venerdì 18 giugno 2010

In verità vi dico.

La verità è una di quelle contingenze, come mettere la matita marrone nel margine superiore della palpebra o spinzettarsi le sopracciglia, alle quali dato che ci si vuole ostinare, o s'impara a fare il callo o si risolverà sempre e comunque in un mare di lacrime.
Ai più il mio consiglio è lasciate perdere.

Mia nonna è una pasionaria della verità.
Fondamentalmente perché è stronza.

Ma stronza e sincera sono sinonimi un numero di volte molto più alto di quanto la nostra benpensante ipocrita e sadica trasparenza  ci permetta di pensare.
La sincerità è oggettivamente positiva e utile molto, molto raramente.

- Nonna come mi sta questo abito?

- Ah, t'um pér n'imbezélla, mò cùs'éel cal lavurir? E guéerda clà panza c'at ghét.. magna ben manc...
(Ah mi sembri un imbecille, ma cos'è quel coso? E guarda che pancia che hai.. mangia ben meno)

Etc etc etc - bla bla bla -, ma io da quel punto ero già uscita di casa per recarmi dal mio a tratti viscido amico barista a bere un caffè, fumare sei sigarette e sentirmi dire che sono assolutamente trombabile e che sto benissimo qualunque cosa mi metta.



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