domenica 20 giugno 2010

Saluti e strofinacci.

Mattinata dimmerda.
Mi sono svegliata vergognosamente tardi e già lo sapevo che sarebbe stato meglio restare a letto bypassando la domenica.
Messaggi arrivati sul cellulare: quattro.

- Caffè alle 11.45?
- Stanotte è morto il papà di R. Aveva 54 anni.
- Hai ricevuto 15 punti Vodafone!
- Ho chiamato alla 20.39. Informazione gratuita.

Detesto i messaggi della Vodafone alla mattina.

Nemmeno quelli che avvisano della morte di papà di amiche mi esaltano, soprattutto se giovani e ammalati da due anni di uno di quei tipi di cancro la cui diagnosi recita più o meno:
"Sei fottuto.
Ti spiego perché: di me col cazzo che ti liberi, io resto qui nella tua testa, ma me la prendo comoda e scavo.
Potrei metterci un anno come cinque, tu non preoccuparti: romperò le palle il giusto solo per ricordarti che ci sono e non lasciare che tu mi faccia sentire solo.
Quando sarà ora della fine te ne accorgerai, ma ti lascio l'agio di scoprire da solo il perché.

Sempre tuo, fino in fondo."

La morte l'ho sempre vista un po' come un controllo Asl: implacabile e rompicoglioni.
Sindacabile in casi rarissimi.
A volte avvisa prima d'invadere, lasciando il tempo di prepararti.
A volte non avvisa e ti prende alla sprovvista inculandoti brutalmente.
Altre volte ti lascia in pace fino a che non abbassi le saracinesche di tua iniziativa e passa solo a farti firmare poche carte.

Sono cresciuta in una panetteria e ho sempre avuto una certa avversione per l'Asl.

Mi dispiace per R.
E per la sua mamma e per suo fratello.
Sono loro rimasti soli.
Ma hanno le palle, questo sì.

Poi mi è arrivato un inquietante messaggio:
- che cosa fai
senza punteggiatura, da un numero sconosciuto.
Ho pensato alla mafia russa perché sono arrivata alla fine della terza serie di Gossip Girl.
Lo chiamo e risponde una vocetta divertita
"Chi sei?"
"E."
"E. chi?"
"Tua sorella, questo qui è il mio nuovo numero!"
"Ma hai 10 anni.."
"E quindi?"
"Quindi niente abbreviazioni, usa la punteggiatura, e metto giù che ho pochi soldi".

Come cambiano i tempi.. io a 10 anni avevo il Grillo Parlante, un saccente gioco elettronico per sviluppare non so quali attitudini, non un cellulare.

Certe cose invece non cambiano mai come il non sapere quali parole usare quando capita che qualcuno che sarebbe stato meglio di no, piega gli stracci.
Alla fine, non c'è mica niente da dire.

merda.





 



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