendo visto quel video mi sono venute malsane curiosità.

Lo so che non fa bene, ma un mese all'anno a caffè poco zuccherato, birra, sigarette, cocomera e cibo da aperitivo come generi di sostentamento non ha mai ammazzato nessuno, almeno nell'immediato.

Sfido chiunque a sostenere che nel lungo periodo ci sia qualcosa che non ammazzi, a meno che non si pasteggi a insalata di pietre filosofali.

E se c'è una cosa che ho imparato dal quel video è che devo andare a far scorta di McPatatine.

Così, anche in caso di fuga d'amore della nonna con un vecchio pescatore dai capelli arruffati, con la dentiera lucente e un'accattivante aria sbarazzina, so che non morirei di fame.








 

mercoledì 7 luglio 2010

Noi non abbiamo politici. Abbiamo protettori e siamo le loro puttane.

Ho smesso di prendermela per la politica.
Ho smesso di documentarmi con assiduità.
Perché contrariamente mi finirebbe roso tutto il fegato e quello mi serve per ubriacarmi e non pensare a dove vivo.

Ma che 'sto paese sia retto da gente che si azzarda a far muovere forze dell'ordine contro cittadini pacifici che lamentano - dopo aver aspettato anche troppo - una situazione vergognosa quando quelle zoccole e quei cazzi mosci che si azzardano a definirsi politici giochicchiano con i propri genitali su barche che costano quanto 5 ricostruzioni abitative, è una delle più grandi porcate che abbia sentito ultimamente. 

Che poi sul Tg1 ne parlino per mezzo minuto, sai che novità.
Chissenefrega.

Io vorrei solo ricordare che 'sta gente la paghiamo noi.
Siamo noi a leggere su riviste di mercatari se sventolano le loro chiappe a nord o a sud cazzeggiando sulle spiagge della Sardegna alle nostre spalle.
Siamo noi che con le nostre tasse gli consentiamo di giocare a essere Paris Hilton.

Gli aquilani dovrebbero iniziare a pagare di nuovo il 100% di tasse tra pochi mesi.

Samai che quella mente che anche i neon si rifiutano di illuminare della Gelmini, che manco il favore di levarsi dal cazzo per la maternità c'ha fatto continuando a smangiucchiare il sistema scolastico come se fosse l'unghia del suo pollice, resti senza soldi per il parrucchiere.

Non è una questione di destra e sinistra.
Non è una questione di chi è al potere ora piuttosto che anni fa.
Non me ne frega una minchia che ci sia ancora gente che finge che esistano partiti da seguire perché non ce ne sono, sono finiti.
Questo è un gioco a squadre e in campo ci sono maiali.

E che a noi vada bene mangiare la loro merda anziché farci delle costine come meriterebbero, francamente è la cosa peggiore.

http://tv.repubblica.it/italia/manganellate-sui-terremotati/50239?video
http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Abruzzo/Tensione-a-corteo-degli-aquilani-a-Roma-manifestanti-in-marcia-verso-il-Senato_650599450.html

Sogni e fazzoletti. Troppi fazzoletti, decisamente troppi sogni.

Oggi vorrei impiantarmi un contatore Shinystat su per il naso per tenere il conto degli starnuti transitati.
Starnutisco da ore.
Mi soffio il naso da ore.
Prrrrrrr.
Quasi ininterrottamente ma con un certo ritmo.
E ho i brividi.

Vorrei sottolineare che è luglio, nel caso in cui qualcuno di voi  non ne sia ancora stato messo al corrente.

Spero di avere una qualche patologia letale o gravemente invalidante perché francamente troverei il raffreddore una presa per il culo eccessiva anche per me.

E stanotte ho sognato, tra le varie cose, che un nutrito gruppo delle mie compagne di liceo tra le più odiose si autoinvitava a dormire da me a tradimento, al che le cacciavo via.

Poi giustamente arrivavo in un'ospedale enorme e tutto di blocchi di cemento in cui Nurse Jackie, passeggiando insieme, chiedeva insistentemente - e lo ammetto: in modo molto convincente - di partecipare come volontaria alla masturbazione dei pazienti disabili e la camminata andava a concludersi in un ingresso carri nel quale una piccola ruspa aveva schiacciato una ragazza con lunghi capelli scuri, incinta.

Nel frattempo, come fossimo stati sotto un'acquazzone che non c'era, rivoli d'acqua s'ingrossavano sull'asfalto arrivando a coprirci le scarpe e non riuscivamo a capirne il perché o da dove venissero.

Ma, tranquilli: la ragazza con i capelli scuri aveva solo finto di essere morta sotto una ruspa perché doveva mascherare il suo stato di clandestina scegliendo il modo più idoneo per non dare nell'occhio a marines che passavano di lì - senza dichiarati intenti di rimpatrio per essere onesti, ma capisco lo spavento nel dubbio - quindi aveva ovviamente ribaltato un mezzo da cantiere per infilarvicisi sotto, esplodendo una sacca di zero negativo sul luogo per aumentare la credibilità della scena.

Comunque ad un certo punto si è alzata, ha preso a correre velocemente per la campagna circostante ed è scomparsa libera nel buio.
Solo un marine l'ha seguita con affannosa discrezione, perché era il papà del suo bambino e so per certo che adesso stanno scappando insieme.
Gli altri soldati ci sono solo rimasti un po' male non capendo che stesse accadendo, ma si sa che i marines non brillano per intuito.

Prrrrrr
L'impiegata dell'ufficio commerciale contiguo alla stanza nella quale mi trovo dondola sovrappensiero la testa a ritmo delle mie soffiate di naso che le arrivano ovattate e se mi alzo per andare in bagno si guarda attorno smarrita senza capire esattamente cosa sia cambiato nel sottofondo della mattina.

Perché la vicina maiala non c'è mai quando serve?
Sospetto sia andata in ferie.
Dicesi karma: io l'ho presa in giro e lei mi abbandona nel momento del travaglio onirico, quando sono prigioniera di sogni snervanti.
O forse è indisposta.
No, non credo che basterebbe un tampone a fermarla.


Ad ogni modo, il sogno finiva in questo complesso di cemento sotto un cielo sconfinato per metà coperto da nubi minacciose e per una metà terso e sereno e avevano preso a sbucare stelle, buona parte delle quali cadenti.
Siamo rimasti lì, io Jackie e i tonti militari in silenzio ognuno a chiedersi quali desideri avremmo voluto esprimere.

Per un momento, ma solo un momento, il naso ha smesso di fremere e l'impiegata di nuovo sente mancare qualcosa nell'aria.
Penso - Non ti preoccupare Margherita -  prrrrrrr   e lei posa nuovamente gli occhi sulla scrivania, dondolando assorta la testa.

Chissà dov'è ora la ragazza con i capelli scuri.
Vabè, tutto sommato era anche un bel sogno.

lunedì 5 luglio 2010

Random di fine tazza.

Questa mattina il caffé non andava giù, il cappuccino neppure e il risultato è stato un dirimpettaio sconvolto dalla vista di una pallidona in mutande un po' scottata sulla schiena che saltellava per casa cantando - ad un volume effettivamente importante -  Strangers in the night.

Ho un rapporto controverso con il vicinato.

Soprattutto perché da un paio d'anni, in estate ma anche nei rari e fantascientifici spazi ancora occupati dalle tiepide e fantomatiche mezze stagioni, vengo sovente svegliata in modo orribile dai gemiti di una tizia che fa sesso con il suo uomo.
O con la sua donna.
Non so, con qualcuno.
Suppongo.

Si sente sempre e solo lei e si sente molto bene: impressionante stereofonia quella del parcheggio.
Pare di avere un home theatre appena oltre gli scuri.
Spostasse il letto sotto alla finestra ne otterremmo un fichissimo cinema all'aperto.

Mi sono un po' rotta le palle: non è che dormire mi sia sempre facile e che mi venga tolto il sonno per ascoltare un paio di orgasmi senza avere, per una serie di contingenze, diritto di replica a tratti urta.

Ne parlavo tempo fa con un ex scopamico che, di fronte al mio lieve disappunto, ha commentato:

- Perché pensi che io e te non abbiamo mai svegliato nessuno?
- Caro, fa mente locale: non sono io quella che strilla, io sono quella con la faccia sbattuta sul cuscino
- Ah è vero, quella che strilla è C.

Prendere colpe altrui poi no.

Questo tizio è un genio comunque: siamo stati via insieme per qualche giorno e una notte abbiamo invaso la piscina dell'agriturismo per far zozzerie e tra una cosa e l'altra, sornionamente appoggiato di schiena al bordo della vasca, mi chiede
- Come te la cavi con l'apnea?

Sono quasi annegata.

Dal ridere.
Se avessi saputo di dover partecipare ad un remake di Giochi Senza Frontiere avrei messo il costume olimpionico.
Avrei messo il costume, ecco.

Comunque stamattina, ho deciso, sono state le prove generali.
Stanotte, alle due, al primo gemito che sentirò riecheggiare nel quadrilatero del parcheggio interno, risponderò al fuoco nemico.

Che Frank sia con me.



domenica 4 luglio 2010

Troppo lungo da leggere, scorretto random di una vecchia storia.


Non so per quale ragione, in modo inversamente proporzionale a quanto terrorizzo i miei coetanei, sortisco inusitato successo con gli ultrasessantenni.
Per non parlare dei settantenni: mi adorano.

Mi siedo con loro fuori dal bar nel quale lavoravo, arrotolo una sigaretta, mi guardano e dicono:
"Vèda mò la fà i prillon cumpàgn à 'na vòlta"
(guarda che fa le sigarette arrotolate come una volta).
Poi promettono che se togliessi il piercing mi porterebbero fuori a mangiare il pesce e a ballare stretti stretti come si faceva negli anni della loro gioventù quando le donne portavano d'estate vestiti morbidi con la gonna che faceva la ruota e per strada c'era tanta gente in estate e nelle balere con le luci soffuse un po' tutti s'innamoravano.

Io glielo spiego che non è proprio il mio genere di serata, ma loro viaggiano nella memoria e un po' fantasticano e un po' raccontano e mi piace anche se a volte è tutto molto triste.
E forse un po' mi piacerebbe averlo vissuto.

Mi piacciono i miei vecchi.

Se non avete mai letto Cronache di Poveri Amanti, di Vasco Pratolini, fatelo perché è molto bello e perché è l'unico libro leggibile che abbia scritto.
Ad ogni descrizione di quei personaggi riconoscevo ora la mia dirimpettaia, ora il vicino burbero ma sotto sotto d'indole gentile e cose così.
Rivedevo la strada nella quale sono cresciuta: una via piena di persone legate da intrecci sordidi e teneri, amicizie e antagonismi che quando sei bambino e non concepisci che la vita altrui sia iniziata prima del tuo arrivo non puoi capire davvero.

La mia famiglia aveva una bottega, e tutti ci si conosceva e io giravo per le case dei vicini come fossero un po' mie.
Di fronte alla bottega, in una casa che sembrava sconfinata e che andava a concludere l'ingresso buio ed umido in un grande giardino interno dal lato opposto all'entrata, viveva la Iana.
Si chiamava Liliana ma per noi era Iana.

Era stata la prima  - e unica per diversi decenni - ragazza madre che aveva aperto un suo negozio di pasta fresca nella nostra cittadina.
Aveva cresciuto da sola la sua bambina che poi è diventata una donna come lei: alta, con gli occhi affilati che pare ridano sempre un po' e un grande seno da mamma e polsi e caviglie sottili da donna.

Il giardino interno, come tanti nel mio paese, sembrava enorme a me che ero una bambina piccoletta e ci passavo pomeriggi sbuffando perché mi facevano foto in mezzo ai fiori o a fissare tranquilla le tartarughe e i gatti.
Sì ero una bambina un po' autistica.

Nei pomeriggi freddi restavamo nel suo salotto dopo che mi aveva fatto i Sofficini e giocavamo a Memory o mi leggeva la favola di Peter Pan anche se sapevo leggere fin da molto piccola, perché letta da lei mentre fumava una quantità spropositata di sigarette, aveva tutto un altro gusto.

In estate mettevamo nello stretto marciapiede davanti al suo ingresso tre seggiolini foderati di rosso come era abituata a fare da sempre con le persone che erano transitate nella sua vita e giocava con me.

Ripensandoci adesso mi verrebbe voglia di tornare indietro e chiederle di raccontarmi di sé anziché vederla rassegnarsi a comprare i miei pacchiani gioielli immaginari, che descrivevo in modo accattivante finché lei non cedeva nonostante i prezzi astronomici che proponevo.

La casa era grande ed umida e con numerose stanze che ho visto solo una volta e immagino ancora grandi e scure.
Quando i suoi genitori erano vivi dormivano in quella dritta dalle scale al primo piano, a fianco la nonna e poi quella dei suoi fratelli, dall'altro lato dell'atrio.



La sua stanza era nell'altra ala della casa.

Con il passare del tempo quella casa era diventata troppo grande per lei sola, e anche il giardino troppo faticoso da curare e non aveva più tanta voglia di venire al bar a mangiare un gelato Fiordilatte con me.

Così si trasferì in un appartamento piccolissimo, ma davvero piccolissimo, in fondo alla stessa via, riempiendolo prima di fiori e delle tonnellate di statuine di ceramica che ritraevano donnine con un cesto di fiori, poi di nipoti che andavano e venivano e che di quelle statuine rappresentavano il nemico naturale, poi di giornaletti televisivi che stavano diventando il suo mondo e infine di badanti che si davano il turno.

Nei pochi anni che aveva passato lì aveva dovuto smettere di tornare a curare il suo giardino e dato che non aveva molti altri motivi per aver voglia di camminare, le gambe si erano fermate.
Erano state loro a decidere ma lei non ammetteva che in fondo le andava bene così.

"Sono andata la settimana scorsa e le mie tartarughe erano tutte morte. Sono stati i topi: hanno lasciato solo il guscio".

Era amara e triste e realista e mi piaceva, finché ho avuto 18 anni, andarla a trovare perché con le mie storie rideva sempre e perché ascoltando le sue respiravo momenti passati come se fossero stati anche un po' miei.
Sparlavamo delle sue badanti e ricordavamo, insieme o ognuna per conto suo.

L'ultima volta che sono andata a trovarla aveva tirato fuori una scatola di vecchie foto in bianco e nero e me le aveva mostrate seduta con me sul lato del letto per la prima volta.

"Vèda mò" aveva detto.

Sfogliandole avevo conosciuto il padre di sua figlia, i suoi genitori e lei giovane e bella da non crederci - sul serio - vestita da mondina delle risaie con dei calzoncini corti corti dai quali sbucavano gambe dritte e agili, la camicia appoggiata su una bella schiena e gonfia sul petto alto, annodata in vita.

Lei sghignazzava un po' curva, con la sigaretta tra le dita bullandosi civettuola di quelle foto e di quanto fosse impossibile per me smettere di guardarle.

Ed è morta poche settimane dopo.
Ma lo sapevo che sarebbe morta presto, non perché mi avesse mostrato la scatola delle foto o perché la sua voglia di uscire di casa fosse finita.
Non si metteva più lo smalto.
Lo indossa in ogni altro mio ricordo, rosso ciliegia sulle mani e sui piedi e anche se non le serviva perché era alta e bella anche con tutti gli anni portati insieme al grembiule, era rimasto il suo unico vezzo per sentirsi una donna.

Mentre mi mostrava le foto non aveva più lo smalto.
Quando sono uscita da lì ho pianto un po' anche se non avevo ancora capito del tutto il perché.

Ogni tanto mi serve ricordarla.
Quando raccoglieva i suoi fiori.
Quando cucinava di spalle tra i mobili laccati di bianco - sofficini, perché dopo una vita passata a fare la sfoglia di cucinare si era un po' rotta le palle - .
Quando giocava con me seduta alla sera davanti al portone.

Quando, in quel bugigattolo in cui era finita, rideva con il viso tra le mani perché l'ultima volta che si era sentita male erano arrivati l'ambulanza - l'autolettiga - e il suo medico e mentre lui l'assisteva delirante sulla barella, lei per allontanarlo gli aveva dato una strizzata sul cavallo dei pantaloni.
Contenuto incluso.
Rideva imbarazzata sì, ma con la faccia furba di chi ama avere storie simili da raccontare.

Mi piacerebbe saper scrivere abbastanza bene da descriverla come dipinta perché anche altri possano incontrarla.

Una volta voglio togliere il piercing e andare a ballare con i miei vecchi.
Anche se, a dirla tutta, avrei preferito andarci con lei.











 


 

venerdì 2 luglio 2010

Random estivo.

Ieri mattina, mentre passeggiavo per solite commissioni lungo le strade del mio paesello  mi sono scoperta di fronte ad un'edicola con in bacheca i titoli principali dei giornali quotidiani.
Butto l'occhio.

"Arrivata l'estateEmergenza caldo".

Ah ecco: io che non controllavo l'agenda e  non leggevo riviste da un po', ero rimasta allo scorso dicembre.
Per fortuna che sono passata di lì, così sono andata a casa a togliere colbacco e doposci.
Vedete che accade a voler fare la nerd alternativa che non guarda la tv e snobba Studio Aperto?

Comunque, mi mancava quel titolo.

Ogni estate compare e mi fa sentire al sicuro, sempre un po' bambina.
Leggendolo torno a essere la dodicenne che davanti a uno Sposini enunciante le importantissime ed articolate misure da prendere assolutamente contro il caldo estivo si chiedeva quale fosse il target di destinazione di quei servizi.
Li immaginavo come individui che si davano attorno sotto il solleone coperti di pelli vichinge e armati di litri di Vin Brulè, spaesati e confusi dall'alternarsi delle stagioni.
  • Bere tanta acqua
  • Mangiare molta frutta
  • Non permanere troppo sotto il sole
  • Evitare di collassare


I primi che mi vengono in mente sono i leghisti.
Gli unici.

Diciamo che per il benessere di Renzo Bossi questo ed altro, ammettiamolo: uno che non distingue i crediti scolastici dai bonus di Super Mario e arriva in fondo alla maturità solo continuando a infilare monetine..

Però ammettetelo che quei servizi sono per gente come lui e piantatela di non voler urtare la sensibilità degli idioti asserendo che i principali destinatari siano anziani e bambini.

Ai bambini del telegiornale non gliene può fregare di meno.
No, nemmeno se ci sono i cuccioli perché ne vedono già a strafottere sulla PSP e sono belli e luccicanti e inamidati e possono farci quello che vogliono dal coccolarli allo squartali per test neuromotori invasivi, non come quei merdosi alani abbandonati sulle strade che continuate a propinarci e che si limitano a fissarti dallo schermo con noiosi occhioni disperati.

Gli anziani, per significato intrinseco del termine, sono persone che di estati ne han già viste tante.
Dubito che avrebbero raggiunto questo status se in passato avessero coltivato l'abitudine di aggirarsi alle due del pomeriggio sotto il sole di giugno avvolti in manti di alpaca garganellando grappa di moscato.
O forse sì, ma in questo caso il problema sarebbe di altra natura.

Non sono nemmeno a conoscenza dell'esistenza di nutrite comitive di ottuagenari che dopo una vita passata in Siberia pensano bene di trasferirsi nel belpaese aspettandosi un'escursione termica di massimo due gradi.
Ma, se mi sbaglio, chiedo venia alla categoria.

Giornalisti - un po' del cazzo - siate specifici: non limitatevi alle ovvietà tipo  bere tanta acqua che quello lo sa anche Speroni dopo una soffiata dal Parlamento Europeo.

Spiegate le manovre migliori per estrarre quelle teste di merda dagli elmi cornuti prima che il Sole allo zenit frigga loro le due amebe che ne pilotano volontà e ne determinano quoziente intellettivo.
Chiarificate che polenta e cotiche non è l'alimento ideale per la stagione da introdurre in quei molli ventri debordanti di siluri che il dio Po ha loro generosamente offerto.
E già che ci siete aggiungete che, per evitare di far entrare il calore, chiudano la fottuta bocca.

giovedì 1 luglio 2010

Ciccioni.

Mentre mi chiedo perché i miei ritmi sonno-veglia siano andati del tutto in tilt e cerco di riprendermi dalla lettura della pagina ANSA annegando il dispiacere di appartenere alla razza umana in un caffè da 0.66, mi accorgo di non riuscire a smettere di pensare ai due nel tavolo a fianco al nostro a pranzo in piscina ieri.
La cosa è più forte di me, non potevo praticamente  togliere loro gli occhi di dosso.
Nemmeno volendo.

A onor del vero occupavano un'estensione panoramica notevole.
Non si riusciva ad avere una visione d'insieme senza arretrare dieci passi.
Una coppia di cetacei.

Ma io da profana dell'obesità mi domando: come si fa a ridursi così?
No, 'ridursi' non è il termine appropriato. 

E da persona che ha letto di recente la ricerca inglese dei dieci minuti penso: come fanno ad accoppiarsi?
Lì  servirà almeno mezz'ora di training autogeno per prendere coraggio seguita dalla ricerca delle batterie per la luce sull'elmetto che, si sa, almeno 5 minuti te li prende e tre quarti d'ora per l'angioplastica.

Mentre io sbocconcellavo una mini piadina crudo e insalata e le mie amiche bevevano caffè freddo, questi due aspettavano il pranzo: patatine fritte - doppia porzione a testa - ognuna delle quali chirurgicamente immersa ora nel ketchup ora nella maionese, pizza condita con qualunque derivato suino reperibile nel raggio di 200 mt, cola.

35°C all'ombra.

Poi un paio di paglie a testa per digerire.
Samai che i polmoni si sentissero meno considerati delle arterie.

Cari ciccioni patologici.
Non persone mediamente sovrappeso con la pancetta e il culotto.
Non individui chiaramente sovrappeso che risentono della prima rampa di scale.
Non ciccioni medi che abbisognano dell'XL.

Megaciccioni.
Che per guardarvi per intero serve un grandangolo.
Che siete in affanno dopo gli otto metri dal lettino al bar della piscina.
Che se vi mettessi un sacchetto in testa, per distinguere il fronte dal retro potrei basarmi unicamente sulla direzione delle dita dei piedi.
Che siete un fardello per il SSN parimenti a quanto lo siete per il vostro apparato muscolo-scheletrico.

Ormai è da ieri che ci penso e non posso esimermi dal suggerirvelo.
Mettetevi a dieta, cazzo.