martedì 15 giugno 2010

Altra random sigaretta.

Se anche voi, come me, vivete la gioia infinita di abitare in un paesello con ambizioni cittadine, avrete presente la mescolanza tra vecchie famiglie radicate da sempre nel territorio e chiassoso viavai di nuovi esponenti del mènage locale.

Ci sono cresciuta in questo ambiente, ormai lo do per scontato e sto alle regole.
Nemmeno mi dispiace.
Tranne quando non mi va.

Non sopporto per esempio, il fatto che tutto noi vecchie famiglie di qui, siamo connesse da un ipocrita filo conduttore, separate da gradini che identificano il nostro status sociale le une rispetto alle altre e condite e mescolate con qualche sano scandalo di tanto in tanto, che smuove sdegnosi commenti giusto per permettere a vecchie rugose zoccole e giovani puttanelle di storcere il naso, tenendo così allenata la faccia a poter manifestare almeno un'espressione che non sia l'inutilità.

Le vedo camminare per strada le giovani, regine di un pianeta tutto loro con adepte inconsapevolmente volontarie che si sono semplicemente accodate alla logica perversa che dice loro di sottostare.
E le loro splendide famiglie, mai state sulla bocca di tutti, con le loro perfette madri e i loro perfetti cagnolini.
Pensando a una di queste mie coetanee in particolare, mi trovavo a chiedermi dove fosse il padre e perché comparisse così raramente.
Poi ho capito dov'era.
A trombare mia madre, mai riso tanto.

Eh, adorabili le regine del glam rurale.
Si sposano con cerimonie imbarazzanti per lo sfarzo con le amanti dei neomariti tra gli invitati e fresche di due colpi da parte del testimone di lui.
Il testimone era mio padre.
Scherzo: era un amico.

E le vecchie, fuori dal mio giro di pari ma delle quali conosco perfettamente i trascorsi e i presenti disgustosi intrallazzi.
Si permettono di giudicarti.
La cosa irritante è che sono talmente stupide da servirti su un piatto d'argento il modo ideale per smaccarle.
Non c'è gusto.
"Cara mi hanno detto che la tua scelta universitaria non sia delle più felici. Beh non importa: in fondo a una come te a che serve un pezzo di carta?" con un sorriso talmente pieno di denti che avrei giurato ce ne fosse qualcuno di troppo.
"Sì vero. Piuttosto resto a fare la barista. A te invece le tazzine non ci stavano in mano che hai finto per tre anni di esserti laureata? Oh, come stanno i tuoi genitori, hanno ricominciato a rivolgerti la parola?".
Che tristezza.

A 50 anni cercare di punzecchiare qualcuno che ne ha la metà senza motivo, su un argomento dove sai che devi tacere. Che noia.

E adesso scendo al solito bar, a prendere il solito caffè e a fumare la solita sigaretta.
E vediamo chi s'è trombata mia madre stavolta.

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