lunedì 24 maggio 2010

Sto leggendo un libro da 3.500 lire

Bellino, non che sia particolarmente appassionante ma diverte leggere di un tempo che, nonostante sia nata parecchi anni dopo, ho vissuto un po' con un rimbalzo che, saltando una generazione, mi ha portata a conoscere meglio i nonni rispetto ai genitori.
Il libro è stato pubblicato negli anni '70.

Mi sono familiari le descrizioni della signora di casa che vigila soddisfatta la presenza di burro, farina e zucchero in dispensa che no dimentica di averne sofferto la mancanza in tempo di guerra.
Ricordo i vecchi telefoni a rotella: ne ho avuto uno per anni sulla mensola di legno dell'ingresso e la mia bisnonna che raccontava di quando installarono il primo nella sua casa.

Quando ero bambina la vita familiare era scandita prima di tutto dai ritmi lavorativi,  il metronomo della giornata, sopra il quale si ricamavano gli andamenti della scuola, del gioco e dei pasti.
Ho il sospetto che alba e tramonto seguissero i dettami di mia nonna perché dubito avrebbero avuto il coraggio di contraddirla.
Che belli che erano i pasti!
Per tutta la settimana si mangiava a pranzo pasta e carne a cena, vari ed eventuali contorni ed eravamo in cinque a tavola e tutto era chiassoso meno la televisione, accesa in un angolo con il volume abbassato, più per ricordare che ce l'avevamo e che eravamo fortunati che per guardarla.
Così, una piccola ostentazione.
Nei giorni di festa, oltre a mettere il vestito buono, si riaprivano le bottiglie di amaro e l'odore del nocino lo ricordo così stomachevole e irrinunciabile, la grappa penetrante, qualcosa di alcolico finiva nel bicchiere di tutti per festeggiare che fosse domenica e che anche quella settimana la si aveva fatta in barba alla miseria, si era ripassati dal via.

E tutto ricominciava come un rassicurante gioco di società.

Poi le cose sono cambiate, piano piano le pedine sono andate per la loro strada e chiudo il libro, ritornando a dove mi trovo ora.

Dio che ansia.
Beh non ho voglia di pensare.
Per disperarsi, nemmeno serve pensare.
Basta leggere i titoli dei giornali, incrociare qualche notizia che gente che a malapena sa leggere linka su Facebook perché fa sentire molto seri, appurare che nemmeno questa volta hai vinto niente anche se sei al 34658vo Kider Bueno della tua vita.

Insomma di quello che fa la Gelmini onestamente me ne frega sempre meno.
Seguo invece con interesse la descrizione che Platinette fa della propria vita sessuale.

Mi sa che stasera tornerò a festeggiare la fine della guerra con la mia bisnonna.
L'unico problema è che non sempre mi riconosce.
Sarà che è ubriaca dal 1945.












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