mercoledì 22 dicembre 2010

Che belle le feste.

Hai comprato troppo pesce!

Noooo, è stato Erasmo a dire no, ha detto che le 'luciccorine', le 'luccicante'..

Sì sì e le cannocchie in mezzo al risotto fanno il sughetto

Posso dire una cosa?

No, falla finire

Tre code di rospo sono troppe

Che poi il giorno di Natale siamo là e c'è la faraona che mi fa cagare..

Il cappone lesso a me non piace, un conto sarebbe cotto in padella come facevo io una volta 

.. Lasciami parlare! Che io sono a dieta tutto l'anno e voglio mangiare..

Sì ma dai c'era una miseria.

Che poi loro dicono "Lo mangiamo domani" "Ma come domani??" e poi litigano.

Dai ma muoviti ma cosa fai lì a sedeeereee??

Mpf.

Mo la Sabrina che festa mi ha fatto!

Io ho la macchina

Arìvo arìvo

Le vuoi le raviole?

No no ne prendo una sola da mangiare ora

MA SE LE VUOI..

.. NO! Grazie.

E tu esci? Se esci spegni e chiudi tutto.

Andiamo?

Arìvo, Tazza esci?

Non so.

Se esci CHIUDI TUTTO

Ah una volta sono arrivata a qui e c'erano le chiavi attaccate alla porta

Chiudi tutto, mi raccomando.

Cotte virtuali 4 – Il risultato del test


Partiamo da alcuni presupposti fin'ora trascurati:



  • la "cotta" propriamente detta è in un qualche modo bilaterale e ricambiata: si è in due a scriversi continuamente, a stupirsi che l'altro contatto ci faccia capolino nella memoria anche quando non siamo al pc, a cercare la presenza dell'altra metà della web mela quando ci si connette. Diversamente siete maniaci ossessivi, curatevi.


  • generalmente la "cotta" supera un'infatuazione amicale nel desiderio crescente d'incontrarsi, anche solo per capire chi sia davvero l'altro


  • la differenza tra un'amicizia virtuale, che presenta molti tratti simili e una "cotta" è che - in sunto - nel 99% dei casi la seconda vi rovinerà alcune settimane della vostra vita


  • per uno dei due la cosa è un hobby, almeno all'inizio, per l'altro molto, molto meno.






Prima domanda


1 --->   6 pn


2 --->   4 pn


3 --->  10 pn


4 --->  8 pn


5 --->   2 pn


 


 


Seconda


1 ---> 6 on


2 ---> 10 pn


3 ---> 4 pn


4 ---> 2 pn


5 ---> 8 pn


 


 


Sorpresa sorpresa, terza!


1 ---> 2 pn


2 ---> 6 on


3 --->  10 pn


4 ---> 4 pn


5 --->  8 pn


 


 


La quarta non mi è uscita molto bene


1 ---> 8 pn


2 ---> 4 pn


3 ---> 6 pn


4 ---> 2pn


5 ---> 10 pn


 


 


La quinta c'è in tutti i test, pure quello del dentista e non potevo esimermi dall'inserirla


1 ---> 2 pn


2 ---> 8 pn


3 ---> 4 pn


4 ---> 6 pn


5 ---> 10 pn


 


 


La sesta si chiama ricerca di mercato


1 ---> 4 pn


2 ---> 10 pn


3 --->  2 pn


4 ---> 6 pn


5 ---> 8 pn


 


 


Alla settima vorrei ri-rispondeste tra cinque anni


1 --->  4 pn


2 ---> 8 pn


3 ---> 10 pn


4 ---> 2 pn


5 ---> 6 pn


 


 


A questa c'era un unica risposta giusta


1 ---> 4 pn


2 ---> 2 pn


3 ---> 10 pn


4 ---> 6 pn


5 ---> 8 pn


 


 


Ok, ora sommate i numerini che corrispondono alla vostra risposta nel post precedente e guardate un po' a quale categoria arrivate più vicini.

Di norma in italiano si usa generalizzare al maschile.
Io sono egocentrica, quindi si generalizza al femminile a 'sto giro.
Uomini, fatevene una ragione, che tanto già se avete fatto 'sto quiz un po' state a pezzi comunque.

Chiaramente il quiz è stilato a casaccio è riferito ad una situazione in cui le varie personalità descritte sono insiemi di estremizzazioni, i casi reali si muovono lungo un continuum - come l'identità sessuale - che presenta personalità nette come queste solo in occasioni rare  che ovviamente io becco ogni cazzo di volta , che sono quelle specificate dai punteggi in grossetto, voi dovete collocarvi in una media tra le due cifre che conterranno il risultato al vostro test.
O dove vi pare, insomma.


 


Zona 80 pn:


Manica di dementi che non siete altro, tra tutta la gente che impesta il web con la propria ignava - e innocua - presenza, no!, voi l'Infame dovete beccare.
Per l'infame siete interessanti più o meno quanto un criceto che gira nella rotella dentro alla propria gabbia.
Si diverte a conquistare fino a che il suo interesse è stuzzicato, quindi o imparate in fretta a tenere una palla da basket in equilibrio sul naso mentre ballate la mazurca, o aspettatevi che si stanchi da un giorno all'altro trovando cose decisamente più interessanti di voi per occupare il proprio tempo.
Avete interessi simili, la trovate una persona stimolante e lui vi convincerà di pensarla esattamente allo stesso modo.
Non credetegli.
Ma dato che lo farete comunque, io ve l'avevo detto.

Grossomodo 64 pn: 
Mazzabanana e santiddio, affogherete in una fosse delle marianne di scemenze con uno così: il Profondo.
Un coglione patentato che vive di citazioni e domande esistenziali con le quali risponde abitualmente ai vostri quesiti.

- Ciao come stai oggi?
- Come credi che stia? Qui è tutto nebbia e grigiore, ma almeno ora ci sei tu.

Pf, evitatelo.
Se ce la fate, abbattetelo.
A meno che la prospettiva di essere apostrofata ogni cazzo di login che fate con citazioni rimaneggiate di Garcia Marquez non vi alletti.
Nel caso, non fatemelo sapere.


Area 48 pn:
Oh, poveri voi, state per essere risucchiate in un torrente d'iniziative e sani principi perché le vostre inclinazioni si avvicinano pericolosamente a quelle dell'Attivista.
L'attivista non è male, peccato che sia completamente fuori di testa e sia comunque più interessato al veganesimo/ animalismo/ filantropia/ politica più che a qualunque cosa che si aggira sul pianeta, anche se tanto simpatica e vaginodotata.
Lasciate stare.
Presto o tardi incontrerà a una delle sue riunioni sulla risoluzione del riscaldamento globale una sciaquetta con la t-shirt di Greenpeace e un rasta cosparso di perline che gli farà totalmente dimenticare la tipa che aveva beccato su internet con la quale c'era quell'affinità assurdissima ma troppi Km per ottenere scopate frequenti con uno sforzo accettabile.

Più o meno 32 pn:
Beh, il Cazzone c'è ovunque.
Somiglia vagamente all'attivista ma il suo interesse è fatuo e incostante, cambia spesso.
S'impegnerà per affascinarvi fino a quando avrà ottenuto il suo scopo, poi addio.
Non vale nemmeno la pena di spenderci troppe parole.

Vicino a 16 pn:


Cristiddio potreste aver trovato una delle tre sprovvedute persone normali che si aggirano online, una persona Normale.
Non rompe le palle, non è affetto da psicosi, vive in modo un po' stranito l'attrazione per una persona sconosciuta ma con tranquillità meno forse picchi d'ansia all'inizio.
Non è nevrotico, sarà disponibile a incontrarvi e gentile e sorridente.
Questo sarete voi a demolirlo.



A parte le definizioni, è doveroso sottolineare che il più delle volte le cotte online nascono da una sensazione di vuoto, tipo quella di vomitino prima dei pasti ma verso la vita, che ha bisogno di un diversivo per essere placata.

Iscrivetevi ad un corso di pittura, nuoto, fate volontariato, saltate la corda o smembrate collane anni '80 per cavarne fuori qualcosa di ancora più brutto.
Ma cristiddio, spegnete questo fottuto pc.

Fate attenzione, nabbi.

martedì 21 dicembre 2010

Jingle Balls.

Personalmente, sono molto offesa con Babbo Natale.
Sta stampato dappertutto, ti dicono di scrivergli, appare onnipresente da metà novembre a fine dicembre e poi?
Salta fuori che non esiste.
Uno che si scaccola il naso prima di stringerti la mano sarebbe più affidabile.

A parte questo, dato per certo che Babbo Natale non esiste e che i miei familiari dubito prenderebbero furtivamente una letterina stampata in Arial dal davanzale per cercare freneticamente d'accontentarmi sperando così che io continui almeno a credere nella loro di esistenza, scrivo qui quello che mi piacerebbe ricevere in tempi ragionevoli.

Quello che vorrei.

- I punti sui prodotti per tabagisti.
In modo che la Philiph Morris o chi per lei, dopo dodici anni di fedele dipendenza, mi metta in palio almeno almeno 8.000 alberi bronchiali nuovi nuovi.
O un respiratore come secondo premio, che qui inizio a vederla grigia e ci si accontenta.
Stamminchia.
Mi verrà un cancro e tra 5 anni non ci saranno più fondi per la sanità pubblica.
A ben vedere sto accumulando punti per la chemio.
Amen.

- La fine delle scuse inutili:


  • "Sono stronzo ma comunque sincero"


  • "Ok mi faccio sentire poi"


  • "No scusa è che un mio amico ha avuto un incidente e sono in ospedale"


perché da dopo le feste in avanti le risposte saranno:


  • "Ora ti salto sulle palle fino a fartele vomitare dal naso, ma comunque ti voglio bene"


  • "Tranquillo/a: non ti chiamo direttamente io"


  • "Bene, passamelo al telefono, lui e qualcuno che sappia rispondere a qualche domanda sulla sincope vagale"



- Avere voglia di depilarmi.
Ma come sempre, l'irsutismo avrà la meglio.

- Eliminare il Natale.
Fottutissima Bauli.

- Che mi passi questa maledetta influenza.
Perché ora sono troppo debole per trovare un finale qualsiasi a questo post.

sabato 18 dicembre 2010

Questioni rilevanti, brutalmente interrotto.

Dunque, ho deciso che non fumo più le canne.

Mi hanno fottuto la memoria, completamente e ora se voglio riuscire a spacciarmi per persona brillante e simpatica mi tocca portarmi ovunque il libro di Spinoza.
O almeno: è la motivazione che ho dato alla lentezza che recentemente ottunde le mie capacità d'apprendimento.
Le canne intendo, Spinoza mi piace.

Vorrei fosse una battuta, purtroppo però non esco da due giorni perché l'ho lasciato nell'appartamento-università, dunque fate vobis.
A parte questo, stasera ho scoperto qual è la mia pizza preferita.

La mia pizza preferita è condita con pancetta, radicchio e gorgonzola.
Una figata, giuro.

Non l'avevo mai mangiata prima e stasera il mio capo - bestemmiando più o meno quanto il mio pusher quando leggerà l'inizio di questo post - tirandola fuori dal forno l'ha tutta rotta, quindi mentre facevo le pulizie me la sono mangiata io.
Buonissima.

Peccato che una pizza simile, mangiata fredda, sia gastroentericamente letale e da qualunque delle parti scelga di uscire - vi assicuro - lo farà col botto.

E poi dovevo andare avanti ancora un po' parlando di quello che mi era venuto in mente, e ok, pensare a Belpietro mentra si pulisce il retro di una pizzeria fa tanto squallido e triste eppoi sono malata e vaffanculo, Cani&Porci ha detto che non sono abbastanza umoristica e non mi va più di scrivere.

Sgrunt.

Cotte virtuali 3 – Il test.

Ok, questo post mi costa uno sforzo notevole e in poche parole vi spiego perché:
- Botta in testa fortissima
- Raffreddore
- Sobrietà
- Umore pessimo, non cattivo: pessimo.

Ma mi avete rotto le palle e io sono di quelle che alla terza volta che rompi le palle ti accontenta.
Male, approssimativamente, ma lo fa: è così che mi sono fatta le ossa con il sesso orale.

Dunque.



Test:

1 - Quale tipo di sito cliccate più di frequente?



  1. Tumbl - Ritrovi di gruppi strutturati - Siti di Organizzazioni che promuovono iniziative


  2. Facebook, prevalentemente a cazzo condividendo link sfigati


  3. Blog tematici (umorismo - satira - informatica - temi insomma)


  4. Blog personali - Homepages personali


  5. Forum - Yahoo Answers



       6. Solo per Paolo: tutti, compulsivamente.
2 - I puntini di sospensione:


  1. Li odio


  2. Due perché tre mi irritano


  3. Non è che mi sia mai posto il problema


  4. Mi piacciono


  5. Ne abuso recidivamente: almeno tre volte per frase.


3 - Il vostro colore preferito:


  1. Verde


  2. Bianco


  3. Blu


  4. Boh


  5. Qualunque purché sbrilluccicoso


4 - Quanto siete socievoli online?


  1. Una ceppa di minchia


  2. Solo se mi pare ne valga la pena


  3. Compulsivamente, per curiosità


  4. Quanto sono che?


  5. Non lo sono, punto.


5 - Quali libri preferite?


  1. Romantici, dolcini, se avessi di fronte Nicholas Sparks gl'infilerei mezzo metro di lingua in bocca


  2. Pretenziosi, Coehlo ovunque vada quella h mi gasa da morire


  3. Quelli per ragazzi, fico Pike


  4. Dipende, non ho preferenze spiccate


  5. Ho il mio genere preferito nel quale rientra più di un autore


6 - Quale messaggeria privata usate?


  1. Messenger


  2. Skype


  3. Chat di facebook


  4. Messaggi privati su siti di vario genere


  5. Mail


7 - Quante persone avete conosciuto dal vivo dopo un'iniziale conoscenza virtuale?


  1. Fino a tre


  2. Fino a sei


  3. Oltre quindici 


  4. Nessuno


  5. Tante


8 - Avete già avuto una cotta virtuale?


  1. Mannò, per chi mi hai preso?!


  2. Sì, e spero non mi capiti mai più


  3. No, non sono il tipo


  4. No ma mai dire mai


  5. Non fosse per internet non avrei manco mai visto qualcuno senza mutande in vita mia





Dunque, nella prossima puntata, i prototipi del Personaggio Virtuale.
Con gli esiti del test.

A quando?
Chissà.

Dato che sto malaticcia, forse stasera.

giovedì 16 dicembre 2010

martedì 14 dicembre 2010

La fiducia


Manica di dementi analfabeti.

Noi intendo, che stiamo zitti a vedere scene simili.
Vergogniamoci un po' tutti và.

giovedì 9 dicembre 2010

Out of service.

Per cause contingenti il blog resta in pausa fino al 16 del mese corrente.

Di lì in poi seguiranno i successivi capitoli di Cotte Virtuali:

- Il Test
- Gli stereotipi
- etc. non saprei.

Quindi non preoccupativi: Riogrande (o come si chiama) non resterà senza carta igienica.
A patto che fino ad allora non spali troppa merda.

Ciaobbelli.

Cotte virtuali 2 – Dov’eravamo rimasti

Tralasciamo le ramificazioni meno sordide della questione e riprendiamo dal punto d'interesse:

"2 - Caduta delle remore nei confronti dell'oggetto dei nostri pensieri e inizio del contatto virtuale approfondito."

Gente, mi spiace comunicarvelo, ma questo è l'inizio della fine.

Perché abbiamo saltato i passaggi sui pessimi approcci che non vanno a buon fine - come quello di Adreaspa nei commenti al post precedente - che effettivamente esistono ma sono perpetrati da gente semplicemente  interessata a sparare nel mucchio per una scopata qualsiasi - come Andreaspa nei commenti al post precedente - e siamo andati oltre.

Quindi sarà tra due tipiche anime affini - le quali forse ancora non lo sanno - che tratteremo il tema della vera e propria..

Interazione:

Non fatemi sprecare troppe parole: coloro ai quali è accaduto già sanno di che parlo, coloro ai quali no non vorranno la sorpresa rovinata - perdonate gli spoiler - e in ogni caso sono incostante quindi l'argomento inizia ad annoiarmi.

Comunque, scorsa generale sui tipi d'interazione iniziale, tralasciando fb per ora, su blog e simili:


  • Commenti: se siete entrambi blogger inizierete ad annusarvi dai reciproci commenti, e avrete voglia di postare di nuovo per leggere i suoi e aspetterete che scriva per lasciare che legga i vostri.


  • Commenti: se uno dei due è blogger, uno scrive e l'altro commenta, potevate arrivarci anche da soli


  • Commenti: se nessuno dei due è blogger, ma entrambi si commenta - situazione che normalmente vediamo realizzarsi tra persone spaccapalle che partecipano con veemenza a discussioni su argomenti di cui a nessuno importa, come il conflitto tra le due coree - l'inizio è quotarsi a vicenda: "Sono perfettamente d'accordo con quello che dice MelindaOcchiSecchi78 ;)" , "Non posso che inchinarmi al commento di AbelardoCrocifissoConUnaCordaD'Oro, geniale" e così via.


Quando si parla di fb generalmente il contatto con la persona x avviene in virtù di 


  • Commenti sotto pagine stupide/gruppi stupidi, io leggo te, tu leggi me, ci stiamo simpaticissimi e ci aggiungiamo, eppoi salta fuori - maddai - che ascoltiamo gli stessi due cd, abbiamo letto lo stesso libro, ci piace Saviano e 'ste menate.


  • Commenti sotto pagine sensate/gruppi sensati, io leggo te, ti molesto un po' e mi aggiungi


Tenete presente che questo passaggio è comune anche all'instaurarsi del tranquillo rapporto amicale, l'unica cosa che lo distingue è che voi trovate questa persona inspiegabilmente interessante e aspettate coscientemente di rileggerla con una sensazione un po' diversa.

Le differenze sostanziali iniziano con l'arrivo dell'interazione secondaria, successiva e cronologicamente distaccata di un periodo solitamente compreso tra una e due settimane d'interazione primaria:


  • Mail con una battuta, un apprezzamento o il proseguimento di un commento fatto in pubblico, bravi: non  sono brutte scuse per spostare la conversazione. Quando chi lo invia lo fa con un sorrisino idiota stampato, tutto soddisfatto delle tre righe di contenuto per le quale in proporzione ha usato più tempo che per il tema di maturità, è già cotta. Se chi lo legge lo fa con un sorrisino idiota stampato, mordendosi un po' il labbro di sotto, la cotta è ricambiata.


La differenza fondamentale tra interazione primaria e secondaria è comunque il livello d'interesse.
Che nella maggior parte dei casi comporta lo spostamento della conversazione dal pubblico al privatocome mera conseguenza.

Il problema da definire ora è composto  dai personaggi che popolano internet.

A quale stereotipo appartenete?
E qual è lo stereotipo del quale potreste cadere facilmente vittime?

Perché la cotta virtuale può essere molte cose al contempo, e a volte nessuna di queste cose è positiva per almeno uno dei due.
Le cotte virtuali spesso finiscono male, anzi, malissimo.

Scalzi verso il tramonto un cazzo, oserei dire.
Con un buon rapporto di iperintesa possibile da mantenere nel tempo, tsé, pura utopia.

Gente, ora ho da fare.

Nella prossima puntata quiz per definire quale tipo di cotto online siete.





mercoledì 8 dicembre 2010

Cotte virtuali, tutto quello che dovreste sapere.

Procastinerò di una mezz'ora il mio studio pomeridiano per parlare di questo spinoso argomento.
Le cotte in rete.
Taradadadaaaaaaaan (immaginate il suono di un organo da cappella gotica e immaginate che questa frase non contenga doppisensi alcuni).

Un po' di storia:

Fino a una decina d'anni fa, le situazioni di web networking erano popolate principalmente di disadattati che, non avendo una vita soddisfacente, amicizie o rapporti con altri che non fossero mamma e papà, si aggiravano online come inquietanti troll ballonzolanti alla ricerca di cibo per nutrire la pochezza delle loro viscere.

Le chat erano un ricettacolo di sporchi maniaci che non aspettavano altro che quattordicenni sprovvedute si dicessero disponibili a incontri con quelli che si vendevano come simpatici giovani profondi che in realtà non erano altro che pazzi assassini in cerca di vittime distanti, i siti d'incontro una fogna intasata da obesi e maniaco depressivi affondati in una poltrona sudicia, i forum frequentati solo da persone avulse dal mondo e di dubbia identità sessuale.

A oggi, a tutti questi personaggi, si sono aggiunte persone più o meno normali, affascinate dall'apparente sconfinata distesa di possibilità di nuove conoscenze - innocenti o meno - che la rete può offrire.

Fenomenologia:

A chi non è accaduto di trovare particolarmente interessante un commento su facebook, il post di o il commento a un blog, ragionamenti su yahoo answers e di essersi chiesto chi ci fosse dietro a cotante affini parole?

Del tutto naturale, accade anche leggendo riviste o ascoltando programmi tv - se registrati prima del 1982 - ma quando si tratta di rete, la dinamica acquista un nuovo aspetto fondamentale: la possibilità d'interazione.

Badate bene che siamo ben lungi dalla cotta, questo è solo il preludio e lo specifico per la manica di rompiscatole che arrivano a metà dei miei post e poi mi scassano nei commenti e per mail perché non hanno capito una cippa.

Dicevamo, la possibilità d'interazione, pressoché immediata, permette di esprimere apprezzamento, interesse o comunque attenzione nei confronti di stimoli per i quali in altri contesti non spenderemmo tre minuti di pensiero.
Insomma, non è comodo subito andare a casa di Jhonny Depp per dirgli quanto lo troviamo assolutamente perfetto e stupendo, no?

La posta elettronica, i vari sistemi di messaggistica e tutte le cazzate che nerd goliardi si divertono a partorire settimanalmente accorciano le distanze e i tempi che ci separano da chi suscita il nostro interesse.

Capita dunque d'inviare, ricevere o sentir dire di messaggi o aggiunte d'amicizia - a e da sconosciuti - motivate da una scintilla d'interesse qualunque, curiosità.

Quando la richiesta d'amicizia/il messaggio/ la mail trovano lo stesso sbuffo di curiosa simpatia dall'altra parte, ha inizio un trip con due possibili ramificazioni iniziali:

1 - Si origina un buon rapporto d'intesa e di interessi condivisi che a sua volta può comportare

  • Qualche serena chiacchera fino ad esaurimento del motivo dell'interazione e conclusione dello scambio

  • Avvio della conoscenza reciproca e impostazione di una serena amicizia telematica che nel tempo può accrescersi fino a sbarcare nel mondo reale e di lì entrare a pieno titolo nella dimensione del reale

2 - Si instaura una sorte di ossessione sotterranea per l'altro: un bruco che scava nelle foglie secche del nostro cervello portandoci a rimuginare immotivatamente su quella persone, anche senza che ne sappiamo niente, anche senza avere un'idea dell'età o della faccia che l'individuo x potrebbe avere, anche sapendo che potrebbe trattarsi di un zozzo maniaco travestito da studentessa nipponica minorenne, di qui in poi ci sono due possibilità:

  1. Terrore diffuso nell'animo: "Oddio sono malata/o, che è 'sta cosa, no no no, spengo il pc e a mai più"

  2. Caduta delle remore nei confronti dell'oggetto dei nostri pensieri e inizio del contatto virtuale approfondito.

Il contatto virtuale approfondito di norma segue schemi diversi a seconda di

  • Luogo virtuale d'incontro

  • Fascia d'età

  • Scusa che si utilizza - consciamente o meno, scusa è - per mettersi in contatto

  • Grado di cose da fare nella propria vita (meno sono, maggiori proporzioni acquista l'interesse)

Le cotte virtuali sono pure infatuazioni, date da attrazione verso qualcuno senza che necessariamente affinità oggettive spingano l'evento.
Non per forza sono positive o preludi a corse sulla sabbia, piedi scalzi verso il tramonto.
Nemmeno devono sfociare nel sentimentale ad ogni costo.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

martedì 7 dicembre 2010

Discorsi che non si dovrebbero sostenere quando non si dorme almeno sei ore.

Mentre resto nascosta in bagno per evitare gli attacchi ipersterolici di mia nonna decisa a farmi assaggiare lo stracchino della duchessa - "ASSAGGIALO" " No per favore ho ancora il sapore del caffé in bocca lasciami stare" "MUOVITI" - in preparazione per una cena di stasera, provo di sistemare i pezzi di questa mattinata che non ho capito dove sia finita.

Io sono a fianco della lavatrice, probabilmente lei nel box doccia.

Dunque.
Sono scesa a fumare una sigaretta e a prendere un caffé nel bar sotto casa e c'era un signore che proveniva dal cimitero all'ingresso.
- Perché sei andato al cimitero?
- A cambiare i fiori
- Mah, i cimiteri non mi piacciono, regalali ai vivi i fiori, no?
- Erano di plastica, e comunque a mia moglie i fiori non piacevano nemmeno veri.
- Non ci credo.

Al bancone una ragazza polacca o non so di dove che conosco il giusto, parla dell'acquisto di un paio di scarpe e lo collega un filo forzatamente al fatto di essere incinta, si vede che era contenta ed aveva voglia di dirlo.

- Oh che pacco, quindi stop alcool, stop bere per mesi
- Ma nooo daiiii, io fumare poco e bere un po' di vino ogni tanto mentre sai, mangiare.
- Non superare le due sigarette al giorno
- Dottore dice tre
- Un mio coetaneo a 14 anni ha avuto un supercancro al polmone e ha il rene a ferro di cavallo, che non è che sia niente di che ma nemmeno il massimo, suppongo che potrebbe esserci una correlazione con il fatto che la madre fumasse in gravidanza
- ...
- Oh ma non preoccuparti: lei andava sul pacchetto e mezzo.

Esco a fumare, arriva una coppia che conosco da una vita, al quale figlio maggiore ho dato ripetizioni in modo semi-infruttuoso: aveva sei materie sotto, gliene ho tirate su tre ma lo hanno bocciato comunque.
Cose che capitano.
Lo hanno bocciato due anni di fila.
Non è che sia stupido, è arrendevole, educato, gentile e non si capisce bene perché faccia così.

- Allora come sta G?
- Ah, lui sta bene, come sempre, non lo smuovi, è tranquillo sì lui.
- A scuola ora che fa?
- Lo abbiamo iscritto ad una scuola privata
- Ah, lo comprate quindi il diploma?
- Nooo noooo ci hanno detto che lì ci sono psicologi che poi lo indirizzano, nel frattempo fa due anni in uno e decide in quale scuola rientrare poi.
- Sì, certo, quanto pagate?
- Sui 3000 euro
- Lo trovavate anche a meno, a Napoli di sicuro.


Come so essere fuori luogo io con semisconosciuti dopo meno di cinque ore di sonno, nessuno mai.
E adesso ho la nausea, penso di aver preso il virus del vomito.
Non solo quello di parole.

Senza dormire con due sigarette

Bene, ora è solo un po' più difficile.
Dormire, lasciar perdere, non pensarci.
Era una sciocchezza, una cosa stupida che mi piaceva così e non poteva cambiare, solo finire.
Da un po' ormai.
Però continua a dare fastidio come nei primi dieci minuti in cui ha iniziato a marcire.

Nessuna situazione nasce per rimanere ferma e se ha bisogno di questo per esistere, ad un certo punto scompare.
Perché scompaia deve smettere di fare male, di deludere da dentro.
Chissà quanto tempo serve.
Vedremo.

lunedì 6 dicembre 2010

Sgrunt bis.

Ma non vi capitano i momenti di odio?
Quei giorni che prendereste a schiaffi tutti senza discriminazioni di età, sesso e razza?
Per gusto personale.

Fino a quando si attraversano periodi simili è impensabile smettere di fumare.

Per smettere di fumare dovrei smettere di parlare con le persone.
E di leggere quello che scrivono le persone.
E di di preoccuparmi di come comportarmi con le persone.

Che amabile ipocrisia è l'essere corretti.
Il guadagno personale nel trattare bene le altre persone non l'ho mai capito.

Rischiare di far star male qualcuno di cui non m'importa in effetti è una di quelle cose delle quali fingo di preoccuparmi, come i bambini dell'Africa e la parità dei sessi.

Cammino per strada e mi ferma la solita vecchia signora la quale adora importunarmi nei momenti ovviamente meno adatti suonando al campanello di casa quando sono assorta a fare tutt'altro - tipo la doccia - per farmi scendere a prendere i bollettini della parrocchia che secondo mia nonna dovrei distribuire nelle buchette della posta del condominio.
Secondo me è carta da riciclare e il condominio non mi pare lamentarsene.
La tipa mi sorride a tutta dentiera e inizia a dire:
- Ma come sei bella, ma come sei brava che vai anche a lavorare, ma come sei gentile, ma come sei alta.

E io penso:
- Maledetta stronza chiesaiola ipocrita che mi scassi la minchia per farmi scendere a distribuire volantini inutili in una miriade di buchette della posta che devi praticamente scavalcare per suonare al mio campanello, potrei evitare di chiederti a quanti preti avresti voluto darla senza successo perché sei un'inguardabile maschera di buonismo dosato a piacimento per celare lo schifo verso chi non rispetta i tuoi canoni e nemmeno uno a secco da trent'anni ti darebbe due colpi, ma perché, perché, perché non puoi risparmiarmi le tue chiacchere insulse e lasciarmi andare per la mia strada senza dover continuare a ingoiare a fatica tutto quello che vorrei rovesciarti addosso?

Ma mi limito a rispondere:
- Grazie, scusi ma sono di fretta, buona giornata.

Incrocio sotto ai portici una delle figacce di paese, di quelle proprio belle, che mi dice:
- Dai ma come stai bene, ti vedo proprio in forma, mi piacciono i tuoi pantaloni, che fai ora? Ah ma dai bello..

E io penso:
- Dolcezza ti trovo adorabile e decisamente gnocca, gradevole solo a guardarti anche senza che tu finga di abbassarti a quella che ritieni essere la mia misera natura, quindi per cortesia limitati a sbattere a potenza turbo le tue lunghe ciglia senza sforzarti troppo per faticosamente partorire falso interesse e solidarietà tarocca perché del tuo benestare me ne faccio meno di quanto farei con la tua disapprovazione, non apparteniamo alla stessa categoria, tu hai le tue faccende e io le mie, nessuno più di me sarà felice di disquisire con te del tempo e del colore dominante nella collezione autunno inverno 2010 ma per cortesia lascia fuori tutto il resto.

Ma mi limito a rispondere:
- Grazie anche tu, ma del resto stai sempre bene, grazie li ho presi un po' di tempo fa a Bologna, ora sto a Ferrara cercando di rattoppare la mia carriera universitaria,

Incrocio sotto i portici una compagna del liceo, di quelle tipe un po' mediocri senza né arte né parte che raramente incontri e che, fosse per te, incontreresti ancora meno.
E lei mi dice:
- Dai ma come stai? Ah allora sei indietro all'università? No, a me invece Scienze delle Merendine va alla grande, ok sono un po' in ritardo ma ci sono esami troooooppo pesi e tra un po' mi laureo, e il moroso? Ah ma poi lo trovi, tanquilla. Sei un po' ingrassata?

E io penso:
- Tralasciando che per me resta umanamente incomprensibile come si faccia ad avere i capelli unti ininterrottamente da 10 anni, se l'elenco dei miei difetti o delle mie supposte mancanze fa bagnare l'unica parte di te che qualcuno, al buio, in silenzio e dopo una sbronza epocale potrebbe trovare vagamente interessante, fai pure ma evita di annoiarmi con discorsi che fingo di ascoltare e condividere solo perché sottolineare quanto tu sia triste e anonima non mi darebbe alcun piacere.
Ora scusa ma ti lascio andare a cercare un giocattolo compatibile con l'età mentale di quell'australopiteco che ti sbatte, dato che compie gli anni ma il loro numero supera quello fino al quale è arrivato a saper contare e poi so che la preparazione dell'ultimo esame che separa te e la laurea, grossomodo ricalcare tre puntate di una papernovela di Silvia Ziche in meno di una settimana se non sbaglio, ti prende molto tempo.

Ma mi limito a rispondere:
- Bene dai, sì sì,  ma che bello, immagino, no basta maschi, no sempre grassa uguale sarai tu ad aver cambiato risoluzione agli occhiali.

E tutta l'energia per trattenere queste opinioni dove la trovo secondo voi?
Nell'ovino kinder?
Nel gatorade?

In mezzo Kg di tabacco sfuso, ovviamente.
Ogni tanto lo accumulo in piccoli covoni e ci salto dentro.

Per fortuna ogni tanto per strada si incrociano persone che ti conoscono, ti guardano e dicono:
- Che faccia da culo che hai
- Vero, e anche un umore pessimo.
- Aperitivo?

E almeno lì due paglie si fumano per gusto.

Sgrunt.

Sostenere l'ipotetica intelligenza di qualcuno facendoci una notizia sul sito ANSA non mi sembra esattamente geniale.
Di Margherita Hack non parlano mai in questi termini, nemmeno per un promemoria: "Vorremmo ricordare che il QI della Margherita Nazionale è ancora alto e vigoroso, tieni duro signora Hack."

Al posto della Canalis e di Belen m'offenderei.

"Notizia Clamorosa, fresca di stampa, Mezzatazza non è un'idiota completa"
Oh, grazie per averlo notato.

In effetti nel mio caso non ci sarebbero due supertette e un megaculo a giustificare una distrazione tanto clamorosa.

Ad ogni modo.

Chissà invece come sarebbe un calendario di Margherita senza veli.
Di quelle cose che t'incuriosiscono ma in cuor tuo sai di non voler vedere mai, come un'impiccagione.

Vabbé cazzi loro, in tutta onestà non me ne può fregare di meno, è che pur di non studiare farei qualunque altra cosa, pure parlare della ragazzetta scomparsa 2.0 o di Wikileaks.

Bugia.

Oggi è uno di quei giorni in cui il solo fatto di essere al mondo ti irrita, uno di quei giorni in cui devi essere lasciata stare e in pace in modo che non sia il primo sfortunato passante a fare le spese di tutto questo.

Basta, oggi sono spastata, non ho cose da dire, ne ho un sacco da fare, mi resta ancora mezza tanica di caffè da finire e non ho ancora fumato nemmeno una sigaretta.



domenica 5 dicembre 2010

Bah.

Non so perché ma oggi c'ho la paranoia di essere accoltellata alla schiena.

Sarà che sono seduta al tavolo della cucina con la televisione lasciata accesa da mia nonna che blatera alle mie spalle coprendo rumori di fondo, sarà la luce bianco ghiaccio che il cielo coperto riflette dentro alla mia finestra, sarà che ho freddo, come si conviene avere nei film paurosi ambientati a fine '800.

Sarà che sto riordinando tutti i miei thriller preferiti su aNobii.

Chissà com'è essere accoltellati alla schiena.
Non carino, presumo, dubito di voler fare l'esperienza.

Però per i personaggi di carta è tutt'altra storia.

In una pagina la vittima,  seduta al tavolo a battere le dita sui tasti della propria macchina da scrivere, è apparentemente tranquilla, forse sottilmente avvinta da una vaga inquietudine ma distratta, assorta nella scrittura.

Due pagine dopo ha un'accetta piantata tra capo e collo, una pozza di sangue innaturalmente scuro che la incornicia, gli occhi sbarrati a fissare l'ultima incompiuta parola che stava imprimendo sul foglio bianco.

Basta tornare indietro delle stesse due pagine ed è di nuovo a scrivere, incurante del freddo e del timore che gli lambiscono i piedi.

E tu lettore se sei coinvolto gridi nella tua testa - o nel mio caso a voce piuttosto alta - "Pezzo d'idiota, girati, scappa, lascia lì di scrivere che tanto il tuo libro fa schifo, quantomeno beviti l'ultimo bicchiere di vino rosso, fatti l'ultima scopata insomma via da lì!" e rimani invariabilmente deluso.

Speravi che gli stessi folletti che entrano negli auricolari di qualunque lettore mp3 a due mesi dall'acquisto per inserire il simpatico ronzio sarebbero entrati anche nelle pagine del libro lasciato socchiuso sul bordo della vasca in bagno e sistemato la vicenda.

Socchiuso per lasciar entrare i folletti senza far uscire i personaggi.
Specie i cattivi.
Ok che vorrei salvare quella vittima insulsa ma immolarmi al posto suo mi pare eccessivo.

Comunque.

Forse ho questa strana sensazione a lambirmi il cervello perché ultimamente ho avuto per caso a che fare un po' troppo con il blog-gossip.

E il sentore che ne ricavi pensandoci è molto simile a quello che otterresti aggirandoti una domenica mattina con le brache calate, la felpa di Marilyn Manson, i capelli sporchi e spinaci bolliti in mezzo ai denti come se gl'incisivi fossero fette di pane chiaro, per la piazza di un paesino dove tutti sono appena usciti da messa.
Lo so perché stamattina ho provato.

Cristo, ci sono più intrallazzi, sotterfugi, patetismi, prese in giro e personaggi così sfigati che dovrebbero essere diffidati dall'entrare a contatto con un terminale qualunque, bancomat incluso e limitarsi a mietere grano con falci di plastica guardati a vista da un magrebino, qui che in tutte le puntate di Beautiful che siano mai state trasmesse, registrate o anche solo ipotizzate.

Checcazzo non esiste un porto franco dal comportarsi di merda?

E parlare di questo e architettare contro quello e trombare quell'altro e infamare tizio e a sviolinare sempronio.
Che vi piaccia così tanto fare i personaggi letterari posso anche capirlo, ma nessuno v'ammazza mai a voi?

Mah, fate un po' quello che vi pare, e un bel fanculo a tutti.
Compresa me.










Mi piace quando suoni.

Ho voglia di una sigaretta da fumare al buio sulle scale.
Ho voglia di dormire, per tanto tempo di fila, ma tanto sul serio.

Ho voglia di tornare ubriaca su un'altalena in montagna a capodanno 2000 che avevamo appena fatto messa in una stalla e poi bevuto lo spumante e ridevamo senza motivo guardando per aria, che in montagna ci sono un sacco di stelle e le nuvole quella notte si erano disposte a quadri e le stelle stavano fitte nelle scanalature di tutto un cielo piastrellato.

Ho voglia di un pomeriggio al forno, tutte insieme a fare tortellini e dir male delle sciagurate del paese e chi è morto oggi attorno al piano di marmo sotto al finestrone, tutte con il grembiule e tutte con mille altre cose da fare e zero spinta di stare lì.

Ho voglia di quella sera di quasi estate quando mi avresti voluta accompagnare a casa ma ti scappava da morire e sei dovuto correre via e me lo hai raccontato solo due anni dopo così almeno saprei di non doverci rimanere male e avrei in conto due anni in più in cui avrei riso per questo.

Ho voglia di non essere più arrabbiata.

Ho voglia solo di calze che mi piacciano.

Ho voglia che un vecchissimo mese non sia mai esistito, che sono passati diciassette anni ma continuo a non farci l'abitudine a quei trenta giorni là.

Ho voglia di darvi ragione: basta con le stupidaggini e le stupide persone, basta con l'andarsele a cercare le rogne, basta con il sentirsi vivi solo quei dieci secondi prima di cadere con tutta la faccia stampata a terra, basta graffi e lividi e sbucciature alle ginocchia, cristo non ho più dieci anni.

E poi ci sei tu che sei una collezione di cose solo belle e momenti isterici che si calmavano piano e l'isterica ero io, mica i momenti, e la calma tu e come sempre basti anche se non sei qui, un po' a fatica, un po' in apnea e aspetto di nuovo una sera che tra quattro birre mie ed una tua non so come c'incastri un cielo di dieci anni fa, la casa di sempre, la pace per i ricordi e tutto quello che potrei volere mai.

Ti aspetto.
Finché non ci rivedremo?









venerdì 3 dicembre 2010

Harry Potter

Fantastico.

Sms

- Voglio uccidermi

- Motivo?

- 101 modi per uccidersi in gelateria.
   Sono al tentativo 16: trovare un alimento
   a cui si è allergici e aspettare che l'istamina faccia
   il resto.

- Che morte edematosa che ti vai preparando..
   Io dormo un po', dove per dormo intendo fumo una
   canna e passo da te

- Ci piace

- Molto.
  In compenso sono il primo risultato Google per
  la chiave "Tonno fosforescente".
  Son soddisfazioni.

- Meglio tu della Rio Mare.

Random risveglio

L'aria era intorbidita dal caldo del mattino e mia nonna non aveva mai avuto i capelli così lunghi.
In effetti le stavano davvero malissimo.

- Ma perché non li tagli?
- Perché poi qui mi fanno i becchi e mi stanno su 
- E perché non li stiri?
- Li ho stirati
- Si stirano anche dietro i capelli..

Tanto non mi stava ascoltando: fissava il fondo della strada proprietaria del marciapiede sul quale ci trovavamo, che stavamo aspettando qualcuno.
C'erano poche case basse, qualche albero, un campo sportivo.

Non ho idea di chi fosse, la persona della quale eravamo in attesa.

Il giorno prima, spostando la tenda dal fianco della finestra, avevo scoperto la parte di muro circostante all'attacco delle stringa per la tapparella coperta di molluschi.
Di mare, sì.

Allora avevo telefonato a una cugina il cui padre lavora nei calcestruzzi e alla sue domanda "Come va?" gracchiata dalla cornetta, avevo risposto via sms "c'ho la casa piena di molluschi, venite a sistemare".

Poi avevo passato la cornetta a mia nonna e loro due si erano accordate, senza sms di mezzo.

Non ho idea del perché io rispondessi via sms.

Guardavo le stanze della mia casa rassegnata, che non era la mia, perché mia nonna aveva finito la telefonata e spostava quadri e scopriva muffa.
Larghe distese puntiformi, nuove piccole colonie alternate a zone metropolitane.

La muffa vinceva.

E mia nonna era disperata perché quella era la sua casa.
Mano a mano che osservavamo la muffa cresceva e gettava fili bianchi e sbuffi e proponeva ciuffi scuri o chiazze verdi.
Noi non ce ne accorgevamo.

Mia nonna prendeva a spruzzare un liquido detergente in quantità smisurate rendendo irrespirabile l'aria nel corridoio, sentivo i polmoni stringersi dentro alla cassa toracica.
Presi a correre trattenendo il respiro, aprendo tutte le finestre.

- Beh capirai
- Capirai 'na ceppa di minchia: non si respira

Non ricordo di aver mai fatto altri sogni in cui un odore fosse così netto e velenoso.

Però poi non sono morta.

A seguire, mentre mia nonna usciva arrivava la zia figaccia e mi chiedeva di uscire, ma non potevo: dovevo eliminare la muffa con la varechina, sulla confezione della quale leggevo una curiosa formula chimica.

Del seguito ho ricordi confusi, so che sono finita in edicola e cercavo in tasca due centesimi perché volevo acquistare Topolino, il cui costo era 1,03 euri e avevo 1.01 in mano e non trovavo quei due cazzo di centesimi.
In compenso scoprivo di avere nella giacca un sacco di fumo.


Poi mi alzo dal letto e su La7 una puttana bionda dà ragione a quella zoccola della Santanché.
Sta meglio mia nonna con i capelli lunghi piuttosto che te, zozza.

In compenso il risveglio del Dr. Fumetto è stato traumatico.
Ammesso che si sia svegliato..

DrCdS: Bene, fatte le due firme

Tazza: diggià? Vieni in biblioteca?

DrCdS: No ma a prendere un caffé sì, aspetta che sveglio Fumetto
              
              FUMETTOOOOO LAGGUERRAAAAAAAA
              Ma questo èmmorto: non se mòve, fa solo movimenti d'assesstamento,
              FUMETTOOOOO


Buona giornata a tutti, caffé finito.



Livello casalingo.

- Oh ho un'idea fantastica per uno scherzo bellissimo al Dr. Primo Anno!

- eh
- spara, Fumetto.

- Vuotiamo la stanza dell'Economista, la facciamo diventare un salotto e fingiamo che l'Economista non sia mai esistito!

- Comodo..
- Mappoi io non c'hopproprio le capacità recitative di Di Caprio e nemmeno il suo bel faccino.

- Non esiste nessun Di Caprio.

- Sì, giusto.

giovedì 2 dicembre 2010

Male al collo e salsiccia.

DrCdS: Guarda guarda guarda, burubbù bù bù, èbbellissimo!

l'E: No ma guarda chefficooo, con quelle gambette strane strane..

Dr.CdS: magguarda come si muoveee!

Dr.F: Fico.

Dr. Compagno di Stanza, Fumetto e l'Economista hanno trovato un bruco.
Verdissimo, proprio bello.
E poi un altro.
E poi un altro ancora.
E hanno realizzato che quando gigionavano sul divano, quella robetta nera che cadeva loro addosso non era fatta di semi o secrezioni strane della pianta di basilico posizionata sulla mensola sopra alle loro teste.

Si trattava di cacca di bruco.

Dr.CdS: ahò 'sti stronzi ci ha cacato in testa per settimane, ma ci pensate settimane?!

l'E: Sì pensa a che dicevano: 'Oh io ho cagato in testa al pelato, vediamo se tu riesci a prendere il romano, cento punti'.

Tazza: Ma diventano farfalle? Odio le farfalle.

Dr.CdS: vediamo.

Google ci ha chiarito un paio di cose:

quei lombrichi cacano continuamente, fottono il basilico, odiano l'aglio, diventano farfalle orride non prima di aver attraversato stadi di metamorfosi del tutto ributtanti, per debellarli serve un dispiegamento di forze titanico, Dr.CdS è convinto che abbiano colonizzato casa:

Tazza: Ma non hanno l'autonomia per stare lontani dalla pianta..
Dr.CdS: No no stanno dappertutto, DAPPERTUTTO!
Tazza: ..

Morale: pianta gigante di basilico potata,  cacca sulla mensola (spero) rimossa, abbandonato il progetto di allevare vermi verdi, disgusto diffuso per essere stati ricoperti da mò di vermocacca.

Maledetta natura.



Messaggi.

Oggetto: Così, momento schiettezza delle 20:45

Messaggio: Ho rivisto le tue foto e ho capito che prima o poi ti scoperò.
                      Sarà l'antipatia che associo profondamente a te, saranno i capelli corti. Sarà lo
                      stereotipo della riot    
                      intellettualoide che esce dal tuo blog. Ma chi se ne frega di cosa sarà.
                      Fine momento schiettezza.            


Oggetto: Troia

Messaggio:   Sei una troia.



Oggetto: Nessun Oggetto

Messaggio:  ho fatto un sogno strano... la ragazza con cui uscivo, a metà serata spariva, per poi
                       ammettere che
                       forse era un po' lesbica...era stata tutta sera a sbaciucchiarsi con te .. cose
                       strane, l'ammetto



  Curioso vedersi attraverso gli altri.

mercoledì 1 dicembre 2010

Momento Candeggio

Mi urtava il template e ho sbiancato tutto.

Per non perdere la vista lo sistemerò.
Prima o poi.
Quando mi andrà.
Dunque probabilmente mai.

Chiedo venia alle vostre diottrie.

Esempi su come risolvere discussioni che potrebbero diventare troppo animate.

Argomentazioni da usare per chiudere discussioni inutili.

Non si decide se essere etero o gay, questo è il presupposto di partenza.
Chi dice il contrario mente, non capisce una sega, dovrebbe cambiare agilmente argomento.
Le persone di cui si parla in questo articolo sono stupide.
E la tipa sposata con l'ex gay un tipo piuttosto curioso.


Il prete accusato di molestie su cui Le Iene hanno fatto un servizio non si è ammazzato per colpa loro, ma per colpa sua e di chi non gli ha dato una mano ad uscire dalla depressione, fine del problema.
Statisticamente tendono a portare alla morte più di frequente stati depressivo-maniacali che servizi di Lucci, dunque mi pare ragionevole pensare che non sia colpa di un programma televisivo se un molestabambini si è suicidato.
Chi ha da dire qualcosa in contrario la prossima volta ci pensa prima.


L'utilità dei pro-life pareggia a malapena l'appeal sessuale di Andreotti, inutile parlarne.
Soluzione alla discussione: teniamo in vita chi ti pare, basta che te li accolli tu, ok?
Ovvio che non si tratti del punto focale della discussione, ma di quello dell'essere umano: la comodità del proprio culo.


Gli studenti hanno ragione a protestare, la riforma Gelmini per licei e università ed elementari fa schifo.
Direi che fa schifo in toto, sì.
Il motivo?
Se non ve ne accorgete leggendola non dovreste avere diritto al voto.
Né di parola.


Il quorum è una minchiata.
Il diritto di voto non dovrebbe essere regalato a 18 anni, checcazzo, non è un'automobile.
Servirebbe un corso a frequenza obbligatoria sul punto croce per ottenerlo.
Se vertesse su altri argomenti lo si potrebbe tacciare di parzialità, invece del punto croce non gliene frega un cazzo a nessuno.
Chi non frequenta il corso di punto croce, non può votare.
E allora sì che le urne smetterebbero di essere orinatoi pubblici.


Sì: il rossetto rosso sta male se non avete i denti bianchi.
Alla peggio vi concedo il color avorio.
Perché parreste uscite da una gara di mangiatori di miele d'acacia.


Se il vostro indice di massa corporea supera il margine del buon gusto, niente leggings con le ballerine.
Perché fanno pena.

Amen.




martedì 30 novembre 2010

Scientology.

Negli ultimi tempi sento il bisogno di una scossa.
Mi serve un momento della settimana in cui sfogare le mie energie negative.
Un'occasione nella quale esternare rabbia, risentimento, aggressività.

Insomma, pensavo di partecipare ad una riunione di Scientology.

Una manica di dementi che sputtanano soldi e tempo dietro a quello che un essere viscido ha scritto in un libro dopo che i primi suoi romanzi di fantascienza erano risultati delle chiaviche infinite.
Capisco che magari l'ultimo gli può anche essere venuto bene, ma di lì a fondare una religione con la stessa trama di Goldrake mi pare un tantino esagerato.

Poi ti fermano per strada sostenendo cose assurde.
Li ascolto quasi sempre volentieri.
"Ma lo sai che usiamo solo il 5% del nostro cervello?"

Tu di sicuro.
Ma gradirei sapere come hai fatto a ottimizzare così bene perché pari come - non so - avere una marcia in più di Eluana Englaro e mi sa che pure lei sforava il 5%.

Pensa te che spreco, io mi trovo costretta a usarlo praticamente tutto, e sì che mi piacerebbe tenerne un po' da parte per momenti migliori, o - che so - per la domenica così posso sfoggiare la parte più nuova nella piazza del paese.
Avrei proprio un sacco voglia di "un sistema per l'analisi, controllo e sviluppo del pensiero umano, che fornisce anche tecniche per ottenere maggiori capacità, razionalità e libertà dalla scoperta della singola fonte delle aberrazioni che sono la causa delle malattie psicosomatiche" per diventare come te, individuo tra i30 e i 40 anni che molesti sconosciuti per strada ogni fottuto inverno della tua vita da quando hai avuto la brillante idea di affiliarti.

Ma insisto, dimmi di più.
"Il 90% delle malattie è di origine psicosomatica".
Ma dai.
Usate strumenti scientifici fichissimi per arrivare a queste rigorose percentuali immagino, tipo i regoli.

Che sfiga che ho: conosco quasi solo persone rientranti nel 10%, si vede che altre le beccate voi.

Trovo particolarmente piacevole poi quando gli scientologisti vogliono convincermi del fatto che il cancro sia fondamentalmente una sega mentale.

Lo dicevo sempre anch'io ai miei nonni: "Smettetela di dire stronzate, ma quali radioterapie od operazioni, bastano qualche decina di migliaia di euri a Scientology e vedrete che godiòlo", ma loro si sono impuntati così tanto pur di non darmi ragione, che sono morti.
Chissà come hanno fatto.
La mente può davvero tutto.

Vabè basta, mi sono rotte la palle di parlare di Scientology.

Dopo che sarò andata a farmi spiegare come tornare ad essere un entità pura e perfetta e felice nello spazio, magari in compagnia della Teiera di Russel e del Grande Unicorno Rosa, vi farò sapere.


lunedì 29 novembre 2010

Sesso, Chiesa e Rock ‘n roll.

Leggevo sullo scorso numero di Vanity Fair un breve pezzo di un tizio di cui non ricordo il nome, che essenzialmente si poneva una domanda intelligente.

Ma chimminchia è il papa per decidere se il preservativo si possa usare o meno?

No perché quel genio di Benedetto avrebbe detto che ultimamente i condom gli fanno meno schifo del solito.

Epidemia di herpes tra minorenni?
Le vie del signore sono infinite ma i pertugi dei chirichetti no.

Insomma il papa se ne sboccia con uscite simili, con quale autorevolezza?
Era forse convinto che nei laboratori per la produzione di lattice venissero officiate messe nere prima di qualche giorno fa?

La questione è che il sesso sarà pure considerato in un certo modo dai credenti, ma per i non credenti son cazzi loro.
Fermo restando che la maggior parte dei credenti praticanti che conosco ne sa più di kamasutra che di sacre scritture, ognuno è libero di vederla come gli pare.

Ah, il tizio è Pino Corrias.
Che si chiede anche quale sia la perversa visione che la chiesa può avere del sesso, così negativa ed animale.
Cioè, se quello che ne sanno si basa sui fatti in cui diversi preti sono stati coinvolti c'hanno pure ragione, peccato che al di fuori di quegli edifici tanto costosi mantenuti da noi contribuenti ci sia tutto un mondo da scoprire.

Ci sono persino persone che vivono il sesso con rispetto e amore, pensa un po'.
Esistono fantasmagorici individui che ballano tra le lenzuola con chi amano o che semplicemente desiderano in quel periodo, in modo rispettoso e felice.
E adulto e consenziente.

Dice bene Corrias: "Davvero il vecchio Papa, esperto di dottrina, ma anche di perpetuo celibato dentro a una Chiesa tutta maschile, non riesce a immaginare altro che un Dio ossessionato?
Un Onnipotente che dal fondo di tutti gli universi, anziché del tempo o della grazia o della misericordia si occupa quotidianamente dei nostri preservativi?"

Io non credo in Dio, ma sono convinta che indipendentemente dal fatto che esista o meno, non gliene freghi una ceppa di minchia.

Citando Pino per l'ultima volta: "C'è sempre un che di pornografico nel considerare il sesso una macchina da allestire secondo manuali d'uso e regole religiose invece che come [...] uno dei molti modi di onorare la vita e di esserne ricambiati".

Non c'è niente di più bello che passare un po' di tempo a letto con la persona che vuoi, e che vuole te.
E trovo che nel quadretto stonerebbe molto di più la messa su Rai1 di una confezione di condom.

Pino Corrias è un tizio che ne sa.
La chiesa troppo spesso invece si riduce ad una manica di travestiti che devono far scontare agli altri la miserevolezza delle loro vite imponendo l'essere ascoltati per mantenere un'aura d'importanza pur non sapendo quello che dicono.
E per giustificare l'andare in giro in gonna.





Lillà camminava lungo il marciapiede di una stazione che non ricordava quale fosse.
Attorno a lei sfilavano visi che le pareva di aver già visto da qualche parte ma non avrebbe saputo dire dove e nessuno  la riconosceva.

Forse per il caschetto davanti al viso.

Senza comprare alcun biglietto si era diretta al binario quattro e salite le scale si era era appollaiata sul largo corrimano di cemento che riportava al sottopassaggio.

Leggeva un libro che aveva perso la copertina, non le importava quale fosse il titolo.

"Per ogni passo che metterai avanti all'altro, fermati e profondamente respira.
Annusa l'aria che passa di lì perché proviene dalle direzioni che ti si aprono davanti.
Fermati e annusa.
Chiudi gli occhi e avanza seguendo la giusta scia
".

Se avesse saputo che pensare lo avrebbe fatto.
La sua mente era vuota, attorno a lei tutto continuava a muoversi.
Forse le sarebbe piaciuto rileggere un vecchio libro per bambini che iniziava suppergiù dicendo: "Che cos'era la felicità? Rick stava seduto sul pavimento di una stanza buia e fredda e se lo chiedeva come un ritornello 'Che cos'era la felicità, che cos'era la felicità, che cos'era la felicità'.
Chissà quel libro dov'era finito.

Il suo viso era immerso tra le pagine un po' rovinate e un treno alla sua sinistra si avviava ad uscire dalla stazione e alla sua destra un altro entrava.
Con la coda dell'occhio Lillà vedeva da una parte tutta la scena andarsene e dall'altra tutta arrivare e i treni erano carichi di persone con tante di quelle facce dietro i finestrini e sul binario si alternavano odori di fumo e panini e troppe spruzzate di profumi scadenti mentre ai suoi fianchi le scene slittavano e per lei era troppo.

China verso il basso prese a vomitare.


- Chiara che c'è? Cristo, alzati da lì.
Angelica, porta degli stracci, porca miseria Chiara ha vomitato e non so se lo abbia capito.
Dai Chiara, devi cambiarti, su.

Tutto era scomparso in un conato e Lillà era tornata nella sua stanza bianca con Francesca e Angelica che le si affaccendavano attorno e nessuna voglia di muoversi.

Angelica era un tipo risoluto, aveva più o meno 25 anni ed era snella e nervosa, bionda e sorridente e con poca voglia di commiserare le persone.
- Dai Chiara, muoviti. Chiara? Mi senti? Pensi di restare a terra nel tuo vomito per molto ancora? Perché la cosa è schifosa e preferirei ti dessi una mossa. Muoviti!

Francesca doveva avere una decina d'anni in più e nonostante lavorasse in quel posto fin da subito dopo la laurea non riusciva a far l'abitudine agli ospiti giovani.
Le dispiaceva troppo vedere persone con tutto il tempo del mondo davanti buttarlo via come se non servisse.
Aveva capelli castani morbidi lunghi alle spalle legati in una coda alta e due bambini alla scuola elementare e guardando quella ragazza tanta apprensione per loro.

Chiara era lì da quasi 4 mesi.
Per Angelica era troppo tempo da passare in uno stato simile, per Francesca così strano da capire come lei ci fosse finita.

Per Chiara non sarebbe cambiato nulla fossero stati anche quattro anni o solo quattro giorni.
Lo scorrere non lo sentiva più, le ore erano relative al ritmo delle sue sortite che solo lei conosceva, ogni minuto era legato al tempo necessario a dipingere a fantasia libera altre passeggiate sul muro vuoto della stanza, giri in autobus e letture sui binari.
Restava seduta sul letto e lo fissava per ore, quel muro.

Qualcuno ogni tanto si fermava a guardarla borbottando commenti, ipotesi cliniche.
Lei non ascoltava e proseguiva nei suoi giri lontani.

Tutto quello che immaginava era un misto tra ipotesi e ricordi.
Ogni tanto i ricordi di contorno riempivano la scena portandola a sentirsi sopraffatta e reagiva male, vomitando o tremando violentemente per diversi minuti.

Francesca trovava inquietanti i suoi momenti di crisi perché non capiva da dove nascessero e non sapeva come gestirli ma nel caso preferiva non chiamare Angelica quando poteva perché nel suo pragmatismo aveva deciso che il modo migliore per attirare l'attenzione di Chiara quando non reagiva fosse schiaffeggiarla un po'.
Non le piaceva l'idea.

Non sapeva che a volte Chiara era grata di quei colpi.
Altre volte non li sentiva nemmeno.

- Finito?
- Sì, finito.

Mentre Francesca aiutava Chiara a cambiarsi, Angelica aveva pulito il pavimento e cambiato il copriletto.
- Bello schifo che aveva fatto. La stanza puzzerà di candeggina per qualche ora, portala di là che lascio aperta la finestra per un po'.

- Ok. Chiara, andiamo che qui diventa un frigorifero.

Chiara rimaneva in piedi sulla soglia del bagno della stanza dentro ai suoi vestiti grigi, ferma.
Quasi tutti i suoi vestiti erano grigi, le era piaciuto da sempre quel colore.
Non voleva lasciare la stanza: negli altri ambienti in cui a volte la facevano stare non c'erano muri bianchi.

- Francesca, portala via che qui si soffoca!

'Esagerata' pensò Francesca.
- Su Chiara, andiamo.

Lentamente prese a seguirla.

Fosse stato un giorno qualunque di pochi mesi prima, le si sarebbero riempiti gli occhi di lacrime pensando che non avrebbe potuto arrivare all'ospedale quel pomeriggio.
A pensarci, fosse stato un giorno qualunque di pochi mesi prima, non si sarebbe trovata lì.


 











 

Una Zia.

- Posso far venire a casa Fabio che m'interroga in fisica?

- Mah, chi è questo Fabio?

- Un compagno di scuola

- Mah, io direi che è meglio di no

- Mh.

- Voi cosa dite?
- Sìsì fatelo venire che si deve dimenticare quell'altro
- Tu che dici?
- Ah fate voi
- Boh, lo facciamo venire?
- Proviamo


- FIGLIAAA

- Ditemi

- Può venire ma non oltre 45 minuti.

- Ok.




- Ma Marito, non lo so se mi va bene
- Dai guarda, a me sta un po' stretto, se a me sta così a te va bene
- Ma non hai le misure, come fai a farmi fare quel cappotto?
- Ma dai costa niente, dalla via che lo faccio fare per me..
- Se a te sta così a me sta grande
- Scusa, ti lascio due minuti, rincorro una donna che pare avere la tua corporatura.
- ...
Click



-Quindi quanti siete a questo compleanno?
- Ma tipo 20
dopo 2 giorni
- Allora venti?
- No ma tipo 12
altri due giorni
- Allora 12?
- No ma tipo 8




La Zia Figaccia ha circa 38 anni, ha smesso di studiare a 23 perché è rimasta incinta della Cugina Bellina ormai 14enne che pare aver liquidato il moroso problematico e si appresta al rimorchio dei compagni del liceo di dua anni in più.
La cosa desta un po' di preoccupazione dati alcuni problemini precedenti.

La Cugina ed il Compagno sono stati collocati nella cucina al primo piano mentre lo Zio, la Zia e la Nonna Mamma dello Zio pitturavano la loggia.

Ogni cinque minuti la coppia, che in effetti stava studiando, veniva spaventata a morte dalla porta che si apriva a sorpresa.

SLAM
Zio - Mi serve lo scotch.

SLAM
Zia - Volete mica un tè?

SLAM
Nonna - à iò d'ander in bagn

SLAM
Zio - Scusate, cacciavite

SLAM
Nonna - Vlìv un panèn?

E così via.
E il pomeriggio è scorso senza intoppi ma forse i due adolescenti hanno perso una trentina d'anni di vita.


La Zia Figaccia lavora in un ufficio dov'è l'unica non laureata ma è la sola a saper scrivere in tre lingue e ad essere cordiale con tutti e anche così bòna.
Una nuova arrivata si è sentita male e dalle quattro di pomeriggio la Zia è rimasta con lei in pronto soccorso fino alle 23.00 con lo Zio in video chiamata dalla Cina che le voleva far fare un cappotto ma, privo delle misure adatte, molestava sconosciute asiatiche per prove di sartoria.

La Zia figaccia ha un altro figlio che per il dodicesimo compleanno ha deciso di chiamare a casa un nutrito gruppetto di cretini - a quell'età lo si è per definizione - per stare svegli tutta la notte a usare intercalari come "Figa", "Fatti inculare" e "Cazzo" e riderne di gusto con la Zia che sgobbava per preparare merenda, cena, letti, spuntino e così via.

La Zia Figaccia è ancora insicura come una ragazzina ma traina la sua famiglia, ogni tanto noi, la sua nonna (mia bisnonna) decisamente stronza, nonostante sia senza titolo a lavoro la chiamano a destra e manca per correggere pratiche non sue, che è figa l'ho già detto, ha anche imparato a cucinare, è rimasta a casa sola da poco più che ragazzetta con la Nonna Mamma dello Zio che per i primi dieci anni è stata tutt'altro che simpatica, per lunghi mesi con due bambini piccoli e un marito che girava il mondo e non è sempre stato facile.

Il succo del discorso è che la Zia Figaccia è decisamente una gran cartola.
Ma non glielo si dice abbastanza spesso.

giovedì 25 novembre 2010

Camera bianca.


Lillà aveva un caschetto scuro e tortuoso che le invadeva continuamente il viso e i suoi occhi grigi ci s'immergevano che parevano in apnea tanto erano grati di emergere quando qualcuno ne richiamaval'attenzione.

Era esile e arrabbiata e stanca.

A volte saliva su un bus senza bisogno di andare da nessuna parte, si sedeva in un posto maleodorante come un altro e canticchiava i pezzi che il lettore mp3 tutto graffiato le iniettava in testa.

Non conosceva i titoli della maggior parte delle canzoni che sapeva a memoria perché le scaricava a caso e non le importava come si chiamavano o di chi fossero.
Le piacevano e basta, funzionava così anche con le persone secondo lei: non importava da dove venissero o chi fossero, o il cognome della loro famiglia che in quel paese di provincia pareva una cosa tenuta molto in considerazione.
Le piacevano per il sorriso, per come muovevano le mani, per come la guardavano.

Di tutto il caos al quale la musica si aggiungeva avrebbe voluto scrivere, peccato che non sapesse farlo.

Lungo la strada il bus vibrava e arrancava e le mostrava un pezzo di mondo che conosceva molto bene: i campi appiattiti, il fiume, qualche uccello di palude che nei giorni di sole era bello e in quelli di nebbia lugubre come tutti gli alberi da frutto spogli, in quella stagione.

Quel giorno non poteva permettersi oltre poche fermate, ed era appena salita - pensava - che già arrivava il momento di scendere.

Alla fermata un paio di donne a capo coperto con l'irrinunciabile stuolo di piccoli figli marroncini, un paio di anziani con le loro sorridenti badanti bionde, un paio di ragazzetti che sarebbero dovuti essere a scuola e un cielo troppo grigio per ricordare che il giorno prima forse era stato azzurro.

La divertiva senza risate l'andare in giro per il posto con canzoni metal sparate a palla nelle orecchie.
Entrava in tabaccheria senza bisogno di toglierle e immaginava che fosse l'anziano commesso a cantare quello che qualcuno strillava in cuffia, mentre lui le chiedeva cosa desiderasse, sottolineava che la brutta stagione era arrivata, le dava il resto e la salutava.
Conosceva il copione a memoria dopo tanti anni, non le serviva ascoltarlo ancora.
Come lui conosceva il suo: avrebbe preso il tabacco e, uscita di fuori, rollato una sigaretta molto sottile che sarebbe stata fumata rapidamente da lei e dal vento mentre oscillava sul posto a ritmo di non si sa quale canzone moderna.

Una volta spenta la sigaretta fumata in fretta, si era diretta all'ospedale.

Le erano sempre piaciuti quei posti, con quell'odore penetrante e il viavai di personale sbuffante, persone che sembravano avere una missione importante da portare a termine e lo sapevano bene ma preferivano aggirarsi per i corridoi con aria infastidita così, per darsi un tono.
Trovava rilassanti i colori e teneri i quadretti di familiari che si stringevano attorno a chi era ricoverato, a volte era l'unica occasione nella quale questo succedeva.
C'era sempre qualcuno con cui volendo avrebbe potuto attaccar bottone, anche se non lo faceva mai.

La cosa che non le piaceva è che a volte le persone ci entravano per non uscirne più.

La stanza nella quale era diretta era una singola e la cosa era bella perché poteva parlare e tacere con lei senza che altri li disturbassero.

- Ciao
- Ciao, chi c'è in giro oggi?
- Le solite persone di sempre che comprano cose inutili al mercato, così poi possono andare al bar domani mattina a lamentarsi che ormai anche il mercato è troppo caro. Come ti senti?
- Ricoverata. Tu?
- Boh
- Mi porti in cortile?
- Non posso, è troppo freddo per te.
- Allora portami a guardare il cortile.
- Se ti va.

Nei corridoi di un ospedale di paese tutti ti conoscono, tutti sanno perché sei lì e tutti ti fissano.
Nessuno ti saluta.

- Simpatici come sempre. Come mai sei venuta a trovarmi?
- Vengo tutti i giorni.
- Appunto, quale sarebbe il motivo?
- Penso che potresti annoiarti allora vengo qui.
- Non hai di meglio da fare?
- No.
- Allora ok, però non potrai venire qui per sempre.
- Muori?
- Non nell'immediato. Mi dimettono tra qualche giorno.
- Ok, meglio così. Che ci trovi di bello in questo cortile?
- Niente, ma magari non è ancora il caso di smettere di cercare.
- Buona risposta.
- Adesso va a casa, mi faccio portare su da Carlo così è contento di potersi rendere utile, pazzesco: l'unico tirocinante che vorrebbe essere sfruttato al mondo e non ne approfittano.
- Brava, sfruttalo tu. A presto.
- Ciao Lilla.

Lillà mentre usciva dall'ospedale aveva nella testa tutte le cose che non riusciva mai a dirle.
Per lo più se ne stavano in silenzio a guadare fuori e si scambiavano le solite poche parole spalmate in un ora.

Quando lei le chiedeva come si sentisse la risposta vera le restava sempre i gola, come incastrata nelle tonsille: "Male e mi sento scema perché non so cosa mi faccia male dentro, è come se un pezzo si fosse rotto e non sapessi quale, sciocca perché ormai sono grande e non dovrei più pensare a queste scemenze, stanca di tutto tranne che degli autobus, triste perché a quello ho voluto un sacco bene e lui me ne ha voluta la quantità necessaria a stropicciarmi le lenzuola, mortificata da non sapere come rimediare ai miei disastri".

Era un bel groppo da tenere in gola.

Forse domani gliele avrebbe dette.
Domani, ci avrebbe pensato se prendere coraggio e dirle queste cose, ci avrebbe provato.
Che lei non avrebbe capito e proprio per questo l'avrebbe aiutata.
Senza volere lei aveva sempre tutte le risposte e a Lillà che fossero giuste o sbagliate poco importava.

 










 

Corrado, devo confessarlo.

A me Guzzanti non fa ridere.
In fondo è da una vita che cerco di trovarlo divertente.
Mi faccio anche il solletico mentre lo guardo ma nulla.
Leggo blog di satira mentre lo guardo, ma mi annoia talmente che scema il mio interesse per chiunque.
Mi pare pure trombabile, ha una faccia simpatica, una voce niente male, ma quando parla mi riempio di nulla.

Mi sento diversa.

mercoledì 24 novembre 2010

“Togli la ragione e lasciami sognare lasciami sognare i pace”.

Ieri sfogliavo Vanity Fair.

A me piace quella rivista, perché alterna stronzate colossali a servizi interessanti.
Insomma, non ci sono troppe cose interessanti da obbligarmi a leggerle ma nemmeno solo cazzate da farmi vergognare mentre lo compro.

A casa mia la nonna prende Chi, si umilia lei e io lo leggo.

insomma, mentre leggevo inutilità, notavo come a ogni due righe scritte corrisponda una trentina di foto di gnocche da paura.

Una quantità smisurata di figone che ammiccano pubblicizzando scarpe, intimo, abbigliamento - stupefacente come a volte lo facciano senza indossarlo - infissi, vacanze e più o meno tutto quello che potrebbe venire in mente nel sonno a chiunque vada a letto dopo aver trangugiato quantità industriali di cotechino e peperonata.

Naturalmente il mio pensiero è subito andato al concetto di donna oggetto, di sordido pezzo di carne, di involucro senza cervello e a tutta la serie di deliziose definizioni che simili grafiche suscitano nelle femministe e negli uomini che difendono un ideale di donna di valore maggiore.

Volevo dirvi: non c'avete proprio un cazzo da fare.

"Perché le donne sono belle tutte, non si potrebbe immortalare una volta tanto una donna comune che indossi quell'intimo per mostrare quanto anche lei potrebbe essere meravigliosa portandolo e femminile e desiderabile e piacevole per il suo uomo e bla bla bla"

No. 
Pezzo d'idiota.

Personalmente di rotoli mi bastano i miei.
Di pelle non photoshoppatamente perfetta ne ho già a sufficienza a ricoprirmi.
I denti un po' inzozzati dal tabacco e imperfetti non come quelli posticci di servizio di moda li ho già, grazie.

Checcazzo, lasciatemi sognare.

Lasciatemi illudere che 120 euro per un paio di mutande di pizzo e cotone abilmente traforato da agili, prepuberali mani coreane potrebbero contribuire a rendermi una figa pazzesca.
Fatemi credere che jeans modellati per le curve - che sono più tornanti che altro - mi consentirebbero di suscitare gli stessi sguardi e causare lo stesso numero d'incidenti stradali di un cartellone pubblicitario di Intimissimi.
Permettete che la mia mente fantastichi su quanto sarei appetibile e slanciata con un paio di scarpe uguali a quelle di Gisele Bundchen.
Checcazzo.

le pubblicità non devono venderti realtà.
Devono farti uscire dal tuo mondo, lasciarti una speranza, farti credere che tutto quello che le riviste patinate propinano non sia solo per quella cerchia di eletti dal pubblico e dalle giurie dei talent show ma che ce ne sia un pezzo piccolettissimo anche per te.

Almeno per i quindici minuti a giorno che passo sul cesso.
Dove, non a caso, lo specchio non sta davanti al wc.


martedì 23 novembre 2010

Harry Potter con te.

Tralasciamo il fatto che mancavano dei personaggi.
Lasciamo perdere che tu non avevi ripassato e non ti ricordavi un accidente del libro.
Dimentichiamo che io avevo mangiato frittelle e tu schiacciatine quindi non ci siamo ingozzati a dovere di pop corn.

La cosa che mi piace è che ogni volta non mi sembra mai che sia passato un anno.
Tant'è che ieri pensavo ne fossero passati due.
Ma anche se fossero cinque non cambierebbe niente.

Parli la mia stessa lingua, e non lo si spiega il motivo.
Ci conosciamo da più di dieci anni e sei l'unico che ha attraversato tutte le mie paranoie uscendone indenne, lasciando indenne l'esserci per me.
Non abbiamo niente in comune: vicessitudini, famiglia, gusti, eppure è come se fossimo un po' la stessa cosa.
Lo stesso impasto.

E io sono quella che ti ricorda suonare con l'armonica, dopo una sera di tanto tempo fa che non ti avevo parlato tre mesi per una stupidaggine così stupidissima che mi vergogno ancora a pensarci e tu mi hai abbracciata e tirato fuori quell'aggeggio infernale che non te ne staccavi mai.
C'ero quando per scommessa, ma tanto lo avresti fatto comunque perché sei così, hai tirato su il grasso delle bistecche al campeggio con la cocomera e mi fa ancora vomitare il pensarci.
Abbiamo giocato insieme alla "Prima notte di nozze" e ci hanno presi in giro per anni, almeno me: che a te non molestavano su 'ste cose.

Ogni volta che mi arrabbiavo e andavo via, tu restavi ad aspettarmi lì dove ti avevo lasciato, perché poi tornavo sempre.
Non ho mai avuto bisogno di raccontarti i fatti miei e i miei disastri e le schifezze che all'epoca nella mia vita erano più grandi di me, perché se ero triste mi picchiavi per una decina di minuti e poi ero felice.

Resti tra le persone più preziose che abbia mai incontrato.

Perché te ne vai in giro con quei calzini gialli fluorescenti che sbucano dai pantaloni, e poi mi dici "Pensa te, mi ricordi con l'armonica e magari non è una cosa che alle persone che ho conosciuto dopo mi piace far sapere perché mi preferisco adesso" e non vorrei essere troppo dura ma ti assicuro che quei calzini gialli sono molto peggio.
E anche il borsello da controllore FS non scherza.

Perché dopo dieci anni mi hai detto che al tempo io ero più grande di te e non riuscivi a capirmi, che poi non c'era niente da capire credo, e nonostante questo hai fatto il bel tempo così tante volte che sei e rimarrai sempre l'anticiclone dei miei pensieri.

Perché ti amo un sacco e te l'ho detto solo un anno e mezzo fa che era una vita che lo pensavo, o almeno metà di una vita.

Perché
anche se non ci vediamo mai
nonostante l'avere vite e cose nelle vite nostre completamente diverse
senza aver bisogno l'una dell'altra.

(Anche se questo post è stato interrotto dal costruire un bamboccio con i vestiti e le scarpe - siliconate al pavimento - del dr. Al Primo Anno in terrazza e mi sono distratta un attimo.)

non so come sarei arrivata qui senza di te.

L'unica risposta è che non ci sarei.

Nonostante il tempo, e le cose di entrambi e il senso che apparentemente non c'è
non immagino me senza averti conosciuto.

Sul serio.
E te lo volevo dire.







lunedì 22 novembre 2010

Old Groupies.

I problemi sono come le erbacce.
Crescono se li ignori.

Stavo su Skype a far chiacchere e m'è uscita questa massima qualunquista, mi sono piaciuta e ho detto "la metto sul blog".

Basta, fine delle cose da dire.

Anzi.

Avete presente quelle persone che, mentre ridono per una battuta che qualcuno ha fatto, sentono l'incoercibile desiderio di ripeterne la conclusione?

Venerdì scorso sono stata a una presentazione del libro di Spinoza.it.

"Iovine è stato arrestato in una casa della sua città. Quattordici anni di dure indagini per individuare il citofono."
ho detto, mentre ci recavamo al circolo che la ospitava.
(Scusate, anche io voglio essere accusata di plagio ché lo trovo terribilmente ìn di 'sti tempi).

Vabé, sciocchezze a parte, che scuserete perché come al solito sono ubriaca, nel mezzo della presentazione, non ricordo quale dei tre Spinoziani fa 'sta battuta, e le signore - che praticamente avevo in braccio - membri dell'associazione che ospitava l'evento credo:

- Ahahahahah, AHAHAHAHAHAHA, hihihihihihihih "per individuare il citofono" eheheheheheheheh

Dunque.
Ok.
Bella la battuta, pure me ha fatto ridere.
Non importa l'eco.

"Avetrana, Michele Misseri cambia ancora versione, è tuo zio."

- Ahahahahah, AHAHAHAHAHAHA, hihihihihihihih "è tuo zio" eheheheheheheheh

Cristiddio, sono vicina all'augurartelo.


Care signore che adorate fare le nerd vintage.
Che amate interpretare il ruolo di donna emancipata fuori dal coro sedute sul bracciolo di una poltrona in un piccolo arci ferrarese.
Riesco a vedervi mentre scegliete il maglione di lana fluorescente meno adatto alla vostra età che si possa immaginare ma così indicato a farvi sentire ancora giovani e idealiste.

Con i vostri laccetti per occhiali colorati come le bandiere della pace.
Con i braccialetti comprati su bancarelle molto fiche.
Con l'artrite reumatoide che non vi ferma dall'accovacciarvi a terra.

In tutta onestà, avete rotto la minchia.

Vi collocate in classifica tra:

dentisti, scopamici e otorinolaringoiatri che dicono "Apri grande";
ultrasessantenni che partecipano ai cortei funebri per sputtanare il morto fino all'ultimo;
cuffiette da mp3 che si fottono regolarmente alla terza settimana d'utilizzo.


Io cerco di non pensare a quello che vorrei farvi, ma c'è il rischio che alla prossima presentazione passi munita di cesoie.




Le battute che sono state lette alla presentazione per lo più vengono dal libro e da qui











Scontro di personalità

1- Che ne pensi della Panicucci?
3- Bella gnocca, faccia da stronzetta, pessimi gusti musicali
1- Io non la trovo antipatica
3- Macchiccazzo se ne fotte della Panicucci

4- More than a feeliiiing..
3-Taci tu che sei stonata.
4- Uff. Ho fame.

2- Beh tutto sommato sono ottimista.
3- Su che, di grazia?
2- Sarà una buona settimana
3- Ah sì?
2- Sì, e nemmeno quella passata è stata male
3- Mavvaffanculo: hai girato in treno anche troppo, fatto e scritto sciocchezze con ed a persone che avresti semplicemente dovuto evitare, studiato poco e mangiato troppo.
2- Ma prendi il bicchiere mezzo pieno
3- Mezzo pieno di sputo
1- NON DIRE 'STE COSE, CRISTO!

3- Che stai pensando con quella fronte aggrottata e le labbra corrugate?
2- Io lo so: sta pensando a U., sta pensando a U, sta pensando a U!
1- Beh un po' mi manca: ero abituata a sentirlo sempre
4- Hai mandato a puttane una cosa della quale t'importava, sei stupida.
1- Mah, tanto mi basta ripensare al motivo per cui non mi va più di sentirlo e il problema scompare.
3- Macchiccazzo se ne fotte di quel demente. Sul serio? Uno che devi praticamente ringraziare del fatto che non si pulisca i piedi sul tuo culo quando compare? Sarà intelligente finché ti pare, sarà interessante, ma sei così sfigata da farti trattare così? Il periodo di ammenda lo hai scontato, torna in te cazzo.
1- Sì, hai ragione.
2- Ma poi ci sono T., I. e A. 
1- Ehvabbè, mica sono uscite Mondadori
2- Infatti, chissenefrega, vedi come va e ti distrai
1- Pf, vediamo, al momento sono stanca e dovrei pensare ad altro.

1- T. però mi piace come mi guarda.
2- Sì è tanto carino come ti guarda!
3- T. è uno che ama raccontartela e fare in modo di piacerti per puro gusto personale, è un egocentrico.
1- Praticamente te al femminile.
3- Esatto.
4- Mangiamo?
3- Abbiamo appena mangiato, pezzo d'idiota.
1- Ok, sarebbe uno scontro tra titani, ma non ho intenzione di molestarlo.
3- Le ultime parole famose.
2- Eddai, non essere così disfattista, fidati quando ti dice le cose
3- Maddeché? L'ultima volta che l'ho ascoltata siamo finite tutte zerbinate per un cretino, ho dovuto mettere a posto tutto da sola mentre voi dementi pensavate solo ad inutilità.

1- Beh io pensavo che valesse la pena tentare quel rapporto strano perché è una persona fica.
2- Io pensavo che le cose si sarebbero aggiustate da sole e che abituandosi il rapporto avrebbe preso naturalmente una sua dimensione definita.
4- Io ero tanto triste quando non lo sentivo.
5- Scusate, ero distratta, di che si parlava?
3- Nulla. Io sapevo che ad un certo punto non vi avrei più sopportate, galline.

1- Stasera cinema con E., finalmente.
3- Oh, l'unica persona al mondo pienamente positiva per tutte, era ora.
2- Io lo amo
3- Sì, glielo hai anche detto l'anno scorso. Hai fatto bene, cazzo.
4- Io sono un po' triste perché la serata passerà in fretta e non ce ne saranno altre per chissà quanto.
3- Take it easy, scema.
1- Dato che ci vediamo solo per gli Harry Potter, pensavo di proporgli di sentirci una volta all'anno per andare al cinema a vedere un film concordato in precedenza.
3- Buona idea.
1- Quando si parla di lui ti arrendi anche tu, carina.
3- Una volta tanto..
5- Dicevate..?


Inizio a non star più dietro a tutte e 5.
Sono un po' troppe da contenere.


venerdì 19 novembre 2010

You betrayed the law

Ognuno ha pallini che ogni tanto si piantano nella testa.
Debolezze delle quali vergognarsi
Fottute dipendenze.

Come questa .

In casa è in loop da giorni.

Non credo che ne usciremo.
Mai più.

Pontificando a random.

Le persone non sono sorprese dell'Ovino Kinder.
La gente non la si colleziona.

Quello che contraddistingue quelli che amiamo da quelli di cui c'importa il giusto, è continuare a sceglierli quando sai che ne hanno bisogno.
Anche quando non siamo esattamente d'accordo sul perché questo bisogno esista.

Non avere mai scelto qualcuno non è un gesto deliberato di disinteresse, è solo pietosa paura di sbagliare.
Alcune persone non vogliono consentirsi di sbagliare, non so per quale motivo.

Peccato che non ci si possa definire degni di stima, finché non si cresce e s'impara che gli altri non sono solo virgole nel testo del quale siamo scritti.
A volte sono il titolo.

A chi vuole, resta la scelta dall'altra parte, di non essere solo appiccicose figurine.

giovedì 18 novembre 2010

Il perché di un blog.

O meglio: il perché di questo blog.
Sarà il quinto o il sesto che apro, non ricordo esattamente.

Tanti tra quelli che mi leggono ne hanno uno e forse saremo un po' tutti sulla stessa barca.

Tra l'altro, mi dispiace di non poterli seguire tutti con attenzione o regolarità, ma il tempo resta un nemico infame che non chiede permesso quando ti passa sui piedi.

Comunque, questo blog ha tra i suoi motivi gli stessi che ti portano a chiaccherare con gli sconosciuti, al sorridere a chissà chi in fila alle poste, al trovare irritante una persona per il cappello che porta - specie se sta guidando - o al poter credere che qualcuno, leggendo, capisca quello che intendi dire.
Per ricordare che non si è l'unica scema a pensare cose così.

Altre volte è solo una pagina dove poter sproloquiare di stupidaggini inutili, per sfogare quella vena di sadismo che ho imparato a non rovesciare più addosso a chi mi sta intorno, come dovessi far pagare ad altri la colpa del non essere sempre chi vorrei.

Molto spesso è un gioco che mi sveglia mentre bevo un (litro di) caffé e leggo le notizie o sento i miei coinquilini parlare e il mio cervello sta ancora caricando.

Capita che sia una bottiglia per messaggi che non saranno mai letti, perché è giusto così: affidare al caso parole che - si sa - sarebbe meglio tenere per sé ma che dentro provocano quel prurito allergico che in qualche modo si deve eliminare, per forza.

Capita che sia una bottiglia per messaggi che sono stati letti, messi qui per non invadere di seghe mentali lo spazio di qualcuno, per renderli disponibili con il minimo disturbo.

Per questo blog, che tra tutti quelli che ho avuto è il mio preferito, ho bisticciato con amiche, preso giustamente  insolenze da sconosciuti, ricevuto complimenti, critiche tante, approcci ridicoli e in regalo una serie di conoscenze delle quali sono contenta.
Virtuali e non.

Attenzione in eccesso, rispetto a quella che avrei pensato di ottenere.

Oggi, è uno di quei giorni in cui ti servirebbe avere indietro una sera di ormai otto anni fa e sedere di nuovo su quel tavolo, al freddo e in silenzio, con l'unica persona che capirebbe sul serio tutto, senza una parola.
Come tutti i desideri sciocchi, ovviamente non è possibile da realizzare, allora per compensare un silenzio perfetto si usano quantità imbarazzanti di parole per dire in fondo niente.

Per buttare dalla finestra quanto non ci serve più ed avere un posto per tornare a ricordarlo più avanti forse, o forse mai più.
Oggi è a questo che mi serve un blog.

E nonostante il mio qualunquismo e le violente approssimazioni, le storie gonfiate a caso giusto perché mi andava d'inventare una realtà diversa quella volta, l'umorismo chiaramente discutibile e così via, qualcuno che mi legge (suppongo, se no che si clicca a fare) c'è sempre.

Anche se foste in tre sareste comunque tantissimi.
Anche se siete una manica di zozzi perversi milfofili e amanti di varianti un po' curiose del sesso anale.
Anche se qualcuno di voi lo mando affanculo, cosa tra le altre che adoro fare.

Uno scontato, sommesso e reale ringraziamento.

Questo comunque non vi autorizza a continuare a rompermi le palle quando non serve.
Checcazzo.









Minuetto

Lo sapevi come sarebbe andata a finire, aveva una scadenza fin dalla prima volta.
Scioccamente, come un vasetto di cose poco importanti.
Forse lo era.
Te n'eri accorta subito che si trattava di un gioco a tempo, dove tu fingevi di essere qualcun'altra per dimenticarti di te e lui chissà perché continuava a partecipare.

Magari fosse stato un amore di quelli soliti, che quando finisce punge la pancia da dentro per un po' e alla fine lo digerisci.
Hai scelto la persona sbagliata per quel ruolo, perché non era questione d'innamoramento.

Era un fatto di riconoscersi.
Ti era sembrato di trovare qualcuno, in mezzo a quel mare di lingue diverse, che capisse quello che dicevi e che tu, contro ogni previsione, capivi.
Forse ti era sembrato male.
Era un motivo per sorridere apertamente, per farsi spiegare le cose noiose, per lasciarsi prendere in giro in un modo che a nessun altro avresti permesso.

Possibile che tu non abbia capito niente sul serio?
Niente di lui, niente dei momenti passati insieme, niente dalle cose che ti ha raccontato?

Possibile che tu abbia creduto a quello che ti ha venduto, quando avresti riso cattiva se le avesse sparate qualunque altra persona quelle stupidaggini di chi pretende di spiegarti cose che non può sapere, possibile che tu ti sia piegata per qualcuno che non è in grado di fare la benché minima , ridicola, scelta?

Possibile che chi dica di voler bene ad una persona la tratti in quel modo, poi si scusi senza nemmeno bisogno di chiedere per cosa e tu non ti chieda a tua volta perché non avrebbe potuto solo, semplicemente evitare di farti male?

Forse perché avresti fatto qualunque cosa se solo te l'avesse chiesta lui.
Per come ti aveva guardata quella volta sul bus, per quanto ti aveva fatta ridere, per quanto avevi stimato il suo essere sincero che arrivata a ora non era altro se non un ridicolo giustificarsi in partenza per tutto quello che sapeva avrebbe potuto risparmiarti.
E risparmiarsi.
Perché non avresti saputo dirgli di no, anche quando era solo un'altra umiliazione.

Avevi pensato di poter imparare qualcosa da lui.
Sbagliando, perché tutto quello che credevi contenesse, in realtà non è mai esistito.

Ma della realtà non sempre sappiamo che farcene.
Da qualche parte, che non sai come si chiami, resti convinta che quello che pensavi lui avesse in fondo ci sia.
Peccato che lui non ricordi in quale angolo tutto quanto sia rotolato, nascosto.