martedì 21 maggio 2013

Filastrocca poetica con finale scontato

Sei stato nei pensieri e nelle preouccupazioni
sei stato nello stomaco, tra il pranzo e le emozioni
un sollievo ogni volte che riuscivo a liberarmi di te
ricomparivi a sorpresa senza ci fosse un perché
sei stato un'indigestione di parole mescolate
il tempo ad aspettarti per pensare a cose passate
sei stato tepore e sconforto
a volte un tempo lungo, altre volte uno corto
lentamente mi riempivi con la tua presenza
poi scomparivi per una transitoria assenza
ormai eri diventato un bisogno
che passasse tutto era una speranza, un sogno
ogni volta sapevo che saresti tornato
spesso nel momento meno indicato
e ancora a liberarmi di te, faticosamente

direi che sei uno stronzo, essenzialmente.

lunedì 20 maggio 2013

Un anno fa

Un anno fa c'è stato il terremoto, ci siamo cagati proprio sotto.
Le cose che non puoi controllare non fanno tanto spavento finché sai che esistono ma non le hai mai incontrate, iniziano a terrorizzarti quando vedi quanto poco basta per sconquassare le giornate, quanto poco basterebbe ancora per mettere in discussione molto di più del poter o non poter entrare in casa, camminare liberamente per il tuo paese, smettere di preoccuparti per chi non è in uno spazio aperto, preferibilmente a vista.
Io e la maggior parte di quelli di qui siamo stati fortunati, qualcuno meno, qualcuno è morto.
Mi spiace tanto.

Un anno fa ho conosciuto gente, cosa in linea di massima alla quale non voglio pensare.

Un anno fa stavo male, malissimo, pensare che non solo quello trascorso ma i sette-otto anni precedenti son stati tanto rovinati da una banale intolleranza alimentare, con i sintomi di malattie scomodissime che grazie al cielo non avevo, mi urta un po'.
Comunque è andata, non pensiamoci più.

Mi ammalo spesso perché sono una sega, ho in mano quasi tutto della mia vita e ora stare bene è anche la responsabilità di recuperare per quanto possibile il tempo perduto, c'ho il panico perché ci vuole costanza a recuperare e so che ce la posso fare ma metti che no.. allora mi attacco a pensieri del cazzo per distrarmi la testa, fumo troppo oggi ma domani non lo farò.

Adesso mi fumo un'altra paglia, perché ripensare all'ultimo anno, tra alti e bassi, strippi, persone, qualche pianto del tutto inaspettato, i sentimenti normali che non ricordavo più, qualche scossa che quando la terra mi muove il letto me la faccio sotto di nuovo, boh..
Troppo, è troppo.
Non ce n'è bisogno, adesso c'è bisogno di pensare in prospettiva e  quest'anno, a differenza dell'anno scorso, la vista si apre su un orizzonte enorme.
Figata, era ora che vedessi sul serio tutto lo spazio che c'è.

domenica 19 maggio 2013

Sparsità

Sto incrociando, sulla scia della doppia mastectomia preventiva della Jolie, sempre più blog che parlano di cancro.
Beh, è una cosa orribile, è doloroso da leggere, non so immaginare da attraversare.
Caso vuole poi che debba sbobinare (cioè trascrivere da registrazione, cioè ascolto la registrazione e ridetto a Siri quello che deve - grazie Iphone- e dirle ematossilina-eosina porta sempre risultati esilaranti) una lezione introduttiva di anatomia patologica di una dottoressa che ha parlato esclusivamente di carcinoma alla mammella. Bleah. Che poi l'ultimo funerale a cui sono stata era di una signora morta di carcinoma alla mammella. Amiche di famiglia sono state operate di recente per carcinoma alla mammella. Nemmeno io voglio più le mammelle. E nemmeno i polmoni, considerato quanto male li ho usati, posso cambiarli? Pure il cervello deve avere ancora il cellophane -  almeno la parte che riguarda le cose serie - non è che me lo cambiate come gli smatphone nati male?
A me le malattie rendono ipocondriaca.
Comunque, come già detto altrove, auguro al buon Brad di non avere parenti di primo grado con problemi alla prostata, perché se è così e Angelina viene a saperlo, temo che presto si risveglierà in una vasca piena di cubetti di ghiaccio.

Ultimamente trovo inquietantemente motivanti i programmi di superciccioni.
Non sono supercicciona ma subisco terribilmente il fascino di slogan urlati da sedicenti personal trainer a masse di lardo che ondeggiano ansimando su impietosi tapis roulant.
"CHE SENSO HA FARE QUALCOSA SE NON LA FAI AL 100%??".
Good Point dude.
I'll let you know.

Ieri c'era un memorial, al nostro Cus, per un tizio che non so chi fosse.
Per l'occasione giocavano gli Old (mai dare un campo da rugby a chi a ha superato i 40 anni, sono animali) e l'under 20.
Il discorso conclusivo lo ha fatto uno dei nostri dirigenti: sguardo rotondo, naso aquilino e incapacità completa di produrre meno di sei gaffes al minuto, prolisso e fuori luogo come pochi, ma gli si vuole bene lo stesso (e credetemi: non ho idea del perché).
Beh insomma, un grazie agli Old per la botta di autostima: dopo la fine di Clairmont-Tolone vista al bar (con un finale peggiore di tutti i racconti di Stephen King messi insieme) io e Laura ci avviciniamo alle tavolate in cortile e non ha fatto in tempo il Profeta a finire la frase "State attente" che il grido di saluto è stato "FINALMENTE è ARRIVATA LA GNOCCA".
Grazie ragazzi, son cose importanti, specie in momenti come questi, quando serve iniziare a farsi coraggio per la prova costume.

La partenza delle moto oggi non mi ha fatto impazzire.

Adesso tentiamo questo 100%, susu (come dicono i Sims).


giovedì 16 maggio 2013

Atroci verità

1 - C'è un film, credo molto brutto, dove una tizia effettivamente insulsa parla con un finocchietto inscopabile e lui le chiarisce come "Quando un uomo si comporta come se non gli importasse nulla, non gli importa nulla".
Gente, è vero: facciamocene una ragione.
Tra l'altro è vero anche per la maggior parte delle donne.

2 - Svendervi al primo passante, regalarla a chiunque vi faccia la grazia di offrirvi da bere, aggirarsi per il locale con l'occhio sbarrato nell'intento di non perdere nessun cazzo papabile maledicendo la mancanza di un radar apposito, è patetico.
Patetico, ridicolo e molto brutto da vedere.
E poi non lamentatevi che nessuno vi caga sul serio: se regalassero smartphone, nessuno andrebbe comunque alla cassa dicendo "No ma dai: tieni almeno quattrocento euro".
Se il cartellino che avete in fronte dice "Due spritz, ma posso fingere di aver bevuto prima e farmene bastare uno", perché mai dovrebbero darvi di più?

martedì 14 maggio 2013

Stamattina

Stamattina mi sento un po' come Piton: particolarmente legata ai ricordi e con i capelli molto unti.

Stamattina ho fatto un po' di cose ma non abbastanza, ho uno strano mal di gola che mi fa sentire il naso come pieno di cicce vecchie, la testa con dentro un nido di calabroni, non sento sapori né nostalgia.

Stamattina ho pensato che ha ragione Faber (sempre) quando dice "Il dolore degli altri è dolore a metà", perché il nostro sembra sempre più grande, allora faccio così: penso al mio dolore peggiore e penso subito a come ti senti te, come se fosse un rum e pera.

Stamattina torno ai fatti miei con il naso chiuso, le orecchie strane e gli occhi giù in basso, perché ieri non mi è piaciuto nemmeno un po'.

martedì 7 maggio 2013

"Scopatelo"

Come se fosse facile.
Non scopare qualcuno a caso, anche se ammetto che non so bene come si faccia, dico: trovare una soluzione, specie se il problema non esiste.

Perché non esiste un problema se a ricordare per caso mentre cammino non so se il pizzicore agli occhi sia lui o pioppi che si ostinano a venirmi in faccia, se è un anno che lo conosco ma è come se ci fossimo incontrati dieci giorni fa.

Non è un problema che ci siano vite incompatibili che si incrociano solo nei momenti sbagliati: una sera che si beve, si ride e ci si abbraccia, una settimana in cui si usa il numero di telefono (mio) come un punchingball qualunque per rinfacciare e dire cose palesemente dirette a qualcun altro di cui non sai ma immagini.
Non c'è un problema se le cose brutte hanno superato quelle belle.

Non si risolve un incontro casuale che poteva essere solo una figata pazzesca e invece è diventato un'assurda miniserie con troppe poche puntate e troppi colpi di scena, un copione scritto male dove abbiamo messo gli scarti di tutte altre storie che non riguardano l'uno o l'altro.
Non ci sono risposte per dieci uscite o giù di lì in un anno, strane e buone per aneddoti da bar dopo quattro rossi, senza fare nomi, senza far capire a chi ascolta che ti rode da morire.

Questa è solo una ricetta venuta male, di quelle provate a caso con la sicurezza dei bambini quando infornano biscotti alle caramelle, un paciugo, un disastro diluito in così tante settimane che non capisco perché mi prenda tanto lo stomaco e i polmoni perché non mangio e fumo e basta se ci penso troppo.
In ogni caso ci penso troppo.
Perché mi tornano in mente a random le cose che mi avevano fatta ridere, i giorni in cui sentirsi era divertente, le volte in cui mi aveva raccontato qualcosa di sé che diventavo contenta veramente e forse anche io ci ho messo il trasporto che era di qualcuno a cui non posso restituirlo.

Anche lì: come fa a essere un problema mettere allo stesso tavolo due che si farebbero impiccare piuttosto che scoprirsi solo un po'?
Che si parla per ore di alcool o di rugby e poi sssth!, non osiamo troppo.

E un rapporto che si ferma di botto davanti all'ostacolo dell'intimità non va da nessuna parte, fa l'animaletto annoiato in gabbia, si incazza, se la prende per qualunque cosa poi muore e puzza.
Non è un problema, è così e basta.

Così, quando qualche amico dice "Senti, scopatelo" io non capisco secondo quale incantesimo le cose potrebbero migliorare, come se nascondere un problema in tasca o nasconderlo nelle mutande fossero due cose tanto diverse.
Come se si potesse anche vagamente pensare che potrebbe cambiare qualcosa.
Ma sì, ci ho pensato pure io, figurarsi: chiunque pensa a scoparsi almeno un terzo delle persone che gli transitano davanti durante la giornata, sticazzi.
No porca madonna, non me ne frega niente di scoparci, io volevo che le cose rimanessero come sono state e lo so che non si può: diventa una cosa noiosa, incazzata, che puzza.

Allora il problema non c'è, rimane un po' di tristezza per com'è finita: litigando per nulla, impersonando qualcun altra, con tutta una storia in testa che vorrei per filo e per segno scrivere solo per tirarla fuori e riporla in un cassetto perché perderla sarebbe peggio, anche se fatta quasi solo d'aria.

Quindi amen, che si fa?
Si fa la faccia triste, ci si fa violentare da un po' di grandine mentre si corre piena di alcool dalla sera prima col male al fegato che distrae, si fanno le proprie cose e si programmano le giornate tenendo la mente attaccata a cose scritte così entrano dagli occhi e spostano indietro gli altri pensieri.

E la riposta, qualunque sia la domanda, non è "Scopatelo", è "Peccato".


domenica 24 marzo 2013

Oggi

Fango fango fango acqua vento e fango, tutto gelato, tutto addosso e sembra anche dentro.
Giù a terra, rialzati e trova da qualche parte un po' di respiro e corri ancora avanti e bam!, di nuovo a terra, in acqua.
E fa così freddo che non importa: la tua pelle non distingue più l'acqua e la terra, ti tuffi in una pozzanghera che non sei certo lì si tocchi e solleva un po' dal vento che taglia e taglia e taglia e spinge, mai dalla parte verso cui vuoi andare tu.

Mischia, allora giù le ginocchia e siediti su di me, cazzo mi scivoli via, no no no, dentro!
"Fate tanti passetti" ma il terreno si scioglie e i polpacci si annodano e pensi che non riesci ad andare più.

"Il tempo è fermo".
Arbitro di merda chissenefrega del tuo tempo, il nostro è fradicio e gelato, avvia quelle lancette e non rompere i coglioni che quella non si è fatta male veramente, susu che poi ci ghiacciamo.

E arriva la Vichinga che piscia sangue ma fa troppo freddo per sentire male e ride, ridi finché ti pare che il naso è rotto ma sta per finire, prima la partita di quella colata.
"Tappami il naso che devo rientrare!"
"No non rientri, ormai è finita, in spogliatoio".

Via allora, corri dentro o ci provi ma i piedi non sai dove vanno e il vento ti mena ma rosse di freddo si arriva camminando piano, apri l'acqua ma non entri "che se no scoppian le vene", ti scaldi al vapore e sotto vestita.
Poi è finita.

Dopo mangi, bevi, fumi e dici due stronzate con ancora troppo freddo dentro e la pelle rossa, brucia che ti fanno male i vestiti addosso ma quando ti chiedono "Chi te lo fa fare?", magari non lo sai, ma l'importante è giocare.

martedì 5 marzo 2013

Alle quattro del mattino

Cos'è che hanno le quattro del mattino, che ieri mi ci sono svegliata e credevo di non essermi più riaddormentata perché aperto un occhio ho letto il tuo messaggio.
Ho pensato "Ho ritmi sonno-veglia di una pensionata" poi ho ascoltato mia nonna che russava alla grande e ok: no, magari mi emoziono con poco ma stanotte c'era solo il messaggio di Cecilia e lei vota pure Berlusconi e non mi emoziona per un cazzo ma non dormo uguale.

Che cos'è che hanno le quattro di mattina, che anche oggi mi ci sono svegliata e non posso riaddormentarmi visto che ripenso alla storia di Donato che quell'estate è stato a casa dalla raccolta delle pere perché un giorno, finito il vino rosso a metà pomeriggio, ha bevuto un sorso - uno - d'acqua e ci ha messo trenta ore a riprendersi per concludere affermando schifato, in dialetto (veneto) che "Io l'acqua non l'avevo mai bevuta e non la berrò mai più";
e ripenso al figlio che comprensibilmente, quando in bar un tizio gli rovesciò la birra in estate, lo morse e gli strappò un brandello di carne dalla spalla.

Poi mentre scrivo mi guardo le dita, con lo smalto sulle unghie più scuro alle quattro di notte, che ieri ti ho scritto "scusa saró in ritardo ma devo darmi lo smalto" e tu hai risposto "Non pensavo avrei mai sentito una scusa del genere da te, mi sarei aspettato piuttosto un - ho finito il cicatrene e a darmi i punti da sola sono lenta - " e sei un demente ma ho riso lo stesso.

Le quattro di notte e pensare che non ti vedevo da mesi e sei arrivato con quei capelli inguardabili e i baffi e "Sembri un produttore di porno ungherese"
"Figata! Ah, oggi invento le parole"
"Ok, come vuoi".

Le quattro di notte che ormai sono le cinque e ho fame, mi alzo, mi peso e sono meno di ieri perché forse mi fai consumare tutti i sentimenti e fortunatamente sono più di 21 grammi.

Le boh di notte e voglio tanto un succo alla pesca e patatine fritte, ma mancano ore e potrei mangiare il riso al pollo che ho di là, quello che "Guarda, mi fido perché con te ho sempre mangiato bene. Ma è miele quello..?!".

Notte, o mattina e viene un po' da piangere, un po' da ridere, ma giuro che non ho mangiato maccheroni quindi in teoria non dovrei essere alterata, solo un po' brilla, presa male da sapere che l'acqua mi lava via tutto il vino in cui galleggia confusa questa serata: Donato (come lo capisco), il tuo taglio di capelli e le mignotte dell'est, il tuo profumo strano che con tutti quegli abbracci rimane spesso qui, il mio smalto che in fretta e furia mi son data fino alle orecchie, le chiacchere, il test grafologico che ti hanno fatto in una ditta con le "t" che hanno raccontato a quel tizio cose che tu non gli avresti detto mai, il trucco che cola.

Le quattro-cinque di mattina e ho scordato i pantaloni, finito la bottiglia, perso il lenzuolo e la camera è in disordine di ricordi tutti sparsi.

Se mi hai attaccato l'herpes ti ammazzo.

mercoledì 20 febbraio 2013

Parentesi: Gluten Sensitivity o Sensibilità al glutine

Racconto questa cosa perché sono ancora stupitissima e perché se qualcuno cercasse online notizie riguardo agli stessi problemi, mi farebbe piacere poter essere utile e tirare due madonne insieme, eventualmente.

Ricapitolando: di questa nuova malattia ("Gluten sensitivity" o "Sensibilità al glutine") i profili non sono chiarissimi né io ho la certezza che sia proprio la mia, ma non essendoci un iter diagnostico ufficiale l'unico sistema per identificarla è fare tutte le analisi immaginabili e, una volta trovatele negative, stare due mesi senza glutine aspettando eventuali cambiamenti.

Negli anni, comparsi alla spicciolata quindi difficilmente identificabili come sintomi ascrivibili a patologia singola, i miei disturbi erano:

Tachicardia, dolori articolari, difficoltà respiratoria, unghie che si sfaldano e perdita dei capelli

"I tuoi sono attacchi di panico, prendi qualche calmante in fase acuta e va da uno psicologo "
"Dovrai operarti alle ginocchia" 

"Alopecia androgenetica, non ci si può fare molto".
Il recupero dopo sforzo era rallentatissimo rispetto a quello delle mie compagne di pallavolo.
Questi erano i sintomi gradualmente insorti tra i quattordici e i sedici anni.

Gonfiore addominale

"Buzza alcolica eh?"
Probabilissimo, ma sotto un dito e mezzo di morbidezza etilica l'addome era turgido, le variazioni di peso non lo avevano mai ammorbidito o modificato. Dai diciotto anni.

Colon irritabile e nausea

Evacuazioni frequenti fin dai sedici anni (non so voi ma cacare almeno sei volte al giorno, fino a otto, può essere un po' scomodo) e negli ultimi quattro anni dolore intestinale continuo.
Dal nulla, magari parlando con qualcuno nel dopo pranzo, all'improvviso mi piegavo in due
- Tutto bene?
- Sì sì tutto regolare, devo solo andare al bagno.
Ormai era così, da una vita.


Dermatite

A 21 anni una mattina mi sveglio coperta di puntini che nel giro di pochi giorni si aprono in piccole chiazze che si esfoliavano.
Dermatologa perplessa, medico di base "Follicolite, 20 giorni di tetracicline" ovviamente inutili e interrotte al settimo giorno senza miglioramenti, altro dermatologo
- Cheratosi, genetica, abituatici
- E per i capelli?
- Mh i bulbi ci sono e sono pieni, fatti 'ste punture inframuscolo per un mese e vediamo, poi prova questa schiuma, e ti prescrivo qualche esame per le allergie.

Trenta allergeni alimentari trovati, quattro inalanti e IgE oltre quattro volte la norma, dermatite mai scomparsa del tutto nonostante pomate etc.

Depressione (disturbi dell'umore, del sonno, stanchezza cronica, abulia, diminuzione concentrazione)

Prima episodica, più o meno dai 19 anni, poi implacabile e cronica.
Per anni alzarsi dal letto è parsa un'impresa.
Capitavano periodi in cui mi perdevo guardando il muro di camera mia e passavano ore senza che me ne accorgessi minimamente, ero sempre stanca, non riuscivo a concentrarmi su niente, a volte vestirsi per andare a lavorare o arrivare dal letto alla cucina faceva venire da vomitare al pensiero e serviva mettersi nell'ordine delle idee da un paio di ore prima, per poi arrivare regolarmente in ritardo.
Anche in cucina.

Il problema peggiore era però l'umore - come si evince da questo blog - sbalzi costanti, spesso numerosi in una sola ora: passavo dal piangere per una pubblicità o per il telegiornale all'arrabbiarsi per un sms del tutto inutile, salvo poi non avere altre emozioni al di là di questi picchi illogici.
Gli unici pensieri consolatori durante la giornata erano che presto o tardi sarei potuta tornare a letto o che comunque prima o poi sarei morta pure io.

Il contatto con gli altri era frustrante: chi ti spronava, chi voleva farti sentire in colpa per reagire, chi ti guardava come fossi una cazzona inutile, chi dava per scontato tu fossi comunque una persona in gamba che ce l'avrebbe fatta, senza prestare minimamente attenzione al tuo disagio.
Internet era un posto meno ansiogeno, con gli amici nel mondo reale era meglio far finta di niente.
- Ma gli esami?
- Eh, son lenta, non ho molta voglia di studiare.
Gli antidepressivi (provati due, sempre ssri) del tutto inutili.

Tutto questo era colpa della serotonina sballata, con un meccanismo comune a quello della celiachia spiegato abbastanza bene qui.


Formicolii, spotting

Sintomi comparsi recentemente, che non avrei mai associato a nessuno degli altri.
Figuriamoci metterli tutti assieme.



Per fortuna le mie coinquiline dell'anno scorso, chiaccherando una sera a cena hanno osservato come (specie T. che stava studiando proprio la celiachia) i sintomi paressero portare verso il glutine.

Esame per la celiachia negativo, ma antigliadina significativa.

Nonostante le analisi negative ho diminuito il glutine nella dieta limitandone il consumo tra sabato e domenica (menu Nonna T non discutibile in mancanza di prove certe) e la dermatite se n'è andata.
Ovviamente non me ne sono accorta se non dopo settimane, perché son rincoglionita.

Un pomeriggio, per festeggiare il compleanno di Mati, preparo una torta con base di biscotto e dopo un'ora dall'ingestione, seduta alla scrivania, calo totale dell'umore, come se i miei sentimenti e organi interni fossero in picchiata sul Blu Tornado.
Così, dal nulla.
Chiamo un'amica per riprendermi poi nel giro di cinque minuti fuga in bagno.

Da lì glutine stoppato completamente ed è passata solo una settimana.

Tutti i sintomi - tutti - stanno migliorando visibilmente.
I dolori cronici sono diminuiti, la pelle guarita, sono quasi sparite le mie occhiaie che da un paio d'anni a questa parte intristivano ulteriormente ogni volta che mi guardavo allo specchio.
La panza c'è (ottima e abbondante) ma solo dove deve essere: l'addome si è sgonfiato, recuperare lo sforzo in campo è meno difficile, le ginocchia non sembrano più piene di cuos-cous (poi ieri sera ad allenamento me le hanno prese a calci ma l'articolazione si è sfiammata ecco).
Anche i capelli paiono stare meglio, chissà se quelli persi ricresceranno. Ad ogni modo hanno smesso di cadere troppo, quindi ok.

L'umore è stabile da giorni, nemmeno avevo memoria di come fosse sentirsi tranquilli.

Ieri l'altro, mentre camminavo dalla stazione a casa ascoltando musica, una canzone mi ha riportata a un bel ricordo.
Mi è venuto da ridere e una sensazione strana nella pancia, ma non ho ancora capito cosa fosse, perché i sentimenti come dovrebbero essere normalmente non li ricordo più e non riesco a distinguerli.


Da quello che ho letto in giro (in mancanza di una letteratura "Ufficiale") questa forma di intolleranza al glutine è scatenata dall'impossibilità di degradarlo a livello cellulare, ma mentre nella Celiachia lo stesso difetto comporta l'attivazione della risposta immunitaria specifica, nella Gluten Sensitivity è l'immunità innata a iperattivarsi, producendo un'infiammazione cronica in buona parte dell'intestino che provoca, a diversi livelli di intossicazione, sintomi diversi per natura e intensità.
I sintomi cronicizzano in mancanza di rimozione della causa.

Leggo dal sito dell'Università di Napoli che in casi come questi, dopo qualche mese di disintossicazione si può tentare una graduale reintroduzione del glutine (sì, puppa) ma finché  non capisco perché mai dovrei farlo, manco morta.

E insomma, tutto qui.

Ora, non saprei dire con esattezza, ma forse mi assento qualche giorno perché ho un po' di cose da fare, in lista d'attesa da otto anni fa.

lunedì 18 febbraio 2013

La coinquilina

- Anche se potrei stare qualche giorno in più a casa preferisco stare qui a studiare, a casa sto meglio ma è più difficile concentrarmi perché ci sono troppe persone e mille cose a cui stare dietro casini compresi.
Per studiare l'ideale sono le persone tranquille e positive quelle da avere intorno, che non stressino e non facciano venire l'ansia, fai pausa e due chiacchere e poi bon.
Vabè, che comunque non sei tu eh.