mercoledì 23 giugno 2010

Il bicchiere dell’addio.

In fondo sono poche le cose che invidio agli americani.
Mi piacciono i loro campus con le palestre e gli armadietti, il fatto che l'erba si compri con una prescrizione medica e più di tutto le ubriacature da funerale.

Tra un paio d'ore sarò all'ennesimo funerale della mia vita e ancora non mi è chiaro come ci si debba vestire.

Se tutti fossero ubriachi di cibo e vino californiano nessuno ci farebbe caso.
Invece no.
Qui si tratta di un grottesco concorso che culmina nella sfilata finale dopo la quale la piazza conferirà una fascia al Più Compunto, un cero rosso al Più Appropriato e  tre crisantemi al Meglio Vestito.

Come sempre me ne sbatterò altamente le palle, resterò fuori dalla chiesa a fumare perché non tollero luoghi di culto straripanti di persone che conoscevano il defunto esclusivamente da timbri sui documenti in quanto direttore della loro banca e pretendono di togliere spazio a chi è lì per ricordarlo e piangerlo con discrezione, magari farò un salto al bar bevendomi un bicchiere alla sua e di certo non parteciperò al deturpamento di colture in fiore per vederli appassire su una lastra di marmo.

Porterò a R.e famiglia una bottiglia di rosso californiano.



2 commenti:

  1. Non ho mai avuto un buon rapporto con le chiese:nè funerali,nè matrimoni e in certi casi non so neppure quale sia la ricorrenza migliore.
    Un abbraccio.

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  2. Nutro un grande rispetto per i funerali per tanti motivi che non ritengo opportuno menzionare ora. Posso invece dilungarmi nel parlar male dei matrimoni se vuoi

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